Bye Bye Baby

Pagina del divario, la proverbiale forbice che si amplia sempre più, fino a disarticolarsi, compiere una spaccata perfetta – furto con suv? – roteare su sé stessa a 360 gradi e ripartire a mangiare ritagliare sforbiciare dalla casella di partenza:

sperando restino integre e disponibili, partenze e anche caselle, ché proprio come le risorse della Madre Terra, non sono infinite non sono illimitate non sono senza regole.

La forbice non è digitale, ma quella delle ricchezze sempre più in mano ai pochi, già pochissimi, sempre di meno; ricchi alla nausea, egoisti accaparratori, nauseanti maleolenti: non sono astronomo, astrofilo sì, cartomante nemmeno, magari rabdomante a mia insaputa, sarà per questo che la cara preziosa antica Luna, anche Lei corrucciata perturbata, sta aumentando le distanze da noi; forse non abbandonerà mai del tutto l’orbita dell’ex Pianeta azzurro, nemmeno al cospetto di un nuovo Big Bang, ma il messaggio scritto nel firmamento con tanto di firma siderale (no pec, no spid) è a prova di equivoco, Ella ha deciso di mantenere ampie algide distanze dai bipedi.

Nella loro Turris Eburnea, padroni di fonti energetiche sempre più esose sotto ogni aspetto, monetario e ambientale, si illudono di conquistare gli Oceani del cosmo a bordo di ridicole navicelle; gusci di noce sarebbero più sicuri e preziosi: circondati da cyborg guerrieri e pietosi replicanti cibernetici del gemello oscuro di Ippocrate, negromante mercenario – non Ippocrate, il suo doppelganger criminale (doppelgangster?) – fabbricano inaccessibili farmaci, mirano all’immortalità, non sapendo che forse come fantascienza insegna l’immortalità sarà per tutti, noi, ma non per chi non seppe non volle, impedì con dolo, di condividere sorti e pane.

Se non avete mai visto recitare Joan Crawford, non vi siete mai nemmeno avvicinati al Grand Hotel del cinema, non avete mai assistito alla Danza di Venere, né udito il canto della chitarra di Johnny, un uomo chiamato chitarra, non ritroverete mai Baby Jane e dunque, giunti al dunque e alla fine della tiritera, mi spiace per voi, agnostici; potreste rimediare cullandovi con canzoni di Joan Baez o, letteralmente, rifarvi gli occhi con le opere di Joan, Mirò: Cifrari e Costellazioni per interpretare questo mondo che abbiamo capovolto, ma senza amore, Amore per le Donne delle Donne con le Donne e Amore per i compagni fratelli umani, temo che finiremo sui tetti a giocare con gomitoli assai ingarbugliati, insieme a gatti randagi, senza più riuscire a districare la matassa, senza più ritrovare il capo del filo.

Senza ritrovare le Parole, esaurite ormai, sdrucite da troppi decenni di maltrattamenti, violenze, depauperamenti: la vera Libertà nasce dalla testa, solo se sai se hai se sei intimo, con le parole, per immaginarla crearla costruirla; come la Bellezza, identico medesimo ragionamento, procedimento.

Bye bye Baby, Baby Jane – Totò Baby? – Lei Baby Jane, Nostro Padre Tarzan:

la strategia della Rupe Tarpea si impone, su scala globale.

Resteranno solo i migliori, i più forti, resistenti, adattabili tra gli Schiavi;

in attesa di un novello Spartacus.

Bye Bye: Bombay, per cambio nome ufficiale – Manuel Agnelli dovrai aggiornare testo e performance live – o forse era Bye Bye Pompei, fino all’ultimo lapillo? Ragioni storiche, indiscutibili.

Bye Bye Popeye, e non parliamone più.

Tra museruole e conchiglie

Pagina muta, Pagina del: ah, se questa pagina potesse parlare…

o in alternativa: splendida Pagina, le manca solo la Parola!

E’ una parola, caro Lei; tutti imbattibili nel cimentarsi con le cronache dell’Ovvio ovvietà omni età, del suvvia cosa volete che sia qualche microscopico – vostro, al cubo o potenze affini – sacrificio per salvare il Salvabile (ne resterà solo Uno, quello che conserverà la Testa al proprio posto, cioè sulle spalle, meglio: avvitata al collo), il notabile, il dirigibile; il notaio no, incassa già abbastanza per conto e sul conto suo.

