Altezza

Non siamo all’altezza di Sua Altezza il Re del Mondo, non sovrastiamo in altezza nessuna delle altre creature del Globo, non siamo, sempliceMente, all’altezza del compito che il Cosmo ci ha affidato

Dovremmo riportarci a quote più normali, aspirare ad un ciclo di vite – non giro di vite – virtuoso, aprirci alle esperienze le più varje, imparare a percepire le nostre voci interiori e quelle sussurrate dall’Universo.

I semi della Vita a chi appartengono? Li vogliamo conservare e curare davvero, ma come faremo se ci lasciamo vincere dalla tentazione di svenderli all’offerente peggiore? Se lasciamo che i ghiacciai si sciolgano, senza intervenire in modo radicale sull’ecocidio perpetrato senza soluzione di continuità, senza soluzione al problema, dai sicari mercenari, al servizio acefalo amorale dell’economia fossile?

Ancora: salveremo i semi, di certo facendo spallucce alle mutazioni trans (trans, ma non come Priscilla regina del Deserto!) geniche che aggrediscono sapori odori perfino colori.

E’ il progresso che va, più futurismo per tutti. Un tempo che fu, nel Mondo Prima si cantava E’ la pioggia che va… e ritorna il sereno, se sereno ancora non è, si rasserenerà; sapendo a priori che quando cantano troppi galli, non arriva ancora il giorno nuovo, o un giorno finalmente nuovo.

Progresso con ‘umanità aumentata’, non più umanità nel mondo, ma con quelle stramberie da realtà virtuale, però innestate negli organismi degli uomini, per trasformarli in iron men; solo quelli che già di loro sono farciti di soldoni, nelle vene non sangue ma banconote, dalla doppia elica del dna flusso inarrestabile e continuo di sonanti bit coin.

Da lanciare senza esprimere desideri nell’ologramma della Fontana di Trevi.

Viviamo un’epoca terribile nella quale forti correnti contrarie, tentazioni malefiche inutili, ci sommergono come le continue cattive notizie, alimentate da cattivi bipedi, infami; per fortuna, la realtà non esiste.

Ossessionati allucinati annegati dai frutti amari, letali della comunicazione di massa per distrarre le masse, ché mai lo stato, quinto o classificato come e dove può, rialzi la testa, magari per rimetterla in funzione: come diceva quel filosofo siculo, comunicare è da insetti – con tutto il rispetto e l’ammirazione dovuti – esprimerci dovrebbe essere nostro, nostro compito e anche dovere, categorico. L’imperativo, cediamolo ai dotti, della lingua madre: non ci garbi mai più comandare, né assoggettarci a comandi.

Chissà se la libertà d’espressione, la creatività, l’empatia faranno parte dei circuiti integrati – chissà quanto integri integerrimi – della sedicente umanità aumentata; in effetti, non essendo riusciti a diventare umanità umana con le nostre risorse naturali, ci siamo rivolti agli alchimisti rozzi della magia nera sintetica.

  • – Lo sai che nel 2050 il Pianeta ospiterà più di 10 miliardi di abitanti (scongiuri e riti apotropaici opportuni, più di sempre)?
  • – Ecco, vedi, come dicevo: umanità aumentata!

Caro Saverio il Cercatore, Tu che hai raccontato la storia dei soldati di Salamina, sotto la divisa, uomini dotati di intelligenza, capaci di empatia humana pietas, Tu che hai smascherato impostori, illuminato istanti fatali, forse sai, conosci l’ispirata mano che nella tua terra iberica, su molti muri, ha aggiunto allo sciocco ebete inneggiare ‘viva Franco’ – dittatore sanguinario – il sacro cognome ‘Battiato’; un colpo di genio, perché la Bellezza anche quando migra in altre dimensioni, sempre trova il modo di spegnere l’ingiustizia la bruttura la sopraffazione. Con leggerezza, con ironia.

Il 25 maggio del 1521, Carlo V emana l’Editto di Worms con il quale dichiara fuorilegge Martin Lutero; nel 1787, a Filadelfia, molto prima dell’arrivo di Bruce Springsteen, i delegati degli stati più o meno uniti, con l’aiuto di George, Washington, lui in persona, non la capitale, si riuniscono per scrivere una nuova Carta costituzionale; nel 1895, Oscar Wilde, viene condannato a due anni di prigione per sodomia e volgare indecenza; nel 1935, il vero Figlio del Vento, Jesse Owens, in soli 45 minuti, durante un meeting di atletica leggera nello stato del Michigan, infrange o eguaglia quattro record del Mondo (Prima): un ragazzo nero, povero, nato da una famiglia contadina in Alabama – se volete capire qualcosa della questione razziale laggiù (non nell’Arizona, Alabama, sempre Usa), leggete l’omonimo romanzo di Alessandro Barbero – che solo un anno dopo, alle Olimpiadi di Berlino, organizzate per celebrare l’apoteosi della vil razza ariana, si toglie lo sfizio di vincere 4 medaglie d’oro, in faccia a Hitler e a tutto lo stato maggiore nazista.

