Cime e tempeste

Pagina delle Cime, tempestose; non trascurando, né sottovalutando, quelle di rapa.

Rapa Nui e i suoi faccioni; Raperonzolo forse era una principessa, non in attesa di principe (o con nodoso mattarello occultato nella veste purpurea del Cairo); rapper ormai fuori moda fuori tempo fuori classifica, ché anche parole e loro connessioni sul mercato non acchiappano più, né like, né acquirenti.

Cime in tempesta di Alberi, fusti alti, alti fusti, rami, un tempo si stagliavano imperiosi contro il Cielo, oggi somigliano a braccia e mani imploranti, protesi arboree di questuanti, postulanti che non emettono postulazioni dotte, ma invocano pietà: le bestie umane, mentre insistono a fabbricare ributtanti campagne markettare su inesistenti transizioni ecologiche, abbattono a tutto spiano, in favore della solita schifosa economia fossile e cementizia.

Vorrei la cittadinanza onoraria di Alessandria, nobile urbe che fornì nobili natali a Umberto in arte e scienza Professor Eco, acclamato da Rose di nome, di fatto, di personalità e pendolini cosmo vaticinanti, più e meglio di quelli incerti confusi confusionari, ma divertenti, del Professor Trifone, amico del giornalista investigativo Tin Tin: con la lente deformante, soprattutto ipocrita e stupida del Mondo Dopo lo avete censurato per razzismo? Peggio per voi, ignobili fallocefali, non sapete cosa vi siete persi, cosa avete deturpato. Alessandria ironica, Alessandria davvero grande con e senza biblioteca, civica, capace con giusta distanza di dissacrare educatamente miti leggende pretesi pretestuosi pretenziosi sedicenti eroi.

Se non puoi spiegarlo razionalmente, devi narrarlo, il segreto è sempre tutto qui.

I cardini dell’Universo o Multiverso, sono ancora e sempre: atlantismo – Atlante resisti, non scrollare le spalle, Ti prego, almeno Tu nell’Universo; giustizia con la g minuscola, minuscola essa stessa, ridimensionata a beghe bagatelle di cortile tra comari non solo chiozzotte; Ambiente, il quale, come quel facoltoso veterano in punto di morte, mentre parenti più o meno prossimi, più o meno stretti, bisticciavano al suo capezzale per spartirsi l’eredità, in punto di orgoglio e di trapasso, disse: “Facciamola breve, datemi i calzoni, al Camposanto vado da solo!”.

Si sciolgono i Poli – non quelli del politicume italopiteco, purtroppo – si sbriciolano Ghiacciai e Montagne, però, come diceva il grullone toscano “state sereni”, nel 2050, o giù di lì, noi non ci saremo, ma avremo annullato ogni emissione, missione marziana, massone complottardo dinamitardo. Evvai!

Oggetti battono uomo più esseri viventi 10 a 0: 0 in condotta esistenziale per l’uomo che nel Mondo Dopo ha raggiunto il mesto traguardo di soffocare il Pianeta con miriadi di cose per la maggior parte inutili, però dannose, continenti di plastica tossica alla deriva nei Mari, automobili arrugginite, aerei dismessi, infiniti dispositivi elettronici accatastati alla rinfusa ovunque; tutta ‘robba’ (i Malavoglia e l’ossessione per l’accumulo) con obsolescenza programmata, non con smaltimento incorporato. Ottimo lavoro, uomo. Verrebbe da esortare: continua così, ma la sensazione è che la pacchia cominciata dal duo kriminal Margareth/Ronald sia giunta davvero ai titoli di coda e nella coda, si sa, c’è sempre il veleno, quello più letale, l’ultimo.

Sempre per la losca tradizione ‘vai tranquillo’ ché tanto l’ultima campanella trilla per tutti: potremmo affidare la distribuzione dei magici rimedi a giganteschi vaccinodotti planetari, le infrastrutture esistono – idea geniale non mia, di Massimo Bucchi, intellettuale figurAttivo – badando però a non scadere nel rischio di variante, bulgara.

Ipotesi alternativa: fondare l’ultimo grande partito di massa, Prima le Cose, considerato che sono in schiacciante maggioranza sul Globo; ipotesi alternativa bis, farebbe molto trend topic: l’elisir traumaturgico sia totale appannaggio – per menti appannate, imbarazzo della scelta – di chi lo troverà, custodito in un antico forziere, su misteriosa arcaica isola, non segnata su mappe di pergamena, sconosciuta perfino a Gogol Maps.

