Mnemonici integrati e fatue fiamme

Pagina degli Armonici, mnemonici integrati, più o meno.

Dotti o sapienti, sapientoni o sapientini? Sanpietrini, magnifici storici, talvolta disconnessi. Crateri urbani, geofisici, mentali.

Memoriali, memoranda o smemoranda – Amanda – memorabili memorabilia, ma se ci affidiamo alla nostra memoria personale o a quella dell’arte imprenditoriale inventata dal nobile Aldo Manuzio, rischiamo comunque di cadere in errore.

Giornate della Memoria, ma se poi tutto è virtuale, tutto vale, niente e soprattutto nessuno ha più valore.

Memorie selettive. ché anche la Storia come la Giustizia non è uguale per Tutti. Meglio se alcune Verità restano quiete sotto i tappeti, non necessariamente persiani e volanti, o dentro pozzi, non sempre artesiani a regola d’arte.

Il mio cuore vibra per tutte le Memorie, soprattutto quelle dimenticate.

Memorandum, elettronico e/o cartaceo, per auto rammentarci – rammendarci anime sdrucite – che la fine è nota, sempre quella con girella, univoca questa sì, certa per Ognuno; da soli o in comitiva, identica democratica equa.

Con Ter? No mas. Contare voti, ma se non si posseggono numeri, anche le migliori alchimie evaporano.

Albe e tramonti, diversamente fiammeggianti, abili però nell’innescare forti emozioni, impressioni, sensazioni, suggestioni; suggerirebbero antiche memorie di saggezza, intorno a fuochi, fiamme di misteriose Regine evocative – do You remember Eloana, dear Umberto? -, fiamme di Megalopoli donate da Prometeo, fuochi fatui però, senza scintilla primigenia d’Intelletto.

Dentro al letto, peccaminosi talami di ardori fugaci. Anche, per inaugurare una mens sana, in sana sanificata Vita. Lascivi imenei in turris eburnea? Finalmens.

Aprire un teatro di cabaret in un campo di concentramento e organizzare spettacoli satirici dopo la partenza del treno verso forni non riservati alla panificazione? Qualcuno lo ha fatto davvero e ancora oggi, nemmeno ascoltando Wagner, a me verrebbe voglia di invadere qualcosa o qualcuno.

Se è vero che ridere cura la mente il corpo e l’anima, si può e si deve ridere di tutto; il riso abbonda nella bocca degli sciocchi? Non saprei, ma per restare in tema, il riso – in chicchi dosandolo con tazzine da caffè – è una fiamma che scalda lo spirito anche quando siamo immersi nella tragedia, anche quando il Mondo del Prima e del Poi sembrano senza senso.

Piccola accortezza: non avvicinare troppo la fiamma al puro spirito, di roghi ne abbiamo avuti anche troppi.

L’indice non sia più accusatorio, censorio, ma solo inumidito di grazia e curiosità, per sfogliare libri, lettere, mappe.

Da fervido, fervente, convinto marxista, mozione Groucho, vi dico che in fondo a ogni credenza, c’è una verità, così come in fondo a ogni salotto, potete trovare una credenza:

questo dimostra in modo inconfutabile che i salotti esistono – anche al di fuori degli insopportabili spot (e che in fondo a ogni salotto è occultata, nel doppio fondo della credenza, una verità, non sempre piacevole).

Bottiglie, con senza messaggio

Pagina di chi da bambino sognava di diventare un aggettivo e da Artista e Sognatore adulto ha centrato l’obiettivo.

Pagina di chi è rimasto un sostantivo, mesto banale solitario.

La proverbiale bottiglia, rigorosaMente in vetro, mezza piena mezza vuota, verità in apparenza contrastanti, entrambe valide all’unisono; anche senza ecCitazioni scespiriane, dovremmo aver imparato che la realtà è un po’ più complessa dei titoletti, dei media e del web.

Il vetro e l’acqua, la sabbia e la clessidra, le gambe umane e i sentieri, tesori da scoprire riscoprire valorizzare, ora qui, magari per sempre; ammesso il nesso e il senso.

Fortezze inespugnabili inaccessibili, oscurate da malefici e incantesimi nefasti, gallerie della Terra presidiate da orde di nani, poco dialoganti poco ragionevoli, comunità trasformative – no transformers, no trasformismi – cui affidare la necessaria, sempre troppo posticipata, transizione verso società libere ecologiche solidali:

in modo solido e definitivo.

Capitalismo globale e economia degli idrocarburi? Per voi, non è più tempo, da troppo tempo.

Sapevi caro Tom, che nel gramo tempo del Mondo Dopo, c’è chi confonde e utilizza in modo indistinto il lemma tanghero/tanguero? Certo, l’uno non elide/esclude l’altro, ma la chiarezza dell’etimo e delle premesse dovrebbe, condizionale condizionante, essere essenziale. Come un grano di sale alle spezie sicule.

Adoro i piccoli teatri di periferia, bastioni roccaforti panforti di Arti e Culture; uno in particolare, chiamato Anima mia, è sempre vuoto, non solo causa pandemia, in penombra, posti liberi costantemente, anche quelli con biglietto omaggio, spettacolo unico con attore unico, repliche infinite, cartellone consunto: Il Sottoscritto.

Caro Sting, pratichi ancora lo Yoga?

Il mercato è libero, prostriamoci al libero mercato: le Persone? Un po’ meno libere, ma non si può avere tutto e del resto siamo passati con un battito di ciglia – non di ali! – dal ‘anche per oggi non si vola’, al ‘anche per il 2021 non si vola’, più avanti chissà; ci restano i droni.

Non sarebbe meglio affidarsi a qualche druido sapiente, tipo Panoramix? Falcetto d’oro vero, vischio e ingredienti naturali, con annesso banchetto finale a base di cinghiali arrosto farciti con castagne; forse più sano e sicuro di certi rimedi strepitosi, di cui poco sappiamo su fabbricatori, erogatori, efficacia, durata, quantità pro capite: una dose con richiamo, mezza dose, dose singola senza richiamo per gli appestati?

Voto per la soluzione gallica e speriamo che almeno il Cielo non ci cada sulla testa.

Diventare un aggettivo, ermetico e mercuriale, suono unico con diverse modulazioni, di frequenza e esecuzione.

Non smontiamoci la capa: purtroppo, non raggiungeremo mai la poeticità onirica del Felliniano.

L’erba volenterosa non cresce nemmeno… a spingerla

“Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.”

1984 George Orwell

Pagina del Witch Blair Project o dell’Eric Arthur Blair Project?

1984 Animali nella fattoria in Catalogna o omaggio catalano di una fattoria per ospitare, accogliere, curare 1984 Animali raminghi e indipendentisti?

George Orwell era E.A. Blair – Blair? – o il suo doppelganger?

Adesso che finalmente sono decaduti i diritti d’autore sulle Sue opere, dovrei pensare a un astuto stratagemma per monetizzarle.

Evitiamo per cortesia come fosse la peste di Milano – Manzoni o Camus, poco todo cambia – i poteri forti o deboli, partiti politicanti spesso sinonimi di violenza e menzogne, bendate ortodossie non certo in quanto emule di Dike; meglio dedicarsi agli orti urbani o extra urbani invece di rinunciare alla propria libera razionalità per innaturali, tirannici vincoli, di mandato o fallocefala ubbidienza.

Abolire/bollire il Lei – se è ‘Lei’, perché ‘il’ articolo maschile? MiTu in agguato – un Lei ‘borghese’, anche senza colpi di stato o di scena, per tornare al più umano, naturale, fraterno Tu; chissà, sedicenti rivoluzioni proletarie cosa penserebbero, quelle che di solito approdano a nuove onorate società, con più ampie masse di schiavi e rinnovate vecchissime oligarchie di infami affamatori.

Dovessero mai scoppiare disordini in assenza di domestici, insurrezioni e/o bombe, qualche anarchico solitario o qualche misterioso gruppuscolo, sempre anarchico, cui addossare la colpa dei mali dell’Universo, si trova sempre, per tempo e alla bisogna.

Tornare presto, meglio subito, entro sabato, ai noiosi confronti vis a vis: spersonalizzare gli esseri umani è comodo e pratico, dematerializzarli orbandoli di carne, ossa, sangue, volti; con una caricatura più facile riversare odj, diffamazioni, soprusi, violenze; più facile abbattere un nemico capro espiatorio virtuale, indicandolo come responsabile di fallimenti ingiustizie iniquità.

Tutti schierati contro ‘la tosse da oggi’, fastidiosa e persistente, grassa o secca come la Flaca; la tosse dell’oggi – peggio ancora quella del domani – va stroncata sul nascere, per spezzare definitivaMente le catene dell’odioso quotidiano.

Come insegnavano gli antichi Genitori o i Genitori degli Antichi: l’erba voglio/volenterosa non cresce nemmeno nei giardini di Palazzo Madama, nemmeno a spingerla da sotto grazie a simpatiche popolazioni di generose talpe.

A proposito di madame, quella tetra meneghina che tutti – a partire dalla sua famiglia – credevamo ormai in disarmo in qualche palazzotto demodé decrepito, con piglio da fiera (no expo) nell’accezione della ferinità sociale, ha proposto di garantire cure mediche e assistenza sanitaria in base al censo, alla produttività, al prestigio sociale. Per carità, certo poco cristiana: datata la sciura, datata l’ideuccia. La Costituzione? Qualcuno ha alzato sopracciglio, ditino indice e mostrato il testo della Costituzione 1948 – non 1984? Suvvia, abbiate il senso del ridicolo il senno del ridicolo, non siate ridicoli senza senno: roba da mercatino delle pulci, obsoleta da solai impolverati, ferrovecchio ossidato superato dai fatti del Mondo Dopo, utile ormai solo come curiosità in brevi filmati sul genialopiteco portale nextflick della post cultura.

Madamoni incartapecoriti e madamine muffite dal catalogo così scontato, sempre identico nei secoli, dovrebbero provare a vincere il loro congenito tedium vitae con esperienze audaci, da brivido: turni notturni di pulizia latrine presso San Vittore e/o Sant’Egidio – ahi, scellerato, sciagurato Egidio centravanti goffo – così, per constatare sulla propria pelle l’effetto che fa. Emozioni uniche da privilegio, censorio.

Sai malvagio Dottor Zero, nel Mondo Prima, prima che la Fantasia al potere diventasse uno stupido slogan da reclame, volevamo tutto, perfino il panino farcito di Rose;

nel Mondo Dopo – calato di molto il Trinchetto, perduta la barra – abbiamo riparametrato sogni e pretese:

incappare in Persone comprensive forse è davvero troppo, speriamo almeno siano comprensibili.

“Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti.”

1984 George Orwell

Pagina celebrante, Neri senza camicia

Pagina per celebrare – cerebrale – il Padre della Patria; uno dei tanti?

Il Più, tra i tanti; anzi, l’Unico vero, ma resta il dubbio: Lui lo sa?

Celebrare di nuovo, per almeno un anno, dopo i 700 ormai trapassati.

Feste festicciole festini – basta cene eleganti, per carità – in assenza del Festeggiato, auspicando, rispetto al precedente centenario targato 1921, che siano assenti soprattutto novelli camisados neri, nel senso delle camicie.

Tutto bello, tutto giusto, tutto lodevole, ma la Poesia dov’è?

Forse è emigrata – grata a metà? – in Nuova Zelanda, tra i Maori (autoreferenziale) tra le piantagioni di Kiwi selvaggi ribelli, nuovo punto cardinale per la salvezza della Natura e per la genesi di energie ecosostenibili, a prova di eco e perfino di Ambiente; le sedicenti potenze, deambulanti sulle gambe incerte degli uomini, quelli che si schierano ideologicamente, ma per profitto invitano o si fanno invitare a sontuose tavole imbandite con i peggiori nemici: esigiamo non riducano come sempre tutto a guerra, macerie, sfruttamento letale.

Celebriamo l’Inferno, ma se proprio deve essere un giorno con Giudizio – tanto per campare, cambiando – sia quello di Dorè o del suo figlio d’immaginazione Go Nagai; con Devilman che per amor di una Ragazza tradisce la sua setta/bolgia, per diventare povero diavolo uno di noi e restano forti dubbi se per Lui sia stato un progresso.

Soluzioni geniali in quantità industriale: endemizzare le pandemie, esternalizzare le intelligenze, le menti pe(n)santi; lo sapete, anche le Uova non vogliono più uscire, non si sentono sicure, pretendono ognuna la propria camicia, senza baffi, ma di Forza: che la Forza sia con voi.

Costruttori – beati siano quelli di Pace – e Responsabili: sono sinonimi, succedanei, surrogati come il fascistissimo caffè di cicoria, equipollenti, complementari, sodali, solidali (inutile illudersi), sondabili, solubili, collusi et simili aggeggi?

Tentare di illuminare il senso – le direzioni di marcia – delle vite degli Altri, per non vedere, rinunciare a vedere la propria; crogiolarsi nei petali di chimera di poter vivere 1.000 vite alternative, credendo di evadere dallo Spielberg della propria.

Robin Hood, D’Artagnan, Zorro, Lupin potrebbero, forse dovrebbero essere di pelle nera – vorrei la pelle nera – cosa ci sarebbe di strano nell’infrangere frusti cliché e tradizioni narrative, se alla fine della fiera dell’est, arriviamo tutti dall’Africa?

Quale scandalo, se perfino nel duro, spietato, razzista Far West il più incorruttibile e efficiente vice sceriffo fu Bass Reeves, uomo nero, capace di arrestare oltre 3.000 criminali, tiratore infallibile, altro che texani biondi dagli occhi e dai cuori di ghiaccio. Per tacere di messicani, cinesi e altri uomini neri che coprirono le falle bianche nelle fila dei cow boys e nella costruzione delle reti ferroviarie, ma l’ipocrita bibbia propagandistica hollywoodiana ha spesso prodotto non sogni, ma balle di fieno, poco sostenibili, molto infiammabili.

Fondamentale non si plachino mai i ticchettii o i ronzii di macchine per scrivere, tastiere tenaci, capaci di tenere in vita il Mondo, anche quello Dopo.

Insieme a una Pitura Freska, a una nuova Umanità, aspettiamo ancora il primo Papa nero, la prima Donna presidenta, presidente, presidentessa della Res Publica:

esagerando, magari nera anche Lei.

Ricurvi (nasi) o Maori (anti invasori)

Pagina del Sommo;

pagina della reprise (economica? meglio umana, prioritariaMente), della vendetta o vendemmia, Luna durante plenilunio del Raccolto/Racconto.

No, non sogno – anche, eccome! – , sommo; il Poeta, colui che faceva, con rime versi, versi in rima, dotte riflessioni: mondi, immaginari, eppure concreti, abitati da Persone vere, percorsi da fremiti di Vita vera; non settimanali scandalistici, più falsi di una moneta da 5 euro o dell’euro in generale, ma Arte e Cultura.

Mi ripeto? Per forza, da vecchi si rammentano i fatti antichi, la memoria a breve termine – altro che memory card – è bella e perduta.

Sommo, mica le sedicenti eccellenze pseudo moderne, ché nella pioggia torrenziale di eccellenze, non si distingue una goccia di genio.

Voi capirete: gli amori infelici dell’adolescenza e dei liceali sfociano di solito nelle proverbiali pippe mentali, nel Suo caso le pippe mentali sulla Beatrice – magari racchia, con voce cacofonica, caratteraccio abrasivo – sono diventate una commedia, divina e solo grazie a Lui, senza sottintesi ironie ulteriori sensi da cercare. Li aveva utilizzati, scandagliati, moltiplicati tutti nei panni di Durante degli Alighieri, durante la sua peregrinazione terrestre; se credete che possedere un cognome fosse banale, vi illudete. Il cognome all’epoca era come il talento nel Mondo Dopo, un privilegio riservato a pochi.

Antipatico, indisponente, forse strozzino, forse furbo politicante, ghibellino fuggiasco, però Genio.

Mare di brina all’alba, periplo, peristilio, lo zenith dell’insuccesso e il nadir del successo, mattino nascente arancio viola rosato, talvolta fiammeggiante, come bastioni assediati (talvolta, tracotanti assedianti navali finiscono ridotti a frittura da archimedici specchi ustori), circumnavigazioni dei continenti e delle galassie non via web – via dal web – come i cari De Gama e Magellano, icari su vascelli.

Ribadisco, mi ripeto, lo rivendico senza tema, anzi a tema libero, contengo moltitudini di contraddizioni, tutte antiche, le une le altre le ipotetiche; schiere infinite di altri mondi, da altri mondi, mondi del Prima, recapitate attraverso un prisma di cristallo, prisma latente e latore moltiplicatore di sentieri, come portali cancelli pertugi di Kronos.

Gli Arcobaleni dopo aver scoccato le ultime pennellate cromatiche, si sono ritirati in un baleno; ci hanno però citati in giudizio per danni e per indebito truffaldino ingannevole sfruttamento del loro buon nome e dell’immagine, tutta loro.

Siamo diventati finalMente migliori? Siamo diventati tutti Maori, corpi tatuati come caverne narrative adorne di novel graffiti ?

AD maiora – Anno Domini, anno dopo, siamo tutti vivi ad interim – , per aspera ad Astra? Stelle un tempo lucide e vicine, pungolavano le coscienze come fossero spine, di roseti di maggio.

Sarebbe – stato – bellissimo.

Germi

Pagina bianca del veleno inoculato, senza doppi sensi.

Quale privilegio, almeno il veleno venefico – fico nelle vene – risulta oculato

Per pudore, per non peccare di irriverenza, non chiamerò in causa San Sebastiano, ché tra l’altro in vita e poi anche nei dipinti, ne ha già subite di tutti i colori della tavolozza, trafitto tradito trapassato da guai come frecce; certo, un piccolo dardo leggero, quasi invisibile, quasi incorporeo ha trafitto l’animo, con la sua punta intinta nel curaro – non curacao, magari – diffondendo malefici, intossicazioni, letali miasmi.

Sai Mimì, viviamo tempi strani: inoculatori di germi, di grano, di pandemie e di rimedi mercenari, di opinioni mimetizzate – malissimo – da verità un tanto all’ingaggio. Rischi poi di incontrare sempre qualcuno che si crede Napoleone o il di lui Cavallo bianco; imbatterti in qualcuno che è convinto di essere Annibale, pronto a valicare le Alpi per sconfiggere un qualche impero liberticida, peccato non si accorga che sotto le zampe degli Elefanti ci sia finito tu e non le legioni nemiche.

A proposito di calpestare, pestare calli, pestare carta impregnata per modellarla, ti ho mai rivelato che non riesco a calpestare le facce altrui, nemmeno quelle disegnate sull’asfalto nemmeno quelle che si meriterebbero calci con la stessa approvazione dei rispettivi sacri deretani? E’ una delle mie tante debolezze, congenite.

Impero Liberticida, quello che colpisce ancora, soprattutto i deboli in e spirito (ispirito? ispirato o spiritato?), insetticida carta moschicida per giocare a mosca cieca, Mosca capitale, non fatemi saltare la mosca al naso; la sambuca consolatoria, se qualcuno dà buca – d’angolo, con o senza sponda – con o senza mosca, nel dubbio due chicchi di caffè, ma anche una riserva di proteine non sarebbe da scartare. Come caramelle caravelle che forse arriveranno all’agognato porto, ridendo a crepapelle per aver posato i piedi – calpestio di ritorno – su una terra, promessa. sognata, immaginaria, salvifica.

In attesa, come troppo spesso, non più di Godot, ma di El Salvador.

Il Grande Gatsby fu poi davvero così grande? Fu vera gloria o un abbaglio di marketting letterario anni ’20 dell’arcaico archeologico 1900?

Cos’era quella crisi leggiadra, un can can e tutto scivolava via;

archiviata una crisi, dietro l’angolo in agguato per fortuna ce ne sono sempre altre, più agguerrite, più affamate, più ambiziose che mai.

Fu vera Belle Epoque?

Benvenuti nell’era della marmellata democratica, bollita un po’ troppo. Anche in questo frangente – “storico epocale irripetibile” – democrazia globale o globalizzata democrazia, magari poco autorevole, in compenso assai autoritaria, anche e soprattutto presso le civiltà più Insospettabili. Un bel regime non fu mai scritto, sempre e solo applicato: voglia diffusa di nuovi show e soprattutto nuove shoah, non riservate in esclusiva a un gruppo etnico, ma aperte a tutti, nuove stelle gialle non solo per David michelangioleschi, ma per chi non vorrebbe usufruire dell’incantesimo taumaturgico, per chi vorrebbe sottrarsi al controllo mentale virtuale; mente virtuale, controllo molto concreto esemplare draconiano.

Sarà vero che il denaro non può comprare l’Amore, ma surrogati e succedanei di sicuro; state tranquilli, i super ricchi non si estingueranno, riceveranno l’elisir direttamente sulle spiagge di Dubai.

Questo inverno cosa porterà in dote – nozze in contumacia, anche degli sposi novelli, fino a novello ordine, mondiale – l’ennesima primavera fragile (grazie Vibrazioni) e chissà se sboccerà dentro respiri nuovi profondi purificati; nell’attesa, fiutiamo venti e olezzi, potrebbero attivare in automatico i naturali meccanismi di Salvazione:

i Germi benefici di nuovi consessi finalmente umani, i semi originali per tramandare al Mondo Dopo il tesoro leggendario della Biodiversità e magari dell’intelligenza.

Stay tuned, Hermanos: con il cervelletto.

Scorie in the village of people

Pagina dell’Epifania celebrata.

Sarebbe stata ampiaMente l’ora dell’epifania dell’intelligenza umana, appuntamento rimandato al 6 gennaio 2022.

Forse.

La Signora Vetusta ha distribuito a piene mani, anzi, a piene calze: carbone; consegne a singhiozzo, volendo essere pignoli, ma la pigmentazione delle zone da coprire non ha agevolato il compito. Carbone per tutti perché il suo giudizio – saprete che la pandemia ha di nuovo sconclusionato le pagelle scolastiche – è stato categorico: Ordinari, dall’ultimo all’ultimo, anche perché i primi, o si sono rintanati in solitudine, o sono esauriti, nella vita e anche nelle trattorie.

Costernato dalle sconvolgenti immagini giunte in diretta da Capitol Hill – non era una cosa serial, all right? – o Boot Hill, una collina capitale, da ogni lato d’osservazione, in ogni senso del pudore, soprattutto quello vietato: i manifestanti sembravano neri incazzati, invece erano tutti pallidini furenti, forse per questo sono riusciti a fare irruzione al Congresso – delle Streghe, dei rappresentanti door to door del Rimedio, degli Arrotini ambulanti? – degli stati sparpagliati in America.

Devo anche confessare una mia personale delusione: sarà stato il mio lato gay, ma i Village People alle cinque del mattino o durante scabrose telefonate su antiche linee telefoniche roventi, mi erano sempre piaciuti, tanto; oggi anche loro si sono convertiti all’odioso neo nazismo dell’Illinois – porci e ruffiani spiazzati – pare però che i click di approvazione sui loro social abbiano registrato un’impennata stratosferica.

Intanto, i cornuti, nel senso dell’elmo, padani, rosicano: al massimo dello splendore, invece della collina del disonore, sono riusciti a scalare un campanile, per tacere del ‘tanco’ in Piazza San Marco.

Alcuni bizzarri scienziati – non lo sono sempre, per tradizione secolare? – si sono messi in posa durante il rito di somministrazione dell’incantesimo apotropaico, per esclamare raggianti: Miracolo! Chi scrive loro i testi, sia più attento a non confondere argomenti temi rami, altrimenti la reputazione dei testimonial rischia di essere inficiata e soprattutto di perdere attrattività sui mercati. Le nozioni base, elementari come certe particelle.

Dopo l’avariante inglese (Houston – lo so è in Texas, ma non è colpa mia: abbiamo più di un problema), ora l’avariante sudafricana. Ingenuo più di sempre, mi ero fermato a quella degli Scacchi ritrovati: La variante di Luneburg di Paolo Maurensig. Calma, la variante è di Luneburg, ma il romanzo lo ha scritto il grande Maurensig.

Comunque, state sereni, a ogni avariante il suo proprio rimedio traumaturgico.

Il Mondo Prima era bello perché avariato, ma ora, caro Principe, se lo lasci dire, si esagera si trascende si tracima.

Macchinisti, fuochisti, ferrovieri, facchini, affini, collaterali, uomini di fatica!!! Attenti, nel Mondo Dopo, da certi treni, meglio scendere, a tempo in tempo per tempo. Le scorie erano itineranti errabonde ribelli, ma ora finalmente hanno trovato i loro 67 paradisi: 67 siti – dico SessantaSette! – uno più bello e funzionale dell’altro, con app incorporate per lo smaltimento idoneo e sicuro. Sicuro che sarà idoneo.

Chissà se il passaggio a livella funzionerà ancora.

Pre messe e vecchi discorsi, in assenza di merletti

Pagina dell’Alba, nuova di nuovi giorni.

L’Alba Alba mantiene le proprie promesse o è una promessa che poi dovremmo realizzare noi in persona?

Ancora: la pre messa dell’Alba, perché ogni vera Alba è in fondo una messa, cantata, esige passaggi riti impegni ineludibili, molto udibili, dai risvolti concretamente verificabili.

Premessa esaurita – andate in Pace – , ma non la pazienza, virtù dei forti; come diceva il mio Maestro, anche dei morti: impossibile trovare persone più posate dei defunti e, aggiungo con mente modesta, più inattaccabile e invincibile. Ormai, nell’Eternità e oltre.

Leggo con stupore e allibisco: la pandemia avrebbe reso uguali tutte le regioni del Mondo. ProsaicaMente, credevo che il mirabile risultato fosse stato raggiunto già con coca cola e macdonald’s, giusto per citare i marchi più famigerati – per tacere di nike, non di Samotracia, purtroppo, o simili – con colpo finale, risolutivo ‘grazie’ a ikea e amazon.

Proviamo, tanto/poco abbiamo da perdere da qui al 2050, a indossare paraocchi e tappi per le orecchie, forse solo così torneremo a percepire l’essenziale. Va bene, l’essenziale sarà invisibile agli occhi, ma non dovrebbe esserlo alle menti; accendiamole e ricarichiamole, giorno dopo giorno, all’Alba, come faremmo con tutti i nostri vitali devices elettronici.

A certi vecchi discorsi, sempre da fare anche se cambiano strada quando li cominci e li affronti, non chiedo più ciò che costituzionalmente non possono e non vogliono dare offrire regalare.

Seguo con curiosità e interesse il Guitto veneto – scrivo veneto e Guitto con stima incommensurabile – capace di destreggiarsi tra le Arti come un Petit sul filo teso tra le nuvole, capace, lui sì, di autentici discorsi di Capodanno, con molte premesse molti orizzonti, molte Albe che si schiudono in giorni luminosi e fecondi. Penso a Giordano Bruno, arso vivo con mordacchia, perché di Lui temevano – temiamo ancora di più oggi? – pensieri e parole, anche dal rogo in Campo de’ Fiori, penso al Grande Nolano con gratitudine e immensa vergogna, ci siamo nei secoli mostrati dimostrati indegni del Suo sacrificio.

Ovunque, casi bizzarri, talvolta umani, talvolta paranormali, singolari; come osserverebbe Groucho Marx, se sono singolari perché si scrivono al plurale?

Vago per stradine mai percorse, mi perdo in via Pomponio Amalteo: chi mai sarà stato costui? Forse, l’inventore dei pom pon o della malta?

