Greggi Pilastri Mammut

Come diceva il Principe, principe popolare e della risata, dell’ironia – intelligente – italiani, arrangiatevi.

Totò si riferiva ad argomento serio vitale essenziale, nei mesti giorni attuali invece, registriamo – con disappunto di qualcuno, con il lutto da prefiche di altri – la prematura dipartita dell’immunità, quella del gregge; hanno decretato i soliti poteri pseudo forti l’inadeguatezza l’arretratezza la sopraggiunta obsolescenza del concetto stesso (della immunità, quello di gregge invece vive prolifica e invece di lottare pascola insieme a noi):

cade così miseramente nella polvere uno dei pilastri su cui si reggeva il Dogma.

Tranquilli, non si diffonda l’inquietudine sociale, perché armate di volenterosi instancabili operai al servizio, hanno provveduto a sostituire il pilastro superato, con un altro nuovo scintillante più resistente che pria, perché quando un pilastro viene abbattuto – bowling? – il Dogma trae comunque nuova energia nuovo vigore dai suoi fedelissimi adepti e soprattutto dai suoi Sacerdoti e Profeti che meglio ne faranno proselitismo presso le greggi di cui sopra.

Morto un pilastro, lo si rimpiazza – proprio come si fa con gli umani antiquati – al grido di Viva il Dogma, nei secoli dei secoli.

Il capo dei giannizzeri del Mondo Dopo, custodi dell’ortodossia ha però lanciato l’allarme, i nemici e i complottisti anti Dogma si stanno organizzando per una tremenda violenta strategia della tensione – alta o bassa, chissà, a sorpresa come la Pasqua con le sue uova di cioccolata, con sorpresa – che mira a destabilizzare la quiete sociale; quiete, più aderente: la stasi (rammenta qualcosa?), l’encefalogramma senza pericolose onde, la dorata catalessi che garantisce una società tranquilla inerte dolcemente passiva, il sogno proibito di ogni governante, di ogni mastodontica multinazionale.

Forse per questo adesso qualcuno si è fatto balenare nella capa la bizzarra idea di riportare in vita i Mammut; senza aver preso in considerazione l’ipotesi che quel Popolo così intelligente e avanzato – beffato dal Big Asteroid – potrebbe finalmente riprendere il controllo e il dominio sull’intero e dell’intero Pianeta; speriamo che i Mammut siano generosi almeno quanto gli antichi Faraoni d’Egitto: lavorare in condizioni di schiavitù agli ordini dei colossi preistorici va bene, ma sulla doppia scodella quotidiana di lenticchie per i lavoratori, i sindacati non devono transigere.

Come potrebbe apparire comparire sparire un Quarto Stato versione preistorica – preistorici a chi? ditelo ai Mammut, se avete cuore fegato polmoni – o un quarto stato versione 4.0 Mondo Dopo, dipinto non da Volpedo, ma da quei furbi maneggioni che piatiscono voti elettorali vantando la loro intransigenza sui lasciapassare per i bipedi di serie – a,b,c ma non a scelta – misteriosamente selettivamente smemorati dei diritti dei doveri degli statuti delle costituzioni, un tempo arcaico sane robuste financo intelligenti, le costituzioni?

Il calamaro gigante degli abissi marini, in arte Kraken, non solo esiste ma pare sia munito, lui, di una intelligenza straordinaria; speriamo in quella, q.i. 160 e lode. Garantito, al limone.

La razza umana è ormai superata, ammettiamolo: dagli eventi, in tutto e per tutto, facciamo spazio; lo aveva previsto nel lontanissimo 1956 Gunther Anders: niente violenza da genocidio, meglio condizionamento collettivo da tv o via social, con progressiva eliminazione dell’istruzione, totale immersione degli individui in una società dell’emozione fatua continua e ininterrotta, ridicolizzando le eventuali poche cellule di resistenza/renitenza all’unico pensiero globale – ordine e sicurezza – con eventuali accuse infamanti di terrorismo e eversione dello stato di diritto nei confronti dei reprobi; inoculazione costante della fobia di essere espulsi per sempre dal sistema, di essere reietti, eietti dalla massa, poco critica e depositaria di pochi piccoli diritti residui: sport on line, sessualità virtuale.

Tutto considerato, meglio tentare di godere del prossimo balletto – non paso doble, ma triplo – della argentea Selene, tra i cavalieri Giove e Saturno; anche se la Luna rallenta ormai la folle corsa della Terra, non possiamo non continuare a restare inebriati dal suo fascino magnetico.

Finirà tutto in gloria, – andrà tutto bene, non avevano in effetti specificato per chi o cosa – gloriosamente, cantando in coro Gloria di Tozzi, Umberto:

la carica delle 600, la carica dei burattini androidi ri caricati dalla comparsa comparsata cumparsita dei nuovi Soli nella Galassia, la carica dal Mediterraneo e dalle Alpi, con sincronica manovra a tenaglia, dei Mammut;

esperienza millenaria, intelligenza futuribile, finalMente delle Menti progredite.

Dì di festa, meglio di ‘quello della festa’

Domenica – celebrazione della e almanacco del giorno dopo o del giorno dopo giorno – dì di festa;

di festa, l’ho detto.

Prudenza, sempre e comunque, come insegnava il Principe Totò: a maggiore ragione – a ragione maggiorata – durante i dì (detti plurimi varj e anche eventuali) di festa, per evitare che si trasformino nei dì della festa, di qualcuno, ignaro o meno, consapevole o consenziente, auto votato (come certi politicanti) al martirio, che poi diverrebbe assai poco festivo.

