Comprimari anonimi

Se anche la follia mi diventa ordinaria – signora mia, mia signora – dove andremo a concludere le parabole?

Mi proporrei, indegno (il sottoscritto), a Simenon, non come protagonista; sarei felice di diventare anche solo un comprimario di uno dei suoi innumerevoli romanzi: non un aggettivo (come Fellini), né un avverbio, tanto non li utilizzava, li aveva eliminati, sfrondati su consiglio di Madame Colette che in spregio alla scrittura barocca e ridondante gli raccomandava: dalla letteratura, elimini la letteratura e tutto andrà bene.

Sono solo un portatore sano di nome, un tizio che auspica di finire – o ricominciare – dentro una pagina del Maestro, un nome da estrarre a caso dalla rete, anche perché oggi dagli elenchi telefonici cartacei sarebbe improbabile; in una riga, in un dettaglio impercettibile, uno stato d’animo passeggero o un anonimo passeggero di contorno, in qualche snodo di raccordo, quelli utili a collegare i passaggi determinanti delle umane vicende narrate.

Anche un autore buono, un uomo buono, quale Gianni Rodari, sottolineava l’importanza della capacità di pronunciare dei no, motivati; consapevole che rispondere spesso sì, in apparenza, semplifica la quotidianità; mentre la fermezza nell’opporsi, presenta sempre, prima o poi, un salato conto da pagare, senza abbuoni o biglietti omaggio, per il cinema il teatro, financo il circo, però moderno.

Caro Georges, José sarà mago, più che scrittore, però temo abbia ragione: la nostra cecità non è fisica, ma mentale; i nostri occhi funzionano, le nostre menti, invece, si rifiutano di vedere la realtà. Se deciderai di inserirmi in qualche tuo, avvisami, tramite piccione ambasciatore o pergamena, in bottiglia navale.

La cecità umana è follia o eminente idiozia? Non saprei, però chiedo: la Dea bendata è cieca o è una finta invalida? Di certo, la guerra ci vede benissimo ed è molto selettiva: sa bene quando palesarsi – del resto, è stata evocata per un biennio pandemico, forse l’ha scambiata per invocazione – sa bene chi colpire (i soliti poveracci), sa con precisione traumaturgica chi favorire; non fosse già così tanto impegnata, le si potrebbe chiedere di governare il mondo.

Non servono poderosi, ponderali – molto ponderati – tomi per analizzare la società e l’animo umani, per rivelarli; non servono blog, siti internet, vlog e chi è più virtuale (o virtuoso?) ne aggiunga: di solito, tutte le epifanie sulle deviazioni, devianze, meschinità sono ottimamente (chiedo venia per l’avverbio) mostrate, posate sulle gote rosse di vergogna e sulle coscienze scarlatte di colpa, dentro le pagine cartacee – di rado superiori a 200 – dei romanzi del pluricitato autore belga.

Per questo, non possiamo dirci, fingerci sorpresi o indignati, quando puntiamo l’indice contro le colpe altrui: siamo così ipocriti e in mala fede che tentiamo di occultare le nostre nefandezze, le nostre nequizie più malvagie, individuando un cattivo comune, un nemico di turno che funga da catalizzatore del male: da maledire, condannare, eliminare. Le pietre e le travi restano conficcate, nei nostri occhi, nelle nostre mani, lorde.

Con indolente leggerezza, nell’ambito di uno spettacolo brillante, anche Teresa Mannino, denuncia la nostra pseudo follia; le sue parole di ironica (non ho scritto iconica) saggezza, dovrebbero offrirci spunto, non solo per sorridere: per agire con intelligenza, con lungimiranza;

come razza, siamo diventati così stupidi e arroganti che ci illudiamo di migliorare attraverso la tecnologia, quanto la Natura ha creato e reso perfetto nell’arco dei millenni.

Nessuna sciocca invenzione, manipolazione umana, supererà mai un alto stelo di grano, né la corona di erbe spontanee che rendono i suoi chicchi unici, per proprietà nutritive e sapore.

Dalla guerra guerreggiata, alla guerra fredda, auspicando che il procedimento evolva in fretta in pace, anche fredda shakerata, da gustare, sorbire: con immenso piacere.

Pacifici anonimi incalliti (PAI, come le imbattibili patatine dell’infanzia), comprimari anonimi.

Però, pensanti.