I signori degli anellidi – grande rispetto per chi deambula sinuoso e convive da millenni con una pessima fama mediatica – ragionano e asseriscono, per perifrasi ipotetiche e con profluvio di condizionali: sono un sostenitore del congiuntivo, dei meditativi dubitativi, ma una reclame così incerta sull’efficacia degli ultra rimedi, inquieta; l’invasione degli ultra rimedi, sarà gentile o, considerando lo slang bellico, un’esportazione di salute/democrazia a suon/fischio di ‘bombe intelligenti’?

Alla fine, è sempre questione di clessidre, da girare e rigirare, volgere nel verso giusto, capovolgere al momento opportuno, sperando nella purezza della sabbia, bianca o dorata, fine o anche triviale, importante sappia giocare con le onde, gravitazionali.

In ogni caso, sapendo poco leggere e scrivere, capendo meno, vado via con sotto il braccio sinistro Tre camere a Manhattan e sotto quello destro il cartonato dell’Arcobaleno: precario eterno, ma almeno con due punti, malfermi, ma punti: chiave.

Inizi nuovi

Pagina del nuovo inizio, o neo incipit.

Nuovi inizi, indizi per costruire prove, tentativi, vagiti, forse conati, se sono cialde con gelato artigianale, meglio.

Nuovo anno, nuovo quaderno, parole nuove? Tre indizi ed ecco la prima prova. Le stesse parole, con rinnovato vigore, rinnovata fede nel loro potere, creativo e salvifico.

Pagine intonse intense immacolate, palinsesto o raschiamento delle antiche muffe, delle incrostazioni calcaree, delle sovrastrutture soffocanti.

Un nuovo quaderno non è mai una banalità, una marginalità, un dettaglio: è esso stesso una nuova vita, nuove possibilità per conoscersi, per conoscere un po’ di più il Mondo, attraverso le care rassicuranti portentose Parole.

Perfino la quarantena nuova sembra offrire nuovi spazi, nuove esplorazioni, nuove prospettive. I Saggi ci ammoniscono da secoli: non ci sarà il cambiamento auspicato auspicabile, se non cambieremo prima noi stessi, dentro di noi, cestinando una volta per sempre le risposte e le domande sbagliate, le false esigenze, i falsi idoli che ci rendono schiavi, senza nemmeno imporci un qualche regime.

Massa e potere, massa è potere o semplice accozzaglia acefala, ingovernabile o governabilissima, soggiogata aggiogata ipnotizzata attraverso parole rozze triviali belluine? Psicologia delle folle o folle davvero bisognose di psicologia per liberarsi da incubi terrificanti terrorizzanti terroristici?

Intanto, i tam tam nella giungla, mentre perfino Tarzan non urla più superato nei decibel da social urlatori d’accatto, diffondono la grande notizia: dopo l’invasione degli ultra rimedi a salato pagamento, il noto Bill Portespalancate, filantropo – soprattutto di sè stesso, la forma migliore di filantropia, ne converrete – occuperà librerie fisiche e virtuali con un suo libro, per dispensare ai comuni mortali, illuminati illuminanti consigli per scongiurare la catastrofe climatica e soprattutto continuare così ad aumentare i profitti, i suoi.

Forse non mi sono, non ci siamo spiegati spezzati spazzati, forse abbiamo scherzato; un incubo, una distopia – ah Amici miei, capire cosa sia – forse la cena del Veglionissimo ribelle e clandestino, rimasta sullo stomaco.

Nuovi inizi, quanto manca all’inizio del conto alla rovescia per il 2022?

Chi visse sperando (nel CapoDanno)

Pagina dell’Attesa, messianica.

Il povero 2021 non è nemmeno nato, eppure tanti troppi tutti lo attendono al varco, al valico con il suo corteo di Elefanti dopo il faticoso passaggio sul Brennero: già carico non solo di auspicati rimedi, ma di responsabilità e compiti supremi – i destini spesso sono inscritti nei nomi e nei DNA – scelto per sostituire destituire detronizzare depotenziaRe il suo predecessoRe; sperando rammenti da subito di non essere stato concepito bisestile, magari bisessuale, ma bisestile proprio no.

Nonna Erminia diceva – chi visse sperando, morì… cantando. Voglia di cantare saltami addosso, gorgheggia tu, che mi non posso, ostrega. Anche la Commedia non solo è finita, ma poco divina, confidiamo resista etilica, ché si sa l’alcol conserva e disinfetta.

Curiose coincidenze, ma se non balzi a bordo sono treni verso il nulla; la Congiura dell’Universo per renderci saggi trionferà, finalMente? Sono tutte fuck news, create ad arte senza regola dai soliti komplottisti del web: magari fossero Leoni almeno alla tastiera; o pastiera partenopea. Da quando anche lo storico Gambrinus di Piazza Plebiscito ha chiuso i battenti, il commissario Ricciardi demoralizzato ha smesso di vedere le anime dei Morti.

Come direbbe la Mia Amica Scrittrice (grazie Odette), la promessa dell’Alba è essa stessa alba? Chissà, non smettiamo di cercare le risposte e soprattutto non abdichiamo, non anneghiamo, magari in acque fetide, alle domande, quelle essenziali vitali giuste.

Alba livida, ma anche – senza prezzemolone veltroniano – lì vida, da qualche parte ai piedi della fioca luce dovrebbe esserci Vita, magari nuova, magari vera.

A Tutte e Tutti, buon balzo o sbalzo verso un futuro, qualunque, comunque: a scanso di equivoci, indossate il caschetto e allacciate le cinture, se sono sicure, meglio. In caso di guasto (Uasto?), anno comprato nuovo, guasto e/o difettoso, senza diritto di ReCesso, chi crede preghi (magari non San Gennaro, si è messo in aspettativa), tutti gli altri si abbandonino senza ritegno ai consueti riti apotropaici. Unica certezza, il canto di battaglia del leggendario Borgorosso Football Club: chi si estranea dalla lotta è un gran fijo de mihi ignota est.

– Ho visto la Luce, in fondo al tunnel (Tunnel of Love?)!

– Ma no, tonto (il fedele alleato nativo americano di Lone Ranger?), è solo il riflesso di una lampadina dentro una pozzanghera, sull’asfalto nero, lucido, almeno lui, causa pioggia.

Riascoltiamo Rain and Tears, nella duplice versione di Demis Roussos e della divina Dalida, senza Sansone, divenuto nel frattempo, dopo precoce calvizie, coiffeur delle Stelle;

se non sarà Luce, possa la Pioggia lavare via o confondere le lacrime.

p.s. Le coincidenze: ultimo giorno dell’anno, ultima pagina del Quadernaccio cartaceo, quello degli appunti pre brutta copia on line.

Cambiare il Mondo, un gioco da Ragazze/i

Pagina Bianca della Neve che finalmente è giunta, copiosa, fuori dalla Cornucopia, ma non fuori dalla logica naturale.

Meglio dedicarsi in questi giorni alla compilazione delle agende, appunti appuntamenti menti – materie grigie funzionanti – e nasi appuntiti.

Sostanze coadiuvanti pro Vita, tipo generose fette di panettone, quello delle (o alle?) Tre Marie, rinchiusi dentro stanze da cui lanciare un SOS al Mondo; vero anche il contrario.

In attesa di una svolta, per una volta ma che sia buona in attesa di Vita, vite inattese che viviamo a nostra insaputa, mentre sciocchi siamo impegnati a concertare – ignorando le note, senza essere Giorgio Moroder – grandi piani, non Fazioli, forse faziosi.

Giulio Andreotti ne era convinto, inutile lambiccarsi il cervelletto progettando grandi programmi, in politica sono impossibili da realizzare: ricurvo, ma a passo svelto, comandò per decenni molto più di un partito o di un Parlamento, preferendo un confortante rassicurante vivacchiare, anche perché ‘meglio tirare a campare che tirare le cuoia’; o la cinghia, aggiungerei come postilla critica.

Alla fine, la Vita logora chi ce l’ha e anche gli altri, logora Tutti e da Essa raramente si esce vivi, anche quando non è moderna come nella reclame del Cynar con il grande Calindri, Signor Ernesto.

Bello talvolta abbandonarsi alle rimembranze del circuito tennistico, quello ancora popolato da Donne e Uomini veri, con personalità definite e originali: Steffi Graf, che splendida atleta che corsa armoniosa che talento che gambe che testolina, ultima nella lista prima nella classifica, dei valori.

Sapevate che anche il Talento per esprimersi ha bisogno di respirare? Un gesto solo in apparenza naturale e congenito, invece si deve imparare la tecnica giusta, ci si deve esercitare con metodo e costanza, ci si deve affinare; respirare male, fa pensare male. Chi pensa male, commette peccato? Forse, di certo parlerà molto male.

L’acuto politologo Giorgio Galli, Uomo e Intellettuale solidaMente novecentesco, ci ha insegnato che non tutto il detto è sufficiente a capire quanto avviene; troppo spesso, anche non tutto di quanto avviene ci viene detto.

Caro Gino, qualcuno saturo di dpcm e telegiornali ha pensato bene di evadere dalla clausura domestica coatta – giusta o sbagliata che sia – per correre in autostrada a sorbire un caffé al primo autogrill, festeggiando, o per mangiare un succulento – de gustibus – panino al Mac, vero culmine della disperazione.

Certo, con speranza – nessuna parentela sospetta – non ci si riempie la panza, c’è chi si prodiga in beneficienza irsuta di peli con al seguito codazzo di fotoreporter e cameramen, mentre nel tran tran – tram tram vietatissimi – quotidiano le persone comuni tifano per l’arrivo di 2021 o succedanei, capaci di scacciare a pedate l’anno bisesto; Giove dispettoso però ha già deciso di scatenare a gennaio tormente di neve e temperature artiche – colpa come sempre nostra, rei di aver surriscaldato la stratosfera – ma si sa, il Padre degli dei vuole incentivare la nostra voglia di stanzialità domestica, vuole fornirci un portentoso aiuto gratuito per la conservazione del Rimedio miracoloso: forse salverà vite umane, ma pare molto cagionevole di suo; un cordiale per il rimedio?

Lo attendevamo con ansia, come un prelibato anti (anti, di sicuro) pasto al discorso al paese del Presidente della Repubblica: l’exploit mediatico del Cretinetti di turno è giunto più puntuale del cucù di un usignolo ligneo degli orologi elvetici da parete, sempre domestica, del Mondo Prima; come ci manca la Signora Franca Valeri, Lei sì avrebbe trovato le parole adatte, misurate per rimettere a posto un figuro capace di dire che Frà Morbius se ne frega della Costituzione scritta bene e per questo Tutti dovrebbero essere obbligati coercitivamente a sottoporsi all’incantesimo apotropaico taumaturgico.

Povera Costituzione, vilipesa e maltrattata, nonostante tutto continui a garantire anche ai cretinetti di riempirsi la bocca con colossali bischerate!

Il Mondo sarà salvato dagli Adolescenti, come hanno sempre annunciato gli Autori nipponici di manga e anime; lo so, repetita… iuventus, ossia gioventù. Giovane come Gitanjali Rao, Scienziata di 15 anni, che ha inventato il modo per separare il piombo dall’acqua e consentire a tutti di verificare se il liquido contenuto nel proprio acquedotto sia potabile o pericoloso, un procedimento complesso e geniale, “non come separare il petrolio dall’acqua, quello è semplice”. Con la stessa semplicità, con il suo incontenibile entusiasmo Gitanjali annuncia che il suo sogno, anzi progetto è cambiare – in meglio! – il Mondo, una questioncella non riservata ai secchioni, ma a chiunque abbia vera passione; “è meglio sognare in grande, nessuno può fermarci, se non noi stessi”.

A proposito di liquidi, il papà del Diavoletto – non della diavolina, per carità – il buon Cartesio era intimamente convinto che “la Scienza abbia come primo grande diritto quello del dubbio”; dedicato ai vari integralisti del momento storico contemporaneo.

Solo i cretinetti non sono mai assaliti dai dubbi.

Ne sei proprio convinto?

Non ho dubbi!

A proposito, prima di congedarci, farai il vaccino?

Oh, non saprei, non credo di essere all’altezza, ma ho sempre adorato le vacche.

Logos, logorato

Pagina Bianca del Purgatorio.

Avete presente il Sommo (sonno?) Dante, l’Alighieri – Noschese – in quel dipinto di Amos Nattini che lo ritrae nel Regno di Mezzo tra color e anche colori che son sospesi, nonostante piedi poggianti su lussuriosa erbetta? Purgatorio, certo, con un’atmosfera che sembrerebbe anticipare di secoli la New Age, l’Era dell’Acquario e quella dei Belli Capelli al Vento? Vale la pena, anzi la gioia visualizzare l’opera.

Pensare alle sigle robotiche, quelle dei Robottoni con le Anime, gli Anime dei Robot guerrieri e riflettere su quei testi, capaci di proporre ai Bambini concetti quali la simbiosi. Non la sim bio ché ormai con tutte le markettate ad minchiam sull’inesistente rivoluzione verde sarebbero capaci di spacciare – con quelle bocche e soprattutto teste, si vergognano di nulla – per bio compatibili, sostenibili, compostabili anche gli inquinantissimi componenti degli ‘smart fon’.

Tornando al Purgatorio o in Purgatorio, luogo intermedio per eccellenza un’eccellenza del nostro tempo, ambiente che agli antichi rammenta spontanee rimembranze di dolci euchessine e confetti falqui – bello scherzo per matrimoni fuori schema – basta la Parola. Quella data, quella tradita.

Inutile negare l’evidenza, gli inquilini devono purgarsi – purghe dei regimi, purghe calcistiche? – come passare le acque in moderni centri termali; del resto, meglio passare le acque – chiedete a Mosé, vero esperto – che essere tra passati per le armi.

Curioso questo prepotente ritorno in auge del Regno di Mezzo (no mafia capitale), Francesco, il Papa, lo ha cancellato dalla geografia religiosa, con una battuta di spirito – cos’altro? – eppure esso resiste, come un sempre verde, come le infinite repliche di Montalbano, Don Matteo, Al Bano. Meglio Albenga, speriamo nelle promesse dell’Alba, fresca e nuova.

Don Ugo, Ugo del Don, come i Cosacchi in Michele Strogoff, corriere dello Zar, accecato con lama rovente ma capace di vedere oltre il buio; Ugo il sacerdote, umano simpatico empatico, in questi giorni hai celebrato messe a volontà, nonostante il computer campanario che ha rimpiazzato gli arcaici cari sacrestani, abbia dato fuori di matto o matto di fuori, suonando le campane a tutte l’ore, tranne in quelle giuste.

Momento del quiz ereditiero, ereditario: qual è – rigorosaMente senza apostrofo – il dono più prezioso e potente che il Creatore ha consegnato ai suoi incerti bipedi? La Parola. Infatti, prima di tutto, prima di ogni cosa inanimata, prima di ogni essere vivente, c’era il Logos che squarciò il sipario delle tenebre. Nei millenni e ancora oggi, chi controlla le Parole detiene il vero potere sulle vite degli altri; ai comuni mortali solo miliardi di parole vuote prosciugate inutili.

Fratello Andrea, hai ragione, con questi temi forse sto uscendo dal ‘seminario’ ed è un vero peccato: lì esiste un parco meraviglioso, da misurare a passi lenti, solitari, pensosi.

La pandemia, un’opportunità? Forse, per i soliti famigerati, ma come dice quella ‘gran rompiballe’ di Greta è solo una tragedia, planetaria.

Il Logos, quello che non descrive la realtà, ma la plasma dall’immaginazione, quello capace di trasformare in sublime Poesia ogni dimensione, è logoro, brutalizzato dalla razza umana; parlare, senza mai scegliere né agire, resta il difetto più grande e letale della sedicente democrazia.

Invochiamo, edifichiamo qui e ora, per Tutti, la Giustizia climatica, il nuovo pilastro, il nuovo asse di rotazione del Mondo; o a breve anche la tappa intermedia diverrà purgativa, per espellerci definitivamente.

Vorrei carpire l’abilità di Dante, la canoscenza e la virtute delle Parole, la magia di rendere vero il Paradosso – il Paradiso del Linguaggio – Lontananza/Vicinanza: quando Beatrice ascende definitivamente nell’Impero della Luce, diventa Uno con il Poeta, dentro la sua anima. Oltre il bene, il male, oltre la finitudine corporea.

La perfezione dell’Amore, l’Amore perfetto, prima che anche il Logos si stanchi di noi.

Κύριε ἐλέησον

Pagina del Piffero di Natale, o del Natale del piffero.

Anche perché, certo lo avrete notato, mancano le zampogne, nelle vie desertiche dei centri urbani solo insopportabili musichette commerciali, per la corsa agli ultimi acquisti, degli Spettri. Non mancano, copiosi, gli zampognari fetecchia, zufolano tutti dentro il governicchio.

Natale in clausura, non è una pellicola griffata Vanzina Bros, nemmeno loro avevano osato tanto; la monaca di Monza, chissà.

La regola è chiara limpida categorica: affastellamento di regole condotte condutture comportamenti regolamenti (anche di condominio) protocolli in assenza di ossocolli colli ridotti all’osso scavezzacolli che sappiano come risolvere intricate situazioni; Rebelot generale, vige l’antico detto: accumulo di regole, zero regole. In questo, classico Natale all’italopiteca.

Un effetto forse voluto, forse concesso con molta fantozziana umanità, per non traumatizzarci troppo. Siamo tutta una zona, rossa, ma il virus, con signorilità antica, non frequenta le contrade bottegaie; qualche mala lingua, non si astengono nemmeno in questo periodo, insinua vocifera mormora – una calunnia, brutta e malvagia – che Mr Covid sia tirchio, preferisca galleggiare in solitudine, fare il morto a galla, in attesa di vittime del fashion, in saldo.

E’ certo ormai che Gesù non sia nato il 25 dicembre, però in compenso abbiamo l’orario preciso del parto della Beata Vergine: mezzanotte. Lui ironico non si offenderà, né formalizzerà se faremo rilevare che la fascia oraria prescelta è la medesima cara alle Streghe ai Vampiri ai Licantropi, perfino agli Zombies, almeno quelli non costretti a vagare per lavoro in orari antelucani, sicuraMente non quelli che si trascinano in giro all’alba, manco fossero viventi un po’ smorti (vedi cosa accade a non bere almeno un caffé?).

Come faccio a essere così sicuro sull’ora dell’evento – pardon – dell’Avvento? Me lo ha confidato rivelato spifferato un alto prelato (altro pelato?), personaggio molto informato sui fatti, prelato alto, ma anche fosse stato basso, sarebbe rimasto informato edotto introdotto, nelle sfere superiori.

Amico mio, non attendere il V Day – una reunion ante litteram dei nostalgici del vaffa day? siamo già alle repliche? – anche perché puoi immaginare l’assembramento: fai subito il pieno di vaccini alla Vax Station e andrai lontano, o, come prevedono gli esperti, almeno fino al Natale, 2021. In attesa della Variante di Panico (grazie Massimo Gramellini), già virulento, anche se rapidissimo, Covid 19 – 4.0, one step beyond.

Kyrie eleison, risana presto le nostre Broken Wings e se ti avanzasse un Miracolone, anche le nostre finanze; altro che piani ecosostenibili trentennali, che fanno rimpiangere quelli quinquennali della fu URSS; senza osare l’inosabile, senza immaginare l’impossibile, senza trasformare la realtà nei nostri sogni più audaci, non ci salveremo.

Siamo interconnessi (troppo o troppo poco?), siamo integrati, anche apocalittici certo, ma ai cicli della Natura, nonostante il nostro rozzo inurbamento poco urbano molto belluino, nonostante la follia ipertecnologica ci abbia resi più ciechi, più schiavi degli schiavi del Faraone.

Kyrie eleison e buon balzo in questo mondo rabberciato, sii benevolo e comprensivo, perché ancora non abbiamo capito che, per edificare un Nuovo Mondo, il mantra e le parole chiave non dovranno essere mai più:

rassegnazione e consuetudine.

RottAmiamoci

Pagina delle Attività, produttive ma sarebbe meglio fossero ri produttive.

A numero chiuso, ma il sapere è libero per Natura, libera la sua diffusione circolazione deambulazione condivisione. Ibridarsi ibernarsi pasticciare, meticciare dialogare confrontarsi comparare, contaminarsi – oops, inopportuno al momento? – con compari di merendine, di viaggio, anche di sistema, ma solare.

Nei nuovi café chantant – cantiamo di nuovo che forse ci passa – solo seduti, mediaticamente sedati, tres charmant, le sottosegretarie, alla Salute (qualcuno ha starnutito? ok, panico!), garantiscono: nel 2021, o giù di lì, anche costaggiù, di là, pompieri di Viggiù permettendo, il paese sarà in sicurezza; quale sicurezza, da chi o da cosa, soprattutto quale paese non è dato disponibile, ma calcolabile attraverso una complicata equazione quantistica, a variabili mutevoli, equazioni equatoriali, meglio un salto, quantistico, quantico con il Cantico da recitare a memoria, cantando sempre a squarciagola.

Anche 2021 è ingannevole: una data, un orario, cifre assemblate – sottolineo: assemblate – in apparenza a caso?

Siamo tutti nell’era EOL, End Of Life, obsolescenza programmata ragazzi, ma anche questa presunta novità è una bufala, andata a male, una farloccata senza Harlock, purtroppo: siamo, in quanto noi, cioè i bipedi originariamente africani, tutti nati con stampigliata nell’elica doppia, ma sincera, del dna, la data, questa sì chiara inappellabile incontrovertibile, di scadenza; quindi, ove risiederebbe l’elemento di cambiamento, lo scandalo?

Il Grande Cambiamento è già avvenuto, per mano nostra, nostra longa manus, Nostramanus, la bieca rapinatrice: la versione peggiore del Mondo, eppure ancora non ci basta, non capiamo, non vogliamo accettare che nell’esistenza la cretinata markettara no limits è solo chiacchiera e reclame: dovrebbe invece diventare imperativo categorico di ognuno, stabilire a priori il proprio limite da non oltrepassare, la propria regola aurea da non infrangere, per non distruggere le nostre vite, quelle di chi condivide con noi il passo, la Vita stessa sul Pianeta.

C’è il Natale anomalo o animale 2020: la saturazione dell’aria non da ossigeno, da inquinanti, è fuori controllo, ma guai a bloccare traffico a motore o aziende criminali, perché il pil – tra l’altro rimasto sempre costantemente a spasso senza mascherina – porello, ha patito troppo in questo ventennio sinistro, quindi, come già alcuni gaglioffetti di quartiere hanno esclamato, meglio qualche decesso (trattato sulla cloaca massima?) che arrestare ancora una volta in diretta e con tintinnar di manette il mercato globale; ormai bonsai, però globale tiranno padrone; il liberismo è nudo, un Piccolo Principe dovrebbe svegliarci dall’incantesimo.

Ormai, anche il mercato dei rimedi e delle pandemie è saturo, satollo atollo, esploso; ogni prodotto è così obsolescente impudente marcescente: non fai in tempo ad acquistarlo che ti ritrovi smartphone e tablet invasi da mail ricattatorie, per costringerti a scaricare l’upgrade al livello seguente, o sarai bollato bollito sbolognato come paria della società.

Hey Lorna, un programma politico finalmente ad ampio respiro e larga visione, firmato dell’intellettuale vignettista Bucchi: è urgente rendere le macchine autonome, prima della scomparsa dell’uomo.

Anti anti vigilia, o Bora Bora, o bora o Barcolana:

ci salverà davvero il grande grande grande piano pandemico Marshall (faccio forse commistione con il West?), quello aggiornato con il copia e incolla: piano senza forte del 2020? Acqua, in attesa dell’Aquarius. Forse il falso piano del 2006 che poi era stato ricalcato con carta carbone da un ciclostile carbonaro del 1984? Fuochino focherello birbantello.

Il vero piano anti pandemico, quello del 1848, contenuto nel caro vecchio Statuto, Albertino (il Re, non il dj).

Nel caso, andrà bene anche il codice di Khammurabi – leggerlo, una vera Babilonia – o per i più disperati, Da Vinci/Dan Brown.

O si trattava del codex Kammamuri? Misteri, della giungla umana.

Klaus in The Sky

Pagina Bianca della Neve, che non c’è; ma i mutamenti climatici non esistono e poi abbiamo altri negazionismi di cui occuparci.

Abbiamo scoperto tutti i segreti del miracoloso rimedio taumaturgico, così segreti che dietro cospicuo opportuno compenso, li riveleremo in via esclusiva a tutti coloro che ci pagheranno: con un leggero contributo aggiuntivo, in omaggio l’ampolla fescion – anch’essa esclusiva, disegnata dall’Influenzata di turno – per conservare l’ambito elisir, di lunga Vita.

La vita si allunga con modi e metodi poco ortodossi e se non li trovi nei dossi dell’orto, forse non sono stati approvati da Madre Natura; campare 100 anni non è più un vago miraggio, anche senza bere birra spumeggiante – meditate Gente, meditate – ma la salute resta la più importante; come dicevano i saggi proverbi o i proverbi dei Saggi, basta la Salute… Avercela, Signora mia.

Peccato che i frigoriferi necessari alla conservazione del Rimedio scarseggino o siano di scarsa qualità: sarebbero tornati buoni anche per la conservazione delle salme, nell’ipotesi remota che gli esperimenti all’interno del gabinetto dei Dottori Caligari&Jekyll, nuovi probiviri del CTS, sortissero effetti negativi e/o fallimentari; salme che resterebbero in attesa dello Sci-a-Mano – senza neve, sarebbe andata bene anche quella come metodo conservativo, soprattutto per la Pozione gallica da somministrare alle vecchie generazioni – capace di rigenerare Tutti, a partire dai Cervelli in Fuga; il blockbuster di Natale più scaricato on line, quello più gettonato (dovrei scrivere ‘laikato’) del Mondo. Confidando nel ricongiungimento familiare tra Andromeda e la Via Lattea, tra soli 5 miliardi di anni, ma si sa, la Pazienza è virtù teologale regale regalo da impacchettare per l’intera Umanità.

Pedanteria analitica imporrebbe di denunciare anche la mancanza degli a-Detti – non digitiamo parole arCane; no, certo, arCane nun je scrivo mai, più vero er contrario – ne servirebbero circa 15.000, senza pignoleria, senza pigne in testa e purtroppo anche con penuria di pinoli; chiedo, senza polemica: perché non assumere finalmente i Cyborg della Asimov Generation, ne hanno viste di tutti i colori, compresi quelli delle 20 Regioni e poi, dai tempi gloriosi di Blade Runner, hanno smesso di sognare Pecore Elettriche. Oggi meriterebbero l’agognato contratto a tempo illimitato, con precedenza in graduatoria ai Punk Cyborg e a quelli che negli anni ’80 dell’archeologico 1900 cantarono insieme a Nico Fidenco.

Anche Erminio ‘Pepe’ è uscito dal gruppo, ma la corsa dei Dik Dik Madoqua nelle vaste praterie africane non si estingue, la memoria resta, così come i Viaggi dei Poeti, infiniti per definizione e propensione.

Mono tono, mono audio, mono tematico, speriamo mai Monastario nemico giurato di Zorro, ma il tema del giorno, anzi del mese rimane il Natale: urlare può riscattare l’anima dal torpore, ma l’urlo deve essere come quello di Tarzan delle Scimmie, in caso contrario, non funziona.

Non lamentiamoci degli attentati alle libertà umane e costituzionali, il governicchio, per tenerci allegri e fiduciosi, ci ha inventato i Giorni Colorati.

Oh, per rendere davvero psichedelico l’alieno Natale 2020, più che dosi di rimedio, sarebbero indicatissime dosi di LSD, magari consegnate al Popolo in modo capillare dai Droni Renna.

Santa Klaus in The Sky, with Diamonds.

p.s. Esagerando: colonna sonora La Canzone delle Giostre, I was made for lovin’ You, tanto se dobbiamo restare mascherati anche in casa, meglio farlo alla grande. KISS

Atomica, Rossa

Pagina Rossa, di vergogna o voglia di Natale (-7, per pignoleria).

