Barrique, senza barare

Pagina della Botte, di rovere, anche senza quarti – di vino – di nobiltà.

E’ nata prima la botte o la barricata? Il barrito dei Rivoltosi, copre la risposta.

Metodo barrique, sarà ancora attuale nel Mondo Dopo?

Le proteste – pro testa, un sasso di David ciascuno, una fionda pro capite, mi capite, costaggiù? – ormai non sono efficaci se restano invisibili, inutile andare in piazza se nessuno se ne accorge; più vigoroso il virtuale? Certo, se parliamo di fare l’Amore, con l’umore con il sapore della Folla…

Abbarbicati tenacemente, come mastice per riparare giare frantumate, abbarbicati allo scoglio di qualche tradizione – rupe Tarpea? – , ma anche ‘abbarricati’, che poi non si comprende se l’alfa senza omega sia privativo o rafforzativo del concetto, se non della sommossa.

Siamo la polis dell’apparire, più che una polis ontologica, pertanto non lamentiamoci quando su di noi calano mazzate, metaforiche metà sulle capocce, dolorose assai, soprattutto per gli effetti senza cause, a lungo termine.

Barricate popolari, ma fomentate dalla borghesia, quando vuole ottenere favori dai governicchi di turno? Abbocchi sempre all’amo, confermata la pericolosità del lemma e anche del verbo.

Masserizie, non nel tempio di Massenzio, sacro luogo culturale, andranno bene lo stesso? Storicamente, dalle Cinque giornate di Milano in giù – com’è bello fare la rivoluzione da Mediolanum in giù, come cantava la Raffa nazionalpopolare – hanno sempre avuto un successo notevole, anche simbolicamente, sul piano strettamente affettivo.

Rosa Luxemburg poneva il quesito annoso, forse dannoso: “Dove saremmo oggi senza quelle sconfitte?”. Ecco, da umile profano, vorrei ribaltare, non solo masserizie in fiamme e botticelle marce, ma la prospettiva: “Dove saremmo oggi, se qualche volta, fossimo riusciti a vincere?”.

Inutile arrovellarsi dentro botti di lamiera con quesiti spinosi più di un istrice furibondo, gli aedi del mercatismo senza equilibrismo, senza limitismo imperversano e vincono facile, come sempre, da troppo tempo.

I Barricaderi sono fuori dalla legge – comunque la si consideri, una violenza legittimata dalla maggioranza fatta sistema, però violenza – in quanto la infrangono, o solo perché osano sfidarla sul piano pratico e filosofico?

Prima o poi, volenti o nolenti, diventa imperativo categorico scegliere: da quale parte della barricata state? Schieratevi, per Bacco, senza dimenticare Giunone e Minerva!

Non sono contrario pregiudizialmente – tu sei per caso ‘premeditato’ nei miei confronti? – alle barricate, ma chiedo cortesemente: la protesta si concluderà per tempo, ché mammà con elvetica precisione, alle 12,00 spaccate, mezzodì, butta la pasta?

Come diceva Moretti, il regista, meglio precisare vista la temperie del periodo: mi si nota di più se vengo e mi siedo su una piccola botte in disparte, o se resto proprio contumace?

Io sono io, ma anche la mia botte, come disse Diogene Laertio, molto solerte nelle risposte, a tono, con tono polemico.

Diogene, chi fu mai costui? Mi servirebbe una lampada – anche una lampara di Marzamemi sarebbe manna marina – per scovare il nominativo sull’Enciclopedia cartacea, per fare luce:

dentro la botte, sul Mondo, dentro la mia scatola, cranica.

Biancaneve: una zoccolaia (o era Giulietta?)

Pagina Bianca, sulla quale si stagliano le ombre: dei microbi.

La mia statura – fisica morale intellettuale – è media senza aura, ma attorno a me, non distinguo giganti.

Nell’incantato regno di Lilliput, microbi microscopici – potenzialmente pericolosi – sfidano i fedeli sudditi di quel reame; sfida titanica, ma non perdiamo mai la trebisonda, la bisaccia con i dolcetti della fiducia, il contesto, ammesso che a occhio nudo o rivestito, sia possibile notare qualcosa.

Comunisti in Lamborghini con Rolex al polso – dei comunisti, non dell’auto – sfilano in parata tra ali di popolani festanti; ai più servili servizievoli piaggiatori, in omaggio pacchi – di banconote? Siete matti, nemmeno quelle del vecchio Monopoli – di pasta di grani duri, radioattivi e ricariche telefoniche da 5 euro; via, andare alla gleba, anche fischiettando, come i 7 Nani di Biancaneve.

Altri comunisti in Kashmir, anzi del cashmir (gringo, mira el cash, te gusta mucho el cash), avevano giurato e spergiurato che a fine carriera politica sarebbero andati a combattere per i diritti dei Campesinos in Chiapas, o in missione umanitaria permanente in Africa; Campesinos e Bimbi africani ancora ringraziano, per lo scampato pericolo.

Oh, per inciso, per digressione – prima digressio fit in ore, anche a ore, volendo – la vera triste storia è stata tramandata capovolta: fu il povero principe, ignaro ingenuo delle cose della vita e delle meccaniche celesti a essere molestato da Biancaneve, ché candida era solo la neve, quella atmosferica.

La vera storia di Biancaneve, orfana – altrimenti, che storia di vita vera sarebbe senza lacrime drammi sfruttamenti maltrattamenti? – aveva ereditato dal buon padre (sognava un maschietto, come si conviene: ma, ahimè, sei nata Tu!) la piccola botteguccia di periferia urbana degradata, una fabbrichetta di zoccoli, male in arnese, gravata da debiti leciti con l’inestricabile jungla fiscale – nella quale perdemmo le tracce anche dell’agenzia delle entrate, senza vie d’uscita o fuga – e illeciti con gli strozzini della mala; così, la derelitta, ragazza madre per migliorare il quadro, illusa disillusa delusa – Monte Lusa – dai consueti figuranti travisati da vincitori di reality, era costretta a fare triste mercimonio: senza fiori, senza arance. Pregava ormai che emissari di spietati commercianti cinesi e/o arabi giungessero a rilevare per due spicci la paterna fallimentare impresa, ché Cavalieri capaci di fare imprese si erano estinti da secoli. Bisogna dirlo piano e sdrucciolo, senza cattiveria, ma con onestà: nel Mondo Dopo a cosa servono gli zoccoli? Ci si potrebbero piantare Alberi, come da lezione del Maestro Olmi, in attesa che i prati, superstiti, tornino a fiorire. Non divaghiamo, perché forse in questa mesta era – era questa? – di grande confusione sotto lo smog, la Zoccolaia in questione, avrebbe potuto essere Giulietta, chissà poi se nativa di Verona o Udine, diatriba millenaria in corso, un po’ come quella relativa alla ricetta originale del Tiramisù. Giulietta, sempre cara fu la sedicente innocente fanciulla, come da poetico striscione dei tifosi del Napoli, esposto non al Bengodi o stadio Bentegodi, ma al San Paolo, verso la metà degli anni ’80 del 1900, per ringraziare gli Scaligeri della sempre affettuosa calorosa amichevole accoglienza. Non scendiamo in campo calcistico politicante, ché pop – cioé, poi – si litiga davvero.

Biancaneve era ironica, temo: peccato per le sue auto insignite paladine d’ufficio, che non abbia mai richiesto – né si sognerebbe di farlo – il loro minuscolo operato; quale Biancaneve, al tirar delle somme e della pasta fatta in casa? Quella della versione di Barney? Quella dell’imprenditore a stelle e strisce diventato milionario con la Fantasia? Ancora, quella dei Grimm Brothers? Propenderei, gusto personale, per la versione di Marx, dei fratelli Marx: una guerra lampo, tutta da ridere e l’Universo ritrova – in un lampo – l’equilibrio smarrito; la retta via, chissà. Attenzione infine a non confondere la celebre, orecchiabile marcetta dei Sette Nani – minatori in regola con le norme di sicurezza sui luoghi di lavoro? – con licenziosa ammiccante triviale: marchetta.

Noi viviamo nel grande mondo della concordia, speriamo non affondi in vista di isole (isole nell’Oceano della Solitudine?), del progresso dei rimedi miracolosi, dei fogli di via, però dipinti di verde; meglio smeraldo che Speme, ultima dea, s’è data alla macchia, dei Macchiaioli, da mò.

Per sconfiggere la pandemia, l’ignoranza virale, praticate molta attività fisica all’aere aperto, consiglio rivolto soprattutto agli anziani: cari preziosi Vecchietti, nostra risorsa e memoria, fate tanto sport, morirete prima e comunque, ma morirete sani!

Raccogliamo carote di ghiaccio da analizzare nei nostri laboratori scientifici, perché nel ghiaccio tutto si conserva, anche le memorie del sottosuolo del Pianeta; facciamo però in fretta, molta fretta, perché tutti i ghiacciai terrestri si stanno sciogliendo, per colpa nostra; scivoleremo via, goccia dopo goccia, come la totale confessione dei nostri reati contro l’Umanità e la Natura, vergata nel ghiaccio che fu.

Possiamo ancora sperare nell’aiuto finale e risolutivo del Pantheon, uno a piacimento, magari a pagamento, come serie su tv virtuale:

anche se, come sostiene l’illuminato Roberto Calasso, papà di Adelphi, anche gli Dei sono Migranti e la loro più grande migrazione è già avvenuta da tempo, nell’incorporeo, fantasmatico regno delle ombre cinematografiche.

AuspicabilMente, speriamo riaprano presto le sale!

Breccia Brace Braccia, sottratte al volo

Pagina di Costantino, non tronisti presenzialisti sedicenti attori presentatori, e/o affini, ma proprio Lui, l’Imperatore.

Pagina di certe donazioni, ché il dono quando è vero, non presunto desunto unto, storico o meno, prevede sempre una quantità di azione e/o di pensiero, perfino.

La polis di Costantino si regge salda sulla di lui colonna, ci mancherebbe altro; ne servirebbe una – in magazzino abbiamo scorte? – anche per l’incerto Pianeta, con multinazionali dell’inquinamento e della morte che si rifanno il trucco, fingendo di piantare alberi. Donazioni taroccate, dannazioni garantite.

Almeno, una bella leggenda, più o meno infarcita di fatti verosimili, resta una narrazione da ascoltare, con sommo intellettuale ‘godiMente’.

Atlante, nel frattempo, si è stufato: rassegnato al cospetto della nostra crassa imbattibile idiozia idiosincrasia al ragionamento, ha rassegnato le dimissioni.

La restituzione dopo quasi 5 secoli (se 500 anni sembrano pochi) da parte del Louvre dell’augusto imperiale bronzeo dito di Costantino – Valerio Flavio, ma è sempre lui, meglio abbondare con i nomi imperiali – diventa ennesimo motivo di auto celebrazioni mediatiche: epocali virali banali. Auto celebrazioni degli ausiliari del nulla, eterno.

Per inciso, il vero dito reciso era il medio, gemello antico di quello collocato di fronte alla Borsa di Milano – cosiddetta Piazza Affari (questo pazzo pazzo mondo di affari, sporchi, e di tasse inique, per allocchi) – simbologia finale e messaggi restano immutati nei millenni.

Braccia, sottratte all’agricoltura, si diceva con sprezzo del pericolo e dell’intelligenza nel Mondo arcaico, per trattare con spregio e arroganza altri simili; la prospettiva agro naturale sta cambiando, rapidaMente, giovani intelligenti hanno capito che solo rispettando amando curando con amore Gea, avranno qualche àncora di salvezza, di ormeggio alla Terra, di futuro.

Braccia, si alzavano all’unisono nel Mondo Prima, nelle strade con mille voci per cantare, dopo la riconquista delle piazze pubbliche, dove sorge splende sempre, tramonta il Sole come comanda regola dei cicli naturali, spazi per dialogare progettare, anche danzare, braccia sottratte al volo, alle camminate in equilibrio sulle acque, camminate e voli alti, grazie a mente cuore anima, senza più zavorre psico socio economiche.

Hey Gianpy, Amico mio de Roma, la zuppa calda di cicerchia con bruschette dopo una giornata in mezzo alla fresca fredda abbacinante neve umbra, sembra possa restituire vita ai trapassati e redenzione alle anime dannate; fiorirà il deserto, ogni deserto, quando impareremo studieremo riscopriremo come riuscivano in passato, nel Mondo Prima, millenni prima della sedicente modernità progredita, a irrigare immense distese di sabbia rovente.

Peregrinare nella Valle del Treja, alla ricerca di Atreju; piscine oniriche, naturali, nelle quali rinascere ricreare ri ossigenare il portentoso cavallo Artax per riportarlo sulle praterie, infinite come certe Storie; Foreste Fruscianti che non escono dal gruppo, Draghi quelli veri, forieri di buona sorte, molto più di certi biscotti, cinesi o giù di Lin; Acque chiare fresche rigeneranti, Turris Eburnea da scalare, ma per dialogare con Principesse, finalmente poco riottose, zero influencer di masse bovine anestetizzate.

Hai mai assistito alla fioritura delle lenticchie? Caleidoscopio magico, senza zampone, senza puré di patate o mele, con il Sole, anche quello di Mezzanotte; hai mai assistito al salvataggio di un candido Cigno femmina da un anfratto fluviale periglioso? Il Cigno suo compagno nuota in apprensione, fedele e inamovibile accanto a Lei, mentre i Vigili del Fuoco si prodigano meritoriamente per salvare e tutelare due vite, magnifiche.

Magnifici anche i VF, non solo di Viggiù.

Come cantava il Poeta, maledetto:

voglio un finale che non faccia male, con mani lavate, ma cuori sporchi, togliamoci le mascherine e baciamo tutti insieme il Colpevole; denunciamolo condanniamolo, soprattutto se dovesse dire, si facesse sfuggire, spiattellasse, anche senza terzo grado, la Verità.

La Breccia pia cova sotto la cenere: attenzione alle scintille di repubbliche laiche all’apparenza spente, attenzione alla corsa travolgente, dei Bersaglieri.

In hoc signo vinces, ove il signo, come digitato sopra, è sempre, platealmente – al netto delle eventuali accuse di blasfemia, respinte ai mittenti – il medio, perché in medio dito stat Virtus.

In attesa di recuperare l’uso libero delle braccia, finalità:

Volo.

I Maggio: Festa o Spiga?

Pagina delle Spighe, varie assortite sparse sul terreno, dopo la mietitura.

Pagina delle Spigolatrici, non solo di Sapri; in oMaggio alla correttezza formale politica istituzionale del Mondo Dopo, non tralasciamo di menzionare gli Spigolatori: chi sono costoro, forse figli di un dio delle messi, in tono minore?

Caro Statuto, ti sorprenderebbe assai – ammesso Tu non ne sia già a conoscenza – quanti Artisti Letterati Poeti Navigatori forse anche Santi, siano stati colpiti (da una spiga, in fronte?), ispirati dalla romantica figura delle Donne spigolatrici; romanticismo sì, per la presunta purezza della vita umile nei campi, consapevoli però delle fatiche bestiali dell’agra quotidianità.

Curiose coincidenze: Le Tre Spigolatrici, di François Millet, dipinte nel 1857 in grande formato, quello di solito riservato ai quadri celebrativi di gesta eroiche e storiche, furono una denuncia e uno schiaffo in faccia all’arrogante borghesia dell’epoca che poco gradiva anche solo vaghi accenni alla povertà delle masse; ma le schiene ricurve delle Tre Grazie dei Poveri sono colline del disonore per chi in ogni era, anche qui nel Mondo Dopo, rifiuta la realtà e la responsabilità delle condizioni disumane cui sono condannati, senza colpa, milioni di propri simili. Anche Vincent, Van Gogh, ammirato, si cimentò in una copia dello scandaloso dipinto.

Nel 1857, il rivoluzionario Carlo Pisacane sbarcò prima a Ponza, liberando 300 (323, pignoleria storicistica) prigionieri, alcuni per reati politici – Loro, senza tema di smentita, veri patrioti – e in seguito, insieme a loro, nei pressi di Sapri, per sottrarre i braccianti al giogo di sfruttamento e schiavitù dei Borboni, ma la Storia sa essere cinica e spietata: i contadini, scambiandoli per briganti, allertarono l’esercito borbonico che con l’aiuto degli stessi autoctoni, sobillati a puntino dai reazionari, trucidò quasi tutti i liberatori; ah Luigi, eran trecento, eran giovani e forti, ribelli in nome della Libertà, arrivarono un mattino a bordo di una barca in mezzo al mare… laggiù in mezzo al mare, ci stan camin che fumano, forse fili di fumo di pire funerarie galleggianti, per celebrare ideali e idealisti. Cenere nel Vento.

Quel ‘maledetto’ 1970 del Mondo Prima rispunta a ogni ricorrenza, volenti nolenti, maleolenti di sospetto, sospesi presagi: la 300 – nel senso della legge n. – era Giovane e Forte, ma ignara della sua sorte, molti anni dopo, incontrò Sora Morte, istigata da menti traditrici cospiratrici; a pensarci, gentile Statuto, anche Tu con obsolescenza connaturata, come tutte le umane cose, potresti recriminare, ma sei documento superiore; a pensarci ancora meglio, non per scadere, come prodotto confezionato, nelle vicende personali, considerando che siamo coevi, forse anch’io, oggi, non mi sento troppo in forma.

Il paradigma vivente di transizione e resilienza – quelle vere – si chiama Jonathan, testuggine gigante delle Seychelles, per quanto sappiamo, animale più longevo del Globo; arzillo vecchietto di 189 anni – i suoi primi 189 anni! – trentenne vide con distacco la guerra civile tra gli stati del nord e del sud negli Usa; cinquantenne, fu trasferito, magari non per sua volontà, ma con invidiabile flemma, sull’isola di Sant’Elena, proprio la stessa dell’esilio napoleonico, dove vive tranquillo ancora adesso: non Bonaparte, Jonathan.

Non so se questo mondo sia stato creato per finire in un bel libro (liber…), come sosteneva il poeta Mallarmé; certo sarebbe confortante se da bei libri, traessimo ispirazione per progettare un mondo nuovo, equo e libero; come scrisse l’ineguagliabile Gianni Rodari, sarebbe magnifico se tutti potessero leggere (ottimi) libri, non (non solo) per diventare scrittori e poeti, ma per non diventare schiavi: mai più.

P.S. Canzone del giorno, Il Mantello e la Spiga (Franco Battiato).

P.S. II Numismatica del giorno, monete dell’Impero romano, con le spighe di grano nella Cornucopia, simbolo di abbondanza ricchezza benevolenza degli Dei; in alternativa, le gloriose 10 lire del 1951. coniate dall’Istituto poligrafico e Zecca – nel senso di battere conio, non ideologico – dello Stato.

Scorci, dal Mondo Prima

Pagina degli scorci, fugaci e fuggitivi, del/dal Mondo Prima.

Un piccolo cancello, ferroso arrugginito, incardinato in una soffice delicata purpurea cascata di Glicini che sembra scendano direttamente dalle nuvole, varco dimensionale per un altro mondo, onirico magico alieno.

Sbirciare nell’aia, galli razzolano fieri, della cresta e del ruolo: al gallo che canterà – per tradire ancora altri poveri Cristi? – in omaggio due galline da impalmare, galline floride, al bando quelle male in arnese. Eugenetica, aviaria.

Giochiamo a fare gli dei, manipolando DNA e combinando pasticciando tra gli alambicchi rimedi in tutto e per tutto sperimentali; gli effetti li scopriremo solo vivendo – geneticaMente alterati – e soprattutto congedandoci dal transito terrestre, forse a tempo debito, abbiamo sempre debiti con qualcuno già dalla culla, o rispettando la data sul nostro foglio di via.

Meglio valige di cartone, meno pesanti, meno inquinanti.

Memoria Ram, ma anche Rom, nomade, come tutte le Genti del Globo, memoria di sola lettura, fondamentale però per non obliare chi eravamo e i rudimenti; Ramses I: esimio Faraone, oriundo prima del blocco delle frontiere, guerriero, figlio prediletto di Seth – con la benevola supervisione di Schliemann, Anatolia o Egitto per me pari sono – dopo tremila anni (3.000), inezia al cospetto dell’eternità, non semi di lino per una vita umana, abbiamo scoperto che i geroglifici sono una vera lingua, non emoticon o emoji ante litteram; la Stele di Rosetta resta una memoria superiore a qualsiasi app o hard disk del Mondo Dopo; nulla è come sembra, perché chi detiene il potere della scrittura, è padrone del Linguaggio, domina la società e gli inferiori, la massa. Simboli arcani, arte, scultura, pittura, creatività: soprattutto, Amore per la Cultura.

Napoleone e le sue truppe furono solo una banda di ladroni? Non del tutto, ma Bonaparte oui: eppure, senza l’osannato imperatore – forse non assolto dalla Storia, giusto, illustre feluca romana? – clamoroso acuto travolgente innovatore delle strutture statali, dell’universo culturale, dei meccanismi del commercio, senza se e senza ma; comunque, a spanne, grande per statura e per distacco, dai suoi e dai nostri contemporanei: mentale.

Don Renato, Professore di ogni disciplina, sommo maestro di metodo, storico filosofico: sulla sommità del monte ventoso, impauriti spauriti atterriti per la presenza di nubi nuvolario – forse anche Tazio, Nuvolari – nuvola candida non radioattiva, densa di voci echi ombre di scorci; confessarsi reciprocaMente, confessioni spirituali messianiche, oneste – la confessione di solito è bugiarda – per auto da fé, senza menzogne, pietre d’inciampo, ma anche basali basilari, per fondamenta nuove, per rifondare città, nuove, nell’ottica di Leon Battista Alberti. Candore e armonia divine, con delicatezza e pudore orientali, ché non di sola carne è costituito l’uomo, ma affonda le proprie radici, poggia i piedi tra Terra e Cielo.

Pink Moon, Pink Floyd, volto nascosto di Selene, Apollo 11 e Spazio 1999; qualcuno rimase prigioniero sul suolo lunare, qualcuno si inerpicò lassù – il razzo Melies fu più poetico – per restare in orbita ellittica, anteponendo il bene comune, alla vana gloria individuale: saggezza romana inscritta nella doppia elica, quella del Modulo spaziale, quella genetica influenzata dal prezioso Tevere.

Ora Michael l’astronauta potrà passeggiare tra le dune argentate nel vento cosmico ogni volta che vorrà.

Scorci di Mondi, lontanissimi, nei quali nascono ancora Bambine e Bambini:

scorci di miracolosa speranza, autentici rimedi di gioia, squarci di arcobaleni verso il Futuro, l’unico che vogliamo: mentre noi ci abbarbichiamo ai sogni, Loro sono i talenti della Vita che procede incede germoglia, nonostante tutto.

Senza disagio, senza tema dell’Infinito: fisico/metafisico.

Tempesta e impeto, verso Sud

Pagina dell’Impeto.

Del petto in fuori, non per orgoglio, per migliorare il meccanismo della respirazione – bocca a bocca, senza boccaglio, optimum – , per ossigenare il cervello, anche lui recluso troppo a lungo, ormai incapace di spalancare nuove finestre.

Vorremmo una camera, con vista Mare; un tavolino che si affacci sulla promenade – non Cambronne – tavolino degli abbracci o che almeno consenta di abbracciare se non l’Umanità, almeno l’Orizzonte, il Panorama, il vasto Mondo, ideale fisico.

Impeto, impettiti verso il futuro, quale esso possa essere; un futuro, non qualsiasi, con personalità e intelligenza, possibilmente vera non artificiale, anche se il ‘noverrimo’ cervellone virtuale promette velocità di calcolo spaventosa – non si capisce se la velocità o il calcolo – e inusitata capacità di consentire il dialogo a banche storiche di dati, tra loro nemiche inique, senza canali di comunicazione, né transito, né Panama&Suez.

Con l’impeto – va da sé per tradizione storica – dovrebbe esserci, anche non in rima, l’assalto: di Balaklava (o dopo una bala alla furlana, con la clava carnica), ai bastioni, anche di Orione, servisse a recuperare il bene, soprattutto dell’intelletto; come sempre, appena cominciano i sussurri le indiscrezioni i pissi pissi bau bau su potenziali torte di danaro pubblico nei forni occulti delle istituzioni, parte l’assalto: alla diligenza, della Wells Fargo, o simili.

Quanto lavoro ci sarebbe oggi, nel Mondo Dopo, per gli intrepidi ranger del Texas, ai limiti della legalità, certo, ma per ristabilirla.

Corto, gentiluomo amico mio di mille e mille incredibili avventure, facciamo rotta con rinnovati impeti entusiasmi curiosità verso Shangai? O prediligi il punto più meridionale dell’Asia? Tiziano Terzani non amava Singapore, da raggiungere con battelli a vapore; Shangai porto commerciale o forse l’omonimo gioco da tavolo, meglio in effetti quello con i bastoncini di biscotto, ricoperti di cioccolato fondente. Eppure, dovremmo imparare da Singapore (cantare, sing, con ardore, come certe Ragazze di Trieste e non solo, il 25 Aprile), con animo senza paraocchi, dalla versione attuale: ordine esemplare, mezzi di trasporto pubblico efficienti e eliminazione esponenziale del traffico urbano, per guadagnare spazi da riconvertire al verde, floreale, l’unico sostenibile, costituito da miriadi di lussureggianti piante tropicali.

Giungere alla foce del Mekong, nel mare un po’ indo, un po’ cinese, veleggiare con e verso isole di Paracelso- chi mai sarà stato costui? – e finire tra le braccia di una terribile tempesta, ormonale emozionale onirica: chiedersi, come il brillante narratore Stephen Crane, perché i sette folli spiriti del Mare abbiano permesso di giungere fino a qui, per poi farsi beffe di noi, condannarci agli abissi più bui, più oscuri. Ultimi giri, siori e siore, poi la Giostra sarà rottamata, per raggiunti limiti di utilizzo, per obsolescenza programmata dal nostro DNA.

Che grandissimo para celso, quello scienziato medico astrologo alchimista, ma le 7 regole per una vita sana serena dignitosa restano valide, pilastri umani oltre ogni dimensione crono spaziale: perché diventare schiavi di qualcuno, quando potremmo essere con impeto, autorevoli padroni di noi stessi e delle nostre meravigliose esistenze?

Chiedi a una ragazza di 15 anni d’età chi erano mai questi Aborigeni, chi fu Chico Mendes; martire sindacalista ambientalista, difensore dei diritti dei popoli dell’Amazzonia – che qualcuno vorrebbe ammazzare per radere al suolo tutto, vendere legname, estrarre oro e petrolio – prima che inventassero il colore verde marketing pro distruttori; resistere con l’impeto di Chico, per salvare l’Alleanza dei Popoli, la sacra Foresta, identità culture e lingue che non troveremo mai più, né in rete né sul mercato globale.

Non rompeteci i Polmoni, i nostri e quelli della Madre Terra.