Al momento, siamo come una mandria di cammelli, in transumanza coatta, dentro una grondaia. Auspichiamoci un crepuscolo quieto, ma il Giardino è ancora gelato.

Forse la Bellezza non salverà il Mondo, non riuscirà a redimere i peccati capitali degli uomini, però coltivandola con intelligenza ed equità, forse ci aiuterà un giorno a cancellare l’incubo da noi stessi creato:

non recupereremo la memoria di tutti i nostri viaggi terrestri precedenti, come Siddhartha, ma potremo prepararci, renderci degni, di saltare ai livelli successivi.

Buon Risveglio, Buona Illuminazione.

Senza nemmeno bisogno di un lasciapassare.

Inconsapevole, dentro un Vettriano: quadro di

Ho esaurito i dipinti di Hopper:

nei quali perdermi, a perdita d’occhio e soprattutto di mente.

Esaurito, anch’io.

Comincio – riparto, dal via – con quelli di Jack, Vettriano.

Capitan Jack, pittore avventuriero pirata, forse robot, libera scelta: opta.

Il passato è davvero una terra straniera, infida, spesso inospitale, piena di tranelli e trabocchetti.

Sempre più spesso mi trovo – ci provo, a (ri)trovarmi – dentro le sue visioni pittoriche, dentro una sua pennellata, dentro un suo paesaggio, dentro la sua immaginazione, in modo di certo improprio inopportuno inquietante.

Colpa di certe copertine di romanzi maledetti che utilizzano suoi dipinti, colpa di testa bacata: la mia?

Inconsapevole, io di essere nel quadro o viceversa, il quadro di ospitarmi, a sua insaputa; dell’autore e dell’opera stessa.

Atmosfere retrò, anni ’50, atmosfere peccaminose lascive ma sempre permeate da una sorta di aura indolente, come se dietro ogni trasgressione, ogni audace contravvenzione (elevata o conciliante?) al socialmente corretto, al moralmente accettabile, fosse compresa una giusta, imprescindibile dose di noia, reiterazione meccanica di copioni già consunti, già rappresentati, già vissuti, troppe volte, con un finale noto, virato di malinconia.

Un retro gusto amarognolo, come prendere coscienza che anche la migliore coscienza non ci condurrà ad un’assoluzione finale ecumenica, nel senso del consesso umano planetario;

mentre l’urlo di Giobbe scuote consapevolezze certezze identità, leggi divine, chiamando al confronto, al redde rationem perfino il Padre, l’Entità metafisica, il Creatore primo e ultimo: blasfemia, empietà, bestemmia?

Sono tra quei bagnanti eleganti sulla battigia al tramonto o forse all’alba, sono un granello di sabbia, un raggio di sole ormai esausto, la giacca leggera posata distrattamente sulla spalla di uno dei gentiluomini, il cappello a tesa larga di quella coppia di amici; sono dentro e contemporaneamente fuori, dalla scena immortalata, resa immortale, epica della mondanità umana, dentro e fuori dalla tavolozza, dentro e fuori dal catalogo – madamina, il catalogo è proprio questo – di Vettriano: la signora e il suo compagno danzano avvinghiati in riva al mare, sotto un cielo che promette e mantiene tempesta, mentre un gentile terzo uomo – erano tre, non mi ero ingannato- regge l’ombrello, tenta di ripararli, di proteggere quella coreutica intimità; io sono l’ombrello, se Giove scaglierà folgori, pazienza, esserci ne sarà valsa pena penna – virtuale – rischio mortale.

Sono la valigetta porta abiti, sono la sdraio con le bande verticali bianco rosse, sono il rasoio sulle gambe nude ed eleganti della signora che si prepara per la serata, romantica o di gala; di vela da diporto o trasgressione erotica.

Giochi spietati, occhi bendati, perché solo anima cuore sensi abbiano pieni poteri.

Prigioniero dei colori, vivere non solo (nel)la stessa scena all’infinito, ma l’esatto momento di quella scena, in eterno. Eternauta, aiutami Tu.

Mortali bipedi che nella magia pittorica del buon Jack, raggiungono l’immortalità, o la sua fugace illusione, di un istante.

Il sogno, come l’acqua, ci determina;

Acqua e Sogno, inarginabili, ingredienti primari essenziali, preponderanti della Vita, delle nostre piccole, rapide fragili vite.