Rossa com’era la Passione o il Peccato docg denominazione di origine controllata e garantita, rossa, come i conti in passivo del paese che mai si decide a fare i conti: con la propria coscienza, di solito, sporca.

Italia in rosso, così, se il Babbo nordico arriverà, almeno cromaticamente non ravviserà mutazioni. Zona rossa, lanterne rosse, rosse case chiuse; blindate isolate, ermeticaMente (e se lo scrivo io).

Comunque, possiamo stare tranquilli, ci hanno garantito non solo che il governicchio non cadrà – non era già stremato? – ma, addirittura, pensa; il governetto pensa, finalmente una notizia da prima pagina, antiche nove colonne: quali siano i frutti di tutte queste elucubrazioni circonvoluzioni evoluzioni circensi, non è dato sapere. Del resto, siamo o non siamo la Penisola, isole comprese, dei misteri irrisolti?

Sanzioni ai cattivi, una pura formalità: non siate ingenui, mentre noi ci dilaniamo con dotte dissertazioni da buonisti, tutti gli altri ci superano in curva – tipo Il Sorpasso, compreso l’epilogo – e realizzano incassi da ‘la capagira’, continuando a intrallazzare, a vendere armi, a sversare rifiuti tossici sotto i piedi dei poveracci: tanto, tra morire di fame o di libero mercato, meglio se, nel frattempo, i soliti noti, anzi famigerati, non più sospetti, ma rei con fessi, si arricchiscono ancora un po’.

Pagina della Dama Rossa di Fausto Coppi, scandalo nelle quiete vite degli italiani, tutti casa (sempre chiusa, meglio rammentarlo) e chiesa (…) del Mondo Prima, cittadini pii, come da pollaio del fu Principe di Metternich; ora che metto meglio a fuoco i colori, la Dama di Coppi era Bianca. Comunque, con una dose minima, assai economica, di chinino di china di coca cola, avrebbero potuto e dovuto salvare il Campionissimo.

Rossa Enciclopedia, quella che tenta di contenere comprimere comprendere l’intero Alfabeto Simenon; letteratura alimentare enorme variegata onni gustosa, centinaia di romanzi e racconti, di tutti i generi, generosi con i lettori, mentre lo Scrittore nella teca di vetro sul tetto del Rosso Mulino delle Tentazioni – si può ancora scrivere: che gambe, quelle Ballerine? – solo con i suoi occhiali, la sua pipa, la sua macchina per e/o da scrivere, osserva con sguardo ironico e disincantato il mondo, con spirito da entomologo socio antropologico; fuori dall’antro, dentro la Vita.

Rosso di sera, rosso infuocato, arancia rossa siracusana, bel tempo Kalimera, salentina ellenica. Buongiorno o Bella Contrada, si spera, anche se, come da atavica lezione, la Dea Speme non rappresenta il massimo dell’affidabilità e spesso fugge.

Rossa Rossana, cugina splendida e tentatrice, a Tua insaputa, sei dolce bella croccante come una caramella dall’elegante confezione; al fin della licenza, la punta del mio naso – che mi precede e preannuncia – per un Tuo bacio, giuro che non apostroferò più alcuno, nemmeno a fil di penna.

Gli Uomini Rossi erano davvero liberi, una nazione aspra ma con regole giuste, beati territori di caccia, nei Cieli, ma per vivere in pace santa, finalmente.

A proposito, lo sapevate che Emilio, Conte di Roccabruna, signore di Ventimiglia e di Valpenta, aveva un fratello che si faceva chiamare Corsaro Rosso?

Cappuccetti Rossi – non quelli spregevoli dell’Alabama – quelli alternativi, del meraviglioso Cous Cous Clan, rosso ClanDestino, giusto per rammentare a noi stessi che non esistono esseri umani illegali.

Tutto è relativo, anche il Rosso. ReAttivo, meglio un monarca impegnato di un ReAttore, ché poi non si sa mai come finiscano certe recite e soprattutto certe scorie.

Da ragazzino sognavo l’Atomica – non quella del film di Kubrik e del Dottor Stranamore – l’Unica Vera Irresistibile Gilda (non nel senso delle Arti e dei Mestieri, o forse anche): Rita Hayworth, la Latina Regina di Hollywood.

Just around the corner, Remember the promise You made: a mezzanotte va la Ronda del Piacere – più o meno dannunziano – a mezzanotte sai che io ti penserò.

Ah no, quella girovagava nel Mondo Prima, oggi serpeggia quella dei vigilantes anti assembramento, anti fughe dagli Alcatraz regionali.

Allarme: rosso, va da sé. Occhio ai vecchi trucchetti di Madre Natura.

Torna, Atomica, torna e coroneremo il sogno di vivere, insieme, nel Giorno Dopo:

ballando il Flamenco, mangiando fragole non più rosse, bionde.

Sweet Dreams, Annie

Pagina Bianca della nuova società del rischio.

Risiko? No grazie, giochino lemma termine ormai svalutato, causa improprio uso mediatico, di solito ad minchiam, con tante scuse al sacro totem della Fertilità.

Società dei magnaccioni, società dei magnaccia, società del rischio – Rischiatutto, signora Longari – o società a rischio per decesso dei neuroni? Mai tanti neuroni caduti al fronte dal lontano… non saprei indicare una data certa, incerta, casuale, affidiamoci all’aglioritmo, forse almeno potrà scongiurare l’invasione dei vampiri, assetati di materia grigia, già schierati alle porte delle città; auspicando che non sia qualche borgomastro in crisi d’astinenza da sondaggi positivi a consegnare loro le chiavi, in pompa magna, senza illusioni allusioni vietate.

Società liquida – talvolta, gassosa – se tutto e tutti scorrono, soprattutto via, anche questa beata società, morbosa ammorbante zeppa di morbi – vacanze di Natale 2020 all’insegna del ‘morbi e fuggi’ – (fondata e affondata a mia insaputa e senza il mio nome) presto scivolerà nelle tubature dei lavelli, sarà sgorgata da qualche nerboruto mastro mostro lindo, Lindo Ferretti però, e finirà nei 7 Mari, inquinandoli ancora di più.

Sweet Dreams, mia cara diva Annie; l’Euritmia è una filosofia, una scienza, un’arte, tutto questo insieme, inscindibilMente? Società dei 5 sensi? Magari. Ne cerchiamo una iper super sensoriale o extrasensoriale perché non sappiamo vivere in questa? I sogni ci usano per loro diletto o nel letto notturno li maltrattiamo? Chi sono io, marinaio e gentiluomo di vaga fortuna e soprattutto d’acqua dolce, per essere in disaccordo con la materia di cui sono fatti i sogni?

Tutti sembrano alla ricerca di qualcosa, ma servirebbe Maigret per capire cosa, tra un calvados e una nuvola di pensieri dalla sua pipa.

Il proverbiale scemo del villaggio globale invece di raccontare fanfaronate agli amichetti all’osteria – forse era già chiusa per coprifuoco – come eruzione vulcanica, incontenibile, ha sparato la sua opinione: in nome della superiorità dell’economia, apriamo tutto, se qualcuno morirà, pazienza. Il famigerato mercato, quello che non si auto regola mai; il fenomeno in questione per legge del contrabbasso dovrebbe essere costretto a emigrare in Uganda, per guardare negli occhi i bambini e i genitori di quel paese, per constatare di persona gli effetti del suo mercato, al netto del coronavirus.

Come direbbero nell’Urbe: tanti cari auguri e se entro il 25 non ci vedremo più, speriamo sia per colpa tua.

I balconi e le terrazze italici avevano sentenziato, tra un canto e una preghiera – a proposito, anche San Gennaro s’è stufato e senza ristoro non concede più miracoli – che ne saremmo usciti migliori;

certo, non sarebbe stata un’impresa fatica conquista erculea, al momento, in bilico tra un sereno Natale, blindato e una minaccia da terzo tsunami virale, angosciati interroghiamo Margherita, o anche volentieri il Suo Maestro, Cocciante:

ne usciremo?

Magari per tornare a colorare i muri, raccogliere nuovi fiori.

Lazzaroni di latta, Salvatrici inconsapevoli

Pagina del Re Lazzarone, forse un tantinello criminale, ma in fondo nel fondo chi non lo è, in dosi variabili.

Non sarete prevenuti nei suoi confronti? Non vorrete discriminarlo solo perché è un povero Borbone?

Luce e Tenebra, sempre un ottimo tema, dagli albori dell’Umanità; testimoni e annunciatori di Luce, tessitori e portatori di Tenebra, cuori di tenebra, meglio non essere schizzinosi, visto il periodo; o tenebra o mores.

Voci nel Deserto: sono io, l’Eremita pazzo, o il Cavallo senza Nome?

Lazzarone, dicevamo: giovane discolo – discobolo di Mirò o Mirone? – scavezzacollo, qualunque cosa significhi; bande di lazzaroni, bulli ante litteram, o golosi biscotti del Mondo Prima, conservati in meravigliose scatole di latta. Biscotti da latte, da semplice sgranocchio, scottati due volte, come duplice è l’imperiosa scampanellata del Postino o del Cavallo di Troia.

Amico, credimi, attenua le amarezze della vita con un assaggio di amaretti, di Saronno, recapitati da un bastimento a vapore, ché anche Mickey Mouse cominciò come capitano di battello fluviale a vapore.

Vapore è il nuovo tag del secolo, fidati. Steam, so trendy!

La giovane Rachele salva uno sconosciuto, gettandosi senza esitazione sui binari mentre sopraggiunge un treno, poi con semplicità dice sottovoce: – Siamo persone, chiunque avrebbe fatto lo stesso.

Non credo, cara Rachele, ma è commovente pensare che Tu ne sia convinta, è commovente pensare al Tuo gesto d’Altruismo con il quale hai fornito nuova Luce, nuovo Valore alla parola Umanità; non hai salvato la vita di un Uomo, hai salvato e riscattato l’intero consesso umano. Sia lieve la Tua convalescenza, gioioso il Tuo Natale.

A proposito, forse nel Mondo Dopo, anno I, non leggeremo e canteremo sotto il vischio il Canto del vecchio, intramontabile Dickens, ma Tu, Rachele, ci hai donato una pagina nuova, un nuovo racconto degno di celebrazioni, degno di essere tramandato.

Se il Guru è un Maestro – di sanscrito (scritto?), ennesima lingua salmistrata, morta di fatto? – i discepoli, cribbio, dove si sono imbucati? Il mio banco, a rotelle, per un manipolo di discepoli.

Tutto è perduto, per primo il tanto chiacchierato onore e non credo sia possibile ritrovarlo al deposito oggetti smarriti all’arsenale di Venezia. Onore con onere della prova; legioni disperse, in rotta a rotta di collo, da quando l’occidente, quella cosa autoproclamata superiore, assegna medaglie d’oro a dittatori sanguinari, intrattiene amichevoli rapporti con famigerati criminali internazionali: ci saranno motivazioni, certo buone, ottime, recondite; condite molto condite di affarucci sporchi, unti, maleolenti di armi, gas, petrolio. Ammazza che novità, ammazza che progresso; peggio, il progresso che ammazza.

L’ex guru dell’economia, ormai più gulasch che guru, lo dice senza tema del ridicolo: l’Europa moribonda è capofila e modello della svolta ambientale che ha investito tutto il mondo. Lo dice Lui, non io. Svolta a destra, attenti a non finire di sotto dopo le colonne, in testa a Ercole – fumantino più di pria, o di Priamo, vedete voi – con queste terre così appiattite dalla stupidità, virale. Al punto, dopo il punto, di lodare le lordanti multinazionali dell’energia che avrebbero, a propria insaputa e in silenzio, ridotto moltissimo le emissioni di inquinanti. Troppo in silenzio, considerato che nessuno dei dirigenti apicali lo sa, troppo in silenzio per gente così discreta, abituata a varare una campagna mediatica globale per annunciare al popolo perfino il quotidiano, doveroso, auspicabile ricambio della biancheria, intima.

Meno male che Klaus c’è, magari non proprio Santa, ma Kinski. Aguirre che annuncia il furore di Dio, dopo i giorni del dolore saranno dolori con quelli dell’ira, perché stavolta ci aveva ordinato di mangiare a quattro palmenti, più e meglio della coppia istrionica Gargantua e Pantagruel, dall’Albero (sempre non sia stato abbattuto, nel frattempo) della Conoscenza, non per essere assunti, ma noi tetragoni cospirazionisti, niente, fedeli alla linea, la nostra: – eh no, esimio illustrissimo Padre supremo, ci hai buggerati già l’altra volta…

Ci resta Kinski, chissà che con Nosferatu Principe della Notte, non ci dica cu… ehm, non ci dica bene, o vagamente meglio: dal 2021.

Come fu che conobbi Rossi Rossi Rossi, in arte Pablito

Durante un controllo di routine, gli uomini dell’Arma restano stupiti, leggendo sulla patente di guida le generalità dell’autista fermato:

– Paolo Rossi? Ah, Lei è il fratello?

Basterebbe citare la battuta del frizzante Attore monfalconese, omonimo del Hombre del Partido, per capire quanto questo ragazzo, questo uomo dallo sguardo limpido, dal sorriso e dai modi gentili, sia entrato nella nostra coscienza collettiva, nella nostra identità popolare.

PaoloRossi lo rammento, bene. Pura gioia, lampi di luce e di calore, di un Azzurro così intenso che mai più si sarebbero ripetuti uguali.

Luglio 1982, un’Estate un Mondo fa e non c’erano che loro, i Ragazzi del Vecio Bearzot e un paese che all’improvviso riscoprì la voglia, la fame atavica di gioia, comune, spontanea, senza più odj, senza più paura di avere paura o vergogna di ballare, cantare, urlare, di essere semplicemente felici.

Felici di essere vivi, di ritrovarsi madidi scomposti abbracciati a degli sconosciuti, cui però le emozioni e l’empatia di quell’istante immenso avevano davvero magicamente attribuito la patente umana di fratellanza.

Ero un bambino di 12 anni, ingenuo e ricettivo, ansioso di scoprire, di fare parte di questa festa ampia, incredibile, mai vista: non una celebrazione come Natale e Pasqua, non un dì di festa, come l’ultimo di Carnevale o il compleanno, un fatto molto più grande, difficile da descrivere, eppure bellissimo, unico.

Vestito solo con dei pantaloncini rossi da spiaggia, una maglietta bianca balneare e sulle spalle un sacchetto verde, in plastica, di quelli della spesa nei supermercati delle località di mare: quella era la bandiera, infantile, dell’epoca, quella era la ‘divisa’ di riconoscimento e affermazione: esisto anch’io, sono un bambino italiano e sono fratello di quei ragazzi là in Spagna, sì proprio quelli, i figli di Papà Enzo, friulano come me, mia Mamma, mio Nonno.

Il calcio o giuoco del pallone faceva parte del mistero della vita, una di quelle questioni, anche un pizzico crudeli, in quanto afferenti agli enigmi adulti, per un ragazzino che ancora tutto doveva vedere attraverso i suoi piccoli occhi curiosi, ancora tanto, troppo doveva imparare e comprendere, se possibile.

I maschi di famiglia, il Papà e lo Zio materno, materno per parentela e vocazione, erano sicuri appassionati, ne parlavano, ne discutevano con foga, seguivano le partite domenicali e le vicende connesse, anche ‘l’eroico’ ciclismo e l’atletica leggendaria facevano parte del novero degli interessi sportivi; per me bambino, il calcio era solo Sandro Mazzola, “il figliuolo del grande, povero, indimenticabile Valentino”, con i suoi baffetti che lo rendevano simpatico, perché identificabile e con la fantasia assimilabile a Zorro e D’Artagnan.

Fu però durante quella febbre azzurra collettiva, durante quella pandemia nazionale di patriottismo, in senso buono nobile e senza militarismi o violenza, che il virus calcistico si inoculò nel subconscio, nell’organismo impreparato del dodicenne che fui.

C’era questo PaoloRossi, di cui in giro, per le strade, a passeggio, durante le spese quotidiane, in edicola, in spiaggia, parlavano tutti, anche le Nonne, anche i vucumprà che puntuali ogni anno tornavano dal Marocco con nuove mercanzie e nuovi figli e raccontavano le loro storie e giocavano con noi a pallone durante tramonti commoventi; sospetto che perfino gli animali domestici sapessero dell’esistenza di PaoloRossi;

PaoloRossi era nei pensieri e nei concitati discorsi del mondo intero del me dodicenne.

“Non è più lui, è stanco, è fuori forma, non si è psicologicamente ripreso dalla squalifica, con lui la Nazionale gioca in dieci…”

– mi chiedevo cosa tutto questo volesse significare.

Fu durante un solitario – chissà dov’erano finite la Nonna e le Prozie – incandescente meriggio televisivo, sdraiato a pancia in giù sul tavolo del tinello balneare, cercando in modo poco ortodosso e assai improbabile frescura e ossigeno puro, che conobbi il misterioso PaoloRossi;

non una folgorazione, ma l’inizio di un amore, quello vero, quello che si espande nei capillari con dosata, inesorabile lentezza e poi occupa l’intera persona, senza possibilità di reazione, di opposizione.

PaoloRossi quel giorno mi colpì perché, certo più grande di me, aveva uno sguardo da bambino buono e sincero, anche se vagamente triste o preoccupato per qualche ragione, che per istinto, lo rese affine, degno di diventare mio Amico, quasi un altro mio fratello, dopo Andrea, naturalmente.

Cominciai a osservare la partita, focalizzando l’attenzione su questo magrolino pallido, con il numero 20 stampato sulla maglietta azzurra, su spalle che sembravano troppo fragili per sostenere tutto quel Cielo, tanto che avevo la sensazione che da un momento all’altro potesse accasciarsi sull’erba del campo. Volevo verificare se tutte le parole, spesso cattive al limite della crudeltà che avevo ascoltato in quei giorni sul suo conto, fossero vere, avessero un riscontro nella realtà, anche se all’epoca i confini tra Reale Fantasia Sogno Immaginazione non erano mica così marcati, anzi.

Il realismo magico dei Fanciullini.

Era difficile individuarlo, sui teleschermi antichi, chissà se per oggettivi limiti dell’elettrodomestico, ancora in fase rudimentale, o per merito suo, di PaoloRossi, per qualche sua dote magica; scompariva, riappariva, poi quando c’era lui e tra i piedi o nelle vicinanze si materializzava anche quello strano oggetto sferico, con il nome di una danza argentina, si trasformava in una saetta, in una mangusta, tipo Rikki Tikki Tavi, quella della leggenda, veloce intelligente, così coraggiosa da affrontare e sconfiggere il terribile Cobra.

Pensai non fosse giusto, né corretto che durante la partita contro l’Argentina, si utilizzasse un pallone chiamato Tango che, nella mia testa, avrebbe certo favorito i sudamericani; ma PaoloRossi quel pomeriggio, caldissimo solitario travolgente, come solo una prova d’iniziazione può essere, non sembrava accusare né i sortilegi della sfera, né tutte le maldicenze delle settimane passate.

Era un ragazzo con l’argento vivo sulla pelle, agile, veloce; ogni suo movimento era sorprendente e sembrava creare scompiglio tra le fila degli avversari; non firmò nessuno dei due punti, realizzati dai suoi due amici Marco e Antonio, ma la sua presenza a me sembrò determinante, fondamentale, decisiva. Le sue improvvise corse in diagonale moltiplicavano i sentieri per i suoi compagni.

Centravanti era poi un’altra parola oscura, al pari della frase “meno male che abbiamo vinto, ma se un centravanti non segna mai… Con il Brasile, saranno dolori”.

Arrivò il fatidico appuntamento con la Storia delle Storie, con la Partita, la più esaltante e drammatica di sempre; io stavo giocando e nuotando nella piscina del residence, quando all’improvviso comparve mia madre, bionda giovane meravigliosa; concitata mi disse: “Esci, presto. Hanno già fatto goal!”.

Contrariato per il ritardo di quella chiamata, nonostante i precisi accordi e le istruzioni stabilite in precedenza, uscii in fretta dall’acqua troppo carica di cloro, imbronciato, anche perché temevo che il popolo dei Carioca avesse già dato il via all’irresistibile samba che pareva praticassero in ogni istante della loro vita, anche durante il sonno notturno.

Invece, mi trovai al cospetto di un’immagine nuova, la riproposizione di un fatto inaspettato e inusitato che era accaduto lì, o meglio allo stadio Sarrià di Barcellona, solo pochi istanti prima: quel ragazzo, PaoloRossi, correva da solo verso un imprecisato spicchio del campo, con le braccia al Cielo; questa volta aveva stampato in volto uno dei sorrisi più gioiosi e puri che mi sia poi mai capitato d’incontrare lungo il mio tragitto esistenziale.

Per la prima volta in quei torridi giorni, vidi il suo impareggiabile sorriso, non fu l’ultima;

lì cedetti definitivamente al sentimento, PaoloRossi era proprio mio Amico: guai a coloro che avessero di nuovo osato insultarlo.

Per gratitudine, come fosse un piccolo omaggio, dopo il 5 luglio 1982, inconsciamente decisi che, se per ventura, mi fosse capitato di giocare a calcio in una qualche squadra, avrei scelto, come numero di maglia, sempre e solo il fatidico 20.

Come ha scritto, in un mirabile pezzo, Emanuela Audisio:

Paolo, il ragazzo che senza strada d’asfalto, desiderava andare sulla Luna, ce l’ha regalata e con semplicità non ci hai mai chiesto qualcosa in cambio, o rinfacciato il dono.

Paolo Rossi, toscano di Prato, vicentino d’adozione, è come il Domani, un arco di Cielo Azzurro – quello di Paolo Conte – con bianche nuvole a formare il 20.

Il Domani, si sa, non muore, mai, come i Ragazzi e i Centravanti del Futuro.

Grazie Pablito: ahora y siempre, el Hombre del Partido.

’68

Pagina Bianca per rianimare richiamare riesumare il 1968.

Gentile coEvo ambientalista albionico, sarà mai davvero esistito? Un 68 nuovo di zecca, nuovi fermenti socio culturali antropologici, nuove fermentazioni, rivoluzioni umanitarie e non solo piroette ammaestrate su sé stessi.

Anche il 69 sarebbe gradito, non formalizziamoci sui numeri, sugli schemi, sulle formule ché anche quelle matematiche sono relative, geometrie esistenziali, variabili, aVarabiali, euclidee o meno.

Che Guevara de noantri, manifesti nelle tasche del fu eskimo, tra le labbra, cubani pestilenziali sempre smozzicati, con tutto il rispetto per Cuba, formidabili quegli anni, senza smentita incorporata:

– tanto i temi dei liceali li leggo a metà, a mia descrizione, la mazzetta dei quotidiani la leggo al bar (rassegna stampa proletaria, come esami universitari e spesa quotidiana alimentare) il resto è brutta copia e poi acqua sotto i pontili e gramigna nei fossati, sperando nel buon senso degli Alligatori; il sub comandante infausto era pronto prontissimo ‘pronterrimo’ alla partenza, in missione per combattere al fianco dei Campesinos, poi ha subito un grave infortunio, quel granello che inceppa i meccanismi della Storia e dell’evoluzione: ha scoperto all’improvviso che gli garbano assai la coca, cola, anche perché è dura sostenere la guerriglia zapatista in Chiapas, adora il Kashmir quello da indossare e non saprebbe rinunciare agli omaggi e al buffet gratuito, riservati agli ospiti vip nelle tribune d’onore degli stadi.

Cribbio, ho rimediato una figuraccia, però retorica.

Voglio evolvermi anch’io come le Elefantesse africane, sono mie sorelle, ne sono certo, capita l’antifona l’intifada l’imbroglio, hanno barrito in coro, altro che Sister Act:

– “!Ya Basta!”, stupidi infestanti parassiti pseudo umani, volete l’avorio delle nostre zanne? Noi ci mutiamo, da oggi nasceremo senza, quello che facevamo con i nostri uncini preziosi, lo faremo in altro modo.

Immaginazione al potere, Immaginazione nei dpcm, che già solo la sigla è asfittica nauseabonda male olente di stantia muffa mefitica delle paludi senza mangrovie, immaginazione materia obbligatoria, in ogni età in ogni tempo con ogni meteo; immaginare una nuova scuola o una Scuola nuova? Le due questioni si tengono a braccetto e non si elidono, speriamo non vengano eluse deluse cassate – non sicule – come sempre.

Una Donna presidente, finalMente: Fantasia.

Chiediamo ciò che ci sembra appare scompare ragionevole, l’impossibile.

Sognando immaginando non scarpe di plastica o iphone per navigare negli Oceani virtuali, forse diventeremo o torneremo uomini:

scriviamo racconti insonni in solitudine e poi riuniamoci nelle piazze per condividere, companatico letterario e pane di grani antichi, imparare di nuovo a sognare per essere grandi perché il gioco esige regole e i sedicenti adulti hanno smesso di giocare, seriamente come solo i Bambini del Mondo Prima sapevano fare.

Impariamo a non produrre più rifiuti, ad accogliere e mai sfruttare i rifiutati, minoranza ovunque, anche se composta da miliardi di Persone.

Il Mare e il Grano trionferanno comunque, anche se fra 15 anni, una volta estinti noi bipedi, sui social desertificati resteranno cronologie di eterne discussioni sulla necessità impellente di un un nuovo umanesimo, una nuova green blu revolution: senza semi di delirio e follia, il Domani non risorgerà più.

Caro Hermann, Tu che sai quanto la vera Vita sia una melodia di contrasti e differenze, Tu Lupo della Steppa osservi con stupito raccapriccio, l’insensato vagare delle mandrie umane.

Al 68 del Mondo Dopo, senza punti esclamativi interrogativi neri, solo con tanti zeri, diciamo addio al suo arrivo, forse soffriremo di meno al momento del congedo, se gelando di delusione, finirà inghiottito dai trend del momento, dal tag tematico dell’ultimo minuto. Ultimo, senza zona Cesarini.

Tag Sigh, non Miao, non Tao, non Friar Tuck.

Almeno Tu nell’Universo, Arcangelo Michele partenopeo, mettici forniscici una Pezza, d’appoggio o per coprire le vergogne;

sei Fratello del Diavolo? Non Ti crucciare, nessuno è perfetto.

Tra Cielo e Globot

Pagina del Cielo promettente, quando il Cielo promette, a differenza degli ominidi, tiene fede alla parola data.

Database data room data un’ipotesi e anche un’ipotenusa. Analisi dei dati e data news per data journalism, anche se a qualcuno garba di gran lunga di più il graphic, journalism&novel.

Flumen Naonis esonda, la sua schiuma non è quella della birra, Lui obbedisce al Cielo: onesto affidabile coerente.

Fede nel Cielo e nelle Nuvole, Ancille ancelle messaggere del Creato.

Alzare elevare invocazioni, giuramenti, solite solide (?) stolide promesse, ma anche palloni da basket e da volley, al Cielo, per svagare magari sviare Angeli, Dei, Eroi trapassati, tra passati e futuri, occhio all’incombente presente.

Presente! Chi c’è, c’è, gli assenti un tempo ingiustificati erano iscritti in contumacia dalla parte del torto; siamo tutti isolati, ma glocal/global, nolenti nolani volenti volani volanti, soprattutto impreparati all’arrivo degli eserciti dei Globot, evoluzione chissà quanto salvifica dei robot, subito adattati alla globalizzazione virale: non si ammalano, non protestano, non chiedono salari ferie premi di produzione tutela dei diritti – ne siamo proprio sicuri? – non si annoiano. Certo, magari nonostante le super intelligenze artificiali artificiose, poco artistiche non saranno mai campioni di creatività, empatia, simpatia, ma alle multinazionali piacciono proprio così.