Mit drung in Richtung Südseite, anche le entità metafisiche saranno con noi, finalmente complici comprensive benevole:

vivere più a Sud, con impeto passione gentilezza.

Vivere come Papaveri, tornare a vivere a Sud, in pianta e con piante stabili e sane, per ritrovare i propri astri, i destini, i sentieri, gli unici autentici.

In origine, Prima, dove eravamo Tutti?

Foresta di Sherwood (cartonato verde)

Pagina dei verdi anni che, come cantavano i poeti, non tornano più.

Quaranta anni: sono verdi e pochi, oppure il contrario? Se ti candidi per governare un paese, una confederazione, dipende.

Viaggiare nel tempo è facile, se sai come farlo; nel frattempo, meglio uccidere Kronos – senza offesa – potrebbe risultare più disastroso attendere il fiero pasto del padre che divora i propri figli.

Il laser ci aiuta a scoprire studiare cambiare prospettiva sulla storia dei Maya, resta l’annoso amletico misterioso dubbio: come avranno fatto Loro, senza computer senza app senza algoritmo, a costruire le piramidi andine, mesoamericane, laggiù e anche lassù nello Yucatan?

Lo sapevi, caro Maestro Artusi, che il buon cibo influisce sul benessere della mente, non necessariaMente umana? Lo hanno stabilito questi infaticabili, infallibili scienziati del Mondo Dopo. Mica pellegrini.

Quanto sono ostinati, poco collaborativi i Migranti che insistono a fuggire da guerre, persecuzioni di tutti i tipi, mutamenti climatici catastrofici, miserie assortite? Cosa pretendono da noi, privilegiato evoluto supremo Occidente, campato in aria alle loro spalle, sulle loro spalle, sulla loro pelle? Continuano a imbarcarsi, naufragare e morire annegati nel nostro mare dell’infamia, solo per metterci in imbarazzo, solo per nausearci prima dei pasti, prima dello shopping compulsivo su internet.

Piantagrane, meglio che granate, pianta del grana e del parmigiano;

a proposito: quanto ci piace organizzare summit sempre più nobili, sempre più assembrati (accozzagliati?), sempre più retorici sull’urgenza ambientale; importante, spostare il limite temporale oltre ogni limite stabilito dalla Natura: 2050, 2060 e più in là, all’infinito. L’infinito non esiste, però presto verrà a presentarci il conto delle nefandezze, per esempio corrispondere somme ridicole risibili, per inquinare ancora, ma con la coscienza imbavagliata. Non esiste una transizione dolce, una transizione temperata, un passaggio edulcorato e graduale – i gradi sono già troppi, esorbitanti – ché come sentenziava il rugoso, ma saggio Maestro Joda: non esiste provare, esiste fare o non fare.

I Draghi sono verdi o rossi? Stanziano parte del loro tesoro per la presunta rivoluzione ecologica, ma sembra proprio una rivoluzione del Pirro, giravolta su sé stessi, per restare fermi immobili anaffettivi, sul punto casella economia di partenza.

Carissimi Cochi e Renato, dove arrivi se parti, certo, ma che partenza sarebbe, se resti fermo, soprattutto al palo senza frasca?

Da Get Back a Cash Back, non troppi passi, avanti, già detto e scritto volte plurime: un metodo ideato dallo sceriffo, quello di Nottingham, rubare ai poveri – come si sa, sono sempre tanti, ma in certe occasioni tornano utili – per favorire i ricchi. Del resto, se non aiuti i ricchi, l’economia neoliberista s’inceppa e l’ingranaggio crolla.

Tutto dipinto di verde, perfino i pappagalli e i camaleonti sembrano vinti dal tedium vitae, dallo spleen, dalla noia cromatica, cromosomica: adesso anche la carta verde – non per facce come deretani – per circolare indisturbati; nell’arcaico Mondo Prima era riservata agli studenti universitari per viaggi scontati – meglio che i viaggi siano sempre sorprendenti e che la meta finale sia solo il percorso stesso – su convogli ferroviari, il libro verde degli stati civilissimi uniti su cui erano pubblicati i nomi delle strutture ricettive adatte ad accogliere l’uomo nero e non sarà chiamandola con idioma anglosassone che muterà sostanza e natura: incostituzionale, illegale e tu illustre Mario, dell’omonimo bar di provincia, dovresti saperlo.

Tornare alla civiltà agricola, non solo al museo dedicato, a Palazzolo Acreide: giorni di intensa luminosità, Cielo vicino, anima e materia distinte, ma convergenti verso lo stesso Orizzonte. Muretti a secco addolciti e ombreggiati da maestosi Ulivi, a incorniciare gli unici sentieri possibili, quelli umani.

Hey politicanti economisti amministratori cingolati, vi sorprenderà sapere che al momento, anche nel Mondo Dopo, la tecnologia più forte avanzata evoluta intelligente che abbiamo per combattere – la vera guerra, come garba a voi – contro la co2 nella nostra atmosfera, resta il patrimonio arboreo: quello che noi bipedi fallocefali stiamo allegramente massacrando in nome del dio profitto.

Vil razza dannata.

Quante giornate, in un anno, figliuolo? Mariuolo…

Pagina delle Giornate.

Anzi, paginata delle giornate, dedicate ormai a chiunque, a qualsiasi cosa passi per la testa, per la strada, per il talamo nuziale o meno: la mogliettina adorabile per indispettire il marito troppo distratto andò a letto con il primo cretino che incontrò; il problema è che oggi i papabili si sono nel frattempo moltiplicati in modo esponenziale incontrollato, oserei digitare: virale.

Fondamentale non segare il ramo su cui tutti siamo ancora seduti, più o meno confortevolmente.

Pagina delle Logge, del Lionello, del Liocorno antico galeone, del Flicorno – ché qualche corno cornetto cornutone spunta sempre, musicale o apotropaico – ma anche, come diceva quello, massoniche, delle masse ammassate senza cefalo, delle lobby delle lotte, intestine – no gas, no ‘flautolenze’ – per il potere e/o vil denaro, sterco del demonio, a loro insaputa (del potere, del denaro e del povero Fra’ Diavolo).

Rimpiango le rogge urbane, in ogni senso, del nord est, massacrate deturpate intubate in cemento vomitato da tecnocrati idioti; abbattono alberi, espiantano i polmoni della Terra chiamandoli malati, eradicano i loro stessi organi vitali. ma chiamano ogni crimine: sviluppo.

Quante giornate, figliuolo? Tre Ave Maria e un Pater, noster, auspicabilmente. Nel Mondo Prima, la matrona, anzi, la matrix, era semper certa, l’altro, numquam, ma oggi siamo tutti figli dell’algoritmo; come ritmo, sarà algo, senza alghe di Fukushima magari, ma spurio di swing, quello vero, quello caro a Renzo Arbore.

Figliuolo, bada, sii coscienzioso cosciente misurato: troppe giornate nell’arco di uno stesso anno, anche horribilis, rendono ciechi. In attesa della prima vera buona notizia e del Transcosmonautilus Mirabilis.

Giornatina truffaldina della Terra; le celebrazioni – ché qualche pio bove non s’illuda – le affidiamo a noti sodali di cementificatori e trivellatori – Drill your ass – così, non salveremo le disperse capre, belanti a vuoto, né i cavoli anche perché se sono quelli di Brusselles sono tossici, amari a priori: ai priori del Pianeta, no, business is busillis, guai ai vinti, ma gli intrallazzi devono continuare, anche post mortem.

La strada è stretta, anzi la via, ma ci sono lampioni di luce, solare, e botteghe del caffé, un po’ equino, un po’ solidale; stretta la via del borgo antico, larga la foglia dell’inganno, ma non l’abbiamo ancora mangiata tutta, metabolizzata nemmeno a parlarne: forse, ridotta a bolo, ruminiamo le stesse sciocchezze da quasi un secolo, ma non le comprendiamo.

Questi colori della tavolozza di Vincent, questi papaveri di Claude – mai sottovalutare il potere della scarmigliata papaverina – sono la mia, la nostra vita; lasciate che i Bambini del Mondo sognino nel vento, del cambiamento vero radicale salvifico.

Se ci ammaleremo, di Nostalghia (Maestro Tarkovsky, dove sei?), sarà solo, sempre colpa nostra e almeno per la griffe colpe capitali abbiamo l’esclusiva; i nostri stili di vita vitaccia di vite, non si armonizzano con le esigenze farsesche dello stantio mercatone globale, del nuovo vecchio corso, senza patente di corsa. Ladroni sì, ma almeno con licenza regale, cribbio.

Il Leone marino nel golfo della California, nuota in profondità e sgrana allibito i suoi grandi occhi scuri: un’orrida mascherina inquinante davanti al suo muso; la sua espressione allibita, ci interroga e ci condanna, senza possibilità di appello: che razza di umanità siamo?

Anche Greta, la Divina, si è ritirata, giovane; dallo schermo, al mito, senza scorciatoie, senza compromessi, negazione di decenza pudore dignità. Difficile imitarla.

Viaggiare nel mare infinito intorno a noi o nel mare dell’Infinito, sul dorso o anche nel ventre della giovane Balena Grigia, migrante dall’Atlantico o dal Pacifico, novella Fenice marina, per sete di conoscenza, per fame di plancton – o della pizza di Dumas;

liberi da Achab (se fosse Gregory Peck, sindrome di Stoccolma), libera Lei, liberi tutti:

occhio agli spruzzi arcobaleno dallo sfiatatoio!

Annunci e attenti agli accenti

Pagina degli Annunci.

Annunci di tutti i tipi, funebri commerciali, di coprifuoco, non coperchi delle pentole, ormai vuote, buone giuste per un cacerolazo in piazza, anche senza guerra. Negare sopire reprimere, perché l’unica via per la pace sociale, eterna, resta la santa repressione.

Del resto, non ci avevano detto che viviamo nel migliore dei post mondi possibili, considerando che non si combattono più guerre da 75 anni? A scrutare bene il Pianeta, non sembrerebbe, ma avanti così, ripetere una bugia un miliardo di volte h24, non la trasformerà in verità. Come una zucca per qualche ora carrozza principesca grazie a un magico inganno, tornerà sempre zucca; visto l’arietta che spira – anch’essa, purtroppo – meglio accontentarsi della zucca.

Chi visse di annunci, Nonna Erminia completerebbe la sentenza, da par suo: questo paese, anzi questo mondo dopo – mi perdoni l’Avvocato Mauro Sandri per le modifiche improprie al suo saggio aforisma – vive di annunci roboanti, virali più dei virus, e poi, inevitabilMente, muore di realtà, quella vera concreta naturale.

Onanismo marziano, ingenuità di fabbricazione terrestre, eterodiretta da Pasadena – Olimpiadi di Los Angeles 1984? – il drone studierà per noi il Rosso Pianeta, in attesa che i bolscevichi al potere si arrendano alle leggi del mercato; se i riccastri vogliono come sempre decidere tutto loro, perfino chi debba possa abbia i crismi – il karisma no, non fa per voi, nemmeno il karma – per competere al grande circo dell’intrapresa, i primi a non credere nel libero mercato, i primi a stritolarlo con lacci di seta nera, sono proprio loro; poco importa e/o differisce che si tratti di sport professionistico o esplorazione dell’Universo, cui, piccolo dettaglio, nessuno ha chiesto se sia favorevole.

Con la super lega, finalmente i padani potranno sognare di nuovo l’indipedenza e un Doge illuminato che garantisca prosperità ai sudditi della Serenissima; il torneo ora genuinamente amatoriale con grande coppa finale Bucintoro d’oro, sarà trasmessa in ogni sestiere, anche se per accedere correttamente allo streaming lagunare, servirà il sestante di bordo (per fortuna, il truffaldino mose, nessuna parentela con il Mosè di Michelangelo, nato già guasto, anzi marcio, dentro, nel frattempo sarà divenuto un’installazione per turisti, di bassa lega); per le radiofilocronache in diffusione, la trasmissione ufficiale, da 90° minuto, si chiamerà, per adeguarsi alla nuova incredibile ricchezza – dei soliti famigerati – miliardesimo minuto (Bucchi docet); state sereni, la minuta dei conti cifrati, occultata dentro scatole cinesi, resterà sigillata in bunker post atomici su isole e atolli mai trovati. Così, a pelle, questo specie di atollo mi sembra un gran figlio del Mare.

I super scienziati, speriamo non i virologi e gli infettivologi che da 14 mesi non ne azzeccano una, nemmeno su suggerimento di Zeus, pare abbiano individuato un nuovo corpo celeste, forse un pianeta simile alla cara vecchia agonizzante Terra. Anche perché nel frattempo, il mega iceberg A68 che rischiava di collidere contro le coste della Georgia, quella del Sud, con terribili conseguenze per la povera fauna locale, si è in realtà frantumato a causa della temperatura troppo elevata dei mari e dell’atmosfera; mentre tutti sembrano sollevati – come sempre, avendo eliminato il senso di vergogna – da ogni responsabilità individuale e collettiva, colgo controcorrente inquietanti presagi. Dormire sognare, forse migrare, trasmigrare come facevano gli Uccelli, ma per la razza umana, fuggire (come?) in massa verso un nuovo Eldorado Eden Megalopoli cosmici, sarebbe un escamotage di comodo: prima dovremo rimediare ai danni terrestri, poi, casomai, i più meritevoli potranno concedersi un periodo di ferie, stellari. Avevamo giurato che saremmo diventati migliori, invece sarebbe già festa grande, fossimo rimasti fallocefali come eravamo, prima.

Colonna sonora suggerita, per celebrare l’arrivo in Albione dell’avariante indiana: Arrapaho degli Squallor, solo per autentici intenditori; almeno 40 minuti di allegria saranno sicuri, il resto lo scopriremo, a partire dalle vergogne, solo vivendo, chi potrà.

Annunci di pubblica offerta, progresso sociale, piccolo spazio pubblicità progresso: quanto dura il vostro rimedio, sei mesi, un anno, forse 18 mesi, magari 24? Gli Alchimisti non riescono a trovare la risposta, ma se qualche antichissimo Druido – barba bianca d’ordinanza – ci vende la pozione, magari con ingredienti che giungano non contraffatti da bachi malandrini attraverso la Via della Seta, si aggiudicherà appalto, scudo fiscale, scudo penale (non fallico), vitalizio, per lui e per tutte le generazioni future: della sua famiglia.

Pagina finale degli annunci e dei quesiti; non esitate a inviarne a go go, ma attenti a non sbagliare qualche accento: se avete quesiti da pòrci, questo è la fattoria ideale.

Anche Nike è rimasta senza ali? Evadiamo, o almeno, evacuiamo

Pagina dell’Evasione, vera sognata presunta;

una pregunta, por favor: a che ora comincia la diretta per la fine del mondo come lo abbiamo conosciuto? In alternativa potremmo evadere anche noi da Alcatraz, da Yuma (occhio ai puma e al Popolo dei Pima), dalla Cayenna portandoci via anche un po’ di pepe? Una fuga sottotono decorosa poco chiassosa, soprattutto nei colori, per non dare nell’occhio.

Le evasioni sono sempre innocenti, al netto delle deviazioni perversioni sollecitazioni?

Caro vecchio patacca, Fidia, sapevi che già nell’antichità del Mondo Prima le grandi aziende del Mediterraneo globalista, secoli prima della globalizzazione, delocalizzavano in Arcadia (se lo sapesse Harlock…); non mi credi? Vai al Louvre, alla ‘Naik’, impiegata in un lavoretto poco pagato e senza tutele legali ai magazzini di Samotracia, sono cadute le braccia; pare sia riuscita a conservare le ali, anche se sarà complicato effettuare nuovi decolli, da decollata. Maledette ghigliottine.

Il grande capo supremo – non si tratta di burla, garantito dall’imparziale gilda di farmacisti ed erboristi del Mondo Dopo – degli alchimisti, dichiara con orgoglio: i nostri rimedi, mezza dose alla volta, sono traumaturgici contro ogni morbo, se non funzionano è solo colpa del cliente malato; ma per una vera miracolosa magica protezione dovrete acquistare e consumare più dosi ogni anno, da qui all’eternità; cosa volete che sia un piccolo sacrificio con la prospettiva della vita eterna? La vita e l’amore sono eterni, finché durano, anzi, finché dura la pacchia, per noi.

La Piffer prima ti vende la pillolina blu, per alluparti a dovere, poi quella rosa del day after, per non restare gravido, soprattutto di conseguenze, terribili. In ogni caso, contro ogni certezza, evidenza scientifica, correlazione extra coniugale, come dice il Maestro calabro saudita SalvaThor Bel Fiore: Vaginatevi!!! Tutti, più che potete.

Noi puntiamo senza indugio – credere obbedire (grazie, amico radicale Maurizio Bolognetti) vaginarsi – sull’Umanità di gregge: quando il gregge sarà davvero umano, potremo forse congedare auto proclamati pastori delle Genti.

Il paese – quale non si sa; un paese, brutti pignoli e anche pettegoli che siete! – risorgerà, dalle ceneri dalle macerie dalle miserie: grazie all’ausilio del piano ausiliario non Marshall, PNRR: piano nazionale ripresa della repressione; anche perché è noto che reprimendo a lungo, qualcosa prima o poi esplode: verso il Firmamento delle firme, più o meno prestigiose, e oltre.

Pythókritos, Pythókritos chi era costui? Vuoi vedere che per saperlo dovremo, ancora una volta, ringraziare quel vecchiaccio di Plinio che altro non aveva da fare che girare per cantieri, battaglie campali, intrufolare il naso in affari altrui e scrivere resoconti? Chissà quanto attendibili; incrociamo braccia e fonti e cerchiamo di ricavare frammenti, di verità.

L’evadere m’è dolce da questo mare, di sbarre (di plastica e non solo).

Evadere, evacuare – prima Donne e Bambini? – premessa essenziale e doverosa, prima della messa che poi finirà (ite fratres, missa est), rendersi conto della differenza;

comunque, verbi azioni funzioni: ‘entrambi due’ necessari, anzi, vitali.

Specchio ontologico

Pagina dello Specchio.

Riflessi riflessioni flessioni, fisiche mentali spirituali.

La Luce illumina ma crea ampie zone d’ombra, per ripararsi riparare ritrovare ritrovarsi.

Annegare dentro lo specchio, avviluppati dalla pianta del Narciso, attenzione massima al pitagorico specchio: brucia, come le fiamme di un qualche inferno, privato.

Specchio ontologico, immagini ombre echi del presente immanente, appena dietro di noi; ci segue ovunque, incollato alle nostre calcagna, molto più della nostra ombra; rivela smaschera denuncia tutto e solo le verità, anche le più riposte obnubilate imbarazzanti poco edificanti, per niente al mondo edibili, di noi. Eppure, siamo noi.

Oltre le sbarre, frammenti identitari; oltre l’immagine confusa, un altro me, non altro da me; la condanna, la benedizione, il destino dello stesso sangue. Carne e sangue, dentro. Ossa calcinate, sbriciolate dal Sole.

Il Pianeta ex azzurro – al bando ideologie politiche, bandi di concorso solo per veri Pangeanauti, adoratori puri di Pachamama – è ancora bello nonostante sia avariato; chissà cosa ci attende con le avarianti.

Cara estinta Ellade, ‘Pallida Atena’, siete sicure che le vostre cosmologie e filosofie, feconde di sapienza insuperata, ma basate sul contrasto tra logos e Natura siano ancora valide? Il buon saggio Philippe sostiene, non senza nuove illuminanti ragioni, che per fondare una catartica sana società globale, dovremmo partire da un assioma universale: animali di ogni genere e specie, minerali, acque, piante, fenomeni atmosferici costituiscono un meraviglioso collettivo, la band del Creato, nella quale tutti sono importanti, tutti detengono pari dignità e inalienabili diritti.

Se i sociologi hanno urgente necessità impellenza imperativo categorico di andare a lezione da Darwin, prìncipi feudatari borgomastri alchimisti e sacerdoti di rito wannesco – nel senso della Marchi, Wanna – da chi dovrebbero essere costretti a studiare per una vita sabbatica, considerando che da 14 mesi ci tengono prigionieri, in ostaggio i nostri cuori polmoni anime?

Quartiere di periferia, molti anni fa oggi; uno di quelli scomparsi alla vista ai radar alle app dei politicanti, pseudo scienziati, sedicenti dottoroni: invisibile il quartiere, invisibili le persone residenti; l’essenziale è sempre invisibile agli occhi dell’uomo mediocre.

I bambini di quei giorni non sono mai andati via, li troverai ancora e sempre per sempre, in giardino a scuola in parrocchia:

selvaggi e liberi, fedeli alla stessa parte del cuore.

Trattati, modelli: Polpi&Pipistrelli

Pagina del decesso, de cesso italicum (trattato scomparso, opera minore di Caio Giulio)?

Esauriti i giacimenti pubblicitari di slogan ottimisti, ‘andrà tutto’ bene è andato da solo a farsi benedire, siamo tutti in ansia – nemmeno negli anni ’80 del 1900, quando spararono a Bobby Ewing ‘il buono’ (vabbé…) della serie tv Dallas, il pubblico da casa si mobilitò così empaticamente – sulle sorti poco progressive dell’altro mantra categorico apocalittico apodittico: il nostro paese è campione nella partita contro la pandemia, la nazione degli italopitechi un modello per il resto del Mondo.

Il famigerato manuale delle ataviche marmotte, nel senso del sonno profondo, lo abbiamo scritto tutto noi, da soli: un autentico gran pezzo di modello, con i 100 errori fondamentali da commettere nell’amministrazione di un paese, amministrazione ordinaria straordinaria emergenziale. Paradigma perfetto, paraflù, parabrezza: fate il contrario rispetto a noi e forse vi salverete.

La grande campagna alchemica dei rimedi langue, nel Vecchio Continente assetato di idee progetti salvezze: i druidi litigano tra loro sulla formula esatta del medicamento – sull’efficacia o sulla proprietà intellettuale; langue dove la lingua duole, meglio: langue perché i rimedi non arrivano o perché sono arrivati, fallati; già partita l’inchiesta – destinazione mihi ignota est – di maghi e fattucchiere a carico del povero popolo degli Ippogrifi fattorini, attenzione però perché se perdessero la pazienza a causa di ingiuste accuse, s’ingriferebbero, di brutto e non ci sarebbe merlo di mura castellane in grado di arginare la loro motivata, grifagna, indignazione.

Anche riti apotropaici e incantesimi protettivi pare siano fuffa in questo nuovo millennio con troppi vizi di fabbrica, non polverine magiche – ché ogni rito sanitario serio vanta una componente sociale, come i viaggi con Pejote o quelli con carburante lisergico, oggi molto rivalutato – ma polvere irrespirabile sotto tappeti taroccati; anche i mercati neri, al netto del razzismo, non sono più affidabili come nel rimpianto Mondo Prima.

Ancora agnostico delle leggi fondamentali della vita, un sempliciotto ingenuo – uno come me, sui 51 – potrebbe chiedersi: perché fanno quello che fanno e la gente permette che lo facciano? Questa mattina, è ricomparso Elio all’orizzonte e i suoi raggi, filtrando con forza attraverso le nebbie, hanno acceso nuovi dubbi, nuove antiche domande: forse non sarà più di moda il genocidio etnico, nonostante droni servizievoli e bombe smart, però uno socioculturale antropologico globale sì; in fondo, le solite proiezioni al 2050 (ricorre un po’ troppo spesso questa data) annunciano una popolazione mondiale composta da circa 10 miliardi di individui, sarà necessario creare spazio, in qualche modo.

Non so se nel discusso saggio di Attilà (con l’accento sulla a, finale), pubblicato un lustro fa, si prospettassero strategie estreme, però, il nome dell’autore offre ampie garanzie di competenza in materia.

Se volete vivere informati, affidatevi solo ai grandi veri professionisti del settore: gli autorevolissimi professiofiaschi dei ‘midia nazionali’. Domenica scorsa, per citare qualcosa, l’editoriale firmato da un direttore di testata torinese, ex repubblichino scalfariano, preso dalla boria e dall’ansia di convincere il popolino della statura da statista dell’attuale capo di tutto e delle di lui formidabili strategie geopolitiche pro Cane nero a sei zampe, è riuscito a scrivere che il banchiere per sempre avrebbe commesso solo una banale imprecisione definendo il satrapo di Ankara, dittatore. Motivazione? E’ stato eletto dal popolo. Come Hitler, come Mussolini, con percentuali che oggi farebbero impallidire e scomparire dalla vergogna gli onanisti dei laik su faccialetame, tuittoadminchiam, instagramo.

Qualche verità vera filtra e incrina la cappa di menzogne letali, quando tutto crollerà come tempio con dentro tutti i filibustieri, sarà tsunami galattico, inarrestabile: aria aperta, baci, interazioni sociali rafforzano sistema immunitario e sistema nervoso centrale; ci sarà bisogno di molti giudici, nell’eventuale poi del Mondo Dopo, a Berlino o sede alternativa di Norimberga, dove per fortuna – non Dusseldorf – sono già allenati.

Jacques, mon ami – non mona mì, o forse, anche sì – ho letto con curiosa gioia che uomini e polpi possono essere amici (ognuno di noi potrebbe avere un grande amico, in fondo al mare), ma il merito è tutto della vivace intelligenza: la loro!

Tutto chiaro lapalissiano evidente, come il Sole il Solone la Sola, a mezzanotte: in attesa di Batman, Vampiri, Streghe.

Intanto, il Re dei Pipistrelli, non necessariaMente cinesi, ride insieme a tutta la Sua corte dei Miracoli, ride forte:

di noi.

La voce del Padrone: annegare nel mare cosmico, d’Amore

Pagina del Pane, degli Angeli, impastato con l’ingrediente segreto;

della pianta del, perché se per qualcuno il pane nasce sugli Alberi come gli zecchini d’oro, quello quotidiano, se non ne hai, difficile Tu possa degustare in alternativa brioches transalpine, tra l’altro assai burrose.

E si sa che a Parigi con il burro… evitiamo, siamo in ancora in settimana multi cromatica protetta. Del resto, la Ville Lumiere, non sarà mai Bari, perché non solo non ha il mare, nemmeno le donne che nei vicoli, con mani sapienti, fabbricano orecchiette. Alchimie Esoterismi Kabbalah, del fare.

In comune – non la storica arcaica comune parigina – politicanti e governanti che anche come rape, non sembrano delle cime. Salire in alto, sulle vette, oltre gli oceani di nebbie e smog per abbracciare l’orizzonte, per allargare il punto di svista, individuale.

Pagina del pane dello Sri Lanka, di chi migrante senza arte tranne la fame, né parte in commedia, arriva a Milano e dopo 13 anni di lavoro duro, ma regolare, fa 13 al vecchio Totip – in senso metaforico – comprandosi, in era covid, uno dei locali storici della meneghinità: niente svolazzi markettari, zero eccessi fusion, etnici sì, ma con garbo, rispettando usanze e gusti indigeni; caffè cappuccini paste panettoni colombe, secondo antiche ricette locali. Quando poi sarà naturale sorbire ‘l’espresso alla bengalese’ o le pregiate qualità di te di Ceylon – 7 mari delle epoche di Cristoforo Colombo e del Raja bianco di Sarawak – senza esclamare “ti, ti te set minga de’ Milan (vegnen tucc de foeura!)”, la città della Madunina e della Scala sarà davvero magari non una capitale, ma un’urbe urbana e internazionale, senza doppi sensi calcistici. Ché anche il Derby parla ormai aliene glosse economiche, quotidianamente.