Le preposizioni sono importanti, come le parole; le proposizioni anche, come le proposte: pro posizioni oltranziste, propositive, umanitarie, senza tralasciare le pro posizioni tantriche, ché la realtà si compone anche di gioie sensuali reali.

Al ballo di Adriano – o a quello di Simone? – non sono stati invitati i Pitti (nemmeno i Putti i Puttini le Puttine, ma grande è la confusione ormai sotto e su, nello stesso Cielo), mancanza di tatto, penuria di feluche, ma è come se un invalicabile vallo di incomunicabilità fosse stato scavato tra noi e loro. Se una delle grandi lacune dell’Umanità è rappresentata dall’esistenza dei confini, aboliamoli! Per legge universale. Abbiamo abolito leggi e principi della fisica e della biologia, con leggi giuridiche miracolose, capaci di rendere sostenibili ed ecologici gli orrendi fori nella crosta terrestre e nei fondali marini, di trasformare l’organismo dell’uomo in quello di Superman, resistente ai veleni nell’acqua potabile e nell’atmosfera, saremo in grado di scrivere, anche male, anche letterariamente cacofonica, una leggina per cancellare uno sciocco tema divisivo? Divisivo, nelle accezioni più ampie e variegate dell’aggettivo.

Se a Roma durante le ottobrate più calde e luminose cammini per le vie del quartiere africano, potresti avere la sensazione di essere nel centro di Massaua, Addis Abeba, Asmara, non sempre non rigorosamente in questo ordine geografico urbanistico antropologico; non giurerei nemmeno sulla sensazione, nel senso che potrebbe essere realtà, grazie a quella sorta di incantamento che fluttua e vibra nell’aria capitolina pre autunnale.

Un piccolo peschereccio, forse ormeggiato forse alla deriva nel mare finlandese, durante un tramonto identico per luce e colori a quelli stupefacenti, visibili dal Giardino degli Aranci, quando il Fiume il Mare il Cielo si confondono e si fondono e non si capisce cosa rispecchi cosa: la mente trema di passione e dubbio, perché resta un mistero se quel natante stia galleggiando sull’acqua o sia sospeso, liberato dalla gravità, nelle particelle atmosferiche; illusione ottica, magia dell’immaginazione, dimensione onirica, ove tutto è vero, soprattutto l’improbabile, dove tutto può accadere.

Potrebbe accadere che un esplosivo rigurgito solare del 13 settembre, colpisca o lambisca o raggiunga anche solo per mero turismo dilettevole il pianeta Terra; gli astronomi al momento non sono in grado di fornire risposte certe – ma stanno calcolando traiettorie cosmiche a 360 gradi – in ogni caso, se e quando, il tentacolo fiammeggiante dovesse avvicinarsi, sarebbe arduo imporgli di esibire il lasciapassare verde, Lui ha già di suo il Sun Pass.

Caro Maestro Gustavo, dialoghiamo insieme passeggiando nel porto antico di Trani, parlami spiegami ancora il Qohelet: dimmi cosa sia – oggi ieri e domai l’Umanità, o ‘casa accogliente’ noi crediamo possa essere – regalami gli strumenti per orientarmi tra tenebra abbagliante e luce ottenebrante, per raggiungere se non la letizia plena, almeno una briciola di grazia per abbracciare i segni della, dalla Vita, come appunti per un’esistenza dignitosa.

Ricky Shane al Piper di Via Tagliamento – che nome pericoloso e foriero di ardore bellico – cantava a sua insaputa e molto ante litteram l’inno dei dubbiosi, insieme all’amico Bob, uno dei No Pass, No siero, anche No pasaran; incredibile quanto i criminali pronti a controllare e deturpare le vite, le menti, le coscienze delle Persone, siano pronte a utilizzare miriadi di simbologie subliminali negative, mentre deridono e condannano al rogo coloro che vedono limpidamente la Realtà, infangandoli con calunnie indecenti.

Quando sono senza conforto, senza speme, invece di spremere inutilMente meningi proprie e altrui in pensieri indotti asfissianti, mi abbandono alla corrente energetica, mi tuffo e mi lascio trasportare da onde gravitazionali diagonali, immagino sogno desidero di balzare in un’altra dimensione, ma in qualità, identità ontologica e fisica di lumaca, lumaca di cortile, da cortile, cortese presenza nel giardino delle Parole e dei Silenzi:

ponderosa e lenta per Natura, per necessità, per scelta; lenta per corbelleria popolare, chiedete ad Achille piè veloce se sia mai riuscito a raggiungerne una, riflessiva, ma in eterno spostamento, capace di variare punto di vista, di gioire di ogni minimo passo, lasciando una traccia di bava non per inquinare, ma per aprire un percorso anche mnemonico, un percorso per altri esseri viventi, un sentiero per farsi rintracciare dai suoi simili;

una via per ritrovare sé stessa, durante trasmigrazioni cosmogoniche, o nei momenti di confusione smarrimento crisi.

Lo spleen diabolico di Fu Manchu

Don Antonio, dove sei?

Scontri epici, tra un intellettuale prete – forse non convinto, di indossare la tonaca, non dalla Cultura – e un adolescente ingenuo, rintronato dai Sogni, in crisi perenne tra l’imperativo categorico del giusto dovere e la naturale necessità di ribellione all’ordine, pre costituito.

Spleen e dintorni, esistenzialismi varj e assortiti, epici romanzi ottocenteschi, gotici, e non solo; tedium vitae e l’eroismo nell’atto supremo del suicidio eroico, trafiggendosi il petto con il pugnale, non con la volgare, vigliacca arma da fuoco, dopo una breve inutile vita di passioni fatue, scelte mancate, oceanici carteggi amorosi, senza orizzonti.

