DI ALBERI FRUTTI ARTISTI LUPI

Siamo il paese che inventò la tutela costituzionale del paesaggio, il paese che si vanta – a vanvera e a sproposito, spesso e volentieri – di essere punto di riferimento esemplare (di solito: i 100 errori madornali, da non commettere mai) per il resto del Pianeta, il paese che ha inventato – di sane piante? magari – la transizione ecologica.

Infatti, il solito ministro a sua insaputa, si vanta per la rinascita di Pompei – risorta dalla propria colata lavica – ma di fronte alla severa bocciatura dell’Unesco con reprimenda, appurate tutte le mancanze le magagne le mancate tutele di quel gioiello unico nell’Universo chiamato Venezia, sa replicare solo stanche stracche irricevibili parole devitalizzate: “Ce lo aspettavamo, a Roma stiamo studiando soluzioni”. Certo, da almeno 20 anni.

Infatti, parte II, la vendetta: anche sulle rive del fiume Noncello, a Portus Naonis, da anni – per una sfortunata serie di coincidenze – gli Alberi pare si siano tutti ammalati, molto prima dell’arrivo del covid; così, mentre perfino in Cina in India in Usa, famigerati mega inquinatori dell’Ambiente, un po’ tutti scoprono, riscoprono l’importanza di piantare poderosi battaglioni arborei per contrastare smog e mitigare l’innalzamento delle febbri della Natura, deflagrate per colpa della sciocca attività antropica, ecco i bastian contrari del Nonsense del Nonsel, applicare una sottile strategia pseudo propedeutica al progresso (?) che prevede: asfalto cemento, estirpazione delle ingombranti piante; sempre con pretesti curiosi, i più varj avariati: dalle misteriose patologie verdi, alla mancanza di passaporto lasciapassare pedigree che attesti la tipicità, la natura indigena incontrovertibile della flora, una sorta di campanilismo sovranista in ambito bucolico. Sulle quiete – quando vengono lasciate in pace dai bipedi autoctoni, o meno – amate sponde del fiume, ora, altri 30 alberi tremano per la propria sorte; la loro vita rimane in bilico, sub judice, causa elezioni – si sa, quando balla il responso delle urne, meglio temporeggiare con i provvedimenti impopolari – sarebbero stati indicati dagli esperti (i soliti esperti) quali responsabili di incidenti tra auto, biciclette, pedoni, quali rei del caos e degli intralci al traffico quotidiano, lungo un importante viale urbano, vagamente poco urbano nei modi – a proposito, come da vocabolario, viale senza Alberi retrocede allo status di via semplice – quindi da condannare a sentenza capitale; ma con la gentile concessione del micro potere municipale, di essere sostituiti, come già avvenuto con esiti pietosi in altri punti del villaggio, da fusti fustini esangui arbusti locali, specie Giuda (non si tratta di scherzo, bagatella, motteggio).

Nel grande romanzo nero della storiella umana, siamo passati dal tradimento del Salvatore per trenta denari, a quello di Madre Gea per trenta fuscelli (a loro insaputa, pro economia fossilizzata, più che fossile), però docg, denominazione di origine controllata e garantita, del tradimento; vuoi mettere il grande balzo, lo scatto evolutivo.

Le norme si applicano, si ottemperano – anche con tempere e temperino? – non si discutono, come il vero presunto uomo che non deve chiedere, mai; ma se le leggi in questione sono inumane, contro l’uomo e contro la cultura, cosa facciamo, potremmo considerarle alberi malati di Portus Naonis e abbatterle? Liubomyr, fisarmonicista ucraino, diplomato, collaboratore di atenei per la Musica – simbolo universale di libertà, considerato anche nel 2021 i dittatori la temono e vogliono eliminarla – musicista di strada, ha ricevuto due discutibili provvedimenti di espulsione, lo hanno trasportato in un sedicente ‘centro per il rimpatrio’; Carta dei Diritti dell’Uomo dove sei? Protezione internazionale dei Rifugiati, dove sei? A Liubo, hanno tolto la sua fisarmonica cioè la sua vita, non può scrivere la musica che nasce e sgorga spontanea dalla sua mente e dalla sua anima, perché nessuno al momento gli concede nemmeno carta e penna; la Musica di origine divina non morirà mai, ma gli uomini sacri che la traducono per noi profani, non hanno il dono dell’immortalità terrestre.

Talassoterapia, terapia per il genere umano o terapia cura salvezza per il Mare violentato? Ilaria Greta Elena: tre Cerbiatte, tre Rubini, tre Progetti, sorellanza superiore, per un Futuro verde davvero; come sosteneva il mio amico Virgilio, contadino poeta: i Frutti migliori, sono generati sempre da Ottime piante.

Un futuro peggiore di quello distopico, quello ucronico: un globo apparentemente in pace, ma con due industrie belliche che attraverso armi micidiali e utilizzando come guerrieri eterni ragazzini geneticamente modificati e manipolati, mettono in scena una guerra perenne e quotidiana con battaglie violentissime, perché gli uomini dimenticano in fretta, hanno bisogno di vedere le atrocità e le vittime ogni giorno, in ogni istante, in presa diretta e soprattutto, vogliono odiare un nemico, per sua stessa natura eterno e invincibile. Sembra fantasia malata, sembra solo un romanzo animato nipponico, invece, ci siamo piombati dentro, mani e piedi e chissà se qualche ultimo erede discepolo memore di Houdini ci insegnerà a liberarci dal sacco di juta e dalle catene.

Ci trattano da numeri, mai primi, vuoti, da eterni adolescenti consumatori, elettori in gregge che eseguono gli ordini impartiti dai cani guardiani del Padrone. Ebbene orbene dabbene, come dicevano i profeti precursori del commercio equo e solidale – quello vero, non quello ipocrita lercio malefico delle multinazionali – , dovremmo cominciare a votare ogni giorno, con il portafoglio, meno pratico rispetto al lapis di grafite, ma senza tema di smentita più incisivo.

Storie di uomini e lupi che spesso e volentieri hanno esplorato gli stessi boschi, gli stessi sentieri, condiviso storie companatico destini; così Nicola, il Bimbo selvaggio del Mugello – selvaggio, nell’accezione migliore – di nemmeno due anni, dato per disperso nelle selve oscure della Toscana, è stato ritrovato in buona salute, a pochi chilometri da casa (piccolo grande esploratore):

forse proprio grazie ai pelosi quadrupedi, forse perché in una magica notte di Luna Piena, ha camminato e ballato insieme al Popolo dei Lupi.

E per una volta, viva gli Uomini, quelli che lo hanno cercato, trovato, soccorso.

PIU’ ROSARI, PER TUTTI: CREDENTI O CREDIBILI?

Più Rosari per tutti: Livatino. Temo sia difficile reperirli alle bancarelle rionali, agli angoli delle strade – si può ancora camminare per le strade, del Mondo? – complicato perfino negli hub vaccinali, quelli contro idiozia e malaffare.

Le intenzioni sono pie, le parole anche, i fatti chissà: dalle Tre Grazie alle Tre Pie – le Tre Donne intorno al cor non le citiamo, per pudore.

Invochiamo a ogni piè sospinto – piè veloce piè pelide (in quanto figlio di Pelé?) piè peloso? – rivoluzioni epocali in ogni settore della vita, ma la resilienza quella vera l’hanno imparata e la applicano le organizzazioni della criminalità, sempre assai organizzata: il loro giro d’affari stupefacenti è cresciuto nell’era della pandemia, plastica dimostrazione che chi fa o dovrebbe fare le leggi, con il dogma del proibizionismo, o non capisce o è colluso, tertium non datur. Non vi appare curiosa l’intransigenza draconiana contro la benefica canapa, mentre restano leciti e molto reclamizzati alcolici, tabacco, armi, auto inquinanti? Per tacere della cocaina, forse perché in quella greppia, si moltiplicano magicamente certe gustose torte farcite.

Possano essere sempre con Te le Virtutes Herbarum, più che i biechi sinistri consigli di certi papi dei rimedi, presunti magici, a partire dal losco Sua Virologia (copyright: radicale in servizio permanente affettivo, Maurizio Bolognetti), universalMente famigerato come: er pallonaro verde (Burroni? Mai sentito, io conosco Buriani, Ruben, mio compagno al Milan – Gianni Rivera, Pallone d’Oro per sempre), verde dollaro, verde bile, in particolare quando viene smascherato, dalle sue stesse menzogne.

Italia Cina Turchia, per me pari son? Qualcuno sostiene che qui la democrazia sia solida, ma non riusciamo nemmeno a trovarla sul vocabolario, evitiamo di chiedere la percentuale d’attuazione dei principi costituzionali del 1948; ma sì, roba vecchia, gli influenzati nei loro semplicistici pensierini virulenti non ne parlano mai.

In un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero è: fuck you! Un tocco internazionale – rock ribelle rivoluzionario, o no? – per un blog di quartiere, forse nazional impopolare, certo mai nazional populistico.

Sono fuggiti già dieci anni dal meraviglioso esito del referendum sull’acqua pubblica che decretò il trionfo della volontà, per una volta davvero popolare – grazie anche a costituzionalisti illuminati e illuminanti, quali Stefano Rodotà – di sottrarre una volta e per sempre l’Elemento primo della Vita dalle grinfie e dalle fauci dei profeti profittatori del dio mercato e dell’idolo profitto; ebbene, una politica senza cultura senza autorevolezza senza un briciolo di vergogna, riesce comunque a reiterare il tradimento dei valori cari ai Cittadini, dei quali dovrebbe essere interprete e fedele servitrice. Con campagne mediatiche – a proposito di servi sciocchi – che colpevolizzano le Persone e che, opportunamente suggerite dai soliti sospetti, descrivono le bollette d’erogazione come troppo esigue, un servizio poco e male retribuito ai sedicenti buoni samaritani che hanno in gestione la rete idrica nazionale; del resto, avremmo dovuto imparare da quel dì lontano a discriminare parabole evangeliche satellitari, dai grafici trimestrali delle copiose entrate.

La forma partito è stata smantellata, ma la forma è sostanza, diceva quello. La vulgata attribuisce a certe inchieste venate da furori ideologici partigiani la morte della politica, ma ci si dovrebbe interrogare se fu criminale l’intenzione di bonificare istituzioni e associazioni pubbliche da mariuoli e malandrini, o a un certo punto, rinunciare a porsi e porre la Questione Morale, come Stella Polare del cammino sociale. Il Male erano i partiti o le gambe degli uomini – di certi uomini – che li facevano camminare sui sentieri della corruzione, in primis quella etica e morale? La dipartita dei partiti – e degli ideali – ha reso ancora più facile la missione delle multinazionali del regime nazi mercatista, apparentemente più attraente e morbido, ma non meno violento invasivo spietato.

Confesso, sono un adepto al culto del Maestro Franco da Ionia, anti wagneriano per costituzione, negazione della banalità con tutto il suo essere: per salvare la vita di un uomo, farei fallire senza rimpianti uno stato intero.

Nel Tao, se non risposte concrete, almeno una carezza consolatoria? Nel Taormina book festival, di sicuro. Come scrive Enzo Bianchi, filosofo saggista monaco laico intellettuale con infiniti orizzonti, leggere è indagare tra le pagine alla ricerca di sé stessi e di un’interpretazione del Mondo e della realtà nella quale viviamo. Non può esistere una via del Tao, ché il Tao è esso stesso il sentiero, la via, il principio metafisico del non essere da cui tutto parte, mai del nulla: giovanotto, abbi cura di Te e dei Tuoi Sogni, soprattutto, non confondere mai l’Apeiron di Anassimandro di Mileto, con l’apericena sui Navigli, gli effetti potrebbero essere sconvolgenti.

Nei grani del Rosario – da sgranare uno a uno, anche se uno non sempre vale uno e di conseguenza, non sempre uno più uno eguaglia il due – fonti di riflessione, motivi d’ispirazione, noterelle buone per la Vita, magari la prossima: mettere in banca, umana ed etica, i semi, non solo il Grano.

Felice Litha, Festa di Mezza Estate – evviva le Fate, esistono per chi conserva cuore di bambino – felice Vita, a Tutti:

Sol Stat, le porte sono aperte, le pietre sono rotolate via, i Doni e i Frutti della Creazione sono disponibili, possiamo uscire dalle caverne;

ma i passi da compiere sono tutti a carico nostro.

Dogmi Dei Colori

Quando i dogmi vacillano, ecco il segnale dell’imminente, irrefrenabile caduta degli dei, di certi dei.

A Valle e sui sentieri, cartelli verticali verticalisti verticistici con l’avviso di pericolo: attenzione, caduta dei, non urlare – meglio cadano gli dei e non le funivie le funicolari le seggiovie i ponti.

Sembra un racconto fantasy: i messaggeri non possono tramutarsi in codice magico, invece poi, con o senza anello, con o senza rito formula incantesimo, i postini – hobbit elfi cavalieri? – si trasformano nella misteriosa doppia elica alchemica che origina gli esseri viventi.

Se la scienza diventa dogma, nega la propria natura ontologica; la scienza dovrebbe andare sempre a braccetto con l’umanesimo, dovrebbe come primo nuovo passo recuperare la propria vocazione galileiana. La scienza è osservazione, la scienza è metodo, ognuno il proprio; se diventa religione tradisce sé stessa e condanna l’intera Umanità a brancolare ancora e sempre nelle tenebre: questo almeno consentirebbe di osservare di nuovo in perfetta visibilità Luna, Astri, Lucciole.

Il dogma, come Mastro Etimo insegna, per quanto autorevole, per quanto illuminato, per quanto pilastro di un sistema filosofico, scientifico, religioso, resta Opinione. Forse indiscutibile, ma opinione.

Andare a caccia, ma con gli occhi, come l’estroso artista Giovanni da Udine; andare per boschi selvatici compatibili con la propria indole silvana e selvatica, selvaggia ma impareggiabile; retine come camere da ripresa, memoria visiva come lastre in un laboratorio di sviluppo: dipingere in modo perfetto Natura e Animali, così vicini alla vera perfezione, che sfogliando pagine illustrate o ammirando tele, la sconcertante impressione è quella di trovarsi di persona, al cospetto delle creature; il gran Facitore può riposare tranquillo, se catastrofe sarà, avrà i modelli per rigenerare tutto e tutti, ex novo, più fedeli dell’originale.

Sampei, grandi orecchie a sventola – che sventola! non si può più dire, per non precipitare tra le grinfie iraconde e funeste delle Neo Parche Moire o Erinni 4.0 – sorrisi di Sole grazie alla tua canna piena di magia (stigma sociale contro la canne dei Pescatori, ma il web pullula di foto di tizi con aghi infilzati nelle braccia), però amico mio, attento: se peschi un Sanpietro o se lo cerchi al mercato ittico o al ristorante, verifica che come spesso gli capita, non abbia dimenticato tutte le chiavi in tasca; risulterebbe poco digeribile, anche con molta Citrosodina a seguire. Idem con patate per gli integralisti della linea – fedeli alla linea – anche ordinando Sanpietrini, il rischio di appesantirsi esiste: magari sono piccoli, ma è come tentare di metabolizzare pietre, come certe parole scagliate con la fionda.

Dice il Saggio che la pandemia contiene il veleno più potente e letale nella coda: avrebbe distrutto la nostra capacità di percezione del limite, innescando deleterie frenesie e non solo per la villeggiatura; sono conscio di essere un minuscolo laico principiante, ma nella mia limitata comprensione, il virus ha moltiplicato all’ennesima ‘potenza un delirio di onnipotenza’ che già imperversava tra noi nel Mondo Prima.

Dio somiglia a un Pozzo dei Desideri – pozzo all’incontrario, dal basso verso l’alto, per una volta? – o il Pozzo dei Desideri, ammesso sia reperibile individuabile disponibile, è prova ontologica dell’esistenza di Dio? E del nostro istintivo bisogno di spiritualità? AI Gospel l’ardua ardita audace risposta, sonora armonica, in cantica cantata.

Angelo, aiutaci Tu: a comprendere la Commedia, a lasciarci travolgere dalla Meraviglia e dal Bello delle pagine dei Volumi degli artisti Amanuensi che nel Medioevo trascrivevano e illustravano l’opera di Dante per ricchi committenti; come dici Tu, all’epoca i banchieri si compravano intere città d’arte, ad esempio Firenze, oggi sarebbe impensabile e impossibile, ma in quegli anni bui credevano ai Draghi.

Capire la maestria di una miniatura, di una calligrafia; l’importanza di affilare le penne d’oca con un preciso taglio a 45° perché gli scrittoi lignei dell’epoca erano inclinati con quell’angolo, sussurrare la parola scriba per cogliere non la sciocca ironia, ma l’identità onomatopeica del ruolo, come una penna mentre verga parole o immagini sulla magnifica superficie di una vera pergamena.

Leggere la mappa, la cartina geografica contenuta nei rarissimi preziosi colori: blu oltremare dalla Persia, verde smeraldo dagli Urali, oro dall’Aurum elemento ardente, simbolo del Sole e del principio primo metafisico.

Aiutaci a trovare la via:

dalla magnificenza del cristologico Pavone, allo stupore alla grazia alla Verità dell’umile Pettirosso.

Forse così, solo così, noi, saremo: se non salvati, salvi (savi).

Tassonomia clima salute: a Orte, a Orte!

Pagina della calamita o della calamità, la differenza non è solo un accento: ne converrete anche Voi, giusto?

Tragedia degli orizzonti, un tempo erano di Gloria – di Umberto Tozzi – nel Mondo Dopo, di sopravvivenza.

Colpa del Tasso? Gerusalemme Liberata, opera principale del Tassoni, come cantava Mina in una nota reclame, sorseggiando fresca invitante deliziosa cedrata.

Non fare come il Tasso, o seguire pedissequamente il suo esempio, applicare alle nostre vite la sua strategia di resilienza?

Sognavo da tempo di scrivere anch’io questa parola così trendy.

Dorme di giorno – ma la notte, no! – indossa mascherine nere – Diabolik, Zorro, Maschera Nera di Max Bunker, The Phantom, Batman (anche se il Pipistrello è un po’ in ribasso, sul mercato) o Tassinik? – abilissimo a scavare cunicoli e tane che condivide volentieri, ma fumantino qualora qualcuno lo infastidisca o si comporti in modo villano (non villico); mammifero carnivoro eukaryota, così intelligente da essere riuscito a farsi inserire tra le specie protette – chiamalo fesso; cercando informazioni sul suo conto, al netto dei pettegolezzi, il tasso comune compare sia nella famiglia del mondo animale, sia in quella del mondo vegetale: per dirimere dubbi personali e questioni legali, rivolgersi al rinomato Studio Carlo Linneo, astenersi … perdigiorno.

Tra cinque anni – un’inezia o un’eternità, a seconda degli occhiali degli schermi dell’algoritmo digestivo – sarà più popolosa – popolare? – la Cina o l’India? Dilemmi amletici, dilemmi pellegrini, questioni nodali? Chiedetelo alla democrazia alla geopolitica all’economia della salute e alla salute dell’economia: hip hip hurrà, brinderà bene chi brinderà l’ultimo, a patto che non sia ultimo, in senso stretto.

L’installazione artistica composta da centomila gavette di ghiaccio, repetita per la gioventù, a breve non sarà più possibile, nemmeno con l’immaginazione, carente come fantasie quasi spente; e poi cosa saranno mai state queste gavette, contenitori in lamiera, alluminio, latta, apprendistati artigianali umili, volte architettoniche a gavetta, financo gavettoni, considerando la fine dell’anno scolastico, mai davvero cominciato?

I volti dei sedicenti grandi della Terra, ormai davvero a terra e quasi sepolti, dalle loro inemendabili responsabilità, sono stati ritratti – come i presidenti Usa sul Monte Rushmore in Intrigo Internazionale – attraverso materiali di fortuna, poca per l’Ambiente, utilizzando ogni sorta tipo foggia di rifiuto solido che inquina insozza avvelena il nostro Pianeta e noi stessi, le nostre vite anime menti.

Attendo con impazienza un vertice smussato, durante il quale i capoccia degli stati e dei governi annuncino all’unanimità e financo all’Umanità: le armi sono dichiarate al bando della Storia umana, tutte le risorse economiche fino a oggi destinate alle industrie belliche, saranno dirottate – in senso buono – per sempre sui comparti globali di Ambiente Cultura Salute; notare il vecchio solido irrinunciabile ordine: non mondiale, alfabetico.

Tassonomia tassonomia, per dura che tu sia, resti la legge più rigorosa che ci sia: dura tassolex, sed lex; non ammesso il solito, famigerato, legibus solutus, uno salta fuori sempre (il mio caso è diverso, io son chi sono).

Non saprei indicare formulare spiegare il significato alchemico massonico esoterico di questo fatto scientifico – scientifico, non scientista – , comunque, il Tasso possiede il doppio delle aorte rispetto agli altri mammiferi.

Come gridavano i 600 Lanceri britannici al galoppo, sciabole sguainate: a Orte, a Orte! Già all’epoca, trovarsi davanti alle bocche di cannoni, russi, non era piacevole come passeggiare per Montmartre, cercando Cafè Chantant.

Del resto, il grido di battaglia dell’impavido ex viaggiatore globale, resta scolpito nel marmo: con il pendolino guasto, Roma o Orte, purché sia magnereccia la nostra sorte!

Criptobiosi o Anno del Gatto: se hai capito, spiega Tu

Cara, mi si è ristretto:

il permafrost.

Anzi, pare mi si stia proprio liquefacendo; temo che qualcuno possa spedirmi in Siberia, a vendere ghiaccioli Sammontana, causa variante tropicale, del clima.

Se il permafrost – mica tanto permaNiente, al cospetto dell’imbecillità umana – dovesse davvero scomparire, ci ritroveremmo a presentarci, secondo i rigidi dettami del galateo, ad arcaiche forme di vita: batteri, virus, organismi mono o pluricellulari, per noi misteriosi e dagli effetti potenzialmente nocivi e/o devastanti.

Altro che anno bisestile, siamo piombati nell’era bisestile perenne del Mondo Dopo.

Hai voglia a discutere su quali sieri magici saranno più efficaci. Comunque, nota strettamente personale, ero già un tantinello preoccupato nel tinello all’idea dalle inoculate semplici, ora che la Casta dei Cibernetici di stato ha proclamato le inoculate eterologhe, non solo prive di rischi, ma addirittura molto più efficaci, sono piombato nel panico puro, puro panico denaturato. Come alcol. Ormai è noto, i bonifici – per i Rozzi Cibernetici – sono nettamente superiori ai rischi, sempre e comunque.

A proposito, uno dei venditori porta a porta dei rimedi – sia detto senza acrimonia, cambi coiffeur – ha detto, testuali parole: questi rimedi sono il frutto di un miracolo della scienza, chi vi si sottopone – pone sotto – compie un atto di fiducia. Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore di Berlino o Norimberga.

Postilla personale: ripongo sempre più fiducia nelle antiche Fattucchiere, quella della Partenope sotterranea.

Tornando in Siberia, da qualche giorno, un simpatico animaletto – sei simpatico, nevvero? – risalente a 24.000 anni fa circa, pare sia tornato in vita, e dopo essersi stiracchiato, un po’ stropicciato gli occhi, sorbito subito il flusso rompi covoni informativo e un ottimo caffé napoletano sospeso al Gambrinus di Piazza Plebiscito, insieme al commissario Ricciardi, pare abbia esclamato: caldino qui, proprio come ai miei tempi.

Alcuni scienziati russi, come riporta il Guardian, hanno trovato i cosiddetti rotiferi bdelloidei nel permafrost siberiano. Visivamente simile a un verme, la ‘creatura’ è sopravvissuta per 24.000 anni e, appena scongelata, si è riprodotta. Sono invertebrati pluricellulari femminili che sopravvivono senza acqua e si riproducono senza rapporti sessuali.

Hanno quindi subito aggiunto: considerato questo clima, ora cosa si fa? Finalmente si suonano le trombe, se non quelle del giudizio, pazienza – capirete, dopo millenaria astinenza, vorremmo ribellarci al nostro mesto destino – auspichiamo di trovare adeguati suonatori, mosici, strumentisti a cottimo – non a Dubai per costruire stadi nel deserto, né in Egitto Antico per edificare piramidi al generoso Faraone, sempre nel deserto – anche improvvisati, purché volenterosi.

Giona icona biblica, pare fosse uomo dotato di poca pazienza, molta tracotanza ribelle, ma anche caro a Dio, nonostante tutto, se davvero riuscì, come da cronache, a sopravvivere nella balena per tre giorni e tre notti; non conosco il grado di pazienza fortuna o fede – fate vobis – di quel pescatore professionista di aragoste del Massachusetts, inghiottito – a tutti capita di sbagliare, nella vita – da una balenottera azzurra (una Principessa, vittima di un sortilegio?), così razionale o terrorizzato – quando gli estremi combaciano – da solleticare la faringe del cetaceo, fino a indurre un colpo di tosse. Finale lieto, per entrambi e nessuno osi nemmeno pensare a grevi battute sulla potenziale via di eiezione. In ogni caso, pescatore espulso dalla balena in un baleno.

Evviva i pescatori e i cuochi, siano essi profeti della Terra e del Mare, in Trinacria e in Salento.

Perdersi nei Giardini Segreti delle Veneri di Milo, Manara e ritrovarsi a passeggiare a Tulum in compagnia di Fellini, Mastroianni, Mastorna, Hugo Pratt, Bergman – Giuseppe – raccontando come sia emozionante fuggire da Piranesi, mondo distopico dispotico da incubo, dove qualche folle criminale, vorrebbe rendere gli abitanti controllabili e omologati, manipolandoli geneticaMente dalla nascita – che komplottisti ante litteram, questi fumettari; fuggire a bordo di un dirigibile argentato, alimentato dai Sogni, seguendo il canto arcano della Voce della Luna.

Per il mio compleanno vorrei il potere della criptobiosi: non ho detto criptografia cleptomania né cribbio biosi, ho detto criptobiosi.

Se hai capito, spiegami; sarebbe la caratteristica di quei vermicelli (non parenti degli spaghetti, gli anellidi millenari) della Siberia, farsi avvolgere dai ghiacci e riuscire a conservare sospese, anche per ere, le proprie funzioni vitali, vivi vegeti come vegetali in stato di ipnosi, ibernati: in attesa di tempi migliori, per issare nuove bandiere.

Peccato che io arrivi fuori tempo, massimo e minimo, considerando l’inarrestabile scioglimento dei ghiacciai.

Ho scelto un dono inutile, proprio ora che nel Mondo Dopo siamo del Gatto, antica espressione popolare coniata forse nelle contrade vicentine, in omaggio a certe usanze e tradizioni culinarie indigene, o forse in Liguria, ribaltando la prospettiva e assumendo i panni del topolino, ormai senza speranze, finito tra le affilate grinfie dell’astuto felpato quadrupede.

Comunque, gatti o leoni, tra felini speriamo sia questione di feeling o anche solo di peeling, per salvarsi la pelle;

se dovrà essere Anno del Gatto, o con finale del Gatto, spero almeno si tratti di quello a Nove Code (forse confondo argomenti):

con la riserva delle sette vite ancora intonsa.

Del domani, sul domani: magari, domani

Do mani, fossero tre sarebbe preoccupante; oppure, la voce del padrone fuori campo ci direbbe di stare tranquilli: naturale variante genetica.

La giovinezza che per fortuna fugge via in fretta – quanta fretta, ma dove corri, dove vai? – chi avrebbe voluto essere lieto, auspichiamo lo sia stato, amen.

Un trattato sul domani, temo ne abbiano già scritto troppo, in troppi, ma certo il domani di oggi, non somiglia a quello di ieri.

Del domani nessuna certezza, anche l’oggi – forse invidioso – comunque non scherza. Abbiamo abolito per legge o per decreto o per dpcm le certezze, non le limitazioni alle libertà; tanto la democrazia era già un simulacro, un’icona, abbiamo almeno in questo campo semplificato le vessate questioni. Tra vessati ci si capisce, magari senza solidarietà ché tra tartassati spesso si finisce per bisticciare – con espressione demodé – come i manzoniani galli di Renzo (singolare, RenzO, detto anche Fermo il Tramaglino),

Senza solide realtà – come era bello quando potevi abbarbicarti ai Sogni – senza punti di riferimento, com’era bello senza inquinamento luminoso contare le Stelle nei Segni, considerato che con il linguaggio basico dei social, l’elegante fondamentale punteggiatura si è estinta, anelo risorgere – i deceduti dopo la prima inoculazione di rimedio, esclusi ad honorem dalla seconda, salvo risorgimento – in forma e sostanza di Orchidea Epifita, capace di crescere e svilupparsi con meravigliose cascate di fiori rosa, attraverso radici aeree, che gentilmente si sostengono alle cortecce degli Amici Alberi, senza diventarne parassiti;

ché nonostante la fine dei tempi, di parassiti siamo saturi.