Noia e Solitudine, in abbondanza: fossimo degni di certi nostri nonni e bisnonni, quelli che davvero hanno fronteggiato la guerra, sapremmo accoglierle come doni, per creare ricreare noi stessi e il mondo; ma si sa, le rivoluzioni oggi sono solo annunci virtuali via social, le riforme restano intenzioni poco pie molto pietose, soprattutto perché appare improbabile reperire, hic (salute) et nunc (occhio alla capa, spesso gira): Nuovi padri costituenti, dopo opportuna cura ricostituente.

Padri sempre più incerti, insicuri, poco adatti al ruolo, spermatozoi rarefatti (assembramenti vietati), depotenziati, in diaspora scomposta fuga, non si sa verso quale orizzonte inglorioso, non si sa verso quale vittoria.

Di palo in frasca, di palo in sesto, fuori sesto, spesso e volentieri, speriamo acuto;

Arte Illusione Vita, sinonimi a nostra insaputa, in ordine poco cronologico eppure alfabetico? Facce equipollenti della stessa medaglia piramidale?

Comunque, a mezzogiorno, pasta in tavola, la rivoluzione può attendere e la nuova costituzione universale, auspicabilmente risanata e finalmente robusta, potremmo farla scrivere a un panel di super Globot, non imparentati con Godot, anche perché altrimenti nemmeno il Cavallo – il quale sostiene di appartenere a Napoleone! – , della Rai, camperebbe più:

ignoranti, a digiuno, scevri di sacri principi, – tabula rasa – ma impostati in modo corretto, almeno non sbaglieranno i congiuntivi, non saranno colti da congiuntivite e miopie assortite:

forse assolveranno la piccola Umanità, con il condizionale.

300, Portoghesi, gialli

Pagina bianca domenicale degli Oporti aperti, mentre qui ci blindano, ci impongono – mani manrovesci regolamenti continui e mutevoli – ci controllano con droni killer e app scivolose, come capitoni riottosi alle tradizioni natalizie.

Oporti aperti mentre ci chiudono tassano tartassano le attività indigene, oporti aperti sì, ma solo ai portoghesi, i quali, per storica usanza o diceria, si sa, non pagano mai i biglietti d’ingresso.

Si potrebbero imporre balzelli balzelloni d’uscita.

Portoghesi come Yanez, le Roy vero: avercene; Porthos Athos Aramis filosofeggiano filo solfeggiano filo fraseggiano sul senso della vita e sulla Vita come segno – anche di spada e cappe di antiche cucine, certo – , mente D’Artagnan guasconeggia, senza mascherina né maschera di ferro, per recuperare i preziosi gioielli della Regina. Più Rodomonte il giovin moschettiere o il suo immenso papà letterario, Alexandre Dumas? Se 300 opere, cartacee, e 500 figli presunti, vi sembrano pochi, in una vita di 68 anni.

Cosa o chi saranno mai i/le sedicenti Archistar, stars senza stripes ad archi, magari celestiali? Archimandrita, Archi navata, Arci mandrillo? Anche archibugio, archicembalo, arci povero diavolo!

La vita nova comincia on line, abbandoniamo una volta e per sempre quelle sciocche obsolete fuorvianti pratiche di ascese a monti ventosi, soprattutto se Eolo s’è dato, fortezze Albornoz disperse tra le nuvole, immersioni abluzioni abnegazioni ablazioni in fiumi, sperando non siano nel frattempo inariditi o resi letali da pestilenziali liquami.

Cielo plumbeo su, foglie gialle rosse aranciate giù, entro in una chiesa chiusa e prego: chissà se la California del III millennio, magari senza roghi, a roghi estinti, resta un sogno praticabile o anch’esso vietato, una terra franca affrancata con cartoline da francobollare per i parenti, lontani per amore per forza per decreto, anche un po’ de cretino.

Il giallo è tornato di moda, incerate da lupi di mare, infiorate barocche a Noto, stivaloni e pastrani da pescatori, della domenica; pescatori di anime, animati consessi in caffé desolati, pesci dalle pinne azzurre, per variare un po’; gialli, certo, ma di Simenon e Scerbanenco, tutta un’altra sfumatura, tutto un altro gusto.

Club del Giallo, il dimenticato giallo del bidone giallo taxi, vedo che il tuo giallo è sporco quanto il mio ma più tascabile, la pia inventrice dell’apple pie, miss Marple, contro Sherlock Holmless, un cielo giallo come limone ma di Costiera amalfitana, giallo Cina o Giappone pari non sono, converrete: si fa presto a dire giallo, ma nella tavolozza tricolore tutto diventa opinabile, auspicabile, variopinto assai perché prima o poi, nella realtà diminuita, dai fatti e dalle menti, tutto si trasforma in oppinabile dei popoli; per tacere di genti tribù, soprattutto fazioni.

Il Pernacchio è un’Arte catartica che ristabilisce giustizia ed equità, sbeffeggiando presunti potenti sempre nudi e impotenti; peccato avere perso le tracce dei Maestri. Anellidi danzano sfrenati sabba samba – Sambigliong, anche Tu ci manchi, tanto – sinuosi, al ritmo della Terra.

Siamo passati in un amen da Get back a cashback, non è detto anzi cantato, che si tratti di un progresso. Totò le Mokò, lui sì sarebbe un vero faro nella kasbah dei Popoli, tra deserto mare cielo.

Ci condannano senza prove, senza domande a piacere o di riserva sull’ultima spiaggia, al massimo qualche trascurabile indizio – trascurabile come le controindicazioni del farmaco, però miracoloso – alla cattività cattiva natalizia, tutti più ripiegati dentro i propri gusci come Mork da Ork, senza possibilità di schiusa o di sgusciare;

come ci hanno insegnato Saverio De Maistre e Rita Levi Montalcini, l’angusto perimetro di una stanzetta può trasformarsi nella più portentosa via di fuga: – ci vietate le città e gli incontri? Ci avete lasciato l’intero universo.

Dentro le nostre teste, quando accese: come luminarie di Natale.

The Jingle in The Christmas Trees Jungle

Pagina bianca o rossa del Natale perfetto.

Natalone a Pordenone, voglio rovinarmi, ve lo regalo e ci aggiungo la strenna imperdibile della visita guidata – in prima assoluta, totalmente gratuita – ai boulevard alberati, se riuscirete a trovarli (i viali, certo, ma soprattutto gli Alberi).

Moschettieri impavidi senza moschettoni, dimentichi di moschetti, spiumati dalle piume sul cappello, non d’Alpino; Cappellai senza più matti e con la contrizione costrizione contrazione del mercato dei cappelli da quando anche Borsalino si è appeso alla cappelliera; Alice sola in casa dopo diktat governativo, cerca nelle bottiglie messaggi vergati a mano e soprattutto meraviglie.

Boulevard dei tramonti, tramonti dei boulevard, tramonti sui boulevard, boulevard di sogni smarriti spezzati non solo da grissini torinesi; red carpet, red boulevard di foglie d’acero maestoso; non sarebbe bellissimo se così fosse? Viviamo circondati di boulevard, promenade Cambronne non dedicati al leggendario generale francese, ma invasi dalla materia da lui evocata: ci stiamo sommergendo da soli, speriamo almeno che nessuno sollevi piccole o grandi ondate.

Possiamo rinvenire gioia anche nella sofferenza? Magari rinvenire la gioia svenuta svenata svenduta per eccesso di sofferenza o di rialzo in borsa; sofferenze stentate, sofferenze gioiose, gioiose sofferenti che riescono a trapassare mura inferriate procelle. Misteri, dolenti – come certe note, della spesa della sposa della spes – o, almeno questi concedeteceli, gioiosi; come si concludevano Assassinio sul Nilo e Omicidio Sull’Orient Express?

Il bello il ballo il belletto dell’incertezza dei tempi e anche dei modi, la sostanza è psichedelica – fa più male la canapa o tabacco e alcol, gemelli perversi? – psichedelia dell’irrealtà. psiche delia, cioé la Delia della psiche o educazione della psiche del fanciullo; alterazioni altre azioni azioni dell’altro, demolire modelli demodé arcaici obsoleti.

Le modelle degli anni ’80 sì che erano dee, abbattere falsi profeti realizzare opere senza omissioni, anzi con la missione di rivelare la nostra visione del mondo e cosa rappresentano per noi le persone, ipotesi non necessariamente di reato, minacce a vanvera o promesse vuote che minano le nostre amate incertezze; rinsaldare i confini per non pensare alla finitudine che è parte integrante di noi?

Caravaggio, Michelangelo Merisi da, senza eccessi, senza vita notturna oscura accidentata senza anima tormentata senza sé stesso, sarebbe stato comunque genio o un imbratta tele qualsiasi?

La Scrittora che si illude di distruggere il Maestro pretenderebbe anche di negare dignità di esistenza alla versione del carnefice, fatto salvo il tribunale per inevitabile giorno del giudizio finale, in attesa di epilogo universale: si sa, le parole del reprobo rivelano chi siamo noi, ci condannano senza appello a osservare e ammettere le nostre responsabilità quotidiane, la futile banalità degli orrori di cui siamo capaci, anche nella nostra sfera intima, poco integerrima, intinta di male.

Com’era il jingle estratto – vivo! – dai bauli dei dobloni (di cioccolato), dai bauli dei panettoni, dai bauli dei corredi – prima o poi tutti capitolano, magari all’ultimo capitolo – in the Christmas Trees Jungle a ogni Natale? Jingle bells, jingle balls, jingle jeans, A Natale puoi…

Nell’anno bisesto 2020, anno I era Covid, la cover riveduta e corretta (AA.VV.), eseguita da Conte Tarallo & i suoi Trullini: un fantastico brano trash pop del III millennio – subito virale, chi se lo sarebbe immaginato? –

A Natale NON puoi.

Aggiornate le playlist!

Magnetic Star

Pagina della Star Magnetica.

Non si tratta di una Diva del Cinema – esiste ancora? – dallo sguardo e dalla personalità magnetiche (magne de che?), o di un dado per il brodo, con effetto collaterale connesso alla propria natura biodinamica: può aderire perfettamente ai metalli e ai portelloni del domestico frigorifero, o anche del domestico umano, se possiede qualche parte del corpo poco bio logica.

Un bando per il neon, illuminazione cittadina, o per il bandoneon di Piazzolla, Astor splendente per gli Amici e gli Appassionati del Tango; nuevo tango, tango del nueve – neve? – falso nueve, chiedi chi era Hidegkuti, se mai qualche musicista dedicò un romanzo musicale al primo vero centravanti tattico della Storia: l’Ungheria era arancia meccanica d’oro molto prima di Kubrik e Cochise, pardon, Sandor Kocsis il gemello d’attacco, sui campi del mondo ballavano il paso doble con cui ammaliavano confondevano ipnotizzavano gli avversari.

Nandor e Sandor, quasi Nando&Sandro, non partenopei, magiari. Anche se nessuno fu più umano e generoso di Iezzi Marcello, gigante non buono, buonissimo all’ennesima potenza.

Tangazo, Tango e Rabbia, Libertango, per liberarsi dai demoni benefici, dagli angeli malefici o per salvarsi nel modo più intelligente, quando ogni via ogni piazza ogni sentiero sono preclusi, poco preclari: soccombendo. Colare a picco con dignità, la fine è sempre nota, si conferma la parte più importante della Recita.

La superiorità della civiltà occidentale è indiscutibile, nel predare risorse, vite, arte. Arte delle civiltà africane perdute come l’arca dell’Alleanza e non basterà Indiana Jones o suo padre, per ristabilire verità e giustizia, quando in un immondo immenso lavacro della coscienza crediamo di sdebitarci svendendo a dittatori sub umani armi e scorie tossiche in cambio di gas e petrolio, per contaminare ancora un po’ la Terra comune. Potremmo cominciare smantellando certi musei della brutalità, più che templi della cultura, mausolei che sono come confessioni dei nostri indecenti trascorsi: custodiscono i bottini di secolari violenze e dei nostri mai abiurati crimini coloniali. Dovremmo restituire reperti, manufatti, opere ai legittimi proprietari, per cominciare, con mano e piede giusti.

Librare libri sull’altare del markenting carnascial natalizio ci renderà liberi? Libri da asporto, da banco, al taglio, sfusi, impacchettati, un tanto al chilo, freschissimi anche quando soffocati. I veri libri sono come Elsa leggendaria Leonessa, nati liberi, anche quando generati al servizio di una o molte idee. Libri di uso e consumo personale quotidiano, cercare risposte tra le righe e trovare piramidi di nuove domande, ottimamente edificate però: mai riposte, all’ombra della concatenazione delle parole. Assembramenti di parole e punteggiature, volteggianti svolazzanti danzanti con congiuntivi e libere con il condizionale, sono ammesse anche dai dpcm che fuggono e si dileguano negli anfratti della notte. Libri per puntellare mensole tavole mobilie instabili come le nostre menti, senza più punti cardinali, né vescovi geo fisico politici, magari umanitari per buone pratiche dopo aver esaurito le scorte dei consigli. Sostieni anche Tu un libro, non sarai Pereira, ma un titano bonsai in missione per conto degli dei della filiera della Cultura, Cultura della Filanda libraria a 0 km, per tessere identitarie umanitarie, per tessere visioni lasciando in pace i Visoni, per tessere bandoli invisibili deponendo bandoliere, tessere trame d’infinito e di futuro, compreso il Capitano dalla tuta spaziale azzurra.

Individuata nel firmamento una stella con forte rotazione – perché anche alle stelle girano le orbite – vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se fosse colpita da collasso? Le Stelle collassano, i mondi collidono, i corpi, celesti, talvolta collimano, mentre Callimaco il cirenaico compone epigrammi con la luce di stelle spente; resta siderale il suo insegnamento: grosso libro, grosso guaio, anche senza transitare per ChinaTown.

Siamo piombati in un buco nero, mani e piedi, ci vorrebbe una via Lattea per tornare a rivedere le Stelle sopravvissute, ma ci preoccupiamo perché qui dentro tutte le nostre card, anche l’asso nella manica, sono smagnetizzate e poi non c’è campo, di addestramento, per lo smartphone; avremmo potuto chiedere a lui la soluzione di tutti i problemi.

All’ufficio oggetti cosmici smarriti, una ressa disordinata, un assembramento, una accozzaglia di genti senza alba, orfane della Stella d’Oriente.

Non c’è campo da perdere per i mobiles, ma un campo magnetico di forza spaventosa, 1011 Tesla e temo non si parli di auto ultimo modello per radical chic in cerca di nuove emozioni. Quelle antiche sono rimaste tutte nel Mondo Prima.

Cos’è dunque questa Magnetar, questa crisi, anzi questa crasi tra Magnetic e Star? Chiedetelo agli Scienziati, ai Fisici interstellari, agli Astronomi.

Le voci incomprensibili, i suoni indecifrabili, le monotone frequenze che ogni tanto captiamo dallo Spazio profondo sono i lamenti del Creato al cospetto della nostra dabbenaggine?

Speriamo con forza gravitazionale – salutando con un inchino Darth Vader e ogni lato oscuro che regala turbamenti – miliardi di volte superiore a quella terrestre che Tsunami cosmici, Stellamoti e Bombe relativistiche siano più benefici e/o intelligenti delle nostre armi di distrazione di masse, oscure.

Abbiamo dentro di noi il caos adeguato per partorire stelle, forse perché dalle Stelle giunsero le particelle che diedero forma agli umani terrestri; una volta decomposti, torneremo nell’Immenso grembo siderale. La stella più luminosa non è solo e sempre la più vicina – potendo contare su un buono giusto opportuno blackout – ma anche quella che ci abbandona per prima. Ritrosa, vanitosa, egocentrica.

Come chiesto da Bukowski, sto forse parlando di Amore e Stelle? Siate magnami, abbattetemi. Per fortuna sarà la nostra stella Sole a inghiottirci, attenzione alle indigestioni.

Per non sapere né leggere il Cielo, né scrivere con la polvere di stelle contenuta contenta continente nel calamaio, per quieto poco vivere, non urterei la suscettibilità della nostra vicina di galassia, la capricciosa, iper cinetica: Magnetar Swift J1818.0-1607.

Mag Swift, a new Star is born: off Hollywood.

Algoritmi

Pagina Bianca dedicata all’Algoritmo, supremo e anche proletario salariato; mai si dica o anche solo si adombri che ghettizziamo gli algoritmi popolani popolari popolosi, colmi di codici alfanumerici.

Algoritmi ritmi algidi, forse il suono listato a lutto dei ghiacciai morenti, forse il canto d’addio di Artide e Antartide; ritmi delle Alghe, quali saranno, quelli composti dalle maree guidate ispirate aizzate dalla fervida misteriosa fantasia di Selene o quelli celebrati ideati dagli aedi, dai cantori, dai musici al servizio del dio Poseidone?

Sapevate che in Cina un algoritmo, certo più algido cinico e baro degli altri, decide la vita dei Fattorini dei pasti da consegnare a domicilio? Come una sorta di cibernetica ordalia del III millennio, ordine numerico del giudizio poco divino, poco giudizioso, molto casuale basato sulla competitività, anzi sul rendimento performante delle macchine, se l’umano non consegna in tempo, se fallisce la missione, se si ferisce o perisce in itinere, pazienza: avanti un altro, siamo a miliardi per questo.

Mentre nelle nostre lande perturbanti l’algoritmo dal ritmo bradipo – sulle frequenze tv della prima industria kulturale del paese – decide di mandare in onda un tutorial per suggerire alle Signore dabbene come fare la spesa col carrello – al supermercato non sulla pista di decollo degli aviogetti – in modo sexy (cibo, thanatos, amore, poca fantasia, molto mercatino, delle pulci), alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza sulle Donne, in Cile un’Assemblea Costituente alla pari, Donne e Uomini, riscrive la Costituzione per cancellare il potere machista e garantire a tutti dignità, uguali condizioni di trattamento, equi diritti, equanime opportunità nella società. AuspicabilMente senza più discriminazioni di genere sorta sporta.

Algoritmo birichino, algoritmo sbarazzino, algoritmo Sbirulino, se Ti vedesse Sandra Mondaini.

Salvare il Natale è divenuta l’ossessione più trendy del momento, il sentiment virale planetario ma il Natale lo sa? Salvare Natalino: Otto, anche se cade senza rete il 25, dicembre.

Mentre infuria il morbo e anche l’acqua per la papera scarseggia, diva avvampano le polemiche fatue sulla data reale, storica della nascita di Gesù: Lui si schermisce – non tiratemi per la tunica su vessate questioni teologiche o su altre vessazioni, soprattutto a carico mio, mi avete messo in croce già l’altra volta.

Troppe dighe nel cuore asiatico sul fiume Mekong, la Vita è un fiume: dovremmo aver imparato da lezioni precedenti in presenza, anzi presenze spazzate via, seguire solo istinti primari di colonizzazione e voracità non porta bene.

La Vita poi pare sia vagaMente più lunga di ogni fiume terrestre e di ogni singola vita anagrafica umana, così la memoria storica del Pianeta è cosmica rispetto a quella biologica minima limitata di ognuno di noi.

La nuova economia dovrà essere eco agricola, imparare a garantire prosperità comune, abbandonando la cattiva insana malata strada dello sfruttamento e della distruzione di tutte le risorse; la messa della I domenica d’avvento è finita, a breve anche noi, madre Gea sorride.

L’algoritmo spotify delle anime perse afone atone, orfane di musica, aveva selezionato per me, dopo calcolo astruso inestricabile incomprensibile, una voce, assegnata senza richiesta senza appello senza periodo di prova;

la prima clausura da pandemia, me ne ha condotta recata arrecata recapitata una, sepolta da tempo sotto chincaglierie inutili, carabattole polverose, ciarpame: la mia.

Algoritmo centrale, atomica? No, grazie.

Ne è proprio sicuro? L’Algoritmo di un server malese, le ha appena concesso una nuova cittadinanza: Mompracem.

p.s. Forse, l’AltroRitmo un po’ mi conosce.

Lennon è ancora vivo (e nega insieme a noi)

Pagina del negazionista disorientato, pagina di chi, negando sé stesso, si afferma: quale negazionista di prima classe.

Negarsi al telefono, alla porta, alla rete: magari!

Negare annegare, gare di ne, né, n’è?

Mare portami lontano a naufragare, via da queste sponde, voglio davvero annegare?

Se nego, affermo con più forza o il suo contrario? Bastian contrari e sinonimi, esiste un dizionario dotto da consultare mangiando sgranocchiando impastando crusca?

La confessione mente, la menzogna confessa sempre, la negazione cosa fa, temporeggia?

Bastiani eterni martiri trafitti da frecce direzionali, bastioni dietro cui arroccarsi come negli Scacchi in cerca di nuove Regine, bastoni se poi sono coppe e denari, meglio ancora, anche perché in attesa perenne di ristori e ricoveri, sarebbero grasso che cola, briciole della realtà.

Negare tutto, negare sempre, negare soprattutto l’evidenza l’evenienza per convenienza; davanti ai magistrati inquirenti, ovvio, ma anche al cospetto di furiosi amanti fiammeggianti, al cospetto di circostanze sgradite, davanti allo specchio nel quale siamo imprigionati o del quale siamo solo riflettenti.

Dura vita per i negazionisti – di cosa di come di perché – da quando media ufficiali, quelli affidabili e iper professionali, e super scienziati, con nelle tasche dei camici mille splendidi Soli, verità a buon mercato, anzi da piazzare sul mercato al peggior offerente, mentre il sofferente povero si arrangi, hanno deciso di mettersi in proprio;

fanno tutto loro e ai derelitti negazionisti, già esposti allo stigma popolare mediatico e all’incombente incipiente infiammabile rischio rogo, sottraggono perfino il divertimento di negare;

scienziati, ingegneri genetici, giornalisti, liste di giornali, affermano e negano, confutano tutto e il suo contrario, nello stesso medesimo istante; va bene che sono bravi, ma così non è davvero troppo?

La panacea miracolosa è efficace al 70% ma assumendone – a tempo determinato o indeterminato? – due o tre dosi; se la dose è mezza, come aperitivo prima dei pasti, l’efficacia sale e non fa più male. Come dicevano i saggi sui seggi delle curve calcistiche, fuma sano fuma solo pakistano, ma queste sono antiche altre storie ormai scomparse, anzi incenerite;

il vate locale indigeno anche un po’ autoctono, non si fida dell’incantesimo di protezione e quindi deve essere condannato, ma se lo stesso concetto viene espresso dagli impiegati tecnocrati dello zar, con tanto di editto letto approvato bollato con sigillo scarlatto imperiale, tutto va bene madama, la madama, madamigella marchesa.

Nego tutto il contenuto di quanto ho detto fino a qui, la forma è sostanza e dunque nego anche quella; i miei social sono gestiti da un segretario inaffidabile, quelle sciocchezze le avrà digitate lui; la risorsa inumana nega circostanze addebiti stanze di chat? Farabutto. Lo rinnego.

Condannare i negazionisti, ma perché? Vostro onorevole onore, da quando è nato il mondo, le mamme psicologhe, sociologhe, pediatre garantiscono che esistono i no sani, necessari, importanti, gli indispensabili no che fanno crescere.

Dunque, lasciate che i negazionisti vengano a noi, al nodo di Gordian, al cuore ottenebrato della società: grazie ai loro no a tutto, garantiamoci finalmente, dopo 20 anni di crisi globale, una crescita esponenziale, del pil, tricologica, dei trigliceridi, dei tricicli; purché sia crescita!!!

Una povera cavia, dopo tre giorni sotto lampade uva, afferma spontaneamente: mai nutrito dubbi sulla bontà del rimedio. Effetti collaterali? Nessuno, il terzo occhio sulla mia fronte è solo il bernoccolo della saggezza.

Confesso la mia fede incrollabile in Calimero, pulcino piccolo e nero, in Topo Gigio e nel draghetto Grisù.

Sogno o son mesto? Ci sarà pure a Efesto una Pizia – anche una Tizia andrebbe bene – cui chiedere informazioni affidabili, senza verifica preventiva prefestiva pre evidente.

Scusi, vuol ballare con me? – Grazie, preferisco di no, sono negazionista del casquè e di tutto quel che segue; certo, se lei, audace e imprudente, mi proponesse un Kriminal Tango…

Andrà tutto bene, peccato sia uno slogan slogato, nato morto, ma non neghiamoci un po’ di insana Consolazione;

orsù, in cammino di buona lena, andiamo a trovare con lucciole e lanternino chi ce la dà.

Hey Joe:

John Lennon non è mai stato ucciso e vive dall’otto dicembre 1980, insieme a Yoko Ono, nella villa dell’androide replicante di Paul McCartney!

Anomalie Ribelli

Pagina dello Stambecco Bianco, senza corna, nella Val di Susa, senza tav, finché resisterà.

Pagina dei Resistenti, esistenti anche contro logica, previsioni, leggi più o meno naturali, più o meno legittime.

Pagina del Maschio Alfa anomalo, capobranco senza armi né violenza, leader autorevole in quanto diverso, speciale, con qualcosa in meno forse, con tante qualità in più di sicuro.

Li chiamano paradisi fiscali, ma nelle fiamme di quegli inganni, ogni secondo viene incenerito lo stipendio annuo di un nostro infermiere – li trattiamo davvero come eroi, ecco perché si estinguono come Kung Fu Panda;

paradisi dei criminali, veri inferni planetari per chi invece auspicherebbe in Terra solo un minimo insindacabile di sane: equità giustizia dignità;

gli affamati di pane e diritti si moltiplicano per sporogenesi, parassiti eretici da combattere con ogni mezzo, meglio se proibito; Migranti e Richiedenti asilo sono la causa dei mali della sacra indiscutibile inarrestabile globalizzazione – se acchiappo i suoi profeti – ci rubano donne bambini stupefacenti – ah, no, quelli li spacciano – ci rubano lavoro e case, sono così padroni del continente che muoiono in mare e nei campi di concentramento d’Europa, culla della democrazia con radici cristiane. Democrazia e spirito cristiano addormentati con cloroformio nella culla.

Avete ragione voi: questa è proprio una guerra, lurida come tutte le altre, più sporca delle altre.

Re Covid 19 – sempre sia lordato – magniloquente magniEloquente grazie ai suoi media magnivirali, ci ha concesso con provvedimento ottriato potenziato di diottrie, di capire quali siano i valori fondanti fondenti affondanti del Vivere – o in alternativa sopravvivere e sotto vivere – e i Pilastri del Globo; New Blue Green Deal per tutti!

Se anche in questa materia non siete efferati, chat propedeutico didascalica h24 con Lui o suoi ministri, servi sciocchi pandemici: il Pan di via degli Elfi nutre e salva al 70% in media, ma con due o tre dosi diventa più efficace, cadendo poi nel pentolone del Druido – come fratello Obelix insegna – sarà raggiunta la quasi immortalità (immoralità?); come disse l’ultimo Highlander: “testa sempre sul collo, Ragazzi!”.

Sarà presto due o anche tre volte Natale, bisogna pensare alle strenne, alle Renne, alle Rane.

Il glifosato, magari in pacco dono senza spese di spedizione, fa male? Di virus o di anti parassitari si deve pur morire: comunque, discusso multato mai squalificato, mentre impazzano nuove insperate mai spirate concessioni a Trivella Selvaggia, ecco a noi – per la salute comune, nessuno resti indietro o escluso – il dicamba veleno sempre in gamba, a spanne non affine al Mokambo.

Ambiente e Salute sono in testa alle hit parade delle agende sgovernative, ma prima di agire bisognerebbe pensarci bene.