Del nostro veloce volo – anche il Tuo vulcano ha voluto renderTi omaggio, unico Franco universale – resterà forse la memoria della nostra scia nel firmamento, forse appena un sospiro, dentro una pennellata di Vettriano.

La voce del Padrone: annegare nel mare cosmico, d’Amore

Pagina del Pane, degli Angeli, impastato con l’ingrediente segreto;

della pianta del, perché se per qualcuno il pane nasce sugli Alberi come gli zecchini d’oro, quello quotidiano, se non ne hai, difficile Tu possa degustare in alternativa brioches transalpine, tra l’altro assai burrose.

E si sa che a Parigi con il burro… evitiamo, siamo in ancora in settimana multi cromatica protetta. Del resto, la Ville Lumiere, non sarà mai Bari, perché non solo non ha il mare, nemmeno le donne che nei vicoli, con mani sapienti, fabbricano orecchiette. Alchimie Esoterismi Kabbalah, del fare.

In comune – non la storica arcaica comune parigina – politicanti e governanti che anche come rape, non sembrano delle cime. Salire in alto, sulle vette, oltre gli oceani di nebbie e smog per abbracciare l’orizzonte, per allargare il punto di svista, individuale.

Pagina del pane dello Sri Lanka, di chi migrante senza arte tranne la fame, né parte in commedia, arriva a Milano e dopo 13 anni di lavoro duro, ma regolare, fa 13 al vecchio Totip – in senso metaforico – comprandosi, in era covid, uno dei locali storici della meneghinità: niente svolazzi markettari, zero eccessi fusion, etnici sì, ma con garbo, rispettando usanze e gusti indigeni; caffè cappuccini paste panettoni colombe, secondo antiche ricette locali. Quando poi sarà naturale sorbire ‘l’espresso alla bengalese’ o le pregiate qualità di te di Ceylon – 7 mari delle epoche di Cristoforo Colombo e del Raja bianco di Sarawak – senza esclamare “ti, ti te set minga de’ Milan (vegnen tucc de foeura!)”, la città della Madunina e della Scala sarà davvero magari non una capitale, ma un’urbe urbana e internazionale, senza doppi sensi calcistici. Ché anche il Derby parla ormai aliene glosse economiche, quotidianamente.

Panettoni sghembi, in pietra, cavi, che solo contorte geniali menti nipponiche avrebbero potuto concepire, edificare: quando fioriscono i sakura, gli appassionati di anime e manga possono accedere al cuore dell’edificio e perlustrare con curiosità e allegria crescenti le immense sale dove scaffalature multiple contengono libri, anime, manga; altre sale ricreative, per ristorare fisico e spirito, per alimentare la creatività e la fantasia.

Sol Levante, vorrei perdermi a Okinawa, su viali di ciliegi in fiore, farmi trascinare via dal vento, dentro un vortice di petali rosa per salti nell’iperspazio, per risalire la china, le scale celesti, spirali incorporee di energia oscura per attraversare universi paralleli, ma confinanti, a nostra insaputa.

Sapevi, caro Giuliano, che attorno alla Terra esiste una sorta di mela invisibile, multi strato, multi buccia, chiamata magnetosfera, capace di proteggerci da raggi cosmici pericolosi, generosa nel filtraggio di anti neutrini e neutrini cosmici forieri di nuovi sapori? Noi saremo il sale del Mondo, ma solo la Vita rende liberi, fino a quando non La rispetteremo e proteggeremo in tutte le sue varie forme e manifestazioni terrestri, saremo costretti a soccombere a pandemie dei virus e soprattutto dei poteri criminali. Le sante Foreste purificano aria e acqua, ma noi continuiamo ad abbatterle; altro che agende verdi blu, sedicenti ecologiche, solo vecchie malsane transazioni per cemento e trivella a tutto spiano, peggio del nauseabondo Prima.

Signori del Cosmo – Juri Gagarin – Signori degli Anelli – Juri Chechi – uomini capaci di volare, con la fantasia prima di tutto.

Fresca Primavera o freddo Inverno, del nostro scontento in questo arido Mondo Dopo; mangiamo pane duro e nero, sognando di mangiare pane e castagne o pane e banane; non importano i risibili ruoli terrestri, le formali divise, non importano i portoni, l’unica forza motrice, l’unico filo di seta che salda gli universi intelligenti resta l’Amore, come ci ha insegnato Giordano Bruno:

attraverseremo praterie e foreste cosmiche, ci riconosceremo, anche e soprattutto con occhi nuovi.

Dopo 40 anni, La voce del Padrone/Maestro risveglia la nostra coscienza, ci conduce ai giardini della pre esistenza e finalmente connessi interconnessi coscienti, ci chiameremo con i nostri nomi, quelli veri.