Meno male che il domani non muore mai, o così sostiene non Pereira, ma James, Brooke; sempre più spesso ricevono e/o subiscono amare sorprese coloro che in massa rivoluzionaria pro vacanze ad Alghero – massa sì, poco critica, in verità – si assemblano per sottoporsi allegramente al rito miracoloso: la gilda dei cerusici, assurta al rango di nuova casta religiosa di stato, nega ogni coinvolgimento – emotivo, poco di sicuro – ogni addebito (gilda propensa più alla riscossione), ogni responsabilità di effetti negativi.

Non c’è nesso, scarsa anche la connessione – carenza di fibre – perfino Nessie ha preferito declinare (paradigmi ellenici) per rimanere nel suo amatissimo Loch Ness; almeno lì, nessuno rompe l’anima con i rimedi. I quali, tra l’altro, a sentire gli affidabilissimi professionisti dell’informazione, andranno in vacanza: almeno loro, buon per loro e che il domani sorrida d’oro.

E se Domani, mettiamo anche il caso, auspichiamo redento, mai più cinico, mai più baro; baroni al bando, all’osteria dell’ostracismo, collettivo.

Domani, esso stesso in persona, se così possiamo dire, avrebbe smentito che i sieri magici possano rendere i sedicenti umani fosforescenti (sai che risparmio di bolletta luce, però) e/o magnetici come il magnetico robot per poi tuffarsi in coppia dentro Fontana di Trevi, oppure per essere tazebao viventi (mercato fondato sui lavoretti) di spillette turistiche.

Peccato, perbacco e per pinzimonio.

Domani voglio scoprire l’Isola del Tesoro, quella di Lino, navigare insieme a Lui, Artista troppo presto dimenticato poco riconosciuto, Uomo meraviglioso, navigare placidi ma vigili, inseguendo Nuvole di Vetro, nella magica rete di canali, quelli di Venezia. Un caldo tropicale dalle acque ci investirà, Elio nutrirà le nostre anime di notte, tra calli e sotoporteghi fantasma.

Domani andrà finalmente tutto bene e soprattutto gli Uomini della Terra faranno funzionare estrarranno dai forzieri la loro dote miliardaria, quella dei neuroni nuovi di zecca inutilizzati, più fiammanti della fiamma di Megalopoli – sommersi da inutili megalomani, magari fossero melomani – del Pireo, del Krakatoa1883.

Domani, a mezzogiorno preciso, aspettami, non mancare;

seee, Domani, ciao Gorgonzola!

Olocene Oloferne Antropocene: troppe cene, mai più

Olocene, antropocene, cene antropo, troppe cene addio?

Convitto non troppo gioviale, tendente al catastrofico.

What if? E se il livello dei mari si alzasse in poco tempo di 7/15 metri? Paradiso dei surfisti, onda perfetta, paradisi fiscali?

Saccheggia, omuncolo, saccheggia più che puoi, cosa importa se il Pianeta collasserà? Linea orizzontale o linea verticale? Una conduce alla materia, l’altra allo Spirito, ardua materia poco concreta, poco malleabile, poco accattivante.

La tanto reclamizzata guerra è contro la pandemia o contro la Natura? Il Clima è impazzito o sono pazzi i bipedi? Allarme elevato totale, ma i media, tranne Il Guardiano britannico, si occupano dei sedicenti bambini regali – royal babies o regali ai Bambini? – dell’ultima favolosa dieta dell’influenzata di turno, del virus che è diventato virale a causa dello sconquasso ambientale, di origine antropica. Povero Pipistrello, rovinato dall’auretta chiamata calunnia.

La letalità del male ha mietuto centinaia di migliaia di vittime o la sicaria è stata l’altra catastrofe, quella sanitaria, figlia in linea diretta del satrapo mercato globale?

Mancanza di equilibrio ambientale, chissà se Philippe Petit potrebbe, almeno lui, con la sua arte funambolica, attraversare i limiti da cuspide a cuspide, ma per ricongiungerci con la Madre Terra. Per sempre.

Cara Giuditta, quando metterai giudizio? Da eroina del popolo ebraico a dorata modella di Klimt, un balzo notevole, anche se il tuo nome è l’equivalente femminile di Giuda.

Oloferne, grande capo della Nabucodonosor Oil&Gas, si è poi più visto? In momenti di crisi, fondamentale non perdere la testa la capa la trebiSonda; chiederò in giro, magari ad Artemisia, sempre molto Gentileschi, o al Merisi, un Michelangelo ribaldo ma di talento, che frequentando spesso laide taverne, ne sa di sicuro molte più dei poveri diavoli.

I limiti fisici del piccolo globo sono evidenti, se 8 miliardi di voraci abitanti vi sembrano pochi: azoto, fosforo, buco nell’ozono, biodiversità verso una fine dolorosa ingloriosa tragica, noi danziamo sulla tolda dei social Titanic.

La casa brucia – Eschilo Eschilo che qui si Sofocle gridavano per le scale Euripide, Mercalli (dura scala, ma scala climatologica) e il Papa bolscevico – ma leggi e limiti fisici sono esponenzialMente più forti di noi; le conseguenze non saranno liete, la novella del Mondo Dopo è che rischiamo di rendere un deserto definitivo la Foresta Amazzonica, di innescare lo scioglimento completo del Permafrost, della Groenlandia, delle due calotte polari.

Poi, gran Luna Park delle Pandemie.

Come predica nel vento l’inascoltato Mercalli, Luca, quello di prima: siamo una biglia che scorre tra mutamenti climatici, solo che nel Mondo Prima avvenivano nel corso di lente ere geologiche e per cause naturali, stavolta i responsabili siamo noi e stiamo rischiando di rendere velocemente la Terra Azzurra una terra secca arida defunta; non più adatta alla vita, la nostra.

La CO2 nell’aria è la Vera Imperatrice, mai era stata così abbondante e dominante in atmosfera quanto oggi: 417 parti per milione, dovremmo risalire addirittura a circa 800.000 anni fa – molto prima della comparsa dei nostri progenitori africani – per rilevarne così tanta. Eppure se l’uomo dell’Istituzione che rappresenta 195 Paesi e non solo una parte o anche una federazione di essi, lancia continui accorati allarmi moniti warning, rimane inascoltato, la colpa sarà sua – novello Cassandro – o di miliardi di orecchie incatramate?

Un grazie un saluto una carezza a Antonio Guterres, portoghese – di nascita, non di fatto – segretario generale dell’Onu; ingegnere elettronico, dal cuore verde, sul serio.

Cosa possono intelligenza, valori etici, leggi dove spadroneggiano denaro e mercati, loschi mercimoni e rozzi levantini?

La vera crescita resterà solo quella spirituale, bisognerà presto scindere con un deciso colpo di scimitarra il falso mito dello sviluppo che riduce tutto a produzione e consumo irrefrenabili; la linea orizzontale conduce solo verso la materia – limitata finita – quella verticale, innalza verso lo Spirito, ci permetterebbe di ascendere all’Infinito; lasciando qualche possibilità di dignitosa sopravvivenza alle future generazioni.

I piani inclinati sinusoidali con avvallamenti – che non avallano ogni imposizione, soprattutto acefala – su cui corre scorre rimbalza, la biglia chiamata Pianeta Terra non sono replicabili duplicabili moltiplicabili, nemmeno quelli.

Ci restano 10 anni, forse meno, per impedire che il Super Flipper ci spedisca definitivamente in tilt; poi saranno inutili abili colpi di mano o di anca – Happy Days era solo uno sciocco telefilm propagandistico – per sbloccare la riserva segreta delle vite bonus.

Game over.

Archivista alchimista cerusico: mestieri del domani

Archivista della memoria, archiviare, magari senza secretare o inavvertitaMente bruciare.

Alchimista della materia ché una qualche riserva aurea potrebbe tornare buona, anche se il giorno della fine non ci serviranno né l’albionico idioma né i suoi consimili e nemmeno oro, incenso e birra (quella sì, a fiumi).

Cerusico dell’Umanità e del Pianeta, magari con rimedi e cure più sensati rispetto a certi riti stregoneschi apotropaici e ritrovati spacciati al volgo per miracolosi prodotti della scienza, una a sorte.

Giustizia, più giustizia per tutti – più? Con visione ottimistica significherebbe partire da una base consolidata – anche se sarebbe importante tenere a mente che la povera giustizia è una leggera leggiadra delicata farfalla con ali trasparenti, mentre i miseri omuncoli hanno confuso come sempre concetti e valori: incapaci di rendere forte il giusto, si sono accontentati di credere il forte sinonimo/equipollente del giusto. Combinando solo disastri e perpetrando crimini: grazie a Andrea Molesini, intellettuale e scrittore, per le ampie sciabolate di luce che ogni tanto ci aiutano ad annientare le tenebre volgari in cui brancoliamo. Grazie ai suoi romanzi, autentici capolavori di ‘narrativa poetica’.

La pandemia è per sua stessa origine ontologica autoritaria, in sé stessa né buona né cattiva; si ha la vaga sensazione che qualcuno abbia approfittato, per cogliere il virus al balzo – di specie – e rendere virale oltre ogni limite e confine, l’autoritarismo ché sempre – come la furbizia con l’intelligenza – è la negazione dell’autorevolezza pacata e competente; per tacere di democrazia ed equità. Servirebbero come ossigeno dibattiti, confronti anche aspri a livello globale sulla ridefinizione e preservazione delle libertà individuali e costituzionali nel Mondo Dopo, volenti o nolenti, Era delle Pandemie.

Siamo solo all’aperitivo e non sarà happy hour forever.

Sarebbe importante anche ripensare la Memoria, in quanto la memoria stessa – storica o meno – non è più quella di una volta; troppe celebrazioni ormai divenute solo spettacolini senza capo, coda, sostanza, troppe giornate mondiali dedicate a, ché se devi dedicare una giornata a un valore a un tema a qualche categoria umana o popolo, il risultato concreto sarà sempre uno solo: non dedicherai mai nemmeno una giornata, nemmeno un minuto del tuo anno a perseguire quei nobili ideali.

Ripensare davvero, ripensare con serietà al ruolo e al contributo del sedicente uomo nel sistema chiamato Universo: per l’economia – quella di Madre Gea – più importanti le Api o i bipedi? Le industriose Api con i loro 960.000 neuroni sono in grado non solo di auto organizzarsi e svolgere in modo magnifico ed esemplare il benemerito lavoro che conosciamo, ma anche di riconoscere volti e discriminare quadri: ebbene sì, opportunaMente educate all’Arte – Esse stesse opere d’arte e dell’ingegno della Natura – sono capaci di distinguere un dipinto di Picasso da uno di Monet (se non credete al famigerato bugiardo Mercurio, prestate fede a Giorgio Vallortigara, autorevole, lui sì, neuro etologo di vaglia mondiale).

L’uomo fatica a organizzarsi per il Bene Comune, fatica a riconoscere le opere di Picasso o di Monet: come utilizza, al dunque, i suoi presunti 86 miliardi (BUM!!!) di neuroni? All’algoritmo l’algida sentenza, finale.

Vorrei vivere chiedere cittadinanza a un orto botanico: magari quello dei Ragazzi della via Pal, ma auspicabilmente a quello di Padova; per coltivare la vera vita accanto alla Palma – non quella di Sciascia, con rispetto e senza offesa – quella di Goethe, osservata durante il suo celeberrimo Viaggio in Italia; esemplare unico sul globo, la palma e l’orto. Palma nana presente dal 1585, orto botanico fondato e sempre rimasto nello stesso luogo dal lontano lontanissimo 1545. Pietra angolare, pietra filosofale e ispiratrice di tutti i suoi emuli negli altri paesi, “perché – come scrivono Alessandra Viola e Manlio Speciale, nel saggio Andare per orti botanici – rappresenta la culla della Scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura”.

Un concentrato di saperi per imparare a tutelare davvero la preziosa biodiversità.

Ah quelle sane antiche emozionanti leggende metropolitane sulle Rivoluzioni. Nel Mondo Prima, almeno, ti ritrovavi intruppato in una piazza stracolma di ingenui come te (oggi pare sia vietato, non è chiaro in base a quale legge di riforma costituzionale, rivoluzionaria per definizione!), poi certo alle 12.00, con il languore allo stomaco – non si trattava né delle farfalle d’amore, né della fame di giustizia – scattava l’inesorabile rompete le righe, tutti a magnà. Oggi, nel fantastico Mondo Dopo, le Rivoluzioni – tutte epocali, naturalmente – sono un’infinita serie senza soluzione di continuità né praticità, di annunci gonfiati con parole vuote. L’ultima colossale presa per il bavero color zafferano, a pari merito con la transizione verde, riguarda le terribili gabelle imposte alle multinazionali. Ma no, ma dai.

Castelli di rabbia, repressa o meno, cartelli di sabbia, quelli che annunciano appunto rivoluzioni e creazione di nuovi lavori, adatti al Mondo Dopo per umani disadattati a vivere; senza sella né sellino, cavalcare a pelo d’acqua sui cavalloni marini creati dagli Tsunami, frequenti a breve come gli annunci quotidiani.

Chissà se un giorno, da un Hortus Simplicium, qualcuno potrà ancora twittare: e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Verde: coniglio, rame, salame

Divento verde:

come il nuovo acciaio di Taranto, come la preziosa clorofilla degli Alberi, come la bile che scorre dentro troppi figuri dei recenti e meno recenti governicchi italopitechi, assemblati ad minchiam.

Il Professor Scoglio e il Professor Sgalambro entrambi siculi per verde coincidenza saprebbero cesellare le parole adeguate.

Divento verde, come la transazione ecologica, quella che fa decidere a un ‘famigerato’ avvocato piazzato in una triade di sedicenti saggi, leguleio spesso al servizio delle multinazionali fossili, se esse abbiano il diritto o meno di continuare a perforare i fondali marini, per estrarre altre schifezze;

avvocato ‘reo confesso’, nel senso letterale: con fesso, ovvero sempre il cittadino ignaro di tutto o disinformato per pigrizia personale, ma verde.

Divento verde anche senza effetti nocivi di radiazioni atomiche, come Bruce Banner quando, di molto alterato, si trasforma in Hulk, divento verde come in un video musicale satirico dei miei creativi Amici Raggi Fotonici insieme al loro compare di fantasiose scorribande Fabrizio Mazzotta, doppiatore irresistibile di tanti personaggi degli Anime nipponici.

Divento verde, resto al verde, verde come quel colosso di alimenti e bevande (il cui nome finisce per ‘è’), colosso dai piedi d’argilla che si produce in auto da fé endogeno, ammettendo che solo il 37% dei suoi prodotti raggiunge livelli accettabili di qualità; la gran parte invece, nonostante la riduzione dei velenosissimi sodio e zucchero in quantità industriali – come si conviene e confà all’accozzaglia del mercato globale – sono lontanissimi, quasi agli antipodi, rispetto alla definizione di prodotto sano.

I grandi marchi, un po’ come i grandi professionisti auto insigniti dell’informazione: i primi spacciano alimenti disgustosi che contribuiscono a indebolire incrinare distruggere la nostra salute, i secondi fiumi di parole vuote che ci rendono marionette credulone, senza materia grigia senza spina dorsale financo senza fili, verdi, ormai inutili sovrastrutture ornamentali.

Divento verde, come lo sfondo dell’Occhio nel Cielo, occhio egizio antico cupo dorato, magari con lacrima incorporata, ma sempre aperto vigile attento: I can read your mind, un avviso una minaccia una miccia, accesa.

Verde, ma come le pagine di carta bianca del saggio Spillover – saggio nel senso di libro e saggio anche l’Autore – che annunciava con anni di anticipo, non per preveggenza cartomanzia magia, ma solo per πρόνοια (la capacità greca classica di vedere lontano e oltre) – non pro maledetta noia e davvero non ho scritto gioia – il futuro dell’Umanità, continuando con l’idiozia criminale dell’economia fossile: ché la puoi ridipingere di verde quanto vuoi, ma conduce sempre alla devastazione con la sua animaccia nera, devastazione dei soli tre super vaccini efficaci che avremmo per battere ogni pandemia malinconia ipocondria: ghiacciai foreste biodiversità.

Divento verde, più verde come le nuove fantastiche emissioni inquinanti del Mondo Dopo, perché l’unica vera guerra che dovremmo combattere, quella contro l’inquinamento di origine antropica, è una mera triste indegna questione di portafoglio: chi possiede denari, inquina quanto vuole, ma ottiene il privilegio di scaricare veleni e responsabilità sui derelitti, sugli ultimi, mentre i media servizievoli mercenari raccontano al pubblico le meraviglie sempre più verdi dei sicari dell’Ambiente.

Un grazie di vero Verde Irlanda Verde Speranza Verde Gea alle Madri e ai Padri della Costituzione, alle loro cultura intelligenza sensibilità per la scelta ponderata di inserire tra i pilastri sacri del Paese: il Paesaggio.

Anche se la voce verde resta senza suono, dentro la gola le vene, ma rimbomba contro le pareti del cervello e dell’anima.

La citazione del versetto 6, 8 dal Libro dell’Apocalisse, nella quale appare un cavallo dipinto di verde anche esso, magnifico equino, non credo rimandi a quella celebre archeologica barzelletta del Mondo Prima; per me, nota di inaspettato sorprendente chissà quanto credibile ottimismo, apocalisse sempre secondo quella maledetta lingua antica denominata greco classico – lingue morte da sopprimere, anche come materie di studio in quanto politicamente scorrette e strumenti di razzismo (non è colpa mia, se gli atenei e le istituzioni sono pieni di scemi che si muovono) – ha un significato preciso, inequivocabile: Rivelazione.

Tutto il resto, dopo la pronoia l’epifania la rivelazione, spetterebbe all’uomo o a ciò che ne resta, alla fine dei giorni: l’ennesima catastrofe ambientale, questa volta nello Sri Lanka già povero, difficilmente potrà essere risolta con una maldestra pennellata di vernice: verde.

QI(r)

Il Popolo degli Elefanti si è messo mosso in marcia: migrazione di massa.

Difficile imporre a questi mastodontici, flemmatici abitatori della Terra passaporti, lasciapassare, imporre loro obblighi doganali e frontalieri, chiedendo: viaggiate per svago, lavoro, impellenti necessità causate da mutamenti climatici?

Attraversano la Cina, con passo costante lento sicuro, non conoscono ostacoli frontiere barriere; gli adorabili Pachidermi ci impongono riflessione – flessione genuflessione, ancora e sempre – sulle nostre fragilità, soprattutto cogenti responsabilità.

Curiosity killed the poor Cat – non l’abile ladro gentiluomo in Costa Azzurra, o si trattava di una ladra, MiTu permettendo? – ma la sonda robotica Perseverance, in missione per conto di un qualche dio nello spazio, che ci ha inviato foto nuove inedite sorprendenti sul vero volto di Marte, pianeta battagliero, non sempre così fedele e coerente al Rosso passione rivoluzione contestazione. Vatti a fidare dei bolscevichi galattici!

Ligabue – Antonio o Luciano? Agli stadi l’ardua sentenza? – e il Moro – Fabrizio o di Venezia? – possono ispirare pensieri parole opere letterarie, ma sarebbe arduo se romanzi fantasia creatività, non fossero già parte integrante della Tua personalità, non fossero già pilastri ontologici della Tua bella persona, cara Simona; mi ritaglierò una nicchia spazio temporale battiatesca, un rifugio altrove, per leggere in piena quiete l’Altrove nel quale le vicende personali dei Personaggi si intrecciano senza soluzione di continuità con le vicende della polis, perché, come dici, la politica è parte integrante della nostra vita quotidiana e, dunque, tutti dovremmo occuparcene.

Nonostante illusioni delusioni perversioni, su tutto l’ampio Orizzonte.

QI r , quoziente intellettivo repubblicano: eravamo già carenti sul QI ‘semplice’, dal 2000 in declino esponenziale – ecco cos’era il famigerato millenium bug – così mentre una bimba losangelina (L.A. – California) di soli 2 anni DUE! – Lei sì pronta a chiedere sempre perché e a imparare – viene ammessa ad honorem nel club dei cervelloni (tra costoro, qualcuno pronto a sacrificarsi alla guida delle istituzioni mondiali potrebbe palesarsi, per cortesia?), sugli scranni del comando restano i peggiori e per confermare la triste tesi, giunge puntuale l’annuale annosa noiosa polemica sul compleanno della Repubblica: se non vi garba, siete liberi di espatriare, con o senza passaporto, con o senza lasciapassare, di dittatoriale memoria.

La credulità del volgo è come l’erba gramigna, quando il vento incontra il seme, si propaga per ogni dove, come scrive nel suo ennesimo capolavoro – Il rogo della Repubblica (Sellerio Editore) – l’inarrivabile Andrea Molesini.

Ecco perché nel paesucolo a migliaia hanno firmato una petizione popolare (???) a sostegno di un ministro della salute a sua insaputa – del ministro e soprattutto della Salute – servo dello stato che è stato capace di ricorrere contro cure e terapie preventive e domiciliari perfette per alleggerire la pressione operativa sugli ospedali e financo di sbeffeggiare l’attuale morbo pandemico: no, non l’idiozia – lì entreremmo nel campo dei miracoli – il covid 19.

Terra meravigliosa, abitanti talvolta brutti; Tess dei d’Uberville anzi della solita Nasa che forse è un satellite artificiale esploratore, avrebbe rintracciato a ‘soli’ 31 anni luce da noi una Super Terra Nova – se 1 anno luce vi sembra poco sappiate che come insegnavano le impareggiabili Maestre del Mondo Prima, non si possono comparare tra loro elementi di diversa natura (salvo cucinare un ottimo minestrone!), quindi l’esercizio di capire a quanto corrisponda un parametro di tempo con uno di lunghezza, non solo sembra inutile, ma sciocco; qualche mente non solo pia – non de’ Tolomei – tolemaica volenterosa si è cimentata nell’astruso calcolo: un’auto di media cilindrata lanciata in autostrada alla propria massima velocità, percorrerebbe un anno luce in circa 8,3 milioni di anni.

Quindi, mi raccomando: partenze scaglionate e speriamo niente ingorghi sulla Via Lattea. Meglio accendere preventivamente il QI potrebbe tornare utile, se non altro per ingannare il tempo, se non lo spazio.

Magari Kashe la Bambina geniale scioglierà l’inghippo (assembramento laocoontico spaziotemporale) e ci salverà.

Quest for a New Revelation, ennesima formidabile conferma che con la Cultura si mangia: Lei è stata ammessa al MENSA.

p.s. Con un potente Shuttle iper tecnologico, in grado di volare a 252.000 km/h (occhio agli AstroVelox, multe apocalittiche!), il viaggio sarebbe decisamente più veloce: 170.000 anni per colmare, su per giù nel cosmo, 40 anni luce; come scriveva quella signora, i miei primi 40 anni… luce (senza istituto).

p.s. 2 Libro per l’esodo cosmico: Gli ammutinati del Country.

Sospesi, nel vento tempo (a tempo, indeterminato?)

Sospesi, da cosa da chi da dove?

Nel vento nel tempo, ma a tempo determinato o indeterminato?

Epoca, sospesa; dopo adeguata punizione verrà riammessa in classe?

Dad o presenza, meglio dal vivo che da morto, per quello ci sarà tempo.

Tutto bloccato, ci hanno applicato le ganasce, alle vite: alcuni concertisti, perso per perduto, hanno deciso di passare alla filosofia partenopea del caffé sospeso, varando i primi concerti sospesi della storia umana, da quando il dio greco – antico! – Hermes inventò la lira (strumento, non conio) e di fatto la Mosica.

Chiediamo perdono alla povera Tartaruga che offrì, poco spontaneamente, il carapace per realizzare lo strumento.

La Memoria è una riserva, dice la scrittrice Rosella Postorino, non indiana – né la scrittrice, né la riserva – di bellezza, un potente antidoto contro questa era di mali e storture; anche se, come rammenta José Saramago (sarà un mago? delle parole, di sicuro), la Memoria ci costringe, ci incatena alla Responsabilità; chi vuole rammentare, ne sia consapevole, non si accampi in zone troppo confortevoli e soprattutto non accampi scuse insostenibili.

Vox Populi, Vox Dei? Coltivare l’arte o almeno l’artigianato del dubbio, dovrebbe aiutarci, quando certi proverbi imbarcano acqua da ogni dove – dove? nella barca, con Calderon, sperando nel sogno e non nel traghetto infernale – e si dimostrano sciocchi acefali senza prua, incapaci di navigare nelle rotte tempestose, senza cime, del Mondo Dopo.

Ché una cima cui aggrapparsi, con cui ormeggiare può sempre rivelarsi utile.

Una cima invisibile tecnologica – reale o di fantasia – da scalare, per giungere nelle quote più alte dell’atmosfera, poi lasciarsi rapire dal vento, cosmico galattico, volare nello spazio, inseguendo per istinto comete e Ufo, anche senza rotte tracciate dai radar terrestri, occultati dentro grotte, scrigni di sale diamanti stalattiti e stalagmiti;

Ufo sempre più presenti nel nostro sistema solare, almeno secondo alcuni rapporti segretissimi dei tipi della Nasa – così segreti che sono pubblicati sul web – Ufo – chissà se dal Pianeta Vega – rapporti allarmanti che parlano di potenziali minacce per l’Umanità e per il Pianeta; posso esprimere allibito scetticismo? Mi fido più di questi sconosciuti misteriosi visitors ai quali pare che qualcuno, giusto per non smentirsi, voglia già dichiarare guerra, rispetto ai soliti famigerati omuncoli del caro vecchio globo, di solito propensi a rappresentare il pericolo più grave e peggiore alle nostre note (dolenti?) latitudini.

Pericolosi per sé stessi, per i propri simili, per Madre Gea.

A proposito, il ‘dio luna’ Chandra, brillante con il suo cocchio – occhio al cocchio! – cosmico, sponsorizzato dalla solita Nasa, pare sia riuscito a scattarsi dei selfie, anzi vere e proprie istantanee che mostrano per la prima volta nel dettaglio il centro della Via Lattea autoctona; un coacervo di buchi neri raggi cosmici supernove quindi stelle spente, cioè trapassate, un ecosistema violento ma affascinante, esteticamente una sorta di Piedigrotta spaziale durante la notte di San Silvestro, uno spettacolo pirotecnico inusitato, che atterrisce ma concupisce, concedendoci di intuire le potenze sconvolgenti che forse sono state causa, se non origine, del Tutto.

Confidiamo dagli anni ’70 nell’arrivo degli Ufo: gli Ufo Robot di Go Nagai.

Se come gesto di buona volontà volessimo organizzare un banchetto – aggiungiamo svariati posti al desco – speriamo che gli esseri giunti dallo spazio non siano pantagruelici di natura; negli anni ruggenti del Mondo Prima, pochi conoscevano Pantagruel, molti l’arte di imbucarsi e mangiare a ufo.

Trattiamoli bene e auguriamoci, qualora si rivelassero ospiti poco gradevoli, che non siano colti da ernia al disco, anche perché trovare il meccanico adeguato – o deus ex machina – sarebbe dura. Come direbbe quello: prima i Terrestri!

Vorrei essere il lago nella bilancia, le marmotte più o meno giovani al risveglio, i fondali del Giglio che rinascono a nuova vita.

Caro carissimo fantascientifico Ray, senza offesa per Phil anche lui aggregato alla lieta compagnia della novella: esco a fare quattro passi fino ai bastioni di Orione;

tanto qui nello spazio profondo, in attesa dell’Ufo Omnibus, si sta bene in ogni stagione, sì sì, garantito al limone di Melpomene, Pianeta non della tragedia, ma delle feste con canti e balli, risvegli nella Luce.

451

Crediamo nei talenti, quelli d’oro.

Ponti d’oro ai talenti, soprattutto se e quando fuggono verso altri lidi, perché non vogliono piegarsi inchinarsi incatenarsi alle leggi, del mercato.