Panettoni sghembi, in pietra, cavi, che solo contorte geniali menti nipponiche avrebbero potuto concepire, edificare: quando fioriscono i sakura, gli appassionati di anime e manga possono accedere al cuore dell’edificio e perlustrare con curiosità e allegria crescenti le immense sale dove scaffalature multiple contengono libri, anime, manga; altre sale ricreative, per ristorare fisico e spirito, per alimentare la creatività e la fantasia.

Sol Levante, vorrei perdermi a Okinawa, su viali di ciliegi in fiore, farmi trascinare via dal vento, dentro un vortice di petali rosa per salti nell’iperspazio, per risalire la china, le scale celesti, spirali incorporee di energia oscura per attraversare universi paralleli, ma confinanti, a nostra insaputa.

Sapevi, caro Giuliano, che attorno alla Terra esiste una sorta di mela invisibile, multi strato, multi buccia, chiamata magnetosfera, capace di proteggerci da raggi cosmici pericolosi, generosa nel filtraggio di anti neutrini e neutrini cosmici forieri di nuovi sapori? Noi saremo il sale del Mondo, ma solo la Vita rende liberi, fino a quando non La rispetteremo e proteggeremo in tutte le sue varie forme e manifestazioni terrestri, saremo costretti a soccombere a pandemie dei virus e soprattutto dei poteri criminali. Le sante Foreste purificano aria e acqua, ma noi continuiamo ad abbatterle; altro che agende verdi blu, sedicenti ecologiche, solo vecchie malsane transazioni per cemento e trivella a tutto spiano, peggio del nauseabondo Prima.

Signori del Cosmo – Juri Gagarin – Signori degli Anelli – Juri Chechi – uomini capaci di volare, con la fantasia prima di tutto.

Fresca Primavera o freddo Inverno, del nostro scontento in questo arido Mondo Dopo; mangiamo pane duro e nero, sognando di mangiare pane e castagne o pane e banane; non importano i risibili ruoli terrestri, le formali divise, non importano i portoni, l’unica forza motrice, l’unico filo di seta che salda gli universi intelligenti resta l’Amore, come ci ha insegnato Giordano Bruno:

attraverseremo praterie e foreste cosmiche, ci riconosceremo, anche e soprattutto con occhi nuovi.

Dopo 40 anni, La voce del Padrone/Maestro risveglia la nostra coscienza, ci conduce ai giardini della pre esistenza e finalmente connessi interconnessi coscienti, ci chiameremo con i nostri nomi, quelli veri.

Vince sempre il banco, del mercato (Draghi o Lupi?)

Pagina bianca delle Pagine Bianche, in quantità.

Anche la carta è destinata ad una veloce estinzione, le materie prime scarseggiano, a partire dalla preziosissima fondamentale vitale acqua e non sarà più possibile sprecarne nemmeno una goccia per un bene voluttuario così ‘inutile’.

Pagine bianche delle nostre vite scritte vergate fustigate da altri, i soliti dieci furbetti con loro famiglie e accoliti: potessero colpirvi coliti, fulminanti; senza rancore.

Parole di fuoco scritte con il fuoco nate dentro i mitologici vulcani; Stromboli e Etna, uber alles, su tutti.

Recluta, come si chiama lei? – Stromboli, signor comandante. – Ah, come il noto vulcano… – Sì signor comandante, ma non siamo parenti.

Talvolta anche i Draghi ululano – Lupi in sciopero, causa clausura coatta nelle foreste più nere, come certe notti – non solo alla Luna piena mefistofelica, anche contro i dittatori; ululati meditati e selettivi, dittatori libici no, sono nostri amici petrodollariferi (e poi fanno sparire qualche migrante invasivo), quelli turchi chissà, tanto in piedi – non certo a piedi – resta solo l’antica befana, quella europea.

Parole ferine, parole come pugni di ferro in guanto di velluto; fero (in romanesco?) fers tuli blem blem latum blum… uora uora arrivau u ‘ferre bot’;

mi sono perso, nel labirinto, nel sacro mausoleo delle lingue, trapassate. L’attitudine e soprattutto i paradigmi – anche paradenti parastinchi caschi, di questi tempi non sono sgraditi – o li hai, o non li hai; caciotte e pifferi dei paesi tuoi.

Da quando abbiamo smesso di capire il Mondo? Da quando abbiamo confuso i dogmi indiscutibili – se perfino l’infallibilità del re del Globo può essere messa in dubbio – del neocapitalismo barbarico per leggi e verità assolute dell’esistenza? Da quando caro Charles, abbiamo smesso, o obliato, le tue scoperte e concepito la società non come un organismo vivente, ma come una immensa arena nella quale sopravvivono solo i più loschi, spietati, individualisti egomaniaci? Eppure, dovremmo ormai sapere che progresso non è sviluppo senza limiti e crescita non equivale a prosperità della Comunità.

La glossite è stata classificata quale sintomo del morbo, ma seconde me sono proprio le lingue a essersi infiammate, per l’utilizzo stupido contorto truffaldino che facciamo di loro; comunque, resti agli atti: le Ragazze amano l’Italiano, eccellono in lettere letteratura lettura, ma se da giovani hanno la possibilità di conoscere le grandi donne della Scienza, diventano imbattibili anche nelle materie scientifiche e sbaragliano la concorrenza maschile.

A proposito del morbo, caro Danny, ti propongo un breve ma esaustivo reportage giornalistico contro informativo, ma fattuale dettagliato inappuntabile anche ‘fat cecchins’ (grassi cecchini) dei media ufficiali: l’antidoto è sicuro e efficace, tranquilli… anzi, per essere proprio corretti, gli cambiano nome e, si vogliono rovinare con i nostri risparmi, anche le eventuali, remotissime, praticamente impossibili controindicazioni scritte sul bugiardino… però, aspetta, oh badate bene, sicuro è sicuro, ma quasi quasi suggeriscono sia meglio non somministrarlo a donne – non si tratta di sessismo! – giovani magari incinte… lo ribadiscono con certezza e orgoglio, questi rimedi magari non sono proprio perfettissimi, ma lavoricchiano, costituiscono un miracolo della scienza (miracolo della scienza…), un miracolino, anzi miracoletto, e come avete potuto constatare tutti, sugli anziani sono davvero portentosi, dopo i 100 anni, una vera bomba, anche perché siamo in guerra!!!

(Finitela di romperci i covoni con ‘ste menate sulla sicurezza, pagateci e chi se lo vuole fare si faccia e se crepa, ‘so cocci sua!!! Clausola finale stampata con inchiostro simpatico – simpatico, almeno l’inchiostro – sulla versione segretissima del famigerato contratto d’acquisto, custodito nella spelonca di Gollum).

Illusione ottica purtroppo, né Draghi magici, né sacri Lupi;

alla fine delle fiere, alla fine della fila per la fiala, al termine della filastrocca, la vita odierna nel Mondo Dopo è come un ristorante di lusso;

accogliente e disponibile, solo per i ricconi che decidono tutto:

arredi personale e perfino il menù.

Il mercato privato è morto? Privato d’umanità, non muore mai, viva il mercato!

Alla fine, vince sempre esso.

Di platoniche lezioni: tra Atlantide, Occam, rasoi

Pagina del Rasoio: di Occam.

Occam del Campidoglio? Credo di no, con tanto rispetto e immutata ammirazione.

Guglielmo di Occam, chi era costui? <<Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora>>. Mi perdoni Maestro, non rumino molto il francese.

Forse il diabolico barbiere di Fleet Street, quello che talvolta vorrei essere anch’io.

Tra una fredda, precisa, netta rasoiata e l’altra, applicare un sacro principio di ragionamento, discernimento, comprensione, forse; morta l’empatia, da tempo nel tempo sepolti il conflitto di classe, diritti umani, dei lavoratori e solidarietà sociale, al cospetto di un ventaglio, di una ridda, di una miriade di ipotesi, a parità di fattori, la spiegazione più semplice è sempre quella da preferire a tutte le altre. Vi fidereste nella vita quotidiana di chi sottoscrive contratti al buio, senza conoscere dettagli, diritti, doveri, senza sinallagma, senza cognizione alcuna delle conseguenze legali? O lo classifichereste, nell’ipotesi migliore, un beato ingenuo?

Resterebbe così abbastanza tempo per agitare bacchette magiche da direttori d’orchestra, veri, per bacchettare sedicenti giornalisti bacchettoni che inneggiano alla cura turca contro Curdi e Migranti – magari, per espiare, condannarli a vivere e lavorare un anno dentro il regime di Ankara, quei giornalisti – orchestre sociali nuove, solo dal vivo, vive, in presenza, ché la distanza fisica antropologica rende non solo più ruvidi – orsi, magari! – ma egorroici, stupidi, paranoici.

Akio da Tokyo a Portus Naonis: quattro pilastri quattro punti cardinali quattro fantastici cardini della vita, professionale e umana, nell’ordine che preferite, ma attenzione e massima cautela, perché se invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia, l’omissione – o’ missione – inficia il tutto; passione, spirito d’iniziativa, condivisione, raggiungimento graduale di obiettivi misurabili.

Riuscire a visitare l’Africa del Nord (in Africa esiste un nord?) spietati regimi liberticidi e inumani, senza accennare nemmeno in modo vago casuale erroneo, all’importanza di rispettare Persone e Popoli, per riattivare invece i soliti sospetti opachi contratti, sul criminale commercio contro l’Umanità che garantisce profitti ai fabbricanti di armi, agli spacciatori di petrolio.

Vagheggiare sulle lezioni platoniche, non virtuali, ma di Platone in carne ossa materia grigia:

scoprire con gioia e gratitudine quanto avesse ragione su infiniti argomenti, non solo filosofici, ma scientifici, storici, geografici. Lui sapeva conosceva la mitica – per noi – Atlantide. Isola o quasi isola che forse non c’è più, nel Mondo Dopo, ma c’era, fu vera gloriosa concreta, migliaia di anni prima della venuta di Cristo: una storia narrata e tramandata in forma orale, poi con parole scritte, oggetto di incauti commenti ironici, avrebbe trovato nel Mondo Dopo una clamorosa conferma, grazie alle mappe geofisiche tracciate dai satelliti robotici che volano, spiano, ma studiano il nostro ancora – per fortuna- misterioso Pianeta.

Satelliti più simpatici di certi droni sciocchi e delatori, abbattuti a fucilate da alcuni isolani. Atlantidei sopravvissuti nei millenni grazie all’Albero della Vita, sempiterna? No, coriacei, indomabili Sardi.

Caro Paul, infermiere della Scienza, davvero incredibile che organismi semplici e simpatici quali i lieviti siano imparentati in modo stretto con noi bipedi che ci riteniamo complessi, superiori, padroni; tutti gli esseri viventi hanno un’origine comune, appartengono alla stessa famiglia, perfino affermazionisti populisti sovranisti, loro malgrado. Anche se poi si finisce per parteggiare per i lieviti graziosi che ci regalano: pane birra vino.

Mai confondere scopo e finalismo; Signorina, mi consenta, al suo sembiante al suo cospetto mi fletto: io l’amo. – Ottimo, se avesse anche la lenza potremmo almeno garantirci una dieta ittica.

Arie d’Artista, arie d’Opera, forse come la Madama Butterfly un bel dì vedremo spuntare un filo, di nuova umana intelligenza;

al momento, meglio restare accorti, non per etica, ma per prudenza: con l’editing genetico si sa dove si comincia a baloccarsi, si ignorano gli effetti finali. Nel dubbio, mai dimenticare, nemmeno sulle mozzarelle in carrozza, gli affetti personali.

Proprio come certi rimedi, anche senza rasoio, ormai senza filo (non di fumo), di Occam, o, in alternativa, di Sweeney Todd.

Roulette russa, o roulotte: per vie di scampo

Pagina della roulette, russa.

Si fa presto a dire complotto spionistico. Lo dicono i complottardi, per primi, per spiazzare anticipare spezzare spazzare: le piazze e i Popoli, per le necessarie pulizie, di Primavera: quella che, intanto, tarda ad arrivare.

Si diventa spie e/o inviati speciali, per combattere la maledetta noia e i terribili nemici, soprattutto quelli endogeni, ché degli indigeni spesso facciamo parte noi e perfino la nostra famiglia.

Tutti conservano una profezia, nel cassetto, nel taschino del gilet, in un kiwi file o wiki? – , segretissimo; o una zia prof., amore giovanile segreto, ma di Pulcinella. Le celebri profezie del NostroAdamo, indeterminate quanto basta per adattarsi a tutto, come certi capi d’abbigliamento oltre le mode, come certi uomini – sui marciapiedi – per tutte le stagioni.

Da anni, abbiamo rinunciato al diritto, alla sacrosanta tranquillità, all’intimità, alla privatezza, da quando le esimie banche hanno inaugurato la remunerativa – sempre pro domo loro – abitudine di spiattellare intere banche, dati, con tutte le nostre informazioni, le più sensibili. Poi, la tecnologia, la tecnocrazia, poi gli amici amiconi amichetti, anzi i cari figli dello zar moscovita, dislocati in Parlamento, nei governicchi, nelle aziende strategiche ma fallite fallimentari: assoldare antichi spioni, più pasticcioni che abili, una spesa davvero inutile, superflua, un vezzo da satrapi annoiati. Ognuno si accende la pipa come preferisce.

Nel covo degli spioni, nel covo del covid; nel preistorico Mondo Prima, cartelli promozionali garantivano a viandanti affamati, a potenziali clienti di bocca buona e larga, a lavoratori a basso costo, ai gonzi i più varj da accalappiare: rancio ottimo e abbondante. Truppe da mandare allo sbaraglio e ciurme di disperati da spedire dove finivano i mari e restavano solo orrende creature, spesso venivano ingaggiate così. Mutatis mutandis, mutano i codici genetici, le forme le esigenze, cambiano le aspettative, i presunti bisogni vitali: torme di astinenti, da intelligenza salute verità, cercano solo bancali container vagonate di rimedi magici, magari spediti tramite amazon; come disegna Massimo Bucchi, più che il rancio – rancio in testa – nel Mondo Dopo è fondamentale che l’agognato ἀντίδοτον sia ottimo e abbondante. Gli ingredienti, li scopriremo, più avanti o forse mai; magari potremmo chiedere lumi a Zio Vladimiro, lui non ne saprà una più del diavolo, ma molte più di noi, certamente Да.

Oci ciornie, Compagni, pravda e glasnost siano sempre con voi.

Vi sorprenderà sapere che parte dei fondi in teoria destinati ai famigerati recovery e transizione ecocida, finiranno a finanziare – che governissimo, solo dei migliori e delle ‘migliorissime’! – armamenti e solite riverniciate multinazionali fossili. Meno male, mi stavo preoccupando, ero pronto a lanciare pubbliche raccolte di soldini, bit coin: oro alle patrie, nodose randellate ai dubbiosi disfattisti, nemici della nazione (il quotidiano fiorentino?).

Perfino gli alchimisti più integralisti ammettono, digrignando i denti, che questi elisir in teoria ‘anti contagio’ sono ancora in fase sperimentale: non ne sanno indicare efficacia, durata, effetti negativi a lungo termine, nemmeno scrutando tra le interiora della selvaggina, o tra i fondi di caffé e i fondi delle peggiori discariche continentali di munnezza. Comunque, dopo un anno di andrà tutto bene e misure draconiane, i contagi sono sei volte tanti, se non è magia questa, caro Gandalf, dimmelo tu cos’è.

Poche inesistenti labili certezze; la pandemia, come sempre, conviene a chi può permettersela, tra gite fuori porta alle Canarie e sabbiature con rito apotropaico a Dubai (ma n’dubai, se la grana nun ce l’hai???).

Agli altri, tutti gli altri, diseredati senza santi in paradiso o diavoli nell’Ade, disidratati financo, restano invocazioni di aiuto a Saturno:

quando non è contro, può inviare gli anelli in eccesso, salvagente.

Fondo pagina, della roulotte non necessariamente russa; magari rossa o arcobaleno, per vie di scampo di fuga sulle rotte degli scampi, per scampare in primis a noi stessi:

tassonomia dei crostacei, ricoperti da armatura, ma con indole delicata;

specie dei decapodi, forse con dieci piedi riusciremo a correre più in fretta, a giungere più lontano.

Sette Meraviglie del Mondo

La regina di Babilonia (vacanza ‘morbi e fuggi’)

Pagina delle Regine.

D’Egitto, senza offesa.

Non solo, anche a Babilonia a Babele a Babette – o era Ella una sovrana dedita all’arte culinaria? – veneravano una maestà, femminile.

Regina, forse non per merito e competenza, ma per schiatta (schiattavano le altre nobili Signore, d’invidia, non troppo sana, letale): avete mai notato il sangue blu, le zebre a pois, gli elefanti – o erano i Gronchi? – rosa?

Auguste Donne, dominatrici della Lingua e relativi poteri arcani, altere senza alterigia, magnetiche nel fascino e nella conduzioni, di governi governicchi popoli in masse. Masserizie Masserie Masse atomiche sub atomiche, relative.

Cristopher Lee, diabolico, vampiresco più che mai non può sottrarsi all’influenza sovrumana della Dominatrice di Babilonia, la favolosa: la mitica città nella Mezza Luna fertile che ci ha fatto sognare, con giardini pensili inusitati inimmaginabili; 7 meraviglie del Mondo, 7 peccati – quella però, meglio non lo sappia Nabucodonosor, era una taverna.

Nel frattempo, proprio come stagioni, mezze stagioni, mezze maniche, travet, anche le malattie di stagione pare si siano estinte; tra mascherine e divieti, costituzioni calpestate, hanno preferito ritirarsi, speriamo non sull’Aventino, speriamo non nel Giardino degli Aranci, passeggiando indolenti, senza più carica (virale o vitale?), su viale Nino Manfredi.

Primavera intermittente, come certi collegamenti internazionali del Mondo Prima; strani giorni, strane voglie, l’erba voglio non ricresce più nemmeno nei giardini delle Regine, cementificazione e smog hanno vinto, sono stati virali, anche mutando nome e abito hanno trionfato in tutti gli a-talent: transizione ecocida.

Il Canale all commerce di Suez ci ha impartito tre lezioni, numero perfetto, ma le abbiamo subito gettate nel dimenticatoio e nel trita balle, di fieno: possiamo continuare a fare gli idioti, a cuor leggero, o meglio, assente.

I Giovani – chi saranno mai? – languono per astinenza da socialità, ché i social sono la negazione l’aberrazione la frustrazione di ogni rapporto umano: Ragazzi, attenti, non uscite, là fuori il Mondo Dopo è insidioso, pieno di trabocchetti tranelli tradimenti.

Siamo le regine delle città, facciamo tutto quello che ci va, ci balocchiamo a sazietà… ci sbudelliamo in rivalità; ma sorellanza unità d’intenti senso di comunità, sono i nostri marchi, di qualità.

Ne uccise più la penna che la spada, nel piccolo Mondo Antico; oggi, siamo fortunati: parole a caso casaccio casarecce, in libertà, almeno esse; ne stermina più la nostra idiozia idiosincrasia all’organizzazione alla verità al rispetto della Vita e del Pianeta che le pandemie. Pazienza, finché c’è Guerra dei Morbi, c’è speranza.

Una bella vacanza pasquale, morbi e fuggi; soprattutto, fuggi dai morbi, se puoi.

Lassù, in una galassia lontana lontana, esiste una Regina cosmica;

ci ha inviato il suo messaggero con un discorso di pace e salvezza: donerà il codice della Salute, eterna, ai primi esploratori spaziali che riusciranno a raggiungerla, senza inquinare il Creato, senza nuocere o uccidere forme e esseri viventi.

I riccastri terrestri si sono già messi in competizione, ma a quanto pare, nonostante le loro (loro?) ingenti risorse gli scienziati mercenari hanno finora progettato razzi – razzetti a micette – in grado di raggiungere, a stento, Igea Marina da Cape Canaveral.

Nel frattempo, la Ministra dei Neutrini esulta; li aveva perduti dentro il buio lunghissimo cunicolo tra il Gran Sasso e Ginevra, ma un valente ingegnoso gruppo di scienziati, russi senza spia (ché chi la fa, non solo l’aspetti, ma non è figlio di Maria), ha scoperto la loro posizione velocità reale identità: dopo un’avventura ai limiti ai confini ai corral della realtà, dai buchi neri erano precipitati – incauti e spauriti – in fondo al Lago Baikal, Siberia, il più profondo della Terra.

Almeno essi, i magici Neutrini, potranno rientrare nella reggia materna e darsi alla pazza gioia, dentro i Giardini.

Jet Lag o Getsemani

Pagina del Jet Set.

Jet? Set? Tra aerei e produzioni cinematografiche, in bilico: non era tutto bloccato? Falò delle vanità, illuminaci d’immenso d’incenso di senso, pratico soprattutto.

Pagina di Jet Robot, cuore d’acciaio – quello era Jeeg, ma vale lo stesso – cervello, umano, troppo umano: tre amici, un solo corpo, ché abbiamo dimenticato quanto sia l’unione a conferire forza.

Jet Set mellifluo suadente superficiale, da non confondere con ‘Jetsemani’ – o era il celebre gruppo tarantolato dei salentini Getsemani? – il giardino dei.

Non vorrete picchiare sempre e solo chi dorme ai piedi dell’albero, anche il miscredente che dorme sul ramo; se nel frattempo, si fossero scambiati di posto, pazienza; un cornuto da mazziare, bisogna sempre individuarlo.

Teoria dei colori, lunga teoria di colori, ma se Greci e Romani e Arabi e Persiani, a caso a vostra scelta, rinascessero oggi, nel Mondo Dopo, verrebbe fuori un intricato vespaio ché la Torre di Babele al confronto sembrerebbe una candid camera organizzata con copione blindato.

Dietro lo specchio, Nanni Loy o Nanni Moretti – un impenitente osservatore di costumi scostumati o un altro papa dimissionario? – magari l’ombra del solito sospetto, la parvenza, la larva della mia identità, alla deriva senza avere mai vissuto una vita da Lupo del Mare; solo oniriche illusioni con Melville, Conrad, Salgari, H.P. quello vero, Mastro Hugo Pratt.

Torna il caleidoscopio della pandemia, la tavolozza dell’emergenza, ma potremmo discutere a lungo su temperatura, qualità, quantità, luminosità, opacità di tinte colori intenzioni? Chi è candido, non esiti a candidarsi; se davvero è puro indossi la veste e non la maschera sbiancata. Era più onesto Casper il piccolo fantasma o lo sventurato Fantasma di Canterville? Albus Albino Alboino, silenti: chi tace acconsente o si astiene dalla indegna gazzarra per intasare sempre più lo sciocchezzaio mediatico quotidiano?

Giallo urlo di Munch, o Rosso scandalo, come Gilda atomica, nei sensi, i 5, delle curve pericolose? Anche se bianco, rosso, oro sono i colori che ci dovrebbero accompagnare verso la Rinascita – non rinascente, mi spiace per il commercio globale, ma i templi erano saturi di mercanti e carabattole e sono stati abbattuti.

Non sarà il canale di Suez di nuovo navigabile, grazie a un Mastro Lindo qualsiasi, a restituirvi il sedicente scettro.

Jet lag, jet lag, chi sei tu jet lag o Mick Jagger? Rolling Stones Stonehenge Stone Age; Phileas Fogg o Ulisse, sfida finale per decidere il vero, unico modello del Viaggiatore del III millennio, con il persistente convincimento che il migrante dall’Afghanistan all’Islanda – bombe e vulcani permettendo – sia ormai il solo che meriti di fregiarsi con l’agognato titolo: la partenza, l’arrivo, il percorso rapido senza intoppi, sono importanti, per i turisti della vita, la propria in prima istanza.

Martedì palindromo, 30/03: intellettualismo sbandierato, ignoranza manifesta; non so cosa significhi il dotto vocabolo, non posseggo alba né tramonto, di significato significante, semantico simbolico metaforico, però mi consola e conforta che i grandi professionisti dell’informazione e della scienza siano ripartiti di gran carriera – la loro – estraendo dalle fondine le mai dismesse metafore belliche.

I Popoli fornivano preoccupanti sintomi di risveglio, dal torpore dall’incantesimo dall’ipnosi del terrore.

In una fresca e luminosa mattinata, riuniamoci sul Gargano, tra frammenti di preistoriche preziose selci e sagge Streghe inascoltate, tra le fronde di Colossi Millenari: impariamo da loro l’arte della Vita in uno dei giardini ancora esistenti dei semplici giusti Getsemani.

Non camperemo mille anni, camperemo meglio e finalmente liberi, perfino dal jet lag.

Incas? Incaz… Incagliati

Pagina Bianca, anzi Evergreen (per i puntigliosi: Ever Given)!

Sarà colpa di qualche oscura profezia distopica degli Incas – o erano i Maya, i cugini sudamericani di Pandora Melegatti? – ma nelle pieghe della Storia, l’Umanità confusa infelice vagamente incazzata, finisce per incagliarsi, nelle secche della propria cieca dabbenaggine.

La dura legge del contrabbasso – dura, specie se il contrabbasso collide con le nostre teste – si auto avvera ancora una volta inesorabile: un mastodonte del mare, una porta container, si blocca in mezzo al canale di Suez e ingolfa, in modo più o meno rimediabile, il mercato globale, quello dello sviluppo senza limiti, del dissolvimento di ogni regola e/o limite: dimmi, sommo sacerdote neoliberista, Madre Natura non è ironica beffarda superiore a tutta la nostra inane tracotanza? Voglio ridere, quando piangerai.

Non per fare polemica di sabato, ma gli oracoli del libero mercato, non ne indovinano una dall’istituzione del primo, rudimentale baratto.

Culle vuote, bare occupate; speriamo siano – almeno i feretri – sicuri efficaci sanificati: in alto i cuori, siamo il paese ex bello della famiglia, che odia le donne in maternità e dichiara guerra quotidiana – trasporti, asili, scuole, agevolazioni pratiche – ai nuclei familiari, soprattutto i più coraggiosi e numerosi; politicanti e politichesse, di solito pluri divorziati, con plotoni di amanti e prole sparsa per il mondo, marciano periodicamente compatti per ignobili family day, ché cittadini poco avvezzi all’albionico idioma non comprendano, ma ‘giornata del familismo’, sembrerebbe titolo molto più aderente alla realtà, fattuale.