Ombra su ombra

Pagina delle Ombre.

Rosse, no bianco!; come direbbero i giovani Papu e anche John Ford.

Ombra su ombra, ché all’osteria in compagnia – vietatissima – una sola non basta; c’è tanto bisogno di allegria, quella invocata auspicata annunciata da Mike Bongiorno, con e senza fenomenologia, degli Spiriti e di Umberto Eco.

Se fossi grande come il Cielo, vi avvolgerei con il mio spirito, ma sono un meschino osservatore, pigiatore compulsivo, ammiratore del Dottor Fabbreschi, Mirko, in arte Capitan Fotonik, nella vita sognatore e siglista – nell’unico significato possibile, sigle disegni animati (perché i segni sono sempre Anime amati)- utopico.

Siate maledetti, o komplottisti, maledetti al cubo, voi, proprio voi, quinte colonne che spifferano tutto, gole profonde, collaborazionisti di negazionisti di evoluzionisti… mancano solo Stanislao MoulinskY e Nick Carter e le prime ombre, trivenete o della sera, che avvolgano la polverosa Laredo e/o San Giacomo di Rialto (25 marzo 421 d.C., Mondo Prima). Rispettando i fusi.

Il mondo ormai è in mano ai fusi: di ogni specie genere tipo professione. Tutti fusi per i magici rimedi: chi li anela come feticcio traumaturgico, chi già apre i forzieri perché sa che le ondate, le maree continueranno e il mercato, globale – what else, Baby? – ne esigerà di nuovi e sempre più potenti, ad ogni minima mutazione stagionale; quelli orari, sempre fusi, i più normali tra i normali.

Ci vorrebbe davvero un mercoledì da Leoni, bianchi, come Kimba; oggi purtroppo, non si adombri il Padre degli Dei, è il giorno a Lui dedicato, senza tralasciare Durante degli Alighieri; ma la gran cassa, mediatica non funebre, ci ha assordati a dovere, come a rammentarci in poche settimane e mezza, con dovizia di scabrosi dettagli (famiglia di usuRai…), i 7 secoli passati.

Toshiro Mifune, 7 Samurai: dove siete? Vitto e alloggio garantiti – frico e refosco, dal penducolo rosso a profusione – se acconsentite a liberarci, dai giochi gioghi giocate, sporchi malsani fraudolenti. Forniture a vita.

Restiamo in Giappone, Yamato origine dell’Armonia e del Sole, visitiamo i Teatri d’Ombra, quelli più lontani dalla capitale; lanterne magiche, fantasticherie misticismi realtà onirica, sapienza artigianato arte; rammentiamo tra le storie di personaggi d’ombra talvolta più vivi degli uomini che ogni nostra vita è appesa a un’ombra. L’incanto la meraviglia il miracolo è proprio questo.

Sai, Gianluca Gill, amico etneo, il gatto può essere molto vivo o molto deceduto – Re Gatto è morto? Viva Re Gatto (di Schrodinger)! – allo stesso tempo (esiste solo questo momento, hic et nunc), all’unisono, in contemporanea, in diretta streaming universale; dipende dal momento e dalla qualità, dell’osservazione e dell’osservatore. Me lo hai insegnato Tu, con un disco quantistico, narrando una canzone che mi faceva piombare in uno strano stato, come in un disco di Franco Battiato.

Una particella subatomica può davvero essere rilevata? O abbiamo a malapena la fioca illusione di intuire un ampio ventaglio di probabilità, di decifrarne posizione, grandezza, moto? Onde su onde, una immensa vela: traiettorie mai lineari, mai rette – oneste e coerenti, solo a sé stesse – inafferrabili, indescrivibili, equazioni misteriose arcane irrisolvibili, perfino per Einstein, così fuso in crisi d’ispirazione, d’intuizione da essere finito – a lavorare in banca? giammai – ad accettare il ruolo di medio marketting magnager per catene di supermercati pseudo popolari: alimentari, eppure sempre catene.

Heisenberg, finalMente, ride, risanato.

Il giornalista italopiteco, bolso più che mai, ci fissa nelle pupille guardando dritto in camera, non solo tele, ma proprio la nostra, camera della Notte e come un archeologo reduce dalla profanazione della Piramide del Faraone – non escluderei a priori la Faraona – o il tempio maledetto dei Sacerdoti, denuncia: se so’ inguattati i rimedi e anche la ricetta originale dei tonnarelli alla gricia.

Per gli elisir, di lunga o decurtata linfa lingua esistenza, mettiamoci sopra un condono, tombale, ma non si scherza con la Sacra Gricia.