C’era una città d’oro, sotto, anzi, dentro lo scatolone di sabbia, ma l’hanno scoperta gli altri. Peccato, staremo più attenti la prossima volta, forse.

Ballate sul mare salato, del mare salato, ballate dentro rotonde sul mare: ballate, plurale femminile, talvolta esortazione categorica, nel senso della categoria; ballate sul mare e chi riesce a stare a galla anche senza essere stupido, avrà salva la vita.

Però dovrà poi navigare sulla zattera, quella della Medusa.

Medusa meravigliosa, chioma spettacolare, soprattutto tentacolare; tra i tentacoli della vita moderna del Mondo Dopo, i tentacoli della Circe – non circense – le tentacolari tentazioni, i tentativi tentati, gli esperimenti di trasformarci in vera umanità libera, forse meglio i tentacoli dell’intelligentissimo Ottavio Octopus; sarà una piovra, nessuno lo può negar/annegar, almeno ci affideremo a un essere con molto cervello.

Strage, del malaffare del profitto della stupidità, ché la furberia criminale ha le mani lunghe e rapide, ma gambe microscopiche per strisciare, vista e fiato cortissimi, inesistenti.

Viva la Luna Rossa notturna, ci annuncia invasioni vegane ma ogni tanto diventa super; scienziati farmacologici e ingegneri genetici stanno già progettando il super rimedio miracoloso: sarà efficace contro tutti i mali del Mondo, speriamo anche delle Persone; i venditori ambulanti del portentoso ritrovato hanno già pronto lo slogan per la reclame porta a porta, anche perché se non vi presenterete per l’inoculazione, arriveranno loro in camper a stanarvi, casa per casa: Nirvana vaccinale e sarà Vita Eterna, garantita!

Caro Inca primitivo, come il Primitivo non dello Yucatan ma di Manduria, lo sapevi che hanno recuperato un prezioso antichissimo manoscritto che racconterebbe tutti i segreti del Tuo impero meraviglioso, prima della vile aggressione con sterminio incorporato da parte dei conquistadores iberici? Bello un certo Tempo Antico, quando senza parola scritta, solo attraverso nodi – sarà nata all’epoca l’ideale geniale del memorandum con nodo al fazzoletto? – e un complesso sistema tessile di cordicelle, eravate in grado di predisporre dettagliatissimi libri, pieni zeppi di storie, informazioni, documenti contabili.

Gli ingorghi gordiani sono venuti dopo, per tacer delle spade.

La Norma di Vincenzo Bellini (Casta Diva, greca nascesti a New York).

In questo paese devastato dai maiali – chiedo venia ai veri suini, terra meravigliosa porco paese – è sempre tutto a norma, comprese le catastrofi su cui poi gli amici dei soliti amichetti realizzeranno altri profitti. Vale per le infrastrutture, vale per la scuola e per la sanità. Rammentate il caso atrazina nell’acqua potabile, nei sudici festaioli anni ’80 del 1900? Un veleno, certo, ma è bastato fabbricare una leggina tanto votata in Parlamento che stabiliva l’innalzamento del tasso di tollerabilità nell’organismo umano: morire sì, ma perfettamente a norma!

Democrazia e Costituzione sono state assassinate quel giorno: 9 maggio 1978. Una prece per chi rammenta e tanti saluti a tutto e tutti.

Oggi raccogliamo l’onda lunghissima degli effetti, in Europa, sul Globo. Amen.

C’è chi la norma è riuscita a ridurla a farcitura dei tortellini:

sarà così più assimilabile tollerabile digeribile?

Meglio affidarsi all’aitante Vigile del Fuoco – mangia fuoco o ignifugo? – numero di matricola 451, un bel falò propiziatorio, dei libri delle vanità e passa ogni paura timore fobia, soprattutto, tutti gli oziosi dubbi.

Eliminati i perché – si sa, sono cose da bambini – vivremo finalmente beati.

O beoti? La risposta, alle prossime spettacolari pandemie.

Altezza

Non siamo all’altezza di Sua Altezza il Re del Mondo, non sovrastiamo in altezza nessuna delle altre creature del Globo, non siamo, sempliceMente, all’altezza del compito che il Cosmo ci ha affidato

Dovremmo riportarci a quote più normali, aspirare ad un ciclo di vite – non giro di vite – virtuoso, aprirci alle esperienze le più varje, imparare a percepire le nostre voci interiori e quelle sussurrate dall’Universo.

I semi della Vita a chi appartengono? Li vogliamo conservare e curare davvero, ma come faremo se ci lasciamo vincere dalla tentazione di svenderli all’offerente peggiore? Se lasciamo che i ghiacciai si sciolgano, senza intervenire in modo radicale sull’ecocidio perpetrato senza soluzione di continuità, senza soluzione al problema, dai sicari mercenari, al servizio acefalo amorale dell’economia fossile?

Ancora: salveremo i semi, di certo facendo spallucce alle mutazioni trans (trans, ma non come Priscilla regina del Deserto!) geniche che aggrediscono sapori odori perfino colori.

E’ il progresso che va, più futurismo per tutti. Un tempo che fu, nel Mondo Prima si cantava E’ la pioggia che va… e ritorna il sereno, se sereno ancora non è, si rasserenerà; sapendo a priori che quando cantano troppi galli, non arriva ancora il giorno nuovo, o un giorno finalmente nuovo.

Progresso con ‘umanità aumentata’, non più umanità nel mondo, ma con quelle stramberie da realtà virtuale, però innestate negli organismi degli uomini, per trasformarli in iron men; solo quelli che già di loro sono farciti di soldoni, nelle vene non sangue ma banconote, dalla doppia elica del dna flusso inarrestabile e continuo di sonanti bit coin.

Da lanciare senza esprimere desideri nell’ologramma della Fontana di Trevi.

Viviamo un’epoca terribile nella quale forti correnti contrarie, tentazioni malefiche inutili, ci sommergono come le continue cattive notizie, alimentate da cattivi bipedi, infami; per fortuna, la realtà non esiste.

Ossessionati allucinati annegati dai frutti amari, letali della comunicazione di massa per distrarre le masse, ché mai lo stato, quinto o classificato come e dove può, rialzi la testa, magari per rimetterla in funzione: come diceva quel filosofo siculo, comunicare è da insetti – con tutto il rispetto e l’ammirazione dovuti – esprimerci dovrebbe essere nostro, nostro compito e anche dovere, categorico. L’imperativo, cediamolo ai dotti, della lingua madre: non ci garbi mai più comandare, né assoggettarci a comandi.

Chissà se la libertà d’espressione, la creatività, l’empatia faranno parte dei circuiti integrati – chissà quanto integri integerrimi – della sedicente umanità aumentata; in effetti, non essendo riusciti a diventare umanità umana con le nostre risorse naturali, ci siamo rivolti agli alchimisti rozzi della magia nera sintetica.

  • – Lo sai che nel 2050 il Pianeta ospiterà più di 10 miliardi di abitanti (scongiuri e riti apotropaici opportuni, più di sempre)?
  • – Ecco, vedi, come dicevo: umanità aumentata!

Caro Saverio il Cercatore, Tu che hai raccontato la storia dei soldati di Salamina, sotto la divisa, uomini dotati di intelligenza, capaci di empatia humana pietas, Tu che hai smascherato impostori, illuminato istanti fatali, forse sai, conosci l’ispirata mano che nella tua terra iberica, su molti muri, ha aggiunto allo sciocco ebete inneggiare ‘viva Franco’ – dittatore sanguinario – il sacro cognome ‘Battiato’; un colpo di genio, perché la Bellezza anche quando migra in altre dimensioni, sempre trova il modo di spegnere l’ingiustizia la bruttura la sopraffazione. Con leggerezza, con ironia.

Il 25 maggio del 1521, Carlo V emana l’Editto di Worms con il quale dichiara fuorilegge Martin Lutero; nel 1787, a Filadelfia, molto prima dell’arrivo di Bruce Springsteen, i delegati degli stati più o meno uniti, con l’aiuto di George, Washington, lui in persona, non la capitale, si riuniscono per scrivere una nuova Carta costituzionale; nel 1895, Oscar Wilde, viene condannato a due anni di prigione per sodomia e volgare indecenza; nel 1935, il vero Figlio del Vento, Jesse Owens, in soli 45 minuti, durante un meeting di atletica leggera nello stato del Michigan, infrange o eguaglia quattro record del Mondo (Prima): un ragazzo nero, povero, nato da una famiglia contadina in Alabama – se volete capire qualcosa della questione razziale laggiù (non nell’Arizona, Alabama, sempre Usa), leggete l’omonimo romanzo di Alessandro Barbero – che solo un anno dopo, alle Olimpiadi di Berlino, organizzate per celebrare l’apoteosi della vil razza ariana, si toglie lo sfizio di vincere 4 medaglie d’oro, in faccia a Hitler e a tutto lo stato maggiore nazista.

Al momento, siamo come una mandria di cammelli, in transumanza coatta, dentro una grondaia. Auspichiamoci un crepuscolo quieto, ma il Giardino è ancora gelato.

Forse la Bellezza non salverà il Mondo, non riuscirà a redimere i peccati capitali degli uomini, però coltivandola con intelligenza ed equità, forse ci aiuterà un giorno a cancellare l’incubo da noi stessi creato:

non recupereremo la memoria di tutti i nostri viaggi terrestri precedenti, come Siddhartha, ma potremo prepararci, renderci degni, di saltare ai livelli successivi.

Buon Risveglio, Buona Illuminazione.

Senza nemmeno bisogno di un lasciapassare.

In bicicletta, con Magritte

Domeniche magrittiane, domeniche sulla bici di René, domeniche surreali;

scampoli di maggio ché tanto la primavera s’è data, alla fuga, di o con Bach.

Domenica d’agosto che caldo non fa, un lampo e sarà Natale. La transizione ecologica lascerà in dono sei mesi d’inverno e sei mesi d’estate, i mesi conserveranno forse i loro nomi originali, ma si alterneranno per sorteggio deciso dalla app e dall’algoritmo supremo, non più secondo la loro scansione originale.

Un baldanzoso Apollo su velocipede mi supera ad una velocità prossima alla luce – del Sole – tento di raggiungerlo, almeno con lo sguardo, ma quel puntino giallo all’orizzonte si dilegua come miraggio urbano post moderno;

un Apollo alto almeno 1,90 con gambe lunghe due metri: con una pedalata, anzi da fermo, percorre senza fatica 20 metri.

– Nonno, cos’è l’infinito?

– Cribbio, Romeo hai solo 4 anni, sei un bimbo molto sveglio e già poni quesiti un po’ ardui per gli adulti.

– Cos’è l’Infinito?

– Conosci i numeri?

– Conto benissimo fino a 20, so fare addizioni e moltiplicazioni, semplici, per adesso.

– Bene, pensa all’8, non Otto Von Bismarck il noto chef austrungarico inventore della celebre bistecca, pensa al numero 8.

– Nonno, sei un tipo strano, comunque conosco bene il numero 8!

– Caro Romeo, re del rodeo geografico sulla cartina gigante da parete nel tuo salotto, ove con puntatore laser sai individuare ogni località del Mondo, la più strampalata la più esotica la meno conosciuta, almeno per me; caro Romeo impareggiabile capo dei Ninja Lego; in attesa di conoscere i ninja mitici del nonno, Sasuke e Kamuj; vero, dolce Ninja Romeo, sempre a caccia di fantasmi bricconi, ladri di preziosi rotoli di papiro, papiri contenenti i segreti dell’Antico Egitto, quello prima delle sabbie?

– Nonno, l’Infinito!!!

– Uh, già; eravamo all’8: due cerchi sovrapposti, escludendo la perfezione, senza dimora né cittadinanza su questo Pianeta attuale, simbolo dell’Infinito e oltre, proprio come nel tuo amato Toy Story. Cerchi simbolo dell’Armonia, della circolarità della Natura, dell’Universo, senza limiti e confini.

– Nonno, sei simpatico quando giochi con me, ma quando ti chiedo le cose, fai tanta confusione…

– Sono un vecchietto caotico, lo so; contengo moltitudini caotiche e contraddizioni, strane immagini, molto simili ai dipinti di un artista che un giorno conoscerai e apprezzerai anche Tu.

– Dunque, meglio chiedere a mamma e papà?

– Forse Ti conviene, ma ci riprovo: Infinito è il bene che Ti vogliamo tutti, quando giochiamo con Te, mangiamo insieme, impariamo insieme, reciprocamente; noi siamo astronauti dell’infinito, esploratori dentro un mare verde come quello dietro alla tua casa, siamo circondati da una miriade di rossi papaveri audaci che nel vento cantano una canzone di pace amore libertà universali…

– Nonno, forse non ho capito tutto quello che hai detto, però Ti voglio un … Otto di bene, un bene Otto!

Nel frattempo, un superbo colombo grigio, grigio luminoso, grigio Vita, con nel becco un fascio di fili d’erba e rametti, raggiunge la compagna: preparano un nido che non sarà rocca di arrivo, ma culla per nuovi decolli.

Inconsapevole, dentro un Vettriano: quadro di

Ho esaurito i dipinti di Hopper:

nei quali perdermi, a perdita d’occhio e soprattutto di mente.

Esaurito, anch’io.

Comincio – riparto, dal via – con quelli di Jack, Vettriano.

Capitan Jack, pittore avventuriero pirata, forse robot, libera scelta: opta.

Il passato è davvero una terra straniera, infida, spesso inospitale, piena di tranelli e trabocchetti.

Sempre più spesso mi trovo – ci provo, a (ri)trovarmi – dentro le sue visioni pittoriche, dentro una sua pennellata, dentro un suo paesaggio, dentro la sua immaginazione, in modo di certo improprio inopportuno inquietante.

Colpa di certe copertine di romanzi maledetti che utilizzano suoi dipinti, colpa di testa bacata: la mia?

Inconsapevole, io di essere nel quadro o viceversa, il quadro di ospitarmi, a sua insaputa; dell’autore e dell’opera stessa.

Atmosfere retrò, anni ’50, atmosfere peccaminose lascive ma sempre permeate da una sorta di aura indolente, come se dietro ogni trasgressione, ogni audace contravvenzione (elevata o conciliante?) al socialmente corretto, al moralmente accettabile, fosse compresa una giusta, imprescindibile dose di noia, reiterazione meccanica di copioni già consunti, già rappresentati, già vissuti, troppe volte, con un finale noto, virato di malinconia.

Un retro gusto amarognolo, come prendere coscienza che anche la migliore coscienza non ci condurrà ad un’assoluzione finale ecumenica, nel senso del consesso umano planetario;

mentre l’urlo di Giobbe scuote consapevolezze certezze identità, leggi divine, chiamando al confronto, al redde rationem perfino il Padre, l’Entità metafisica, il Creatore primo e ultimo: blasfemia, empietà, bestemmia?

Sono tra quei bagnanti eleganti sulla battigia al tramonto o forse all’alba, sono un granello di sabbia, un raggio di sole ormai esausto, la giacca leggera posata distrattamente sulla spalla di uno dei gentiluomini, il cappello a tesa larga di quella coppia di amici; sono dentro e contemporaneamente fuori, dalla scena immortalata, resa immortale, epica della mondanità umana, dentro e fuori dalla tavolozza, dentro e fuori dal catalogo – madamina, il catalogo è proprio questo – di Vettriano: la signora e il suo compagno danzano avvinghiati in riva al mare, sotto un cielo che promette e mantiene tempesta, mentre un gentile terzo uomo – erano tre, non mi ero ingannato- regge l’ombrello, tenta di ripararli, di proteggere quella coreutica intimità; io sono l’ombrello, se Giove scaglierà folgori, pazienza, esserci ne sarà valsa pena penna – virtuale – rischio mortale.

Sono la valigetta porta abiti, sono la sdraio con le bande verticali bianco rosse, sono il rasoio sulle gambe nude ed eleganti della signora che si prepara per la serata, romantica o di gala; di vela da diporto o trasgressione erotica.

Giochi spietati, occhi bendati, perché solo anima cuore sensi abbiano pieni poteri.

Prigioniero dei colori, vivere non solo (nel)la stessa scena all’infinito, ma l’esatto momento di quella scena, in eterno. Eternauta, aiutami Tu.

Mortali bipedi che nella magia pittorica del buon Jack, raggiungono l’immortalità, o la sua fugace illusione, di un istante.

Il sogno, come l’acqua, ci determina;

Acqua e Sogno, inarginabili, ingredienti primari essenziali, preponderanti della Vita, delle nostre piccole, rapide fragili vite.

Del nostro veloce volo – anche il Tuo vulcano ha voluto renderTi omaggio, unico Franco universale – resterà forse la memoria della nostra scia nel firmamento, forse appena un sospiro, dentro una pennellata di Vettriano.

Oceano di Silenzio, lode all’Inviolato

Post muto, silenzioso, oceano di silenzio, oceano di cordoglio.

E’ partito un gigante, un maestro, un artista; chiamando in soccorso uno dei Suoi pochi veri discepoli, Gianluca Gill, questo evento triste, questo lutto “mi precipita in uno strano stato, come in una canzone di Franco Battiato”.

Povera patria, abbandonata nelle mani di servi sciocchi, di parassiti senza dignità, di iene egocentriche. Rozzi cibernetici, signori degli anellidi, sintetici.

Viviamo in un mondo dopo, orribile: forse, non ci siamo capiti, perché dovremmo continuare a pagare tributi balzelli extra a dei rincoglioniti e in più asservirci, arrendevoli proni, a chi si crede padrone?

Uno strano bambino di 11 anni ascoltava incessanteMente la Voce del Padrone, disco in vinile a 33 giri, e attraverso la Bellezza, imparava a non sottomettersi, mai, a padroni.

Gli Uccelli, poesia musicale che svela i segreti delle meccaniche celesti, a chi sa ascoltare, volare, sottomettersi abbandonarsi affidarsi alla risonanza primordiale, alla forza poietica primigenia.

Sia lode all’Inviolato per averci donato Franco Battiato, sia lode all’Inviolato per averci concesso di vivere, senza merito, nella stessa era del Cinghiale Bianco.

Stranizza d’amuri, dolore e gioia all’unisono. Ci ritroveremo in altre dimensioni, percorrendo invisibili sentieri diagonali, colmi di Luce, più veloci di aquile e sogni, più veloci dello stesso pensiero, per concerti universali, senza inizio né fine.

Nei giardini della pre Esistenza, cammineremo placidi, finalmente tornati all’Uno al di sopra del bene e del male, oltre ogni passione bisogno dolore fisici; rinunceremo alla nostra identità terrestre limitata, per accedere ascendere abbeverarci alla Vita, quella vera e conversare solo di Armonia Musica Arte.

Quel bambino oggi dice: e Ti vengo a cercare;

anche perché non vorrebbe perdersi: l’incontro tra Te e Gurdjieff che così aggiornerà la sua preziosa lista di uomini straordinari, la riunione tra i leoni culturali di Sicilia, Tu e Manlio Sgalambro, le nuove rivoluzioni sonore insieme a Giusto Pio, magari dopo aver fatto scalo a Grado o dopo passeggiata a Pieve di Cadore.

L’Immagine divina e il Suono metafisico della realtà, li hai trovati e li hai regalati Tu, alle nostre anime, in cammino verso altri mondi, verso nuove visioni, verso realtà dove regneranno solo Pace e Amore.

Grazie, Maestro Battiato.

Pirati, creature degli Abissi, favole

Bandiera Nera, simbolo di spietata pirateria o libertà?

Ossa incrociate, vincastro del Profeta: si vincerà, trofeo in palio il tesoro nascosto sull’Isola che forse c’è o la sopravvivenza dell’ecosistema marino?

Per informazioni dettagliate, chiedere alla Lega, delle Megattere.

Jolanda, figlia del Corsaro Nero, sei una Donna di corsa anche Tu? Piratessa o corsara, stella, rossa di cuore chioma temperamento.

Seguire il canto delle Megattere, non solo melodia, talvolta frastuono più del rombo degli inquinantissimi aviogetti, ma negli abissi esiste il suono, come ove si propaga? Pro pagaia; per esplorare i 7 Mari, non andremo veloci, ma ricognizione e tutela saranno accurate, certosine, approfondite dalla superficie, dal profondo.

Se le lasciassimo in pace – a proposito come sta la Giovane balena grigia in vacanza in Costiera amalfitana senza green pass? – potrebbero vivere anche due secoli e continuare a garantire equilibrio biologico e salute al Pianeta, senza nemmeno blaterare sciocchezze su transizione e resilienza: le Megattere, naturalMente.

Forse Ti stupisci – mi capisci quando parlo? – del resto ammetto di apparire strano matto anche per il Napoleone dell’osteria centrale che racconta le proprie gesta, sappi però che il tanto reclamizzato rimedio è meno efficace del talismano degli Inuit, mentre i veri ‘miracoli’ hanno nomi cognomi identità, molto precise: Biodiversità Foreste Ghiacciai.

Tanto per dimostrare con geometrica potenza quanto siamo cambiati, in meglio, quanto abbiamo capito – mai più! – dalla pandemia di virale idiozia, abbiamo cancellato nel 2020 anno fatale un’area forestale grande quanto la Terra dei Tulipani; al bando l’economia fossile, certo, forse nel 2050/60, nel frattempo meglio attuare politiche per la proliferazione incontrollata, incontrollabile di centrali e immense condutture per il gas, tagliando a fette l’Africa Orientale, avvelenando ancora un po’ il Lago Vittoria, il Mediterraneo, l’atmosfera terrestre.

Non vorrete mettere sul lastrico le povere multinazionali, ri dipinte di verde marcio?

I Delfini non sono pagliacci, i calamari potrebbero urtarsi e rivolgersi direttamente al loro Padre nobile, il Kraken, per ricondurre gli uomini alla ragionevolezza, al fondo del barile, o sul fondo, degli Abissi.

Se vai per mare e non credi al Kraken, il pazzo sei tu e te lo certifico, mentre dal cielo sopra Dublino piovono gamberetti.

Che Tu possa essere profondo come il Mare di Lucio, Dalla, o scendere fino a 20.000 leghe sotto i mari insieme a Nemo con il Nautilus, per abbracciare scoprire rispettare quello che non si vede, ma pulsa di vita; non ci saranno fad criminali – fishing aggregate deviceses – che tengano.

Altrimenti alla fine i tentacoli del Calamaro Supremo avvolgeranno tutto, riavvolgeranno il nastro, chiuderanno l’epoca della razza invasiva e distruttrice.

Dylan, Thomas Bob perfino Dog, inafferrabile, indefinibile, cangiante: mutare sé stessi in ogni istante per rimanere fedeli alla linea, del pentagramma della poesia del fumetto della Vita.

Il Mare morto risorgerà, un mare abbandonato all’incuria e all’inquinamento definisce chi lo aveva ricevuto in comodato, d’uso, intelligente negli auspici degli aruspici.

Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti: Uno in calle dell’amor degli amici; un secondo vicino al ponte delle Meraveige; un terzo in calle dei marrani a San Geremia in Ghetto. Quando i veneziani (e qualche volta anche i maltesi..) sono stanchi delle autorità costituite, si recano in questi tre luoghi segreti e, aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi e in altre storie.

Sarà solo il finale di una Favola di Venezia, mastro Hugo, ma sarebbe bellissimo se fosse il finale di questo transitorio Mondo Dopo.

Stamberga: longobarda? Sempre in pietra

Percorro contrade, a braccia spiegate, contando solo su gambe e piedi, avendo perduto le Ali – mi sono cadute – nel corso della vita terrestre; corso principale, del centro storico.

Avrei bisogno di un centro di gravità, immanente.

Assordanti sirene trafiggono le trombe – meglio di tombe, sicuro – d’Eustachio, Sirene spiegate, forse con testo a fronte, mentre la testa resta saldaMente ancorata tra le Nuvole? Servirebbe un ottimo caffè, alla leggendaria antica torrefazione San Eustachio.

Da non confondere con altre trombe, dette tube, di Falloppio.

Non abbiamo rinvenuto una Stele di Rosetta per decifrare l’alfabeto delle Sirene o le note arcane del loro canto incantevole incantatore, chissà, forse dio Poseidone con il suo tridente potrebbe donarci prima o poi uno scoglio di Scilla e Cariddi, con inciso di suo pugno, una triplice versione della Playlist di Odisseo: lingua del Mare (talasso glottologia?), greco antico, nuova koine umana.

Se invece di recitare da demagogo, sai cosa sia il demotico, dillo!

Vele spiegate, su cui leggere testi: almeno in teoria – ché, per la navigazione in mare aperto, sono necessari anni di pratica e talento innato – appare operazione semplice; a meno di non trovarsi in compagnia degli occhi del ciclone, di una procella – non pulzella – a bordo di un vascello dell’Olandese (Olonese?) volante, condannato per sedicente eresia al perenne periplo universale, anche se la prima lettera è in entrambi i vocaboli la P (non p2, doppia p).

Spiegare o dispiegare la falcata – speriamo che presto, magari subito, Falchi e Colombe possano amabilmente volare dialoganti insieme – dispiegare le forze, mai armate, ma le proprie, le migliori, per imparare l’Arte di Vivere, per edificare, non triti edificanti discorsi acchiappa applausi, solo utopie trasformate in progetti concreti.

Lo spiegamento degli eserciti sia degli eserciti di Cultura Bellezza Armonia, una volta per Tutte, per Tutti, da qui all’Eternità, anche se nel Mondo Dopo ogni concetto andrebbe rivisto rivalutato riscritto; palinsesto per palingenesi, viceversa funziona lo stesso, allegramente dal palo – per non restare più fermi – alla fresca frasca accogliente, verde, senza fanfaluche sul green – torneo di golf? – né sulla fuffa resiliente.

Ché l’uomo non è geneticamente programmato per dimorare in una putre stamberga, di origine più o meno tardo longobardesca, nemmeno se le pietre aguzze e la putredine le ha scelte lui.

Mi spezzo, siamo già tutti spezzati e speriamo anche risanati con la nipponica tecnica del mastice d’oro che ripara e valorizza le cicatrici, mi spezzo e però tendo pro tendo sono tendenzioso verso l’identità spiegabile: capace di appianare contrasti e malintesi intellettuali o anche meno, comprensibile, a tutti da tutti per ognuno. Che la forza del Kintsugi sia con noi.

Magari spezzarsi, come un grissino al cospetto di un tonno rosso impetuoso della Trinacria, ma spiegarsi, sempre.

Infine alfine come fine ultimo, ma di partenza, dispiegare: non so se ali, vele o solo panni stesi su fili, neo funambolismo post urbano, verso un Mondo, non dopo, Nuovo.

p.s. mejo n’uovo oggi che finì da gallo spennato, allo spiedo, domani.

Matrioska oscura

Dipanare il filo, della Natasha, nome proprio di Matrioska, a scanso di equivoci e denunce.

Seguire il filo, di Arianna, o le briciole di Pollicino.

Il saggio del giornalismo vecchio stampo, vecchia stampa soprattutto – curiosità, occhi aperti, taccuino e penna sempre in tasca, abiti stazzonati, scarpe comode, modi rudi – consigliava: segui il flusso dei soldi, ma anche quell’indicazione antica investigativa, appare oggi di difficile laboriosa tormentata attuazione: i soldi sono sempre più virtuali, virtuali e quasi infinite le matrioske blindate, una dentro l’altra.

Se le figure geometriche sono tutte, nessuna esclusa a priori da priori, un insieme di punti infiniti, come sarà mai possibile stabilire un ordine, se non di qualità, almeno di grandezza empirica?

Matrioske in pagina, tovariščĭ Michail, compagno e soprattutto uomo di affari mercantili, è tornata in auge – non in Augias, Corrado – quella bella imponente, molto farcita relativa agli Anni di Piombo, pesanti, sotto ogni punto di vista, a partire dai sedicenti misteri, dalle lampanti lapalissiane zone grigie, colme di nebbie nelle quali risulta impossibile distinguere anche solo oscure sagome. Impossibile distinguere verità, se alimentiamo cortine fumogene, se il bandolo della matassa viene ingarbugliato sempre più, se il tumore della disinformazione cresce con nuovi libri documenti testimonianze commissioni sparlamentari che ripetono all’infinito i dati noti. Diteci i nomi le circostanze le convenienze, o tacete sparite per sempre, più dignitoso per voi, più salubre per un paese che fa forse comodo conviene garba così: pittoresco e instabile, artistico ma inaffidabile.

