Regno della Fantasia

Non mettetemi alla strette: sono solo Nuvolette?

Pagina Bianca pagina delle Nuvole pagina che vaga e ritorna.

Mexico 70, Messico e Nuvole, ossessioni sessioni jam session, nuvole di note, note tra le nuvole.

Da dove nascono i suoni e i vascelli di vapore?

Arrivederci Amore mio che Tu sia una Piratessa o una Corsara le nubi sono già più in là.

Torneranno, questo è certo, nella gloria creativa estetica estatica per giudicare secondo leggi di Natura, per battezzare con pioggia laica rivitalizzante i Vivi e i Morti e Coloro che sono a mezza via, senza sede senza Purgatorio, indecisi se deambulare in questo o nell’altro mondo.

Nuvole – non mi stancano mai – sospiri pensieri sculture di goccioline, instabili mutevoli capricciose meravigliose ornamenti del perfetto Creato; volubili volatili ruffiane consolatrici fantastiche Compagne di Viaggio Volo Atterraggio Ammaraggio, spesso parlanti se prestiamo loro attenzione e non pretendiamo restituzioni con interessi, narratrici portentose, Signore di tutte le Storie, vere e inventate di sana e robusta pianta della Fantasia: pensandoci bene la Differenza sostanziale quasi non si nota, forse nemmeno esiste resiste consiste.

Pagina delle Città delle Nuvole, tossiche letali non per colpa loro, come a Taranto; divini separé per obnubilare nobiliare occultare le vergogne degli dei, come a Olimpo Stazione Centrale; narranti dialoganti esaltanti come quelle sui e dentro i bastioni di Lucca (Orione), annuale momentanea sede degli Dei della Letteratura disegnata.

Arte pura fredda per caso, calda di passione immaginifica che colma le veniali lacune del medium.

Voglio coltivare le begonie lussuriose nella foresta pluviale del Brasile, là dove sono nate e speriamo possano vivere in requie inaccessibile, se dovrà accadere senza presenze umane, Pazienza (Andrea).

“Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.”
Osamu Tezuka, il dio del manga, Arte inventata da Hokusai, il Padre della Grande Onda.

“Il cielo è così alto. Nuvole che fluttuano pigre, mi sembra di poterle toccare con una mano. Com’è misterioso, il cielo… esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L’eternità… forse è il cielo stesso… Sicuramente, nessuno può diventare veramente un adulto… Tutti quanti, nel profondo del cuore, sono ancora i bambini che erano un tempo. …Proprio come questo cielo… Il tempo ci fa solo credere di essere diventati adulti… Essere adulti significa essere legati da catene che imprigionano anche il cuore dei bambini, che è libero”. Jiro Taniguchi da Una lontana città…

“Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.

Si ode a destra uno squillo di tromba (Nini Rosso), a sinistra l’Eco delle lezioni di Umberto, il Professore semiologo romanziere, che con i Suoi Apocalittici Integrati e con la creazione della dimora editoriale italica di Linus, aveva preannunciato al Mondo il trionfo definitivo e la superiorità espressiva visionaria del linguaggio, della vita stessa della Letteratura Disegnata.

Avevamo un patto e un appuntamento preciso, Tu e io; a Corte Sconta detta Arcana, sconta alla vista e alla toponomastica profane e ufficiali: Tu caro Maestro HP sempre troppo in anticipo, io irrimediabilmente in ritardo, perennemente ritardato rallentato appesantito da zavorre invisibili, le più insidiose le più difficili da eliminare. Peccato, ma eterna gratitudine per Tutte le Storie, Tutte le Avventure, per la Bellezza e la Fantasia che hai elargito e sai donare a profusione.

Non chiedetemi illuminazioni, avrei voluto fare fumetti, invece incapace, ne sono solo diventato un divoratore vorace compulsivo cronico eternaMente dipendente pendente inclassificabile.

I Capolavori degli autentici Fumettari, i miei Disegni muti e infelici perché mai nati da matita colori e china, costituiscono la Fonte della mia ribelle Libertà:

Viva i Fumetti.

Lucertola (o Klees Popinga?)