Piazze piene, urne vuote: nemmeno questo giochino in zona rossa, tanto come argomentava qualcuno se i voti dei cittadini contassero davvero, da un pezzo avrebbero abolito le libere e democratiche elezioni, oppure, come nei regimi totalitari attuali, ci si recherebbe alle urne ogni 6 mesi, conoscendo a chiare lettere in anticipo il risultato; fossimo rossi come lanterne volanti, staremmo meglio. Precetto categorico: anche per la Semana Santa, non si vola.

Acqua, terra, aria, fuoco, i quattro Elementi costitutivi; ma come i Moschettieri di Dumas erano 3 + 1 – anche senza promozione commerciale – ora, pare che siano diventati 4, sempre fantastici, + 1, nuovo, almeno per noi profani ignavi agnostici: una Quinta forza in grado di fare luce dentro la materia oscura, capace, forse, di spiegare ma non piegare, il segreto ultimo e/o primo dell’Universo. E poi?

La fine, la nostra, è nota, ma non troppo lieta; nel 2023, in barba all’agenda green&blu e alla transumanza ecologica europea, i ghiacciai dell’Indonesia, rari in quanto tropicali, saliranno di grado: da rari a scomparsi, in via definitiva. Non saranno gli unici, non saranno gli ultimi; comunque state sereni, come diceva quello, finché ci sono rimedi – dacci oggi il nostro elisir quotidiano – c’è speranza. Bonanza Creek e pagliuzze, placcate oro; bigiotteria, ma la febbre non si placa (placca).

I furbetti di ogni genere, grado, categoria hanno sempre vita e carriera troppo facili facilitati, trovano sempre qualche furbone frescone nei media, nelle istituzioni pubbliche che mosso a pietas nei loro confronti per ragioni ignote, li difende dallo stigma pubblico e nelle segrete stanze del presunto potere, scrive illeggibili leggine, adatte all’uopo alla bisogna all’hoc; la Costituzione? Come il Paradiso, può attendere. Anche perché non pretenderete di avere sempre sotto mano o peggio in testa tutti quegli articoli noiosi verbosi pedanti.

Pasqua blindata, ma non per tutti: ricchissimi, vaccinatissimi, raccomandatissimi, per direttissima, senza passare o ripassare dal via e dalle tabelline – nonostante il crollo del Ponte di Messina (Massimo Bucchi docet), crollo ante litteram così non perdiamo tempo – potranno andare in crociera nel Mediterraneo e in un fantastico esclusivo elusivo villaggio vacanze su un’isola greca; ignorando le micro plastiche invasive, ormai capaci di colonizzare perfino la Fossa delle Marianne.

Vorrei frequentare un Vero Elevato Illuminato: il Lago Titicaca, cantare sulle Sue rive nenie augurali in lingua Quechua, farmi invadere, per mia scelta consapevole, da politeismo animismo polimorfismo: andale Andini con ritmi precolombiani, pre civilizzazione, quella cattolicissima iberico europea, tutta ferro sangue lacrime. Convertitevi, convertitevi: poi, per non fare ob torto collo a nessuno, gli ultimi li decollarono.

Ho avuto in dono una cosmovisione: il nuovo lider, però maximo, sarà Tupac meno Amaru del solito, del passato remoto e del presente distopico; dai riflessi pavloviani del nostro arrendevole schiavismo inconsapevole, ai riflessi divini in ogni cosa del Cielo e della Terra, in ogni essere vivente.

Forse, tra qualche miliardo di anni – c’è un tempo per ogni era, senza fretta – il Globo azzurro terracqueo risorgerà, grazie ad una microalga, sarda.

Tutto è illuminato.

Pan Illuminismo, per una volta: umano, naturale, universale.

Ombra su ombra

Pagina delle Ombre.

Rosse, no bianco!; come direbbero i giovani Papu e anche John Ford.

Ombra su ombra, ché all’osteria in compagnia – vietatissima – una sola non basta; c’è tanto bisogno di allegria, quella invocata auspicata annunciata da Mike Bongiorno, con e senza fenomenologia, degli Spiriti e di Umberto Eco.

Se fossi grande come il Cielo, vi avvolgerei con il mio spirito, ma sono un meschino osservatore, pigiatore compulsivo, ammiratore del Dottor Fabbreschi, Mirko, in arte Capitan Fotonik, nella vita sognatore e siglista – nell’unico significato possibile, sigle disegni animati (perché i segni sono sempre Anime amati)- utopico.

Siate maledetti, o komplottisti, maledetti al cubo, voi, proprio voi, quinte colonne che spifferano tutto, gole profonde, collaborazionisti di negazionisti di evoluzionisti… mancano solo Stanislao MoulinskY e Nick Carter e le prime ombre, trivenete o della sera, che avvolgano la polverosa Laredo e/o San Giacomo di Rialto (25 marzo 421 d.C., Mondo Prima). Rispettando i fusi.

Il mondo ormai è in mano ai fusi: di ogni specie genere tipo professione. Tutti fusi per i magici rimedi: chi li anela come feticcio traumaturgico, chi già apre i forzieri perché sa che le ondate, le maree continueranno e il mercato, globale – what else, Baby? – ne esigerà di nuovi e sempre più potenti, ad ogni minima mutazione stagionale; quelli orari, sempre fusi, i più normali tra i normali.

Ci vorrebbe davvero un mercoledì da Leoni, bianchi, come Kimba; oggi purtroppo, non si adombri il Padre degli Dei, è il giorno a Lui dedicato, senza tralasciare Durante degli Alighieri; ma la gran cassa, mediatica non funebre, ci ha assordati a dovere, come a rammentarci in poche settimane e mezza, con dovizia di scabrosi dettagli (famiglia di usuRai…), i 7 secoli passati.

Toshiro Mifune, 7 Samurai: dove siete? Vitto e alloggio garantiti – frico e refosco, dal penducolo rosso a profusione – se acconsentite a liberarci, dai giochi gioghi giocate, sporchi malsani fraudolenti. Forniture a vita.

Restiamo in Giappone, Yamato origine dell’Armonia e del Sole, visitiamo i Teatri d’Ombra, quelli più lontani dalla capitale; lanterne magiche, fantasticherie misticismi realtà onirica, sapienza artigianato arte; rammentiamo tra le storie di personaggi d’ombra talvolta più vivi degli uomini che ogni nostra vita è appesa a un’ombra. L’incanto la meraviglia il miracolo è proprio questo.

Sai, Gianluca Gill, amico etneo, il gatto può essere molto vivo o molto deceduto – Re Gatto è morto? Viva Re Gatto (di Schrodinger)! – allo stesso tempo (esiste solo questo momento, hic et nunc), all’unisono, in contemporanea, in diretta streaming universale; dipende dal momento e dalla qualità, dell’osservazione e dell’osservatore. Me lo hai insegnato Tu, con un disco quantistico, narrando una canzone che mi faceva piombare in uno strano stato, come in un disco di Franco Battiato.

Una particella subatomica può davvero essere rilevata? O abbiamo a malapena la fioca illusione di intuire un ampio ventaglio di probabilità, di decifrarne posizione, grandezza, moto? Onde su onde, una immensa vela: traiettorie mai lineari, mai rette – oneste e coerenti, solo a sé stesse – inafferrabili, indescrivibili, equazioni misteriose arcane irrisolvibili, perfino per Einstein, così fuso in crisi d’ispirazione, d’intuizione da essere finito – a lavorare in banca? giammai – ad accettare il ruolo di medio marketting magnager per catene di supermercati pseudo popolari: alimentari, eppure sempre catene.

Heisenberg, finalMente, ride, risanato.

Il giornalista italopiteco, bolso più che mai, ci fissa nelle pupille guardando dritto in camera, non solo tele, ma proprio la nostra, camera della Notte e come un archeologo reduce dalla profanazione della Piramide del Faraone – non escluderei a priori la Faraona – o il tempio maledetto dei Sacerdoti, denuncia: se so’ inguattati i rimedi e anche la ricetta originale dei tonnarelli alla gricia.

Per gli elisir, di lunga o decurtata linfa lingua esistenza, mettiamoci sopra un condono, tombale, ma non si scherza con la Sacra Gricia.

Buon appetito – giovedì gnocchi (meglio al femminile, per non incorrere nelle ire funeste del MiTu?) – tanto al tritar delle somme, auguste palme, si tratta sempre de magnate: di pochi, a spese dei quasi tutti.

Dio non giocherà a dadi con le regole dell’Universo, ma inventando la paradossale – per noi limitati bipedi – meccanica quantistica ha dato prova ontologica di umorismo: ironia, però divina.

Fare i Conti, con Laura

Pagina delle nostre Paure, le più recondite; nemmeno tanto.

Paure ataviche oscure irrazionali, preistoriche – che storia prima della Storia! – medievali; non abbiamo compiuto troppi passi, né come neo lillipuziani, né da aspiranti emuli di Gulliver, con gli stivali del Gatto.

La Giornata della Poesia e dei Poeti l’abbiamo congedata consumata congelata, ma l’eterno dubbio, anzi duello, anzi incontro impossibile in orbite parallele che non si congiungeranno mai, resta sul tavolo sul tappetto che non vola più – anche tra le briciole sotto il tappeto – su lavagne didattiche ormai ridotte a ologrammi sempre più incorporei. Quale duello? Tra sviluppo e progresso: non dite poi che PPP non ci aveva messi in guardia, sull’avviso, sul chi va là, con mezzo secolo d’anticipo.

C’era una volta una lepre con la faccia di bambina, viveva nelle campagne intorno a Seveso e nell’afosa estate del 1976 trascorreva il tempo allegramente, giocando spesso con le sue compagne; il 10 luglio scoprì che gli umani non sempre compiono atti d’amore, non sempre scelgono i sentieri del bene comune, del rispetto degli equilibri della Natura. Anche Marco, bambino con dubbi e esigenze intellettuali e morali da giovane uomo, vero, tra partite interminabili a calcio e avventure a fumetti, intuì da solo che verità pubbliche, scientifiche, mediatiche e verità private, nascoste, mimetizzate quasi mai coincidono. Soprattutto se di mezzo ci sono le sedicenti ragioni della misera ragion di stato, abbarbicata avviluppata avvinghiata ad un sedicente, pretestuoso, pretenzioso sviluppo.

Nel magico misterioso lontanissimo paese del Sol Levante, il settimanale per i ciechi, pubblicato in braille, ha compiuto il suo primo secolo di vita editoriale; in Occidente giornalisti dalla vista o cecità selettiva dovrebbero informare masse di cittadini, ormai scisse isolate ridotte a monadi abbozzolate dentro bolle d’irrealtà, virtuale anche quella, ché non si sa mai.

Hoka Hey, criminale George Custer, lo sapevi che Cavallo Pazzo era considerato troppo visionario perfino dai suoi fratelli, dal suo popolo, dai suoi consanguinei? Ti attraversava con lo sguardo, il suo pensiero era sempre oltre, la sua Anima in connessione con lo spirito del Mondo, con gli spiriti nell’Universo: in sostanza, non avresti avuto possibilità alcuna, nemmeno disponendo di carri armati. Un giorno andrò sulle Black Hills a parlare con lui, ad ammirare il gigantesco monumento litico celebrativo che oscura di gran lunga le facce dei 4 presidenti al Monte Rushmore.

La Storia la Verità la Scultura incalzano incidono, scalpellano con ritmo paziente, ma inesorabile.

Le fontane lombarde non zampillano più acqua, ma aria velenosa, sfiatate: esauste per troppe bugie, troppe ipocrisie; la favola della Terra incantata si è afflosciata su sé stessa, lasciando a terra, sotto terra vittime inconsapevoli e innocenti. Servirebbe Aria, nuova rinnovata fresca salubre, senza più infingimenti; accadrà quando gli Umani si riapproprieranno del ruolo, della dignità, di Persone, di Cittadini attivi vigili senzienti deliberanti.

Corsi e ricorsi, ciclo e riciclo – ciclo attorno al Globo, ma sbrighiamoci – dell’ossigeno; finiranno le pandemie, ma tra 1 miliardo di anni anche l’ossigeno sulla e attorno alla Terra; torneranno condizioni adatte alla vita microbiotica: l’Impero dei Batteri colpisce ancora e forse nell’atmosfera preponderanti diventeranno, guarda le eni coincidenze, gli idrocarburi. Preoccuparsi? No: come sosteneva qualcuno, idrocarburi e carboidrati, per me pari son.

Saturnino, fusse che fusse la vorta bbona: scopriremo di colpo la grandezza di Laura Conti, guerriera e partigiana dell’Ambiente dell’Ecologia della Costituzione? Come la sorella di battaglie, Clementina Merlin. Crolleranno le dighe dell’intolleranza, dell’idiozia, del negazionismo, climatico.

Altro che transazioni, ditelo guardandoli negli occhi tutti i bambini che sul nostro stesso Pianeta devono percorrere ogni giorno decine di km per raggiungere un po’ di acqua potabile; l’unica razione quotidiana, spesso settimanale.

Parlate loro delle priorità delle vostre lussuose agende: prima l’economia, ogni sviluppo globocida reclama le sue vittime.

Ogni giorno può essere un buon giorno per morire – o forse alla fine non fa una grande differenza – come si vive, come ci si congeda, invece sì: nessuno può credere di rubare, vendere, sfruttare impunemente la terra su cui camminano le Genti.

Il Grande Oste arriva sempre, alla fine dell’immonda crapula: nessuno sconto, sulla nostra pelle viva.

Bugiardini e Bugiardoni: senza trucco, senza inganno

Pagina Bianca, anzi, cambio in corsa: Pagina del Bugiardino.

Il Bugiardino è un vezzoso, piccolo, allegro, gioioso mentitore?

Un fogliettino di carta bianca, con le precise istruzioni, doverose precauzioni, chiare controindicazioni, stampate in inchiostro nero? Come la pece, come l’inchiostro difensivo dei polpi, come il petrolio dei disastri ambientali marittimi.

Rischi o benefici? Né gli uni, né gli altri? Male che vada: trombi. Sembrerebbe l’esile impalpabile – dal punto di vista narrativo – sceneggiatura di tanti lungometraggi italopitechi, genere cosce lunghe al vento, tipici degli anni ’70/’80 del 1900. Tutto si tiene, tutto si riscopre – appunto – tutto si rivaluta, col seno del poi. Certo, dovremmo prima interpellare l’Ubalda.

Nel Mondo Dopo la salute non costituisce più diritto primario inalienabile, come da dettato Costituzionale, ché per un valido dettato, bisognerebbe almeno conoscere i rudimenti della lingua, sapere leggere e scrivere in modo sommario; ma queste competenze – nel modernese: skills – non sono più richieste, anzi derubricate a superflue inutili fastidiose ubbie da nemici delle nazioni e dei popoli. Buoi, è meglio, dei paesi tuoi o altrui non fa differenza; importante che il gregge sia mansueto docile governabile. Anche senza cani pastori.

Benedire le unioni omosessuali è contro le leggi di Dio, lecito invece benedire armi e instaurare amichevoli relazioni con famigerati dittatori; pentiti, figliolo, pentiti o rischi di diventare come Omero Onan, magari si potesse optare per Conan: ragazzi per sempre no, ma con un futuro all’orizzonte, non solo alle spalle, sarebbe proprio una lieta novella.

Guardare dentro l’uomo – talvolta, uovo, navicella spaziale dal pianeta Ork – può essere un’avventura una scoperta o pericolo allo stato puro; guai agli indagatori, poi qualcuno annuncia trionfante che alcune parti prelevate dagli appestati del mondo dopo possono essere impiantate negli umani, quelli un po’ acciaccati, per restituirli ad una vita sana completa tranquilla. Bugiardini o bugiardoni?

La Storia è infarcita di storie di grandi ingannatori, o semplici burloni, a cominciare dal cavernicolo BC che mentre decorava le pareti della sua caverna con i graffiti del primo graphic novel umano, diceva trionfante al suo compare: “Sai tra 2000 anni come se la bevono, questa?”.

Senza offesa, ma gli dei della mitologia – a partire da un certo divin messaggero – non brillavano per sincerità, anzi l’inganno presso i prestigiosi cittadini, inquilini dell’Olimpo era considerato una peculiarità celestiale. Tonto chi ci cadeva.

Ulisse: the great pretender (grazie Freddy, Mercury), chiedete il suo curriculum alle Donne che ancora gli danno la caccia sulle ondose rotte del Mediterraneo; o, per avvicinarci alle nostre ere, pensate al Principe, non Giuseppe Giannini core de Roma bella, ma quello di Machiavelli. Senza macchia, senza fole o folate, di vento con dentro parole disperse.

La Storia stessa andrebbe sottoposta a accurati passaggi nel setaccio; come insegnava meritoriamente nei licei Don Renato, esegeta biblico – e molto altro – di fama planetaria, il vero metodo storico consiste in un approccio aperto, razionale e scettico agli eventi tramandati, narrati anche nei documenti che vantano la patente di ufficialità: credo a niente, a meno che mi si dimostri il contrario; procedimenti lunghi lenti certosini, ma la paziente Verità è immane, immanente, non corre esagitata verso il centro commerciale.

Tempi moderni, tra Madoff originali e Madoff dei Parioli – ché anche il mercato degli imbroglioni propone quelli docg e quelli taroccati – , a ciascuno il suo; in ogni ambito contesto campo e grado. L’anzianità fa grado, ma anche l’idiozia garantisce pacchi di galloni, da esporre con orgoglio su petti trionfanti. Comunque, mentire no, meglio la reticenza, reti di indecenza, notevole: salvare l’Umanità, forse, ma sulle scialuppe di salvataggio prima le banche e i misteriosi fondi d’investimento senza patria; tanto i soldi sono virtuali, come quelli dell’obsoleto Monopoli e del calcio mercato, ma i debiti, veri: sulle spalle degli allocchi.

In questi giorni di Quaresima e quaquaraquà, ecco inventato all’impronta – per rientrare a tuffo bomba nella mesta contemporaneità – il bugiardino evoluto, cangiante, fluido come contenuto magico della sacra fiala (i romanzi rosa di Fiala?), camaleontico; Carlo, Linneo come classificheresti questi bugiardini? Karma Chameleon? Attenzione però, perché esiste anche una Karma Police e sarebbe meglio non contare sul fatto che alla porta si presenti Sting per invitarci ad un concerto.

Dobbiamo tutti, nessuno escluso, sottoporci al rito magico protettivo apotropaico: non esiste altro modo per riconquistare le nostre libertà. I bugiardini e i bugiardoni garantiscono: effetti collaterali o avversi, ipotesi remote, o comunque limitate negli effetti, affetti scomparsi dai monitor.

Piena fiducia nella scienza ufficiale: fa miracoli. Lo digito mentre con il tentacolo libero mi carezzo gentilmente l’epidermide che di secondo in secondo muta di colore: rosso, oro, verde, come da nuove regole della trans mutazione ecologica. Altan e Bucchi restano giganti del Pensiero: vax pensiero sulle siringhe argentate, puntiamo senza indugio sull’unità, di gregge.

Ogni giorno è una nuova battaglia, di sopravvivenza, per la Vita, ma questi colori mi donano, mi arridono, mi sorridono: collimano con quelli del mio caleidoscopio, onirico.

La Verità vi prego, anche su un argomento a piacere.

Inoculare: Razionalità

Pagina dell’Approccio, senza fraintendimenti, senza doppi sensi: alla pandemia.

Aperitivo delle prossime portate, virali. Siamo cambiati, abbiamo imparato: continuare a distruggere risorse Ambiente popoli, ma verniciando tutto di verde e chiamando l’ecocidio: transizione, eco logica.

Ora dopo il rebus, il mistero, l’inghippo dei rimedi – sicuri? letali? incerti? – media e rappresentanti porta a porta invocano il citato (in giudizio?) approccio razionale. Sarebbe ora, l’ora nemmeno la vediamo più, dopo un anno di panico, psicosi, superstizioni, riti vodoo – però scientifici – per affrontare il temibile vairus.

Prima scoperta: non si può morire dentro; perdonate la confusione: non si muore a causa degli elisir, ma del covid e per dimostrarlo in modo incontrovertibile ecco all’improvviso sciorinate ostentate declamate al Pubblico le cifre reali degli altri decessi quotidiani per ‘x cause’; da x factor a x cause di mortalità.

Quindi, se dovessimo utilizzare la poverella materia grigia, potremmo concludere che non solo gli incantesimi dei Druidi, ma lo stesso famigerato covid non è la sola e unica causa delle vittime nel mondo?

Inquinamento guerre carestie, hanno una qualche incidenza in questa situazione? Non esiste nesso di causa causalità casualità – nemmeno caucasicità – né evidenza scientifica; però non abusate oltre della nostra sospensione dell’incredulità, perché stiamo sottolineando i puntini con l’evidenziatore e alla fine tracceremo le linee complete: il disegno si staglierà – chiaro limpido imponente – contro l’Orizzonte.

L’uomo era forte, nessuno lo può negare, come una roccia, sbriciolata; non sarà frequente, né facile, ma nella tua orbita può sempre piombare un asteroide, un meteorite, una cometa, un vorace buco nero; hai voglia poi a chiedere passaporto e visto vidimato, valido per espatrio e immigrazione.

I parrucconi d’Europa pensano solo alla nuova moda primavera estate 2021: il Clima – non spira una buona arietta, in verità – e trascurano la guerra contro covid19; tra l’altro, dove sono finite quelle meravigliose metafore belliche che galvanizzavano le nazioni chiamate a fronteggiare il nemico comune? Clima Ambiente Ecosistemi, roba da fighette radical pop: in effetti i virus pandemici, questo e i prossimi, pronti a invadere le sale del Globo, festeggiano allegramente, perché ancora una volta i capoccioni dell’Umanità hanno individuato il nemico, quello sbagliato.

L’approccio deve essere poco olistico, molto oligarchico, piramidale, draconiano razionale, perché la situazione grave richiede gravi misure e accenti gravi, senza tentennamenti cedimenti, se poi dovessero verificarsi smottamenti – geo psico fisici – pazienza; il saldo tra benefici e rischi sarà largamente in attivo; per le multinazionali, di sicuro, come sempre: terga omnes.

Hola, Mauro Tacconella, parteciperete anche voi all’escursione, termica termale termoidraulica?

Ippocrate, chi era costui? Forse un cavallo sfortunato, cugino plebeo del divino Varenne. Un bello scudo, penale, che sostituisca l’obsoleto giuramento e tutto funzionerà a meraviglia. Da Ippocrate e Pippocrate, è un attimo.

Il tuo libero consenso – il canto, lo abbiamo abbandonato, al suo destino – obbligatorio sia informato, in formato digitale, infornato al momento della firma; almeno il modulo sarà informato, considerato che gli ingredienti della pozione sono segreti e possono essere tramandati solo da cerusico a cerusico; segreti anche gli effetti, ma da qui all’eternità, ne vedremo, delle belle, non si sa. Si auspica.

Inoculate, inoculate con forza, a forza di inoculate, qualcosa resterà; forse.

p.s. Pagliuzza – o una trave – in oculo.

Sì no forse, come diceva Mazzone: Magara!

Pagina della Schizofrenia, senza freni.

Come imparare a restare in equilibrio cinetico su un velocipede, senza rotelline di sostegno, senza freno d’emergenza, senza paracadute per arresto di salvataggio.

Molta schizofrenia insana, agitazioni turbamenti adolescenziali, il giovane Holden, nel frattempo incartapecorito – tanto i capelli bianchi erano già una sua peculiarità a 16 anni -, ha assunto – o è stato assunto assurto, assurdo anche – il ruolo di sommo sacerdote della (c)aifa: con atteggiamento e voce stentorei aveva garantito efficacia e sicurezza dei rimedi magici, poi ha escluso che gli stessi potessero in qualche modo essere la causa di misteriosi decessi di alcuni sventurati cui erano stati somministrati; ha escluso che si potesse interrompere il rito di unzione (auspichiamo: non estrema) ai Popoli dell’arcaico Continente, paralizzati dal gelido terrore, infine, arresosi all’evidenza della capricciosa incostante Realtà, ha obtorto collo stabilito che – solo per un piccolo perfezionamento ad opera dei maghi cibernetici della Gilda, non Rita purtroppo – momentaneamente milioni di dose resteranno congelate, prima di essere di nuovo lasciate libere di scorrazzare, imperversare, fluire per le contrade.

Certo, mai avrei immaginato che anche Lucius detto Seneca per gli amici (Astra Seneca, no Samantha, l’intellettuale latino tra gli Astri del Firmamento, grazie Gramellaus) si intruppasse nel business dei portentosi rimedi, ma niente scandalo: ormai per sbarcare il lunario – a proposito, i lunari sono prodotti d’importazione extra UE? – ci si deve arrabattare nei modi più fantasiosi, i più varj, o come diceva Nonno Ermes, per la fabbrica dell’appetito, tutto va bene madama la Marchesa. Dovrebbe stimolare riflessione, constatare che sul packaging dei prodotti smerciati dal Filosofo compaia la dicitura De brevitate Vitae. Usque tandem – la nostra santa pazienza se ne va, in tandem o side car – per aspera ad sidera, prima o poi, però concedeteci il tempo di folleggiare un po’ nel giardino delle Esperidi: ci impegniamo a non sottrarre i Pomi d’Oro e i manici d’ottone.

Le piattaforme sono i nuovi avamposti delle libere civiltà: sei una piattaforma non sarà più apprezzamento poco galante al limitare dell’offesa, personale come la responsabilità di azioni e affermazioni. Dalla banana, alla piattaforma: ma dove vai se la piattaforma non ce l’hai? Concreta o virtuale. Flatlandia come da definizione di Massimiliano Panarari del gruppo Espresso, ma anche Flautolandia – libere interpretazioni ammesse – se potessi optare, opterei per quella molto fisica, molto concreta del 1968, la mitica Isola delle Rose, micro nazione al largo di Rimini, già stato a parte di suo. E chissà, se oltre alle rose, alla cittadinanza libera, il non governo saprebbe garantire alle persone anche pane libri e Fantasia.

Zona Rossa e Nuvole, Eolo suona l’armonica in una cover band di Astor Piazzolla: che voglia di piangere ho. Pane e lacrime, ma sarebbe meglio come suggeriva Francesco De Gregori uno spuntino a base di pane e castagne, fuori stagione, tanto ormai tra mezze stagioni e stagioni non si coglie differenza.

Gli Oblivion hanno maturato l’intuizione più brillante: affidare all’Armata Russa, dopo i successi ottenuti contro certi figuri abbigliati di nero in secoli trapassati del trapassato Mondo Prima, la consegna porta a porta ai cittadini europei, delle singole parti del satellite Sputnik (adibito/trasformato in prodigioso salvavita), da ricomporre poi come in una continentale edizione moderna di Giochi senza Frontiere, come un enorme puzzle tecnologico. Io sarei anche propenso ad accogliere il piccolo cosacco con i suoi canti e i suoi balli della Steppa, ma solo se si presentasse insieme al Gagà cosmonauta Yuri e alla sua fida cagnetta Laika (almeno una vera laica, in questo pazzo mondo di superstiziosi iconoclasti, furbi baciapile).