Caro Karl Heinrich, te lo saresti mai aspettato immaginato prefigurato con ampolla di cristallo per visioni pre visioni dal futuro, irraggiungibile? Dalla lotta di classe, alla lotta per tornare in classe, o almeno, tutti insieme appassionataMente, nel peripato, per sorbire gradire seguire qualche Maestro e le sue – di lui – lezioni.

Historia Magistra Vitae – speriamo presto anche magistrale e magistrato – ma senza scolari discepoli studenti, anche Lei si dimette e una Storia dimessa dismessa, non è solo peccato mortale, ma una noia letale.

Madiba, padre nobile della Nazione, per estensione meritocratica umanitaria di tutte le genti umane, non esiste una strada facile per la Libertà, d’accordo, ma nel Mondo Dopo abbiamo voluto rendere il gioco la conquista i sentieri molto più impervi complicati oscuri: nessun uomo è un’isola, nemmeno un atollo specie se lì qualcuno ha deciso di condurre test nucleari, nessun uomo si salva da solo, va bene, ma senza intraprendenza faccia tosta intelligenza di Nessuno, non ci salveremo, nemmeno in gregge.

Anche perché, tutto perfettamente sicuro dicevano quelli ‘sull’energia del futuro’, i vecchi reattori dismessi sono degli zombie e ogni tanto si ridestano; nel frattempo, abbiamo trovato il metodo vincente per la transizione, invece di mettere le piramidi di monnezza sotto il tappetino del Pianeta, li gettiamo nello spazio siderale che già non ne può più. Forza Ufo!

Rattopperemo le vite, i tralci della vite, la Vita, la Terra, ma con un gomitolo di filo, di voce: gentile umana omni comprensiva.

Sarà Utopia, con la sorella maggiore, Verità senza più errori né tentennamenti, però Mahatma dice che, sostituendo l’avidità l’idiozia l’ottusità di certe istituzioni, di certi gruppuscoli di potere, con unione nell’amore reale, con autogoverno illuminato da materie grigie, ma preziose, bando della violenza – nel senso di messa al, non di concorso in nuove intollerabili persecuzioni – e cura matriarcale delle comunità e di Gea, potremmo disegnare un Mondo Dopo con un’economia della giustizia e dell’equità, con una transizione transito terrestre naturale, logicaMente eco bio accettabile, sostenibile, applicabile.

Per Tutti, ovunque.

Senza guardare mai più dentro il vuoto oscuro della matrioska o della Bialetti monodose, con il rischio di caderci dentro: senza fondo senza fine senza luce.

Barrique, senza barare

Pagina della Botte, di rovere, anche senza quarti – di vino – di nobiltà.

E’ nata prima la botte o la barricata? Il barrito dei Rivoltosi, copre la risposta.

Metodo barrique, sarà ancora attuale nel Mondo Dopo?

Le proteste – pro testa, un sasso di David ciascuno, una fionda pro capite, mi capite, costaggiù? – ormai non sono efficaci se restano invisibili, inutile andare in piazza se nessuno se ne accorge; più vigoroso il virtuale? Certo, se parliamo di fare l’Amore, con l’umore con il sapore della Folla…

Abbarbicati tenacemente, come mastice per riparare giare frantumate, abbarbicati allo scoglio di qualche tradizione – rupe Tarpea? – , ma anche ‘abbarricati’, che poi non si comprende se l’alfa senza omega sia privativo o rafforzativo del concetto, se non della sommossa.

Siamo la polis dell’apparire, più che una polis ontologica, pertanto non lamentiamoci quando su di noi calano mazzate, metaforiche metà sulle capocce, dolorose assai, soprattutto per gli effetti senza cause, a lungo termine.

Barricate popolari, ma fomentate dalla borghesia, quando vuole ottenere favori dai governicchi di turno? Abbocchi sempre all’amo, confermata la pericolosità del lemma e anche del verbo.

Masserizie, non nel tempio di Massenzio, sacro luogo culturale, andranno bene lo stesso? Storicamente, dalle Cinque giornate di Milano in giù – com’è bello fare la rivoluzione da Mediolanum in giù, come cantava la Raffa nazionalpopolare – hanno sempre avuto un successo notevole, anche simbolicamente, sul piano strettamente affettivo.

Rosa Luxemburg poneva il quesito annoso, forse dannoso: “Dove saremmo oggi senza quelle sconfitte?”. Ecco, da umile profano, vorrei ribaltare, non solo masserizie in fiamme e botticelle marce, ma la prospettiva: “Dove saremmo oggi, se qualche volta, fossimo riusciti a vincere?”.

Inutile arrovellarsi dentro botti di lamiera con quesiti spinosi più di un istrice furibondo, gli aedi del mercatismo senza equilibrismo, senza limitismo imperversano e vincono facile, come sempre, da troppo tempo.

I Barricaderi sono fuori dalla legge – comunque la si consideri, una violenza legittimata dalla maggioranza fatta sistema, però violenza – in quanto la infrangono, o solo perché osano sfidarla sul piano pratico e filosofico?

Prima o poi, volenti o nolenti, diventa imperativo categorico scegliere: da quale parte della barricata state? Schieratevi, per Bacco, senza dimenticare Giunone e Minerva!

Non sono contrario pregiudizialmente – tu sei per caso ‘premeditato’ nei miei confronti? – alle barricate, ma chiedo cortesemente: la protesta si concluderà per tempo, ché mammà con elvetica precisione, alle 12,00 spaccate, mezzodì, butta la pasta?

Come diceva Moretti, il regista, meglio precisare vista la temperie del periodo: mi si nota di più se vengo e mi siedo su una piccola botte in disparte, o se resto proprio contumace?

Io sono io, ma anche la mia botte, come disse Diogene Laertio, molto solerte nelle risposte, a tono, con tono polemico.

Diogene, chi fu mai costui? Mi servirebbe una lampada – anche una lampara di Marzamemi sarebbe manna marina – per scovare il nominativo sull’Enciclopedia cartacea, per fare luce:

dentro la botte, sul Mondo, dentro la mia scatola, cranica.

Biancaneve: una zoccolaia (o era Giulietta?)

Pagina Bianca, sulla quale si stagliano le ombre: dei microbi.

La mia statura – fisica morale intellettuale – è media senza aura, ma attorno a me, non distinguo giganti.

Nell’incantato regno di Lilliput, microbi microscopici – potenzialmente pericolosi – sfidano i fedeli sudditi di quel reame; sfida titanica, ma non perdiamo mai la trebisonda, la bisaccia con i dolcetti della fiducia, il contesto, ammesso che a occhio nudo o rivestito, sia possibile notare qualcosa.

Comunisti in Lamborghini con Rolex al polso – dei comunisti, non dell’auto – sfilano in parata tra ali di popolani festanti; ai più servili servizievoli piaggiatori, in omaggio pacchi – di banconote? Siete matti, nemmeno quelle del vecchio Monopoli – di pasta di grani duri, radioattivi e ricariche telefoniche da 5 euro; via, andare alla gleba, anche fischiettando, come i 7 Nani di Biancaneve.

Altri comunisti in Kashmir, anzi del cashmir (gringo, mira el cash, te gusta mucho el cash), avevano giurato e spergiurato che a fine carriera politica sarebbero andati a combattere per i diritti dei Campesinos in Chiapas, o in missione umanitaria permanente in Africa; Campesinos e Bimbi africani ancora ringraziano, per lo scampato pericolo.

Oh, per inciso, per digressione – prima digressio fit in ore, anche a ore, volendo – la vera triste storia è stata tramandata capovolta: fu il povero principe, ignaro ingenuo delle cose della vita e delle meccaniche celesti a essere molestato da Biancaneve, ché candida era solo la neve, quella atmosferica.

La vera storia di Biancaneve, orfana – altrimenti, che storia di vita vera sarebbe senza lacrime drammi sfruttamenti maltrattamenti? – aveva ereditato dal buon padre (sognava un maschietto, come si conviene: ma, ahimè, sei nata Tu!) la piccola botteguccia di periferia urbana degradata, una fabbrichetta di zoccoli, male in arnese, gravata da debiti leciti con l’inestricabile jungla fiscale – nella quale perdemmo le tracce anche dell’agenzia delle entrate, senza vie d’uscita o fuga – e illeciti con gli strozzini della mala; così, la derelitta, ragazza madre per migliorare il quadro, illusa disillusa delusa – Monte Lusa – dai consueti figuranti travisati da vincitori di reality, era costretta a fare triste mercimonio: senza fiori, senza arance. Pregava ormai che emissari di spietati commercianti cinesi e/o arabi giungessero a rilevare per due spicci la paterna fallimentare impresa, ché Cavalieri capaci di fare imprese si erano estinti da secoli. Bisogna dirlo piano e sdrucciolo, senza cattiveria, ma con onestà: nel Mondo Dopo a cosa servono gli zoccoli? Ci si potrebbero piantare Alberi, come da lezione del Maestro Olmi, in attesa che i prati, superstiti, tornino a fiorire. Non divaghiamo, perché forse in questa mesta era – era questa? – di grande confusione sotto lo smog, la Zoccolaia in questione, avrebbe potuto essere Giulietta, chissà poi se nativa di Verona o Udine, diatriba millenaria in corso, un po’ come quella relativa alla ricetta originale del Tiramisù. Giulietta, sempre cara fu la sedicente innocente fanciulla, come da poetico striscione dei tifosi del Napoli, esposto non al Bengodi o stadio Bentegodi, ma al San Paolo, verso la metà degli anni ’80 del 1900, per ringraziare gli Scaligeri della sempre affettuosa calorosa amichevole accoglienza. Non scendiamo in campo calcistico politicante, ché pop – cioé, poi – si litiga davvero.

Biancaneve era ironica, temo: peccato per le sue auto insignite paladine d’ufficio, che non abbia mai richiesto – né si sognerebbe di farlo – il loro minuscolo operato; quale Biancaneve, al tirar delle somme e della pasta fatta in casa? Quella della versione di Barney? Quella dell’imprenditore a stelle e strisce diventato milionario con la Fantasia? Ancora, quella dei Grimm Brothers? Propenderei, gusto personale, per la versione di Marx, dei fratelli Marx: una guerra lampo, tutta da ridere e l’Universo ritrova – in un lampo – l’equilibrio smarrito; la retta via, chissà. Attenzione infine a non confondere la celebre, orecchiabile marcetta dei Sette Nani – minatori in regola con le norme di sicurezza sui luoghi di lavoro? – con licenziosa ammiccante triviale: marchetta.

Noi viviamo nel grande mondo della concordia, speriamo non affondi in vista di isole (isole nell’Oceano della Solitudine?), del progresso dei rimedi miracolosi, dei fogli di via, però dipinti di verde; meglio smeraldo che Speme, ultima dea, s’è data alla macchia, dei Macchiaioli, da mò.

Per sconfiggere la pandemia, l’ignoranza virale, praticate molta attività fisica all’aere aperto, consiglio rivolto soprattutto agli anziani: cari preziosi Vecchietti, nostra risorsa e memoria, fate tanto sport, morirete prima e comunque, ma morirete sani!

Raccogliamo carote di ghiaccio da analizzare nei nostri laboratori scientifici, perché nel ghiaccio tutto si conserva, anche le memorie del sottosuolo del Pianeta; facciamo però in fretta, molta fretta, perché tutti i ghiacciai terrestri si stanno sciogliendo, per colpa nostra; scivoleremo via, goccia dopo goccia, come la totale confessione dei nostri reati contro l’Umanità e la Natura, vergata nel ghiaccio che fu.

Possiamo ancora sperare nell’aiuto finale e risolutivo del Pantheon, uno a piacimento, magari a pagamento, come serie su tv virtuale:

anche se, come sostiene l’illuminato Roberto Calasso, papà di Adelphi, anche gli Dei sono Migranti e la loro più grande migrazione è già avvenuta da tempo, nell’incorporeo, fantasmatico regno delle ombre cinematografiche.

AuspicabilMente, speriamo riaprano presto le sale!

Breccia Brace Braccia, sottratte al volo

Pagina di Costantino, non tronisti presenzialisti sedicenti attori presentatori, e/o affini, ma proprio Lui, l’Imperatore.

Pagina di certe donazioni, ché il dono quando è vero, non presunto desunto unto, storico o meno, prevede sempre una quantità di azione e/o di pensiero, perfino.

La polis di Costantino si regge salda sulla di lui colonna, ci mancherebbe altro; ne servirebbe una – in magazzino abbiamo scorte? – anche per l’incerto Pianeta, con multinazionali dell’inquinamento e della morte che si rifanno il trucco, fingendo di piantare alberi. Donazioni taroccate, dannazioni garantite.

Almeno, una bella leggenda, più o meno infarcita di fatti verosimili, resta una narrazione da ascoltare, con sommo intellettuale ‘godiMente’.

Atlante, nel frattempo, si è stufato: rassegnato al cospetto della nostra crassa imbattibile idiozia idiosincrasia al ragionamento, ha rassegnato le dimissioni.

La restituzione dopo quasi 5 secoli (se 500 anni sembrano pochi) da parte del Louvre dell’augusto imperiale bronzeo dito di Costantino – Valerio Flavio, ma è sempre lui, meglio abbondare con i nomi imperiali – diventa ennesimo motivo di auto celebrazioni mediatiche: epocali virali banali. Auto celebrazioni degli ausiliari del nulla, eterno.

Per inciso, il vero dito reciso era il medio, gemello antico di quello collocato di fronte alla Borsa di Milano – cosiddetta Piazza Affari (questo pazzo pazzo mondo di affari, sporchi, e di tasse inique, per allocchi) – simbologia finale e messaggi restano immutati nei millenni.

Braccia, sottratte all’agricoltura, si diceva con sprezzo del pericolo e dell’intelligenza nel Mondo arcaico, per trattare con spregio e arroganza altri simili; la prospettiva agro naturale sta cambiando, rapidaMente, giovani intelligenti hanno capito che solo rispettando amando curando con amore Gea, avranno qualche àncora di salvezza, di ormeggio alla Terra, di futuro.

Braccia, si alzavano all’unisono nel Mondo Prima, nelle strade con mille voci per cantare, dopo la riconquista delle piazze pubbliche, dove sorge splende sempre, tramonta il Sole come comanda regola dei cicli naturali, spazi per dialogare progettare, anche danzare, braccia sottratte al volo, alle camminate in equilibrio sulle acque, camminate e voli alti, grazie a mente cuore anima, senza più zavorre psico socio economiche.

Hey Gianpy, Amico mio de Roma, la zuppa calda di cicerchia con bruschette dopo una giornata in mezzo alla fresca fredda abbacinante neve umbra, sembra possa restituire vita ai trapassati e redenzione alle anime dannate; fiorirà il deserto, ogni deserto, quando impareremo studieremo riscopriremo come riuscivano in passato, nel Mondo Prima, millenni prima della sedicente modernità progredita, a irrigare immense distese di sabbia rovente.

Peregrinare nella Valle del Treja, alla ricerca di Atreju; piscine oniriche, naturali, nelle quali rinascere ricreare ri ossigenare il portentoso cavallo Artax per riportarlo sulle praterie, infinite come certe Storie; Foreste Fruscianti che non escono dal gruppo, Draghi quelli veri, forieri di buona sorte, molto più di certi biscotti, cinesi o giù di Lin; Acque chiare fresche rigeneranti, Turris Eburnea da scalare, ma per dialogare con Principesse, finalmente poco riottose, zero influencer di masse bovine anestetizzate.

Hai mai assistito alla fioritura delle lenticchie? Caleidoscopio magico, senza zampone, senza puré di patate o mele, con il Sole, anche quello di Mezzanotte; hai mai assistito al salvataggio di un candido Cigno femmina da un anfratto fluviale periglioso? Il Cigno suo compagno nuota in apprensione, fedele e inamovibile accanto a Lei, mentre i Vigili del Fuoco si prodigano meritoriamente per salvare e tutelare due vite, magnifiche.

Magnifici anche i VF, non solo di Viggiù.

Come cantava il Poeta, maledetto:

voglio un finale che non faccia male, con mani lavate, ma cuori sporchi, togliamoci le mascherine e baciamo tutti insieme il Colpevole; denunciamolo condanniamolo, soprattutto se dovesse dire, si facesse sfuggire, spiattellasse, anche senza terzo grado, la Verità.

La Breccia pia cova sotto la cenere: attenzione alle scintille di repubbliche laiche all’apparenza spente, attenzione alla corsa travolgente, dei Bersaglieri.

In hoc signo vinces, ove il signo, come digitato sopra, è sempre, platealmente – al netto delle eventuali accuse di blasfemia, respinte ai mittenti – il medio, perché in medio dito stat Virtus.

In attesa di recuperare l’uso libero delle braccia, finalità:

Volo.

I Maggio: Festa o Spiga?

Pagina delle Spighe, varie assortite sparse sul terreno, dopo la mietitura.

Pagina delle Spigolatrici, non solo di Sapri; in oMaggio alla correttezza formale politica istituzionale del Mondo Dopo, non tralasciamo di menzionare gli Spigolatori: chi sono costoro, forse figli di un dio delle messi, in tono minore?

Caro Statuto, ti sorprenderebbe assai – ammesso Tu non ne sia già a conoscenza – quanti Artisti Letterati Poeti Navigatori forse anche Santi, siano stati colpiti (da una spiga, in fronte?), ispirati dalla romantica figura delle Donne spigolatrici; romanticismo sì, per la presunta purezza della vita umile nei campi, consapevoli però delle fatiche bestiali dell’agra quotidianità.

Curiose coincidenze: Le Tre Spigolatrici, di François Millet, dipinte nel 1857 in grande formato, quello di solito riservato ai quadri celebrativi di gesta eroiche e storiche, furono una denuncia e uno schiaffo in faccia all’arrogante borghesia dell’epoca che poco gradiva anche solo vaghi accenni alla povertà delle masse; ma le schiene ricurve delle Tre Grazie dei Poveri sono colline del disonore per chi in ogni era, anche qui nel Mondo Dopo, rifiuta la realtà e la responsabilità delle condizioni disumane cui sono condannati, senza colpa, milioni di propri simili. Anche Vincent, Van Gogh, ammirato, si cimentò in una copia dello scandaloso dipinto.

Nel 1857, il rivoluzionario Carlo Pisacane sbarcò prima a Ponza, liberando 300 (323, pignoleria storicistica) prigionieri, alcuni per reati politici – Loro, senza tema di smentita, veri patrioti – e in seguito, insieme a loro, nei pressi di Sapri, per sottrarre i braccianti al giogo di sfruttamento e schiavitù dei Borboni, ma la Storia sa essere cinica e spietata: i contadini, scambiandoli per briganti, allertarono l’esercito borbonico che con l’aiuto degli stessi autoctoni, sobillati a puntino dai reazionari, trucidò quasi tutti i liberatori; ah Luigi, eran trecento, eran giovani e forti, ribelli in nome della Libertà, arrivarono un mattino a bordo di una barca in mezzo al mare… laggiù in mezzo al mare, ci stan camin che fumano, forse fili di fumo di pire funerarie galleggianti, per celebrare ideali e idealisti. Cenere nel Vento.

Quel ‘maledetto’ 1970 del Mondo Prima rispunta a ogni ricorrenza, volenti nolenti, maleolenti di sospetto, sospesi presagi: la 300 – nel senso della legge n. – era Giovane e Forte, ma ignara della sua sorte, molti anni dopo, incontrò Sora Morte, istigata da menti traditrici cospiratrici; a pensarci, gentile Statuto, anche Tu con obsolescenza connaturata, come tutte le umane cose, potresti recriminare, ma sei documento superiore; a pensarci ancora meglio, non per scadere, come prodotto confezionato, nelle vicende personali, considerando che siamo coevi, forse anch’io, oggi, non mi sento troppo in forma.

Il paradigma vivente di transizione e resilienza – quelle vere – si chiama Jonathan, testuggine gigante delle Seychelles, per quanto sappiamo, animale più longevo del Globo; arzillo vecchietto di 189 anni – i suoi primi 189 anni! – trentenne vide con distacco la guerra civile tra gli stati del nord e del sud negli Usa; cinquantenne, fu trasferito, magari non per sua volontà, ma con invidiabile flemma, sull’isola di Sant’Elena, proprio la stessa dell’esilio napoleonico, dove vive tranquillo ancora adesso: non Bonaparte, Jonathan.

Non so se questo mondo sia stato creato per finire in un bel libro (liber…), come sosteneva il poeta Mallarmé; certo sarebbe confortante se da bei libri, traessimo ispirazione per progettare un mondo nuovo, equo e libero; come scrisse l’ineguagliabile Gianni Rodari, sarebbe magnifico se tutti potessero leggere (ottimi) libri, non (non solo) per diventare scrittori e poeti, ma per non diventare schiavi: mai più.

P.S. Canzone del giorno, Il Mantello e la Spiga (Franco Battiato).

P.S. II Numismatica del giorno, monete dell’Impero romano, con le spighe di grano nella Cornucopia, simbolo di abbondanza ricchezza benevolenza degli Dei; in alternativa, le gloriose 10 lire del 1951. coniate dall’Istituto poligrafico e Zecca – nel senso di battere conio, non ideologico – dello Stato.

Scorci, dal Mondo Prima

Pagina degli scorci, fugaci e fuggitivi, del/dal Mondo Prima.

Un piccolo cancello, ferroso arrugginito, incardinato in una soffice delicata purpurea cascata di Glicini che sembra scendano direttamente dalle nuvole, varco dimensionale per un altro mondo, onirico magico alieno.

Sbirciare nell’aia, galli razzolano fieri, della cresta e del ruolo: al gallo che canterà – per tradire ancora altri poveri Cristi? – in omaggio due galline da impalmare, galline floride, al bando quelle male in arnese. Eugenetica, aviaria.

Giochiamo a fare gli dei, manipolando DNA e combinando pasticciando tra gli alambicchi rimedi in tutto e per tutto sperimentali; gli effetti li scopriremo solo vivendo – geneticaMente alterati – e soprattutto congedandoci dal transito terrestre, forse a tempo debito, abbiamo sempre debiti con qualcuno già dalla culla, o rispettando la data sul nostro foglio di via.

Meglio valige di cartone, meno pesanti, meno inquinanti.

Memoria Ram, ma anche Rom, nomade, come tutte le Genti del Globo, memoria di sola lettura, fondamentale però per non obliare chi eravamo e i rudimenti; Ramses I: esimio Faraone, oriundo prima del blocco delle frontiere, guerriero, figlio prediletto di Seth – con la benevola supervisione di Schliemann, Anatolia o Egitto per me pari sono – dopo tremila anni (3.000), inezia al cospetto dell’eternità, non semi di lino per una vita umana, abbiamo scoperto che i geroglifici sono una vera lingua, non emoticon o emoji ante litteram; la Stele di Rosetta resta una memoria superiore a qualsiasi app o hard disk del Mondo Dopo; nulla è come sembra, perché chi detiene il potere della scrittura, è padrone del Linguaggio, domina la società e gli inferiori, la massa. Simboli arcani, arte, scultura, pittura, creatività: soprattutto, Amore per la Cultura.

Napoleone e le sue truppe furono solo una banda di ladroni? Non del tutto, ma Bonaparte oui: eppure, senza l’osannato imperatore – forse non assolto dalla Storia, giusto, illustre feluca romana? – clamoroso acuto travolgente innovatore delle strutture statali, dell’universo culturale, dei meccanismi del commercio, senza se e senza ma; comunque, a spanne, grande per statura e per distacco, dai suoi e dai nostri contemporanei: mentale.

Don Renato, Professore di ogni disciplina, sommo maestro di metodo, storico filosofico: sulla sommità del monte ventoso, impauriti spauriti atterriti per la presenza di nubi nuvolario – forse anche Tazio, Nuvolari – nuvola candida non radioattiva, densa di voci echi ombre di scorci; confessarsi reciprocaMente, confessioni spirituali messianiche, oneste – la confessione di solito è bugiarda – per auto da fé, senza menzogne, pietre d’inciampo, ma anche basali basilari, per fondamenta nuove, per rifondare città, nuove, nell’ottica di Leon Battista Alberti. Candore e armonia divine, con delicatezza e pudore orientali, ché non di sola carne è costituito l’uomo, ma affonda le proprie radici, poggia i piedi tra Terra e Cielo.

Pink Moon, Pink Floyd, volto nascosto di Selene, Apollo 11 e Spazio 1999; qualcuno rimase prigioniero sul suolo lunare, qualcuno si inerpicò lassù – il razzo Melies fu più poetico – per restare in orbita ellittica, anteponendo il bene comune, alla vana gloria individuale: saggezza romana inscritta nella doppia elica, quella del Modulo spaziale, quella genetica influenzata dal prezioso Tevere.

Ora Michael l’astronauta potrà passeggiare tra le dune argentate nel vento cosmico ogni volta che vorrà.

Scorci di Mondi, lontanissimi, nei quali nascono ancora Bambine e Bambini:

scorci di miracolosa speranza, autentici rimedi di gioia, squarci di arcobaleni verso il Futuro, l’unico che vogliamo: mentre noi ci abbarbichiamo ai sogni, Loro sono i talenti della Vita che procede incede germoglia, nonostante tutto.

Senza disagio, senza tema dell’Infinito: fisico/metafisico.

Tempesta e impeto, verso Sud

Pagina dell’Impeto.

Del petto in fuori, non per orgoglio, per migliorare il meccanismo della respirazione – bocca a bocca, senza boccaglio, optimum – , per ossigenare il cervello, anche lui recluso troppo a lungo, ormai incapace di spalancare nuove finestre.

Vorremmo una camera, con vista Mare; un tavolino che si affacci sulla promenade – non Cambronne – tavolino degli abbracci o che almeno consenta di abbracciare se non l’Umanità, almeno l’Orizzonte, il Panorama, il vasto Mondo, ideale fisico.

Impeto, impettiti verso il futuro, quale esso possa essere; un futuro, non qualsiasi, con personalità e intelligenza, possibilmente vera non artificiale, anche se il ‘noverrimo’ cervellone virtuale promette velocità di calcolo spaventosa – non si capisce se la velocità o il calcolo – e inusitata capacità di consentire il dialogo a banche storiche di dati, tra loro nemiche inique, senza canali di comunicazione, né transito, né Panama&Suez.

Con l’impeto – va da sé per tradizione storica – dovrebbe esserci, anche non in rima, l’assalto: di Balaklava (o dopo una bala alla furlana, con la clava carnica), ai bastioni, anche di Orione, servisse a recuperare il bene, soprattutto dell’intelletto; come sempre, appena cominciano i sussurri le indiscrezioni i pissi pissi bau bau su potenziali torte di danaro pubblico nei forni occulti delle istituzioni, parte l’assalto: alla diligenza, della Wells Fargo, o simili.

Quanto lavoro ci sarebbe oggi, nel Mondo Dopo, per gli intrepidi ranger del Texas, ai limiti della legalità, certo, ma per ristabilirla.

Corto, gentiluomo amico mio di mille e mille incredibili avventure, facciamo rotta con rinnovati impeti entusiasmi curiosità verso Shangai? O prediligi il punto più meridionale dell’Asia? Tiziano Terzani non amava Singapore, da raggiungere con battelli a vapore; Shangai porto commerciale o forse l’omonimo gioco da tavolo, meglio in effetti quello con i bastoncini di biscotto, ricoperti di cioccolato fondente. Eppure, dovremmo imparare da Singapore (cantare, sing, con ardore, come certe Ragazze di Trieste e non solo, il 25 Aprile), con animo senza paraocchi, dalla versione attuale: ordine esemplare, mezzi di trasporto pubblico efficienti e eliminazione esponenziale del traffico urbano, per guadagnare spazi da riconvertire al verde, floreale, l’unico sostenibile, costituito da miriadi di lussureggianti piante tropicali.

Giungere alla foce del Mekong, nel mare un po’ indo, un po’ cinese, veleggiare con e verso isole di Paracelso- chi mai sarà stato costui? – e finire tra le braccia di una terribile tempesta, ormonale emozionale onirica: chiedersi, come il brillante narratore Stephen Crane, perché i sette folli spiriti del Mare abbiano permesso di giungere fino a qui, per poi farsi beffe di noi, condannarci agli abissi più bui, più oscuri. Ultimi giri, siori e siore, poi la Giostra sarà rottamata, per raggiunti limiti di utilizzo, per obsolescenza programmata dal nostro DNA.