Curiamo il pil fabbricando pesticidi più letali, però a norma di legge; poi, nel 2050, se qualcuno ci sarà, munito ammonito scimunito con monito reale, dotato di ramazza di saggina in assenza di Saggezza, monderà le superfici mondiali, occultando vergogne e polverine sospette sotto gli zerbini, soprattutto quelli a doppia gamba.

L’ineguagliato ineguagliabile matematico salesiano Don Mondin proponeva ai suoi allibiti studenti enigmi contorti: “Come ha fatto Manzoni a scrivere I Promessi Sposi (tre versioni tre, per chi volesse approfondire: Fermo e Lucia, Gli Sposi Promessi, I Promessi Sposi), o anche Sposi Promossi?”. Dopo imbarazzante silenzio studentesco, la fatale finale fulminante risposta: “Ci ha pensato su”.

Troppa cultura fa male, per questo gli esecutivi multicolori si impegnano allo spasimo per eliminarla, per rendere esecutiva la sentenza letale;

forse ci salverà la dea del pop, dell’ombelico ostentato, del sesso creativo e libero senza pre né post giudizi: la mitologica Raffa Nazionale, detta anche Carrà; nel Mondo Prima, molte generazioni sono debitrici alla creatrice del Tuca Tuca, il ballo del popolo dei Tucani – tuca tu che tuco anca mi – con l’attiva collaborazione di Alberto Sordi, per annientare ipocrisie complessi tabù superstizioni tipici di un popolo succube di antiquata società catto borghese: alla fine furono sogni segni sorrisi erotici, cancellati cancelli, confini, comandamenti, confinamenti claustrali.

Santa Claus in clausura? Non fa una piega, anche senza inamidatura; quindi non angustiamoci in spazi già precari e ristretti, non tormentiamoci trituriamoci tartassiamoci covoni marroni annunciazioni e financo enunciazioni; sarà un giorno come un altro, chi potrà esser lieve sia.

Per fortuna, l’ancestrale bisogno di Verità (o Narrazione?), lo abbiamo seppellito nel 1943 insieme a Simone Weil. Necessità sacra o laica, Lei sosteneva che l’argomento non solo non godeva di dibattito ma fosse non considerato, indesiderato, inesistente; si atterriva constatando quante incredibili impresentabili insostenibili menzogne fossero contenute stipate in troppe opere di troppi autori, spesso quelli più in voga, più celebrati, più popolari.

Accanto a malvagi e loro scherani mercenari, Paria esclusi dalle vie principali dei salotti buoni urbani, riescono ancora a stupirsi per la bellezza della Natura e del Cosmo, riescono a cantare, a celebrare, a rispettare, a praticare la fede nella Vita, a rivendicarne l’appartenenza a pieno titolo senza titoli, perché la vera esistenza è sorella inseparabile della Verità.

Bellezza Lavoro Giustizia, la Triplice sindacale di un III millennio inespresso, in attesa che il motto gandhiano divenga profezia concreta: “La vera economia è l’economia della giustizia”.

L’economia giusta per la Casa Comune e nuova società universale. Amen e buon pro ci faccia.

Siamo in una nuova era – nuova? – ira ara bellica, belluina, belligerante: eppure le multinazionali iper evasive soprattutto di tasse, non hanno tenuto in debito conto che a tempo debito presenteremo loro il conto unico completo; hanno sottovalutato il fattore anomalia, anzi il fattorino, mezzo secolare, palermitano tutto intero: Marco;

lui sì autentico cavaliere dei diritti, ribelle per non lasciarsi passivamente ridurre in schiavo, meno importante di una macchina – erano più tutelati gli schiavi che in Egitto edificavano le Piramidi dei Faraoni? – e lancia in resta, grazie anche a Una Giudice forse berlinese (con sale e codici in testa), ha compiuto l’impresa di ottenere la dovuta assunzione a tempo, indeterminato: Neverending Story.

Caro Marco, sei davvero Tuttolomondo nostro.

Il nostro grido di renitenza alla stupida pugna, senza infingardi colpi di spugna e/o di spingarda, è uno solo:

Tuttu Lu Munnu o Stambecco Bianco!

L'immaginazione di W. Blake

Fauci del Drago o Hikikomori

Pagina Bianca, pagina dei loculi giapponesi.

Lo spazio essenziale, quello minimo necessario a contenere un corpo umano; da anni migliaia di adolescenti nipponici avevano capito e anticipato la nuova tendenza di moda: vivere – o suo simulacro surrogato succedaNeo – reclusi, auto reclusi, in clausura coatta ma volontaria, dentro un anfratto degli appartamenti bonsai, delle città formicaio, del brulicante mondo. Iper connessi alla rete, però sconnessi scollegati separati senza soluzione di continuità o prossimità dagli Altri, pericolosi infidi contagiosi letali; scissi da sé stessi.

Vorrei perdermi nelle Cento vedute di luoghi celebri di Edo, nei giardini dove trionfano susini bianchi, dove la bellezza dei ciliegi in fiore ti stordisce e ti indica i sentieri verso le dimensioni insondabili fisicaMente; Vincent anche Tu cadesti vittima, per una volta consapevole, della sindrome del Sol Levante? Negli ideogrammi per Haiku un destino auspicabile di sintesi grazia garbo sobrietà, in alcune pennellate sinuose di Hiroshige l’eterno mistero femminile, Colei che dona la vita, ma ha il potere di negartela; Monte Fuji dove ancora si riuniscono sette segrete per sciogliere enigmi atavici, vorrei la tua benedizione, la tua sacra tutela, la tua forza.

Influenza stagionale scomparsa dalla faccia della Terra – eh Signora bella, non esistono più stagioni mezze stagioni, mezze maniche (ma dove le tengono oggi?) e perfino le influenze:

non lo dicono i ‘negazionisti’ (???), lo dice WHO! Who is who, il grande imperdibile preziosissimo almanacco degli uips, unione insignificanti però scoccianti, per conoscere i fatti intimi di tutti, tranne i codici di esistenza e evoluzione? No WHO, world health organization, Ognuno tragga – se può, se desidera – le conclusioni, le più personali razionali originali.

Quanta nostalgia complottista delle avventure del Dottor Who – con tutto il rispetto, altro che Doc – e anche della omonima rock band.

Il nuovo genere fantasy del III millennio: se ancora ce la fate, sfogliate i quotidiani; il racconto bellico della pandemia, le gesta leggendarie delle eroine e dei martiri nei laboratori delle multinazionali che da quasi un anno – giorno e notte – con i loro alambicchi stanno creando a tempo record la panacea taumaturgica che salverà l’intera Umanità.

Anche se Fauci Spalancate, il potentissimo Necromante, già avverte: precauzioni da seguire per anni, distanziamento&mascherine, no alla vita sociale! Non abbracciatevi, ma spendete tutti i vostri risparmi, è il must per chi davvero vuole bene al pil globalizzato globalizzante glebalizzante.

Il Maestro Borges lo diceva: scrivo la mia letteratura, non la leggo, l’ambizione è diventare un classico, perché come sosteneva De Chirico “è brutto, quindi è moderno”; dovremmo tutti riflettere, il Labirinto non è simbolo del caos, perché nasce da un ragionamento lucido; è simbolo di un ordine che vuole generare Kaos, ma nel Mondo Prima era prossimo al centro di ogni cosa, mentre nel Mondo Dopo, per confondere ominidi già atterriti di loro, ha aggiunto circolarità concentriche e intersecate, per imbrogliare matasse, rimestare anime torbide, rigurgitare parassiti malevoli, allontanare fastidi, disperdere punti di riferimento, orientamenti, orienti di mondi segreti.

Meglio il calendario Pirelli degli anni ’60 o le accoglienti riscaldate ampie fauci del Drago Rosso, Smaug dalla corazza corallina, auspicando che non precipiti, non smarrisca la mappa della Terra di Mezzo e del Tesoro e non sia di Luna traversa, iroso iracondo fumantino, ma non parente di Fu Manchù?

Comunque ritirarsi a fare l’eremita il survivalista o l’hikikomori, finalmente affrancato da internet e dalle agora virtuali, sul palato dello scarlatto Drago, potrebbe risultare un’ottima soluzione: pare che l’alito di Smaug – così narrano antiche leggende di Hobbit e Nani – sia un formidabile anti virale.

p.s. Non ditelo ai mercati e alle borse.

Sindrome di

Pagina dei boss salvifici?

A sorpresa, con sorpresa – che sorpresona! – della bendata divina Dike (professoressa, diki lei dove sono i Pirinei).

Nei caveau a cielo aperto, nei tinelli tinelloni tinellini delle mega ville avite (a vite, a goccia, a piramide) tesori immensi, direttamente travasati dalle stive di antichi galeoni, dalle moderne camere blindate di sicurezza bancarie – tutto dire – dagli scantinati dei disciolti poli museali;

saranno dunque i boss delle mafie, moderni preparati padroni predoni delle tecnologie, appassionati di Lettura e di Arte a salvare la Cultura?

Visto che, dato che, dice che: alla politichina acefala nell’ipotesi migliore, fallocefala nella realtà, la Cultura causa itterizia, focolai di panico, scarlattina (puntini scarlatti di vergogna) post litteram, fidando nella funzione rieducativa – per chi le subisce o per la onorevole società che le commina combina in collina? – delle pene a delitti compiuti, perché non affidare ai capataz della mala la ricerca, catalogazione, cura, valorizzazione dell’intero patrimonio artistico culturale italiano, ai capi delle cupole, dei capitelli, delle famiglie magari sconsacrate, ma realmente dediti – fosse anche solo per ritorno economico – ai nostri veri tesori? Sindrome di Stendhal, anche Caravaggio era un Genio, senza aureola.

Er Cecato de Roma, imperatore del Mondo di Mezzo a insaputa di Tolkien, forse avrà un occhio orbato, ma ci vede benissimo e sicuramente ha grande intuito fiuto istinto rabdomante per i capolavori.

Ho perso la testa – non una grande perdita, lo ammetto – forse la festa, le feste giovanili insensate, necessarie proprio per questo. ma ormai; delle feste del poi sono pieni i fossi intasati, sempre più trascurati trasandanti travisati; la strada per gli inferi lucida, lastricata con pietre lisce di buone intenzioni, importante che non sia pavé delle fiandre, aguzzo bollente, poi un giorno magari con discrezione, a descrizione, le tradurremo in fatti concreti.

Ragazze virtuose virtuali virali cercano proprio Te – nel mondo prima ti cercavano, ansiosaMente, lo Zio Sam o forse Tom, i mastini del fisco col fischio, i mad clown scout dei reality – per esperienze alternative: se la realtà reale per uomini senza limiti non basta, ecco pronta la realtà aumentata, soprattutto nel costo dell’abbonamento: per fortuna i cool fool pool scientificocabalistici garantiscono che carte di credito, debito, bancomatti e bit coins in the magic fountain detta anche di Trevi, sono asettici, auto immuni perfino più sterilizzanti dell’Aceto bianco, non suprematista senza ametista.

In trepida spasmodica fibrillante brillante attesa del nostro condottiero, dell’ultimo angelo, quello che con un battito d’ali e un guizzo neuronale – o colpo di maglio? – ha sconfitto anche la Morte, allibiamo non libiamo, purtroppo, al cospetto dei terribili dati sulla letalità, al netto dell’inquinamento improvvisamente scomparso dai radar, occultato sotto i tappetini delle auto; ossigeno alle industrie o alle persone, prima di regalare nuovo ossigeno alle multinazionali esentasse chiedi quanto ossigeno hanno garantito loro all’Umanità, anche solo negli ultimi 20 anni, dopo il grande ritorno in pompa magna del Visconte di Bragelonne.

Un paese chiamato Agonia, squassato sconquassato scassato dalla pandemia o dalla disorganizzazione, dal rifiuto metodico meticoloso metafisico della realtà; dopo l’ennesimo annuncio spettacolare del ritrovamento – miracoloso – di due nuovi cittadini di Pompei – inceneriti, garantisce il Vesuvio, nonostante l’etichetta made in Mibact – anche gli Agoniesi agonizzanti, colpiti pure da agorafobia causa annunci poco costituzionali, confidano ormai solo nell’effetto taumaturgico di lava, ceneri – memento Mori di Venezia, mamma li Turchi e li Arabbiati – lapilli, lapislazzuli, corbezzoli, lapis, ma temperati temprati intemerati per rispondere alle intemperie in punta di penna.

Ne uccide più la penna della spada, più i social delle spa, più lo smog dei virus, ma la tragedia è sanitaria o sistemica umanitaria globale?

Soli si muore, senza l’Amore, ma anche le procedure burocratiche calate dall’alto, anzi dal basso dei bugigattoli, infestati da burosauri in festa, infestanti che ordiscono ordinanze con il fervore delle tenebre, non scherzano: mica sono bagatelle baguette bazzecole; va bene che dalla vita non si esce vivi, ma non appare di grande conforto morire a norma di leggina contra Legem.

Ultima speme, ultima dea, fuggi i sepolcri, ma salvaci, a tempo perso; la Speranza s’è data alla macchia – nera? – ci resterebbe Natura, improvvisamente pavidamente meschinamente riscoperta quale modello di vita sobria disciplinata economica, come quelle antiche cucine delle Nonne;

do ut des, Lei oggi ci chiede: Voi mi avete salvata?

Canzoni afrodisiache nel silenzio di Lula

Pagina dei Fiumi infernali, invernali, comunque Fiumi nel verno, nell’Averno, anche in estate (magari letti aridi, letti ma solo i titoli, sfogliati apprezzando foto disegni figure).

Quanti erano poi questi fiumi, quale la loro identità orografica geografica ontologica? I nomi, la mia intera collezione di fumetti, per i nomi dei corsi d’acqua immaginati (?) dall’Alighieri:

Eunoè – uno alla volta, certo, per carità, cara Matilda – Lete, Stige, Acheronte, ma non era un losco traghettatore di aziende e governi?

Sono questi fiumi che ascendono al Regno celeste della Luce infinita o le anime pie? Poveri Salmoni, abituati a nuotare controcorrente, rischierebbero di finire all’Inferno con prevedibili conseguenze, ecco perché – Dante descrive questa situazione in modo allusivo e sibillino – in questi fiumi essi viaggiano con ingenti scorte di patate e rosmarino, issate sul roseo dorso.

Fiume dell’oblio della dimenticanza o fiume del buon ricordo, dei ricordi buoni delle buone azioni compiute, della mente buona e pura? Optare si conferma azione difficile: anche perché quel birbone del cervello fabbrica rimembranze false per ingannarci, per beffarsi di noi; l’altro corso d’acqua, quello della cancellazione (anche dei debiti scolastici ed economici?) farebbe tabula rasa dentro di noi, ci renderebbe una lavagna intonsa, pronta a essere riscritta, ma le cicatrici che sigillano anche le anime più dure impure scure, temo siano impossibili da eliminare con una nuotata o una passata di pachino cancellino.

Prima di scegliere, raccomandato flettere riflettere flettersi: come arco giunco o albatros intento ai preparativi per un lungo volo transcontinentale; anche perché i vecchi, obsoleti aerei ormai viaggiano solo imbarcando le merci del perituro mercato globale.

Hey Manfred, Barone Rosso, avresti mai immaginato che le Anime potessero somigliare alla fusoliera dell’adorato Tuo triplano Fokker?

Tu, ci segnavi con tacchette, le vittorie ottenute in duello aereo – comunque cruento crudele ma regolato da una sorta di codice cavalleresco – sulle anime, invece, restano come marchi a fuoco, le cicatrici indelebili dei patimenti dolori traversie attraversati sopportati in vita terrestre.

Kaputt, a 26 anni, con gloria o meno, la fine è nota, la destinazione ultima anche.

Cantantesse globaliste del III millennio compongono cantano danzano ancora poesie inni celebrazioni delle gioie sessuali, “perché con la scusa della pandemia ci hanno privati di ogni piacere”, come fossimo tutti novelli Eva e Adamo cacciati dall’Eden; considerato che anche a Natale sarà vietatissimo abbracciarsi – vedete un po’ voi tutto il resto – meglio scaricare al posto delle solite famigerate app, una bella ampia ragionevole sentimentale scorta di playlist con concept album dedicati al tema, forse tornerà l’era afrodisiaca; intanto, come suggeriva Totò, fuori o dentro case chiuse per clausura, arrangiatevi.

Caro Albert della Razza umana, quando avrai avuto un minuto relativo per riavviare la chioma e smettere di fare linguacce, potrai spiegare a noi comuni mortali – nel senso che la finitudine è condivisa tra tutti: come mai le viscere della Barbagia sono così importanti? Nella ex miniera Lula – nessun coinvolgimento dell’ex presidente operaio del Brasile – ma sarda di nome di fatto di militanza, regna il vero anelato ineffabile Silenzio; quello bramato non bramito dagli Scienziati del globo per auscultare le risate degli Dei mentre si raccontano freddure e scherzi da organizzare alle spalle degli uomini e soprattutto il suono che produce ad esempio lo scontro tra due Buchi Neri, il diapason delle Onde Gravitazionali del Maestro Battiato, il vagito emesso dal Big Bang, i primi sospiri dell’Universo. Sos Enattos, non è un’invocazione d’aiuto in codice, ma il sito perfetto per la perfetta installazione del Laboratorio fantascientifico, alla faccia degli stereotipi e auspicando che la mancanza di vedute, politiche, non fulmini il Progetto; andasse a schifio, più che le note delle onde, ascolteremmo l’ennesimo urlo di disperazione cosmica di Munch.

Durante la pandemia, alcuni noti speaker radioteleinternettiani furono colpiti da una strana bizzarra inesplicabile anomala tara: cominciarono a invertire nel loro parlato, pensato, financo scritto virtuale, la Effe e la Pi; nei primi tempi solo ogni tanto, poi nonostante l’invasione degli ultraVaccini (quelli adatti a ogni singola persona, indipendenteMente da età e caratteristiche biologiche), in modo permanente e definitivo. In fondo, un piccolo disagio, con effetti però imbarazzanti molto divertenti, per gli ascoltatori: Fassiamo la linea alla nostra inviata Plavia Pratello, fer le ultimissime sulla Fandemia; quante Pandomie sulla Fandemia; impormarsi resta strumento pondamentale; occhio cufo del gupo ma sveglio contro le Pakenews; Porza Ragazzi siamo con voi, il Puturo è un’Ifotesi, ma Permi sul Fezzo, tutti insieme ce la Paremo.

Avete Pinalmente recefito il messaggio?

FERPETTAMENTE.

M

Pagina della Ripresa: borgomastro o borgoMostro?

M, il mostro del borgo; i mostri sono cattivi o sono vittime di spregevoli campagne di stampa invidiosa?

I mostri, come le risposte ai dilemmi esistenziali, sono dentro di noi, talvolta sono sbagliati se non hanno limiti, talvolta sono mostruosi nell’accezione etimologica originale e possono condurci verso territori mistici, geografici inesplorati, grandiosi, rigeneranti.

Ripresa del tema, ripresa cinematografica, ripresa economica – nuovi barzellettieri unitevi! – ripresa per i fondelli, ma anche per il bavero, salvifica o sanzionatoria: bavero color zafferano, sia chiaro!

A proposito, sapevate che la mirabolante spezia presto diventerà un retaggio un miraggio un monitoraggio del passato, del tempo che fu, forse esisteva, e oggi non torna più? Siamo riusciti nella nostra corsa criminosa all’ecocidio a estinguere: non i debiti inaccettabili, iniqui, inumani dei paesi poveri (depredati?), ma lo Zafferano, lo zaf, lo zar non russo, il veterano del Regno delle Spezie, dei Profumi e dei Sapori, originali naturali non chimicamente sintetizzati.

Meglio il vero Zafferano o il surrogato chimico che promette miracoli culinari – come un poli vaccino polivalente chissà quanto valente – qualsiasi?

Ti trasformerai, ma con dolore, no pain no gain, caro George Minami Tekkaman, sarai anche Cavaliere dello Spazio, ma per combattere contro i ‘mostri’ chissà quanto alieni, devi sottoporti al potenziamento tipo tortura da inquisizione, quella riservata agli eretici peggiori più socialmente pericolosi, quelli in grado di destabilizzare i consessi più ingiusti e crudeli, però così tranquilli ordinati lindi e pinti, con fondali di cartapesta, cemento, aria sempre più inquinata.

Tutto è in comodato d’uso, utilizzo non sempre comodo né semplice, ma, perdincibacco, i cervelli possiamo, anzi, dovremmo restituirli usurati per eccesso di sfruttamento: solo quelli.

Tamponi processati, in contumacia? Chiedo ai tuttologi dell’informazione della scienza del Diritto – nelle mani dei veri dritti! – , i tamponi hanno diritto ai 3 gradi di giudizio? Possono ricorrere al tar, al presidente della repubblica, alla corte di Strasburgo e financo a quella suprema universale? Meglio sapere in anticipo, perché se i tamponi intentassero causa civile contro l’Umanità, sai che risarcimenti in caso di sconfitta in giudizio.

I gradi (quelli della superficie terrestre e degli strati dell’atmosfera meglio non chiederli) di separazione – nelle controversie matrimoniali? – sono ancora 6? E una dose d’Anima di 21 grammi, quanto costa, magari sulle bancarelle a Spaccanapoli?

Il MiTu arriva tardi, predica e razzola post litteram, quando ormai i Dinosauri sono fuggiti anzi estinti: in Perù 9.000 anni fa – non Al, 9.000 – Donne e Uomini erano pari e patta nelle prime rudimentali forme di organizzazione tribale; entrambi erano investiti della responsabilità di portare in tavola, o in taverna caverna spelonca, costate e tagliate di brontosauro, quello vero! Dopo cruenta caccia, naturale; giovani ominine e ominini sono recenteMente stati rinvenuti da alcuni paleontologi sepolti avvinghiati a lance archi clave, strumenti che tutto sommato possono tornare utili anche per i viaggi oltreTomba.

Confortante sapere che anche l’Amicizia tra canidi e ominidi sia nata nella Preistoria: la preistoria sarebbe il prequel alla mesta storiella del Mondo Dopo? Comunque, i primi esploratori partiti dall’Asia nel paleolitico decisero di portare con loro i fedeli quattro zampe, distanze rischi ossa abbondavano per soddisfare gusti esigenze capricci: i più varj e bestiali!

Vanna Marchi e il celebre mago Do Nascimento (Rinascimento, dei gonzi) furono vittime di una terribile congiura ordita orchestrata perpetrata dai Berluscones: la loro unica terribile colpa? Essere comunisti; magari mangiavano bambini ma sempre con delicatezza e poi erano veri filantropi, roba da fare diventare verde di bile virale Bill Gates.

Popolino ottuso bue sciocco, devi credere nella Scienza, perché è la Tua sola risorsa contro ogni male satanico, non essere superstizioso, schiodati dal Medioevo; ma se la Scienza ti ammonisce contro i mutamenti climatici è farlocca furfantesca eterodiretta da Greta menagrama propugnatrice di decrescita infelice, sappilo!

Nel frattempo, è uscita la ristampa di lusso del salgariano capolavoro I Misteri della Giungla Nera, in versione riveduta e aggiornata al Mondo Dopo.

I temibili terribili sicari Thugs del III millennium bug sconcertati al cospetto della loro indiscussa Padrona:

alla Dea Kalì – traumatizzata da tutte le castronerie, bestialità, minchionate udite solo negli ultimi 8 mesi – sono cadute le braccia, TUTTE.

Disperata, avrebbe chiesto aiuto a M, ex mostro di Dusseldorf in meritata maritata malcelata pensione, ma Peter Occhioni Spalancati Lorre, al momento, pare faccia orecchie da mercante.

Alcalde … una notte

Pagina bianca per il Borgomastro, mastro del borgo, ma il Maestro e soprattutto l’antica figura della Maestra, punti verde speranza, stelle polari d’orientamento, Oriente del Sol Levante, colonne portanti sociali e urbani, nei modi e nella sofia, erano davvero saggi sapienti, agenti di salute pubblica, istruzione, civismo.

Console Podestà Doge Rettore – Donatella, hai finito prima le lamette o le vene? – siamo così riluttanti al cospetto di regole progetti speranze che semel in anno una tantum, accoglieremmo come un divo financo un satrapo, un birbante satiro danzante, un tiranno però dispotico quanto basta.

?Borgomastro, entiende? Alcalde sempre al caldo, alcalde de Aguilar de la Frontera – Messico o El Andalus? – alcalde turpe malvagio corrotto de Los Angeles, quando una maschera con mantello baffi spada e cavallo nero era sinonimo e simbolo di Libertà, sindaco marshall sceriffo sheriff – I shot the Sheriff (by Slow Hand, in Slow Motion)? Solo con parole appuntite spigolose talvolta beffarde – perché oggi questo chiede il pubblico della grande rete: un uomo, o surrogato, deciso senza dubbio, un concentrato una spremuta, se non di arance, almeno di vacue certezze, senza cedimenti strutturali come ponti viadotti edifici, un autentico condottiero delle genti, delle folle, delle masse, da stipare intruppare assemblare assembrare dentro piccole piazze all’ombra di campanili autoctoni;

ché se l’assembramento è istituzionale diventa lecito, con o senza lasciapassare giuridico, scientifico, del buon senno dei Nonni, ma se la ribellione è individuale, fuori schema, fuori contesto, stigma condanna anatema per direttissima della santissima inquisizione, rogo in piazza – sempre la medesima! tanto, ormai… – con mordacchia al condannato, giusto per dare l’esempio. Bruciarne Uno per incenerire Tutti.

Le Donne in parlamento, al governo, al volante, pericolo costante? Provate a dirlo – prima provate a prenderla! – a Eliska Junkova; provate a leggere la targa della Sua adorata Bugatti alla Targa Florio 1928, durante la quale, oltre ogni omaggio floreale, fece ingoiare polvere fiele e pregiudizi a tanti, sempre troppi ominicchi.

Ditelo alla Professoressa Rita Levi M. nom de plume: Clotilde.

Principe di Danimarca, Tu che insegui fantasmi teschi streghe sui bastioni dei castelli, Tu tormentato dai dilemmi di ogni genere tipo specie, Tu che conosci le sofferenze dell’iniquità delle congiure vere, dell’ingiustizia, sii cleMente sbucciando clementine, magari canticchiando Oh my Darling Clementine: con un atto d’imperio concedi la grazia a 15 milioni di visoni innocenti, la cui unica colpa è non essere responsabili della pandemia, delle mutazioni transgeniche, della deforestazione; salva i visoni popolo faunista faunistico fausto, non foriero di cadaveriche pellicce, salva i pipistrelli con i pastelli, capi espiatori senza peccato dell’imbecillità degli antropitechi.

La Talpa forse cieca dopo decenni di studi e letture da matta disperatissima intellettuale, magari fuori dalla propria tana non vede benissimo, ma l’udito è fine accurato sensibile: politicanti comandanti trafficoni non rispondono mai a puntuale domanda, riempiono il vuoto il voto il video con faccioni blateranti parole a go go, quindi inutili, seguendo un binario unico prefissato preconfezionato, un binario morto con gli scambi guasti da secoli che conduce solo tra le braccia della Morte.

Don Zauker, il cervello è un mattacchione che agisce spesso e volentieri sorprendeteMente, ma credo non sia un’informazione rivoluzionaria per Te; nasce prima l’azione o la decisione? Il libero arbitrio è arbitrario discrezionale discreto? I processi cerebrali – al netto della loro proverbiale complessità! – assolvono o condannano, una volta ‘cerebrati’? Il povero Messer Cerebrum, constatato che in Italia non nascono più difensori cerberi, ha deciso di giocare jolly, ma sempre in anticipo.