P.S. Se Simenon fosse troppo impegnato in uno dei suoi viaggi intorno al mondo, come consolazione di lusso, mi appellerei a Jiro Taniguchi: comparire all’improvviso nel suo capolavoro L’Uomo che cammina, in compagnia del fedele amico a quattro zampe, sarebbe un onore; nel ruolo del camminatore, o nel ruolo del cane.

Regno della Fantasia

Non mettetemi alla strette: sono solo Nuvolette?

Pagina Bianca pagina delle Nuvole pagina che vaga e ritorna.

Mexico 70, Messico e Nuvole, ossessioni sessioni jam session, nuvole di note, note tra le nuvole.

Da dove nascono i suoni e i vascelli di vapore?

Arrivederci Amore mio che Tu sia una Piratessa o una Corsara le nubi sono già più in là.

Torneranno, questo è certo, nella gloria creativa estetica estatica per giudicare secondo leggi di Natura, per battezzare con pioggia laica rivitalizzante i Vivi e i Morti e Coloro che sono a mezza via, senza sede senza Purgatorio, indecisi se deambulare in questo o nell’altro mondo.

Nuvole – non mi stancano mai – sospiri pensieri sculture di goccioline, instabili mutevoli capricciose meravigliose ornamenti del perfetto Creato; volubili volatili ruffiane consolatrici fantastiche Compagne di Viaggio Volo Atterraggio Ammaraggio, spesso parlanti se prestiamo loro attenzione e non pretendiamo restituzioni con interessi, narratrici portentose, Signore di tutte le Storie, vere e inventate di sana e robusta pianta della Fantasia: pensandoci bene la Differenza sostanziale quasi non si nota, forse nemmeno esiste resiste consiste.

Pagina delle Città delle Nuvole, tossiche letali non per colpa loro, come a Taranto; divini separé per obnubilare nobiliare occultare le vergogne degli dei, come a Olimpo Stazione Centrale; narranti dialoganti esaltanti come quelle sui e dentro i bastioni di Lucca (Orione), annuale momentanea sede degli Dei della Letteratura disegnata.

Arte pura fredda per caso, calda di passione immaginifica che colma le veniali lacune del medium.

Voglio coltivare le begonie lussuriose nella foresta pluviale del Brasile, là dove sono nate e speriamo possano vivere in requie inaccessibile, se dovrà accadere senza presenze umane, Pazienza (Andrea).

“Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.”
Osamu Tezuka, il dio del manga, Arte inventata da Hokusai, il Padre della Grande Onda.

“Il cielo è così alto. Nuvole che fluttuano pigre, mi sembra di poterle toccare con una mano. Com’è misterioso, il cielo… esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L’eternità… forse è il cielo stesso… Sicuramente, nessuno può diventare veramente un adulto… Tutti quanti, nel profondo del cuore, sono ancora i bambini che erano un tempo. …Proprio come questo cielo… Il tempo ci fa solo credere di essere diventati adulti… Essere adulti significa essere legati da catene che imprigionano anche il cuore dei bambini, che è libero”. Jiro Taniguchi da Una lontana città…

“Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.

Si ode a destra uno squillo di tromba (Nini Rosso), a sinistra l’Eco delle lezioni di Umberto, il Professore semiologo romanziere, che con i Suoi Apocalittici Integrati e con la creazione della dimora editoriale italica di Linus, aveva preannunciato al Mondo il trionfo definitivo e la superiorità espressiva visionaria del linguaggio, della vita stessa della Letteratura Disegnata.

Avevamo un patto e un appuntamento preciso, Tu e io; a Corte Sconta detta Arcana, sconta alla vista e alla toponomastica profane e ufficiali: Tu caro Maestro HP sempre troppo in anticipo, io irrimediabilmente in ritardo, perennemente ritardato rallentato appesantito da zavorre invisibili, le più insidiose le più difficili da eliminare. Peccato, ma eterna gratitudine per Tutte le Storie, Tutte le Avventure, per la Bellezza e la Fantasia che hai elargito e sai donare a profusione.

Non chiedetemi illuminazioni, avrei voluto fare fumetti, invece incapace, ne sono solo diventato un divoratore vorace compulsivo cronico eternaMente dipendente pendente inclassificabile.

I Capolavori degli autentici Fumettari, i miei Disegni muti e infelici perché mai nati da matita colori e china, costituiscono la Fonte della mia ribelle Libertà:

Viva i Fumetti.