Risolveremo le intricate situazioni? L’Umanità troverà alla fine del cammino, seguendo inseguendo la curva di un Arcobaleno, pentoloni colmi di pozioni taumaturgiche e dobloni di cioccolato fondente e soprattutto salute e salvezza?

Dovremmo imparare la lezione da Sor Carletto Mazzone, all’epoca preistorica conducator dell’Ascoli di Costantino Rozzi; prima di una difficile partita contro la Juventus, ai giornalisti che gli domandavano se con qualche alchimia tattica fosse possibile sconfiggere la potente compagnia calcistica degli Agnelli, rispose sospirando:

“Magara!”.

Senza titolo: panico, schermata bianca

Pagina Bianca, panico da.

Sono antiquato, nel Mondo Dopo ci siamo evoluti: anche il panico – pan Ico? – è divenuto 4.0 o qualcosa di simile, non più foglio bianco intenso intonso, ma schermata bianca, con cursore intermittente solitario, come certi anellidi.

Rammenta, forzando le interconnessioni mentali, certe preistoriche schermate del Commodore 64, commodoro capitano d’oro, di qualche inesistente vascello, però navigante su mari e su ali, della Fantasia.

Cinemazero ci manchi, siamo a zero cinema più che altro; zero teatri zero concerti Pasqua blindata zero socialità, azzerati anche i voli delle Palome. Zero in condotta, non si sa se quella di cittadini sempre più rintronati ripiegati in sé stessi, o quella dei politicanti tecnocrati farmaspacciatori che pompano inoculano ungono il Pianeta e i Popoli con pandemie psicotiche prima che virali, alternando incubi e feticci di pseudo rimedi, a caro salatissimo amarissimo prezzo.

Pasquetta – tanto, Giove Pluvio sarà dispettoso come da mitologiche consuetudini – in zona rossa, russa (non si equivalgono?), bolscevica, anche se le Rivoluzioni storiche/storicamente/stoicamente si concretizzano a Ottobre – caccia alla rivoluzione in un Ottobre rosso – aria di gioia e rivoluzione, aria rarefatta, tra mascherine e smog endemici; alla fine, hanno quindi prevalso i Bolscevichi? Stiamo ancora ricontando le schede, ma Baffone (Stalin, non Birra Moretti), per sicurezza sua, non è venuto, dissolto contumace alla macchia; per un identikit attendibile, servirebbero autorevoli autori Macchiaioli.

Come insegna/disegna Massimo Bucchi, in caso di parità tra i sessi, supplementari e eventuali rigori, ad libitum.

Padre Dante rese poetiche le parolacce, vero; però, rudi Amici del Turpe eloquio libero, il punto nodale con nodo incorporato – auspichiamo: non scorsoio – , non fungibile indistruttibile: di Alighieri ce n’è Uno, tutti gli altri son … completate a vostra libera immaginazione.

No al Papa straniero (non era… Papi?), soprattutto quando il sedicente salvatore – o Enrico the conqueror, Henry per gli esterofili con pretese d’internazionalità – è solo un antico paesano, indigeno autoctono emigrato anche esso, cui rifilare i rospi indigesti, continuando a sollazzarsi nel regno fatato del Bengodi, ma gode bene, chi gode ultimo. Prima spernacchiato, poi incoronato ma con rovi aculeiformi; comunque, tranquilli: la campanella suonerà imparziale, per tutti.

Meglio sarebbe gustare un ottimo San Pietro, pescato nella giusta zona – non rossa – Fao, da non confondere con lo storico sanpietrino, molto più difficile da cucinare, masticare, digerire; certo, magari con il giusto amarone di qualche saggio Frate, tutto va giù, tutto si sgorga.

Voli pindarici, gigioneggiare sì, di palafitta in frasca, anzi fresca caverna; guai ai vinti e soprattutto al rogo i dubbiosi, ma ironizziamo di continuo sulle epoche oscure, su quei rozzi oscurantisti del Medioevo, così ignoranti così superstiziosi.

Cara Simona, sei poi finita a vedere anche il festival virtuale? Adoro Sanremo, ma il concorso canoro senza più decoro, floreale, sembra una condanna eterna, un supplì di Tantalo, un contratto demoniaco, vergato ematicamente; apprezzo i Moleskine – taccuini superbi – racconto sempre con gusto le imprese ardite del ‘comandante populista ante litteram’ Achille Lauro, indimenticato sindaco non solo del rione Sanità, ma dell’intera città cara alla dea Partenope, armatore politico che in campagna elettorale prometteva scarpe nuove: ne consegnava una subito, l’altra a elezione avvenuta; infine, dulcis in fundo, Ligabue: chi osa criticare il genio e le creazioni di Antonio, El Matt?

Nessuno (Ulisse, dove sei, bighellone?) osi criticare l’efficacia traumaturgica dei portentosi rimedi: se la pandemia batte in ritirata, indiscusso indiscutibile merito loro, se qualcuno muore, si tratta solo di uno sfortunato evento. Dalla vita, cari i miei – memento al mentolo – difficile uscirne come vi eravate presentati e, soprattutto, ancora vivi.

Le parole come i pensieri e gli atti – non necessariamente apostolici – sono importanti; talvolta anche gli acronimi gli agronomi gli agri rifugi; uno dei sommi rappresentanti dell’aifa (Caifa? c’aggia fà?) rassicura e garantisce: rimedi sicuri, nessuna controindicazione.

Del resto, se lo dice il più autorevole sacerdote cAifa, quello del sinedrio che fece incriminare e inchiodare Gesù, chi ha più voglia di alzare la mano per palesare dubbi?

My(mai)mose: fare la festa alle Donne

Pagina della Rivolta, femminile al femminile femminile al cubo (sul cubo?).

Fuori sincrono, come certe pellicole sonorizzate in modo approssimativo, fuori tempo, fuori dal tempo, come sempre, con tanti dubbi domande; esistono un momento un giorno un’era specifici per donare vivere respirare dignità e diritti? I diritti non sono classificabili in base alla specie (civili, politici, umani?), esistono o non esistono, si rispettano o si calpestano.

II Anno era CoVid: Donna festeggia, in Italia molto spesso trovi i tuoi seviziatori i tuoi assassini direttamente in casa tua – comodo – però Ti schiavizzano Ti violentano Ti uccidono molto meno rispetto ad altri paesi europei, ad esempio la Terra dei Teutoni; non sei felice?

II Anno era CoVid, il paese è reale, degli uomini, sedicenti tali, ominicchi più che altro, senza vergogna, senza attributi, capaci di dire pubblicamente che loro sono moderni evoluti di ampie vedute, di essere contenti quando le Ragazze lavoratrici manifestano progetti per costruire Famiglie, ma – cribbio – nel caso, dovrebbero essere così oneste sincere professionali da non firmare contratti di impiego; del resto, anni fa, nel Mondo Prima, a Roma, una datora di lavoro, madre di famiglia e imprenditrice rampante, si produceva spesso in audaci intemerate contro le sue compagne di genere: mai Donne in azienda, sono inaffidabili perché di solito hanno la pessima abitudine di restare incinte.

Scandalo tradimento, disfattismo, materno; giammai. Vade retro, femminino, dall’universo spietato e macho del lavoro. Pil vs Maternità. Donne rammentate i Lari e i Penati, l’Arrotino e perfino l’Aretino – forieri di – ecco, accontentatevi di sostituirli, per Voi è già incarico notevole, siate grate silenti remissive, non inviate missive. Ambasciator non porta pena, portatore insano di cefalopenis.

II Anno era CoVid, una fata Merlino ci salverà? Vorrei vivere sui Prati Stabili magari incontaminati e tutelati del (della?) Torre – come certi Affetti da dpcm (gentili viaggiatori, quando scendete dalla carrozza, ricordate di non scordarvi i vostri affetti personali) – Lei è una studentessa di 26 anni, ma appassionata dei Magredi, capace con un solo gesto della mano di mettere in fuga ruspe idiote, autorizzate aizzate da istituzioni quantomeno ignave inconsapevoli inadatte, a tutto.

C’era una volta un piccolo naviglio; chiedo venia, confondo piani, quinquennali e non: c’era una volta un piccolo gineceo dirigente esclusivo privilegiato, club del burraco della burrata delle golose tartine imburrate; tra confortevoli salottini damascati, le pregevoli Ospiti si misero in testa di conquistare il potere – non chiedete a me, di grazia, quale – ma quando scoccò la freccia del giudizio l’ora fatale (fatata?) l’ora delle supreme immersioni nella realtà, sul più bello, la combriccola poco allegra rispetto a qualche istante precedente si congedò, alla chetichella. Momenti fatali e addio novella, degli Scacchi, ma con aspiranti regine immobili auto detronizzate con foglio di via, chissà quanto libera.

Nel paese irreale desta scandalo sorpresa sgomento constatare l’esistenza, in vita, di Persone anziane capaci di rispettare il proprio turno in una fila composta di propri simili; Rita Levi Montalcini, Professoressa di tutti noi per sempre, attese in piedi ai seggi il momento di esercitare il diritto di voto, mentre poveri sciocchi colmi solo di bile e ignoranza La insultavano; Nonne del Mondo Prima, sotto i bombardamenti tornavano in fretta verso case ormai distrutte per recuperare in mezzo alle macerie la pentola con il minestrone di fagioli, neri come certi segni di un destino da prendere a ceffoni: consapevoli che quello sarebbe stato l’unico rancio disponibile, per i magri giorni a venire seguenti a inseguire: un domani nuovo, come le figlie e i figli in grembo.

Notti Bianche del ’48, uno a scelta, quello che preferite, telefoni bianchi inguainati anti contagio – inguaiati – Strade Bianche verso Sud, per antiche età della Gioia.

Nelle notti chiare d’Estate, quando il Cielo è più vicino, quando i Popoli vestono solo di colori primari naturali, mentre danzano gaudenti:

le Donne contano le Stelle, ma decodificano anche i numeri cosmogonici segreti, quelli necessari per arrivarci.

Clessidre vuote, come forzieri, come scatole (craniche)

Pagina sporca, come la coscienza; Pagina della nostra scontenta incoscienza.

Ci siamo giocati non solo l’Acqua, anche le sabbie.

Non quelle dei deserti, ma quelle preziose limitate insostituibili, dei mari e dei fiumi.

Negli ultimi 30 anni siamo diventati molesti, stereotipati, rin don dan ti, concetti stracchi più di certi stracchini muffiti rindondano nei padiglioni, auricolari, in quelli dei palazzi di vetro, di cristallo, di letale cemento.

Caro Aurelio, sapessi quanti Roma club sono stati fondati, anche in Parlamento, non più luogo della politica, ma triste arena dei personalismi delle fazioni partigiane del mercimonio, di bassa lega; si fossero iscritti al Club di Roma, con sincera volontà di comprensione e azione, avrebbero reso servizio migliore, gradito, degno, all’Umanità e financo a sé stessi.

La Natura è straordinaria, nella semplicità. Il Profeta del Goal, Johan Cruijff, sosteneva che giocare a calcio fosse facile, difficile giocare in modo semplice. Mutate le mutande le ere i Mondi dal prima al dopo, non dovremmo cominciare finalMente a emulare la Natura? Spogliandoci di arroganza hybris deliri di onnipotenza: il cambiamento costante è l’essenza dell’ecosistema che non rivendica a ogni passo rivoluzioni e/o miracoli epocali.

Grazie a Dio, sono ateo. Del resto, non riesco a essere serio, se prima non faccio il pagliaccio. Confessioni di un clown, certo, ma non vorrei tracimare nella seriosità, nella melanconia, malincoNoia.

Va bene Aldo, un sacrario un memoriale – Vittoriano o Vittoriale? – con i nomi delle prime 100.000 vittime del morbo; solo se nel marmo saranno incise a lettere fiammeggianti anche cause e responsabilità di quelle morti. Abbiamo abbastanza giorni della Memoria in un anno o dobbiamo adottare le celeberrime giornate multiple del Maestro Battiato?

Vittorio, rassegnati: i tempi sono mutati, geneticaMente, non li riporterai ai giorni della fu giovinezza con intemperanze verbali o mattane da avvinazzato. A troppi scriba ormai isterici, loro sì – altro che Cattive Ragazze – bisognerebbe consigliare un buon metodo, prima di rispondere a certe sedicenti missive dei lettori (esistono ancora? ma dai), strumentali per fomentare polemicucce da quartierini: metodo Catalanotti o infallibile metodo Simenon; certo, consapevoli che, nel Mondo Dopo, anche gli elenchi telefonici cartacei sono a rischio, ma invischiate nella rete si trovano tante belle e disponibili fuck identità.

Mi dipingevo la faccia e le mani di verde smeraldo, rubacchiavo lemmi dal vocabolario dell’Ambientalismo – beni comuni, resilienza, sostenibilità – ottenevo applausi consensi sostegno sui social, nel frattempo ho continuato a trivellare, a consumare risorse selvaggiamente, a ricoprire la Terra di polvere tossica; del resto, non possiamo tornare nelle caverne ai viaggi a dorso di mulo alle candele di cera: ho continuato a fottere il Pianeta, fottendomi da me, a mia insaputa.

In Natura vince chi con meno fa di più, anche perché non esiste produzione di nuovi prodotti per il mero consumo, ogni prodotto origina altro prodotto utile; nei veri sistemi naturali tutto è in connessione, condivisione e vira senza tensioni verso l’empatia, perfino la simbiosi; mi assumo la responsabilità della gravità delle mie affermazioni: Gravità, fantastica fonte di energia a disposizione di tutti sempre, sotto braccio alla sorella Energia Solare. Concetti gravidi di conseguenze, perché in Natura si passa da poche varietà, a una incredibile sontuosa abbondante Biodiversità, esatto contrario e negazione del modello economico capitalistico consumistico.

Le clessidre sono vuote – come le nostre tasche bucate, nelle quali troviamo impigliati frammenti di briciole, dell’eternità – o forse abbiamo smesso di cercarle di guardarle, restano pregevoli soprammobili;

non basterà la vernice verde, anche per copiare – emulare plagiare – serve come base principale l’Intelligenza; speriamo che gli Asini volanti non cadano al suolo.

Amelia, Mosè o del Tribunale (delle Acque)

Pagina bianca delle dimissioni, liquide, dimissioni di prova, tattiche, talvolta strategiche.

Caos smottamento shock, sostantivi e aggettivi convenzionali sensazionalistici li abbiamo usurati stracciati esauriti; sono tutti dallo psichiatra – il più bravo – ma al cospetto dello psicodramma più drammatico epocale virale, ha chiesto aiuto anche lui, da casa o da Marte sarà comunque gradito. Ultima ratio/speme che fugge i sepolcri, resterebbe il cyborg, ma al momento recalcitra temporeggia vagheggia.

Non sono previsti ritorni, però mai escludere sorprese impossibili; morire è solo migrare, molti universi, molto onore.

Sindaco di Roma, ministro della tv o velino con facoltà di opinione, non importa, una collocazione si troverà; come i beni nel paniere – rompere le uova nel paniere non è cortese – cambiano al mutare delle stagioni, così geneticamente si trasformano – trasformisti delle mie ghette – le figure pubbliche di riferimento, istituzionali, di prestigio, di conduzione politico sociale, intrattenimento: miii, che pubblica figura.

Se uno il liderismo non ce l’ha, non se lo può conferire, nemmeno per sporogenesi, prossimità ai Dolmen, immersione in acque benedette.

Cabarettista politicante presentatore scrittore, basta biechi ipocriti superati limitismi: libertà libertà libertà, ognuno sia ciò che capita, giudizi universali finali dall’Algoritmo.

Capita l’antifona – anti phon? – d’ingresso nello showbiz, anche Mosè il salvato dalle Acque ha immediatamente aggiornato catalogo e soprattutto tariffario: per tutelare Venezia dall’alta marea che compare e scompare periodicamente lunatica, anzi a fasi lunari alternate o programmate, ad ogni intervento fatturerà 15 milioni – tutto elettronico tutto regolare – a carico delle casse comunali. Del resto, se nell’antichità del Mondo Prima, Dogi incipriati e parrucconi celebravano lo sposalizio con la Laguna – Bucintoro, chi era costui? – per propiziare affari d’oro alla Serenissima, perché non riconoscere adeguato guiderdone alle bibliche competenze di Mosè?

Il principe della risata direbbe non ti pago, oppure sciorinerebbe movenze mossettine salaci battute di avanspettacolo – spettacolo molto avanti – e come risorsa finale: le banconote, quelle prodotte con alto artigianato dalla banda degli onesti.

Sia chiaro fresco dolce come acqua pubblica – di reputazione chiacchierata? – nessuno mi può giudicare, nemmeno il Tribunale delle Acque, organismo che, senza polemica né acrimonia, ha già le sue difficoltà nella gestione amministrativa dell’Oro Blu.

C’è nel Regno una Bimba in più, Amelia ti chiamerai Tu; non un nome casuale o per capriccio, designato assegnato a coloro che non sanno chi sono, né alla nascita né alla dipartita: sarai Principessa o Cosmonauta, Fiore o Poetessa, lo saprai decidere, percorrendo solo i Tuoi sentieri. Il destino nel nome, meglio: forgerai il Tuo destino, il Tuo cammino, ogni astro del Cielo, ogni Tuo respiro, rispettando sempre la natura del Tuo nome; viva Amelia, nata italica, non francese, saprai realizzare un mondo, meraviglioso.

Siamo creature anfibie, sorgiamo dalle acque, di acqua siamo composti per la maggior parte; forse per questo siamo soggetti all’influenza al potere alla suggestione di Selene che con il suo costante orbitare attorno al globo scandisce regola domina maree e cicli naturali.

Se non vivessimo ottenebrati dalla cupidigia, sapremmo che spesso un incantevole ruscello può causare mortali rivalità; Tigri e Eufrate, nella antica Mezza Luna fertile del Mondo Prima, assistettero sgomenti al primo conflitto per il controllo e il possesso delle Acque.

Condividere l’Acqua ci renderà liberi, salveremo Ambiente, Economia finalmente umana, Spirito; affinare sensi e capacità durante un grande pericolo è troppo facile, gestire il Mondo Dopo, la vera sfida: non basterà un giudice berlinese in tribunale, da creature liquide dovremo mutuare dal nostro elemento fondante e primigenio la capacità di adattarci al contenitore;

solo così l’Acqua non sarà solo forma, ma pura genuina semplice Sostanza.

Né vino, né miele, forse Oceano

Pagina della Pagina, ontologicamente sufficiente auto bastante sostenibile a sé stessa, di per tra fra.

Appena puoi rammenta di respirare profondaMente, come un’agile salamandra; senza polmoni, con tutta l’epidermide a disposizione e prega che mai finiscano umidità e cicli della Natura; diventa, come la piccola lucida brillante salamandra, un arrampicatore – rampicante? – arboreo, scala con calma la sequoia millenaria più alta del mondo, 90 metri o su di lì, dalla cima scruta l’orizzonte, la baia frastagliata, le insenature sinuose coperte di candide avvolgenti nebbie, cugine di primissimo grado delle Nuvole. Respira più che puoi, fino a quando potrai, ossigena la Mente, allarga espandi i Tuoi confini fino a comprendere il Cielo, se ci riesci; non temere il fallimento, sarà bello anche quello. Rinasci, in ogni istante.

Se non puoi essere giaguaro coguaro Alvaro, diventa saguaro, alto forte resistente, e nonostante il deserto canterai, anche perché il deserto sarà quello della Sonora; non mancheranno note Sole e gli immancabili sogni e chimere, prodotti docg dell’Arizona – ari zona, n’artra vorta???

Esimio Friedrich Wilhelm, costolette di saguaro al debutto ufficiale di Nosferatu il 4 marzo 1922, presso la Marmorsaal dello zoo di Berlino, per ospiti eleganti raffinati danarosi, ma alla fine la società di produzione del capolavoro andò comunque in malora, rovinata dalle spese per la causa legale sui diritti del romanzo, promossa dagli eredi di Bram Stoker, padre letterario del nobile vampiro. Non so dire né digitare se le letture sui simbolismi esoterici psicologici sessuali fossero messaggi presenti nella Tua storia, certo, se mi chiedessero a chi affiderei la gestione e l’organizzazione della sanità mondiale per contrastare le pandemie, risponderei convinto: Nosferatu, principe della Notte; almeno non lucrerebbe su mascherine e rimedi, sull’esito finale, purtroppo non leggo nella nosferatu di cristallo.

Raggiungere la baia estrema del Far West, senza più desperados pistoleri trafficanti di armi e whiskey da inseguire contrastare combattere; cercare i pescatori del villaggio, intitolato a qualche santo – perché in estreme condizioni climatiche esistenziali, bisogna risolversi a votare/votarsi a qualche alto locato – e chiedere la cortesia di raggiungere il punto più vicino al talamo marittimo delle Balene Grigie; qualcuno rifiuterà, ma i mas locos accetteranno di buon grado la proposta, di buon buzzo e buona lena, con il motore gracchiante e sputacchiante fuori bordo, condurranno volentieri i Semplici i Puri gli Ingenui al rendez vous con i grandi cetacei:

le Balene sagge saranno liete di incontrare umani pacifici, mostreranno tutta la loro mitezza socievolezza empatia.

Né vino, né miele, come canti Tu, Amico Danilo: forse Oceano, forse una nuova Babele planetaria di Tutti gli esseri e gli Enti viventi, un’Arca dell’Alleanza e dell’Armonia universali; ci guarderemo negli occhi, finalMente, quando alla fine ognuno spiccherà il volo, da soli o in formazione compatta, lungo l’eterna migrazione, chiamando i nomi delle Persone amate;

nemmeno uno resterà più indietro, nemmeno uno cadrà, nelle tentazioni nelle illusioni nelle miserie.

Ah 68, ah… (A-Ha?)

Pagina bianca dei formati, quelli dei fogli di carta seri, destinati alla stampa, quelli dei meravigliosi fogli da disegno.

Lisci o ruvidi? Millimetrati? Da ciclostile carbonaro con carta carbone o eleganti? Quelli con grammatura nobile, destinati a edizioni librarie di prestigio?

Giochi di prestigio, manipolazione della carta, delle carte – ne bastano tre per abbindolare e truffare i gonzi – neri cilindri che completano frack alla Mandrake o rulli di scomparse rotative: è l’illusionismo della stampa, Bellezza.

Se il rimedio Sputnik fosse disponibile, Te lo faresti inoculare – Te lo inoculeresti? Si realizzerebbe così una delle profezie degli Anime nipponici: incastro bionico. Rammenta però che Gordian distruggerà chi ha voluto la guerra; rimedi e conseguenze, tutti a carico tuo.

Sulla pagina del block notes cartaceo, segnare a mano, metodo analogico, i dubbi: la somministrazione sta all’amministrazione come il somministro sta al ministro? Lemmi che appartengono alla stessa radice, famiglia, etimologia? So’ analfabeta, ma so’ ministro, poi dice che nun esiste popolocrazia…

Ancora, nella settimana sanremese, tra tamponi fialette iniezioni, sostitutivi del tradizionale apparato floreale canzonettisco (pezzo facile: osservo il festival da un oblò, mi annoio un po’ …): no vax, pro vax, co vax? Anche essere campanilisti e contestatori nel Mondo Prima era più semplice, di solito le opzioni si riducevano alla cara antica coppia: di qua o di là, se non sei con noi sei contro di noi! Infine, ultimo, ma forse per questo più importante: vax populi, vax Dei (più moderno, vax day)?

Il borgomastro del paese, colto da sturm (sturbo) und drang (drank, forse) pre elettorale, gioca con le vie, cambia senso a passato e presente, inverte sovverte sconvolge la viabilità comune, nel comune di riferimento: abbatte alberi, li sostituisce con stuzzicadenti, però di razza, samurai; se lo smog invade l’aere, l’unica soluzione è aumentare il traffico veicolare e la cementificazione, tanto poi si sa, un refolo di vento spazzerà polveri sottili discussioni e tutti i mali. Ah, se quel venticello sobillatore portasse non solo pollini, ma nuove cellule grigie, solleticasse i sensi, non solo i penta sensi tradizionali, ma i 7 sensi come le sette stelle dell’Orsa Maggiore, uno per ogni giorno della settimana, numero perfetto per essere consapevoli consci presenti, ai fatti alla realtà a sé stessi.

Sarà capitato anche a voi, durante un piacevole happy hour (anche meglio, Afterhours) tra un cocktail inebriante e uno stuzzicante stuzzichino, di discettare amabilmente delle prove ontologiche dell’esistenza di Dio, in Anselmo e in San Tommaso: ammettetelo, non siate negazionisti.

Servirebbero gli Annales o quei compendi annuali editi nel Mondo Prima da alcune agenzie giornalistiche, il Libro degli avvenimenti; l’anno I della CoVid epocale sarà rammentata anche per il nuovo formato delle pagine: A68A, subito iconico rivoluzionario virale; di certo in 3D, ma non grazie a qualche stampante di ultima generazione – anche perché non sappiamo se ne seguiranno altre: l’iceberg più gigantesco della piccola Storia terrestre.

Big iconico, ciclonico, mostruoso, un allarme lanciato tre anni fa, ignorato e/o sottovalutato, come spesso accade alle questioni ambientali, derubricate degradate retrocesse a pinzillacchere da radical chic sfaccendati; adesso, stabilire se Papa Francesco sia seguace e succube di Greta o viceversa, pare, tutto sommato, pettegolezzo da osteria orobica;

certo, se anche il mega dotato A68A – da qualcuno definito una sorta di Molise ibernato galleggiante – rispettasse le regole naturali dei suoi cuginetti – la parte visibile è minima rispetto al tutto sommerso – davvero presto, a breve sugli schermi, incrinati, saranno cubetti, amarissimi, per Tutti.

Se 5800 chilometri quadrati di superficie gelida vi sembrano pochi… in rotta di collisione contro l’arcipelago della Georgia del Sud, nelle acque dell’Oceano Atlantico meridionale. Come cantavano i miei Amici degli anni 60 del 1900, Sai cos’è l’Isola di Bird? Il sandwich tra quelle ignare isole e il ghiacciolone vagabondo non sarà piacevole.

Va bene, dacci oggi la nostra porzione di ghiaccio quotidiano, ma q.b., perché anche troppa grazia, diventa disgrazia. In un amen.

Furbizia vs intelligenza, mente calcolante vs mente poetica

Pagina della Filantropia, virale come si conviene confà conforma ai tempi.

Chi può, scappa tra le stelle sognando fughe marziane, chi non può annega tra le plastiche con le quali abbiamo soffocato i mari.

Gli altri furbetti del pianetino smerciano rimedi, non a chi ne avrebbe diritto, ma ai peggiori offerenti, purché muniti di autentica antica grana.

Cronache marziane, Sole opaco, rami neri senza più linfa, mani oblunghe aride: distese desertiche laggiù nell’Arizona. C’era una volta una Terra, azzurra, sul tetto che oggi scotta.