Borgomastro Gubernator (Gubana con?) Amiral, deve essere duro per contratto, per accordo con gli sponsor, per antonomasia – chi sarà mai questa Signora? Chi lo sa risponda – strenuo, mascella squadrata come morsa d’acciaio anche se noi preferiremmo Hiroshi, sguardo corrucciato rivolto o disperso nel vuoto cosmico, ammesso esista:

ah, cari bovini, menti superiori relegate al pascolo, costrette per nascita alla mungitura e al macello;

draconiano senza essere conte, sanguisuga senza essere Dracula, duro inflessibile senza essere metallo raro né diamante, duro senza se e senza ma, talvolta durissimo:

soprattutto di comprendonio.

Nella rete, retina, talvolta rètina

Pagina della Cassa nella Rete.

Cassa da morto – ci facciamo un brindisi sopra con un ottimo rhum? – cassa dei dobloni, detta anche forziere, ma solo la mappa conosce l’ubiqua ubicazione dell’Isola del Tesoro e poi arrivarci sarebbe un’impresa a sé stante con il sestante, cassa depositi perché prestiti non ne concedono a chi ne ha bisogno ma solo a chi già risiede negli arcipelaghi elusori – eludere, eludere sempre anche al cospetto della realtà – cassa senza fondo da cui pescare a getto continuo ex ministri delle finanze pubbliche, consapevoli e orgogliosi dei loro nuovi prestigiosi incarichi, esecutori irreprensibili dell’unico comandamento, dell’unico precetto sacro e inviolabile: “Prenditi cura delle banche non ostacolarle sii amorevole e un giorno le banche si prenderanno cura di te, in case di cura extra lusso per fedeli adepti acefali”.

Il virus non è cattivo, lo disegnano così sui media scandalistici; il virus è l’unica vera grande novità – nuovo Corona Virus (nome, cognome, ma la targa?) – dell’Anno bisestile sulla faccia mascherata del Pianeta Terra, ex azzurro ora rosso come il bolscevico Marte, rosso di vergogna urgenza imbarazzo; la pandemia finirà solo quando il leggendario Meteorite – sciami di meteorismo ogni giorno prima dei tg a reti unificate – colpirà centrerà colliderà collimerà con il nostro Globo domestico; la sensazione spiacevole sgradevole è che, proprio come gli ET ex machina ex UFO che dovrebbero per statuto per convenzione letteraria per patti interstellari salvarci da noi stessi, faccia di tutto per scansarsi ogni volta, scansare gli umanoidi, scansare le sue responsabilità e si ritragga nell’ombra cosmica, a sospirare nostalgico, rimpiangendo le belle ere luminose della avanzatissima civiltà dei Dinosauri.

Il povero vituperato virtualmente virale vairus, nella realtà è solo un maestro di recitazione – metodo Strasberg o istintivo? – ma assegnato sempre a classi di allievi recalcitranti scalcianti difficili poco propensi all’apprendimento alla collaborazione all’azione teatrale: Covid19 è un grande ex attore ex alcolista anonimo ex interprete della tragedia classica, un virtuoso del teatro scespiriano; nessuna catarsi finale, solo capriole opportune opportunistiche anti infortunistiche con catapulta, dentro il Globe, ligneo terracqueo alla conclusione innaturale di lezioni infinite, mai imparate.

Lee Strasberg ebreo, nato nell’impero austero austro ungarico, folgorato da un testo teatrale di Schnitzler – Doppio Sogno o Doppio Desto (Testo)? – e soprattutto dalla divina Duse, non si offenderà se al suo metodo, affermerò pubblicamente di prediligere il metodo Lee Stan Spider-Man, il metodo Stavinskiy su Prospettive Nevskiy, perfino il metodo classico, charmant, charmat, champenois con champignon visionari: tana per i Tannini!

Michele O, oh Miché: lo sapevi che i FumettiBrutti anche se sono capolavori rischiano di essere reclusi in isolamento con maschera di ferro dentro una Turris Eburnea, condannati perché la loro stessa esistenza è uno scandalo? Non abbiamo ancora capito che la vera Arte non ha genere e in genere non viene compresa, al limite compressa pressata pressoterapizzata.

Attenti a non cadere dalla torre, si rischia di rotolare nella Tana di Shelob e dentro la sua tela rete retina da pesca; perfino l’occhiuto Sauron preferisce tenersela buona mansueta amichevole: con un gigantesco ragno perennemente affamato è difficile tentare qualche sobrio ragionamento, anche se, in fondo, anche i figli di Aracne hanno diritto ad una vita dignitosa.

Cumenda, scusi, la botte in rovere omologata abitativa la porta Lei dal suo cottage in brughiera?

Sa, in caso di naufragi – anche allegri come introvabili inconsolabili incomparabili vedove da operetta – meglio evitare assembramenti sulla romantica zattera della Medusa.

Il Gioco del Barone Geco (ceco/cieco?)

Pagina dello Sciamano.

Sciamanesimo sciamannato, scia insieme a confusi sciatori o confuso mentalmente tra gli sciatori, prima che la neve scompaia per sempre dal pianeta.

Se non trovate lo Sciamano originale, accontentatevi di uno sciamano qualunque, il famigerato sciamano della strada, lo sci a mano – prudenza ragazzi! – o in alternativa, anche uno scià persiano garantito, perché come cantavamo negli anni ’60 del 1900 del Mondo Prima: chi ha tanti soldi vive come un PaScià e a piedi caldi se ne sta.

Opzioni da non scartare a priori: qualche girone giretto (i girini li salviamo) all’Inferno e/o Desertificazione inarrestabile, tra le chiacchiere attendiste temporeggiatrici passeggiatrici dei summit per continuare a ingurgitare pagnotte a sbafo a ufo a pantagruelico style, ma senza la collaborazione e l’approvazione di Gea Madre Regina, appare ipotesi improbabilissima, anche senza oroscopo astrale.

Abbiamo esaurito i Maestri – ah, se le Maestre potessero parlare liberaMente senza impiccio di maschere mascherine mascara – esauriti nervosaMente, esauriti nel senso di estinti estirpati inceneriti senza estintori, ci restano mestaMente esperti di settore, anche se non riusciamo a capire decifrare inquadrare quale: Ambiente e Salute – ormai è lapalissiano fattuale, fottutamente comprovato – no.

Peccato, non possiamo nemmeno appellarci all’antica formula cabalistica: ritenta, sarai più fortunato.

Paladino Nils, domani nella battaglia pensami, tanto intensamente, con la consunta mente e altrettanto consunta unta bisunta armatura;

rammenta le mie pedanti pesanti petulanti raccomandazioni – la maglietta della salute sempre, in lana di ferro o fibra di kevlar – perché in queste aree rurali campali campanilistiche, spira un’arietta infingarda, poi è un attimo buscarsi un malanno e chissà se la mutua dei Cavalieri garantirà ancora foraggio ippico nelle ere a venire dell’Avvenire dell’Avvenuto; scudiero Javier, almeno Tu, inducilo alla ragione, a buon consiglio (poche parole) e al cospetto del Gran Consiglio Coniglio Cipiglio, sconsiglia sfide a scacchi con la Nera Dama.

Perorare per ora, per almeno un’ora, per Diana e anche per Bacco, una causa, senza perforare faldoni a meno che non siano quelli ad anelli, compagnie assicurative dell’Anello nibelungico, compagnie turistiche per caso per viaggiatori con anelli preziosi, se al naso, pazienza; per tutta una vita rischi la Vita la ghirba anche se poco ti garba – o la borsa o la vita, disse il Passator cortese nemmeno troppo, re delle auto strade degli auto saloni, delle balere balenghe e delle riviere sbilenche senza più sabbia, mutate in zone montane per accaparrarsi finanziamenti a gettito zampillante dalla cornucopia (quanti cornuti, con delicatezza parlando) della dea Europa – proporre l’ultimo cavaliere per il titolo di Barone: rampante rutilante lucidamente ludico, gioco del Barone, in arte Geco, perché se la luccicante diamantifera Durlindana l’abbiamo noi, non è disponibile per i nostri nemici avversari antagonisti. Politici? Preferiremmo di no, grazie perché.

Conversazioni dotte su Heidegger ultimo sciamano filosofico, ad Heidelberg, passeggiando sulle rive del Neckar, attraversando ponti per visitare il Castello, la Biblioteca universitaria, la Casa dell’Ultimo Cavaliere sulla Terra: mentre qualcuno compone ballate alla chitarra gitana, sarà forse un traditore – o il Gogol traduttore delle Anime perse? – a recare la Lieta Novella, una Novella tuberosa lieta, una novellina nova novizia promettente, per ogni giorno dell’anno, quale si vedrà.

Sciamani disperati, dispersi disincantati, sciamano via, inseguendo gentili sciami d’Api tenacemente sopravviventi all’estinzione, obsolescenza programmata disinnescata con un ronzio, un colpo d’ali di carta velina e soprattutto di naturale fantasioso fantasmagorico Ingegno.

Idiota?

Pagina del mistero, autorità, miracolo sul Mediterraneo.

Eccessivo, per una sola pagina, per un solo uomo, per una missiva virtuale ad un mondo virtuale.

Né Sansone calvo, né Achille tallone debole doppiato dalla Tartaruga della Tortuga, né Socrate senza dose quotidiana di cicuta politica, potrebbero soccorrere, correre in ausilio, ausilio cagione infine di esilio visibilio vituperio delle genti.

Fedor illuminato sulla via del delitto del castigo, della dannazione delle condanne in remoto remote in contumacia in dacia siberiana sperduta, ci rivela che il cuore dell’uomo non è solo la nostra preziosa pompa ematica, ma – imprevedibile a dirsi nelle chiacchiere delle fetide bettole – un campo di battaglia, sul quale il diavolo (povero o plutocrate caduto in un cratere di abiezione perdizione obiezioni alla Legge) si batte senza esclusione di colpi bassi fendenti fiondanti feroci sciabolate di taglio contro Dio; beato chi ha fede perché con mente serena e anima leggera sfiderà avversità immani inumane senza appigliarsi con le mani a comodi fatui furbeschi imbrogli per sottrarsi.

Uscire dalla classe nella stagione delle foglie danzanti scricchiolanti morenti; camminare nella Natura respirare aria fredda, umida brina, osservare annotare formulare pensieri, possibilmente originali, impressioni non solo a e di settembre, inspirazioni ispirazioni emozioni non catalogabili su bazar digitali: nella campagna – trovandone ancora ove e se possibile – meglio: luce incomparabile, se il Paradiso esiste questa sarà la vera vita, la vera energia che ci nutrirà, caleidoscopio di colori non programmabili dall’Algoritmo supremo, interazioni minime impercettibili essenziali fenomenali.

Scopri chi ha visitato il tuo profilo greco, è perfetto, anche se – ci tengo a ribadirlo senza badile e senza polemica ideologica – il naso è solo mio tutto mio e se permettete (altrimenti non ci arrabbiamo, ma la sostanza resta uguale e trasformabile) lo gestisco io.

‘Id orao videre’, se vedo con gli occhi (della mente o con il terzo?) mi nasceranno idee nel cervello? La mia testa è una galleria fotografica, un cinema, un teatro – tutto chiuso a tripla mandata, da From Disco to Disco a From(m) Lockdown to Lockdown – o le immagini conservate sono di provenienza esterna aliena iper universale? Idiota è un Id con la Iota? Lo sono in modo consapevole dopo opzione indigena indotta endogena? Lo diventa chi lo fa o chi nasce con predisposizione genetica? Un romanzo un racconto un racconto lungo un romanzo breve da dove nascono davvero e soprattutto è meglio scriverli dall’incipit dall’epilogo da una caterva da un coacervo (Viva il Cervo) da un concentrato di personaggi, di situazioni di stimolazioni indefinibili?

Se la Vita è, ovunque, quella vera è dentro o fuori di noi? Siamo uomini in solitudine o solo in branco e siamo o possiamo aspirare a diventare migliori, a raggiungere il vero coronamento esistenziale terrestre con corona invisibile intangibile in gruppo sociale o in estatica ascetica ascensionale isolata beata belata solistiziatudine? Solistizio Elio stazionario ma si riprenderà e si riappacificherà con l’Equatore, mentre noi guariremo dalla nostra attitudine deviante che non sazia atrofizza insozza incrosta mente e anima.

Corto intendimento, fiato corto, lignaggio ligneo: vivere fuori dalla buona società – ne sussistono, al dunque (Al Dunque, mai colto sul fatto, incastrato per qualunquismo)? – costa l’ignominia, la pessima fama di rozzo, ignorante, scimunito, zotico.

Se idiotes in greco antico erano coloro che sono privati – di cosa, da chi? – la proprietà privata, senza allusioni, deve considerarsi idiotica caotica osmotica?

Lo sapevate tutti che Pier Paolo era un adepto fanatico adoratore della dea Eupalla? Un raffinato intellettuale che scriveva raffinate analisi poetiche del calcio sul calcio sulle gesta e soprattutto sulle figure dei calciatori; Bulgarelli Rivera Riva sarebbero stati ottimi interpreti non solo sui campi d’erba e fango o su quelli assolati e polverosi. Giocava correva inventava da ala destra con una sviluppata parte mancina del cervello; non esiste solo la solitudine del portiere, anche l’ala ne soffre perché è dentro il meccanismo di gioco, ma di lato; dà respiro ha una visione ampia non si estranea come capita ai numeri Uno che talvolta per non addormentarsi devono improvvisare la radiocronaca personale della partita, eppure ha il privilegio e la responsabilità di analizzare le azioni i movimenti corali l’intera rappresentazione; se ha talento, in eccesso debordante strabordante non arginabile, rischia fisicamente la salute e l’integrità corporea; ma di certe sfide notturne su arenili di periferia antropologica non è momento, né sede per congetture ipotesi sentenze finali senza pre e proscrizione.

Sia gentile: Skandinsky lentamente e con precisione parole opere d’arte omissioni di soccorso e, anche se fosse orario domenicale a Trastevere in quella pretenziosa libreria che fu, da per intellettuali (d’immagine vetrina specchio per rimirarsi fino all’annegamento), non mi tenga il brunch, sia cordiale;

se il Mito rivive risorge ci ridesta in Caravaggio Turner Waterhouse – Narciso, all’occhio: quella è la dimora dell’Acqua! – , cambiamoci rimbocchiamoci accorciamoci le maniche per camminare nel peripato nel patio nel giardino per udire parole di miele da Boccadoro Ovidio Pausania Rilke.

La saUna meglio evitarla tutti, senza l’attenta scorta del Cavaliere Nero dei suoi Arcieri dei suoi scudieri selezionati a Camelot, Toto e lo stesso Narciso preferirebbero glissare.

Abbiamo piantato più Alberi di tutti, ne abbiamo abbattuti il triplo; la questione ambientale non è più un dilemma tra ecologia e lavoro; i temi sono in agenda, ne parleremo dal 2050 in poi.

Quando una Macchia non nera non sul curriculum ma mediterranea inghiottirà le lingue d’asfalto acciaio e cemento, cara Erica esclameremo con sorpresa gioiosa: corbezzoli, cingiamo la Natura con il Lauro, brindiamo con il nettare di olivo e ginepro.

Anche Nerium Oleander, con il suo portamento arbustivo ornamentale di sapore blasone origini vagamente asiatiche, applaudirà.

Momenti surReali

Pagina surreale, dei momenti surreali.

La Realtà supera sempre, per distacco, l’arrancante arrembante entusiasmante Fantasia. Non abbandoniamola ai bordi delle strade, negli ipermercati, nelle banche, accudiamola: è nostra Amica, facciamola divertire giocare con balocchi colori e nutriamola con facezie e biscotti, per evitare che il Nulla fagociti tutto tutti, anche lo stesso Reale.

Real de Madrid, anche se in spregio al potere preferisco il Wile Real Coyote (acme forever, non acne), Reale Antiseri manuale filosofico IPP – incubi perenni permanenti – poderoso per ponderosi liceali, reale mutua nel senso di assicurazione reciproca di esistenza nella realtà surRealtà magrittiana, realtà narrativa universale, senza trascurare il reale di Vitello d’Oro – Norman, non ti mangerei mai! – o il magnifico regio Tratturo Lucera – Castel di Sangro, per epiche transumanze animali animalesche, davvero animate.

Debito pubblico stratosferico, senza serenate rock su Stratocaster, scandali delle banche non solo romane – saltimbocca alla romana, soprattutto nelle cavità orali sempre spalancate di magnaccioni e tontoloni – in via XX Settembre un monumento a Quintino (in) Sella, quindi comprensibile si tratti di statua equestre, fuggita dal circo dell’inumana commedia.

Invocare il riconteggio dei voti alla Madonna, delle schede schedine della Sisal/Totip – Sistemone? – dei gas inquinanti nell’Aere – che t’aggia fà, Bellezza mia? – ricorsi a corti supreme o banditaglia urbana (talvolta, si rischia di confonderle, sorry my Friends), raccontatemi di nuovo e sempre la favolosa barzelletta sulla più grande democrazia del mondo, ogni volta rido fino a crepare la pelle, come fossi il Joker!

Con Te Joe/conTeGiò – Sleepy Joe, una garanzia di Serendipity – non ci sto più, le nubi elettorali sulla Casa Bianca degli affarucci sporchi sono già un po’ più in là, tanto il Continente è grande, può ospitarLe.

Ragazzi, siamo ultimi in ogni settore, anche incrociando dati, parametri, paraMenti, numeri ad minchiam – grazie, Professor Scoglio, anche se non puoi arginare il Male – in fondo al baratro, un pareggio vale oro, un punto (di pil?) muove agita muore la Classifica: alla fine dell’anno, se arriverà e con chi ci arriverà, si vedrà. Domani è un altro giorno, il domani non muore mai, così però è troppo facile.

Quasi quasi faccio ricorso anch’io: rincorsa ri Corso Bonaparte il grande ritorno, ri corso Vittorio Emanuele II, per tornare alle antiche contrade, maggiori minori umanamente con-sessuali, congressi no grazie, comunque senza ingressi.

Memorie dal sottosuolo della Clausura: la rete (?) mi chiede se voglio scaricare la app per i momenti di urgenti bisogni; me sventurato, rispondo sì, ma devo prima compilare il modulo di identificazione on line: a nulla valgono proteste improperi assortite sortite imprecazioni contumelie ingiurie vituperj, e poi – ultima ratio – la mia parte più delicata, interessante l’ho fotografata, scansionata e caricata sul sito già ieri – ora visto che in effetti si tratta di scaricare, mi volete gentilmente inviare questa fornitura di carta igienica?

Manca il codice fiscale, completo il modulo assecondando l’ultima imposizione, ma i poteri forti, nascosti mimetizzati travisati – male interpretati dagli attori o dai media? – oscuri che complottano se non contro il Mondo, contro me tapino di certo, mi comunicano senza possibilità di replica e/o modifica: il codice fiscale da te digitato è errato in quanto non compatibile con il tuo nominativo.

Dalla preistoria al 2020 con furore, sulla strada, mentre le Ragazze di Trieste cantan tutte con Ardore, per scoprire dopo millenni di letteratura introspettiva, ispettiva, mai risolutiva che l’intelligenza artificiale artificiosa arte fatiscente dell’uomo si inceppa quando incappa inciampa in un algoritmo burocrate.

Essere o non essere, il sogno è realtà e viceversa, ma con il mio Calderone di dubbi irrisolti misteri misteriosi notti inestricabili della repubblica, remo rassegnato – non il remo, io – su quella Barca chiamata Desiderio.

Vecchio Sampei, che vedi? Smettila di pescare, non sono pesci, ma bottigliette di plastica, cotton fioc, assorbenti, museruole per umanoidi.

Sei certo della rotta?

Nel vortice dei petali

Pagina della Collina dei Papaveri, fuori stagione.

Collina dei Papaveri e delle Papere, Collina degli Stivali e vecchi scarponi, Collina del Vento, talvolta munita di gallerie di e per Eolo, collina mai arbitraria, colle dal latino tardo, non a caso sede di austeri palazzi istituzionali.

Collina dei Ciliegi, la più celebrata, ma non di Battisti, quella nipponica: vi sarete certo dedicati anche voi all’incantevole tradizione dell’hanami, anche voi avrete scelto come simbolo del vostro percorso di vita il sakura, coraggio purezza lealtà caducità, ma bellezza sublime e ciotole di riso in abbondanza.

Godzilla è un dinosauro geneticaMente modificato a causa delle radiazioni nucleari o un lucertolone eversivo? Pronto – in tavola, da surf! – a invenzioni a prova di Bomba H e di Guerre Fredde, proprio oggi che i poli si sono ‘liquesi’ come ghiaccioli all’Equatore? Radiato a vita millenaria, mille in aria, stasera non è aria da mille e non più mille (l’interpretazione è sempre settaria) dalla sua Setta?

Massa e potere, potere delle masse, attento amico il potere ti ammassa, tutti soli ammassati senza più cervelli né anime migrate trasmigrate migranti; psicologia delle masse e analisi dell’Io Tu Egli Es Ego? Stendiamo una tovaglia da pic nic anche se non si potrebbe, perché i focolai sono ormai nelle famiglie e dove dovrebbero essere collocati altriMenti, vostra disGrazia? Qualcuno ha interpellato i Lari e i Penati (forieri di pene, a senso unico e non doppio?), oppure abbiamo lanciato in aria la solita monetina da 100 lire come si faceva per scegliere in modo scientifico matematico scevro di dubbi la facoltà universitaria? Lari, Larici piangenti, anzi Salici Sapienti.

PierPaoloPasolini sapeva, tutto e/o comunque troppo, ma senza prove, oppure stava accumulando dati date riscontri incontri pericolosi, in attesa di pubblicazione? Orde di nemici della Verità, orda di ordalie, non fate l’orda che poi tracima; dopo secoli di ordalie coatte, ora ci sottoponiamo a quella dei tracciamenti – tamponi tampinati tamponamenti – esperimenti esasperamenti, ma per il bene comune; nell’avanzatissimo III millennio avrà altri nomi, ma siamo rimasti all’ordalia, all’autodafé, al rogo mediatico sanitario sociale sociopatico politico, anche vagaMente antropologico.

Se sei non catalogabile, sei contagiato contagioso contaminante, vera mina vagante, lucciola dentro la lanterna.

Da Hokinawa a Hokkaido, sulle tracce invisibili eterne di Hokusai e Basho, volando in un vortice di petali di ciliegio, cercando pietendo in una tazza di profumato té la propria identità, il proprio ruolo nell’Universo, o anche solo un ramo su cui appollaiarsi appisolarsi appigliarsi. Con questi spifferi, è un attimo scompaginare scompigliare scomparire, dentro orizzonti incerti tremolanti balbettanti.

Avevamo i famosi tre colori – verde bianco rosso, eddai! Edda lo sai, come vorrei – sono stati sostituiti dal rosso arancione giallo; la battaglia dei colori primari, per approdare al rosso assoluto, passando tra rosso relativo e eventuali sfumature, non quelle improponibili illeggibili imbarazzanti di romanzetti frustrati frustranti, da frustare, letali per l’Eros; quanto ci mancano le lascive compulsive compiante Lanterne Rosse Rivoluzionarie; qui sventola la zona gialla, per fortuna ignoriamo che nel linguaggio del Mare non segnala da secoli antiche balere, ma navi in quarantena, con a bordo belle epidemie in corso in corsa con regale patente di corsa, Epidemie Corsare, soprattutto di stupidità.

Nei prossimi lunghi inverni del nostro scontento, il mondo adotterà il colore unico;

come sarebbe confortante udire il fischiettio e il canto dei Venti, chi hanno in Rosa i Venti (? fantacalcio ?), Rose nel Vento in cerca di lievito, Madre da quando i Padri hanno abdicato.

In fondo, abbiamo tutti un po’ abdicato, da noi stessi e dall’Umanità, ma i crudeli tempi moderni impongono misure draconiane, misure per misure (misura alla seconda?), misure ottenute con il metro algoritmico, per non ammettere che le nostre riforme epocali valgono meno di ectoplasmi di ribaldi logaritmi, schiuma dei 7 Mari.

Sensei Kobayashi, aiutami illuminami insegnami Tu:

“Poni fine ai lamenti, o insetto/ non vi è Amore senza Addio/ nemmeno tra le Stelle/”.

Sono pronto, Capitano Haddock: salpiamo con l’ultimo esemplare del Liocorno e andiamo alla ricerca del Rosso, non su verdi tavoli di case casse casette di gioco azzardato, ma del Tesoro di Rakam il Rosso.

Ombre, dentro e fuori dalla Grotta

Pagina della Decadenza.

Non una qualsiasi, all’italiana e scusatevi se vi pare poco.

Nel mondo, secondo vulgata mediatico popolana, Italì è sinonimo di pizza mafia mandolino – sedere a, ma non si può più vagheggiare nemmeno nei sogni musicali, altrimenti arriva il #miTu – forse, tra i sinonimi: Arte Cultura Cibo Eleganza. All’estero lo sanno, gli indigeni autoctoni auto scimuniti, non sono stati allertati avvertiti informati formattati.

Decadenza decaDanza, cadenza della decenza, decade, ognuna con la propria personale indecenza, guadagnata sul campo.

L’industria tricolore – la Bandiera un tempo che fu, quella dei tre colori (bianco rosso verde, rosso verde bianco, verde bianco rosso? libretti universitari in volo dalle finestre di antichi atenei facoltà giurisPrudenza) era sempre stata considerata la Più Bella – purtroppo ci riflette, uno specchio senza margini di errore: l’intrapresa nazionale sorge sugge assurge a simbolo totem icona del carattere popolare, con autentici cromosomi xyz, inconfondibili stimmate delle genti peninsulari, isole incomprese.

Nostalgia inguaribile inconsolabile incolmabile per il passato di Pomodoro; un passato a scelta, gli altri a pagamento su pay all, importante che sia lontano da noi Q.B. – quanto basta – perché l’avventuroso passato clandestino deve essere coniugato in modo giusto, ma a casa sua; placcato dal pacchetto di mischia, regali mischiati muschiati sciupati, passato placcato in oro finto per celebrarlo con cervellotici pistolotti mediatici, fastosi festosi addobbati con sciatti festoni.

Il Futuro nel Belpaese dei Decrepiti, dei dpcm come serie tv sostitutive (altro che Suburra e Gomorra…), dei prodotti da forno sostitutivi (sforniamo crostini come decreti! Ai Due Compari, Motta sulla Livenza), non suscita entusiasmi esaltazione, al limite esalazione: di gas tossici, di ultimi respiri al posto di primi vagiti, ultime cartucce rugginose pruriginose spuntate, invece di freschi semi da interrare in prati ancora vergini sperando un dì possano, con cura accortezza e dedizione, crescere piante: vigorose belle generose.

Logore logorroiche pergamene illeggibili in luogo di carta nuova di cartiera per disegnare/scrivere immaginare mondi futuri inaspettati sorprendenti diversi alternativi audaci, oltre ogni limite di Umanità.

Futuro è solo una mosca tze tze da scacciare maledire schiacciare, il solo pensiero del suono o sua potenziale esistenza innesca una grave forma di fastidio, odio senza iodio, local-pandemia narcolettica.

Gattopardi, Gatti Randagi in vicoli senza più miracoli, Viceré senza corone dobloni troni, Tigri della malora e del ribaltabile, anni ruggenti latitanti ai Tropici, anni struggenti, anni sfuggenti sfuggiti dal corral eoni fa, dunque ‘stacce!’. Sfuggiti dal senno del poi, dai fossi degli argini mai ripuliti accanto a fiumi carsici dunque incazzosi, anni fossi argini fiumi trascurati oscurati trasecolati dall’incuria nostra, però moderna tecnologica progredita.

Siamo fuori, dal tempo massimo/minimo, da ogni tempo. classificabile o meno.

