Post fata, resurgo.
In fondo, una quisquilia.
Attendiamo la luce da Est, attendiamo le parole, nuove:
per rinascere, per nascere, finalmente.
Parole di vita, non parole trappola, che attirano, ingannano, imprigionano.
Come saprebbe dire il poeta: “luce neve”, “luce che accende cielo e monte”.
Luce e parole che piano rigenerano gli umani, nei giorni più bui e in quelli più gelidi; luce e parole, perché, mentre tutto sembra andare in letargo, o concludere il suo ciclo, recano ancora speranza.
Calore, respiro.
Archiviamo il 2025, non rottamiamolo: teniamolo sempre a mente, agiamo all’opposto: forse, non andrà tutto bene – sarebbe impossibile – meglio, sì.
Senza dubbio.
Anzi: tra i dubbi consueti, ma optando per soluzioni umane.
Non vogliamo, non servono alle genti della Terra bagnarole sfondate, armi.
Dialogo, sorrisi, abbracci, collaborazioni comunitarie.
Post fata, resurgunt.