Che grandissimo para celso, quello scienziato medico astrologo alchimista, ma le 7 regole per una vita sana serena dignitosa restano valide, pilastri umani oltre ogni dimensione crono spaziale: perché diventare schiavi di qualcuno, quando potremmo essere con impeto, autorevoli padroni di noi stessi e delle nostre meravigliose esistenze?

Chiedi a una ragazza di 15 anni d’età chi erano mai questi Aborigeni, chi fu Chico Mendes; martire sindacalista ambientalista, difensore dei diritti dei popoli dell’Amazzonia – che qualcuno vorrebbe ammazzare per radere al suolo tutto, vendere legname, estrarre oro e petrolio – prima che inventassero il colore verde marketing pro distruttori; resistere con l’impeto di Chico, per salvare l’Alleanza dei Popoli, la sacra Foresta, identità culture e lingue che non troveremo mai più, né in rete né sul mercato globale.

Non rompeteci i Polmoni, i nostri e quelli della Madre Terra.

Mit drung in Richtung Südseite, anche le entità metafisiche saranno con noi, finalmente complici comprensive benevole:

vivere più a Sud, con impeto passione gentilezza.

Vivere come Papaveri, tornare a vivere a Sud, in pianta e con piante stabili e sane, per ritrovare i propri astri, i destini, i sentieri, gli unici autentici.

In origine, Prima, dove eravamo Tutti?

Foresta di Sherwood (cartonato verde)

Pagina dei verdi anni che, come cantavano i poeti, non tornano più.

Quaranta anni: sono verdi e pochi, oppure il contrario? Se ti candidi per governare un paese, una confederazione, dipende.

Viaggiare nel tempo è facile, se sai come farlo; nel frattempo, meglio uccidere Kronos – senza offesa – potrebbe risultare più disastroso attendere il fiero pasto del padre che divora i propri figli.

Il laser ci aiuta a scoprire studiare cambiare prospettiva sulla storia dei Maya, resta l’annoso amletico misterioso dubbio: come avranno fatto Loro, senza computer senza app senza algoritmo, a costruire le piramidi andine, mesoamericane, laggiù e anche lassù nello Yucatan?

Lo sapevi, caro Maestro Artusi, che il buon cibo influisce sul benessere della mente, non necessariaMente umana? Lo hanno stabilito questi infaticabili, infallibili scienziati del Mondo Dopo. Mica pellegrini.

Quanto sono ostinati, poco collaborativi i Migranti che insistono a fuggire da guerre, persecuzioni di tutti i tipi, mutamenti climatici catastrofici, miserie assortite? Cosa pretendono da noi, privilegiato evoluto supremo Occidente, campato in aria alle loro spalle, sulle loro spalle, sulla loro pelle? Continuano a imbarcarsi, naufragare e morire annegati nel nostro mare dell’infamia, solo per metterci in imbarazzo, solo per nausearci prima dei pasti, prima dello shopping compulsivo su internet.

Piantagrane, meglio che granate, pianta del grana e del parmigiano;

a proposito: quanto ci piace organizzare summit sempre più nobili, sempre più assembrati (accozzagliati?), sempre più retorici sull’urgenza ambientale; importante, spostare il limite temporale oltre ogni limite stabilito dalla Natura: 2050, 2060 e più in là, all’infinito. L’infinito non esiste, però presto verrà a presentarci il conto delle nefandezze, per esempio corrispondere somme ridicole risibili, per inquinare ancora, ma con la coscienza imbavagliata. Non esiste una transizione dolce, una transizione temperata, un passaggio edulcorato e graduale – i gradi sono già troppi, esorbitanti – ché come sentenziava il rugoso, ma saggio Maestro Joda: non esiste provare, esiste fare o non fare.

I Draghi sono verdi o rossi? Stanziano parte del loro tesoro per la presunta rivoluzione ecologica, ma sembra proprio una rivoluzione del Pirro, giravolta su sé stessi, per restare fermi immobili anaffettivi, sul punto casella economia di partenza.

Carissimi Cochi e Renato, dove arrivi se parti, certo, ma che partenza sarebbe, se resti fermo, soprattutto al palo senza frasca?

Da Get Back a Cash Back, non troppi passi, avanti, già detto e scritto volte plurime: un metodo ideato dallo sceriffo, quello di Nottingham, rubare ai poveri – come si sa, sono sempre tanti, ma in certe occasioni tornano utili – per favorire i ricchi. Del resto, se non aiuti i ricchi, l’economia neoliberista s’inceppa e l’ingranaggio crolla.

Tutto dipinto di verde, perfino i pappagalli e i camaleonti sembrano vinti dal tedium vitae, dallo spleen, dalla noia cromatica, cromosomica: adesso anche la carta verde – non per facce come deretani – per circolare indisturbati; nell’arcaico Mondo Prima era riservata agli studenti universitari per viaggi scontati – meglio che i viaggi siano sempre sorprendenti e che la meta finale sia solo il percorso stesso – su convogli ferroviari, il libro verde degli stati civilissimi uniti su cui erano pubblicati i nomi delle strutture ricettive adatte ad accogliere l’uomo nero e non sarà chiamandola con idioma anglosassone che muterà sostanza e natura: incostituzionale, illegale e tu illustre Mario, dell’omonimo bar di provincia, dovresti saperlo.

Tornare alla civiltà agricola, non solo al museo dedicato, a Palazzolo Acreide: giorni di intensa luminosità, Cielo vicino, anima e materia distinte, ma convergenti verso lo stesso Orizzonte. Muretti a secco addolciti e ombreggiati da maestosi Ulivi, a incorniciare gli unici sentieri possibili, quelli umani.

Hey politicanti economisti amministratori cingolati, vi sorprenderà sapere che al momento, anche nel Mondo Dopo, la tecnologia più forte avanzata evoluta intelligente che abbiamo per combattere – la vera guerra, come garba a voi – contro la co2 nella nostra atmosfera, resta il patrimonio arboreo: quello che noi bipedi fallocefali stiamo allegramente massacrando in nome del dio profitto.

Vil razza dannata.

Quante giornate, in un anno, figliuolo? Mariuolo…

Pagina delle Giornate.

Anzi, paginata delle giornate, dedicate ormai a chiunque, a qualsiasi cosa passi per la testa, per la strada, per il talamo nuziale o meno: la mogliettina adorabile per indispettire il marito troppo distratto andò a letto con il primo cretino che incontrò; il problema è che oggi i papabili si sono nel frattempo moltiplicati in modo esponenziale incontrollato, oserei digitare: virale.

Fondamentale non segare il ramo su cui tutti siamo ancora seduti, più o meno confortevolmente.

Pagina delle Logge, del Lionello, del Liocorno antico galeone, del Flicorno – ché qualche corno cornetto cornutone spunta sempre, musicale o apotropaico – ma anche, come diceva quello, massoniche, delle masse ammassate senza cefalo, delle lobby delle lotte, intestine – no gas, no ‘flautolenze’ – per il potere e/o vil denaro, sterco del demonio, a loro insaputa (del potere, del denaro e del povero Fra’ Diavolo).

Rimpiango le rogge urbane, in ogni senso, del nord est, massacrate deturpate intubate in cemento vomitato da tecnocrati idioti; abbattono alberi, espiantano i polmoni della Terra chiamandoli malati, eradicano i loro stessi organi vitali. ma chiamano ogni crimine: sviluppo.

Quante giornate, figliuolo? Tre Ave Maria e un Pater, noster, auspicabilmente. Nel Mondo Prima, la matrona, anzi, la matrix, era semper certa, l’altro, numquam, ma oggi siamo tutti figli dell’algoritmo; come ritmo, sarà algo, senza alghe di Fukushima magari, ma spurio di swing, quello vero, quello caro a Renzo Arbore.

Figliuolo, bada, sii coscienzioso cosciente misurato: troppe giornate nell’arco di uno stesso anno, anche horribilis, rendono ciechi. In attesa della prima vera buona notizia e del Transcosmonautilus Mirabilis.

Giornatina truffaldina della Terra; le celebrazioni – ché qualche pio bove non s’illuda – le affidiamo a noti sodali di cementificatori e trivellatori – Drill your ass – così, non salveremo le disperse capre, belanti a vuoto, né i cavoli anche perché se sono quelli di Brusselles sono tossici, amari a priori: ai priori del Pianeta, no, business is busillis, guai ai vinti, ma gli intrallazzi devono continuare, anche post mortem.

La strada è stretta, anzi la via, ma ci sono lampioni di luce, solare, e botteghe del caffé, un po’ equino, un po’ solidale; stretta la via del borgo antico, larga la foglia dell’inganno, ma non l’abbiamo ancora mangiata tutta, metabolizzata nemmeno a parlarne: forse, ridotta a bolo, ruminiamo le stesse sciocchezze da quasi un secolo, ma non le comprendiamo.

Questi colori della tavolozza di Vincent, questi papaveri di Claude – mai sottovalutare il potere della scarmigliata papaverina – sono la mia, la nostra vita; lasciate che i Bambini del Mondo sognino nel vento, del cambiamento vero radicale salvifico.

Se ci ammaleremo, di Nostalghia (Maestro Tarkovsky, dove sei?), sarà solo, sempre colpa nostra e almeno per la griffe colpe capitali abbiamo l’esclusiva; i nostri stili di vita vitaccia di vite, non si armonizzano con le esigenze farsesche dello stantio mercatone globale, del nuovo vecchio corso, senza patente di corsa. Ladroni sì, ma almeno con licenza regale, cribbio.

Il Leone marino nel golfo della California, nuota in profondità e sgrana allibito i suoi grandi occhi scuri: un’orrida mascherina inquinante davanti al suo muso; la sua espressione allibita, ci interroga e ci condanna, senza possibilità di appello: che razza di umanità siamo?

Anche Greta, la Divina, si è ritirata, giovane; dallo schermo, al mito, senza scorciatoie, senza compromessi, negazione di decenza pudore dignità. Difficile imitarla.

Viaggiare nel mare infinito intorno a noi o nel mare dell’Infinito, sul dorso o anche nel ventre della giovane Balena Grigia, migrante dall’Atlantico o dal Pacifico, novella Fenice marina, per sete di conoscenza, per fame di plancton – o della pizza di Dumas;

liberi da Achab (se fosse Gregory Peck, sindrome di Stoccolma), libera Lei, liberi tutti:

occhio agli spruzzi arcobaleno dallo sfiatatoio!

Annunci e attenti agli accenti

Pagina degli Annunci.

Annunci di tutti i tipi, funebri commerciali, di coprifuoco, non coperchi delle pentole, ormai vuote, buone giuste per un cacerolazo in piazza, anche senza guerra. Negare sopire reprimere, perché l’unica via per la pace sociale, eterna, resta la santa repressione.

Del resto, non ci avevano detto che viviamo nel migliore dei post mondi possibili, considerando che non si combattono più guerre da 75 anni? A scrutare bene il Pianeta, non sembrerebbe, ma avanti così, ripetere una bugia un miliardo di volte h24, non la trasformerà in verità. Come una zucca per qualche ora carrozza principesca grazie a un magico inganno, tornerà sempre zucca; visto l’arietta che spira – anch’essa, purtroppo – meglio accontentarsi della zucca.

Chi visse di annunci, Nonna Erminia completerebbe la sentenza, da par suo: questo paese, anzi questo mondo dopo – mi perdoni l’Avvocato Mauro Sandri per le modifiche improprie al suo saggio aforisma – vive di annunci roboanti, virali più dei virus, e poi, inevitabilMente, muore di realtà, quella vera concreta naturale.

Onanismo marziano, ingenuità di fabbricazione terrestre, eterodiretta da Pasadena – Olimpiadi di Los Angeles 1984? – il drone studierà per noi il Rosso Pianeta, in attesa che i bolscevichi al potere si arrendano alle leggi del mercato; se i riccastri vogliono come sempre decidere tutto loro, perfino chi debba possa abbia i crismi – il karisma no, non fa per voi, nemmeno il karma – per competere al grande circo dell’intrapresa, i primi a non credere nel libero mercato, i primi a stritolarlo con lacci di seta nera, sono proprio loro; poco importa e/o differisce che si tratti di sport professionistico o esplorazione dell’Universo, cui, piccolo dettaglio, nessuno ha chiesto se sia favorevole.

Con la super lega, finalmente i padani potranno sognare di nuovo l’indipedenza e un Doge illuminato che garantisca prosperità ai sudditi della Serenissima; il torneo ora genuinamente amatoriale con grande coppa finale Bucintoro d’oro, sarà trasmessa in ogni sestiere, anche se per accedere correttamente allo streaming lagunare, servirà il sestante di bordo (per fortuna, il truffaldino mose, nessuna parentela con il Mosè di Michelangelo, nato già guasto, anzi marcio, dentro, nel frattempo sarà divenuto un’installazione per turisti, di bassa lega); per le radiofilocronache in diffusione, la trasmissione ufficiale, da 90° minuto, si chiamerà, per adeguarsi alla nuova incredibile ricchezza – dei soliti famigerati – miliardesimo minuto (Bucchi docet); state sereni, la minuta dei conti cifrati, occultata dentro scatole cinesi, resterà sigillata in bunker post atomici su isole e atolli mai trovati. Così, a pelle, questo specie di atollo mi sembra un gran figlio del Mare.

I super scienziati, speriamo non i virologi e gli infettivologi che da 14 mesi non ne azzeccano una, nemmeno su suggerimento di Zeus, pare abbiano individuato un nuovo corpo celeste, forse un pianeta simile alla cara vecchia agonizzante Terra. Anche perché nel frattempo, il mega iceberg A68 che rischiava di collidere contro le coste della Georgia, quella del Sud, con terribili conseguenze per la povera fauna locale, si è in realtà frantumato a causa della temperatura troppo elevata dei mari e dell’atmosfera; mentre tutti sembrano sollevati – come sempre, avendo eliminato il senso di vergogna – da ogni responsabilità individuale e collettiva, colgo controcorrente inquietanti presagi. Dormire sognare, forse migrare, trasmigrare come facevano gli Uccelli, ma per la razza umana, fuggire (come?) in massa verso un nuovo Eldorado Eden Megalopoli cosmici, sarebbe un escamotage di comodo: prima dovremo rimediare ai danni terrestri, poi, casomai, i più meritevoli potranno concedersi un periodo di ferie, stellari. Avevamo giurato che saremmo diventati migliori, invece sarebbe già festa grande, fossimo rimasti fallocefali come eravamo, prima.

Colonna sonora suggerita, per celebrare l’arrivo in Albione dell’avariante indiana: Arrapaho degli Squallor, solo per autentici intenditori; almeno 40 minuti di allegria saranno sicuri, il resto lo scopriremo, a partire dalle vergogne, solo vivendo, chi potrà.

Annunci di pubblica offerta, progresso sociale, piccolo spazio pubblicità progresso: quanto dura il vostro rimedio, sei mesi, un anno, forse 18 mesi, magari 24? Gli Alchimisti non riescono a trovare la risposta, ma se qualche antichissimo Druido – barba bianca d’ordinanza – ci vende la pozione, magari con ingredienti che giungano non contraffatti da bachi malandrini attraverso la Via della Seta, si aggiudicherà appalto, scudo fiscale, scudo penale (non fallico), vitalizio, per lui e per tutte le generazioni future: della sua famiglia.

Pagina finale degli annunci e dei quesiti; non esitate a inviarne a go go, ma attenti a non sbagliare qualche accento: se avete quesiti da pòrci, questo è la fattoria ideale.

Anche Nike è rimasta senza ali? Evadiamo, o almeno, evacuiamo

Pagina dell’Evasione, vera sognata presunta;

una pregunta, por favor: a che ora comincia la diretta per la fine del mondo come lo abbiamo conosciuto? In alternativa potremmo evadere anche noi da Alcatraz, da Yuma (occhio ai puma e al Popolo dei Pima), dalla Cayenna portandoci via anche un po’ di pepe? Una fuga sottotono decorosa poco chiassosa, soprattutto nei colori, per non dare nell’occhio.

Le evasioni sono sempre innocenti, al netto delle deviazioni perversioni sollecitazioni?

Caro vecchio patacca, Fidia, sapevi che già nell’antichità del Mondo Prima le grandi aziende del Mediterraneo globalista, secoli prima della globalizzazione, delocalizzavano in Arcadia (se lo sapesse Harlock…); non mi credi? Vai al Louvre, alla ‘Naik’, impiegata in un lavoretto poco pagato e senza tutele legali ai magazzini di Samotracia, sono cadute le braccia; pare sia riuscita a conservare le ali, anche se sarà complicato effettuare nuovi decolli, da decollata. Maledette ghigliottine.

Il grande capo supremo – non si tratta di burla, garantito dall’imparziale gilda di farmacisti ed erboristi del Mondo Dopo – degli alchimisti, dichiara con orgoglio: i nostri rimedi, mezza dose alla volta, sono traumaturgici contro ogni morbo, se non funzionano è solo colpa del cliente malato; ma per una vera miracolosa magica protezione dovrete acquistare e consumare più dosi ogni anno, da qui all’eternità; cosa volete che sia un piccolo sacrificio con la prospettiva della vita eterna? La vita e l’amore sono eterni, finché durano, anzi, finché dura la pacchia, per noi.

La Piffer prima ti vende la pillolina blu, per alluparti a dovere, poi quella rosa del day after, per non restare gravido, soprattutto di conseguenze, terribili. In ogni caso, contro ogni certezza, evidenza scientifica, correlazione extra coniugale, come dice il Maestro calabro saudita SalvaThor Bel Fiore: Vaginatevi!!! Tutti, più che potete.

Noi puntiamo senza indugio – credere obbedire (grazie, amico radicale Maurizio Bolognetti) vaginarsi – sull’Umanità di gregge: quando il gregge sarà davvero umano, potremo forse congedare auto proclamati pastori delle Genti.

Il paese – quale non si sa; un paese, brutti pignoli e anche pettegoli che siete! – risorgerà, dalle ceneri dalle macerie dalle miserie: grazie all’ausilio del piano ausiliario non Marshall, PNRR: piano nazionale ripresa della repressione; anche perché è noto che reprimendo a lungo, qualcosa prima o poi esplode: verso il Firmamento delle firme, più o meno prestigiose, e oltre.

Pythókritos, Pythókritos chi era costui? Vuoi vedere che per saperlo dovremo, ancora una volta, ringraziare quel vecchiaccio di Plinio che altro non aveva da fare che girare per cantieri, battaglie campali, intrufolare il naso in affari altrui e scrivere resoconti? Chissà quanto attendibili; incrociamo braccia e fonti e cerchiamo di ricavare frammenti, di verità.

L’evadere m’è dolce da questo mare, di sbarre (di plastica e non solo).

Evadere, evacuare – prima Donne e Bambini? – premessa essenziale e doverosa, prima della messa che poi finirà (ite fratres, missa est), rendersi conto della differenza;

comunque, verbi azioni funzioni: ‘entrambi due’ necessari, anzi, vitali.

Specchio ontologico

Pagina dello Specchio.

Riflessi riflessioni flessioni, fisiche mentali spirituali.

La Luce illumina ma crea ampie zone d’ombra, per ripararsi riparare ritrovare ritrovarsi.

Annegare dentro lo specchio, avviluppati dalla pianta del Narciso, attenzione massima al pitagorico specchio: brucia, come le fiamme di un qualche inferno, privato.

Specchio ontologico, immagini ombre echi del presente immanente, appena dietro di noi; ci segue ovunque, incollato alle nostre calcagna, molto più della nostra ombra; rivela smaschera denuncia tutto e solo le verità, anche le più riposte obnubilate imbarazzanti poco edificanti, per niente al mondo edibili, di noi. Eppure, siamo noi.

Oltre le sbarre, frammenti identitari; oltre l’immagine confusa, un altro me, non altro da me; la condanna, la benedizione, il destino dello stesso sangue. Carne e sangue, dentro. Ossa calcinate, sbriciolate dal Sole.

Il Pianeta ex azzurro – al bando ideologie politiche, bandi di concorso solo per veri Pangeanauti, adoratori puri di Pachamama – è ancora bello nonostante sia avariato; chissà cosa ci attende con le avarianti.

Cara estinta Ellade, ‘Pallida Atena’, siete sicure che le vostre cosmologie e filosofie, feconde di sapienza insuperata, ma basate sul contrasto tra logos e Natura siano ancora valide? Il buon saggio Philippe sostiene, non senza nuove illuminanti ragioni, che per fondare una catartica sana società globale, dovremmo partire da un assioma universale: animali di ogni genere e specie, minerali, acque, piante, fenomeni atmosferici costituiscono un meraviglioso collettivo, la band del Creato, nella quale tutti sono importanti, tutti detengono pari dignità e inalienabili diritti.

Se i sociologi hanno urgente necessità impellenza imperativo categorico di andare a lezione da Darwin, prìncipi feudatari borgomastri alchimisti e sacerdoti di rito wannesco – nel senso della Marchi, Wanna – da chi dovrebbero essere costretti a studiare per una vita sabbatica, considerando che da 14 mesi ci tengono prigionieri, in ostaggio i nostri cuori polmoni anime?

Quartiere di periferia, molti anni fa oggi; uno di quelli scomparsi alla vista ai radar alle app dei politicanti, pseudo scienziati, sedicenti dottoroni: invisibile il quartiere, invisibili le persone residenti; l’essenziale è sempre invisibile agli occhi dell’uomo mediocre.

I bambini di quei giorni non sono mai andati via, li troverai ancora e sempre per sempre, in giardino a scuola in parrocchia:

selvaggi e liberi, fedeli alla stessa parte del cuore.

Trattati, modelli: Polpi&Pipistrelli

Pagina del decesso, de cesso italicum (trattato scomparso, opera minore di Caio Giulio)?

Esauriti i giacimenti pubblicitari di slogan ottimisti, ‘andrà tutto’ bene è andato da solo a farsi benedire, siamo tutti in ansia – nemmeno negli anni ’80 del 1900, quando spararono a Bobby Ewing ‘il buono’ (vabbé…) della serie tv Dallas, il pubblico da casa si mobilitò così empaticamente – sulle sorti poco progressive dell’altro mantra categorico apocalittico apodittico: il nostro paese è campione nella partita contro la pandemia, la nazione degli italopitechi un modello per il resto del Mondo.

Il famigerato manuale delle ataviche marmotte, nel senso del sonno profondo, lo abbiamo scritto tutto noi, da soli: un autentico gran pezzo di modello, con i 100 errori fondamentali da commettere nell’amministrazione di un paese, amministrazione ordinaria straordinaria emergenziale. Paradigma perfetto, paraflù, parabrezza: fate il contrario rispetto a noi e forse vi salverete.

La grande campagna alchemica dei rimedi langue, nel Vecchio Continente assetato di idee progetti salvezze: i druidi litigano tra loro sulla formula esatta del medicamento – sull’efficacia o sulla proprietà intellettuale; langue dove la lingua duole, meglio: langue perché i rimedi non arrivano o perché sono arrivati, fallati; già partita l’inchiesta – destinazione mihi ignota est – di maghi e fattucchiere a carico del povero popolo degli Ippogrifi fattorini, attenzione però perché se perdessero la pazienza a causa di ingiuste accuse, s’ingriferebbero, di brutto e non ci sarebbe merlo di mura castellane in grado di arginare la loro motivata, grifagna, indignazione.

Anche riti apotropaici e incantesimi protettivi pare siano fuffa in questo nuovo millennio con troppi vizi di fabbrica, non polverine magiche – ché ogni rito sanitario serio vanta una componente sociale, come i viaggi con Pejote o quelli con carburante lisergico, oggi molto rivalutato – ma polvere irrespirabile sotto tappeti taroccati; anche i mercati neri, al netto del razzismo, non sono più affidabili come nel rimpianto Mondo Prima.

Ancora agnostico delle leggi fondamentali della vita, un sempliciotto ingenuo – uno come me, sui 51 – potrebbe chiedersi: perché fanno quello che fanno e la gente permette che lo facciano? Questa mattina, è ricomparso Elio all’orizzonte e i suoi raggi, filtrando con forza attraverso le nebbie, hanno acceso nuovi dubbi, nuove antiche domande: forse non sarà più di moda il genocidio etnico, nonostante droni servizievoli e bombe smart, però uno socioculturale antropologico globale sì; in fondo, le solite proiezioni al 2050 (ricorre un po’ troppo spesso questa data) annunciano una popolazione mondiale composta da circa 10 miliardi di individui, sarà necessario creare spazio, in qualche modo.

Non so se nel discusso saggio di Attilà (con l’accento sulla a, finale), pubblicato un lustro fa, si prospettassero strategie estreme, però, il nome dell’autore offre ampie garanzie di competenza in materia.

Se volete vivere informati, affidatevi solo ai grandi veri professionisti del settore: gli autorevolissimi professiofiaschi dei ‘midia nazionali’. Domenica scorsa, per citare qualcosa, l’editoriale firmato da un direttore di testata torinese, ex repubblichino scalfariano, preso dalla boria e dall’ansia di convincere il popolino della statura da statista dell’attuale capo di tutto e delle di lui formidabili strategie geopolitiche pro Cane nero a sei zampe, è riuscito a scrivere che il banchiere per sempre avrebbe commesso solo una banale imprecisione definendo il satrapo di Ankara, dittatore. Motivazione? E’ stato eletto dal popolo. Come Hitler, come Mussolini, con percentuali che oggi farebbero impallidire e scomparire dalla vergogna gli onanisti dei laik su faccialetame, tuittoadminchiam, instagramo.

Qualche verità vera filtra e incrina la cappa di menzogne letali, quando tutto crollerà come tempio con dentro tutti i filibustieri, sarà tsunami galattico, inarrestabile: aria aperta, baci, interazioni sociali rafforzano sistema immunitario e sistema nervoso centrale; ci sarà bisogno di molti giudici, nell’eventuale poi del Mondo Dopo, a Berlino o sede alternativa di Norimberga, dove per fortuna – non Dusseldorf – sono già allenati.

Jacques, mon ami – non mona mì, o forse, anche sì – ho letto con curiosa gioia che uomini e polpi possono essere amici (ognuno di noi potrebbe avere un grande amico, in fondo al mare), ma il merito è tutto della vivace intelligenza: la loro!

Tutto chiaro lapalissiano evidente, come il Sole il Solone la Sola, a mezzanotte: in attesa di Batman, Vampiri, Streghe.

Intanto, il Re dei Pipistrelli, non necessariaMente cinesi, ride insieme a tutta la Sua corte dei Miracoli, ride forte:

di noi.

La voce del Padrone: annegare nel mare cosmico, d’Amore

Pagina del Pane, degli Angeli, impastato con l’ingrediente segreto;

della pianta del, perché se per qualcuno il pane nasce sugli Alberi come gli zecchini d’oro, quello quotidiano, se non ne hai, difficile Tu possa degustare in alternativa brioches transalpine, tra l’altro assai burrose.

E si sa che a Parigi con il burro… evitiamo, siamo in ancora in settimana multi cromatica protetta. Del resto, la Ville Lumiere, non sarà mai Bari, perché non solo non ha il mare, nemmeno le donne che nei vicoli, con mani sapienti, fabbricano orecchiette. Alchimie Esoterismi Kabbalah, del fare.

In comune – non la storica arcaica comune parigina – politicanti e governanti che anche come rape, non sembrano delle cime. Salire in alto, sulle vette, oltre gli oceani di nebbie e smog per abbracciare l’orizzonte, per allargare il punto di svista, individuale.

Pagina del pane dello Sri Lanka, di chi migrante senza arte tranne la fame, né parte in commedia, arriva a Milano e dopo 13 anni di lavoro duro, ma regolare, fa 13 al vecchio Totip – in senso metaforico – comprandosi, in era covid, uno dei locali storici della meneghinità: niente svolazzi markettari, zero eccessi fusion, etnici sì, ma con garbo, rispettando usanze e gusti indigeni; caffè cappuccini paste panettoni colombe, secondo antiche ricette locali. Quando poi sarà naturale sorbire ‘l’espresso alla bengalese’ o le pregiate qualità di te di Ceylon – 7 mari delle epoche di Cristoforo Colombo e del Raja bianco di Sarawak – senza esclamare “ti, ti te set minga de’ Milan (vegnen tucc de foeura!)”, la città della Madunina e della Scala sarà davvero magari non una capitale, ma un’urbe urbana e internazionale, senza doppi sensi calcistici. Ché anche il Derby parla ormai aliene glosse economiche, quotidianamente.