In questo contesto romantico, stabilite Voi se per temperie culturale dell’epoca o per vano sentimentalismo individuale, si inserisce la ferale anche un po’ feriale notizia dell’addio alla mondanità del discusso, ambiguo, per alcuni geniale, Dottor Fu Manchu: “Mi ritiro, vado in pensione, mi rottamo da solo, in questo mondo non mi diverto più. Nessuna possibilità di architettare congiure intrighi complotti, grandiosi come un tempo che Fu, grandiosi come… me“.

La sera conosce cose che il mattino nemmeno immagina – al meriggiare, pallido e assorto, non solo spremute di Sole e agrumi contro il logorio della vetustà, ma inedite sorprese – con un teutonico motto, di spirito e/o saggezza, simuliamo serenità.

Sarà arduo metabolizzare il congedo del Dottor Manchu, Fu Lui, ante litteram, in tempi oscuri ma non sospetti – non ancora – a insegnare ai Suoi seguaci la lezione fondamentale: chi controlla le parole e le informazioni, stringe il Mondo nel proprio pugno (verrebbero alla mente certi scherzi proto scroto goliardici in ambito militaresco, ma sopra sediamoci sui dettagli scabrosi).

Chiaro limpido lapalissianissimo: non può più esserci posto per un Complottista nato in una realtà dominata, disegnata, creata momento per momento, da chi possiede tutti i capitali – di conseguenza, le Capitali – del globo; costoro, anche se furbi ma non intelligenti – ché sempre, la furbizia è negazione dell’Intelligenza – possono permettersi il lusso di comprare tutti i vocabolari esistenti sulla Terra e comandare agli scriba mercenari di mutare ad libitum il significato stesso delle parole, di tutte le parole fino ad oggi conosciute, anche di quelle sconosciute, anche di quelle ancora da inventare (per creare nuove realtà funzionali ai loro progetti), per sovvertire senso significato significante etimo dei vocaboli sgraditi, quelli che con la loro semplice permanenza passiva in un impolverato decrepito incartapecorito Dizionario, minaccerebbero di mettere a repentaglio reputazione, piani mesti, di sbugiardarli beffardamente agli occhi dell’affezionata platea di Popoli universali.

Se avete vecchie enciclopedie cartacee, vecchi dizionari, cartacei anch’essi, perfino gli Antichi 15 (generazione 1970 presente, conosce bene il prodotto) custodite tutto gelosamente, anche con le armi, visto che siamo in guerra: quando meno ve lo aspettate, potrebbero cambiare il significato o abolire le Parole sgradite al potere.

Dallo scudo spaziale, allo scudo enciclopedico: ecco, questo sarebbe davvero un segnale di Progresso.

Fratello Maggiore, dove sei? Non ti conosco, e forse oggi mangi anche Tu a quattro palmenti nella greppia della Vecchia Fattoria dei Maiali, ma quanto avrei bisogno della Tua autorevolezza, delle Tue illuminanti parole.

Speriamo caro Paul, come invocavi Tu, che Eolo gentile distribuisca ancora effluvi di menta e timo, tutto il resto è paccottiglia, chissà quanto letteraria.

Viaggio al termine della Notte, ma se la Notte fosse infinita? Questa è la notte di un destino, dovrei vorrei correre come il vento, non c’è tempo per riposare dormire ancora, provare a correre come il Vento e forse riuscire a essere di nuovo libero.

Adorati Fiori del Male, in alto i calici, brindiamo alla partenza – no dipartita, per dove, poi? – del diabolico Dottore, con l’Assenzio spumeggiante:

non confondetevi con le bocce di arsenico, vero Igor?

Sooner – crooner? – or later

Page of My great expectations, maybe: grandi speranze, grandi aspettative, in attesa sui marciapiedi della vita; me stesso o le speranze, in attesa dell’altra parte, sull’altro lato della strada.

Sooner or later, ti ritrovi all’improvviso sul lato polveroso, sconnesso (dal web finalmente) della via, quello dedicato in esclusiva ai paria della società; sooner di quanto tu possa immaginare, prima è meglio è, non si sa per chi; meglio affrontare l’accidente come un crooner, grande ineffabile swing e andare, a briglia sciolta, senza briglia, meglio ancora.

Se non vi garba crooner, apprezzerete chanteur de charme, anche se toglietevi dall’immaginario Alain Delon e il suo amico Jean Paul Belmondo, per tacere dei registi Nouvelle Vague (o Vogue?): un bel Mondo sul serio.

Come commentava Nonna Erminia, sicula di temperamento e forma mentis superiore, chi visse sperando, morì cantando. Magari non come Bing, Crosby, però accontentiamoci: cuor contento, qualcuno l’aiuterà.

Fare una passeggiata, sul lato selvaggio, con calma e compostezza: certo, non sono escluse correlazioni, non mancheranno i rischi e da Cernobbio, Mario caro, potresti finire in men che non si dica – cosa vorrà mai dire questa curiosa espressione? – a Chernobyl; ma tutto ormai è di dominio pubblico, visto che la conoscenza propedeutica alla de liberazione (trattato sulla) è negata per legge – siate etici, responsabili, altruistici – e una bella serie virale su qualche piattaforma non si nega a alcuno.

I processi della sedicente giustizia indigena talvolta endogena financo ansiogena hanno durate spropositate e collezionano salatissime multe continentali, eppure pare che questo spreco di denaro pubblico e questa palese violazione negazione di equità non susciti – sushi – indignazione, né presso la solita bieca stantia manica politicante, né presso i principali danneggiati, gli pseudo cittadini.