Buon appetito – giovedì gnocchi (meglio al femminile, per non incorrere nelle ire funeste del MiTu?) – tanto al tritar delle somme, auguste palme, si tratta sempre de magnate: di pochi, a spese dei quasi tutti.

Dio non giocherà a dadi con le regole dell’Universo, ma inventando la paradossale – per noi limitati bipedi – meccanica quantistica ha dato prova ontologica di umorismo: ironia, però divina.

Urban Wildlife

Pagina delle Oasi urbane, progetti di boschi cittadini nei salotti buoni dei centri storici, che non sono aree verdi con la puzza sotto il naso.

Puzza di smog, terribile coacervo mistura aerosol di gas tossici. Altro che vairus.

Boschi urbani civili educati educanti, aperti a Tutti: accoglienti salubri.

Non ennesima fanfaronata pre elettorale o frasetta a effetto per pescare con rete a strascico, in rete, qualche mesto pollicino pollicione, grosso pollo, alzato dai soliti quattro sostenitori mercenari; quartieri arborei, senza aziende inquinanti, senza auto, senza automi su zampe umane, ma non chiediamo troppo, ché già solo il miraggio di tornare a respirare aria vera nelle nostre cataTombe chiamate città, rinvigorisce narici, polmoni, sinapsi.

Dove? A Londra, su ispirazione idea progetto volontà del saggio naturalista David Attenborough (fratello minore di Richard, barone del cinema, premio Oscar). Forse esiste ancora Vita sul Pianeta, forse esistono ancora scatole craniche con all’interno cervelli vivi, non solo vegeti, soprattutto ricchi di neuroni, funzionanti e interconnessi anche senza fibra ottica, ma solo antica corteccia – degli Alberi – cerebrale. Ché non serve essere cerebrali per capire l’evidenza, in mancanza di aiutino dalla scienza pomposa ufficiale: potremmo salvarci grazie alla Bellezza, sì, quella della Natura.

Arduo sarà spiegarlo, farlo comprendere, metabolizzare con bolo alimentare, con bolo del Pensiero (dove sei Grande Nolano? Torna, se puoi) a certi politicanti, amministratori non solo di condominio, borgomastri indigeni, sempre gli stessi, sempre i soliti sospetti, famigerati, integrati al sistema della Morte Nera: traumatizzati durante l’infanzia, forse caduti da qualche ramo, forse sferzati da qualche Ent di tradizione e osservanza tolkeniana; così fosse accaduto, gli Alberi avranno avuto buoni e fondati motivi per punire certi discoli.

Discettare argutaMente di cibernetica, cyborg orfani di padri, linguaggi macchina arcani; la scuola sarà solo e sempre a distanza – tenga le distanze e parli come badi – ma i dialetti dei computer diventeranno materie obbligatorie, come le antiche lingue morte; filosofia dei codici, di diritto ma soprattutto binari, per treni 4.0 che possano farci raggiungere quote e stazioni più vivibili. I tanto celebrati algoritmi, ritmi algidi con infinite sequenze di 0 e 1 – altro dilemma: è nato prima lo 0 o l’1? uno per tutti uguale tutti (Totti per uno)? 0 per tutti uguale la grande universale O di Giotto? – sono neutrali come furbi banchieri elvetici o esprimono una propria volontà? Sono agglomerati, assembramenti numerici o numeri senzienti che contano più delle nostre vite? Il libero arbitrio gioca da battitore radicale libero o ha solo un valore simbolico, astratto, convenzionale? Esiste sul serio o incarna un mito, una favola bella per belle anime, anime belle?

Transizione ecologica ? Ho più fiducia nei filmati di Carosello, per vent’anni fucina e palestra di Talenti narrativi. Credo in Calimero, in Grisù e nel Caballero. Svolta verde, in fondo a destra o a sinistra? Bolla balla o bulla ipocrisia? Se non abbatte l’idolo della crescita senza limiti, resta l’ennesimo espediente del regime neo liberista, per sopravvivere, a dispetto dei fanti e dei santi.

Caro Franco, hai visto l’Etna? Vigoroso imperioso, ancora perennemente incazzoso: lava – incandescente – lapilli, segnali di fumo all’Umanità, giganteschi, auspichiamo che almeno così capisca il messaggio; seguimmo per istinto le scie delle Comete, Franco mio caro, ma non sempre indicarono la giusta via: talvolta, incaricate da Lord Oort, erano ed eseguivano missioni kamikaze; belle luminescenti affascinanti – come certe indecifrabili Cantanti sciantose di andati tempi e piano bar – ma letali. Sessantasei milioni di anni fa, non furono gli innocenti asteroidi, denigrati da una vergognosa campagna di diffamazione, a cancellare per sempre dalla Terra l’avanzata civiltà dei Dinosauri, ma una cometa, con annesso stravolgimento ambientale. Non così propizio: infatti poi da qualche particella residua e vacante, spuntò fuori l’uomo.

