Lucertola (o Klees Popinga?)

Crogiolarsi al sole, circospetta.

Una lucertola, vorrei avere il pitagorico potere della metempsicosi e reincarnarmi lucertola, per me sarebbe comunque un balzo quantico e qualitativo.

Rinascere rettile comune, rettile da muretto; amante del sole ma pronto a celarmi negli anfratti più bui, oltre ogni siepe, nelle minime fratture delle rocce, scavate da gocce d’acqua pazienti, capace di adattarmi a vivere in case antiche antiquate diroccate dall’incedere di Kronos e dalla distrazione degli uomini, pronto a cibarmi in sublimi frutteti, ma anche nei reticolati urbani;

una lucertola in grado di trasformare ogni ambiente nel proprio regno.

Lucertola con epidermide corazzata di verde diamante, lucertola maestra di strategie dell’autonomia e della falsa morte, amputazione auto indotta delle parti superflue in caso di pericolo, e morte recitata, meccanismi di sofisticata difesa, per amore e trionfo della Vita.

Vorrei essere Lyzard, nato cattivo dalla fantasia degli autori, ma precursore dei danni causati dell’arroganza umana, quando egomaniaci ipertrofici impersonano un qualche dio e credono di poter giocare e manipolare a piacimento il codice stesso dell’Esistenza.

Sono i pensieri umani a plasmare la forma delle Nuvole o sono le Vagabonde del Cielo, con la loro essenza di vapore acqueo, a creare e indurre fantasiose riflessioni nelle menti asfittiche dei piccoli bipedi?

Ho attraversato le epoche, i ’70 di piombo sangue e lacrime, ma anche delle legioni di Eroine e Veri Eroi, volati da noi su astronavi decollate dal misterioso Paese del Sol Levante;

gli ’80 circo rutilante di disimpegno ilarità scialo immotivati, crollavano muri di mattoni, ma anche antiche muraglie ideali, venivano giù in silenzio ma implacabilmente, trascinando nella polvere e nelle macerie, secoli di studi e dottrine antagoniste e lotte socio umanitarie;

i ’90 inutili e caotici, con nuove stantie guerre fratricide, sfociati negli ‘000 degli inganni globali, delle bugie letali più della monnezza tossica, iniettata nelle vene di un Pianeta depredato ed esausto, delle bestemmie di bombe intelligenti travisate da democrazia d’asporto, per annientare comunità di esclusi reclusi sfruttati, per cancellare libertà costituzioni diritti, per porre sull’illusorio trono del dominio totale, i Grandi Parassiti bulimici, senza limiti.

Io, immobile, sulla banchina della stazione, come Klees Popinga, uno dei tanti figli di Simenon;

uomo che guardava passare i treni delle storie e della Storia, in attesa di balzare a bordo di un Espresso chiamato Futuro; io, distratto dallo spettacolo ferroviario:

era già transitato veloceMente, assieme all’Accelerato della Vita. Il Futuro, come il Galaxy 999, viaggiava solo di notte, come un sogno, oltre i confini della Galassia, ma ero rimasto a terra, in terra.

E Lady Maysha non era nata per attendere in eterno.

Arrivano davvero, questa volta sono qui per me, in modo definitivo. Non ci saranno scappatoie giustificazioni parodie trucchi, vie di fuga segrete, come nei romanzi e nelle pellicole di cappa e spada, non storici passetti di borgo per fughe divine , nessun passaggio dimensionale o trasmigrazione mentale.

Forever Young, Eyes without a Face, Bette Davis’ Eyes, Enola Gay, Stay on These Roads…

L’ennesima colonna sonora degli anni del vuoto divertimento, del divertimento fatuo, del vuoto e del nulla, indossati in modo volgare;

la mia catalessi musicale, il mio personale masochismo catartico degli amori immaginari e solo immaginati, compilation che non servirà a congedarsi dalle scene in modo dignitoso.

La fine è la più importante, ma è anche nota e del resto, il Manuale nazionale di Pensiero Superficiale, avvisava a chiare lettere: non si esce vivi dagli (eterni) anni ’80.

Do You really want to live Forever?

In Alphaville or (O)megapolis?

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