Nel frattempo, curiosa espressione, considerando il flusso unico continuo – come la lubrificazione dei Soliti Ignoti, costante e ininterrotta – degli eventi, anche i Sogni e le Chimere sono un tantinello appassiti, nel tinello di casa, però quello buono.

I Gesuiti hanno la forza secolare le competenze la propensione per mettere in riga redarguire bacchettare ove e se necessario perfino le molte signorine e/o signore Rottenmeier continentali: loro silenti, chinano il capo – anche i capoccia e i capoccioni si inchinano – preventivamente cosparso di cenere, si dolgono per gli errori umani fatali, ringraziano per l’esemplare punizione.

Viaggi delle Speranze, Carovane di Speranze in viaggio, verso Terre promesse, promesse disattese nei confronti dei veri nativi di quelle regioni – sao ko kelle terre… – Oregon come un miraggio, esodi perigliosi tra impervie vie mai battute prima, bande di tagliagole, interessi di biechi politicanti e soliti speculatori; sarebbero servite, illo tempore come oggi, guide competenti oneste affidabili, impresa ardua reperirle. Nel Mondo Dopo, qualche vago cenno di luminosa redenzione: gli antichi abitanti dell’Oregon, il fiero popolo Klamath, acquistano ciò che un tempo era loro, solo una piccola parte di quanto fu strappato agli Autoctoni originali con violenza inganni leggi ipocrite e inique; praterie laghi montagne erano in connessione millenaria con il Popolo degli Uomini rossi, il cuore di quegli Uomini apparteneva ed era seppellito sotto quei territori; nonostante le predazioni le privazioni, non ha mai cessato di scandire i veri ritmi della Natura indigena endogena.

Le varianti del morbo inficiano i poteri magici dell’elisir miracoloso? Tranquilli, secondo gli alchimisti dell’Impero tutto si risolverà aumentando le distanze dall’Inter, cioé interpersonali: 40 centimetri in più, lo ha sentenziato il solito oracolo algoritmico partorito dagli alambicchi fatati; perfino il povero John Holmes, eccelso uomo con 30 centimetri di dimensione – artistica, come da annales – sarebbe in ambasce.

Ulisse mio, sei il modello unico – no agenzia entrate, grazie – dell’omuncolo moderno (o post moderno)? Miti classici nati per spiegare l’incomprensibile: il bipede umano, coacervo, viva il Cervo, sommatoria, delta – talvolta di Venere – di peculiarità positive e negative, dal risultato complessivo e finale spesso incerto; come molte paternità. Ulisse oggi, nel Mondo Dopo, saresti il perfetto leader multitasking che non deve chiedere mai e soprattutto non ascolta il canto e le parole delle Sirene; curiosità infinita, hybris nella volontà di andare oltre ogni limite: senza i folli voli di Odisseo – e di Icaro incauto – saremmo rimasti per sempre incollati al suolo, ma certe volte per volare basterebbero la fantasia e due corde legate ai rami degli Alberi. Conoscere il passato è necessario per costruire l’avvenire, sapendo coniugare i verbi al futuro; considerando che abbiamo notevoli difficoltà con il congiuntivo, ormai quasi estinto, difficilmente riusciremo a farci assolvere – nonostante principi e principesse del Foro, nell’ozonosfera – con il condizionale.

Ulisse eroe che sfrutta la tékne e la mekané per concretizzare le proprie intuizioni: 100 ne pensi, 1000 ne combini. Sei stato l’incarnazione della definitiva primazia – senza trascurare le amorevoli seconde e terze ziette – della mente calcolante calcolatrice razionale, sull’animo e sulla mente poetici passionali onirici;

sei stato Tu a beffare le Sirene, fingendo che con un po’ di cera nelle orecchie e legato all’albero della nave, potesse essere sconfitto il loro potere, la loro malia, o sono state le Sirene a baloccarsi con la Tua rinomata astuzia, mimando il canto e opponendo invece al tuo inestinguibile errare un silenzio così innaturale e assordante che sarebbe stato impossibile non udirlo? Sei più umano nella visione dantesca o in quella kafkiana? Nella veste di eroe o in quella di piccolo uomo che si barcamena per sopravvivere al cospetto di entità e forze più soverchianti e potenti?

Senza il Tuo esempio, niente Luna e niente uova rotte nel paniere di Marte, ma forse non avremmo nemmeno commesso il peggiore dei crimini: novelli seguaci di Lucrezia Borgia, saremmo stati così svegli – ci si sono svuotate le clessidre? – da non avvelenare la nostra unica casa planetaria.

Stupido illudersi di trovare salvezza attraverso gli stessi meccanismi di pensiero e gli stessi strumenti che hanno creato il Problema, vero Albert?

Più esemplare, ammirevole, paradigmatico Ulisse o il capo dei Nativi americani, conosciuto con il nome di Seattle?

Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensi’ e’ l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio’ che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli.

Dalla lettera del capo Seattle al grande padre bianco di Washington, 1854.

Bacucchi colbacchi Bakunin

Pagina bianca, per penne bianche, capelli brizzolati, penne fuori corso.

Penne a mezz’asta, in lutto: abbiamo inventato il reato di umanità, in nome del nostro cambiamento, in meglio senza discussioni; chi rifiuta di aderire al mutamento – genetico mentale socio antropologico – non riceverà più cure mediche e per un turno sarà estromesso dal novero della razza, forse umana.

Non volendo mettere in discussione, rottamare, ostracizzare una volta e per sempre il sistema economico criminale che ha due soli comandamenti: sfruttare vampirescamente – chiedo venia Principe Vlad – oltre tutti i limiti Persone e risorse naturali, fino al prosciugamento, è automatico consequenziale perfettamente coerente criminalizzare stigmatizzare mettere alla berlina chi aiuta empaticamente e concretamente i propri simili, ridotti alla fame e alla disperazione.

Siamo o non siamo l’unione dei paesi bacucchi più cristiani del globo?

Vaccini a raffica, qualche valente cronista indigeno indica la via della salvezza, come nella perfida Albione uscita a testa bassa, ma spettinata, dall’Europa; erano comunque isolani da tempo, vero? Certo, un titolo giornalistico di questo tipo, ne rammenta uno – memorabile memorabilia – di un antico quotidiano sportivo che celebrava l’impresa domenicale di un goleador dal cognome evocativo: Pompini (Stefano), a raffica. Era il lontano 14 aprile 1990, le gloriose formazioni del Fiorenzuola e della Sammargheritese – in onore delle Margherite o di Il Maestro e Margherita? – si affrontavano con in palio la prospettiva di balzare dall’Interregionale all’olimpo della serie C2, come diceva quel tale. Titolisti e correttori di bozze, nel mondo antico i più preparati nei circoli esclusivi degli scribi, forse in buona fede, forse maliziosi quanto basta, si divertirono: giochi di parole, parole in gioco, solo per palati fini, stomaci forti e anche villosi, se non virtuosi.

Vi chiederete e mi chiedo da solo cosa c’entri Michail Bakunin, ma un anarchico rivoluzionario che non solo avrebbe voluto organizzare, ma partecipò in prima persona a un bel ’48, è sempre il benvenuto: ogni struttura gerarchica – in mano a plutocrati o a dittatori acclamati dal popolo (quale? ne esistono varj e di molto eventuali) – è per sua genetica originaria coercitiva repressiva iniqua; Gian Maria, occhi di bragia, la classe operaia è poi andata davvero in Paradiso? Intanto, passaggio intermedio necessario, ha raggiunto il Camposanto.

Il Colbacco presto non servirà più, ne perderemo tracce e memoria con questi incrementi di temperature, però sulla scrivania con sullo sfondo una libreria virtuale con tanti dorsi colorati di libri inesistenti fa sempre un certo effetto pseudo intellettuale; è più naturale l’origine della pandemia o i cerusici televisivi che tentano di smerciare i rimedi? Dubbi amletici atavici atroci, come certi dolori de panza quando il segretario più democratico e più lideristico che esista si preoccupa per il lavoro inesistente dei proletari e per la carriera delle donne: anzi, di una in particolare, la reginetta dei tolksciò, alla quale hanno imposto lo sciò sciò, ovvero la chiusura del teatrino per mancanza di fedeli, anzi fedelissimi, ché si sa gli adoratori digitali o tubocatodici sono volubili voltagabbana ingrati.

Voci infondate senza fondamento senza ugola diffondono leggende continentali; pare che alcune tribù germaniche abbiano rispedito all’alchimista di turno gli elisir miracolosi: “Non vengono dalle Stelle, come non sono di discendenza astrale la fantasia dei Popoli e gli imperi della Musica”.

Non abbiamo riscontri evidenze fattuali scientifiche, però le panchine affollate di gente che sta male causa nenie quotidiane del Mondo Prima sono vuote e con questi ritornelli anche il Maestro etneo, con colbacco anti cenere e veste arancione sufi, si butta giù:

dal/nel Vulcano.

Popolo popolino popolusque, al dunque giunti, gaudeamus: i nuovi vice capoccioni – 39, non uno di meno – sono stati investiti dalla responsabilità ex cathedra.

Le nuove regole draconiane sono realtà; ora anche Bakunin e il suo fido Colbacco sorridono, sereni.

Istinto felino

Pagina della solidarietà, al dio dei venti Eolo.

Sarà un po’ bricconcello, birbone – lo ammetto – come in fondo tutti gli Dei dell’Olimpo. Il cui vero grande torto è di somigliare in modo sospetto agli esseri umani; o viceversa.

Un repubblicano, pare il grande capo bianco del Texas – amo il Texas, soprattutto Tex Willer, sia chiaro – avrebbe accusato il malcapitato Eolo per gli sconvolgimenti climatici che stanno devastando lo stato della Stella Solitaria, causando vittime e immensi disagi tra i suoi abitanti: tormente di neve mai registrate prima, distruzione totale delle infrastrutture energetiche, dalle quali dipendono luce artificiale e riscaldamento domestici.

Correi i tralicci delle pale eoliche; sul banco degli imputati, nemmeno troppo velatamente, la riconversione energetica green&blue, le fonti rinnovabili e sostenibili dall’Ambiente; un atto di accusa infantile – aggettivo che utilizzerei, se non temessi di offendere la grande intelligenza dei Bambini – lanciato sgangheratamente da uno dei regni del petrolio e del gas!

Dear Mr. Greg Abbott, se fossimo ai tempi di Rugantino – do You know Rugantino, Trastevere, Garinei&Giovannini? – ti direi: abbottate! Nel caso di agnosticismo esasperato, cerca video esplicativo sul sito del Tubo.

Negare sempre, l’evidenza soprattutto; colpire per primi, lanciando pietre aguzze di stupidità, per non ammettere responsabilità colpe omissioni connivenze: il peggio sempre sulla pelle altrui, sulla vita delle persone ignare, durante catastrofi e tragedie che non risvegliano, quasi mai: coscienze e intelligenze, solo il primordiale istinto belluino di tribù.

Gli Usa prima potenza industriale del Mondo, democrazia più importante del globo che barcolla su sbrindellate infrastrutture energetiche, di trasporto, di comunicazione? La realtà non è ideologica, né faziosa, solo uno specchio forse amaro, però equo incorruttibile, inesorabile nel rimandarci indietro le nostre debolezze ipocrisie ambiguità.

Il Congo Congo, Africa, è il simbolo il paradigma la prova provata più lapalissiana della criminosità ontologica del sistema economico predominante: diritti umani? Non esistono i diritti e nemmeno gli umani, perché questo va bene alla bulimia di profitto delle multinazionali che restano l’unico governo, il solo regime nazifascista mondiale.

I bambini muoiono in schiavitù nelle miniere per estrarre i minerali che servono a produrre i gingilli elettronici dell’occidente? Inconvenienti del mercato neo liberista. Il popolo muore di fame, ma le milizie sono armate con gli ultimi ritrovati della masnada bellica bellicista. Chiedere dettagli al coraggioso missionario Padre Pino Locati che vive tra quei derelitti e non organizza convention con miliardari in mezzo a tavole imbandite in sontuosi palazzi.

A proposito, il ‘nuovo’ big boss statunitense, traslocato dalla casa di riposo e collocato in quella bianca, appare poi nelle sostanza non troppo dissimile al suo predecessore folkloristico: democratico forse – mah – ma guai a mettere in dubbio il pilastro fondamentale del commercio di armi, anche con l’Egitto del famigerato benefattore Al, Sisi. Regeni e Zaki, chi sono costoro?

Anni struggenti dei Tropici: se il clima si tropicalizzasse, ti tropicalizzeresti anche Tu (Calippo dance memories)? La risposta dopo la Piña Colada d’ordinanza, sorbita attraverso cannuccia, indossando mascherina veneziana, altrimenti sarebbe troppo semplice; tutto a rigore di dpcm, uno caso, perché se uno vale uno, uno vale l’altro.

Ancora problemi organizzativi per la prevista distribuzione dell’elisir, di lunga o accorciata vita: nonostante le razioni siano state affidate alle sapienti zampe dei Draghi. L’impero globale sta pensando a una soluzione alternativa, definitiva: ingaggiare tutti i druidi del sistema solare, allocarli quartiere per quartiere, affidare loro la preparazione della pozione magica dagli ingredienti segretissimi; la somministrazione avverrà in forma individuale, dopo opportuna formazione di ordinate precise file, senza assembramenti, solo adunate sedate e silenziose. Fondamentale sarà l’ingrediente decisivo, l’unico al momento noto al pubblico e ai media: il vischio, opportunamente raccolto e sminuzzato con falcetti d’oro forniti generosamente dai pochi mecenati filantropici sul globo, i quali, ormai annoiati dal quotidiano tram tram terrestre si accingono al balzo nell’iper spazio, armi e forzieri, rotta verso nuovi paradisi fiscali cosmici; lasciando però questa generosa opportunità di salvezza agli sfigati ancorati alla cara, malandata Terra.

Nessun complottismo di ritorno di risulta di ruminazione, anche perché temo il severo giudizio del Professor Eco dall’Empireo degli Intellettuali: confermo la mia abiura, non esiste un piano segreto dei Poteri Oscuri per l’eliminazione delle masse umane popolari; abbiamo fatto tutto da soli e abbiamo lasciato di stucco i cattivi del Vecchio Ordine globale, con lo stucco e il cerone sui volti cadenti e incartapecoriti, con un palmo di naso (Cyrano, non ti urtare); i nostri stili di vitaccia non sono negoziabili, però prevedono inquinamento e distruzione a go go; così gli spermatozoi sono sempre più stanchi, svogliati e addirittura rari rarefatti, come i neuroni.

Per legge universale del contrappasso controcanto contro informazione, nell’aria si avvertono già i sentori della moltiplicazione esponenziale degli ormoni dei felini in calore, odori pungenti, selvatici, tra un annunciato tripudio di primule margherite violette. Maledetta benedetta incipiente Primavera.

(Aristo) Gatti battono umanità: molto istinto intelligente a quasi zero.

Perseverance o Serendipity

Pagina Bianca anzi rossa, come Marte.

Rosso di furia cosmica, avvampa di sdegno e acrimonia contro l’Umanità, invasiva invasora distruttrice.

Abbiamo inviato altre sonde, altri robottini ficcanaso sul Rosso pianeta – bolscevico e traditor, come da parodia di Scuola Guzzanti, bolscevico come la perfida Costituzione1948 – alla ricerca di cosa, chissà: formalMente, in nome della Scienza, per capire se in qualche altra dimensione o epoca universale, esistessero acqua e forme di vita (o di vite, sarebbe tutto succo guadagnato). Margherita Hack dal firmamento ride, di gusto e in sella alla fidata bicicletta, senza fretta pedalando, continua a fare il giro stellare: se extra terrestri esistono, sono così lontani che difficilmente riusciremo a incontrarli; o così astuti, da non volerci incontrare. Con buona pace – eterna – dei cerchi nel grano e delle geometriche figure sulla neve.

Dieci anni sono pochi al cospetto dell’Immensità e del Suo regale consorte, l’Infinito; ci sono voluti 10 anni, tanta pazienza volontà perizia per osservare Selene, le sue fasi i suoi mutamenti di aspetto di umore, e realizzare così un ritratto inedito, una foto italiana, Marcella Giulia Pace occhi e Autrice: Luna dai mille volti, non solo d’argento e di tenebra, ma anche con le sfumature offerte dalla immaginaria, fantasiosa tavolozza di un Artista del Cosmo. Selene multiforme, caleidoscopica, multi identitaria.

Come cantava Gianni Togni, non mostri sempre e solo la Tua faccia migliore e mangi forse troppe caramelle – caravelle – quelle golose, cercate da Bambini e Adulti nel Mondo Prima, per addolcire un po’ la Vita; quando vuoi, sai truccarTi bene, ispirare non solo, non sempre canzoni e poesie.

I libri allungano la Vita e/o la moltiplicano? Sono un medium che induce alla pigrizia e danneggiano le nostre risorse mnemoniche e di ragionamento, o ci consentono, da fermi – non passivi – di viaggiare, vivere molte vite, essere non solo osservatori esterni, ma protagonisti di 1000 e altre 1000 storie?

Perseverance come il robottino terrestre in missione marziana – marziana missione, meglio di marziale – o serendipity, tutto ciò che in modo inaspettato sorprendente meraviglioso riesce a renderci felici, anche solo per un breve lasso di tempo; qualcosa di attinente al reale (Antiseri non si offenda) o alla dimensione onirica? Qualcosa di afferente alla geografia, alle esplorazioni ma del Mondo Prima, alla fiorente letteratura di viaggio e scoperta: Serendippo, nome di etimologia armena, nome creato da certi arcaici avventurieri per indicare la regione della Terra nota oggi come Sri Lanka. Lasciarsi erodere corrodere dall’inquietudine dall’attrazione implacabile per il Mistero o cullarsi serenaMente nella sorpresa di quanto possiamo osservare, delle persone in cui possiamo imbatterci nella nostra quotidianità esecrata?

Ardua scelta, o forse, come nel caso del dossier Selene, due facce della stessa medaglia: al valore umano, si auspica.

P.S. In questo annus horribilis, la Generazione Goldrake piange altre lacrime di cordoglio, devozione, gratitudine: da oggi anche il Maestro Luigi Albertelli sprinta tra le stelle insieme a Ufo Robot, osserva il Sole e canta insieme a Daitarn III, vola tra pianeti sconosciuti con Capitan Harlock; grazie Maestro, i Tuoi testi nei solchi di quei neri vinili resteranno sempre simboli di Fantasia e Libertà.

Urban Wildlife

Pagina delle Oasi urbane, progetti di boschi cittadini nei salotti buoni dei centri storici, che non sono aree verdi con la puzza sotto il naso.

Puzza di smog, terribile coacervo mistura aerosol di gas tossici. Altro che vairus.

Boschi urbani civili educati educanti, aperti a Tutti: accoglienti salubri.

Non ennesima fanfaronata pre elettorale o frasetta a effetto per pescare con rete a strascico, in rete, qualche mesto pollicino pollicione, grosso pollo, alzato dai soliti quattro sostenitori mercenari; quartieri arborei, senza aziende inquinanti, senza auto, senza automi su zampe umane, ma non chiediamo troppo, ché già solo il miraggio di tornare a respirare aria vera nelle nostre cataTombe chiamate città, rinvigorisce narici, polmoni, sinapsi.

Dove? A Londra, su ispirazione idea progetto volontà del saggio naturalista David Attenborough (fratello minore di Richard, barone del cinema, premio Oscar). Forse esiste ancora Vita sul Pianeta, forse esistono ancora scatole craniche con all’interno cervelli vivi, non solo vegeti, soprattutto ricchi di neuroni, funzionanti e interconnessi anche senza fibra ottica, ma solo antica corteccia – degli Alberi – cerebrale. Ché non serve essere cerebrali per capire l’evidenza, in mancanza di aiutino dalla scienza pomposa ufficiale: potremmo salvarci grazie alla Bellezza, sì, quella della Natura.

Arduo sarà spiegarlo, farlo comprendere, metabolizzare con bolo alimentare, con bolo del Pensiero (dove sei Grande Nolano? Torna, se puoi) a certi politicanti, amministratori non solo di condominio, borgomastri indigeni, sempre gli stessi, sempre i soliti sospetti, famigerati, integrati al sistema della Morte Nera: traumatizzati durante l’infanzia, forse caduti da qualche ramo, forse sferzati da qualche Ent di tradizione e osservanza tolkeniana; così fosse accaduto, gli Alberi avranno avuto buoni e fondati motivi per punire certi discoli.

Discettare argutaMente di cibernetica, cyborg orfani di padri, linguaggi macchina arcani; la scuola sarà solo e sempre a distanza – tenga le distanze e parli come badi – ma i dialetti dei computer diventeranno materie obbligatorie, come le antiche lingue morte; filosofia dei codici, di diritto ma soprattutto binari, per treni 4.0 che possano farci raggiungere quote e stazioni più vivibili. I tanto celebrati algoritmi, ritmi algidi con infinite sequenze di 0 e 1 – altro dilemma: è nato prima lo 0 o l’1? uno per tutti uguale tutti (Totti per uno)? 0 per tutti uguale la grande universale O di Giotto? – sono neutrali come furbi banchieri elvetici o esprimono una propria volontà? Sono agglomerati, assembramenti numerici o numeri senzienti che contano più delle nostre vite? Il libero arbitrio gioca da battitore radicale libero o ha solo un valore simbolico, astratto, convenzionale? Esiste sul serio o incarna un mito, una favola bella per belle anime, anime belle?

Transizione ecologica ? Ho più fiducia nei filmati di Carosello, per vent’anni fucina e palestra di Talenti narrativi. Credo in Calimero, in Grisù e nel Caballero. Svolta verde, in fondo a destra o a sinistra? Bolla balla o bulla ipocrisia? Se non abbatte l’idolo della crescita senza limiti, resta l’ennesimo espediente del regime neo liberista, per sopravvivere, a dispetto dei fanti e dei santi.

Caro Franco, hai visto l’Etna? Vigoroso imperioso, ancora perennemente incazzoso: lava – incandescente – lapilli, segnali di fumo all’Umanità, giganteschi, auspichiamo che almeno così capisca il messaggio; seguimmo per istinto le scie delle Comete, Franco mio caro, ma non sempre indicarono la giusta via: talvolta, incaricate da Lord Oort, erano ed eseguivano missioni kamikaze; belle luminescenti affascinanti – come certe indecifrabili Cantanti sciantose di andati tempi e piano bar – ma letali. Sessantasei milioni di anni fa, non furono gli innocenti asteroidi, denigrati da una vergognosa campagna di diffamazione, a cancellare per sempre dalla Terra l’avanzata civiltà dei Dinosauri, ma una cometa, con annesso stravolgimento ambientale. Non così propizio: infatti poi da qualche particella residua e vacante, spuntò fuori l’uomo.

Per calcolo delle improbabilità, eone più eone meno, potrebbe giungere presto nel nostro sistema solare, allestito quale novello flipper cosmico, una Sua gemella: e si sa, chi segue la Cometa – non il razzo Comet di Capitan Futuro – sulla via non sempre lattea, come in una rutilante gigantesca roulette più o meno cirillica, sa cosa abbandona, ma a sua insaputa potrebbe andare incontro giulivo a qualche festa di massa, davvero epocale: non migrazione, né mutamento di paradigma economico;

solo Estinzione.

p.s. Coincidenze curiose: nella fascia principale, nel 1998, è stato scoperto un asteroide, battezzato dal Professor John Broughton, suo scopritore: 20403 Attenborough (da non confondere con Beverly Hills 90210).

Cime e tempeste

Pagina delle Cime, tempestose; non trascurando, né sottovalutando, quelle di rapa.

Rapa Nui e i suoi faccioni; Raperonzolo forse era una principessa, non in attesa di principe (o con nodoso mattarello occultato nella veste purpurea del Cairo); rapper ormai fuori moda fuori tempo fuori classifica, ché anche parole e loro connessioni sul mercato non acchiappano più, né like, né acquirenti.

Cime in tempesta di Alberi, fusti alti, alti fusti, rami, un tempo si stagliavano imperiosi contro il Cielo, oggi somigliano a braccia e mani imploranti, protesi arboree di questuanti, postulanti che non emettono postulazioni dotte, ma invocano pietà: le bestie umane, mentre insistono a fabbricare ributtanti campagne markettare su inesistenti transizioni ecologiche, abbattono a tutto spiano, in favore della solita schifosa economia fossile e cementizia.

Vorrei la cittadinanza onoraria di Alessandria, nobile urbe che fornì nobili natali a Umberto in arte e scienza Professor Eco, acclamato da Rose di nome, di fatto, di personalità e pendolini cosmo vaticinanti, più e meglio di quelli incerti confusi confusionari, ma divertenti, del Professor Trifone, amico del giornalista investigativo Tin Tin: con la lente deformante, soprattutto ipocrita e stupida del Mondo Dopo lo avete censurato per razzismo? Peggio per voi, ignobili fallocefali, non sapete cosa vi siete persi, cosa avete deturpato. Alessandria ironica, Alessandria davvero grande con e senza biblioteca, civica, capace con giusta distanza di dissacrare educatamente miti leggende pretesi pretestuosi pretenziosi sedicenti eroi.

Se non puoi spiegarlo razionalmente, devi narrarlo, il segreto è sempre tutto qui.

I cardini dell’Universo o Multiverso, sono ancora e sempre: atlantismo – Atlante resisti, non scrollare le spalle, Ti prego, almeno Tu nell’Universo; giustizia con la g minuscola, minuscola essa stessa, ridimensionata a beghe bagatelle di cortile tra comari non solo chiozzotte; Ambiente, il quale, come quel facoltoso veterano in punto di morte, mentre parenti più o meno prossimi, più o meno stretti, bisticciavano al suo capezzale per spartirsi l’eredità, in punto di orgoglio e di trapasso, disse: “Facciamola breve, datemi i calzoni, al Camposanto vado da solo!”.

Si sciolgono i Poli – non quelli del politicume italopiteco, purtroppo – si sbriciolano Ghiacciai e Montagne, però, come diceva il grullone toscano “state sereni”, nel 2050, o giù di lì, noi non ci saremo, ma avremo annullato ogni emissione, missione marziana, massone complottardo dinamitardo. Evvai!

Oggetti battono uomo più esseri viventi 10 a 0: 0 in condotta esistenziale per l’uomo che nel Mondo Dopo ha raggiunto il mesto traguardo di soffocare il Pianeta con miriadi di cose per la maggior parte inutili, però dannose, continenti di plastica tossica alla deriva nei Mari, automobili arrugginite, aerei dismessi, infiniti dispositivi elettronici accatastati alla rinfusa ovunque; tutta ‘robba’ (i Malavoglia e l’ossessione per l’accumulo) con obsolescenza programmata, non con smaltimento incorporato. Ottimo lavoro, uomo. Verrebbe da esortare: continua così, ma la sensazione è che la pacchia cominciata dal duo kriminal Margareth/Ronald sia giunta davvero ai titoli di coda e nella coda, si sa, c’è sempre il veleno, quello più letale, l’ultimo.