I Giovani? Un’invenzione del ’68 o forse era il ’48, una bolla di sapone spaziale: untorelli spacca marron glacè, adepti della Trap Music, senza fischio con dita in bocca – Strunz!!! – né boccetta di acqua benedetta da aspergere in caso di bisogno, cioè spesso, vista la congiuntura astrale sfavorevole; ‘addivanati’ cui abbiamo rubato perfino il divano in promozione permanente annuale, sostituendolo con banchi a rotelle davvero smart, anche se, all’ultimo giorno di lezione in remoto, remota sarà la possibilità di sottrarsi ai Giudizi Universali, rigorosamente decretati dal web.

I Giovani? Non sono quelli dei Venerdì scioperati sciroppati sciroccati scioperanti, show operanti per la salute del Pianeta Terra? Poveri ingenui, i vostri genitori non vi hanno ammoniti sui rischi relativi all’instaurazione di un Rinascimento Ambientalista? Niente più smartphone, tablet, scarpe ginniche firmate, con inchiostro ematico degli sfruttati. In fondo, morti di fame erano già, cosa ci sarebbe di male nel garantire loro un po’ di sano lavoro con contratto a tempo per forza indeterminato, almeno nell’aldilà?

Ripartiamo dal risiko cadreghe, tanto il futuro è solo una ridda una rissa una riffa – abbiamo una riffa che fa così, caro Ivan Cattaneo! – Raffa nazionale da Trieste in giù, di ipotesi, una risma di nomine accumulate in orrenda pira, di kriminal azioni finanziarie e di risorse naturali da incenerire fino all’ultima stilla e oltre.

Integratevi cribbio, alla tribù alla tv al pc: ballate su balconi barconi carponi! Tornerà l’Estate, garantito con pistacchio e limoni trinariciuti certificati dal buon Bio, noi bagnanti bagnati bagolanti, chissà. Le rotonde sul mare sono stinte stanche estinte, sostituite con crudele ingratitudine da quelle stradali per i grulli spennati – c’è sempre uno spenna grulli ex machina ex cathedra Excalibur, per fortuna! – fanatici della congestione da idrocarburi; oibò, non è il nick name social dei Carboidrati???

Un uomo può distinguersi da un’ombra, dalla sua ombra, dalle ombre – magari rosse! – dentro la caverna di Platone? Come canta il Poeta maledetto, potrebbe: se, e solo se, condizione siamo qua noi, fosse causa consapevole di quanto gli accadrà.

Non preoccupiamoci troppo, anche i fallimenti totali non sono mai per sempre.

Cattivi Maestri

Pagina dei Maestri Cattivi. Oh, Cattivi Maestri…

Inabili all’insegnamento, certo, se fosse solo questo, sarebbe il minimo danno insindacabile: pessimi esempi, modelli da non imitare eppure modelli unici di comportamenti incivili belluini ferini; non gettiamo loro addosso croci colonne del tempio sentenze, le peggiori; chi mai davvero chi davvero mai potrebbe conoscere le sofferenze le mutilazioni i tormenti intimi di una persona altra da sé?

PPP da 45 anni immortale, su quali mari perigliosi navighi oggi, su quali campi giochi a pallone, in quali studi sei immerso per riemergere con nuove poesie nuovi articoli romanzi scandalosi lungometraggi? Sei sempre il Capitano dei Tuoi Corsari, scritti?

Corvo Nero steso su una stesa di asfalto grigio impersonale inumano assassino, però impermeabile al sangue dei vinti; Fratello pennuto dalla livrea da grande soirée ci rivedremo in Paradiso che non è un’invitante trattoria di campagna, ma un auspicio carico di speranza, perché Tu ci sarai senza tema e anche lì il Cielo sarà tua pertinenza, noi non sappiamo, incerti di tutto anche del destino finale della destinazione finale del finale delle Stagioni, chissà se e quanto lieto.

Benvenuti nell’Incertocene, cene incerte, a certe cene sarebbe stato meglio non partecipare mai; cenacoli incerti, ma restano capolavori, gli ultimi, ahinoi!

Si stava meglio quando si stava meglio, garantiscono con certificato di assoluta garanzia di falsità, doppiezza menzognera, alacre ipocrisia i soliti quattro saggi assisi su seggi paleo promozionali televisivi da quattro soldi – averceli – ma quando dove e come si stava meglio, non è un dato da sapere: il volgo ignobile ignorante innominabile si controlla docilMente in assenza totale anche solo di vaghe nozioni culturali; all’Indice alla ghigliottina al rogo la Settimana Enigmistica. Un rebus prece.

Forse, semplicemente si stava: al Mondo con naturalezza e tanti grilli nei prati per la testa e con i quali conversare da muri includenti, perché se separi pensa a chi cosa quanto lasci fuori. Martelli martellate martellamenti proibiti.

Si stava, la Felicità era quella.

Nel Nevada – a proposito, gli ET sono grandi elettori? – nella segretissima Area Pulcinella 51, davvero conservano gli Ufo e tutti i progetti più audaci incomprensibili inconfessabili delle forme aliene di civiltà? Se sono civiltà evolute, dubito siano giunte sino a noi, con bastimenti cosmici più o meno carichi di menzogne utopie perline colorate con i colori dell’Universo, da barattare con i tesori esclusivi prodotti dai bipedi terrestri.

I quali, si sa, grazie allo sviluppo indefesso della crescita economica Tatcher Reagan, si accontentano delle promesse cangianti mutanti mutevoli, millesimo di social dopo millesimo sui social, degli sparuti spauriti spiritati miliardari scostumati e dei nuovi mediocri cloni di defunti dittatori.

Ormai, siamo costretti a mettere all’asta on line la tessera di appartenenza alla razza – umana? – per attrarre dal Deep Space o Deep State, Verdi Mostriciattoli facoltosi e un po’ borlotti per convincerli a risanare rin-curare rinfoltire il pil della vecchia cara ammaccata Terra.

Quando tu soffrirai sotto la schiavitù autoprodotta rigorosamente a casa tua, quando soffocherai dietro una mascherina cieca di smog, quando invisibili virus assassini sguinzagliati dalla nostra passiva sciocchezza globale imperverseranno sul Pianeta, su dal Ciel – prima che ci cada sulla testa in modo definitivo ultimativo incontrovertibile – non piomberà Mazinger; anche i Super Robots hanno un Anime preferito, un sindacato di riferimento deferimento de saturazione, uno Statuto che garantisce loro il diritto alle vacanze e alla meritatissima pensione nei Paradisi Animati.

Così lontana così vicina non è la fine del mondo – tra l’altro, in diretta streaming (prime time!), anche se, da futuribile Remoto, le emozioni non saranno le stesse – ma solo la fine del nostro sguardo dei nostri sensi che la bonaccia d’agosto non placava nel Mondo Prima, quello analogico, il lungo mesto amaro addio al nostro senso dello spazio fisico geografico, quello che ci definiva come animali pensanti sociali dediti alla conoscenza; abbiamo abiurato senso di noi, delle parole, delle stelle come bussole;

oh come vorrei morire in un campo di girasoli, un campo lungo sconfinato di Sergio Leone e Wim Wenders. Accanto a me solo la bicicletta, lo yo yo ligneo, Tre camere a Manhattan.

Tanto ormai anche gli angeli non sorvolano più il giudice a Berlino, né il Texas; inutile attendere l’Oltre, oltre Po mantovano virgiliano, oltre la siepe il giardino e anche la Patagonia è diventata una terra dei fuochi, fatui.

Sommersi da fuck things non respiriamo più con narici mente polmoni, inondati da fake news, fake history, fake politics, fake scientists, fake gods, perfino fake photography: quando la presunta (pregunta?) sedicente democratizzazione distrugge il Sacro il Profano l’Arte, annientando il Tutto attraverso il braccio armato composto da miliardi di immagini, scattate da chiunque nello stesso momento, miliardi di rozze goffe orride bugie su un set planetario di III millennio, III longa manus, III teatrale senza copione in atto unico ultimo ulcerante.

I Cattivi Maestri diventavano commestibili in salsa piccante, divorabili sino all’ultimo minuscolo boccone, il problema era la fase digestiva: la prima nella bocca, poi, nel caso, solo i più dotati di appetiti talenti tigna, riuscivano a metabolizzarli ridurli metà in bolo, metà in lezioni di Vita.

Mister Hopper hai regalato lustro al lavoro dei guardoni (fini osservatori pensatori) dalle finestre, lustrate senza windows, hai anticipato il futuro con i tuoi personaggi, imbrigliati nell’attimo della genesi pittorica, nella goccia di ambra cristallizzata, nella sorte da monade disturbata perturbata perturbante, nell’isolamento collettivo; ti sei dimenticato di narrarci la trama completa, spiattellando come nei saloni delle parrucchiere anche l’epilogo sorprendente.

O forse la tua Immensità è proprio questa: donarci ancora e sempre la possibilità di completare la storia la narrazione la ventura dentro il quadro con la nostra immaginazione:

sperando che nel frattempo non sia svanita svampita svaporata anche la nostra ultima fonte di Energia pulita.

Forse non è proprio legale sai

Pagina delle Catapulte.

Assediare Città, tutte, bombardarle con ghiotti proiettili di miele di acacia castagno millefiori; assediarle senza tregua, prenderle per la gola grazie al lavoro di Api indomite.

Gola, sette vizietti capitali per sette spose, la taverna dei sette peccati, sette e non più di sette, anzi 6 in regime di copriMangiaFuoco; vigileremo sulla vostra depravazione licenziosità – avete la licenza, vero? – sulle vostre devianze dalla retta via ché anche nel mezzo del camino – Cam-caminì, cam-caminì, spazzacamin, Allegro e felice pensieri non ho (magari!) – era smarrita.

Mia cara diletta devota, l’uomo non è molecole immobili immutabili immarcescibili, sei più bella vestita di limiti, mi incoraggi ad annullare i miei lividi: voglio trovare la mia identità alternativa, il mio avatar, il mio avo primigenio, la scossa più forte che ho con le tre dita di Bem, mostro molto umano anche troppo, infilate nella presa giusta.

Toponomastica sterco del demonio, assessori urbanistici ante litteram poco urbani nemici del popolo: nella Vienna del 1770 la congiura dell’Imperatrice per stanare giovani e parsimoniosi, i primi destinati a offrirsi volontari per il ruolo poco ambito di carne da cannone, i secondi per ‘donare’ generosamente fondi alle casse dell’impero; casse da morto e forzieri imperiali ringraziano, le generazioni cancellate dalla storia con un tratto di penna d’oca, un colpo di pennello per verniciare nomi alle vie e numeri forse civici, certo poco civili, per niente empatici, temo di no.

E’ più reale Nessie o Fungie, Delfino uno e/o trino, finalmente fuggito nei mari aperti alla ricerca della Libertà perduta? Al marketing turistico, alle iconiche cicloniche clonate affiche pseudo artistiche, ai pescatori/agricoltori trasformati in pallide comparse del parco giochi in servizio attivo permanente – anche i parrucchieri delle divine degradate a tuttologhe on line ringraziano – la risibile ridicola rimaneggiata sentenza, appellabile o inappellabile, comunque inutile.

Sconvolgente apprendere dai reportage che in Irlanda esistano persistano ‘insistiscano’ meravigliose coste meridionali, verdi come da manuale abecedario sussidiario e abaco in omaggio, per contarle una ad una: caro Delfino, nuota veloce imprevedibile pazzo, hai donato 37 anni di vita agli Umani e ai loro tristi affari commerciali, hai diritto all’anonimato alla gioia alla Rivoluzione dei Mammiferi subacquei.

Hey nobile Julius, che Tu discenda dalle stelle, dagli stalli di un’accademia artistica, da nobili origini, passando da Ascanio il celestino sfuggito alla Combriccola, dal bosco greco Hylé o da Ilio (Troia, senza volgarità) – per restare in tema di assedi – la sai l’ultima? Non barzelletta, non bagatella in crociera su battello a vapore, non amenità, ma autentica svolta fantasiosa: la Letteratura Disegnata, il Disegno Popolare, l’Arte di HP e del resto della Banda Onirica, hanno fatto breccia nel bastione degli Uffizi, la Turris Eburnea degli intellettuali, sacerdoti e adoratori di urne funerarie, fuori contesto fuori di testa fuori balcone senza visione, è stata abbattuta:

Graphic Novel is back, Graphic Novel rules.

Forse non è proprio legale sai, forse è un mesto mestolo mefistotelico (altro che iconico, Totemico!) happy end – Neverending, Reverendo Never – da mulini bianchi calcinati dal Sole dopo la fuga di Sancho in sella a Fungie, forse saremo costretti ad ammettere che ha vinto il mercato, hanno perso le Città, ingannate da quel biondo miele.

La Terra rinata vedrà, scriverà cronache epifaniche, annales vergini.

In Campana di Bronzo con le opere di Achille Campanile: il male può annidarsi nel miele; le sicurezze – ordine e sicurezza! – hanno ventre flaccido, sono demoni ululanti con forconi di Belzebù, pronti a insinuarsi sinuosi sibilanti tra di noi;

ai primi brividi abbrivi breviari ‘da freddo’, sfigmomanometro aneroide sempre a portata di manicotto, per scongiurare la pressione bassa non in atmosfera, ma nelle Anime.

Alla riscossa, a-cefali, i Fiumi di china inchiostro colori hanno tracimato tra cime valli pianure, anche voi potete stare finalmente a galla, senza fare essere diventare:

Morti (tra parentesi: AUGURI).

Spero ritorni presto l’Era del Dinosauro (multikolor)

Pagina della crisi del Volo o del Volo in crisi, esistenziale esistenzialista esiziale.

Volo pindarico, volo complanare, volo a motore spento o senza motore, volo su aliAnti – non necessariamente contro in opposizione in alterco – con ali di polistirolo, infiniti inesauribili inimmaginabili voli onirici.

Prepariamoci all’esodo pedibus calcantibus: volare non sarà più un diritto divino concesso recesso ottriato ai Popoli, fine dell’era dei voli transcontinentali per tutti – comprese le tribù turistiche – , per pochi privilegiati, per gli unici padroni della Terra e delle risorse.

Chi può, si salvi da sé: si dedichi a lunghe camminate, meglio se in compagnia cinofila – del resto pare che i Vichinghi in America… – a nuoto con Delfini, in bicicletta tandem velocipedi multipli e financo su pedalò retrò della riviera romagnola.

Costi enormi e fuori controllo, inquinamento insostenibile, anche per gli stessi sacerdoti del liberismo cosmico senza lacci lacciuoli l’accidente che vi pigli maledetti miscredenti che rinnegate le infinite virtù del dio mercato.

Raccontano nei bar diurni, nelle osterie, nei trani (non treni) a go go, nelle allegre frasche di campagna – ove ancora resiste – che il settembre 2020 anno I era covid, sia stato il più caldo mai registrato, da quando qualche sciroccato bipede mancante di alcune rotelle – hey Dottor Slump, anche Voi qui? – ha cominciato a registrare la temperatura della Terra: con termosCanner – utile anche per sorbire pregiato the indiano – termometri a mercurio o posando la mano amorevole sulla fronte del Pianeta?

Lo ammetto, questo clima così surriscaldato potrebbe essere semplice frutto dell’ebbrezza bacchica o delle guasconerie tipiche degli Avventori dell’a-vento sotto vento senza vento dei locali di perdizione menzionati; ove sussistesse anche solo un piccolo residuo di fattualità scientifica, dovremmo interrogarci sul perché e sul come mai gli scriba mercenari e i tecnocrati cibernetici senza anelli uranici al naso condannino al pubblico ludibrio abbrivio manubrio i negazionisti del vairus, ma allevino solletichino proteggaNo i negazionisti della bio tragedia senza catarsi, senza catarifrangente senza Katai, senza carta internazionale Oms di esenzione dall’estinzione.

Ragazze, se volete campare alla grande trovatevi un – lavoro? – miliardario da accalappiare: trovate circondate circumnavigate un mecenate un magnate e troverete una casa dolce case o anche molte ville lussuose lussuriose, dislocate nelle località più esclusive (perché se vivi da pascià, altri sono esclusi reclusi sfruttati scartati) del globo; il trasporto sarà compreso e sempre a carico del fortunato consorte!

In alternativa, me too.

Consigli antichi atavici retrogradi sorpassati, più e più volte offerti da saggi vegliardi del Mondo Prima nel fuori corso dei Millenni (non Millennials, sorry).

Giovani, orsù: ce n’è anche per Voi; non Vi reputerete esenti per privilegio di appartenenza alla Pantera, rosa nera lillà? Non affollate le piazze non fate piazzate non piazzatevi in formazione movida. Vi mancano i Venerdì per l’Ambiente e addirittura la scuola su banchi a rotelle, comunque più veloci del Cavallino di Mara Nello? Non siate ingenui o finirete come Greta, sulle pagine pat(t)inate lucide luci della ribaltina, sottratte con forza bruta a Alberi incolpevoli, di riviste planetarie che comunque mai saranno superiori alle riviste e ai varietà del sabato sera italico che fu, cu fù, Corfù; meglio leggere le Avventure del Signor Robinson Bonaventura e viaggiare insieme a lui, spaparanzati su divani domestici alla fine della perenne promozione commerciale.

Cos’è mai questa crisi climatica virale? Scienziati sviluppano modelli matematici per prevedere in anticipo le mosse del vairus e salvare così miliardi di vite, in teoria umane: peccato si distraggano sul più brutto e dimentichino di inserire la variabile meteo del freddo tipico della stagione autunno-inverno. Magari l’inverno fosse un imbattibile Generale, potremmo affidarci a lui, obbedirgli ciecaMente – tanto siamo già abituati alla ‘pronità’! – eseguire pedissequaMente (un po’ equa) i suoi marziali ordini.

Modello Giuditta, più che modello matematico: come si porta quest’anno il covid? Over the top, con guanti e mascherina!!!

Green-Blue sarà lei e tutta la sua famiglia: cambi paradigma se ha coraggio, oppure Don Mosca la obbligherà a recitare tutti le declinazioni regolari irregolari (soprattutto queste) dei verbi della Grecia Antica. Pena afflittiva in caso di risposta inadeguata: guardare per ore la foto del leggendario Asino alpino Giosuè, appesa sopra la lavagna e sentirsi apostrofare con il più umiliante degli appellativi: Ocotto!

Meglio del povero Asino cotto, salviamolo!

L’aoristo attivo di un politematico andrà bene sullo spezzatino con patate?

Attendiamo rivoluzioni, piroette su noi stessi, ardite veroniche (Veroniche ardite), magari tramite app da scaricare insieme allo sciacquone, anche perché il nuovo cyber domestico arriva in ritardo, si congeda in anticipo e da contratto sindacale Statuto Asimov, non pulisce mai – e sottolineo mai – il water.

Mi chiedo spesso con sgomento raccapriccio con l’eleganza del Riccio: come avrà potuto estinguersi la luminosa avanzatissima organizzata Società dei Dinosauri?

Tornerà – la invoco con speranza – l’Era del Dinosauro, l’era delle mani di Dino Zoff dipinte da Guttuso (non Gattuso), l’Era del Cinghiale Bianco, l’Era dei vinili sperimentali di Franco Battiato prima degli Sgalambri filosofici; nel Cosmo vibrerà la Variazione Etnea che annullando astrazioni scombinate ci renderà Uno, al di sopra al di là al di (tre volte al dì, Figliuolo, con acqua naturale) fuori da ogni terrestre concetto precetto ricettacolo di Bene e Male, derby stracittadino strapopolare stracotto Bene vs Male e alla fine, si sa, vincono sempre Eros e Thanatos.

Tana per il Maestro e gran pavese universale – pavé ciclistico fiammingo scevro di pavidità – di Bandiere Bianche da ogni ponte del Mondo.

Tra museruole e conchiglie

Pagina muta, Pagina del: ah, se questa pagina potesse parlare…

o in alternativa: splendida Pagina, le manca solo la Parola!

E’ una parola, caro Lei; tutti imbattibili nel cimentarsi con le cronache dell’Ovvio ovvietà omni età, del suvvia cosa volete che sia qualche microscopico – vostro, al cubo o potenze affini – sacrificio per salvare il Salvabile (ne resterà solo Uno, quello che conserverà la Testa al proprio posto, cioè sulle spalle, meglio: avvitata al collo), il notabile, il dirigibile; il notaio no, incassa già abbastanza per conto e sul conto suo.

Missione impossibile: salvare il Natale? Di chi?

Pagina con la mascherina: trendy, consigliata griffata gridata dalla Pot delle Influenzate, milioni di termometri mercuriali in ebollizione ogni volta – cioè sempre – che posta (non era: che Banca?) un novello novizio novissimo contenuto incorporeo.

Pagina silente, mascherata (due volte, abbondandis in abbondandum, la Prudenza di questi tempi non è mai troppa) mascarata soffocata dalla museruola, basita allibita atterrita, al cospetto circospetto circo con e senza spettro, della cara carissima – ahi, quanto ci costi – Umanità, catapultata nel Mondo Dopo, senza adeguata preparazione atletica psicofisica (del resto, le palestre e i circoli yogurt sono chiusi: arrangiatevi!), senza corroborante rilassante ristorante passaggio in India, passaggio all’Inter sempre spuria del quid fenomenale, passaggio intermedio nella camera caritatis, camera senza vista, camera iperbarica iperbolica iperborea, ma non rivelatelo a certi Borgomastri complessati, sarebbero capaci di abbattere altri 100 Alberi a caso per rappresaglia.

Sganciata senza paracadute parapendio paradenti, senza compendio sussidio implementazione di Giga a-gratis di umanità supplementare o, a vostro indice di gradimento: supplenti, supplì, calci di rigore a oltranza, il primo che sbaglia tiro o solitaria parata sotto una palma nel Deserto dei Goblin, sarà spedito coatto su Marte, come cavia per testare tastare scavare giacimenti di futuristici oro, incenso, e perché no, spumeggiante Birra.

La mano che ti guida è quella sicura di un cieco; Lui per immaginare storie, disegnare una immensa cattedrale gotica, carezzare il gentile profilo di una Donna non ha bisogno dei difetti della vista oculare.

La Realtà senza mediazione della narrazione diventa solo un aberrante coacervo di ruvidi aridi inerti referti legislativi scientifici burocratici; impossibile da decifrare, impossibile da raccontare interpretare amare.

La vera Arte consiste nello scalpellare via tutto il superfluo la sovrastruttura gli orpelli che soffocano la Bellezza del Mondo. Non multa sed multum, tu-multum, sommosse di favelle faville di piazze finalmente colorate, imbandierate di Gioia.

Provo sempre nostalgia per le conchiglie sparse in riva al mare, impronte sul diario dell’Umanità: meno consonanti, più vocali, più H mute o loquaci, per respirare a pieni polmoni, menti libere di sognare maree guidate dalle meccaniche cosmiche, astri d’Oriente come unici punti di riferimento orientamento salvamento.

Metodo Carver, Metodo Hopper, Metodo Agnelli Manuel, Metodo Nomadi, Metodo Cattedrale, nel meno il più, nella penuria tutto l’Essenziale, nelle parole conservate dentro le Conchiglie: il sussurro il canto le antiche leggende di Tutti i Mari terrestri, universali.

“Amor che guardi verso Oriente, verso il Mare Qual è il nome che sussurri piano prima di dormire?”.

Il Cieco dà fastidio, la sua presunta menomazione disturba, perché ci schiaffeggia in faccia, senza minima concessione alla commiserazione ipocrita, con ogni nostra menomazione falsità fragilità:

senza maschere senza divise senza museruola, Lui è il Narratore, il Faro del Pireo nelle notti di tempesta, il fabbricatore e custode delle Conchiglie.

Tsunami di virus e vaccini (su larga Scala, senza prima meneghina)

Pagina Bianca, pagina della Vedova Bianca, imperdonabile impassibile inemendabile dai suoi errori, in quanto – anche senza scagliare pietre, tanto ci cadono sulla testa in piena autonomia – rea (Silvia?) dei suoi limiti, dei suoi peccati senza limiti, da matita blu:

nel suo letto non troppe né grandi novità, stanchi rituali, gruppi laocoontici lascivi di corpi, sminuzzamento manuale senza ausilio di professional minipimer di anime perse, per strada per oblio per incuria.

Senza indugi sguinzagliare segugi dai pertugi della nostra stanca inciviltà occidentale sulle tracce dei virus e suoi sbiaditi untorelli porta a porta; quanto incasseranno di provvigione per ogni nuovo contagiato certificato docg? Contagiato effettivo infettivo afflittivo, non facciamo i furbi come da abitudini storico genetiche, non creiamo la pandemia all’italiana, Pan de Mia di Natale, Pan de Mia (epifanica?) dell’Epifania tutte le epidemie si porta via. Capo Town, Capo d’Istria (Koper, che tv!), Capo di Buona Speranza a volontà variabile, Capodown nella notte del 31 dicembre con frizzi lazzi ricchi premi e cotillons, ma per 4 e non uno di meno Cavalieri dell’Apocalisse su Calesse di Fuoco iperuranico: tampone di mezzanotte con lenticchie rosse, lenticchie del buon augurio all’ultima fermata del Treno Ambulanza.

Avete interpellato Kit Carson, Davy Crockett, Rin Tin Tin, Rex (Tirannosaurus!), Ryu delle Caverne con gli Antennati dotati di clava litica, Blek Macigno, Zagor, i Due Nemo (il Capitano e il Pesciolino pagliaccetto), Zum il Delfino bianco (No racism), Conan eterno ragazzo stufo stufato accanto alla stufa dal Futuro versione Godot? Sarei quasi orientato a sbilanciarmi: anche così, alla rinfusa con le fusa di Doraemon, sarebbero più affidabili competenti efficaci loro di tutte le accozzaglie governativo istituzionali e comitatini tecnicistico scienziatistici dell’Universo Mondo; senza offesa per prezzemoline e prezzemoloni viroinfettivologiche/ci.

Quanto è strano questo virus, si aggira rigira rimira solo di notte (from disco to disco? because the night belongs to vairus lovers), ma non è un Vampiro, purtroppo (lo si potrebbe nel caso intervistare): chi si nasconde dietro quella mascherina? Il Virus Tigre, il Bat Virus, Virus Lupin, Belfagor Virus; quando aggredisce esseri umani è implacabile, quando si accoccola ai sedicenti vip, fa loro le fusa e si congeda in pochi giorni, accontentandosi dei croccantini di scorta.

Ci siamo arresi senza condizioni molto condizionati al paganesimo scaramantico scientifico – non è vero ma ci credo e anche il suo contrario! – rigettando rinunciando abiurando il Mito che non è Magia di Silvan for President, ma realtà: incapaci inabilitati inadeguati a leggere scrivere dire fare baciare lettere testamenti papiri con le Antiche Leggende fondative del Pianeta Reale, con le semplici regole dei ritmi naturali.

Vaccini traumaturgici, Sangue di Giuda, Sangue di San Gennarino che si coagula o si ‘liquida’ a comando, a sua e nostra insaputa ignorante; se le cose non le sai, salle! Freddure sapide per scongiurare – vai di gesti inconsulti apotropaici – rigor mortis insapore inodore incolore: cribbio, un po’ di vita allegra in questo grigio mortorio da clausura confinamento coprifuoco, anche se non si può dire (una rosa resterebbe una rosa anche mutando il suo nome).

“Pseudo il Profeta. chiedo venia, anche come stinco di santo sembri un maiale: pensi solo e sempre alle Patate al forno per asporto”.

Viva l’Autunno, stagione del foliage, foliage follie per Tutte&Tutti: foliage democratico, si sta come come foglie – anche fogli e/o Carte – di democrazia sui rami degli Alberi in Autunno; meglio evitare New York.