Para dossi dei tempi, non paradossi cronologico storici, proprio follie disumane quotidiane nelle cronache dal Mondo Dopo: il rimedio miracoloso pensato progettato sperimentato nel fu Belpaese molto probabilmente non nascerà mai – dove sono ora i pro vita mea, li mortacci tua? – causa mancanza di supporto supposte monetarie, causa mancanza di cavie bipedi, già troppo inoculate dagli intrugli forestieri, poco avvezzi poco propensi poco collaborativi nel sottoscrivere liberatorie con le quali si accollano collari rischi conseguenze, fisiche e economiche, del rito magico.

Paradosso al cubo: gli stregoni ammettono che per almeno altri due anni i loro magici rimedi avranno lo status di sperimentali, ma ormai la Gente crede che dopo 5 miliardi di inoculazioni, tutto sia a posto, normale, risolto e quindi il babbeo che sosteneva: molto più facile ingannare un Popolo che poi convincerlo di essere stato ingannato, può andare a coricarsi per l’eternità, picconandosi da solo.

In guerra e in amore, secondo il vecchio adagio – se è antico, adagio per forza – tutto sarebbe lecito; figuratevi voi se Marte e Eros dovessero stringere un patto, un’alleanza per costringere i riottosi a piegarsi alla suprema legge del bene – già scritta così, suona lievemente coercitiva – con accorate lacrimevoli missive, portate diffuse dai latori degli Alchimisti; missive che invitano, ora con toni tragici, ora con toni minacciosi, a riflettere sull’importanza del sacrificio altruistico. Missive, forse autentiche, forse apocrife, vergate in stile non dissimile dalle grida dei Signorotti delle Gilde – cartacarbone, ciclostili di un Mondo andato – capaci di commuovere, come nemmeno il buon Mario Merola, re della sceneggiata fu mai capace. Un trionfo, un capolavoro di letteratura dolorosa.

Celebriamo il connubio tra jazz e blues, per congedare il pubblico, in bellezza: Perry, Como fai a incantarci ancora?

Como vorrei che Tony, Emilio e Johnny formassero il Trio confidenziale della Meraviglia e poi un Ensemble con Natalino, Frank e Michael, senza mai tralasciare Ella, Ida, Liza.

Chi mi ama, mi segua, disse il Bel Tenebroso: fu così che s’incamminò, fischiettando ‘solo me ne vo’ per la città‘.

Sognando, cercando, sperando, in tutti quelli che più non aveva, mentre la folla mascherata ignorava il suo dolor (forse, un sassolino nella scarpa).

Altruismo selettivo altrove

Pagina degli Altruisti, tendenti tentati in tensione: per/verso la Filantropia.

Non lo fo per piacer mio, ma per dare una gioia a Dio.

Le loro scelte sono mono orientate, l’unico orizzonte è la gioia il benessere la sicurezza, degli altri.

Commovente proposito progetto intento; lo faccio per i miei simili: ah signora mia, trovarli l’ardua ardita ardente impresa!

Non mi ritengo superiore, unico sì; il resto è noia fuffa imbroglio.

Vorrei guardare negli occhi, tutti questi improvvisi improvvisati implacabili altruisti: ti conosco mascherina, infatti la patina dell’amore sconfinato, senza limiti senza condizioni, cade subito. Sempre presto, troppo presto, prima dei preliminari di champions, della ‘benefattura’.

Amo tutti, ma alle mie regole, con le regole quelle stabilite da me, con precisione geometrica euclidea: sono accogliente dialogante comprensivo, ma solo se condividi in toto le mie idee, convinzioni, valori.

Famiglia sì, ma come fosse una rigida caserma. Magari dell’epoca spartana, nell’antichità severa ma giusta – circa – del Mondo Prima.

Pluralità di visioni, le mie; punti di vista altri, a mia personale insindacabile – il minimo insindacabile – selezione.

Tutto molto bello altruistico perfetto, un mondo di filantropi: sai che pacchia per i miliardi di beneficiati; senza offesa, la parabola discendente – o era una metafora? meteora? Maledette figure, retoriche – del buon pastore consola e riscalda il cuore, soprattutto se sei una pecora.

Non è conforme, adatta, consigliata se sei un pericoloso inafferrabile impenitente fuorigregge. Un maverick, uno che non vuole farsi marchiare incasellare inoculare, né con codice a barre – a sbarre? – né con sieri miracolosi, da fonte ignota – mihi ignota est – sconosciuta, questa davvero aliena. Egoista, criminale, financo terrorista che sui media e presso l’opinione pubblica – pubblica opinione, quindi opinione dalla dubbia reputazione? – fa più presa, come mastice della memoria, futura: il passato è trapassato, peggio per esso.

L’altruista vero resta nell’anonimato, quello 4.0 del Mondo Dopo, annuncia sui social la sua intenzione, propensione (sua) di fare del bene; poi si vedrà, a seconda dell’indice – talvolta sarebbe meglio, il medio – di gradimento del pubblico; a scanso scapito di equivoci, si muove sempre nell’ambito urbano con lo staff della comunicazione. Nulla resti segreto o non pubblicato dell’onda altruistica selettiva, strumentale paradigmatica (paraterga).

Maristella, Franco, bisogna ammetterlo, senza vittimismo, senza ipocrisia: scegliere oggi l’arduo sentiero dell’altruismo è votarsi – ai soliti santi – al martirio; o hai la predisposizione genetica o ti servono sponsor adeguati. Sarà un caso o la previdente previdenza sociale della provvidenza (laica), ma tutti i neo altruisti dell’epoca, hanno frequentato a vario avariato titolo nutrite schiere di inserzionisti generosi, disposti a foraggiare la loro meritevole umanitaria azione, senza alcun favore baratto compenso: solo una piccola, non influente né cogente né condizionante – per fortuna, quasi tutti ignorano il Congiuntivo – citazione, una breve fugace rapidissima inquadratura del logo, o utilizzo incondizionato del prodotto/dei prodotti dell’azienda, in questione.