Sempre per la losca tradizione ‘vai tranquillo’ ché tanto l’ultima campanella trilla per tutti: potremmo affidare la distribuzione dei magici rimedi a giganteschi vaccinodotti planetari, le infrastrutture esistono – idea geniale non mia, di Massimo Bucchi, intellettuale figurAttivo – badando però a non scadere nel rischio di variante, bulgara.

Ipotesi alternativa: fondare l’ultimo grande partito di massa, Prima le Cose, considerato che sono in schiacciante maggioranza sul Globo; ipotesi alternativa bis, farebbe molto trend topic: l’elisir traumaturgico sia totale appannaggio – per menti appannate, imbarazzo della scelta – di chi lo troverà, custodito in un antico forziere, su misteriosa arcaica isola, non segnata su mappe di pergamena, sconosciuta perfino a Gogol Maps.

Può cominciare quest’Avventura andremo là, andremo là nella Natura, il Capitano Flint sorride a tutto sprint, forse il tesoro sta sognando già;

(L’Isola del Tesoro, Lino Toffolo)

scoprire, infine, che si trattava di una beffarda burla – forziere vuoto e/o inesistente, già trafugato – tipico divertimento di pirati corsari bucanieri, o peggio, verificare su sé stessi, con imbarazzanti effetti indesiderati, che l’agognato farmaco è solo una potente mistura tra dolce Euchessina, il confetto Falqui – basta una parola e sarai evacuato – e le salvifiche gocce di Guttalax:

se non debellerà l’idiozia, almeno purificherà gli organismi.

Abbiamo una banca? Servirebbe materia, grigia

Pagina del neo governo, lo squadrone – psico esecutivo? – che tremare il Mondo (del Prima e/o del Dopo) fa.

No, mai confondere sacro e profano, quello era il Grande Bologna del Presidentissimo Renato Dall’Ara che, alla bisogna, avrebbe acquistato il celeberrimo centravanti Amalgama, al mercato; perché i veri uomini condottieri capitani si mostrano nelle difficoltà, tra i marosi, mentre con carisma e piglio saldo rassicurano la ciurma: ‘sine qua non’, siamo qua noi e anche Nettuno rinfodera il tridente offensivo, si mette quieto in difesa e torna a dormire negli abissi, tra 7 guanciali, o sette Mari.

Qualcuno si lamenta, innalza mugugni e piagnistei: poche Donne nelle stanze dei palazzi del potere – potere è volere, chi vale vola, chi vuole che fa? – ma quelle ritrovate, riesumate, con rispetto cianciando, potranno dedicarsi ex novo alla ricerca dei neutrini vagabondi, dispersi sul o dentro i tunnel segreti del Gran Sasso, potranno compilare novelli calendari e fitte agende delle parlamentari, più di pria – per tacere di Priamo – le più belle del Pianeta.

Non è poco, senza polemica.

Next Generation, my Generation, Goldrake Generation, perché alla fine vince sempre Lui, ma anche contro Gundam, ottima alternativa, nessuno ce la fa; saltiamo a piè pari e anche dispari una generazione, come fosse una casella nel gioco dell’Oca – sacra al Campidoglio, eviterei passi dell’oca, di doppie S ne abbiamo piene le tasche e le fosse – e speriamo che qualcosa cambi, magari per il Meglio. Quando si invocano senza soluzioni di continuità, di contiguità, senza divieto di sosta, i migliori, le aspettative le richieste le istanze attingono alla sfera della Democrazia, o al consueto, desueto, ma sempre in voga con vogatore, famigerato balzo all’indietro, alle epoche del vertice di comando e imperio affidato ai pochi? Migliori, in termini dell’Assoluto, chissà: detentori però di ricchezze, conoscenze, appartenenze, in mancanza di competenze basterà; dovremo farceli bastare e garbare, anche in contumacia di equità, giustizia, libertà, gioia.

EU, esercizio utile: innovazione fa rima con tecnologia, oppure auspicabilmente – mente abile sempre auspicabile – gli unici veri progressi nascono da un patto tra generazioni, riconoscendo a quelle più giovani e recenti, rispetto dignità ascolto, confronto collaborazione, progetti comuni?

Caro Lino, Ti sottovalutavano in vita, Ti hanno forse troppo presto obliato, in morte: eppure Lancillotto 008 ed io, a bordo dello sgangherato side car, sappiamo che fosti Tu, solo Tu, a smascherare il perfido emiro Alì Ben Vist e il suo sordido complotto – come insegnava il buon Professor Eco, un bel complotto (8, simbolo dell’Infinito, più o meno infinito, più o meno leopardesco, dipende dalla cura della Siepe) non si nega, mai, a nessuno – fosti Tu a rivelare all’intera Umanità che lo scienziato pazzo Strana Mente confondeva i cervelli degli uomini con il virus della lingua Bà-Bà, balbuziente.

Aneliamo fughe nello spazio interminato, ma a tempo debito – ché ormai appena vieni al Mondo hai già le esili spalle cariche di gerle colme di balle di debito – sovrumani silenzi, silenzi irridenti, irredenti, denti silenziosi, al netto di fauci spalancate, bocche cucite: per rivendicare diritti e non disperdere acqua, oro blu sempre più raro e prezioso.

Sarebbe bellissimo se dopo, oltre il piccolo miserrimo spettacolo mortale, alla fine del Mondo Dopo, ci fosse Luce: da fonti finalmente ri pulite, sempre ammesso, senza concessioni dai bassifondi o dagli altoforni che tutti, nessuno escluso, abbiano saldato le bollette. Per non finire in bolletta, almeno durante l’epilogo.

Esultate, innalzate i vostri inni migliori al Cielo: sarà un San Valentino memorabile – come quello del 1929? – anzi, come usa nel Mondo Dopo, epocale! Il popolare stage di San Valentino 1929.

Popolo, gioisci: abbiamo una banca con dentro il più bravo banchiere dell’Universo!

Dentro – dentro la banca e dentro lo stesso banchiere, non chiedete come, né perché – c’è un Drago, a guardia dei forzieri, a prova di forza.

Sarebbe servita, servirebbe sempre, molto più di sempre, senza se e senza ma, una certa oscura materia, oltre ogni gradazione, oltre ogni sfumatura: Grigia, come certe eminenze.

p.s. Da una camera azzurra, immaginando che un viaggiatore solitario giunga a New York proprio durante il giorno dei morti e si avvii verso le sue future tre camere, camminando a fatica su neve sporca, invio a Te, bulimico Scrittore perfetto, bulimico amante della Letteratura e della Vita, il mio umile Buon Compleanno: grazie, Maestro Simenon.

Transumanza o transustanziazione

Pagina della transizione, ecologica però, perché ormai, a distruzione completata, siamo tutti virtuosi dell’Ambiente.

Transizione, transumanza, transustanziazione forse. I reali significati non li conosco, né l’origine etimologica; proverei, se siete d’accordo, con la trans posizione, letteraria letterale cinematografica animata: hai visto mai che cambiando punto di vista, in assenza di soluzioni, migliori almeno la prospettiva.

Nel 2021 anno II era CoVid abbiamo ri scoperto – siamo usciti allo scoperto siamo rimasti scoperti, causa plaid troppo corto – che l’ecocidio è ormai compiuto e non basterà riunire tutta l’Umanità dentro il famigerato salotto buono per trovare il colpevole; con cattiva pace dei vari indagatori di vaglia, delle meravigliose, inarrivabili Indagatrici. A questo punto, opterei per la soluzione Clauseau: abitiamo in castello medioevale a poca distanza, per caso avete a disposizione una ‘stonza’?

Siamo un puntino sospeso tra il nulla e l’infinito; nulla rispetto all’infinito, poco più di niente, rispetto al nulla. Riuscissimo a metabolizzare questa semplice realtà, saremmo anche capaci di egregie opere.

Invece ci illudiamo ci crediamo ci auto proclamiamo padroni, di cosa, non è dato sapere; tutto in comodato d’uso, per prime le nostre piccole esistenze terrestri. Il poi, si vedrà, forse: chi crede è beato, tranquillo; chi non crede, lo stesso: eppure in entrambi i casi, non riusciamo a compiere questa breve traversata, del deserto o dell’oceano, senza tormentarci, senza tormentare. Tormente a go go, fenomeni estremi, anche in assenza di colpi di genio, di ciaspole, gatti delle nevi (robotici), di baite d’emergenza.

Un compito a casa, uno solo e abbiamo fallito anche quello; la ‘transazione’ ecologica appare poco più che la pietosa, ultima inconsistente scusa dell’omuncolo fedifrago che continua a negare l’evidenza, la mascherina già consunta e ridipinta, male, di verde muffa, con la quale le multinazionali più criminali dell’Universo, balbettano per accreditarsi una ipocrita vocazione storica ambientale.

Ah, la Verità, composta di mille verità, cangianti più e meglio dei virus, le verità a soggetto, le verità opzionali, le verità selettive – come certe memorie, difensive o offensive – la nostra offerta di verità pret a porter è praticaMente illimitata; potete anche scaricare la app Aletheia.argh direttamente nei vostri device, per baloccarvi con le verità, adagiati comodi comodi sull’ennesimo divano in saldo del giorno, tutti i giorni di ogni anno.

Facile, come farsi eleggere in Parlamento dentro liste bloccate sboccate, come mentire tra applausi e cori da stadio – chiuso e vuoto – all’opinione pubblica, e se merita rispetto in quanto pubblica, resta in ogni caso opinabile, per definizione.

Vagheggiare un eterno ritorno allo spensierato consumismo senza limiti né confini degli anni ’80 del 1900, o battersi senza risparmio, senza quartiere né campanile/campanaccio per la rigorosa, esegetica applicazione della democrazia, come da dettato costituzionale del 1948? Dilemmi, non da pellegrini, amletici più di sempre.

Donne angelicate, fiori del male, affinità elettive o elettorali: Dante e Baudelaire, 500 anni di separazione e non sentirli, stesso collegio scolastico regionale mentale?

Siete già caldi? Siete già certi della certezza delle pene, se non di quella del Diritto? Siete già sicuri delle verità delle scienze? La Scienza, la summa o suoi derivati, offre Verità, incontrovertibili e indiscutibili – senza ombre di sospetti, senza ombra di lecito dubbio – o cerca un Metodo per affrontare di volta in volta gli ostacoli del cuore, certo, e soprattutto quelli del Mondo? Siamo così sciocchi e insicuri, disperati da credere che l’oggetto della sempiterna ricerca sia questa mitica verità? E se fosse – fusse che fusse – magari, il senso della scienza per l’avventuroso Mistero?

Adoro certe bugie, collegando i giusti punti puntini d’inchiostro, salienti, rivelano schegge di verità, come la narrazione: ci sono più spiegazioni logicamente rigorose nelle opere dell’ingegno narrativo o nelle dimostrate teorie scientifiche? Via al televoto e al sondaggio on line!

Caro Benjamìn, per capire davvero la fisica, meccanica quantistica cosmica, quante paia di occhi servirebbero, anche a spanne?

Magari, ne basterebbe solo Uno, per tutti: il Terzo.

Across The Universe (astenersi cosmonauti perdiTempo)

Pagina della para fuliggine cosmica.

Pagina del para flù, para sole, para vento, para tutto, meglio di certi gloriosi Ragni Neri dell’Antichità.

Zamora, Jashin, Cudicini, dove siete?

Facile vivere, potendo contare sulla certezza della Rinascita; o Rinascente, quella del Mondo Prima, a Roma.

Facile uccidere il Proprio Pianeta, depredarlo di ogni risorsa, violentarlo e offenderlo con le più furfantesche predatorie criminali strategie economiche, credendo di cavarsela con una bella migrazione dei soliti famigerati pochi – i peggiori, quelli autentici – su altre sfere celesti.

La fuga nello spazio non sarà un’opzione, resterà un’illusione per ricchi beoti: troppo comodo, filibustieri di bassa lega, risma dei sargassi, parassiti senza decenza.

Potremmo spostare la Terra, ma solo dopo averla risanata – cara vecchia Amica – doverosa opzione, imperativo categorico, sorta di equo spartito da suonare con contrabbasso, però dantesco.

Duemila miliardi di galassie, basteranno per trovarne una nuova adatta a noi? Senza prima cambiare l’Umanità, sarebbe comunque inutile ogni viaggio interstellare.

Qualcuno ha decretato la decrepitezza di Isaac Asimov, ma forse il padre della Fantascienza avrebbe qualche fondato motivo per obiettare, forse le date di certi romanzi le abbiamo superate, ma il contenuto, dubito. Anche sui reali progressi della tecnologia, resto scettico algido altero, un pessimo ottimista: resistono templi e cloache edificate millenni fa, crollano ponti gallerie autostrade ultra moderne, forse perché moderne all’eccesso.

Le legioni romane partivano per le campagne belliche – no allegre scampagnate, né follie da villeggiatura – e avanzando, mano a mano, costruivano strade ponti acquedotti; pare che alcuni di questi manufatti ancora resistano, bello sberleffo ai nostri computer ai nostri droni alle nostre intelligenze, materie molto artificiali, poco grigie.

Stiamo sgretolando anche l’Himalaya, i meno fantasiosi hanno incomodato, in comodato: facili paragoni – Pappagoni? Magari! – pronti all’uso e consumo, tanto tutti scrivono, nessuno legge, nessuno riflette si flette come arco mitologico; stessa tragedia del Vajont.

Di identico, restano l’avidità acefala del dio mercato, del profitto come unico comandamento, dello sfruttamento come unico strumento, vano suicida idiota; nell’illusione di domare soggiogare comandare a piacimento la Natura.

Allestite i vostri razzi, sarà più utile la zattera, quella della Medusa: gambe braccia fiato, e via andare, perché le miglia cosmiche fino alla prossima galassia saranno quasi infinite.

Qualcuno intanto per tenere alto il morale della ciurma e dei vogatori, legga ad alta voce Il vagabondo dello Spazio, mentre l’orchestrina recuperata dal Titanic – o dal Nautilus – strimpelli meglio che può Space Oddity.

Forse un giorno, arriveremo.

La vil razza umana arriverà a destinazione, ma come profetizzavano Cochi&Renato: dove arriva, se parte?

TorPedone, quartiere de’ Roma o degli Scacchi?

Pagina del: “mò, Tutti a bordo, fallo?”.

Siamo passati in fretta, in un lampo – dovrei citare un detto di Nonna Erminia: “la vita è un lampo, la Mona (Lisa?) un stampo!” – dal leggendario “ri salga (ah, ri Salgari…) a bordo, minchia!”, al suo contrario; perfetto o deleterio, ciascun lo sa, in cuor suo.

Pietà l’è morta, ma anche Dignità sembra prossima alla dipartita, o forse mai era arrivata a queste latitudini: meglio vivacchiare, da amebe umane e politiche, che sparire per sempre dai radar; prima il deserto degli Ascari, ora nonostante nuovi giganteschi torpedoni, non bastano le poltroncine: over booking di facce di tolla, over booking di partecipazioni al rito laico del lecchinaggio, pro deus ex machina di turno.

In attesa di immolare, su altari già imbrattati di macchie ematiche, anche lui.

Tutto secondo consunto canovaccio, unto e bisunto; compresi i classici bastian contrari, i quali recitano – maluccio, diciamolo, anche senza consultare il Mereghetti o il Cencelli – il ruolo in commedia dei contrari a tempo determinato, per non finire da sé Bastiani, trafitti dai loro stessi ridicoli dardi.

La scienza ufficiale, intanto, – anche gli scienziati dicono notevoli castronerie, sia chiaro – continua sulla falsariga dell’ultimo anno, il primo dell’era CoVid 19, il primo ma non ultimo del Mondo Dopo: tutto e il contrario di tutto: grande concorso a perdere, vediamo chi riesce a smentire.

Se il virus muta, perché non possono mutare con identica celerità, prontezza di riflessi sulle provette e analisi in laboratorio o speculative, le verità assolute della Scienza?

Igienizzare e disinfettare superfici e oggetti – come siete superficiali e materialisti – va bene, ma pare sia poco utile per contrastare il Morbo, lui viaggia alto, vola; meglio ricorrere (rincorrere) ai sani antichi metodi tradizionalisti delle Donne di altre epoche: aprire spesso e volentieri le finestre, aerare, giocare ariosi, sulle fasce laterali, sulle ali dei Sogni o dondolandosi, per i più trasgressivi e sperimentali, sulle corde di Aries.

Sedetevi tranquilli su un muretto a secco – poggerete le terga su un patrimonio dell’Umanità – sotto le grandi fronde di un Ulivo millenario (no millenial, sorry) – tra conati di cemento, ne sarà rimasto almeno Uno? – e aspettate, magari mille e non più mille anni: dovranno passare, prima o poi, Muli, Cavalli, Sufi danzanti.

Aria di Rivoluzione nei quartieri del Globo, le grida disperate, inascoltate dei rivoluzionari già condannati alla fucilazione con fronte rivolta ai muri di confini mai crollati; l’Europa dalle rivendicate radici cristiane si volta altrove, silente, mentre – nonostante i soliti aedi mercenari intonino la filastrocca dei 76 anni di prosperosa pace (pace formosa o Taiwan?) – le uniche canzoni sempre in voga, sempre in cima alle classifiche sono quelle delle belliche sirene d’allarme. Mentre Popoli migranti muoiono senza abiti scarpe cibo sotto la neve e sotto i colpi di gendarmi senza anima senza cervello, dentro lager approvati e consentiti dal diamante governativo centrale del paleo continente, alla deriva.

Lontano da queste tenebre matura l’Avvenire, avveniristico solare naturale; ridurre in polvere gli Astri, Stelle liofilizzate per rinascere a nuova Vita, Vita Nova dopo riti e salti quantici, Metempsicosi inarrestabile.

Partire, esplorare, comprendere; partire con il Torpedone, quello dell’Alleanza, quello luccicante delle Donne e degli Uomini:

Andremo per la vita errando per sempre” (La Morte di Tantalo, Sergio Corazzini),

sulla Carovana dell’Amore.

Grafite grafomani grafologi di Pace

Pagina Bianca, ancora: per accogliere segni disegni graffi.

Di matite, penne d’oca – anche pelle epidermide umana, quando le emozioni volano – intinte negli antichi calamai calami solai talami ipotalami, penne bic senza poesia, tasti meccanici dal rumoroso, vigoroso, ipnotico ticchettio.

Immaginate una classe delle Elementari, in presenza – che rivoluzione, che azzardo, imprese impavide – che annoveri tra gli scolari Sergio Leone e Ennio Morricone; è già accaduto, nel Mondo Prima, oggi farebbero fatica a incontrarsi, con gli svincolanti sfuggenti banchi a rotelle; magari potrebbero scontrarsi a un incrocio o ad una rotonda, non so se sul mare; sarebbe il ‘casus poieseos’ che originerebbe nuovi capolavori: Duello all’ombra del semaforo, Per qualche chilometro in più, Il bello il brutto il cattivo… autogrill.

Colonna sonora con ouverture di suoni raccolti sulle strade, stridor di freni – emotivi, mentali, persino etici – carburatori stonati, ronzii impercettibili di veicoli futuristici e api, a rischio estinzione.

A proposito, memorie dal grande Popolo dei Lakota: quando anche l’ultima ape sarà scomparsa sulla Terra, gli umanoidi non assisteranno allo scempio, cancellati dalla Natura per avviare la palingenesi il palinsesto, per rimettere ad arco acuto, opportunamente in sesto, le meccaniche celesti universali.

I Pellerossa e i Carioca che liberarono l’Italia: perché non rammentarli? Furono a migliaia, uomini e anche qualche donna: coraggiosi, guerrieri per la Libertà, propria e delle genti oppresse, pronti a immolarsi per la causa; forse perché avevano amaramente e dolorosamente imparato a proprie spese cosa significassero persecuzione, segregazione, sfruttamento; consapevoli, nonostante pompose cerimonie celebrative, che sarebbero presto tornati cittadini di seconda classe, sub umani, paria della Storia.

Si distinsero non per folklore, ma per umanità e generosità: nonostante fosse proibito da rigidi, inumani codici bellici belluini, condivisero il loro cibo, i loro pensieri, la loro cultura, attraverso canti e balli, in tempo di guerra.

L’homo è davvero humanus, sul serio annovera tra le proprie peculiarità genetiche l’humanitas?

Tra una ronfatina – sonatina?- e l’altra, sui banchi di scuola in navigazione o nelle salette della moviola per riavvolgere antichi nastri narrativi, ci fu chi compose capolavori dentro la propria camera oscura mentale e chi sempliceMente russò, senza sogni.

Che peccato.

Barattoli vuoti sospinti dal vento, carillon giù di corda, presse meccaniche, fruscio di banconote (note da banco o cattedra) – ma non avevamo eliminato il contante? il cantante o il pianista, no: galateo dei saloon – chi ha rivoluzionato gli spartiti, in prima battuta, primogenitura?

Morricone o i Pink Floyd? La risposta è sepolta, insieme ad arcaici vascelli cosmici, sul lato oscuro di Selene.

Vorrei anch’io poter cantare e danzare dentro il Cerchio delle Sette Virtù Lakota: preghiera, rispetto, compassione, onestà, generosità, umiltà, saggezza.

Magari insieme a tutti i Popoli di Buona Volontà del Mondo, insieme al grande artista Lakota: Tawoihamble Kpago, Colui che traccia i suoi sogni.

Anche Lui è un guerriero, un pittore guerriero che racconta attraverso immagini il passato, il presente, il potenziale futuro della Sua Gens, perché nessuno perda l’orientamento nelle sconfinate praterie della Terra:

le Sue uniche armi sono Matite colorate.

Faville e Piramidi

Pagina Bianca delle Faville.

Pagina bianca, terrore dello scrittore, creativo o meno; nel caso del meno, meno preoccupato. Bianca come sabbie del deserto, bianca come spiagge cristalline, Bianca, ma di Nanni Moretti, con gigantesco vasetto di cioccolata spalmabile, petit cadeu.

Pagina delle faville, pupille speriamo spalancate senza costrizioni all’arancia meccanica, delle Favelle, mute però in moto costante, delle novelle, attendendo senza attentati alla nostra psiche labile (psicolabile, psiche abile e arruolata, dalla Vita, per forza e per amore), quelle liete; finalmente liete, le più liete, lievi, da Liegi – Bastogne – Liegi.

Chè se hai dentro faville che fanno scintille, anche pedalare sul pavé, in salita Pantani, controvento nomade diventa meno arduo, complicato, dispendioso.

Non sottovalutare mai il potere dello Zero, dottore, cifra o linguaggio macchina, può annientare o rendere molteplici.

Non sottovalutare l’O di Giotto, per tacer di Cimabue, l’o dell’amato pio bove, lo oh di Meraviglia.

Fanciullino, questo non è un giogo, sia chiaro.

O come gli Okapi dell’Uganda, un po’ zebra, un po’ giraffa, molto a rischio per la stolida solida stupidità umana. Speriamo che la gran PadreMadre del Popolo Okapi faccia fuggire tutti i bricconi bracconieri che da bambini di sicuro non seguivano mai il Braccobaldo Show, né Woobinda.

Non è mai troppo tardi, a parte quando si emigra da una dimensione all’altra: Muhammad Alì, fu Cassius Clay, danzando e pungendo come un’ape farfalla, nonostante Parkinson fosse già dentro di lui, salvò una Vita; molte altre ne salvò, a casa sua e in Vietnam, quando rifiutò l’arruolamento e soprattutto la guerra come unico mezzo per dirimere litigi tra Popoli; eppure era un Guerriero, vero ma saggio. Soprattutto, un Uomo.

Candelora, ora della candela o waltzer delle colate di cera, illuminanti: se appare il Sole – così è, se vi appare – dall’inverno generale semo fora, ma se piove e tira vento, qualcuno che busserà a questo convento apparirà, di sicuro, concreto fisico, con tanto appetito.

Cartellino giallo al Popolo gregge compatto, tutti fuori dalle stalle, ché il mercato ha bisogno di noi e soprattutto dei nostri ormai esigui esangui risparmi; se però la curva finale, del cielo, della pandemia, o d’asfalto – vi asfaltiamo, ma solo se voterete per noi! – prima dell’ultimo rettilineo risale, diventiamo in automatico, per dpcm: irresponsabili, criminali, financo untorelli mercenari, mentre si dissolvono – dissolvenze virate in seppia o in nero di seppia – le ultime memorie manzoniane; le colonne infami o gloriose sono state abbattute dai nuovi seguaci della storia senza difetti, della storia incerta in quanto riscritta su tavolini a rotelle, da ignoranti totali con l’auto patente di moralità; storia a scelta dell’utenza virtuale del momento, storia minima senza memorie.

Viva la democrazia, viva i diritti umani, viva – resti vivo, se possibile – chi li difende, pochi coraggiosi e benedetti: in salsa birmana, putiniana, anche cinese, o del Katai in versione Polo, Marco; non dobbiamo, non possiamo protestare contro abusi e regimi, né pensare liberaMente, se i mega contratti economici sono più importanti e ingombranti delle vite umane. Questo il fardello ereditato da Mondo Prima a Mondo Dopo.

Pare che alle istituzioni internazionali deputate – depauperate – vada bene così. Del resto, chi può rinunciare a cuor leggero a vendere una modernissima, costosissima fregata corazzata in nome di qualche principio radical chic?

Che siate verticalisti o orizzontalisti, converrete che le foto panoramiche più incisive sono quelle prive di esseri, umani: la composizione poi verrà da sé, frugando nel campo largo tracce vestigia impronte delle opere dell’Uomo; una bella foto può essere considerata un errore? Certo, i trabocchi abruzzesi al tramonto costituiscono sempre un ottimo biglietto da visita, homepage o cartolina, ma vuoi mettere l’effetto che fanno con l’elemento di dissonanza, ad esempio una colossale piattaforma estrattiva, proprio là dove dovrebbero esserci solo mare sole cielo, forse Bellezza. Non ricadiamo nel ridicolo.

Le Piramidi con sullo sfondo una carcassa di centrale nucleare, struttura devastata diroccata abbandonata e ancora radioattiva, fumante, ancora molto radioattiva, sarebbero il top:

capolavori della razza umana o di qualche civiltà extraterrestre?

Pura genialità terrestre, idiozia davvero Extra.

In cauda, bagna

Pagina della Cauda, bagna, forse ostica da digerire, però migliore del proverbiale venenum.

Pagina in causa, in cauda, incauta: come e più di sempre.

Se telefonando avessimo finalMente un esecutivo, ma fico: in attesa del mega tampone per tutti, anale, ad libitum con o senza lubrificante, ma nell’ultimo anno del Mondo Dopo abbiamo sperimentato abbastanza.

Come sempre, cetriolone o tampone, la destinazione finale resta invariata: fondo schiena – The Black Hole – der popolo frescone.