Per calcolo delle improbabilità, eone più eone meno, potrebbe giungere presto nel nostro sistema solare, allestito quale novello flipper cosmico, una Sua gemella: e si sa, chi segue la Cometa – non il razzo Comet di Capitan Futuro – sulla via non sempre lattea, come in una rutilante gigantesca roulette più o meno cirillica, sa cosa abbandona, ma a sua insaputa potrebbe andare incontro giulivo a qualche festa di massa, davvero epocale: non migrazione, né mutamento di paradigma economico;

solo Estinzione.

p.s. Coincidenze curiose: nella fascia principale, nel 1998, è stato scoperto un asteroide, battezzato dal Professor John Broughton, suo scopritore: 20403 Attenborough (da non confondere con Beverly Hills 90210).

TorPedone, quartiere de’ Roma o degli Scacchi?

Pagina del: “mò, Tutti a bordo, fallo?”.

Siamo passati in fretta, in un lampo – dovrei citare un detto di Nonna Erminia: “la vita è un lampo, la Mona (Lisa?) un stampo!” – dal leggendario “ri salga (ah, ri Salgari…) a bordo, minchia!”, al suo contrario; perfetto o deleterio, ciascun lo sa, in cuor suo.

Pietà l’è morta, ma anche Dignità sembra prossima alla dipartita, o forse mai era arrivata a queste latitudini: meglio vivacchiare, da amebe umane e politiche, che sparire per sempre dai radar; prima il deserto degli Ascari, ora nonostante nuovi giganteschi torpedoni, non bastano le poltroncine: over booking di facce di tolla, over booking di partecipazioni al rito laico del lecchinaggio, pro deus ex machina di turno.

In attesa di immolare, su altari già imbrattati di macchie ematiche, anche lui.

Tutto secondo consunto canovaccio, unto e bisunto; compresi i classici bastian contrari, i quali recitano – maluccio, diciamolo, anche senza consultare il Mereghetti o il Cencelli – il ruolo in commedia dei contrari a tempo determinato, per non finire da sé Bastiani, trafitti dai loro stessi ridicoli dardi.

La scienza ufficiale, intanto, – anche gli scienziati dicono notevoli castronerie, sia chiaro – continua sulla falsariga dell’ultimo anno, il primo dell’era CoVid 19, il primo ma non ultimo del Mondo Dopo: tutto e il contrario di tutto: grande concorso a perdere, vediamo chi riesce a smentire.

Se il virus muta, perché non possono mutare con identica celerità, prontezza di riflessi sulle provette e analisi in laboratorio o speculative, le verità assolute della Scienza?

Igienizzare e disinfettare superfici e oggetti – come siete superficiali e materialisti – va bene, ma pare sia poco utile per contrastare il Morbo, lui viaggia alto, vola; meglio ricorrere (rincorrere) ai sani antichi metodi tradizionalisti delle Donne di altre epoche: aprire spesso e volentieri le finestre, aerare, giocare ariosi, sulle fasce laterali, sulle ali dei Sogni o dondolandosi, per i più trasgressivi e sperimentali, sulle corde di Aries.

Sedetevi tranquilli su un muretto a secco – poggerete le terga su un patrimonio dell’Umanità – sotto le grandi fronde di un Ulivo millenario (no millenial, sorry) – tra conati di cemento, ne sarà rimasto almeno Uno? – e aspettate, magari mille e non più mille anni: dovranno passare, prima o poi, Muli, Cavalli, Sufi danzanti.

Aria di Rivoluzione nei quartieri del Globo, le grida disperate, inascoltate dei rivoluzionari già condannati alla fucilazione con fronte rivolta ai muri di confini mai crollati; l’Europa dalle rivendicate radici cristiane si volta altrove, silente, mentre – nonostante i soliti aedi mercenari intonino la filastrocca dei 76 anni di prosperosa pace (pace formosa o Taiwan?) – le uniche canzoni sempre in voga, sempre in cima alle classifiche sono quelle delle belliche sirene d’allarme. Mentre Popoli migranti muoiono senza abiti scarpe cibo sotto la neve e sotto i colpi di gendarmi senza anima senza cervello, dentro lager approvati e consentiti dal diamante governativo centrale del paleo continente, alla deriva.

Lontano da queste tenebre matura l’Avvenire, avveniristico solare naturale; ridurre in polvere gli Astri, Stelle liofilizzate per rinascere a nuova Vita, Vita Nova dopo riti e salti quantici, Metempsicosi inarrestabile.