In commedia.

Ragionare con un altruista incallito è quasi sport estremo – provateci voi – se però nel suo incessante prodigarsi dovesse farsi male o procurare inavvertitamente – sia chiaro – danno, si paghi le cure, paghi eventuali rimborsi alla società, all’urbe di appartenenza. Tutto limpido, tutto costituzionalissimo: ha scelto lui di fare l’altruista, mica esiste un obbligo medico scientifico normativo che lo costringa, obtorto collo, a spargere semi di bene negli altrui giardini.

L’Altruista solitario ai titoli di coda – del suo magnifico cavallo (e/o yacht di lusso) – cavalca/naviga verso uno splendido tramonto mozzafiato (verso resort di lusso su atollo tropicale) e voltandosi lentamente verso la telecamera che stringe su di lui, con il fiero volto in primissimo piano 3d ultrahd, dice al suo folto vasto virale pubblico:

“E non voglio che mi si dica GRAZIE!”.

P.s. Sorseggiando un Martini dry, con oliva. Tiè.

Manna mannaia mannaggia

Pagina della Manna, per qualcuno.

Lo sapevate – io no, reo confesso d’ignoranza crassa – che la manna esiste? Si tratta della meravigliosa linfa estratta dalla corteccia di alcuni Alberi – Frassini – sapienziali (Essi), incisi in punti e modi sapienti; se proprio potessi optare, mi fionderei sulla variante – della manna non di altri prodotti – denominata cannolo, variante sicula, auspicabilmente.

La manna pura, eletta – forse per questo le si attribuisce origine celeste – è un vero miracoloso, potente rimedio naturale, quindi non rivelatelo ai tecnocrati del siero portentoso.

Manna, divina o meno che tu sia, tu mi appari una badia: meglio un badile, anzi una affilata mannaia.

Evviva l’emergenza sanitaria, nello stato di emergenza tutto si può fare, tutto diventa lecito, soprattutto imporre dall’alto, proprio come una spietata mannaia che piomba dal cielo – Mazinga Z, dove sei? – decisioni autoritarie, obblighi incostituzionali, restrizione dei diritti.

Cara, ho perso l’aereo e/o il treno, anche perché non mi ci fanno più salire a bordo, in compenso mi si sono ristretti, non solo i 7000 caffé che bevo per distendere i nervi, ma i diritti, quelli fondamentali, quelli costitutivi costituzionali; secoli di massacri di uomini civili, di battaglie sociali scaricati buttati nella turca, anzi nell’inceneritore e/o nel reattore nucleare, tornati improvvidamente all’improvviso di moda, argomenti trendy, cinguettii topic del giorno; con buona pace – eterna – di passerotti, usignoli, allodole.

Siamo passati dalla repubblica delle banane, a quelle dei ‘cingolati già caloni‘; ti svegli un mattino in questo meraviglioso Mondo Dopo, paradiso perduto per qualcuno, di opportunità inusitate per altri (i soliti): tutto un rinascere, un rifiorire, un risorgere di trivelle verdi, centrali post atomiche, ma sono sempre quelle perché anche nell’universo della fissione il vintage tira, inceneritori ma chiamateli termovalorizzatori, perché valorizzano la monnezza, soprattutto se la trasformano in lucro incessante, per i padroni del vapore.

Ambiente? Salute – salutatemi la Salute, caramente – ? Diritti inalienabili (cribbio, rivolgetevi agli Alieni, tanto ormai Marte è a un tiro di remo da Tiro)? Se si sgretolano, la colpa è di chi dice no; c’è sempre qualcuno che dice no a tutto: no vax – in effetti la morte della sanità pubblica e la resa a quella privata e alle assicurazioni è senza ombra, del dubbio, opera di questa potentissima setta – , no tav, no mose (a proposito, i suoi padrini hanno ammesso che Venezia farà la fine di Atlantide), no bridge solo poker.

L’Autunno porterà in dote, in dono vini novelli e castagne, senza pane purtroppo, invece del tepore dell’ottobrata capitolina mitologica, le incandescenze dei roghi per gli eretici, per i disfattisti, per gli eterni dubbiosi anti Dogma salvifico: questo è il tuo unico rimedio miracoloso, non avrai altro siero all’infuori di me; per tacere delle varje inoculazioni, da qui all’eternità; in fondo, è un attimo.

Caro Stephen, genio fragile, una supernova a pochi milioni di anni luce dalla Terra minaccia sfracelli: come ha commentato un astronomo buontempone, immaginiamo fosse stata supervecchia; esisterà il bonus rottamazione per i fenomeni astronomici, cosmo agonici?

Dovremmo scendere – da dove? – in piazza, occupare, affollare come pazza folla le piazze, le agorà del Globo, per dire al piccolo vertice della piramide di denaro: ci state rubando i giorni, chi depreda giorni alle Persone è il peggiore criminale esistente, perché in nome del totem denaro/potere sottrae il dono/tesoro più inestimabile: la Vita stessa.

Come accadde in Albione nell’arcaico, forse mai esistito, anno del Signore (o di qualche signore) 1752, ma questa è un’altra storia e hanno preferito trasformarla, derubricarla, catalogarla alla voce Leggende, invenzioni narrative.

Se 11 giorni sottratti, Vi appaiono – così è, se Vi appare – pochi.