Panettoni sghembi, in pietra, cavi, che solo contorte geniali menti nipponiche avrebbero potuto concepire, edificare: quando fioriscono i sakura, gli appassionati di anime e manga possono accedere al cuore dell’edificio e perlustrare con curiosità e allegria crescenti le immense sale dove scaffalature multiple contengono libri, anime, manga; altre sale ricreative, per ristorare fisico e spirito, per alimentare la creatività e la fantasia.

Sol Levante, vorrei perdermi a Okinawa, su viali di ciliegi in fiore, farmi trascinare via dal vento, dentro un vortice di petali rosa per salti nell’iperspazio, per risalire la china, le scale celesti, spirali incorporee di energia oscura per attraversare universi paralleli, ma confinanti, a nostra insaputa.

Sapevi, caro Giuliano, che attorno alla Terra esiste una sorta di mela invisibile, multi strato, multi buccia, chiamata magnetosfera, capace di proteggerci da raggi cosmici pericolosi, generosa nel filtraggio di anti neutrini e neutrini cosmici forieri di nuovi sapori? Noi saremo il sale del Mondo, ma solo la Vita rende liberi, fino a quando non La rispetteremo e proteggeremo in tutte le sue varie forme e manifestazioni terrestri, saremo costretti a soccombere a pandemie dei virus e soprattutto dei poteri criminali. Le sante Foreste purificano aria e acqua, ma noi continuiamo ad abbatterle; altro che agende verdi blu, sedicenti ecologiche, solo vecchie malsane transazioni per cemento e trivella a tutto spiano, peggio del nauseabondo Prima.

Signori del Cosmo – Juri Gagarin – Signori degli Anelli – Juri Chechi – uomini capaci di volare, con la fantasia prima di tutto.

Fresca Primavera o freddo Inverno, del nostro scontento in questo arido Mondo Dopo; mangiamo pane duro e nero, sognando di mangiare pane e castagne o pane e banane; non importano i risibili ruoli terrestri, le formali divise, non importano i portoni, l’unica forza motrice, l’unico filo di seta che salda gli universi intelligenti resta l’Amore, come ci ha insegnato Giordano Bruno:

attraverseremo praterie e foreste cosmiche, ci riconosceremo, anche e soprattutto con occhi nuovi.

Dopo 40 anni, La voce del Padrone/Maestro risveglia la nostra coscienza, ci conduce ai giardini della pre esistenza e finalmente connessi interconnessi coscienti, ci chiameremo con i nostri nomi, quelli veri.

Vince sempre il banco, del mercato (Draghi o Lupi?)

Pagina bianca delle Pagine Bianche, in quantità.

Anche la carta è destinata ad una veloce estinzione, le materie prime scarseggiano, a partire dalla preziosissima fondamentale vitale acqua e non sarà più possibile sprecarne nemmeno una goccia per un bene voluttuario così ‘inutile’.

Pagine bianche delle nostre vite scritte vergate fustigate da altri, i soliti dieci furbetti con loro famiglie e accoliti: potessero colpirvi coliti, fulminanti; senza rancore.

Parole di fuoco scritte con il fuoco nate dentro i mitologici vulcani; Stromboli e Etna, uber alles, su tutti.

Recluta, come si chiama lei? – Stromboli, signor comandante. – Ah, come il noto vulcano… – Sì signor comandante, ma non siamo parenti.

Talvolta anche i Draghi ululano – Lupi in sciopero, causa clausura coatta nelle foreste più nere, come certe notti – non solo alla Luna piena mefistofelica, anche contro i dittatori; ululati meditati e selettivi, dittatori libici no, sono nostri amici petrodollariferi (e poi fanno sparire qualche migrante invasivo), quelli turchi chissà, tanto in piedi – non certo a piedi – resta solo l’antica befana, quella europea.

Parole ferine, parole come pugni di ferro in guanto di velluto; fero (in romanesco?) fers tuli blem blem latum blum… uora uora arrivau u ‘ferre bot’;

mi sono perso, nel labirinto, nel sacro mausoleo delle lingue, trapassate. L’attitudine e soprattutto i paradigmi – anche paradenti parastinchi caschi, di questi tempi non sono sgraditi – o li hai, o non li hai; caciotte e pifferi dei paesi tuoi.

Da quando abbiamo smesso di capire il Mondo? Da quando abbiamo confuso i dogmi indiscutibili – se perfino l’infallibilità del re del Globo può essere messa in dubbio – del neocapitalismo barbarico per leggi e verità assolute dell’esistenza? Da quando caro Charles, abbiamo smesso, o obliato, le tue scoperte e concepito la società non come un organismo vivente, ma come una immensa arena nella quale sopravvivono solo i più loschi, spietati, individualisti egomaniaci? Eppure, dovremmo ormai sapere che progresso non è sviluppo senza limiti e crescita non equivale a prosperità della Comunità.

La glossite è stata classificata quale sintomo del morbo, ma seconde me sono proprio le lingue a essersi infiammate, per l’utilizzo stupido contorto truffaldino che facciamo di loro; comunque, resti agli atti: le Ragazze amano l’Italiano, eccellono in lettere letteratura lettura, ma se da giovani hanno la possibilità di conoscere le grandi donne della Scienza, diventano imbattibili anche nelle materie scientifiche e sbaragliano la concorrenza maschile.

A proposito del morbo, caro Danny, ti propongo un breve ma esaustivo reportage giornalistico contro informativo, ma fattuale dettagliato inappuntabile anche ‘fat cecchins’ (grassi cecchini) dei media ufficiali: l’antidoto è sicuro e efficace, tranquilli… anzi, per essere proprio corretti, gli cambiano nome e, si vogliono rovinare con i nostri risparmi, anche le eventuali, remotissime, praticamente impossibili controindicazioni scritte sul bugiardino… però, aspetta, oh badate bene, sicuro è sicuro, ma quasi quasi suggeriscono sia meglio non somministrarlo a donne – non si tratta di sessismo! – giovani magari incinte… lo ribadiscono con certezza e orgoglio, questi rimedi magari non sono proprio perfettissimi, ma lavoricchiano, costituiscono un miracolo della scienza (miracolo della scienza…), un miracolino, anzi miracoletto, e come avete potuto constatare tutti, sugli anziani sono davvero portentosi, dopo i 100 anni, una vera bomba, anche perché siamo in guerra!!!

(Finitela di romperci i covoni con ‘ste menate sulla sicurezza, pagateci e chi se lo vuole fare si faccia e se crepa, ‘so cocci sua!!! Clausola finale stampata con inchiostro simpatico – simpatico, almeno l’inchiostro – sulla versione segretissima del famigerato contratto d’acquisto, custodito nella spelonca di Gollum).

Illusione ottica purtroppo, né Draghi magici, né sacri Lupi;

alla fine delle fiere, alla fine della fila per la fiala, al termine della filastrocca, la vita odierna nel Mondo Dopo è come un ristorante di lusso;

accogliente e disponibile, solo per i ricconi che decidono tutto:

arredi personale e perfino il menù.

Il mercato privato è morto? Privato d’umanità, non muore mai, viva il mercato!

Alla fine, vince sempre esso.

Di platoniche lezioni: tra Atlantide, Occam, rasoi

Pagina del Rasoio: di Occam.

Occam del Campidoglio? Credo di no, con tanto rispetto e immutata ammirazione.

Guglielmo di Occam, chi era costui? <<Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora>>. Mi perdoni Maestro, non rumino molto il francese.

Forse il diabolico barbiere di Fleet Street, quello che talvolta vorrei essere anch’io.

Tra una fredda, precisa, netta rasoiata e l’altra, applicare un sacro principio di ragionamento, discernimento, comprensione, forse; morta l’empatia, da tempo nel tempo sepolti il conflitto di classe, diritti umani, dei lavoratori e solidarietà sociale, al cospetto di un ventaglio, di una ridda, di una miriade di ipotesi, a parità di fattori, la spiegazione più semplice è sempre quella da preferire a tutte le altre. Vi fidereste nella vita quotidiana di chi sottoscrive contratti al buio, senza conoscere dettagli, diritti, doveri, senza sinallagma, senza cognizione alcuna delle conseguenze legali? O lo classifichereste, nell’ipotesi migliore, un beato ingenuo?

Resterebbe così abbastanza tempo per agitare bacchette magiche da direttori d’orchestra, veri, per bacchettare sedicenti giornalisti bacchettoni che inneggiano alla cura turca contro Curdi e Migranti – magari, per espiare, condannarli a vivere e lavorare un anno dentro il regime di Ankara, quei giornalisti – orchestre sociali nuove, solo dal vivo, vive, in presenza, ché la distanza fisica antropologica rende non solo più ruvidi – orsi, magari! – ma egorroici, stupidi, paranoici.

Akio da Tokyo a Portus Naonis: quattro pilastri quattro punti cardinali quattro fantastici cardini della vita, professionale e umana, nell’ordine che preferite, ma attenzione e massima cautela, perché se invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia, l’omissione – o’ missione – inficia il tutto; passione, spirito d’iniziativa, condivisione, raggiungimento graduale di obiettivi misurabili.

Riuscire a visitare l’Africa del Nord (in Africa esiste un nord?) spietati regimi liberticidi e inumani, senza accennare nemmeno in modo vago casuale erroneo, all’importanza di rispettare Persone e Popoli, per riattivare invece i soliti sospetti opachi contratti, sul criminale commercio contro l’Umanità che garantisce profitti ai fabbricanti di armi, agli spacciatori di petrolio.

Vagheggiare sulle lezioni platoniche, non virtuali, ma di Platone in carne ossa materia grigia:

scoprire con gioia e gratitudine quanto avesse ragione su infiniti argomenti, non solo filosofici, ma scientifici, storici, geografici. Lui sapeva conosceva la mitica – per noi – Atlantide. Isola o quasi isola che forse non c’è più, nel Mondo Dopo, ma c’era, fu vera gloriosa concreta, migliaia di anni prima della venuta di Cristo: una storia narrata e tramandata in forma orale, poi con parole scritte, oggetto di incauti commenti ironici, avrebbe trovato nel Mondo Dopo una clamorosa conferma, grazie alle mappe geofisiche tracciate dai satelliti robotici che volano, spiano, ma studiano il nostro ancora – per fortuna- misterioso Pianeta.

Satelliti più simpatici di certi droni sciocchi e delatori, abbattuti a fucilate da alcuni isolani. Atlantidei sopravvissuti nei millenni grazie all’Albero della Vita, sempiterna? No, coriacei, indomabili Sardi.

Caro Paul, infermiere della Scienza, davvero incredibile che organismi semplici e simpatici quali i lieviti siano imparentati in modo stretto con noi bipedi che ci riteniamo complessi, superiori, padroni; tutti gli esseri viventi hanno un’origine comune, appartengono alla stessa famiglia, perfino affermazionisti populisti sovranisti, loro malgrado. Anche se poi si finisce per parteggiare per i lieviti graziosi che ci regalano: pane birra vino.

Mai confondere scopo e finalismo; Signorina, mi consenta, al suo sembiante al suo cospetto mi fletto: io l’amo. – Ottimo, se avesse anche la lenza potremmo almeno garantirci una dieta ittica.

Arie d’Artista, arie d’Opera, forse come la Madama Butterfly un bel dì vedremo spuntare un filo, di nuova umana intelligenza;

al momento, meglio restare accorti, non per etica, ma per prudenza: con l’editing genetico si sa dove si comincia a baloccarsi, si ignorano gli effetti finali. Nel dubbio, mai dimenticare, nemmeno sulle mozzarelle in carrozza, gli affetti personali.

Proprio come certi rimedi, anche senza rasoio, ormai senza filo (non di fumo), di Occam, o, in alternativa, di Sweeney Todd.

Roulette russa, o roulotte: per vie di scampo

Pagina della roulette, russa.

Si fa presto a dire complotto spionistico. Lo dicono i complottardi, per primi, per spiazzare anticipare spezzare spazzare: le piazze e i Popoli, per le necessarie pulizie, di Primavera: quella che, intanto, tarda ad arrivare.

Si diventa spie e/o inviati speciali, per combattere la maledetta noia e i terribili nemici, soprattutto quelli endogeni, ché degli indigeni spesso facciamo parte noi e perfino la nostra famiglia.

Tutti conservano una profezia, nel cassetto, nel taschino del gilet, in un kiwi file o wiki? – , segretissimo; o una zia prof., amore giovanile segreto, ma di Pulcinella. Le celebri profezie del NostroAdamo, indeterminate quanto basta per adattarsi a tutto, come certi capi d’abbigliamento oltre le mode, come certi uomini – sui marciapiedi – per tutte le stagioni.

Da anni, abbiamo rinunciato al diritto, alla sacrosanta tranquillità, all’intimità, alla privatezza, da quando le esimie banche hanno inaugurato la remunerativa – sempre pro domo loro – abitudine di spiattellare intere banche, dati, con tutte le nostre informazioni, le più sensibili. Poi, la tecnologia, la tecnocrazia, poi gli amici amiconi amichetti, anzi i cari figli dello zar moscovita, dislocati in Parlamento, nei governicchi, nelle aziende strategiche ma fallite fallimentari: assoldare antichi spioni, più pasticcioni che abili, una spesa davvero inutile, superflua, un vezzo da satrapi annoiati. Ognuno si accende la pipa come preferisce.

Nel covo degli spioni, nel covo del covid; nel preistorico Mondo Prima, cartelli promozionali garantivano a viandanti affamati, a potenziali clienti di bocca buona e larga, a lavoratori a basso costo, ai gonzi i più varj da accalappiare: rancio ottimo e abbondante. Truppe da mandare allo sbaraglio e ciurme di disperati da spedire dove finivano i mari e restavano solo orrende creature, spesso venivano ingaggiate così. Mutatis mutandis, mutano i codici genetici, le forme le esigenze, cambiano le aspettative, i presunti bisogni vitali: torme di astinenti, da intelligenza salute verità, cercano solo bancali container vagonate di rimedi magici, magari spediti tramite amazon; come disegna Massimo Bucchi, più che il rancio – rancio in testa – nel Mondo Dopo è fondamentale che l’agognato ἀντίδοτον sia ottimo e abbondante. Gli ingredienti, li scopriremo, più avanti o forse mai; magari potremmo chiedere lumi a Zio Vladimiro, lui non ne saprà una più del diavolo, ma molte più di noi, certamente Да.

Oci ciornie, Compagni, pravda e glasnost siano sempre con voi.

Vi sorprenderà sapere che parte dei fondi in teoria destinati ai famigerati recovery e transizione ecocida, finiranno a finanziare – che governissimo, solo dei migliori e delle ‘migliorissime’! – armamenti e solite riverniciate multinazionali fossili. Meno male, mi stavo preoccupando, ero pronto a lanciare pubbliche raccolte di soldini, bit coin: oro alle patrie, nodose randellate ai dubbiosi disfattisti, nemici della nazione (il quotidiano fiorentino?).

Perfino gli alchimisti più integralisti ammettono, digrignando i denti, che questi elisir in teoria ‘anti contagio’ sono ancora in fase sperimentale: non ne sanno indicare efficacia, durata, effetti negativi a lungo termine, nemmeno scrutando tra le interiora della selvaggina, o tra i fondi di caffé e i fondi delle peggiori discariche continentali di munnezza. Comunque, dopo un anno di andrà tutto bene e misure draconiane, i contagi sono sei volte tanti, se non è magia questa, caro Gandalf, dimmelo tu cos’è.

Poche inesistenti labili certezze; la pandemia, come sempre, conviene a chi può permettersela, tra gite fuori porta alle Canarie e sabbiature con rito apotropaico a Dubai (ma n’dubai, se la grana nun ce l’hai???).

Agli altri, tutti gli altri, diseredati senza santi in paradiso o diavoli nell’Ade, disidratati financo, restano invocazioni di aiuto a Saturno:

quando non è contro, può inviare gli anelli in eccesso, salvagente.

Fondo pagina, della roulotte non necessariamente russa; magari rossa o arcobaleno, per vie di scampo di fuga sulle rotte degli scampi, per scampare in primis a noi stessi:

tassonomia dei crostacei, ricoperti da armatura, ma con indole delicata;

specie dei decapodi, forse con dieci piedi riusciremo a correre più in fretta, a giungere più lontano.

Sette Meraviglie del Mondo

La regina di Babilonia (vacanza ‘morbi e fuggi’)

Pagina delle Regine.

D’Egitto, senza offesa.

Non solo, anche a Babilonia a Babele a Babette – o era Ella una sovrana dedita all’arte culinaria? – veneravano una maestà, femminile.

Regina, forse non per merito e competenza, ma per schiatta (schiattavano le altre nobili Signore, d’invidia, non troppo sana, letale): avete mai notato il sangue blu, le zebre a pois, gli elefanti – o erano i Gronchi? – rosa?

Auguste Donne, dominatrici della Lingua e relativi poteri arcani, altere senza alterigia, magnetiche nel fascino e nella conduzioni, di governi governicchi popoli in masse. Masserizie Masserie Masse atomiche sub atomiche, relative.

Cristopher Lee, diabolico, vampiresco più che mai non può sottrarsi all’influenza sovrumana della Dominatrice di Babilonia, la favolosa: la mitica città nella Mezza Luna fertile che ci ha fatto sognare, con giardini pensili inusitati inimmaginabili; 7 meraviglie del Mondo, 7 peccati – quella però, meglio non lo sappia Nabucodonosor, era una taverna.

Nel frattempo, proprio come stagioni, mezze stagioni, mezze maniche, travet, anche le malattie di stagione pare si siano estinte; tra mascherine e divieti, costituzioni calpestate, hanno preferito ritirarsi, speriamo non sull’Aventino, speriamo non nel Giardino degli Aranci, passeggiando indolenti, senza più carica (virale o vitale?), su viale Nino Manfredi.

Primavera intermittente, come certi collegamenti internazionali del Mondo Prima; strani giorni, strane voglie, l’erba voglio non ricresce più nemmeno nei giardini delle Regine, cementificazione e smog hanno vinto, sono stati virali, anche mutando nome e abito hanno trionfato in tutti gli a-talent: transizione ecocida.

Il Canale all commerce di Suez ci ha impartito tre lezioni, numero perfetto, ma le abbiamo subito gettate nel dimenticatoio e nel trita balle, di fieno: possiamo continuare a fare gli idioti, a cuor leggero, o meglio, assente.

I Giovani – chi saranno mai? – languono per astinenza da socialità, ché i social sono la negazione l’aberrazione la frustrazione di ogni rapporto umano: Ragazzi, attenti, non uscite, là fuori il Mondo Dopo è insidioso, pieno di trabocchetti tranelli tradimenti.

Siamo le regine delle città, facciamo tutto quello che ci va, ci balocchiamo a sazietà… ci sbudelliamo in rivalità; ma sorellanza unità d’intenti senso di comunità, sono i nostri marchi, di qualità.

Ne uccise più la penna che la spada, nel piccolo Mondo Antico; oggi, siamo fortunati: parole a caso casaccio casarecce, in libertà, almeno esse; ne stermina più la nostra idiozia idiosincrasia all’organizzazione alla verità al rispetto della Vita e del Pianeta che le pandemie. Pazienza, finché c’è Guerra dei Morbi, c’è speranza.

Una bella vacanza pasquale, morbi e fuggi; soprattutto, fuggi dai morbi, se puoi.

Lassù, in una galassia lontana lontana, esiste una Regina cosmica;

ci ha inviato il suo messaggero con un discorso di pace e salvezza: donerà il codice della Salute, eterna, ai primi esploratori spaziali che riusciranno a raggiungerla, senza inquinare il Creato, senza nuocere o uccidere forme e esseri viventi.

I riccastri terrestri si sono già messi in competizione, ma a quanto pare, nonostante le loro (loro?) ingenti risorse gli scienziati mercenari hanno finora progettato razzi – razzetti a micette – in grado di raggiungere, a stento, Igea Marina da Cape Canaveral.

Nel frattempo, la Ministra dei Neutrini esulta; li aveva perduti dentro il buio lunghissimo cunicolo tra il Gran Sasso e Ginevra, ma un valente ingegnoso gruppo di scienziati, russi senza spia (ché chi la fa, non solo l’aspetti, ma non è figlio di Maria), ha scoperto la loro posizione velocità reale identità: dopo un’avventura ai limiti ai confini ai corral della realtà, dai buchi neri erano precipitati – incauti e spauriti – in fondo al Lago Baikal, Siberia, il più profondo della Terra.

Almeno essi, i magici Neutrini, potranno rientrare nella reggia materna e darsi alla pazza gioia, dentro i Giardini.

Jet Lag o Getsemani

Pagina del Jet Set.

Jet? Set? Tra aerei e produzioni cinematografiche, in bilico: non era tutto bloccato? Falò delle vanità, illuminaci d’immenso d’incenso di senso, pratico soprattutto.

Pagina di Jet Robot, cuore d’acciaio – quello era Jeeg, ma vale lo stesso – cervello, umano, troppo umano: tre amici, un solo corpo, ché abbiamo dimenticato quanto sia l’unione a conferire forza.

Jet Set mellifluo suadente superficiale, da non confondere con ‘Jetsemani’ – o era il celebre gruppo tarantolato dei salentini Getsemani? – il giardino dei.

Non vorrete picchiare sempre e solo chi dorme ai piedi dell’albero, anche il miscredente che dorme sul ramo; se nel frattempo, si fossero scambiati di posto, pazienza; un cornuto da mazziare, bisogna sempre individuarlo.

Teoria dei colori, lunga teoria di colori, ma se Greci e Romani e Arabi e Persiani, a caso a vostra scelta, rinascessero oggi, nel Mondo Dopo, verrebbe fuori un intricato vespaio ché la Torre di Babele al confronto sembrerebbe una candid camera organizzata con copione blindato.

Dietro lo specchio, Nanni Loy o Nanni Moretti – un impenitente osservatore di costumi scostumati o un altro papa dimissionario? – magari l’ombra del solito sospetto, la parvenza, la larva della mia identità, alla deriva senza avere mai vissuto una vita da Lupo del Mare; solo oniriche illusioni con Melville, Conrad, Salgari, H.P. quello vero, Mastro Hugo Pratt.

Torna il caleidoscopio della pandemia, la tavolozza dell’emergenza, ma potremmo discutere a lungo su temperatura, qualità, quantità, luminosità, opacità di tinte colori intenzioni? Chi è candido, non esiti a candidarsi; se davvero è puro indossi la veste e non la maschera sbiancata. Era più onesto Casper il piccolo fantasma o lo sventurato Fantasma di Canterville? Albus Albino Alboino, silenti: chi tace acconsente o si astiene dalla indegna gazzarra per intasare sempre più lo sciocchezzaio mediatico quotidiano?

Giallo urlo di Munch, o Rosso scandalo, come Gilda atomica, nei sensi, i 5, delle curve pericolose? Anche se bianco, rosso, oro sono i colori che ci dovrebbero accompagnare verso la Rinascita – non rinascente, mi spiace per il commercio globale, ma i templi erano saturi di mercanti e carabattole e sono stati abbattuti.

Non sarà il canale di Suez di nuovo navigabile, grazie a un Mastro Lindo qualsiasi, a restituirvi il sedicente scettro.

Jet lag, jet lag, chi sei tu jet lag o Mick Jagger? Rolling Stones Stonehenge Stone Age; Phileas Fogg o Ulisse, sfida finale per decidere il vero, unico modello del Viaggiatore del III millennio, con il persistente convincimento che il migrante dall’Afghanistan all’Islanda – bombe e vulcani permettendo – sia ormai il solo che meriti di fregiarsi con l’agognato titolo: la partenza, l’arrivo, il percorso rapido senza intoppi, sono importanti, per i turisti della vita, la propria in prima istanza.

Martedì palindromo, 30/03: intellettualismo sbandierato, ignoranza manifesta; non so cosa significhi il dotto vocabolo, non posseggo alba né tramonto, di significato significante, semantico simbolico metaforico, però mi consola e conforta che i grandi professionisti dell’informazione e della scienza siano ripartiti di gran carriera – la loro – estraendo dalle fondine le mai dismesse metafore belliche.

I Popoli fornivano preoccupanti sintomi di risveglio, dal torpore dall’incantesimo dall’ipnosi del terrore.

In una fresca e luminosa mattinata, riuniamoci sul Gargano, tra frammenti di preistoriche preziose selci e sagge Streghe inascoltate, tra le fronde di Colossi Millenari: impariamo da loro l’arte della Vita in uno dei giardini ancora esistenti dei semplici giusti Getsemani.

Non camperemo mille anni, camperemo meglio e finalmente liberi, perfino dal jet lag.

Incas? Incaz… Incagliati

Pagina Bianca, anzi Evergreen (per i puntigliosi: Ever Given)!

Sarà colpa di qualche oscura profezia distopica degli Incas – o erano i Maya, i cugini sudamericani di Pandora Melegatti? – ma nelle pieghe della Storia, l’Umanità confusa infelice vagamente incazzata, finisce per incagliarsi, nelle secche della propria cieca dabbenaggine.

La dura legge del contrabbasso – dura, specie se il contrabbasso collide con le nostre teste – si auto avvera ancora una volta inesorabile: un mastodonte del mare, una porta container, si blocca in mezzo al canale di Suez e ingolfa, in modo più o meno rimediabile, il mercato globale, quello dello sviluppo senza limiti, del dissolvimento di ogni regola e/o limite: dimmi, sommo sacerdote neoliberista, Madre Natura non è ironica beffarda superiore a tutta la nostra inane tracotanza? Voglio ridere, quando piangerai.

Non per fare polemica di sabato, ma gli oracoli del libero mercato, non ne indovinano una dall’istituzione del primo, rudimentale baratto.

Culle vuote, bare occupate; speriamo siano – almeno i feretri – sicuri efficaci sanificati: in alto i cuori, siamo il paese ex bello della famiglia, che odia le donne in maternità e dichiara guerra quotidiana – trasporti, asili, scuole, agevolazioni pratiche – ai nuclei familiari, soprattutto i più coraggiosi e numerosi; politicanti e politichesse, di solito pluri divorziati, con plotoni di amanti e prole sparsa per il mondo, marciano periodicamente compatti per ignobili family day, ché cittadini poco avvezzi all’albionico idioma non comprendano, ma ‘giornata del familismo’, sembrerebbe titolo molto più aderente alla realtà, fattuale.

Piazze piene, urne vuote: nemmeno questo giochino in zona rossa, tanto come argomentava qualcuno se i voti dei cittadini contassero davvero, da un pezzo avrebbero abolito le libere e democratiche elezioni, oppure, come nei regimi totalitari attuali, ci si recherebbe alle urne ogni 6 mesi, conoscendo a chiare lettere in anticipo il risultato; fossimo rossi come lanterne volanti, staremmo meglio. Precetto categorico: anche per la Semana Santa, non si vola.

Acqua, terra, aria, fuoco, i quattro Elementi costitutivi; ma come i Moschettieri di Dumas erano 3 + 1 – anche senza promozione commerciale – ora, pare che siano diventati 4, sempre fantastici, + 1, nuovo, almeno per noi profani ignavi agnostici: una Quinta forza in grado di fare luce dentro la materia oscura, capace, forse, di spiegare ma non piegare, il segreto ultimo e/o primo dell’Universo. E poi?

La fine, la nostra, è nota, ma non troppo lieta; nel 2023, in barba all’agenda green&blu e alla transumanza ecologica europea, i ghiacciai dell’Indonesia, rari in quanto tropicali, saliranno di grado: da rari a scomparsi, in via definitiva. Non saranno gli unici, non saranno gli ultimi; comunque state sereni, come diceva quello, finché ci sono rimedi – dacci oggi il nostro elisir quotidiano – c’è speranza. Bonanza Creek e pagliuzze, placcate oro; bigiotteria, ma la febbre non si placa (placca).

I furbetti di ogni genere, grado, categoria hanno sempre vita e carriera troppo facili facilitati, trovano sempre qualche furbone frescone nei media, nelle istituzioni pubbliche che mosso a pietas nei loro confronti per ragioni ignote, li difende dallo stigma pubblico e nelle segrete stanze del presunto potere, scrive illeggibili leggine, adatte all’uopo alla bisogna all’hoc; la Costituzione? Come il Paradiso, può attendere. Anche perché non pretenderete di avere sempre sotto mano o peggio in testa tutti quegli articoli noiosi verbosi pedanti.