Partire, esplorare, comprendere; partire con il Torpedone, quello dell’Alleanza, quello luccicante delle Donne e degli Uomini:

Andremo per la vita errando per sempre” (La Morte di Tantalo, Sergio Corazzini),

sulla Carovana dell’Amore.

Spero ritorni presto l’Era del Dinosauro (multikolor)

Pagina della crisi del Volo o del Volo in crisi, esistenziale esistenzialista esiziale.

Volo pindarico, volo complanare, volo a motore spento o senza motore, volo su aliAnti – non necessariamente contro in opposizione in alterco – con ali di polistirolo, infiniti inesauribili inimmaginabili voli onirici.

Prepariamoci all’esodo pedibus calcantibus: volare non sarà più un diritto divino concesso recesso ottriato ai Popoli, fine dell’era dei voli transcontinentali per tutti – comprese le tribù turistiche – , per pochi privilegiati, per gli unici padroni della Terra e delle risorse.

Chi può, si salvi da sé: si dedichi a lunghe camminate, meglio se in compagnia cinofila – del resto pare che i Vichinghi in America… – a nuoto con Delfini, in bicicletta tandem velocipedi multipli e financo su pedalò retrò della riviera romagnola.

Costi enormi e fuori controllo, inquinamento insostenibile, anche per gli stessi sacerdoti del liberismo cosmico senza lacci lacciuoli l’accidente che vi pigli maledetti miscredenti che rinnegate le infinite virtù del dio mercato.

Raccontano nei bar diurni, nelle osterie, nei trani (non treni) a go go, nelle allegre frasche di campagna – ove ancora resiste – che il settembre 2020 anno I era covid, sia stato il più caldo mai registrato, da quando qualche sciroccato bipede mancante di alcune rotelle – hey Dottor Slump, anche Voi qui? – ha cominciato a registrare la temperatura della Terra: con termosCanner – utile anche per sorbire pregiato the indiano – termometri a mercurio o posando la mano amorevole sulla fronte del Pianeta?

Lo ammetto, questo clima così surriscaldato potrebbe essere semplice frutto dell’ebbrezza bacchica o delle guasconerie tipiche degli Avventori dell’a-vento sotto vento senza vento dei locali di perdizione menzionati; ove sussistesse anche solo un piccolo residuo di fattualità scientifica, dovremmo interrogarci sul perché e sul come mai gli scriba mercenari e i tecnocrati cibernetici senza anelli uranici al naso condannino al pubblico ludibrio abbrivio manubrio i negazionisti del vairus, ma allevino solletichino proteggaNo i negazionisti della bio tragedia senza catarsi, senza catarifrangente senza Katai, senza carta internazionale Oms di esenzione dall’estinzione.

Ragazze, se volete campare alla grande trovatevi un – lavoro? – miliardario da accalappiare: trovate circondate circumnavigate un mecenate un magnate e troverete una casa dolce case o anche molte ville lussuose lussuriose, dislocate nelle località più esclusive (perché se vivi da pascià, altri sono esclusi reclusi sfruttati scartati) del globo; il trasporto sarà compreso e sempre a carico del fortunato consorte!

In alternativa, me too.

Consigli antichi atavici retrogradi sorpassati, più e più volte offerti da saggi vegliardi del Mondo Prima nel fuori corso dei Millenni (non Millennials, sorry).

Giovani, orsù: ce n’è anche per Voi; non Vi reputerete esenti per privilegio di appartenenza alla Pantera, rosa nera lillà? Non affollate le piazze non fate piazzate non piazzatevi in formazione movida. Vi mancano i Venerdì per l’Ambiente e addirittura la scuola su banchi a rotelle, comunque più veloci del Cavallino di Mara Nello? Non siate ingenui o finirete come Greta, sulle pagine pat(t)inate lucide luci della ribaltina, sottratte con forza bruta a Alberi incolpevoli, di riviste planetarie che comunque mai saranno superiori alle riviste e ai varietà del sabato sera italico che fu, cu fù, Corfù; meglio leggere le Avventure del Signor Robinson Bonaventura e viaggiare insieme a lui, spaparanzati su divani domestici alla fine della perenne promozione commerciale.

Cos’è mai questa crisi climatica virale? Scienziati sviluppano modelli matematici per prevedere in anticipo le mosse del vairus e salvare così miliardi di vite, in teoria umane: peccato si distraggano sul più brutto e dimentichino di inserire la variabile meteo del freddo tipico della stagione autunno-inverno. Magari l’inverno fosse un imbattibile Generale, potremmo affidarci a lui, obbedirgli ciecaMente – tanto siamo già abituati alla ‘pronità’! – eseguire pedissequaMente (un po’ equa) i suoi marziali ordini.

Modello Giuditta, più che modello matematico: come si porta quest’anno il covid? Over the top, con guanti e mascherina!!!