Walt, più volte ti era stato segnalato che non solo le parole, anche i simboli sono importanti e possono ferire, soprattutto quando sono molto meno innocenti di come e in quale contesto appaiano e siano diffusi. Basta marachelle.

Il Mondo Dopo sta andando verso dove non si sa, ma a velocità inusitata: come nella vignetta di Mastro Massimo Bucchi, una pallina bianca ex azzurra che salta nell’enorme roulette dell’Universo e resta con il fiato sospeso (la pallina, non l’Universo), in attesa di capire sapere rassegnarsi alla casella finale di destinazione che le toccherà per sorte, per caso, per accidente:

speriamo che il Gran Croupier non sia il solito gran para flu. Gambler, di nome e di fatto.

Un giochino da bambini, fischiettando un motivetto orecchiabile e inquietante, come M mostro di Dusseldorf; manna mannaia, mannaggia a voi, c’aggia fà… M. mai come in questi tempi appare molto umano e compassionevole assai, comparato a certi draghi del Mondo Dopo, che mai più tornerà alle quote di prima.

Addio scommesse, addio Monti, manzoniani e non.

p.s. Mannaggia, ultima ratio, ultima oncia di Manna: affidarsi al Lupo, ovviamente: mannaro.

Aganis o Strie: Streghe!

Vedere le Streghe!

Seguire il canto delle Sirene o quello delle Streghe? Dov’è l’inghippo il tranello la buggeratura? E se Sirene e Streghe fossero in combutta o parenti o affiliate o addirittura sempre le stesse Incantatrici, con nomi e fogge diversi, per meglio confondere le ingenue vittime?

Vorrei seguire il suono del cacerolazo – pentole pentoloni come tamburi, come in Argentina durante le vibranti proteste contro il fondo senza fondo monetario globale – delle Streghe: nella mia percezione, suono molto più armonioso, armonico, affidabile di certi flauti flautini, fraudolenti e ‘flautolenti’, dal castello del potere.

Aggregarmi con fiducia all’esercito delle Streghe, ché l’auto proclamato esercito del bene appare inquietante e senza umanità; meglio un esercito di non morti, molto più empatici e tolleranti, di queste masnade di non vivi, al servizio mercenario dei soliti sospetti.

Ci vorrebbe un’inchiesta di Maigret/Gino Cervi, in alternativa di Arturo Jelling (come Arturo Conan Doyle) o Duca Lamberti: per fortuna la sabbia non rammenta i traditori di tutti, autori di infamie e crimini, contro l’Umanità, nel suo complesso.

L’esercito dei buoni spaventa più delle Streghe, obtorto collo, ma anche torto muro, di Roma, per forza uno passa a parteggiare campanilisticamente per le Signore della Magia, per lo Tsunami di Hokusai e, come ultima spiaggia, con la sabbia del precedente capoverso, per gli Alieni, quelli molto cattivi, cattivissimi.

Attento, Astron, non affacciarti alla bocca del vulcano, non sporgerti sull’abisso, non cercare il Ragno nella crepa del muro, potresti essere costretto a rimirare il lato oscuro, non solo dell’Universo, ma il tuo personale; meglio un sabba di Strege, meglio un Saba, Umberto, meglio un sabato del villaggio, gallico. Cerchiamo pianeti replicanti della Terra, ci andrebbe bene perfino Mercurio l’incandescente, ma le foto dallo spazio profondo – selfie cosmici? comici, non tanto – ci mostrano catastrofi a catena, buchi neri, oscuri cuori di tenebra voracissimi che sgretolano con folle rapidità milioni di stelle e interi mondi.

Grandi come Lebowski o Valerosi, cioè con valori, come Borja: per amore, solo per amore, di una Donna di una Città di un’Idea, scendere dal dorato irreale palco dei professionisti e accettare di calcare campi dilettantistici; essere come Valero, vivere da uomini, non lasciarsi seppellire nel campo degli zecchini: non esiste e qualora esistesse sarebbero falsi, nemmeno di cioccolato fondente, gli zecchini.

Quando sarà, unico dato certo, tornare cenere e lasciandosi cullare dal vento che spira sempre sul e dal Castello di Odino, planare dolcemente in campo, il Campo delle Streghe. Non voglio essere tumulato nel campo dei luoghi comuni, anche perché come analizza con arguzia lo storico Carlo Greppi ‘anche non pensare per luoghi comuni’, si è trasformato in un affollato luogo comune; metodo socratico e navigare verso nuovi oceani, senza fobie, consci di non sapere, ansiosi assetati affamati di nuove conoscenze che incredibile visu possiamo partorire, anche da noi stessi; una volta liberati dagli ormeggi falsi che ci impediscono di prendere il largo.

Maledette Streghe, nere o rosse; lasciapassare obbligatorio per dimostrare che non potete più ammaliare, in caso contrario recluse nell’antro e sequestro di tutte le scope di saggina o a reazione. Vietato ogni consesso, sesso compreso.

Lasciarsi cullare inebetire ipnotizzare illuminare dal canto di lis Aganis – grazie, Claudio Aita – delle Strie, delle conturbanti Streghe: anche a costo di arrostire insieme a loro sul patibolo, come quelle di Salem o senza sconfinare troppo come quelle nostrane sui troppi roghi sempre pronti anche alle nostre latitudini, preparati con cura, estrema, dai bravi cittadini rispettosi delle regole, smemorati della legge morale.

Le Streghe come il Gran Nolano, come Giordano Bruno, perché chi ragiona in autonomia dice, sempre, anche con la mordacchia, anche tra le fiamme, l’amica Verità.

A differenza di chi si confessa.