Può cominciare quest’Avventura andremo là, andremo là nella Natura, il Capitano Flint sorride a tutto sprint, forse il tesoro sta sognando già;

(L’Isola del Tesoro, Lino Toffolo)

scoprire, infine, che si trattava di una beffarda burla – forziere vuoto e/o inesistente, già trafugato – tipico divertimento di pirati corsari bucanieri, o peggio, verificare su sé stessi, con imbarazzanti effetti indesiderati, che l’agognato farmaco è solo una potente mistura tra dolce Euchessina, il confetto Falqui – basta una parola e sarai evacuato – e le salvifiche gocce di Guttalax:

se non debellerà l’idiozia, almeno purificherà gli organismi.

Abbiamo una banca? Servirebbe materia, grigia

Pagina del neo governo, lo squadrone – psico esecutivo? – che tremare il Mondo (del Prima e/o del Dopo) fa.

No, mai confondere sacro e profano, quello era il Grande Bologna del Presidentissimo Renato Dall’Ara che, alla bisogna, avrebbe acquistato il celeberrimo centravanti Amalgama, al mercato; perché i veri uomini condottieri capitani si mostrano nelle difficoltà, tra i marosi, mentre con carisma e piglio saldo rassicurano la ciurma: ‘sine qua non’, siamo qua noi e anche Nettuno rinfodera il tridente offensivo, si mette quieto in difesa e torna a dormire negli abissi, tra 7 guanciali, o sette Mari.

Qualcuno si lamenta, innalza mugugni e piagnistei: poche Donne nelle stanze dei palazzi del potere – potere è volere, chi vale vola, chi vuole che fa? – ma quelle ritrovate, riesumate, con rispetto cianciando, potranno dedicarsi ex novo alla ricerca dei neutrini vagabondi, dispersi sul o dentro i tunnel segreti del Gran Sasso, potranno compilare novelli calendari e fitte agende delle parlamentari, più di pria – per tacere di Priamo – le più belle del Pianeta.

Non è poco, senza polemica.

Next Generation, my Generation, Goldrake Generation, perché alla fine vince sempre Lui, ma anche contro Gundam, ottima alternativa, nessuno ce la fa; saltiamo a piè pari e anche dispari una generazione, come fosse una casella nel gioco dell’Oca – sacra al Campidoglio, eviterei passi dell’oca, di doppie S ne abbiamo piene le tasche e le fosse – e speriamo che qualcosa cambi, magari per il Meglio. Quando si invocano senza soluzioni di continuità, di contiguità, senza divieto di sosta, i migliori, le aspettative le richieste le istanze attingono alla sfera della Democrazia, o al consueto, desueto, ma sempre in voga con vogatore, famigerato balzo all’indietro, alle epoche del vertice di comando e imperio affidato ai pochi? Migliori, in termini dell’Assoluto, chissà: detentori però di ricchezze, conoscenze, appartenenze, in mancanza di competenze basterà; dovremo farceli bastare e garbare, anche in contumacia di equità, giustizia, libertà, gioia.

EU, esercizio utile: innovazione fa rima con tecnologia, oppure auspicabilmente – mente abile sempre auspicabile – gli unici veri progressi nascono da un patto tra generazioni, riconoscendo a quelle più giovani e recenti, rispetto dignità ascolto, confronto collaborazione, progetti comuni?

Caro Lino, Ti sottovalutavano in vita, Ti hanno forse troppo presto obliato, in morte: eppure Lancillotto 008 ed io, a bordo dello sgangherato side car, sappiamo che fosti Tu, solo Tu, a smascherare il perfido emiro Alì Ben Vist e il suo sordido complotto – come insegnava il buon Professor Eco, un bel complotto (8, simbolo dell’Infinito, più o meno infinito, più o meno leopardesco, dipende dalla cura della Siepe) non si nega, mai, a nessuno – fosti Tu a rivelare all’intera Umanità che lo scienziato pazzo Strana Mente confondeva i cervelli degli uomini con il virus della lingua Bà-Bà, balbuziente.

Aneliamo fughe nello spazio interminato, ma a tempo debito – ché ormai appena vieni al Mondo hai già le esili spalle cariche di gerle colme di balle di debito – sovrumani silenzi, silenzi irridenti, irredenti, denti silenziosi, al netto di fauci spalancate, bocche cucite: per rivendicare diritti e non disperdere acqua, oro blu sempre più raro e prezioso.

Sarebbe bellissimo se dopo, oltre il piccolo miserrimo spettacolo mortale, alla fine del Mondo Dopo, ci fosse Luce: da fonti finalmente ri pulite, sempre ammesso, senza concessioni dai bassifondi o dagli altoforni che tutti, nessuno escluso, abbiano saldato le bollette. Per non finire in bolletta, almeno durante l’epilogo.

Esultate, innalzate i vostri inni migliori al Cielo: sarà un San Valentino memorabile – come quello del 1929? – anzi, come usa nel Mondo Dopo, epocale! Il popolare stage di San Valentino 1929.

Popolo, gioisci: abbiamo una banca con dentro il più bravo banchiere dell’Universo!