Pasqua blindata, ma non per tutti: ricchissimi, vaccinatissimi, raccomandatissimi, per direttissima, senza passare o ripassare dal via e dalle tabelline – nonostante il crollo del Ponte di Messina (Massimo Bucchi docet), crollo ante litteram così non perdiamo tempo – potranno andare in crociera nel Mediterraneo e in un fantastico esclusivo elusivo villaggio vacanze su un’isola greca; ignorando le micro plastiche invasive, ormai capaci di colonizzare perfino la Fossa delle Marianne.

Vorrei frequentare un Vero Elevato Illuminato: il Lago Titicaca, cantare sulle Sue rive nenie augurali in lingua Quechua, farmi invadere, per mia scelta consapevole, da politeismo animismo polimorfismo: andale Andini con ritmi precolombiani, pre civilizzazione, quella cattolicissima iberico europea, tutta ferro sangue lacrime. Convertitevi, convertitevi: poi, per non fare ob torto collo a nessuno, gli ultimi li decollarono.

Ho avuto in dono una cosmovisione: il nuovo lider, però maximo, sarà Tupac meno Amaru del solito, del passato remoto e del presente distopico; dai riflessi pavloviani del nostro arrendevole schiavismo inconsapevole, ai riflessi divini in ogni cosa del Cielo e della Terra, in ogni essere vivente.

Forse, tra qualche miliardo di anni – c’è un tempo per ogni era, senza fretta – il Globo azzurro terracqueo risorgerà, grazie ad una microalga, sarda.

Tutto è illuminato.

Pan Illuminismo, per una volta: umano, naturale, universale.

Ombra su ombra

Pagina delle Ombre.

Rosse, no bianco!; come direbbero i giovani Papu e anche John Ford.

Ombra su ombra, ché all’osteria in compagnia – vietatissima – una sola non basta; c’è tanto bisogno di allegria, quella invocata auspicata annunciata da Mike Bongiorno, con e senza fenomenologia, degli Spiriti e di Umberto Eco.

Se fossi grande come il Cielo, vi avvolgerei con il mio spirito, ma sono un meschino osservatore, pigiatore compulsivo, ammiratore del Dottor Fabbreschi, Mirko, in arte Capitan Fotonik, nella vita sognatore e siglista – nell’unico significato possibile, sigle disegni animati (perché i segni sono sempre Anime amati)- utopico.

Siate maledetti, o komplottisti, maledetti al cubo, voi, proprio voi, quinte colonne che spifferano tutto, gole profonde, collaborazionisti di negazionisti di evoluzionisti… mancano solo Stanislao MoulinskY e Nick Carter e le prime ombre, trivenete o della sera, che avvolgano la polverosa Laredo e/o San Giacomo di Rialto (25 marzo 421 d.C., Mondo Prima). Rispettando i fusi.

Il mondo ormai è in mano ai fusi: di ogni specie genere tipo professione. Tutti fusi per i magici rimedi: chi li anela come feticcio traumaturgico, chi già apre i forzieri perché sa che le ondate, le maree continueranno e il mercato, globale – what else, Baby? – ne esigerà di nuovi e sempre più potenti, ad ogni minima mutazione stagionale; quelli orari, sempre fusi, i più normali tra i normali.

Ci vorrebbe davvero un mercoledì da Leoni, bianchi, come Kimba; oggi purtroppo, non si adombri il Padre degli Dei, è il giorno a Lui dedicato, senza tralasciare Durante degli Alighieri; ma la gran cassa, mediatica non funebre, ci ha assordati a dovere, come a rammentarci in poche settimane e mezza, con dovizia di scabrosi dettagli (famiglia di usuRai…), i 7 secoli passati.

Toshiro Mifune, 7 Samurai: dove siete? Vitto e alloggio garantiti – frico e refosco, dal penducolo rosso a profusione – se acconsentite a liberarci, dai giochi gioghi giocate, sporchi malsani fraudolenti. Forniture a vita.

Restiamo in Giappone, Yamato origine dell’Armonia e del Sole, visitiamo i Teatri d’Ombra, quelli più lontani dalla capitale; lanterne magiche, fantasticherie misticismi realtà onirica, sapienza artigianato arte; rammentiamo tra le storie di personaggi d’ombra talvolta più vivi degli uomini che ogni nostra vita è appesa a un’ombra. L’incanto la meraviglia il miracolo è proprio questo.

Sai, Gianluca Gill, amico etneo, il gatto può essere molto vivo o molto deceduto – Re Gatto è morto? Viva Re Gatto (di Schrodinger)! – allo stesso tempo (esiste solo questo momento, hic et nunc), all’unisono, in contemporanea, in diretta streaming universale; dipende dal momento e dalla qualità, dell’osservazione e dell’osservatore. Me lo hai insegnato Tu, con un disco quantistico, narrando una canzone che mi faceva piombare in uno strano stato, come in un disco di Franco Battiato.

Una particella subatomica può davvero essere rilevata? O abbiamo a malapena la fioca illusione di intuire un ampio ventaglio di probabilità, di decifrarne posizione, grandezza, moto? Onde su onde, una immensa vela: traiettorie mai lineari, mai rette – oneste e coerenti, solo a sé stesse – inafferrabili, indescrivibili, equazioni misteriose arcane irrisolvibili, perfino per Einstein, così fuso in crisi d’ispirazione, d’intuizione da essere finito – a lavorare in banca? giammai – ad accettare il ruolo di medio marketting magnager per catene di supermercati pseudo popolari: alimentari, eppure sempre catene.

Heisenberg, finalMente, ride, risanato.

Il giornalista italopiteco, bolso più che mai, ci fissa nelle pupille guardando dritto in camera, non solo tele, ma proprio la nostra, camera della Notte e come un archeologo reduce dalla profanazione della Piramide del Faraone – non escluderei a priori la Faraona – o il tempio maledetto dei Sacerdoti, denuncia: se so’ inguattati i rimedi e anche la ricetta originale dei tonnarelli alla gricia.

Per gli elisir, di lunga o decurtata linfa lingua esistenza, mettiamoci sopra un condono, tombale, ma non si scherza con la Sacra Gricia.

Buon appetito – giovedì gnocchi (meglio al femminile, per non incorrere nelle ire funeste del MiTu?) – tanto al tritar delle somme, auguste palme, si tratta sempre de magnate: di pochi, a spese dei quasi tutti.

Dio non giocherà a dadi con le regole dell’Universo, ma inventando la paradossale – per noi limitati bipedi – meccanica quantistica ha dato prova ontologica di umorismo: ironia, però divina.

Fare i Conti, con Laura

Pagina delle nostre Paure, le più recondite; nemmeno tanto.

Paure ataviche oscure irrazionali, preistoriche – che storia prima della Storia! – medievali; non abbiamo compiuto troppi passi, né come neo lillipuziani, né da aspiranti emuli di Gulliver, con gli stivali del Gatto.

La Giornata della Poesia e dei Poeti l’abbiamo congedata consumata congelata, ma l’eterno dubbio, anzi duello, anzi incontro impossibile in orbite parallele che non si congiungeranno mai, resta sul tavolo sul tappetto che non vola più – anche tra le briciole sotto il tappeto – su lavagne didattiche ormai ridotte a ologrammi sempre più incorporei. Quale duello? Tra sviluppo e progresso: non dite poi che PPP non ci aveva messi in guardia, sull’avviso, sul chi va là, con mezzo secolo d’anticipo.

C’era una volta una lepre con la faccia di bambina, viveva nelle campagne intorno a Seveso e nell’afosa estate del 1976 trascorreva il tempo allegramente, giocando spesso con le sue compagne; il 10 luglio scoprì che gli umani non sempre compiono atti d’amore, non sempre scelgono i sentieri del bene comune, del rispetto degli equilibri della Natura. Anche Marco, bambino con dubbi e esigenze intellettuali e morali da giovane uomo, vero, tra partite interminabili a calcio e avventure a fumetti, intuì da solo che verità pubbliche, scientifiche, mediatiche e verità private, nascoste, mimetizzate quasi mai coincidono. Soprattutto se di mezzo ci sono le sedicenti ragioni della misera ragion di stato, abbarbicata avviluppata avvinghiata ad un sedicente, pretestuoso, pretenzioso sviluppo.

Nel magico misterioso lontanissimo paese del Sol Levante, il settimanale per i ciechi, pubblicato in braille, ha compiuto il suo primo secolo di vita editoriale; in Occidente giornalisti dalla vista o cecità selettiva dovrebbero informare masse di cittadini, ormai scisse isolate ridotte a monadi abbozzolate dentro bolle d’irrealtà, virtuale anche quella, ché non si sa mai.

Hoka Hey, criminale George Custer, lo sapevi che Cavallo Pazzo era considerato troppo visionario perfino dai suoi fratelli, dal suo popolo, dai suoi consanguinei? Ti attraversava con lo sguardo, il suo pensiero era sempre oltre, la sua Anima in connessione con lo spirito del Mondo, con gli spiriti nell’Universo: in sostanza, non avresti avuto possibilità alcuna, nemmeno disponendo di carri armati. Un giorno andrò sulle Black Hills a parlare con lui, ad ammirare il gigantesco monumento litico celebrativo che oscura di gran lunga le facce dei 4 presidenti al Monte Rushmore.

La Storia la Verità la Scultura incalzano incidono, scalpellano con ritmo paziente, ma inesorabile.

Le fontane lombarde non zampillano più acqua, ma aria velenosa, sfiatate: esauste per troppe bugie, troppe ipocrisie; la favola della Terra incantata si è afflosciata su sé stessa, lasciando a terra, sotto terra vittime inconsapevoli e innocenti. Servirebbe Aria, nuova rinnovata fresca salubre, senza più infingimenti; accadrà quando gli Umani si riapproprieranno del ruolo, della dignità, di Persone, di Cittadini attivi vigili senzienti deliberanti.

Corsi e ricorsi, ciclo e riciclo – ciclo attorno al Globo, ma sbrighiamoci – dell’ossigeno; finiranno le pandemie, ma tra 1 miliardo di anni anche l’ossigeno sulla e attorno alla Terra; torneranno condizioni adatte alla vita microbiotica: l’Impero dei Batteri colpisce ancora e forse nell’atmosfera preponderanti diventeranno, guarda le eni coincidenze, gli idrocarburi. Preoccuparsi? No: come sosteneva qualcuno, idrocarburi e carboidrati, per me pari son.

Saturnino, fusse che fusse la vorta bbona: scopriremo di colpo la grandezza di Laura Conti, guerriera e partigiana dell’Ambiente dell’Ecologia della Costituzione? Come la sorella di battaglie, Clementina Merlin. Crolleranno le dighe dell’intolleranza, dell’idiozia, del negazionismo, climatico.

Altro che transazioni, ditelo guardandoli negli occhi tutti i bambini che sul nostro stesso Pianeta devono percorrere ogni giorno decine di km per raggiungere un po’ di acqua potabile; l’unica razione quotidiana, spesso settimanale.

Parlate loro delle priorità delle vostre lussuose agende: prima l’economia, ogni sviluppo globocida reclama le sue vittime.

Ogni giorno può essere un buon giorno per morire – o forse alla fine non fa una grande differenza – come si vive, come ci si congeda, invece sì: nessuno può credere di rubare, vendere, sfruttare impunemente la terra su cui camminano le Genti.

Il Grande Oste arriva sempre, alla fine dell’immonda crapula: nessuno sconto, sulla nostra pelle viva.

Bugiardini e Bugiardoni: senza trucco, senza inganno

Pagina Bianca, anzi, cambio in corsa: Pagina del Bugiardino.

Il Bugiardino è un vezzoso, piccolo, allegro, gioioso mentitore?

Un fogliettino di carta bianca, con le precise istruzioni, doverose precauzioni, chiare controindicazioni, stampate in inchiostro nero? Come la pece, come l’inchiostro difensivo dei polpi, come il petrolio dei disastri ambientali marittimi.

Rischi o benefici? Né gli uni, né gli altri? Male che vada: trombi. Sembrerebbe l’esile impalpabile – dal punto di vista narrativo – sceneggiatura di tanti lungometraggi italopitechi, genere cosce lunghe al vento, tipici degli anni ’70/’80 del 1900. Tutto si tiene, tutto si riscopre – appunto – tutto si rivaluta, col seno del poi. Certo, dovremmo prima interpellare l’Ubalda.

Nel Mondo Dopo la salute non costituisce più diritto primario inalienabile, come da dettato Costituzionale, ché per un valido dettato, bisognerebbe almeno conoscere i rudimenti della lingua, sapere leggere e scrivere in modo sommario; ma queste competenze – nel modernese: skills – non sono più richieste, anzi derubricate a superflue inutili fastidiose ubbie da nemici delle nazioni e dei popoli. Buoi, è meglio, dei paesi tuoi o altrui non fa differenza; importante che il gregge sia mansueto docile governabile. Anche senza cani pastori.

Benedire le unioni omosessuali è contro le leggi di Dio, lecito invece benedire armi e instaurare amichevoli relazioni con famigerati dittatori; pentiti, figliolo, pentiti o rischi di diventare come Omero Onan, magari si potesse optare per Conan: ragazzi per sempre no, ma con un futuro all’orizzonte, non solo alle spalle, sarebbe proprio una lieta novella.

Guardare dentro l’uomo – talvolta, uovo, navicella spaziale dal pianeta Ork – può essere un’avventura una scoperta o pericolo allo stato puro; guai agli indagatori, poi qualcuno annuncia trionfante che alcune parti prelevate dagli appestati del mondo dopo possono essere impiantate negli umani, quelli un po’ acciaccati, per restituirli ad una vita sana completa tranquilla. Bugiardini o bugiardoni?

La Storia è infarcita di storie di grandi ingannatori, o semplici burloni, a cominciare dal cavernicolo BC che mentre decorava le pareti della sua caverna con i graffiti del primo graphic novel umano, diceva trionfante al suo compare: “Sai tra 2000 anni come se la bevono, questa?”.

Senza offesa, ma gli dei della mitologia – a partire da un certo divin messaggero – non brillavano per sincerità, anzi l’inganno presso i prestigiosi cittadini, inquilini dell’Olimpo era considerato una peculiarità celestiale. Tonto chi ci cadeva.

Ulisse: the great pretender (grazie Freddy, Mercury), chiedete il suo curriculum alle Donne che ancora gli danno la caccia sulle ondose rotte del Mediterraneo; o, per avvicinarci alle nostre ere, pensate al Principe, non Giuseppe Giannini core de Roma bella, ma quello di Machiavelli. Senza macchia, senza fole o folate, di vento con dentro parole disperse.

La Storia stessa andrebbe sottoposta a accurati passaggi nel setaccio; come insegnava meritoriamente nei licei Don Renato, esegeta biblico – e molto altro – di fama planetaria, il vero metodo storico consiste in un approccio aperto, razionale e scettico agli eventi tramandati, narrati anche nei documenti che vantano la patente di ufficialità: credo a niente, a meno che mi si dimostri il contrario; procedimenti lunghi lenti certosini, ma la paziente Verità è immane, immanente, non corre esagitata verso il centro commerciale.

Tempi moderni, tra Madoff originali e Madoff dei Parioli – ché anche il mercato degli imbroglioni propone quelli docg e quelli taroccati – , a ciascuno il suo; in ogni ambito contesto campo e grado. L’anzianità fa grado, ma anche l’idiozia garantisce pacchi di galloni, da esporre con orgoglio su petti trionfanti. Comunque, mentire no, meglio la reticenza, reti di indecenza, notevole: salvare l’Umanità, forse, ma sulle scialuppe di salvataggio prima le banche e i misteriosi fondi d’investimento senza patria; tanto i soldi sono virtuali, come quelli dell’obsoleto Monopoli e del calcio mercato, ma i debiti, veri: sulle spalle degli allocchi.

In questi giorni di Quaresima e quaquaraquà, ecco inventato all’impronta – per rientrare a tuffo bomba nella mesta contemporaneità – il bugiardino evoluto, cangiante, fluido come contenuto magico della sacra fiala (i romanzi rosa di Fiala?), camaleontico; Carlo, Linneo come classificheresti questi bugiardini? Karma Chameleon? Attenzione però, perché esiste anche una Karma Police e sarebbe meglio non contare sul fatto che alla porta si presenti Sting per invitarci ad un concerto.

Dobbiamo tutti, nessuno escluso, sottoporci al rito magico protettivo apotropaico: non esiste altro modo per riconquistare le nostre libertà. I bugiardini e i bugiardoni garantiscono: effetti collaterali o avversi, ipotesi remote, o comunque limitate negli effetti, affetti scomparsi dai monitor.

Piena fiducia nella scienza ufficiale: fa miracoli. Lo digito mentre con il tentacolo libero mi carezzo gentilmente l’epidermide che di secondo in secondo muta di colore: rosso, oro, verde, come da nuove regole della trans mutazione ecologica. Altan e Bucchi restano giganti del Pensiero: vax pensiero sulle siringhe argentate, puntiamo senza indugio sull’unità, di gregge.

Ogni giorno è una nuova battaglia, di sopravvivenza, per la Vita, ma questi colori mi donano, mi arridono, mi sorridono: collimano con quelli del mio caleidoscopio, onirico.

La Verità vi prego, anche su un argomento a piacere.

Inoculare: Razionalità

Pagina dell’Approccio, senza fraintendimenti, senza doppi sensi: alla pandemia.

Aperitivo delle prossime portate, virali. Siamo cambiati, abbiamo imparato: continuare a distruggere risorse Ambiente popoli, ma verniciando tutto di verde e chiamando l’ecocidio: transizione, eco logica.

Ora dopo il rebus, il mistero, l’inghippo dei rimedi – sicuri? letali? incerti? – media e rappresentanti porta a porta invocano il citato (in giudizio?) approccio razionale. Sarebbe ora, l’ora nemmeno la vediamo più, dopo un anno di panico, psicosi, superstizioni, riti vodoo – però scientifici – per affrontare il temibile vairus.

Prima scoperta: non si può morire dentro; perdonate la confusione: non si muore a causa degli elisir, ma del covid e per dimostrarlo in modo incontrovertibile ecco all’improvviso sciorinate ostentate declamate al Pubblico le cifre reali degli altri decessi quotidiani per ‘x cause’; da x factor a x cause di mortalità.

Quindi, se dovessimo utilizzare la poverella materia grigia, potremmo concludere che non solo gli incantesimi dei Druidi, ma lo stesso famigerato covid non è la sola e unica causa delle vittime nel mondo?

Inquinamento guerre carestie, hanno una qualche incidenza in questa situazione? Non esiste nesso di causa causalità casualità – nemmeno caucasicità – né evidenza scientifica; però non abusate oltre della nostra sospensione dell’incredulità, perché stiamo sottolineando i puntini con l’evidenziatore e alla fine tracceremo le linee complete: il disegno si staglierà – chiaro limpido imponente – contro l’Orizzonte.

L’uomo era forte, nessuno lo può negare, come una roccia, sbriciolata; non sarà frequente, né facile, ma nella tua orbita può sempre piombare un asteroide, un meteorite, una cometa, un vorace buco nero; hai voglia poi a chiedere passaporto e visto vidimato, valido per espatrio e immigrazione.

I parrucconi d’Europa pensano solo alla nuova moda primavera estate 2021: il Clima – non spira una buona arietta, in verità – e trascurano la guerra contro covid19; tra l’altro, dove sono finite quelle meravigliose metafore belliche che galvanizzavano le nazioni chiamate a fronteggiare il nemico comune? Clima Ambiente Ecosistemi, roba da fighette radical pop: in effetti i virus pandemici, questo e i prossimi, pronti a invadere le sale del Globo, festeggiano allegramente, perché ancora una volta i capoccioni dell’Umanità hanno individuato il nemico, quello sbagliato.

L’approccio deve essere poco olistico, molto oligarchico, piramidale, draconiano razionale, perché la situazione grave richiede gravi misure e accenti gravi, senza tentennamenti cedimenti, se poi dovessero verificarsi smottamenti – geo psico fisici – pazienza; il saldo tra benefici e rischi sarà largamente in attivo; per le multinazionali, di sicuro, come sempre: terga omnes.

Hola, Mauro Tacconella, parteciperete anche voi all’escursione, termica termale termoidraulica?

Ippocrate, chi era costui? Forse un cavallo sfortunato, cugino plebeo del divino Varenne. Un bello scudo, penale, che sostituisca l’obsoleto giuramento e tutto funzionerà a meraviglia. Da Ippocrate e Pippocrate, è un attimo.

Il tuo libero consenso – il canto, lo abbiamo abbandonato, al suo destino – obbligatorio sia informato, in formato digitale, infornato al momento della firma; almeno il modulo sarà informato, considerato che gli ingredienti della pozione sono segreti e possono essere tramandati solo da cerusico a cerusico; segreti anche gli effetti, ma da qui all’eternità, ne vedremo, delle belle, non si sa. Si auspica.

Inoculate, inoculate con forza, a forza di inoculate, qualcosa resterà; forse.

p.s. Pagliuzza – o una trave – in oculo.

Sì no forse, come diceva Mazzone: Magara!

Pagina della Schizofrenia, senza freni.

Come imparare a restare in equilibrio cinetico su un velocipede, senza rotelline di sostegno, senza freno d’emergenza, senza paracadute per arresto di salvataggio.

Molta schizofrenia insana, agitazioni turbamenti adolescenziali, il giovane Holden, nel frattempo incartapecorito – tanto i capelli bianchi erano già una sua peculiarità a 16 anni -, ha assunto – o è stato assunto assurto, assurdo anche – il ruolo di sommo sacerdote della (c)aifa: con atteggiamento e voce stentorei aveva garantito efficacia e sicurezza dei rimedi magici, poi ha escluso che gli stessi potessero in qualche modo essere la causa di misteriosi decessi di alcuni sventurati cui erano stati somministrati; ha escluso che si potesse interrompere il rito di unzione (auspichiamo: non estrema) ai Popoli dell’arcaico Continente, paralizzati dal gelido terrore, infine, arresosi all’evidenza della capricciosa incostante Realtà, ha obtorto collo stabilito che – solo per un piccolo perfezionamento ad opera dei maghi cibernetici della Gilda, non Rita purtroppo – momentaneamente milioni di dose resteranno congelate, prima di essere di nuovo lasciate libere di scorrazzare, imperversare, fluire per le contrade.

Certo, mai avrei immaginato che anche Lucius detto Seneca per gli amici (Astra Seneca, no Samantha, l’intellettuale latino tra gli Astri del Firmamento, grazie Gramellaus) si intruppasse nel business dei portentosi rimedi, ma niente scandalo: ormai per sbarcare il lunario – a proposito, i lunari sono prodotti d’importazione extra UE? – ci si deve arrabattare nei modi più fantasiosi, i più varj, o come diceva Nonno Ermes, per la fabbrica dell’appetito, tutto va bene madama la Marchesa. Dovrebbe stimolare riflessione, constatare che sul packaging dei prodotti smerciati dal Filosofo compaia la dicitura De brevitate Vitae. Usque tandem – la nostra santa pazienza se ne va, in tandem o side car – per aspera ad sidera, prima o poi, però concedeteci il tempo di folleggiare un po’ nel giardino delle Esperidi: ci impegniamo a non sottrarre i Pomi d’Oro e i manici d’ottone.

Le piattaforme sono i nuovi avamposti delle libere civiltà: sei una piattaforma non sarà più apprezzamento poco galante al limitare dell’offesa, personale come la responsabilità di azioni e affermazioni. Dalla banana, alla piattaforma: ma dove vai se la piattaforma non ce l’hai? Concreta o virtuale. Flatlandia come da definizione di Massimiliano Panarari del gruppo Espresso, ma anche Flautolandia – libere interpretazioni ammesse – se potessi optare, opterei per quella molto fisica, molto concreta del 1968, la mitica Isola delle Rose, micro nazione al largo di Rimini, già stato a parte di suo. E chissà, se oltre alle rose, alla cittadinanza libera, il non governo saprebbe garantire alle persone anche pane libri e Fantasia.

Zona Rossa e Nuvole, Eolo suona l’armonica in una cover band di Astor Piazzolla: che voglia di piangere ho. Pane e lacrime, ma sarebbe meglio come suggeriva Francesco De Gregori uno spuntino a base di pane e castagne, fuori stagione, tanto ormai tra mezze stagioni e stagioni non si coglie differenza.

Gli Oblivion hanno maturato l’intuizione più brillante: affidare all’Armata Russa, dopo i successi ottenuti contro certi figuri abbigliati di nero in secoli trapassati del trapassato Mondo Prima, la consegna porta a porta ai cittadini europei, delle singole parti del satellite Sputnik (adibito/trasformato in prodigioso salvavita), da ricomporre poi come in una continentale edizione moderna di Giochi senza Frontiere, come un enorme puzzle tecnologico. Io sarei anche propenso ad accogliere il piccolo cosacco con i suoi canti e i suoi balli della Steppa, ma solo se si presentasse insieme al Gagà cosmonauta Yuri e alla sua fida cagnetta Laika (almeno una vera laica, in questo pazzo mondo di superstiziosi iconoclasti, furbi baciapile).

Risolveremo le intricate situazioni? L’Umanità troverà alla fine del cammino, seguendo inseguendo la curva di un Arcobaleno, pentoloni colmi di pozioni taumaturgiche e dobloni di cioccolato fondente e soprattutto salute e salvezza?

Dovremmo imparare la lezione da Sor Carletto Mazzone, all’epoca preistorica conducator dell’Ascoli di Costantino Rozzi; prima di una difficile partita contro la Juventus, ai giornalisti che gli domandavano se con qualche alchimia tattica fosse possibile sconfiggere la potente compagnia calcistica degli Agnelli, rispose sospirando:

“Magara!”.

Senza titolo: panico, schermata bianca

Pagina Bianca, panico da.

Sono antiquato, nel Mondo Dopo ci siamo evoluti: anche il panico – pan Ico? – è divenuto 4.0 o qualcosa di simile, non più foglio bianco intenso intonso, ma schermata bianca, con cursore intermittente solitario, come certi anellidi.

Rammenta, forzando le interconnessioni mentali, certe preistoriche schermate del Commodore 64, commodoro capitano d’oro, di qualche inesistente vascello, però navigante su mari e su ali, della Fantasia.

Cinemazero ci manchi, siamo a zero cinema più che altro; zero teatri zero concerti Pasqua blindata zero socialità, azzerati anche i voli delle Palome. Zero in condotta, non si sa se quella di cittadini sempre più rintronati ripiegati in sé stessi, o quella dei politicanti tecnocrati farmaspacciatori che pompano inoculano ungono il Pianeta e i Popoli con pandemie psicotiche prima che virali, alternando incubi e feticci di pseudo rimedi, a caro salatissimo amarissimo prezzo.

Pasquetta – tanto, Giove Pluvio sarà dispettoso come da mitologiche consuetudini – in zona rossa, russa (non si equivalgono?), bolscevica, anche se le Rivoluzioni storiche/storicamente/stoicamente si concretizzano a Ottobre – caccia alla rivoluzione in un Ottobre rosso – aria di gioia e rivoluzione, aria rarefatta, tra mascherine e smog endemici; alla fine, hanno quindi prevalso i Bolscevichi? Stiamo ancora ricontando le schede, ma Baffone (Stalin, non Birra Moretti), per sicurezza sua, non è venuto, dissolto contumace alla macchia; per un identikit attendibile, servirebbero autorevoli autori Macchiaioli.

Come insegna/disegna Massimo Bucchi, in caso di parità tra i sessi, supplementari e eventuali rigori, ad libitum.

Padre Dante rese poetiche le parolacce, vero; però, rudi Amici del Turpe eloquio libero, il punto nodale con nodo incorporato – auspichiamo: non scorsoio – , non fungibile indistruttibile: di Alighieri ce n’è Uno, tutti gli altri son … completate a vostra libera immaginazione.

No al Papa straniero (non era… Papi?), soprattutto quando il sedicente salvatore – o Enrico the conqueror, Henry per gli esterofili con pretese d’internazionalità – è solo un antico paesano, indigeno autoctono emigrato anche esso, cui rifilare i rospi indigesti, continuando a sollazzarsi nel regno fatato del Bengodi, ma gode bene, chi gode ultimo. Prima spernacchiato, poi incoronato ma con rovi aculeiformi; comunque, tranquilli: la campanella suonerà imparziale, per tutti.