Missione impossibile: salvare il Natale? Di chi?

Pagina con la mascherina: trendy, consigliata griffata gridata dalla Pot delle Influenzate, milioni di termometri mercuriali in ebollizione ogni volta – cioè sempre – che posta (non era: che Banca?) un novello novizio novissimo contenuto incorporeo.

Pagina silente, mascherata (due volte, abbondandis in abbondandum, la Prudenza di questi tempi non è mai troppa) mascarata soffocata dalla museruola, basita allibita atterrita, al cospetto circospetto circo con e senza spettro, della cara carissima – ahi, quanto ci costi – Umanità, catapultata nel Mondo Dopo, senza adeguata preparazione atletica psicofisica (del resto, le palestre e i circoli yogurt sono chiusi: arrangiatevi!), senza corroborante rilassante ristorante passaggio in India, passaggio all’Inter sempre spuria del quid fenomenale, passaggio intermedio nella camera caritatis, camera senza vista, camera iperbarica iperbolica iperborea, ma non rivelatelo a certi Borgomastri complessati, sarebbero capaci di abbattere altri 100 Alberi a caso per rappresaglia.

Sganciata senza paracadute parapendio paradenti, senza compendio sussidio implementazione di Giga a-gratis di umanità supplementare o, a vostro indice di gradimento: supplenti, supplì, calci di rigore a oltranza, il primo che sbaglia tiro o solitaria parata sotto una palma nel Deserto dei Goblin, sarà spedito coatto su Marte, come cavia per testare tastare scavare giacimenti di futuristici oro, incenso, e perché no, spumeggiante Birra.

La mano che ti guida è quella sicura di un cieco; Lui per immaginare storie, disegnare una immensa cattedrale gotica, carezzare il gentile profilo di una Donna non ha bisogno dei difetti della vista oculare.

La Realtà senza mediazione della narrazione diventa solo un aberrante coacervo di ruvidi aridi inerti referti legislativi scientifici burocratici; impossibile da decifrare, impossibile da raccontare interpretare amare.

La vera Arte consiste nello scalpellare via tutto il superfluo la sovrastruttura gli orpelli che soffocano la Bellezza del Mondo. Non multa sed multum, tu-multum, sommosse di favelle faville di piazze finalmente colorate, imbandierate di Gioia.

Provo sempre nostalgia per le conchiglie sparse in riva al mare, impronte sul diario dell’Umanità: meno consonanti, più vocali, più H mute o loquaci, per respirare a pieni polmoni, menti libere di sognare maree guidate dalle meccaniche cosmiche, astri d’Oriente come unici punti di riferimento orientamento salvamento.

Metodo Carver, Metodo Hopper, Metodo Agnelli Manuel, Metodo Nomadi, Metodo Cattedrale, nel meno il più, nella penuria tutto l’Essenziale, nelle parole conservate dentro le Conchiglie: il sussurro il canto le antiche leggende di Tutti i Mari terrestri, universali.

“Amor che guardi verso Oriente, verso il Mare Qual è il nome che sussurri piano prima di dormire?”.

Il Cieco dà fastidio, la sua presunta menomazione disturba, perché ci schiaffeggia in faccia, senza minima concessione alla commiserazione ipocrita, con ogni nostra menomazione falsità fragilità:

senza maschere senza divise senza museruola, Lui è il Narratore, il Faro del Pireo nelle notti di tempesta, il fabbricatore e custode delle Conchiglie.

Tsunami di virus e vaccini (su larga Scala, senza prima meneghina)

Pagina Bianca, pagina della Vedova Bianca, imperdonabile impassibile inemendabile dai suoi errori, in quanto – anche senza scagliare pietre, tanto ci cadono sulla testa in piena autonomia – rea (Silvia?) dei suoi limiti, dei suoi peccati senza limiti, da matita blu:

nel suo letto non troppe né grandi novità, stanchi rituali, gruppi laocoontici lascivi di corpi, sminuzzamento manuale senza ausilio di professional minipimer di anime perse, per strada per oblio per incuria.