Crogiolarsi al sole, circospetta.

Una lucertola, vorrei avere il pitagorico potere della metempsicosi e reincarnarmi lucertola, per me sarebbe comunque un balzo quantico e qualitativo.

Rinascere rettile comune, rettile da muretto; amante del sole ma pronto a celarmi negli anfratti più bui, oltre ogni siepe, nelle minime fratture delle rocce, scavate da gocce d’acqua pazienti, capace di adattarmi a vivere in case antiche antiquate diroccate dall’incedere di Kronos e dalla distrazione degli uomini, pronto a cibarmi in sublimi frutteti, ma anche nei reticolati urbani;

una lucertola in grado di trasformare ogni ambiente nel proprio regno.

Lucertola con epidermide corazzata di verde diamante, lucertola maestra di strategie dell’autonomia e della falsa morte, amputazione auto indotta delle parti superflue in caso di pericolo, e morte recitata, meccanismi di sofisticata difesa, per amore e trionfo della Vita.

Vorrei essere Lyzard, nato cattivo dalla fantasia degli autori, ma precursore dei danni causati dell’arroganza umana, quando egomaniaci ipertrofici impersonano un qualche dio e credono di poter giocare e manipolare a piacimento il codice stesso dell’Esistenza.

Sono i pensieri umani a plasmare la forma delle Nuvole o sono le Vagabonde del Cielo, con la loro essenza di vapore acqueo, a creare e indurre fantasiose riflessioni nelle menti asfittiche dei piccoli bipedi?

Ho attraversato le epoche, i ’70 di piombo sangue e lacrime, ma anche delle legioni di Eroine e Veri Eroi, volati da noi su astronavi decollate dal misterioso Paese del Sol Levante;

gli ’80 circo rutilante di disimpegno ilarità scialo immotivati, crollavano muri di mattoni, ma anche antiche muraglie ideali, venivano giù in silenzio ma implacabilmente, trascinando nella polvere e nelle macerie, secoli di studi e dottrine antagoniste e lotte socio umanitarie;

i ’90 inutili e caotici, con nuove stantie guerre fratricide, sfociati negli ‘000 degli inganni globali, delle bugie letali più della monnezza tossica, iniettata nelle vene di un Pianeta depredato ed esausto, delle bestemmie di bombe intelligenti travisate da democrazia d’asporto, per annientare comunità di esclusi reclusi sfruttati, per cancellare libertà costituzioni diritti, per porre sull’illusorio trono del dominio totale, i Grandi Parassiti bulimici, senza limiti.

Io, immobile, sulla banchina della stazione, come Klees Popinga, uno dei tanti figli di Simenon;

uomo che guardava passare i treni delle storie e della Storia, in attesa di balzare a bordo di un Espresso chiamato Futuro; io, distratto dallo spettacolo ferroviario:

era già transitato veloceMente, assieme all’Accelerato della Vita. Il Futuro, come il Galaxy 999, viaggiava solo di notte, come un sogno, oltre i confini della Galassia, ma ero rimasto a terra, in terra.

E Lady Maysha non era nata per attendere in eterno.

Arrivano davvero, questa volta sono qui per me, in modo definitivo. Non ci saranno scappatoie giustificazioni parodie trucchi, vie di fuga segrete, come nei romanzi e nelle pellicole di cappa e spada, non storici passetti di borgo per fughe divine , nessun passaggio dimensionale o trasmigrazione mentale.

Forever Young, Eyes without a Face, Bette Davis’ Eyes, Enola Gay, Stay on These Roads…

L’ennesima colonna sonora degli anni del vuoto divertimento, del divertimento fatuo, del vuoto e del nulla, indossati in modo volgare;

la mia catalessi musicale, il mio personale masochismo catartico degli amori immaginari e solo immaginati, compilation che non servirà a congedarsi dalle scene in modo dignitoso.

La fine è la più importante, ma è anche nota e del resto, il Manuale nazionale di Pensiero Superficiale, avvisava a chiare lettere: non si esce vivi dagli (eterni) anni ’80.

Do You really want to live Forever?

In Alphaville or (O)megapolis?