Com’era quella bella favola della Democrazia Regale, nella quale al rintocco – un gran bel rinTocco di campana – perdeva i poteri e si tramutava in matrigna perfida accentratrice usurpatrice? Opterei per la Democrazia Surreale: René Magritte Presidente per acclamazione di Popoli in volo planare sulle Città Invisibili.

Fu così che, passati di moda quella vecchia scarpa della Bomba H e suoi domatori, imparammo ad amare il Virus e i suoi Vaccini.

Dellamorte Dellamore

E tutto è morto e tutto è ancor vivo, e solamente tutto è cambiato, quello che provo l'ho sempre provato, e credo ancora in ciò in cui credevo, e il fiocco nero è l'unica cosa, che mi è rimasta con la malinconia, ma insieme a questa stanca anarchia, vorrei anche Te Amica mia; ma dimmi Tu non è meglio così, immaginare ed illudersi sempre, qui ad aspettare qualcosa o niente, qui ad aspettare un no o un sì, che in ogni caso sarebbero fine di tutto questo che almeno è un ricordo, così studiato giorno per giorno, fatto di tanti cristalli di brina. (Il lungo addio, Tiziano Sclavi)

Pagina dei Funerali: funerei cinerei, cinieri listati a lutto.

Ciminiere che eruttano fumo nero, mai inquinante, ovvio.

Nelle urne cinerarie confortate colmate confermate – nella loro funzione base – dal pianto, trovare coccodrilli con fauci spalancate di circostanza, domande, altre assillanti risposte?

Il funerale deve essere per e da definizione una triste cerimonia cerimoniosa dallo scontato cerimoniale – soprattutto il finale? Triste, a insaputa e chissà quanto secondo volontà del caro estinto sbiadito ejettato, con la sensazione che sia più vispo e vegeto lui dei troppi vegetali a due gambe che lo raggiungeranno forse in seguito.

Sia chiaro, il fu – ei talvolta Sikh un po’ immobile nella prece conturbante – immobile esanime per letteratura medica umana, ha svoltato ha compiuto l’agognato nell’agone balzo dimensionale si è evoluto è volato via, varcando il cancello che si apre verso nuovi territori, immaginati da qui: inaccessibili inarrivabili inesplorati misteriosi oscuri spaventevoli.

Più oscuri e spaventevoli dei meandri mentali terrestri? Ai deceduti decaduti interceduti, intercettati, l’ardua sentenza, inappellabile.

Mamma, forse San Nicola tornerà, magari con la mascherina, se gli concederanno una deroga al coprifuoco per comprovate ragioni professionali – No Shopping Victim di Natale – una lettera che Gli consenta libertà di movimento per lavoro in-essenziale, ma foriero di vetusta gioia; arriverà in volo, salvo sciopero della Triplice sindacale delle Renne.

Renne nomadi magiche se fingiamo di ignorare l’estinzione liquefacente liquefatta liquidata con alzata di spalle dei Ghiacci polari – o sarà obtorto collo rassegnato a affidarsi alle ultime compagnie low cost, low ground, low all, anche l’onore e l’onere di dipendenti e carburanti letali?

Underground soprattutto culturale, Colline degli Stivali con cimiteri abbandonati da zombies irrequieti che si sfidano a singolar romantica tenzone carmica – karma poetica – nelle notti di Luna piena, rossa per emozione ed ebrezza di audaci versi, anche del Popolo dei Lupi.

Vite umane dei miei stivali – umore umori umorismi – dopo gargarismi gorgheggi dissonanti borborigmi inopportuni naturali – sotto traccia sotto stimate sotto tacchi consunti.

Mamma, sai cosa Ti dico? Anche per oggi, come nel Mondo Prima, non si vola. Atterriamo, torniamo a quote più terrestri, Icaro mi si è liquefatto anche lui come i Poli (fatto di liquerizia?) sul più bello, finiti fondi energie, esauriti anche i Cieli, inutile invocare la carica del Settimo: volare resterà un meraviglioso sogno desiderio impagabile inappagabile con buona pace – la Pace sia vera e buona per Tutti – dei Fratelli Wright.

Si è tosto maritata? Vivissime condoglianze, Signora mia.

Un autentico funeralone, esequie in pompa magna; più il trapassato è illustre prossimo o remoto, più il volgo tribale virale farà salire i decibel dell’applauso belluino. Ridateci il luminoso Medio Evo, di grazia per grazia mai ricevuta per eco – green&blue is the new World trend – compassione.

Sorella Morte verrà, avrà i Tuoi occhi, auspicabilMente.

Hola Compadre, mi hermano, como esta Tu Vida? Anche comò, certo, utile: la festa perenne – per Effe – senza esclusione di colpi e corpi ottundenti contundenti contendenti, nella quale volenti o nolenti siamo tutti imbucati, è riuscita! Un autentico funerale privo privato club privé di galateo funebre cicisbeo lacrimoso in sostituzione di prefiche trinariciute, icone del dolore cosmico; appunto unico, corteo un tantinello – lontani dal tinello – affollato assembrato, certo adombrato.

All’ombra dei Cipressi.

Nel Cristallo, temprato dagli eventi

Pagina delle Brume delle Nebbie delle Foschie,

nelle quali fischiano pallottole, pugnalate, e-venti, UFO, Anime.

Penetrare nelle tenebre, nel cuore di tenebra di Tess senza … mastini dei Baskerville, nell’anima della Giungla Nera, guidati da Tremal Naik senza tremori, là dove gli Alberi giganteschi secolari, non sono solo architettura arborea, ma rifugi covi approdi portali.

Into the Fog o into the Frog? Per de criptare – trattato o cripte a go go, sperando siano più solide resistenti di ponti, gallerie, cavalcavia autostradali – il Codex: di antichi faraoni – sempre siano lodati la Faraona e il suo nasino – , 

antichi imperatori, condottieri; risolvere gli enigmi della Vita universale, o, più umil realisticaMente, almeno di un piccolo circuito elettrico durante le lezioni di educazione tecnica: chiuso, aperto, indeciso?

Nella brughiera degli Spettri, collaborare con Moriarty il Professore per ritrovare il fratellino Sherlock il Discolo (il Discobolo aveva un… Mirone, ma vinse solo il bronzo, sigh… transit), mentre il dottor Watson si sorprende, ancora e sempre, per la genialità delle ricette culinarie, di salute, di buon vivere delle Nonne.

Sii temprato come un cristallo nero, sonoro come una lega metallica, fluido armonico come un cristallo liquido e attento alla cristallizzazione e ai reticolati cristallini;

al cospetto dei nemici, criptocristallino; quando affronterai le avversità e i fallimenti che per tua limitante limitata limata natura attirerai, diventa tetragonale… come i cristalli più nerboruti.

Non tergiversare, ma detergi tergi con prontezza i cristalli mentali non appena avrai una strana sensazione di appannamento spaesamento depauperamento cognitivo.

Nel cristallo boemo con i cristallini oculari fabbricati in Zemanlandia rallegrati, caleidoscopio trasparente grazie al quale potrai rinvenire, anche in penuria di sale in zucca e zuccheri raffinati in smoking, tutti i riflessi concavi convessi e tutte le ombre della Luce; comporre scomporre ricomporsi: cubi cubicature (caricature?) cubicoli di mago Rubik il Vichingo, per studiare la composizione e i connubi dei colori e delle funzioni funzionalità sensazioni giovani emozioni Primari, beninteso fuori dai nosocomi.

Acque chiare fresche cristalline dolci ab ovo, ove pose le belle membra – e non solo – Colei che sola solitaria raminga con meringa, a me par Donna;

par o dispar, anche per i Cavalieri che fecero l’impresa, sarà arduo rinvenire ancora flutti fiumi laghi fonti risorgive non lordati da lordi lardosi maiali bipedi, a-sentimentali, a-cefali, per eccessi di dopobarba al mentolo e sviluppo economico senza limite.

Caro Fratello, il limite esiste eccome, non è fola mentale o foglia secca d’Albero arcaico, si chiama vita terrestre, proprio la tua, proprio quella di tutti noi.

Il gran giorno dell’epilogo della razza umana, dubito possano tornare utili come boomerang aborigeni: albionico idioma, webinar varj avariati eventuali, resilienze rimostranze lagnanze.

Si potrebbe tentare – ultima ratio – con le Resistenze.

Rimpiangerai senza più scorte di cristalli lacrimali di non aver imparato, anche sommariamente anche scorrendo solo le illustrazioni, anche a braccio senza mente né sforzo mnemonico, la Lettura attraverso i Cristalli – mica ho la biglia di vetro! -, i limpidi messaggi dei Cicli Naturali, l’unica Legge sed Lex; non scritta, eterna suprema adamantina, aggiungerei: cristallina.

Lex Solaris, Lex Una tantum, Fratello;

nell’accezione originale del Mondo Prima, non in quella loffia lercia degli odierni zotici mediatici.

Pedalare dentro

Pedalando nella magnificenza dell’Universo

ammantato di brume e silenzio autunnali

solo l’eco lieve delle mie catene, delle mie pedalate

Voltarsi, cercare inseguitori immaginari inesistenti

forse solo l’ombra, il fardello della mia identità

Impossibile staccarla, impossibile andare in fuga.

Regno della Fantasia

Non mettetemi alla strette: sono solo Nuvolette?

Pagina Bianca pagina delle Nuvole pagina che vaga e ritorna.

Mexico 70, Messico e Nuvole, ossessioni sessioni jam session, nuvole di note, note tra le nuvole.

Da dove nascono i suoni e i vascelli di vapore?

Arrivederci Amore mio che Tu sia una Piratessa o una Corsara le nubi sono già più in là.

Torneranno, questo è certo, nella gloria creativa estetica estatica per giudicare secondo leggi di Natura, per battezzare con pioggia laica rivitalizzante i Vivi e i Morti e Coloro che sono a mezza via, senza sede senza Purgatorio, indecisi se deambulare in questo o nell’altro mondo.

Nuvole – non mi stancano mai – sospiri pensieri sculture di goccioline, instabili mutevoli capricciose meravigliose ornamenti del perfetto Creato; volubili volatili ruffiane consolatrici fantastiche Compagne di Viaggio Volo Atterraggio Ammaraggio, spesso parlanti se prestiamo loro attenzione e non pretendiamo restituzioni con interessi, narratrici portentose, Signore di tutte le Storie, vere e inventate di sana e robusta pianta della Fantasia: pensandoci bene la Differenza sostanziale quasi non si nota, forse nemmeno esiste resiste consiste.

Pagina delle Città delle Nuvole, tossiche letali non per colpa loro, come a Taranto; divini separé per obnubilare nobiliare occultare le vergogne degli dei, come a Olimpo Stazione Centrale; narranti dialoganti esaltanti come quelle sui e dentro i bastioni di Lucca (Orione), annuale momentanea sede degli Dei della Letteratura disegnata.

Arte pura fredda per caso, calda di passione immaginifica che colma le veniali lacune del medium.

Voglio coltivare le begonie lussuriose nella foresta pluviale del Brasile, là dove sono nate e speriamo possano vivere in requie inaccessibile, se dovrà accadere senza presenze umane, Pazienza (Andrea).

“Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.”
Osamu Tezuka, il dio del manga, Arte inventata da Hokusai, il Padre della Grande Onda.

“Il cielo è così alto. Nuvole che fluttuano pigre, mi sembra di poterle toccare con una mano. Com’è misterioso, il cielo… esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L’eternità… forse è il cielo stesso… Sicuramente, nessuno può diventare veramente un adulto… Tutti quanti, nel profondo del cuore, sono ancora i bambini che erano un tempo. …Proprio come questo cielo… Il tempo ci fa solo credere di essere diventati adulti… Essere adulti significa essere legati da catene che imprigionano anche il cuore dei bambini, che è libero”. Jiro Taniguchi da Una lontana città…

“Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.

Si ode a destra uno squillo di tromba (Nini Rosso), a sinistra l’Eco delle lezioni di Umberto, il Professore semiologo romanziere, che con i Suoi Apocalittici Integrati e con la creazione della dimora editoriale italica di Linus, aveva preannunciato al Mondo il trionfo definitivo e la superiorità espressiva visionaria del linguaggio, della vita stessa della Letteratura Disegnata.

Avevamo un patto e un appuntamento preciso, Tu e io; a Corte Sconta detta Arcana, sconta alla vista e alla toponomastica profane e ufficiali: Tu caro Maestro HP sempre troppo in anticipo, io irrimediabilmente in ritardo, perennemente ritardato rallentato appesantito da zavorre invisibili, le più insidiose le più difficili da eliminare. Peccato, ma eterna gratitudine per Tutte le Storie, Tutte le Avventure, per la Bellezza e la Fantasia che hai elargito e sai donare a profusione.

Non chiedetemi illuminazioni, avrei voluto fare fumetti, invece incapace, ne sono solo diventato un divoratore vorace compulsivo cronico eternaMente dipendente pendente inclassificabile.

I Capolavori degli autentici Fumettari, i miei Disegni muti e infelici perché mai nati da matita colori e china, costituiscono la Fonte della mia ribelle Libertà:

Viva i Fumetti.

Di finestre, cime, rape

Pagina delle Finestre, non è una novità, non mi pento né mi dolgo:

Finestre aperte sui cortili, finestre di fronte ma anche laterali assolvono alla loro funzione istituzionale, finestre sull’insopportabile traffico quotidiano, sul nulla, sul canyon, sulle cascate di fiori le palme i baobab kebab del giardino, quando ci sono (i fiori e lo stesso giardino), sul nulla eterno cosmico comunque fitto di particelle elementari Watson, finestre spalancate come bocche mute durante interrogazioni interrogatori interludi in presenza sul Mondo.

Balliamoci sopra un Fandango, con Ligabue Antonio & Kevin Costner Due Calzini e non pensiamoci più.

Sul Mondo forse è troppo, visione troppo ambiziosa oziosa arrogante, su uno spicchio ecco, restiamo ancorati accorati core a core con la realtà tattile fattuale onirica.

Spicchio minimo quanto basta, minuscolo non microscopico orobico orbato gustoso dissetante per menti e occhi assetati assonnati assiepati al balcone; pertugio per me, non ampio quanto le fette (Piedi Neri? Tutti i geni cromatici, basta che siano geni genuini, sono i benvenuti) di Globo scoperte regalate all’Umanità da Antonio PigaFetta, Marco Polo l’esploratore con il Katai attorno, Magellano gabbiano, il Colombo non Falck ma Cristoforo (pentiti Fratello mio, pentiti!!! mannaggia a Te e agli election days).

Al tirar delle somme (tirate dalla suddetta finestra o come briglie imbriglianti) rigorosaMente a mente, una finestrella modesta ma pulita, garbata riservata pudica, comunque sempre meglio delle sue consorelle poco consanguinee poco misericordiose poco immacolate poco siamesi, troppo virtuali dei calcolatori elettronici.

Una schermata con pin up mozzafiato non sostituirà mai il panorama dal Giardino degli Aranci.

Tenterò mi impegnerò mi prodigherò per non ammorbare – l’attualità virale basta e avanza – la Rete soprattutto quella del vietatissimo calcetto amatoriale, ingolfandola (Golfi da Trieste a Napoli, non trascurando La Spezia, perché avere insennature è salvifico) di citazioni eccitazioni farneticazioni più o meno dotte; non trascuriamo moltiplicazioni – di pani pesci e vino ci sarà presto bisogno; divisioni frazioni fratture meglio fragranti fritture, a San Vito con ballo incorporato Chietino, a San Vito che pretende sempre di fare Lo Capo di simposi sontuosi di cous cous ittico/vegetariano (viva il Cous Cous Klan).

Una citazione anche per le Potenze, non mondiali: elevazioni come quelle del Teutonico Volante Oliver in dismesse aree di Rigore (i crucchi non si smentiscono mai, sempre rigorosi), elevare al cubo o il cubo, cubismi varj ed eventuali, elevatori con carrelli carrucole, tradizionali cestini di paglia senza fuochi, elevatori di Intelligenza e di Morale – sù con il morale, soprattutto delle Storie – elevati! imperativo quasi categorico, gli Elevati Beati loro: una statua per Sergej Bubka e il suo agosto dorato a Barcellona, con asta da Sotheby’s (bis? Paganini non ripete) per fini intenditori, per fini umanitari.

I marroni stagionali sono tendenzialmente sferici, ma le radici degli Ippocastani d’India (Cavalli Bruni?) da non abbandonare all’oblio da ritrovare da rinvigorire sono quadrate? Drammi dilemmi lemmi amletico scespiriani. Filosolfeggia a go go, ma qui sulla Terra siamo sommersi e speriamo un po’ salvati da selve di fitti misteri.

Non perdiamo il filo che poi Arianna chi la sente; alla finestra dalla finestra con la finestra osservo, mi dedico anima corpo occhi a questa attività passiva – magnifico ossimoro di lucida pazzia (lucidate sempre con attenzione le vostre pazzie di famiglia) – cara Mia si tratta di un duro logorante impegnativo lavoro, ma qualcuno deve sobbarcarsi barcamenarsi abbarbicarsi al davanzale e tra le schiere dei Volontari senza portafoglio, “mi hanno rimasto” in perfetta silenziosa confortante Solitudine, auspicabilmente abilmente amabilmente AbileneMente (il West spunta sempre) non centenaria.

In questa umida cruda (a me piacerebbe al dente, se posso esprimere una preferenza fuori scheda) crudele cruciale mattinata novembrina precoce ante litteram ante piumonem, le Cime degli Alberi superstiti si flettono gemono non germogliano al cospetto di Venti (non li ho contati) inafferrabili impetuosi imperiosi, impagabilmente irragionevoli.

La Passione la Bellezza la Sensualità dell’Autunno caldo tracimano – Cimabue buoi in cima e a valle – dal Transatlantico Transatletico Trans Siberiano alle vie spurie di comuni mortali sempre più guardinghi sospettosi ir(r)i guardosi e anche guardoni, spesso e volentieri.

In cima alle colonne del Foro chi c’è?

Dalla cima, puoi solo scendere precipitare volare: prova, se possiedi scorte di coraggio nella tua bisaccia (“Non esiste provare, esiste solo fare o non fare”, diceva il saggio cinese assistente di Nick Carter…).

Le Cime devono essere sempre e solo tempestose?

Ogni tanto, potrebbero essere di Rapa (Nui? I soliti faccioni litici clandestini);

la Fanciulla del Salento Occhi color del Mare placa entusiasmi, facili futili furtivi:

anche come rapa, non mi sembri una cima!

Scrivimi (Nino dal Buonocore, basta un pensiero)

Pagina del Pensiero, di un pensiero, dei pensieri pesanti (pensanti?) quotidiani, dei pensierini elementari che rivelavano mondi a Maestre e Adulti.

Pensieri attorno a qualcosa, una cosa una casa un oggetto un soggetto concetto Concetta impiegato di concetto argomento, qualsiasi a piacere, per rompere il ghiaccio; anzi, pensando allo stato di salute dei Poli, meglio di no.

Salviamo il ghiaccio ché a breve diventerà bene di lusso, mentre – povero mercatino globale! – crolleranno le quotazioni di virus e batteri per eccesso di offerta.

Pensiero laterale, sottosopra, insinuante invadente contundente, talvolta.

Se fossimo così fortunati da incontrarli per strada, salutiamoli con reverenza riverenza (falla almeno una volta!) rispetto rimembranza: se fossero Pensieri Lunghi senza scadenza, facciamone scorta, ospitiamoli accogliamoli conserviamoli, magari nei Granai; in caso di crisi (ah, non ne eravamo usciti? La Crisi più lunga della Storia, nuovo blockbusters ghosthbusters idiotbusters con l’eterno Steve Martin) , al mercato nero troveremmo di tutto, tranne i Pensieri; oh cribbio, anche nei paesi paesetti paesucoli del sedicente Bengodi la Spremuta di Cervello (o la tempesta di menti) è delizia rara, Elisir degli Dei, Ambrosia più deliziosa della Cioccolata pregiata per intenditori spendaccioni.

Una piccola molecola può modificare il Pensiero? Sostanze processi procedimenti chimici.

Voglio passeggiare nella Roma tenebrosa del 1600 – o giù di lì, nel senso della data non geografico – e non dentro le pennellate di celebri dipinti, ma fisicamente, assieme a Michelangelo pictor (senza pin puc pec) excellentissimus, uno e trino: Michelangiolo (l’altro era suo fratello gemello, almeno d’Arte?), Merisi, Caravaggio; cara, mi metto in viaggio, non aspettarmi per cena apericena ah però.

Famigerato, la sua fama fame noir, fu tramandata solo a causa di una infame congiura ordita ordinata con diabolico ordito contro di Lui, una manovra orchestrata da detrattori invidiosi, da malpensanti (uh, quanti!) da mariti con notevoli palchi ramificati di corna, da imbratta tele imbratta muri imbratta carte, la cui unica dote era una mesta mediocrità media.

Scipione, non l’Africano, il Borghese, distrattaMente cardinale, ma dotato di occhio lungo come il pensiero, cervello fino olfatto finissimo aveva valutato bene il Tuo talento: totale immenso tendente all’Assoluto, quindi soluto assolto da banali regole per banali bipedi.

Certo, la mosca al naso e nella nera barba, Ti saltava spesso e volentieri: mosca notturna mosca fastidiosa mosca nella sambuca o semplicemente nella buca d’angolo del muro sbrecciato del Tuo laboratorio tra i vicoli maleolenti della futura capitale degli indolenti e dei viziosi: capitali anche loro.

Così, talvolta confondevi pennello con spada e viceversa. A Tua insaputa – ne sono, quasi, certo – per veniale distrazione, Ti capitava di affettare non saluti o battute motti di spirito, ma brutti ceffi, invece di dipingerli. Incerti del mestiere. Chi sono io per condannare qualcuno, meno male che non vivo a Berlino Tribunale; come diceva quello, non giudico un mio simile dai suoi errori, ma dalla volontà di rimediare; o, in alternativa, dall’eredità che lascia al Mondo.

Digressioni Pensieri lunghi a lunga percorrenza come Dromedari o Pony Express, Pensieri in grado di coprire ampie distanze in un attimo un amen un la Luce sia con te, se è quella creata dal Merisi; alimentati solo da uno zuccherino e un sorso d’acqua, anche piovana.

Se proprio urgessero ungessero impellessero soluzioni deduzioni delucidazioni acide saline – magnifiche quelle sicule – brillanti: ecco a Voi i Pensieri Diagonali, percorso più breve per unire in lieto connubio due visioni corsare corsive corrosive agli antipodi delle intenzioni e delle volontà.

Un Pensiero può essere strambello strambo strambato strambante arrembante peccaminoso progettuale rivoluzionario irriverente seducente, sempre Stupendo.

Dalle folli notti delle Ragazze del Piper al resto dell’Umanità.

Incredibile visu, Monstrum;

i Pooh venuti fuori dal Brennero, in silenzio, assieme a Parsifal, avevano ragione: caro Pensiero, non restare chiuso qui.

Va per le strade del nostro piccolo Pianeta, reca arreca reclama la buona e giusta Razionalità presso ogni Contrada Contea Comunità.

Infine, a missione compiuta, fatti riaccompagnare a casa da Lassie o almeno scrivimi:

non farmi stare in pensiero.

Licheni (eni out forever)

Pagina del Cinema Muto.

Ammutolito finto muto come il fedele aiutante di Zorro, che non a caso fu Eroe del bianco e nero, ma sapeva lasciare il segno: sempre, quella vecchia Volpe.

Muto al cospetto di un teatro vuoto, applausi scroscianti a scena e platea chiuse, come diceva Quello: ‘stand’ ovation (ovescion tagliatelle?) senza mani e senza pubblico, precario equilibrio sanitario mentale artistico.

Muschi licheni funghi atomici impazzano folleggiano si sballOccano (il balocco è passatempo arcaico) tra rovine fatiscenti putrescenti marcescenti di teatri in rovina, Verdi di bile e ribelle vegetazione.

Più streaming per tutti e vinci le elezioni: virtuali, ovvio! Anche in rete troppo rumore troppi colori sgargianti sgangherati sgraziati quindi falsi, troppe accozzaglie baggiane (non ammiratori di Baggio, Roberto) stolide ottuse; quanto avremmo bisogno di sbattere finalmente contro spigoli acuti.

Voglio naufragare annegare – anche amaraMente – in un Oceano di Silenzio, asciugarmi all’Ombra della Luce:

viaggiare pericolosamente dentro sé stessi prima di vagare per il Mondo, inconsapevoli inadatti al volo mediocri per eccesso di banalità.

Scalare il Monte Ssori, senza piccozze senza attrezzature a mani e piedi liberi, con mente aperta sull’orizzonte sperando di incontrare la Pantera maculata delle Nevi tibetane, raggiungere il Nirvana o almeno i Giardini della Pre Esistenza: discettare optare se sia meglio dominare (essere dominati) o prendere cura (La Cura, non è solo la Canzone più bella del nostro sistema solare), abbandonare (essere abbandonati, mica abbonati) o accompagnare (cum panem e anche circenses, bando alle avarizie), escludere – stiamo vagliando a 360° e oltre – (essere esclusi) o accogliere, aggredire dire cose aggre (essere aggri e aggrediti) o risanare, essere pre datori di Umanità invece di predatori di arche inesistenti e perdere definitivamente il nostro soggiorno in comodato d’uso, ma privilegiato, su questo Pianeta.

Sul podio cosmico, il Direttore d’Orchesta ci ammonisce: là fuori la realtà è crudele, meglio restare dentro.

Nessuna medaglia d’argento, o di latta o di cartone o compensato (senza compenso), dobbiamo decidere hic (pardon! Salute! Occhio ai Leones, oggi sono un po’ suscettibili) et nunc (est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus: memento Opus, Live is Life) se percorrere senza ri pensamenti i sentieri del Riscatto – prigionieri dei nostri falsi idoli, della nostra falsa personalità – e della Liberazione dalle catene della pseudo comunità-mercato globale.

L’unica cittadinanza attiva solida solidale da ottenere dimostrando di conoscere la Lingua della Bellezza dell’Armonia della Civiltà sarebbe quella per Comunità Terra.

Un sacro principio non terra terra, ma superiore, la cui validità è inscritta con rune geroglifici cuneiforme A/B – formine da sabbie per clessidre – nelle nostre Anime, scritture favelle novelle narrazioni metafisiche e per questo comprensibili universalMente.

Tubare o essere intubati, costruire tubi di stagnola per spedire cioccolatini o turbinare nell’Etere, diventare apprendisti di Giuseppe Tubi l’Idraulico per rapinare facoltosi clienti o organizzare tour hegeliani a Tubinga?

“Vivi per Dio nel tuo vicino, Dio in te stesso, Dio nel tuo paese e nel paese del tuo nemico, Dio nell’umanità, Dio nell’albero, nella pietra e nell’animale, Dio nel mondo e fuori del mondo; allora sarai sulla giusta via della liberazione”. Sir Bindo era davvero Aur(e)o.

Sono come il paese: spaesato! Conosci te stesso te bianco te verde te di cicuta, esortava Socrate il Rompiballe (come da immaginario titolo di quotidiano sovrano populista, anche se poi la lista della spesa resta la più importante): mo’ me lo segno, grazie dottò!

“La fede non può essere data all’uomo. La fede nasce in un uomo e aumenta”. GIG dixit; GIG Robot? No, il Grande Armeno, il Mistico.

Per conoscermi, come da precetto socratico, mi sono telefonato con il cellulare (blind date?), ma non ho risposto, perché per principio non accetto mai chiamate dagli sconosciuti;

anche perché moltissimi – diciamocelo: troppi! – sono i chiamati e sempre meno gli Eletti.