Jungle of Stone

Cedo alla dura legge – ma legge? – del marketing:

infarcire il testo, scritto o parlato per me pari (non) son, di inglesorum, giusto per restare in disparte, occultato, occulto, mimetizzato, travisato – nel volto e nelle mie esternazioni – e osservare, decifrare, interpretare l’effetto che fa.

O il suo contrario.

Jungle of Stone, Heart of Stone, Age of Stone, età evo del vetusto mondo litico: ho calato subito il tris, resto in mutande o foglia di fico, anche se temo che non basterà a coprire le vergogne della sedicente civiltà umana occidentale.

La giungla di pietra; benvenuti nella giungla urlavano i Guns n Roses qualche annetto fa o anche più: non solo in fuga da NY, molto presto gli esodi programmati, subito alternati a nuove clausure globali – seguendo l’agenda del nuovo regime politicamente scorretto – diventeranno la quotidianità.

Quotidianità mesta dal cuore di pietra, narrata cantata celebrata da quei rapper, un tempo ribelli anti conformisti atei, improvvisamente caduti sulla via della pandemia – hanno visto la luce – improvvidaMente ri convertiti alle vie del Signore (a Sua solenne insaputa); lieti di averla scampata, per celebrare la loro incrollabile fede, dichiarano odio eterno e guerra senza quartiere a tutti coloro che magari pensano in altro modo o semplicemente coltivano ostinatamente l’arte del dubbio e del dialogo; forse questi fu rapper hanno confuso equivocato scambiato Dio con il lucido lucente apotropaico cornetto vermiglio partenopeo, parte napoletano.

Insomma, qualcuno asserisce di essere entrato in contatto con l’Altissimo, grazie al covid: Grazia, Graziella la bicicletta e grazie ar… covid che hai visto l’Altissimo, aggiungerei se fossi ancora cittadino romano; nel mio piccolo, senza ausilio virale, solo dopo serata molto eolica e nipponica, con bicicletta da corsa su è giù per la Pedemontana ho avuto un’autentica visione: mi è apparsa la Madonna, dietro un castello, dentro un’edicola, votiva – votiva l’edicola, non l’urna elettorale, giusto per chiarezza e precisione.

Si resta di sasso, talvolta, per le grandi scoperte della scienza; per la prima volta, ritrovato su un’isola dell’Indonesia – dove sarà mai? – il Dna completo di una donna vissuta in un gruppo umano arcaico litico, risalente a 7.300 anni fa: un’inezia per l’Universo, un lasso enorme – attenti a non farsi accalappiare – per noi bipedi miserelli; rinvenuto il codice genetico, ora tenteremo di interpretarlo, magari chiedendo lumi in una seduta spiritica ad Alan Turing.

Persiste la vaga sensazione che resuscitare resti un enigma insolubile, non liofilizzabile; le conferme sono tante: pare che la decrittazione sia riuscita solo una volta, Frankenstin a parte.

Gli scazzoni – pesci di acqua dolce, senza doppi sensi – sono scomparsi dai nostri fiumi; erano sentinelle e ambasciatori di corsi fluviali sani e puri; del resto, la nuova frontiera dell’ambientalismo governativo prevede trivelle verdi, prevede a Capri fonti di energia completamente rinnovabili e ecologiche, ma a partire – forse – dal 2036 (fuga dai Faraglioni, o Faraglioni in fuga dalla nostra stupidità): prima, disco verde, ma alle vecchie pratiche distruttive, con lasciapassare allo sversamento dei veleni di ogni tipo in mare. Altri paesi, nella scia esemplare di Danimarca e Costarica, certo meno moderni sviluppati avanzati di noi, hanno formato una lega – non quella che vorrebbe costringere a pagare chi sbaglia, dimenticando selettivamente i 49 milioni che deve allo stato, ma la Boga (Beyond Oil and Gas) – per uscire definitivamente dall’economia fossile e dalle sue logiche perverse; poverini.

Sarebbe bello aggregarsi al triumvirato della Cultura: Angelo Floramo, Alessandro Venier, Mauro Daltin;

in viaggio su Molly, adorabile scalcinato furgone reduce dagli anni ’80 del 1900, con il fiume a bordo, seguendo tragitti fluviali, dalla sorgente alla foce; discutendo amabilmente sul genere dei fiumi – femmina o masculo? – scoprendo la vera carta d’identità oro geografica e le storie affascinanti delle Persone che vivono attorno a quei percorsi (Tagliamento e Isonzo); apprezzare la Metafora del Ponte, ovvero la necessità di sviluppare nella propria esistenza la peculiarità di sapersi distruggere e ricostruire, proprio come certi fantastici passaggi sopraelevati, utili a congiungere rive che si fronteggiano senza contatto;

capire, infine, di essere ontologicamente pre socratici, socratici, pre moderni:

in buona sostanza, convintamente paleolitici.

Digestio

Pagina della prima digestio, quella che fit in ore.

Fit nel senso che avviene si produce si manifesta, non nel senso del fitness che per qualcuno tra l’altro, farebbe male alla salute.

Maledette lingue morte, vi amo, anche se siete classiche e soprattutto razziste.

Ore pasti, ori fizi non contini; Lei con quella bocca può dire quello che vuole: ma Le pare.

Eruttare fa bene, dopo i pasti, meglio se regolari: i pasti – senza telefonate minatorie della santa tranquillità – e le eruzioni; eruzioni vulcaniche, obbligatorietà di puntigliosità, con l’arietta che tira. Anzi, spira, sperando di spirare il più tardi possibile.

Se giungesse l’ora fatale, potrei non essere presente, soprattutto a me stesso.