Green-Blue sarà lei e tutta la sua famiglia: cambi paradigma se ha coraggio, oppure Don Mosca la obbligherà a recitare tutti le declinazioni regolari irregolari (soprattutto queste) dei verbi della Grecia Antica. Pena afflittiva in caso di risposta inadeguata: guardare per ore la foto del leggendario Asino alpino Giosuè, appesa sopra la lavagna e sentirsi apostrofare con il più umiliante degli appellativi: Ocotto!

Meglio del povero Asino cotto, salviamolo!

L’aoristo attivo di un politematico andrà bene sullo spezzatino con patate?

Attendiamo rivoluzioni, piroette su noi stessi, ardite veroniche (Veroniche ardite), magari tramite app da scaricare insieme allo sciacquone, anche perché il nuovo cyber domestico arriva in ritardo, si congeda in anticipo e da contratto sindacale Statuto Asimov, non pulisce mai – e sottolineo mai – il water.

Mi chiedo spesso con sgomento raccapriccio con l’eleganza del Riccio: come avrà potuto estinguersi la luminosa avanzatissima organizzata Società dei Dinosauri?

Tornerà – la invoco con speranza – l’Era del Dinosauro, l’era delle mani di Dino Zoff dipinte da Guttuso (non Gattuso), l’Era del Cinghiale Bianco, l’Era dei vinili sperimentali di Franco Battiato prima degli Sgalambri filosofici; nel Cosmo vibrerà la Variazione Etnea che annullando astrazioni scombinate ci renderà Uno, al di sopra al di là al di (tre volte al dì, Figliuolo, con acqua naturale) fuori da ogni terrestre concetto precetto ricettacolo di Bene e Male, derby stracittadino strapopolare stracotto Bene vs Male e alla fine, si sa, vincono sempre Eros e Thanatos.

Tana per il Maestro e gran pavese universale – pavé ciclistico fiammingo scevro di pavidità – di Bandiere Bianche da ogni ponte del Mondo.

Cause e Affetti

Pagina dello Sposare,

spondere, promettere formalmente, fare un voto di fedeltà, restare fedele a una sponda, a una riva, perché è importante trovare e farsi trovare sempre dalla stessa parte del cuore, o nello stesso porto portone porto franco con lieta franchezza.

Sponsus, Sponsa su letti di spine, tra poetiche armonie, lascivi imenei, fugaci ardori attenti alle promesse che sussurrerete perché mentire tra amanti può essere un gioco, una distrazione, una marachella veniale, ma gli Dei sono vendicativi e conservano memorie storiche infinite, altro che cloud e computer.

Non ci sarà Turris Eburnea così forte e tenace da sottrarvi al destino da voi stessi pre scelto.

Rex Sponsus, Responsum Responsa: siate avveduti prudenti parsimoniosi con i quesiti da porre ai giudici (“se avete quesiti da pòrci”…), perché le risposte di un qualche pontefice, indicato all’uopo, eletto alla bisogna, saranno cogenti urgenti cocenti e non potrete sottrarvi scappare adattare ai casi vostri con l’antica tecnica del grande Temporeggiatore.

Pacta sunt servanda, i pacchi sono da conservare; meglio in soffitta, polverosi solai trafitti da dardi solari, abitati da ragni stacanovisti, miliardi di acari, pulviscoli magici che scompongono la Luce a piacimento, o in fresche cantine tavernette inviolabili bunker domestici addomesticati per rammentare spesso e volentieri, quotidianamente più del pane di lieve lievito di Madre Terra, i punti e le clausole più dettagliati del Contratto, inscindibile più dell’Atomo (a tomo, senza libri voluminosi).

Senza incomodare scomodare (togliere dai comò) accomodare (in poltrona o in laboratorio) impegnative particelle di Dio, Bosoni di Higgs, il carattere di Bodoni, i numeri circensi di Bozo The Clown.

L’aggregazione fantasiosa degli Atomi genera realtà irrealtà surrealtà fisiche mentali spirituali, qualunque sia la vostra dimensione di partenza.

Ti verrò a cercare negli eoni spazio temporali, con la scusa banale di doverTi parlare, mi piace come pensi e quello che dici, in Te affondano e si nutrono le mie radici; ad ogni alba una nuova realtà fresca e pura, consapevoli che questa carne, prima o poi, soprattutto prima, svanirà: liberandoci allo stato brado bradipo bradisismo flegreo.

Sposare dunque: una causa, una sola causa buona, giusta e restare fedeli per la Vita, almeno a quella.

Sposare una causa un ideale un valore (obsolescenza ‘improgrammabile’) per dare senso pienezza volume a tutte le proprie Sconfitte;

Perdenti sì, ma di stoffa pregiata.