Dentro – dentro la banca e dentro lo stesso banchiere, non chiedete come, né perché – c’è un Drago, a guardia dei forzieri, a prova di forza.

Sarebbe servita, servirebbe sempre, molto più di sempre, senza se e senza ma, una certa oscura materia, oltre ogni gradazione, oltre ogni sfumatura: Grigia, come certe eminenze.

p.s. Da una camera azzurra, immaginando che un viaggiatore solitario giunga a New York proprio durante il giorno dei morti e si avvii verso le sue future tre camere, camminando a fatica su neve sporca, invio a Te, bulimico Scrittore perfetto, bulimico amante della Letteratura e della Vita, il mio umile Buon Compleanno: grazie, Maestro Simenon.

Regno della Fantasia

Non mettetemi alla strette: sono solo Nuvolette?

Pagina Bianca pagina delle Nuvole pagina che vaga e ritorna.

Mexico 70, Messico e Nuvole, ossessioni sessioni jam session, nuvole di note, note tra le nuvole.

Da dove nascono i suoni e i vascelli di vapore?

Arrivederci Amore mio che Tu sia una Piratessa o una Corsara le nubi sono già più in là.

Torneranno, questo è certo, nella gloria creativa estetica estatica per giudicare secondo leggi di Natura, per battezzare con pioggia laica rivitalizzante i Vivi e i Morti e Coloro che sono a mezza via, senza sede senza Purgatorio, indecisi se deambulare in questo o nell’altro mondo.

Nuvole – non mi stancano mai – sospiri pensieri sculture di goccioline, instabili mutevoli capricciose meravigliose ornamenti del perfetto Creato; volubili volatili ruffiane consolatrici fantastiche Compagne di Viaggio Volo Atterraggio Ammaraggio, spesso parlanti se prestiamo loro attenzione e non pretendiamo restituzioni con interessi, narratrici portentose, Signore di tutte le Storie, vere e inventate di sana e robusta pianta della Fantasia: pensandoci bene la Differenza sostanziale quasi non si nota, forse nemmeno esiste resiste consiste.

Pagina delle Città delle Nuvole, tossiche letali non per colpa loro, come a Taranto; divini separé per obnubilare nobiliare occultare le vergogne degli dei, come a Olimpo Stazione Centrale; narranti dialoganti esaltanti come quelle sui e dentro i bastioni di Lucca (Orione), annuale momentanea sede degli Dei della Letteratura disegnata.

Arte pura fredda per caso, calda di passione immaginifica che colma le veniali lacune del medium.

Voglio coltivare le begonie lussuriose nella foresta pluviale del Brasile, là dove sono nate e speriamo possano vivere in requie inaccessibile, se dovrà accadere senza presenze umane, Pazienza (Andrea).

“Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.”
Osamu Tezuka, il dio del manga, Arte inventata da Hokusai, il Padre della Grande Onda.

“Il cielo è così alto. Nuvole che fluttuano pigre, mi sembra di poterle toccare con una mano. Com’è misterioso, il cielo… esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L’eternità… forse è il cielo stesso… Sicuramente, nessuno può diventare veramente un adulto… Tutti quanti, nel profondo del cuore, sono ancora i bambini che erano un tempo. …Proprio come questo cielo… Il tempo ci fa solo credere di essere diventati adulti… Essere adulti significa essere legati da catene che imprigionano anche il cuore dei bambini, che è libero”. Jiro Taniguchi da Una lontana città…

“Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.

Si ode a destra uno squillo di tromba (Nini Rosso), a sinistra l’Eco delle lezioni di Umberto, il Professore semiologo romanziere, che con i Suoi Apocalittici Integrati e con la creazione della dimora editoriale italica di Linus, aveva preannunciato al Mondo il trionfo definitivo e la superiorità espressiva visionaria del linguaggio, della vita stessa della Letteratura Disegnata.

Avevamo un patto e un appuntamento preciso, Tu e io; a Corte Sconta detta Arcana, sconta alla vista e alla toponomastica profane e ufficiali: Tu caro Maestro HP sempre troppo in anticipo, io irrimediabilmente in ritardo, perennemente ritardato rallentato appesantito da zavorre invisibili, le più insidiose le più difficili da eliminare. Peccato, ma eterna gratitudine per Tutte le Storie, Tutte le Avventure, per la Bellezza e la Fantasia che hai elargito e sai donare a profusione.

Non chiedetemi illuminazioni, avrei voluto fare fumetti, invece incapace, ne sono solo diventato un divoratore vorace compulsivo cronico eternaMente dipendente pendente inclassificabile.

I Capolavori degli autentici Fumettari, i miei Disegni muti e infelici perché mai nati da matita colori e china, costituiscono la Fonte della mia ribelle Libertà:

Viva i Fumetti.