Meglio sarebbe gustare un ottimo San Pietro, pescato nella giusta zona – non rossa – Fao, da non confondere con lo storico sanpietrino, molto più difficile da cucinare, masticare, digerire; certo, magari con il giusto amarone di qualche saggio Frate, tutto va giù, tutto si sgorga.

Voli pindarici, gigioneggiare sì, di palafitta in frasca, anzi fresca caverna; guai ai vinti e soprattutto al rogo i dubbiosi, ma ironizziamo di continuo sulle epoche oscure, su quei rozzi oscurantisti del Medioevo, così ignoranti così superstiziosi.

Cara Simona, sei poi finita a vedere anche il festival virtuale? Adoro Sanremo, ma il concorso canoro senza più decoro, floreale, sembra una condanna eterna, un supplì di Tantalo, un contratto demoniaco, vergato ematicamente; apprezzo i Moleskine – taccuini superbi – racconto sempre con gusto le imprese ardite del ‘comandante populista ante litteram’ Achille Lauro, indimenticato sindaco non solo del rione Sanità, ma dell’intera città cara alla dea Partenope, armatore politico che in campagna elettorale prometteva scarpe nuove: ne consegnava una subito, l’altra a elezione avvenuta; infine, dulcis in fundo, Ligabue: chi osa criticare il genio e le creazioni di Antonio, El Matt?

Nessuno (Ulisse, dove sei, bighellone?) osi criticare l’efficacia traumaturgica dei portentosi rimedi: se la pandemia batte in ritirata, indiscusso indiscutibile merito loro, se qualcuno muore, si tratta solo di uno sfortunato evento. Dalla vita, cari i miei – memento al mentolo – difficile uscirne come vi eravate presentati e, soprattutto, ancora vivi.

Le parole come i pensieri e gli atti – non necessariamente apostolici – sono importanti; talvolta anche gli acronimi gli agronomi gli agri rifugi; uno dei sommi rappresentanti dell’aifa (Caifa? c’aggia fà?) rassicura e garantisce: rimedi sicuri, nessuna controindicazione.

Del resto, se lo dice il più autorevole sacerdote cAifa, quello del sinedrio che fece incriminare e inchiodare Gesù, chi ha più voglia di alzare la mano per palesare dubbi?

My(mai)mose: fare la festa alle Donne

Pagina della Rivolta, femminile al femminile femminile al cubo (sul cubo?).

Fuori sincrono, come certe pellicole sonorizzate in modo approssimativo, fuori tempo, fuori dal tempo, come sempre, con tanti dubbi domande; esistono un momento un giorno un’era specifici per donare vivere respirare dignità e diritti? I diritti non sono classificabili in base alla specie (civili, politici, umani?), esistono o non esistono, si rispettano o si calpestano.

II Anno era CoVid: Donna festeggia, in Italia molto spesso trovi i tuoi seviziatori i tuoi assassini direttamente in casa tua – comodo – però Ti schiavizzano Ti violentano Ti uccidono molto meno rispetto ad altri paesi europei, ad esempio la Terra dei Teutoni; non sei felice?

II Anno era CoVid, il paese è reale, degli uomini, sedicenti tali, ominicchi più che altro, senza vergogna, senza attributi, capaci di dire pubblicamente che loro sono moderni evoluti di ampie vedute, di essere contenti quando le Ragazze lavoratrici manifestano progetti per costruire Famiglie, ma – cribbio – nel caso, dovrebbero essere così oneste sincere professionali da non firmare contratti di impiego; del resto, anni fa, nel Mondo Prima, a Roma, una datora di lavoro, madre di famiglia e imprenditrice rampante, si produceva spesso in audaci intemerate contro le sue compagne di genere: mai Donne in azienda, sono inaffidabili perché di solito hanno la pessima abitudine di restare incinte.

Scandalo tradimento, disfattismo, materno; giammai. Vade retro, femminino, dall’universo spietato e macho del lavoro. Pil vs Maternità. Donne rammentate i Lari e i Penati, l’Arrotino e perfino l’Aretino – forieri di – ecco, accontentatevi di sostituirli, per Voi è già incarico notevole, siate grate silenti remissive, non inviate missive. Ambasciator non porta pena, portatore insano di cefalopenis.

II Anno era CoVid, una fata Merlino ci salverà? Vorrei vivere sui Prati Stabili magari incontaminati e tutelati del (della?) Torre – come certi Affetti da dpcm (gentili viaggiatori, quando scendete dalla carrozza, ricordate di non scordarvi i vostri affetti personali) – Lei è una studentessa di 26 anni, ma appassionata dei Magredi, capace con un solo gesto della mano di mettere in fuga ruspe idiote, autorizzate aizzate da istituzioni quantomeno ignave inconsapevoli inadatte, a tutto.

C’era una volta un piccolo naviglio; chiedo venia, confondo piani, quinquennali e non: c’era una volta un piccolo gineceo dirigente esclusivo privilegiato, club del burraco della burrata delle golose tartine imburrate; tra confortevoli salottini damascati, le pregevoli Ospiti si misero in testa di conquistare il potere – non chiedete a me, di grazia, quale – ma quando scoccò la freccia del giudizio l’ora fatale (fatata?) l’ora delle supreme immersioni nella realtà, sul più bello, la combriccola poco allegra rispetto a qualche istante precedente si congedò, alla chetichella. Momenti fatali e addio novella, degli Scacchi, ma con aspiranti regine immobili auto detronizzate con foglio di via, chissà quanto libera.

Nel paese irreale desta scandalo sorpresa sgomento constatare l’esistenza, in vita, di Persone anziane capaci di rispettare il proprio turno in una fila composta di propri simili; Rita Levi Montalcini, Professoressa di tutti noi per sempre, attese in piedi ai seggi il momento di esercitare il diritto di voto, mentre poveri sciocchi colmi solo di bile e ignoranza La insultavano; Nonne del Mondo Prima, sotto i bombardamenti tornavano in fretta verso case ormai distrutte per recuperare in mezzo alle macerie la pentola con il minestrone di fagioli, neri come certi segni di un destino da prendere a ceffoni: consapevoli che quello sarebbe stato l’unico rancio disponibile, per i magri giorni a venire seguenti a inseguire: un domani nuovo, come le figlie e i figli in grembo.

Notti Bianche del ’48, uno a scelta, quello che preferite, telefoni bianchi inguainati anti contagio – inguaiati – Strade Bianche verso Sud, per antiche età della Gioia.

Nelle notti chiare d’Estate, quando il Cielo è più vicino, quando i Popoli vestono solo di colori primari naturali, mentre danzano gaudenti:

le Donne contano le Stelle, ma decodificano anche i numeri cosmogonici segreti, quelli necessari per arrivarci.

Clessidre vuote, come forzieri, come scatole (craniche)

Pagina sporca, come la coscienza; Pagina della nostra scontenta incoscienza.

Ci siamo giocati non solo l’Acqua, anche le sabbie.

Non quelle dei deserti, ma quelle preziose limitate insostituibili, dei mari e dei fiumi.

Negli ultimi 30 anni siamo diventati molesti, stereotipati, rin don dan ti, concetti stracchi più di certi stracchini muffiti rindondano nei padiglioni, auricolari, in quelli dei palazzi di vetro, di cristallo, di letale cemento.

Caro Aurelio, sapessi quanti Roma club sono stati fondati, anche in Parlamento, non più luogo della politica, ma triste arena dei personalismi delle fazioni partigiane del mercimonio, di bassa lega; si fossero iscritti al Club di Roma, con sincera volontà di comprensione e azione, avrebbero reso servizio migliore, gradito, degno, all’Umanità e financo a sé stessi.

La Natura è straordinaria, nella semplicità. Il Profeta del Goal, Johan Cruijff, sosteneva che giocare a calcio fosse facile, difficile giocare in modo semplice. Mutate le mutande le ere i Mondi dal prima al dopo, non dovremmo cominciare finalMente a emulare la Natura? Spogliandoci di arroganza hybris deliri di onnipotenza: il cambiamento costante è l’essenza dell’ecosistema che non rivendica a ogni passo rivoluzioni e/o miracoli epocali.

Grazie a Dio, sono ateo. Del resto, non riesco a essere serio, se prima non faccio il pagliaccio. Confessioni di un clown, certo, ma non vorrei tracimare nella seriosità, nella melanconia, malincoNoia.

Va bene Aldo, un sacrario un memoriale – Vittoriano o Vittoriale? – con i nomi delle prime 100.000 vittime del morbo; solo se nel marmo saranno incise a lettere fiammeggianti anche cause e responsabilità di quelle morti. Abbiamo abbastanza giorni della Memoria in un anno o dobbiamo adottare le celeberrime giornate multiple del Maestro Battiato?

Vittorio, rassegnati: i tempi sono mutati, geneticaMente, non li riporterai ai giorni della fu giovinezza con intemperanze verbali o mattane da avvinazzato. A troppi scriba ormai isterici, loro sì – altro che Cattive Ragazze – bisognerebbe consigliare un buon metodo, prima di rispondere a certe sedicenti missive dei lettori (esistono ancora? ma dai), strumentali per fomentare polemicucce da quartierini: metodo Catalanotti o infallibile metodo Simenon; certo, consapevoli che, nel Mondo Dopo, anche gli elenchi telefonici cartacei sono a rischio, ma invischiate nella rete si trovano tante belle e disponibili fuck identità.

Mi dipingevo la faccia e le mani di verde smeraldo, rubacchiavo lemmi dal vocabolario dell’Ambientalismo – beni comuni, resilienza, sostenibilità – ottenevo applausi consensi sostegno sui social, nel frattempo ho continuato a trivellare, a consumare risorse selvaggiamente, a ricoprire la Terra di polvere tossica; del resto, non possiamo tornare nelle caverne ai viaggi a dorso di mulo alle candele di cera: ho continuato a fottere il Pianeta, fottendomi da me, a mia insaputa.

In Natura vince chi con meno fa di più, anche perché non esiste produzione di nuovi prodotti per il mero consumo, ogni prodotto origina altro prodotto utile; nei veri sistemi naturali tutto è in connessione, condivisione e vira senza tensioni verso l’empatia, perfino la simbiosi; mi assumo la responsabilità della gravità delle mie affermazioni: Gravità, fantastica fonte di energia a disposizione di tutti sempre, sotto braccio alla sorella Energia Solare. Concetti gravidi di conseguenze, perché in Natura si passa da poche varietà, a una incredibile sontuosa abbondante Biodiversità, esatto contrario e negazione del modello economico capitalistico consumistico.

Le clessidre sono vuote – come le nostre tasche bucate, nelle quali troviamo impigliati frammenti di briciole, dell’eternità – o forse abbiamo smesso di cercarle di guardarle, restano pregevoli soprammobili;

non basterà la vernice verde, anche per copiare – emulare plagiare – serve come base principale l’Intelligenza; speriamo che gli Asini volanti non cadano al suolo.

Amelia, Mosè o del Tribunale (delle Acque)

Pagina bianca delle dimissioni, liquide, dimissioni di prova, tattiche, talvolta strategiche.

Caos smottamento shock, sostantivi e aggettivi convenzionali sensazionalistici li abbiamo usurati stracciati esauriti; sono tutti dallo psichiatra – il più bravo – ma al cospetto dello psicodramma più drammatico epocale virale, ha chiesto aiuto anche lui, da casa o da Marte sarà comunque gradito. Ultima ratio/speme che fugge i sepolcri, resterebbe il cyborg, ma al momento recalcitra temporeggia vagheggia.

Non sono previsti ritorni, però mai escludere sorprese impossibili; morire è solo migrare, molti universi, molto onore.

Sindaco di Roma, ministro della tv o velino con facoltà di opinione, non importa, una collocazione si troverà; come i beni nel paniere – rompere le uova nel paniere non è cortese – cambiano al mutare delle stagioni, così geneticamente si trasformano – trasformisti delle mie ghette – le figure pubbliche di riferimento, istituzionali, di prestigio, di conduzione politico sociale, intrattenimento: miii, che pubblica figura.

Se uno il liderismo non ce l’ha, non se lo può conferire, nemmeno per sporogenesi, prossimità ai Dolmen, immersione in acque benedette.

Cabarettista politicante presentatore scrittore, basta biechi ipocriti superati limitismi: libertà libertà libertà, ognuno sia ciò che capita, giudizi universali finali dall’Algoritmo.

Capita l’antifona – anti phon? – d’ingresso nello showbiz, anche Mosè il salvato dalle Acque ha immediatamente aggiornato catalogo e soprattutto tariffario: per tutelare Venezia dall’alta marea che compare e scompare periodicamente lunatica, anzi a fasi lunari alternate o programmate, ad ogni intervento fatturerà 15 milioni – tutto elettronico tutto regolare – a carico delle casse comunali. Del resto, se nell’antichità del Mondo Prima, Dogi incipriati e parrucconi celebravano lo sposalizio con la Laguna – Bucintoro, chi era costui? – per propiziare affari d’oro alla Serenissima, perché non riconoscere adeguato guiderdone alle bibliche competenze di Mosè?

Il principe della risata direbbe non ti pago, oppure sciorinerebbe movenze mossettine salaci battute di avanspettacolo – spettacolo molto avanti – e come risorsa finale: le banconote, quelle prodotte con alto artigianato dalla banda degli onesti.

Sia chiaro fresco dolce come acqua pubblica – di reputazione chiacchierata? – nessuno mi può giudicare, nemmeno il Tribunale delle Acque, organismo che, senza polemica né acrimonia, ha già le sue difficoltà nella gestione amministrativa dell’Oro Blu.

C’è nel Regno una Bimba in più, Amelia ti chiamerai Tu; non un nome casuale o per capriccio, designato assegnato a coloro che non sanno chi sono, né alla nascita né alla dipartita: sarai Principessa o Cosmonauta, Fiore o Poetessa, lo saprai decidere, percorrendo solo i Tuoi sentieri. Il destino nel nome, meglio: forgerai il Tuo destino, il Tuo cammino, ogni astro del Cielo, ogni Tuo respiro, rispettando sempre la natura del Tuo nome; viva Amelia, nata italica, non francese, saprai realizzare un mondo, meraviglioso.

Siamo creature anfibie, sorgiamo dalle acque, di acqua siamo composti per la maggior parte; forse per questo siamo soggetti all’influenza al potere alla suggestione di Selene che con il suo costante orbitare attorno al globo scandisce regola domina maree e cicli naturali.

Se non vivessimo ottenebrati dalla cupidigia, sapremmo che spesso un incantevole ruscello può causare mortali rivalità; Tigri e Eufrate, nella antica Mezza Luna fertile del Mondo Prima, assistettero sgomenti al primo conflitto per il controllo e il possesso delle Acque.

Condividere l’Acqua ci renderà liberi, salveremo Ambiente, Economia finalmente umana, Spirito; affinare sensi e capacità durante un grande pericolo è troppo facile, gestire il Mondo Dopo, la vera sfida: non basterà un giudice berlinese in tribunale, da creature liquide dovremo mutuare dal nostro elemento fondante e primigenio la capacità di adattarci al contenitore;

solo così l’Acqua non sarà solo forma, ma pura genuina semplice Sostanza.

Né vino, né miele, forse Oceano

Pagina della Pagina, ontologicamente sufficiente auto bastante sostenibile a sé stessa, di per tra fra.

Appena puoi rammenta di respirare profondaMente, come un’agile salamandra; senza polmoni, con tutta l’epidermide a disposizione e prega che mai finiscano umidità e cicli della Natura; diventa, come la piccola lucida brillante salamandra, un arrampicatore – rampicante? – arboreo, scala con calma la sequoia millenaria più alta del mondo, 90 metri o su di lì, dalla cima scruta l’orizzonte, la baia frastagliata, le insenature sinuose coperte di candide avvolgenti nebbie, cugine di primissimo grado delle Nuvole. Respira più che puoi, fino a quando potrai, ossigena la Mente, allarga espandi i Tuoi confini fino a comprendere il Cielo, se ci riesci; non temere il fallimento, sarà bello anche quello. Rinasci, in ogni istante.

Se non puoi essere giaguaro coguaro Alvaro, diventa saguaro, alto forte resistente, e nonostante il deserto canterai, anche perché il deserto sarà quello della Sonora; non mancheranno note Sole e gli immancabili sogni e chimere, prodotti docg dell’Arizona – ari zona, n’artra vorta???

Esimio Friedrich Wilhelm, costolette di saguaro al debutto ufficiale di Nosferatu il 4 marzo 1922, presso la Marmorsaal dello zoo di Berlino, per ospiti eleganti raffinati danarosi, ma alla fine la società di produzione del capolavoro andò comunque in malora, rovinata dalle spese per la causa legale sui diritti del romanzo, promossa dagli eredi di Bram Stoker, padre letterario del nobile vampiro. Non so dire né digitare se le letture sui simbolismi esoterici psicologici sessuali fossero messaggi presenti nella Tua storia, certo, se mi chiedessero a chi affiderei la gestione e l’organizzazione della sanità mondiale per contrastare le pandemie, risponderei convinto: Nosferatu, principe della Notte; almeno non lucrerebbe su mascherine e rimedi, sull’esito finale, purtroppo non leggo nella nosferatu di cristallo.

Raggiungere la baia estrema del Far West, senza più desperados pistoleri trafficanti di armi e whiskey da inseguire contrastare combattere; cercare i pescatori del villaggio, intitolato a qualche santo – perché in estreme condizioni climatiche esistenziali, bisogna risolversi a votare/votarsi a qualche alto locato – e chiedere la cortesia di raggiungere il punto più vicino al talamo marittimo delle Balene Grigie; qualcuno rifiuterà, ma i mas locos accetteranno di buon grado la proposta, di buon buzzo e buona lena, con il motore gracchiante e sputacchiante fuori bordo, condurranno volentieri i Semplici i Puri gli Ingenui al rendez vous con i grandi cetacei:

le Balene sagge saranno liete di incontrare umani pacifici, mostreranno tutta la loro mitezza socievolezza empatia.

Né vino, né miele, come canti Tu, Amico Danilo: forse Oceano, forse una nuova Babele planetaria di Tutti gli esseri e gli Enti viventi, un’Arca dell’Alleanza e dell’Armonia universali; ci guarderemo negli occhi, finalMente, quando alla fine ognuno spiccherà il volo, da soli o in formazione compatta, lungo l’eterna migrazione, chiamando i nomi delle Persone amate;

nemmeno uno resterà più indietro, nemmeno uno cadrà, nelle tentazioni nelle illusioni nelle miserie.

Ah 68, ah… (A-Ha?)

Pagina bianca dei formati, quelli dei fogli di carta seri, destinati alla stampa, quelli dei meravigliosi fogli da disegno.

Lisci o ruvidi? Millimetrati? Da ciclostile carbonaro con carta carbone o eleganti? Quelli con grammatura nobile, destinati a edizioni librarie di prestigio?

Giochi di prestigio, manipolazione della carta, delle carte – ne bastano tre per abbindolare e truffare i gonzi – neri cilindri che completano frack alla Mandrake o rulli di scomparse rotative: è l’illusionismo della stampa, Bellezza.

Se il rimedio Sputnik fosse disponibile, Te lo faresti inoculare – Te lo inoculeresti? Si realizzerebbe così una delle profezie degli Anime nipponici: incastro bionico. Rammenta però che Gordian distruggerà chi ha voluto la guerra; rimedi e conseguenze, tutti a carico tuo.

Sulla pagina del block notes cartaceo, segnare a mano, metodo analogico, i dubbi: la somministrazione sta all’amministrazione come il somministro sta al ministro? Lemmi che appartengono alla stessa radice, famiglia, etimologia? So’ analfabeta, ma so’ ministro, poi dice che nun esiste popolocrazia…

Ancora, nella settimana sanremese, tra tamponi fialette iniezioni, sostitutivi del tradizionale apparato floreale canzonettisco (pezzo facile: osservo il festival da un oblò, mi annoio un po’ …): no vax, pro vax, co vax? Anche essere campanilisti e contestatori nel Mondo Prima era più semplice, di solito le opzioni si riducevano alla cara antica coppia: di qua o di là, se non sei con noi sei contro di noi! Infine, ultimo, ma forse per questo più importante: vax populi, vax Dei (più moderno, vax day)?

Il borgomastro del paese, colto da sturm (sturbo) und drang (drank, forse) pre elettorale, gioca con le vie, cambia senso a passato e presente, inverte sovverte sconvolge la viabilità comune, nel comune di riferimento: abbatte alberi, li sostituisce con stuzzicadenti, però di razza, samurai; se lo smog invade l’aere, l’unica soluzione è aumentare il traffico veicolare e la cementificazione, tanto poi si sa, un refolo di vento spazzerà polveri sottili discussioni e tutti i mali. Ah, se quel venticello sobillatore portasse non solo pollini, ma nuove cellule grigie, solleticasse i sensi, non solo i penta sensi tradizionali, ma i 7 sensi come le sette stelle dell’Orsa Maggiore, uno per ogni giorno della settimana, numero perfetto per essere consapevoli consci presenti, ai fatti alla realtà a sé stessi.

Sarà capitato anche a voi, durante un piacevole happy hour (anche meglio, Afterhours) tra un cocktail inebriante e uno stuzzicante stuzzichino, di discettare amabilmente delle prove ontologiche dell’esistenza di Dio, in Anselmo e in San Tommaso: ammettetelo, non siate negazionisti.

Servirebbero gli Annales o quei compendi annuali editi nel Mondo Prima da alcune agenzie giornalistiche, il Libro degli avvenimenti; l’anno I della CoVid epocale sarà rammentata anche per il nuovo formato delle pagine: A68A, subito iconico rivoluzionario virale; di certo in 3D, ma non grazie a qualche stampante di ultima generazione – anche perché non sappiamo se ne seguiranno altre: l’iceberg più gigantesco della piccola Storia terrestre.

Big iconico, ciclonico, mostruoso, un allarme lanciato tre anni fa, ignorato e/o sottovalutato, come spesso accade alle questioni ambientali, derubricate degradate retrocesse a pinzillacchere da radical chic sfaccendati; adesso, stabilire se Papa Francesco sia seguace e succube di Greta o viceversa, pare, tutto sommato, pettegolezzo da osteria orobica;

certo, se anche il mega dotato A68A – da qualcuno definito una sorta di Molise ibernato galleggiante – rispettasse le regole naturali dei suoi cuginetti – la parte visibile è minima rispetto al tutto sommerso – davvero presto, a breve sugli schermi, incrinati, saranno cubetti, amarissimi, per Tutti.

Se 5800 chilometri quadrati di superficie gelida vi sembrano pochi… in rotta di collisione contro l’arcipelago della Georgia del Sud, nelle acque dell’Oceano Atlantico meridionale. Come cantavano i miei Amici degli anni 60 del 1900, Sai cos’è l’Isola di Bird? Il sandwich tra quelle ignare isole e il ghiacciolone vagabondo non sarà piacevole.

Va bene, dacci oggi la nostra porzione di ghiaccio quotidiano, ma q.b., perché anche troppa grazia, diventa disgrazia. In un amen.

Furbizia vs intelligenza, mente calcolante vs mente poetica

Pagina della Filantropia, virale come si conviene confà conforma ai tempi.

Chi può, scappa tra le stelle sognando fughe marziane, chi non può annega tra le plastiche con le quali abbiamo soffocato i mari.

Gli altri furbetti del pianetino smerciano rimedi, non a chi ne avrebbe diritto, ma ai peggiori offerenti, purché muniti di autentica antica grana.

Cronache marziane, Sole opaco, rami neri senza più linfa, mani oblunghe aride: distese desertiche laggiù nell’Arizona. C’era una volta una Terra, azzurra, sul tetto che oggi scotta.

Nel frattempo, curiosa espressione, considerando il flusso unico continuo – come la lubrificazione dei Soliti Ignoti, costante e ininterrotta – degli eventi, anche i Sogni e le Chimere sono un tantinello appassiti, nel tinello di casa, però quello buono.

I Gesuiti hanno la forza secolare le competenze la propensione per mettere in riga redarguire bacchettare ove e se necessario perfino le molte signorine e/o signore Rottenmeier continentali: loro silenti, chinano il capo – anche i capoccia e i capoccioni si inchinano – preventivamente cosparso di cenere, si dolgono per gli errori umani fatali, ringraziano per l’esemplare punizione.

Viaggi delle Speranze, Carovane di Speranze in viaggio, verso Terre promesse, promesse disattese nei confronti dei veri nativi di quelle regioni – sao ko kelle terre… – Oregon come un miraggio, esodi perigliosi tra impervie vie mai battute prima, bande di tagliagole, interessi di biechi politicanti e soliti speculatori; sarebbero servite, illo tempore come oggi, guide competenti oneste affidabili, impresa ardua reperirle. Nel Mondo Dopo, qualche vago cenno di luminosa redenzione: gli antichi abitanti dell’Oregon, il fiero popolo Klamath, acquistano ciò che un tempo era loro, solo una piccola parte di quanto fu strappato agli Autoctoni originali con violenza inganni leggi ipocrite e inique; praterie laghi montagne erano in connessione millenaria con il Popolo degli Uomini rossi, il cuore di quegli Uomini apparteneva ed era seppellito sotto quei territori; nonostante le predazioni le privazioni, non ha mai cessato di scandire i veri ritmi della Natura indigena endogena.

Le varianti del morbo inficiano i poteri magici dell’elisir miracoloso? Tranquilli, secondo gli alchimisti dell’Impero tutto si risolverà aumentando le distanze dall’Inter, cioé interpersonali: 40 centimetri in più, lo ha sentenziato il solito oracolo algoritmico partorito dagli alambicchi fatati; perfino il povero John Holmes, eccelso uomo con 30 centimetri di dimensione – artistica, come da annales – sarebbe in ambasce.

Ulisse mio, sei il modello unico – no agenzia entrate, grazie – dell’omuncolo moderno (o post moderno)? Miti classici nati per spiegare l’incomprensibile: il bipede umano, coacervo, viva il Cervo, sommatoria, delta – talvolta di Venere – di peculiarità positive e negative, dal risultato complessivo e finale spesso incerto; come molte paternità. Ulisse oggi, nel Mondo Dopo, saresti il perfetto leader multitasking che non deve chiedere mai e soprattutto non ascolta il canto e le parole delle Sirene; curiosità infinita, hybris nella volontà di andare oltre ogni limite: senza i folli voli di Odisseo – e di Icaro incauto – saremmo rimasti per sempre incollati al suolo, ma certe volte per volare basterebbero la fantasia e due corde legate ai rami degli Alberi. Conoscere il passato è necessario per costruire l’avvenire, sapendo coniugare i verbi al futuro; considerando che abbiamo notevoli difficoltà con il congiuntivo, ormai quasi estinto, difficilmente riusciremo a farci assolvere – nonostante principi e principesse del Foro, nell’ozonosfera – con il condizionale.

Ulisse eroe che sfrutta la tékne e la mekané per concretizzare le proprie intuizioni: 100 ne pensi, 1000 ne combini. Sei stato l’incarnazione della definitiva primazia – senza trascurare le amorevoli seconde e terze ziette – della mente calcolante calcolatrice razionale, sull’animo e sulla mente poetici passionali onirici;

sei stato Tu a beffare le Sirene, fingendo che con un po’ di cera nelle orecchie e legato all’albero della nave, potesse essere sconfitto il loro potere, la loro malia, o sono state le Sirene a baloccarsi con la Tua rinomata astuzia, mimando il canto e opponendo invece al tuo inestinguibile errare un silenzio così innaturale e assordante che sarebbe stato impossibile non udirlo? Sei più umano nella visione dantesca o in quella kafkiana? Nella veste di eroe o in quella di piccolo uomo che si barcamena per sopravvivere al cospetto di entità e forze più soverchianti e potenti?

Senza il Tuo esempio, niente Luna e niente uova rotte nel paniere di Marte, ma forse non avremmo nemmeno commesso il peggiore dei crimini: novelli seguaci di Lucrezia Borgia, saremmo stati così svegli – ci si sono svuotate le clessidre? – da non avvelenare la nostra unica casa planetaria.

Stupido illudersi di trovare salvezza attraverso gli stessi meccanismi di pensiero e gli stessi strumenti che hanno creato il Problema, vero Albert?

Più esemplare, ammirevole, paradigmatico Ulisse o il capo dei Nativi americani, conosciuto con il nome di Seattle?

Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensi’ e’ l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio’ che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli.

Dalla lettera del capo Seattle al grande padre bianco di Washington, 1854.