Il rimedio sarà globale ma a costi variabili: carissimo per i poveri che come è noto sono sudici, fastidiosi e non si armonizzano bene con le scenografie. Superciuk insegna.

Enigmi lineari, in linea con il momento, on line anche perché le antiche centraliniste al limite li passano, ma non è compito loro risolverli; pizie oracoli veggenti, speriamo possano sciogliere ogni nodo da quelli nelle equine criniere, a quelli dei cavi della fibra buona, passando per la casa di Laocoonte – der conte? meglio soprassedere – ;

ma anche questa, sembra storia già vecchia e archiviata.

Parsimonia, Ragazzi: foste incauti e spregiudicati – molti anche i Pre giudicati, così all’Apocalisse risparmieremo sul tempo – sprezzanti e irriguardosi, quando qualcuno vi suggerì la saggia decrescita, illo tempore avrebbe forse potuto ancora essere, se non felice, almeno graduale: oggi invece, sarà immediata, traumatica, però un sacco avventurosa.

Parsimonia avventurosa e avventure parsimoniose, chissà cosa ne pensano capitani di 15 anni, o Sandokan e Yanez.

Attenti alle luci più vivide, attirano, attraggono in modo irresistibile, ma non è detto che siano fonti di calore; e se lo sono, chiedete alle Falene come rischia di concludersi il volo. In memoria di Icaro.

In memoria di Lorenzo Menegaldo, unico vero grande Artista floreale: era passato in modo travolgente attraverso gli Anni 80 del 1900, ma Lui era portatore geneticamente dotato e sano di eleganza, raffinatezza, bellezza; siamo più poveri, anche perché i suoi pensieri graffianti e originali donavano spesso e volentieri nuovi punti di vista, nuovi spunti d’ispirazione, spuntini di orizzonti nuovi e colorati.

Beati gli inquilini della Residenza Eden, grazie a Lui quel giardino da oggi sarà ancora più bello.

Sarò muto, come una tromba; anzi, come la Tromba di Nini Rosso, mentre intona il Silenzio più commovente dell’Universo.

Nell’Antica Edo, sayonara don’t stop, sayonara forever.

Haiku per Tutti, Tutti a comporre Haiku nel giardino dei ciliegi in fiore:

tentiamo anche questa, peggio di così, non potrà essere.

Se poi dovesse piovere, siano gocce di rugiada, benedetta.

Scherni schermi screzi

Pagina dello Scherno. Dello scorno, scuorno parte nopeo parte napoletano, corno, cornetto rosso apotropaico.

Telescherno, schermo nel senso di scudo – penale? infernale? – schermo blu, Paul e Nina sempre con noi.

Fermare in tempo il tempo per prendere il sopravvento – o la bolina? – restando, si badi bene, sotto coperta.

Sotto coperta, sotto copertura in missione, senza copertura, non solo ci sono rischi causa cecchini c(i)ehi in agguato, ma per mancanza di campo; difficile correre senza campo, difficile scegliere un campo, in assenza di campi; odiando gli ignavi, bisogna spesso operare una scelta di campo, nella Vita. Almeno una volta, optare per un campo: determinato preciso riconoscibile, o, in alternativa alternativamente, per una chiara metà campo. Meta visione, meta fisica, meta terrestre; terrestre a metà, l’latro 50% di natura sicuraMente aliena.

Seppelliti in siti litici per seppelliti, meglio se da una risata ridendo – a crepapelle – crepando dal ridere, ridere per crepare, in allegria. Le crepe poi, le cicatrici i tagli di Fontana, Lucio – non quelli alla sanità lombarda – o meno sono come medaglie, come i cerchi sulla parte interna della corteccia degli Alberi.

Il Fratello Maggiore ci osserva e ride forte di noi: si piccona da solo le parti intime perché ad alcune raffinatezze non ha pensato lui, costringerci a vivere in un regime autoritario globale con assonanze naziste – chi non le ode, lavi accuratamente i padiglioni – indicando come pericolosi manifesti razzisti poesie animate intitolate Dumbo e Aristogatti; le risate del Fratellone ci inseguono ovunque e dovrebbero risvegliarci dal torpore ipnotico, invece, peggio di Jim Carrey in the Truman Show senza The Mask (anzi, con), crediamo di essere responsabili, virtuosi attori di un capolavoro, di un kolossal… un colosso dai piedi di argilla che affonda nemmeno troppo lentamente in un oceano di letame.

Cloaca, però massima, a cielo inquinato.

Anche Frau Blucher ha preferito abbandonare questo irriconoscibile, poco frequentabile Mondo Dopo: auspichiamo che una mandria di indomabili puledri Le renda omaggio con un nitrito di rispettoso commiato, auspichiamo che nella nuova dimora, nei Castelli del Cielo, celestiali violini La consolino e La rallegrino, in eterno.

Obnubilare le pudenda per pudore o vergogna, ma anche la vergogna ormai è sentimento essenziale rottamato. Siamo prima europei o assordanti sorde sordide campane del nostro paesucolo natio? Meglio il borgo isolato assiso sulla collinetta o l’allargata affollata intruppata comunità, variegata come il gusto malaga, gelato quasi estinto come i Poli terrestri?

Screzi screziati, scherzi da prete o da marinaio poco importa, screziare la debole fragile eterea tenuta sociale, in nome dell’auto propaganda, della auto promozione del sé strabordante, mercanteggiare il proprio nulla e indossarlo, meschinaMente.

Più facile fronteggiare mostri e draghi, sconfiggere nani e giganti di molto adirati, che avere ragione, ridurre a ragione, ragionare con il Male, quello virale in quanto interiore, congenito.

La Grande Risata finale ci seppellirà certo, ma siamo davvero duri di comprendonio e financo a perire.

Pere sì, Williams, con Maraschino.

Mnemonici integrati e fatue fiamme

Pagina degli Armonici, mnemonici integrati, più o meno.

Dotti o sapienti, sapientoni o sapientini? Sanpietrini, magnifici storici, talvolta disconnessi. Crateri urbani, geofisici, mentali.

Memoriali, memoranda o smemoranda – Amanda – memorabili memorabilia, ma se ci affidiamo alla nostra memoria personale o a quella dell’arte imprenditoriale inventata dal nobile Aldo Manuzio, rischiamo comunque di cadere in errore.

Giornate della Memoria, ma se poi tutto è virtuale, tutto vale, niente e soprattutto nessuno ha più valore.

Memorie selettive. ché anche la Storia come la Giustizia non è uguale per Tutti. Meglio se alcune Verità restano quiete sotto i tappeti, non necessariamente persiani e volanti, o dentro pozzi, non sempre artesiani a regola d’arte.

Il mio cuore vibra per tutte le Memorie, soprattutto quelle dimenticate.

Memorandum, elettronico e/o cartaceo, per auto rammentarci – rammendarci anime sdrucite – che la fine è nota, sempre quella con girella, univoca questa sì, certa per Ognuno; da soli o in comitiva, identica democratica equa.

Con Ter? No mas. Contare voti, ma se non si posseggono numeri, anche le migliori alchimie evaporano.

Albe e tramonti, diversamente fiammeggianti, abili però nell’innescare forti emozioni, impressioni, sensazioni, suggestioni; suggerirebbero antiche memorie di saggezza, intorno a fuochi, fiamme di misteriose Regine evocative – do You remember Eloana, dear Umberto? -, fiamme di Megalopoli donate da Prometeo, fuochi fatui però, senza scintilla primigenia d’Intelletto.

Dentro al letto, peccaminosi talami di ardori fugaci. Anche, per inaugurare una mens sana, in sana sanificata Vita. Lascivi imenei in turris eburnea? Finalmens.

Aprire un teatro di cabaret in un campo di concentramento e organizzare spettacoli satirici dopo la partenza del treno verso forni non riservati alla panificazione? Qualcuno lo ha fatto davvero e ancora oggi, nemmeno ascoltando Wagner, a me verrebbe voglia di invadere qualcosa o qualcuno.

Se è vero che ridere cura la mente il corpo e l’anima, si può e si deve ridere di tutto; il riso abbonda nella bocca degli sciocchi? Non saprei, ma per restare in tema, il riso – in chicchi dosandolo con tazzine da caffè – è una fiamma che scalda lo spirito anche quando siamo immersi nella tragedia, anche quando il Mondo del Prima e del Poi sembrano senza senso.

Piccola accortezza: non avvicinare troppo la fiamma al puro spirito, di roghi ne abbiamo avuti anche troppi.

L’indice non sia più accusatorio, censorio, ma solo inumidito di grazia e curiosità, per sfogliare libri, lettere, mappe.

Da fervido, fervente, convinto marxista, mozione Groucho, vi dico che in fondo a ogni credenza, c’è una verità, così come in fondo a ogni salotto, potete trovare una credenza:

questo dimostra in modo inconfutabile che i salotti esistono – anche al di fuori degli insopportabili spot (e che in fondo a ogni salotto è occultata, nel doppio fondo della credenza, una verità, non sempre piacevole).

Bottiglie, con senza messaggio

Pagina di chi da bambino sognava di diventare un aggettivo e da Artista e Sognatore adulto ha centrato l’obiettivo.

Pagina di chi è rimasto un sostantivo, mesto banale solitario.

La proverbiale bottiglia, rigorosaMente in vetro, mezza piena mezza vuota, verità in apparenza contrastanti, entrambe valide all’unisono; anche senza ecCitazioni scespiriane, dovremmo aver imparato che la realtà è un po’ più complessa dei titoletti, dei media e del web.

Il vetro e l’acqua, la sabbia e la clessidra, le gambe umane e i sentieri, tesori da scoprire riscoprire valorizzare, ora qui, magari per sempre; ammesso il nesso e il senso.

Fortezze inespugnabili inaccessibili, oscurate da malefici e incantesimi nefasti, gallerie della Terra presidiate da orde di nani, poco dialoganti poco ragionevoli, comunità trasformative – no transformers, no trasformismi – cui affidare la necessaria, sempre troppo posticipata, transizione verso società libere ecologiche solidali:

in modo solido e definitivo.

Capitalismo globale e economia degli idrocarburi? Per voi, non è più tempo, da troppo tempo.

Sapevi caro Tom, che nel gramo tempo del Mondo Dopo, c’è chi confonde e utilizza in modo indistinto il lemma tanghero/tanguero? Certo, l’uno non elide/esclude l’altro, ma la chiarezza dell’etimo e delle premesse dovrebbe, condizionale condizionante, essere essenziale. Come un grano di sale alle spezie sicule.

Adoro i piccoli teatri di periferia, bastioni roccaforti panforti di Arti e Culture; uno in particolare, chiamato Anima mia, è sempre vuoto, non solo causa pandemia, in penombra, posti liberi costantemente, anche quelli con biglietto omaggio, spettacolo unico con attore unico, repliche infinite, cartellone consunto: Il Sottoscritto.

Caro Sting, pratichi ancora lo Yoga?

Il mercato è libero, prostriamoci al libero mercato: le Persone? Un po’ meno libere, ma non si può avere tutto e del resto siamo passati con un battito di ciglia – non di ali! – dal ‘anche per oggi non si vola’, al ‘anche per il 2021 non si vola’, più avanti chissà; ci restano i droni.

Non sarebbe meglio affidarsi a qualche druido sapiente, tipo Panoramix? Falcetto d’oro vero, vischio e ingredienti naturali, con annesso banchetto finale a base di cinghiali arrosto farciti con castagne; forse più sano e sicuro di certi rimedi strepitosi, di cui poco sappiamo su fabbricatori, erogatori, efficacia, durata, quantità pro capite: una dose con richiamo, mezza dose, dose singola senza richiamo per gli appestati?

Voto per la soluzione gallica e speriamo che almeno il Cielo non ci cada sulla testa.

Diventare un aggettivo, ermetico e mercuriale, suono unico con diverse modulazioni, di frequenza e esecuzione.

Non smontiamoci la capa: purtroppo, non raggiungeremo mai la poeticità onirica del Felliniano.

L’erba volenterosa non cresce nemmeno… a spingerla

“Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.”

1984 George Orwell

Pagina del Witch Blair Project o dell’Eric Arthur Blair Project?

1984 Animali nella fattoria in Catalogna o omaggio catalano di una fattoria per ospitare, accogliere, curare 1984 Animali raminghi e indipendentisti?

George Orwell era E.A. Blair – Blair? – o il suo doppelganger?

Adesso che finalmente sono decaduti i diritti d’autore sulle Sue opere, dovrei pensare a un astuto stratagemma per monetizzarle.

Evitiamo per cortesia come fosse la peste di Milano – Manzoni o Camus, poco todo cambia – i poteri forti o deboli, partiti politicanti spesso sinonimi di violenza e menzogne, bendate ortodossie non certo in quanto emule di Dike; meglio dedicarsi agli orti urbani o extra urbani invece di rinunciare alla propria libera razionalità per innaturali, tirannici vincoli, di mandato o fallocefala ubbidienza.

Abolire/bollire il Lei – se è ‘Lei’, perché ‘il’ articolo maschile? MiTu in agguato – un Lei ‘borghese’, anche senza colpi di stato o di scena, per tornare al più umano, naturale, fraterno Tu; chissà, sedicenti rivoluzioni proletarie cosa penserebbero, quelle che di solito approdano a nuove onorate società, con più ampie masse di schiavi e rinnovate vecchissime oligarchie di infami affamatori.

Dovessero mai scoppiare disordini in assenza di domestici, insurrezioni e/o bombe, qualche anarchico solitario o qualche misterioso gruppuscolo, sempre anarchico, cui addossare la colpa dei mali dell’Universo, si trova sempre, per tempo e alla bisogna.

Tornare presto, meglio subito, entro sabato, ai noiosi confronti vis a vis: spersonalizzare gli esseri umani è comodo e pratico, dematerializzarli orbandoli di carne, ossa, sangue, volti; con una caricatura più facile riversare odj, diffamazioni, soprusi, violenze; più facile abbattere un nemico capro espiatorio virtuale, indicandolo come responsabile di fallimenti ingiustizie iniquità.

Tutti schierati contro ‘la tosse da oggi’, fastidiosa e persistente, grassa o secca come la Flaca; la tosse dell’oggi – peggio ancora quella del domani – va stroncata sul nascere, per spezzare definitivaMente le catene dell’odioso quotidiano.

Come insegnavano gli antichi Genitori o i Genitori degli Antichi: l’erba voglio/volenterosa non cresce nemmeno nei giardini di Palazzo Madama, nemmeno a spingerla da sotto grazie a simpatiche popolazioni di generose talpe.

A proposito di madame, quella tetra meneghina che tutti – a partire dalla sua famiglia – credevamo ormai in disarmo in qualche palazzotto demodé decrepito, con piglio da fiera (no expo) nell’accezione della ferinità sociale, ha proposto di garantire cure mediche e assistenza sanitaria in base al censo, alla produttività, al prestigio sociale. Per carità, certo poco cristiana: datata la sciura, datata l’ideuccia. La Costituzione? Qualcuno ha alzato sopracciglio, ditino indice e mostrato il testo della Costituzione 1948 – non 1984? Suvvia, abbiate il senso del ridicolo il senno del ridicolo, non siate ridicoli senza senno: roba da mercatino delle pulci, obsoleta da solai impolverati, ferrovecchio ossidato superato dai fatti del Mondo Dopo, utile ormai solo come curiosità in brevi filmati sul genialopiteco portale nextflick della post cultura.

Madamoni incartapecoriti e madamine muffite dal catalogo così scontato, sempre identico nei secoli, dovrebbero provare a vincere il loro congenito tedium vitae con esperienze audaci, da brivido: turni notturni di pulizia latrine presso San Vittore e/o Sant’Egidio – ahi, scellerato, sciagurato Egidio centravanti goffo – così, per constatare sulla propria pelle l’effetto che fa. Emozioni uniche da privilegio, censorio.

Sai malvagio Dottor Zero, nel Mondo Prima, prima che la Fantasia al potere diventasse uno stupido slogan da reclame, volevamo tutto, perfino il panino farcito di Rose;

nel Mondo Dopo – calato di molto il Trinchetto, perduta la barra – abbiamo riparametrato sogni e pretese:

incappare in Persone comprensive forse è davvero troppo, speriamo almeno siano comprensibili.

“Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti.”

1984 George Orwell

Pagina celebrante, Neri senza camicia

Pagina per celebrare – cerebrale – il Padre della Patria; uno dei tanti?

Il Più, tra i tanti; anzi, l’Unico vero, ma resta il dubbio: Lui lo sa?

Celebrare di nuovo, per almeno un anno, dopo i 700 ormai trapassati.

Feste festicciole festini – basta cene eleganti, per carità – in assenza del Festeggiato, auspicando, rispetto al precedente centenario targato 1921, che siano assenti soprattutto novelli camisados neri, nel senso delle camicie.

Tutto bello, tutto giusto, tutto lodevole, ma la Poesia dov’è?

Forse è emigrata – grata a metà? – in Nuova Zelanda, tra i Maori (autoreferenziale) tra le piantagioni di Kiwi selvaggi ribelli, nuovo punto cardinale per la salvezza della Natura e per la genesi di energie ecosostenibili, a prova di eco e perfino di Ambiente; le sedicenti potenze, deambulanti sulle gambe incerte degli uomini, quelli che si schierano ideologicamente, ma per profitto invitano o si fanno invitare a sontuose tavole imbandite con i peggiori nemici: esigiamo non riducano come sempre tutto a guerra, macerie, sfruttamento letale.

Celebriamo l’Inferno, ma se proprio deve essere un giorno con Giudizio – tanto per campare, cambiando – sia quello di Dorè o del suo figlio d’immaginazione Go Nagai; con Devilman che per amor di una Ragazza tradisce la sua setta/bolgia, per diventare povero diavolo uno di noi e restano forti dubbi se per Lui sia stato un progresso.

Soluzioni geniali in quantità industriale: endemizzare le pandemie, esternalizzare le intelligenze, le menti pe(n)santi; lo sapete, anche le Uova non vogliono più uscire, non si sentono sicure, pretendono ognuna la propria camicia, senza baffi, ma di Forza: che la Forza sia con voi.

Costruttori – beati siano quelli di Pace – e Responsabili: sono sinonimi, succedanei, surrogati come il fascistissimo caffè di cicoria, equipollenti, complementari, sodali, solidali (inutile illudersi), sondabili, solubili, collusi et simili aggeggi?

Tentare di illuminare il senso – le direzioni di marcia – delle vite degli Altri, per non vedere, rinunciare a vedere la propria; crogiolarsi nei petali di chimera di poter vivere 1.000 vite alternative, credendo di evadere dallo Spielberg della propria.

Robin Hood, D’Artagnan, Zorro, Lupin potrebbero, forse dovrebbero essere di pelle nera – vorrei la pelle nera – cosa ci sarebbe di strano nell’infrangere frusti cliché e tradizioni narrative, se alla fine della fiera dell’est, arriviamo tutti dall’Africa?

Quale scandalo, se perfino nel duro, spietato, razzista Far West il più incorruttibile e efficiente vice sceriffo fu Bass Reeves, uomo nero, capace di arrestare oltre 3.000 criminali, tiratore infallibile, altro che texani biondi dagli occhi e dai cuori di ghiaccio. Per tacere di messicani, cinesi e altri uomini neri che coprirono le falle bianche nelle fila dei cow boys e nella costruzione delle reti ferroviarie, ma l’ipocrita bibbia propagandistica hollywoodiana ha spesso prodotto non sogni, ma balle di fieno, poco sostenibili, molto infiammabili.

Fondamentale non si plachino mai i ticchettii o i ronzii di macchine per scrivere, tastiere tenaci, capaci di tenere in vita il Mondo, anche quello Dopo.

Insieme a una Pitura Freska, a una nuova Umanità, aspettiamo ancora il primo Papa nero, la prima Donna presidenta, presidente, presidentessa della Res Publica:

esagerando, magari nera anche Lei.

Ricurvi (nasi) o Maori (anti invasori)

Pagina del Sommo;

pagina della reprise (economica? meglio umana, prioritariaMente), della vendetta o vendemmia, Luna durante plenilunio del Raccolto/Racconto.

No, non sogno – anche, eccome! – , sommo; il Poeta, colui che faceva, con rime versi, versi in rima, dotte riflessioni: mondi, immaginari, eppure concreti, abitati da Persone vere, percorsi da fremiti di Vita vera; non settimanali scandalistici, più falsi di una moneta da 5 euro o dell’euro in generale, ma Arte e Cultura.

Mi ripeto? Per forza, da vecchi si rammentano i fatti antichi, la memoria a breve termine – altro che memory card – è bella e perduta.

Sommo, mica le sedicenti eccellenze pseudo moderne, ché nella pioggia torrenziale di eccellenze, non si distingue una goccia di genio.

Voi capirete: gli amori infelici dell’adolescenza e dei liceali sfociano di solito nelle proverbiali pippe mentali, nel Suo caso le pippe mentali sulla Beatrice – magari racchia, con voce cacofonica, caratteraccio abrasivo – sono diventate una commedia, divina e solo grazie a Lui, senza sottintesi ironie ulteriori sensi da cercare. Li aveva utilizzati, scandagliati, moltiplicati tutti nei panni di Durante degli Alighieri, durante la sua peregrinazione terrestre; se credete che possedere un cognome fosse banale, vi illudete. Il cognome all’epoca era come il talento nel Mondo Dopo, un privilegio riservato a pochi.

Antipatico, indisponente, forse strozzino, forse furbo politicante, ghibellino fuggiasco, però Genio.

Mare di brina all’alba, periplo, peristilio, lo zenith dell’insuccesso e il nadir del successo, mattino nascente arancio viola rosato, talvolta fiammeggiante, come bastioni assediati (talvolta, tracotanti assedianti navali finiscono ridotti a frittura da archimedici specchi ustori), circumnavigazioni dei continenti e delle galassie non via web – via dal web – come i cari De Gama e Magellano, icari su vascelli.

Ribadisco, mi ripeto, lo rivendico senza tema, anzi a tema libero, contengo moltitudini di contraddizioni, tutte antiche, le une le altre le ipotetiche; schiere infinite di altri mondi, da altri mondi, mondi del Prima, recapitate attraverso un prisma di cristallo, prisma latente e latore moltiplicatore di sentieri, come portali cancelli pertugi di Kronos.

Gli Arcobaleni dopo aver scoccato le ultime pennellate cromatiche, si sono ritirati in un baleno; ci hanno però citati in giudizio per danni e per indebito truffaldino ingannevole sfruttamento del loro buon nome e dell’immagine, tutta loro.

Siamo diventati finalMente migliori? Siamo diventati tutti Maori, corpi tatuati come caverne narrative adorne di novel graffiti ?

AD maiora – Anno Domini, anno dopo, siamo tutti vivi ad interim – , per aspera ad Astra? Stelle un tempo lucide e vicine, pungolavano le coscienze come fossero spine, di roseti di maggio.

Sarebbe – stato – bellissimo.

Germi

Pagina bianca del veleno inoculato, senza doppi sensi.

Quale privilegio, almeno il veleno venefico – fico nelle vene – risulta oculato

Per pudore, per non peccare di irriverenza, non chiamerò in causa San Sebastiano, ché tra l’altro in vita e poi anche nei dipinti, ne ha già subite di tutti i colori della tavolozza, trafitto tradito trapassato da guai come frecce; certo, un piccolo dardo leggero, quasi invisibile, quasi incorporeo ha trafitto l’animo, con la sua punta intinta nel curaro – non curacao, magari – diffondendo malefici, intossicazioni, letali miasmi.

Sai Mimì, viviamo tempi strani: inoculatori di germi, di grano, di pandemie e di rimedi mercenari, di opinioni mimetizzate – malissimo – da verità un tanto all’ingaggio. Rischi poi di incontrare sempre qualcuno che si crede Napoleone o il di lui Cavallo bianco; imbatterti in qualcuno che è convinto di essere Annibale, pronto a valicare le Alpi per sconfiggere un qualche impero liberticida, peccato non si accorga che sotto le zampe degli Elefanti ci sia finito tu e non le legioni nemiche.

A proposito di calpestare, pestare calli, pestare carta impregnata per modellarla, ti ho mai rivelato che non riesco a calpestare le facce altrui, nemmeno quelle disegnate sull’asfalto nemmeno quelle che si meriterebbero calci con la stessa approvazione dei rispettivi sacri deretani? E’ una delle mie tante debolezze, congenite.

Impero Liberticida, quello che colpisce ancora, soprattutto i deboli in e spirito (ispirito? ispirato o spiritato?), insetticida carta moschicida per giocare a mosca cieca, Mosca capitale, non fatemi saltare la mosca al naso; la sambuca consolatoria, se qualcuno dà buca – d’angolo, con o senza sponda – con o senza mosca, nel dubbio due chicchi di caffè, ma anche una riserva di proteine non sarebbe da scartare. Come caramelle caravelle che forse arriveranno all’agognato porto, ridendo a crepapelle per aver posato i piedi – calpestio di ritorno – su una terra, promessa. sognata, immaginaria, salvifica.

In attesa, come troppo spesso, non più di Godot, ma di El Salvador.

Il Grande Gatsby fu poi davvero così grande? Fu vera gloria o un abbaglio di marketting letterario anni ’20 dell’arcaico archeologico 1900?

Cos’era quella crisi leggiadra, un can can e tutto scivolava via;

archiviata una crisi, dietro l’angolo in agguato per fortuna ce ne sono sempre altre, più agguerrite, più affamate, più ambiziose che mai.

Fu vera Belle Epoque?

Benvenuti nell’era della marmellata democratica, bollita un po’ troppo. Anche in questo frangente – “storico epocale irripetibile” – democrazia globale o globalizzata democrazia, magari poco autorevole, in compenso assai autoritaria, anche e soprattutto presso le civiltà più Insospettabili. Un bel regime non fu mai scritto, sempre e solo applicato: voglia diffusa di nuovi show e soprattutto nuove shoah, non riservate in esclusiva a un gruppo etnico, ma aperte a tutti, nuove stelle gialle non solo per David michelangioleschi, ma per chi non vorrebbe usufruire dell’incantesimo taumaturgico, per chi vorrebbe sottrarsi al controllo mentale virtuale; mente virtuale, controllo molto concreto esemplare draconiano.

Sarà vero che il denaro non può comprare l’Amore, ma surrogati e succedanei di sicuro; state tranquilli, i super ricchi non si estingueranno, riceveranno l’elisir direttamente sulle spiagge di Dubai.

Questo inverno cosa porterà in dote – nozze in contumacia, anche degli sposi novelli, fino a novello ordine, mondiale – l’ennesima primavera fragile (grazie Vibrazioni) e chissà se sboccerà dentro respiri nuovi profondi purificati; nell’attesa, fiutiamo venti e olezzi, potrebbero attivare in automatico i naturali meccanismi di Salvazione:

i Germi benefici di nuovi consessi finalmente umani, i semi originali per tramandare al Mondo Dopo il tesoro leggendario della Biodiversità e magari dell’intelligenza.

Stay tuned, Hermanos: con il cervelletto.