Senza indugi sguinzagliare segugi dai pertugi della nostra stanca inciviltà occidentale sulle tracce dei virus e suoi sbiaditi untorelli porta a porta; quanto incasseranno di provvigione per ogni nuovo contagiato certificato docg? Contagiato effettivo infettivo afflittivo, non facciamo i furbi come da abitudini storico genetiche, non creiamo la pandemia all’italiana, Pan de Mia di Natale, Pan de Mia (epifanica?) dell’Epifania tutte le epidemie si porta via. Capo Town, Capo d’Istria (Koper, che tv!), Capo di Buona Speranza a volontà variabile, Capodown nella notte del 31 dicembre con frizzi lazzi ricchi premi e cotillons, ma per 4 e non uno di meno Cavalieri dell’Apocalisse su Calesse di Fuoco iperuranico: tampone di mezzanotte con lenticchie rosse, lenticchie del buon augurio all’ultima fermata del Treno Ambulanza.

Avete interpellato Kit Carson, Davy Crockett, Rin Tin Tin, Rex (Tirannosaurus!), Ryu delle Caverne con gli Antennati dotati di clava litica, Blek Macigno, Zagor, i Due Nemo (il Capitano e il Pesciolino pagliaccetto), Zum il Delfino bianco (No racism), Conan eterno ragazzo stufo stufato accanto alla stufa dal Futuro versione Godot? Sarei quasi orientato a sbilanciarmi: anche così, alla rinfusa con le fusa di Doraemon, sarebbero più affidabili competenti efficaci loro di tutte le accozzaglie governativo istituzionali e comitatini tecnicistico scienziatistici dell’Universo Mondo; senza offesa per prezzemoline e prezzemoloni viroinfettivologiche/ci.

Quanto è strano questo virus, si aggira rigira rimira solo di notte (from disco to disco? because the night belongs to vairus lovers), ma non è un Vampiro, purtroppo (lo si potrebbe nel caso intervistare): chi si nasconde dietro quella mascherina? Il Virus Tigre, il Bat Virus, Virus Lupin, Belfagor Virus; quando aggredisce esseri umani è implacabile, quando si accoccola ai sedicenti vip, fa loro le fusa e si congeda in pochi giorni, accontentandosi dei croccantini di scorta.

Ci siamo arresi senza condizioni molto condizionati al paganesimo scaramantico scientifico – non è vero ma ci credo e anche il suo contrario! – rigettando rinunciando abiurando il Mito che non è Magia di Silvan for President, ma realtà: incapaci inabilitati inadeguati a leggere scrivere dire fare baciare lettere testamenti papiri con le Antiche Leggende fondative del Pianeta Reale, con le semplici regole dei ritmi naturali.

Vaccini traumaturgici, Sangue di Giuda, Sangue di San Gennarino che si coagula o si ‘liquida’ a comando, a sua e nostra insaputa ignorante; se le cose non le sai, salle! Freddure sapide per scongiurare – vai di gesti inconsulti apotropaici – rigor mortis insapore inodore incolore: cribbio, un po’ di vita allegra in questo grigio mortorio da clausura confinamento coprifuoco, anche se non si può dire (una rosa resterebbe una rosa anche mutando il suo nome).

“Pseudo il Profeta. chiedo venia, anche come stinco di santo sembri un maiale: pensi solo e sempre alle Patate al forno per asporto”.

Viva l’Autunno, stagione del foliage, foliage follie per Tutte&Tutti: foliage democratico, si sta come come foglie – anche fogli e/o Carte – di democrazia sui rami degli Alberi in Autunno; meglio evitare New York.

Com’era quella bella favola della Democrazia Regale, nella quale al rintocco – un gran bel rinTocco di campana – perdeva i poteri e si tramutava in matrigna perfida accentratrice usurpatrice? Opterei per la Democrazia Surreale: René Magritte Presidente per acclamazione di Popoli in volo planare sulle Città Invisibili.

Fu così che, passati di moda quella vecchia scarpa della Bomba H e suoi domatori, imparammo ad amare il Virus e i suoi Vaccini.