A dare retta agli ultimi – in ordine cronologico, non assoluto – studi della scienza (rigorosamente con iniziale minuscola umile sperimentale e dialogante), le potenti manifestazioni dei vulcani garantirebbero alla Terra, a madre superiora Gea, un momentaneo sollievo con significativo abbassamento della propria temperatura. Una sorta di naturale panno fresco per alleviare il Pianeta dalla febbre divorante che lo attanaglia negli ultimi sciocchi decenni.

Tutto si digerisce con gli adeguati succhi gastrici, anche le restrizioni reiterate dei diritti e delle libertà costituzionali; così le discutibili norme emergenziali causa pandemia, vengono utilizzate – questi sì pretesti pretestuosi fuori contesto – per punire chi manifesta contro la realizzazione di sedicenti grandi opere che di grande hanno solo la distruzione di ambiente e salute, e – Lapalisse docet – i profitti delle aziende coinvolte.

Del resto, siamo passati dal cantare al karaoke collettivo ‘mi ricordo montagne verdi’, a ‘mi ricordo trivelle verdi’: non è difficile commissionare i testi delle canzoni che approvano/autorizzano strategie contro ambiente e salute ai parolieri più funzionali all’uopo, con opportuna oliatura di parole e arrangiamenti, e l’LP – vinile questo sconosciuto – il concept album come si diceva in quell’evo lontano del Mondo Antico anticato antiquato è servito, stampato, pubblicato; senza obiezioni, con il plauso unanime plebiscitario della sedicente critica specializzata.

Digerire, separare, soprattutto certe notizie, il grano dal loglio (non luglio con il bene che ti voglio): individuata nuova classe di pianeti in qualche parte dell’Universo, potrebbero favorire l’origine e la proliferazione di microorganismi molto resistenti, grazie alla presenza di oceani di una temperatura mite e di atmosfera ricca di idrogeno; la scoperta di alcuni astrofisici di Cambridge – contrari alla Univerexit – ha però scatenato nuovi appetiti di dominio e ridestato la caccia alla vita aliena; l’unico dubbio resta quel condizionale, questi Pianeti hanno già fatto sapere che eventuali sedicenti umani, soprattutto se multimiliardari, saranno respinti se sprovvisti di alienapass e ricacciati dentro qualche buco nero per autostoppisti galattici clandestini.

Come digerire bocconcini di bufale, non campane né dall’Apulia felix, no: le bufale degli ex professionisti della fu informazione, quella che un tempo al servizio della democrazia e dei cittadini faceva le pulci ai poteri/potenti; il rimedio miracoloso a stelle e strisce da strumento emergenziale, avrebbe ottenuto la definitiva approvazione da parte della gilda alchimistica indigena; peccato che leggendo meglio tra le righe – uffa, tutte quelle fitte parole vergate in albionico idioma – emergerebbe la solita realtà paradossale, per chi di solito la distorce a proprio uso e consumo.

Difficile digerire anche la storia dei fantasmi di Sabin e Elvis, arruolati a forza e a loro insaputa, tra le schiere degli aedi pro fluidi traumaturgici; fossero vivi e/o risorti, sai che carezze a tempo di rock agli ipocriti del Mondo Dopo; sempre più numerosi, ma a quanto pare, tutto ha una data di scadenza, perfino la presenza dell’ossigeno nell’atmosfera del prezioso pianeta Terra.

Comunque, anche l’Asteroide in rotta di collisione con l’Azzurro Pianeta, ha diramato via twitter e instagram la sua decisione finale: cambio rotta cambio stile cambio strada, non digerisco gli impatti, soprattutto con gli uomini.

Orizzonti perduti nella tua luce, non si scordano mai – come strumenti divini perfetti – e forse anche i segni i sogni più belli, prima o poi, inattuati, finiranno:

‘metalbolizzati’.

Futuro? Vegetale

Pagina dei viaggiatori immobili.

Esploratori sedentari, cartografi della geografia dell’Anima, urbanisti dell’architettura del pensiero;

centri urbani rinascimentali, borghi sentieri montani che sono persone o lo diventano grazie a formidabili racconti, i più varj, quelli indimenticabili che attraversano gli Oceani di Kronos.

Scarpe consumate, attraversando tempeste, con dolore con gioia, sotto o verso il Sole, eppure andare come imperativo categorico anche se è un infinito; sì viaggiare, con la mente come Paolo, con le gambe come Giampy; tornare a un qualche nido consola, ma procedere, oltre ogni barriera, è ancora e sempre più bello, anche senza essere Ulisse.

Chi ha inventato il Male? Senza blasfemia endemica: forse Dio stesso? Perché? Chiedetelo a Lui. L’Albero della Vita è unico, con infinite fronde e ramificazioni: alcuni sono il Bene, altri il Male, il piccolo uomo si trova innestato al centro del fusto, spetta al tremulo, incerto bipede decidere di volta in volta quale via arborea scegliere e percorrere.

Un eterno vagare al limitare del bosco, tra regioni ragioni in conflitto dialogico umorale morale; equilibrio serenità perenne ricerca dell’optimum, per sé e per la comunità. Non limitare – imitazioni sì grazie, solo dei cicli naturali – i danni, astenersi dal perseguirli per ottenere vantaggi più o meno reali, più o meno necessari in un’ottica miseramente – rammentando che anche Misery non deve morire – egoistica e individuale.

Siamo robot, androidi, umanoidi; sempre con l’ineliminabile difetto di fabbrica: crediamo di essere centro modello pietra angolare, non solo di quanto esiste nell’Universo, ma anche di tutto quello che ancora deve essere immaginato progettato realizzato.

Viaggiatore immobile, come le piante.

Se davvero ad ogni reincarnazione – dopo opportuno esame, preferisco non conoscere i nomi dei commissari – si effettua un balzo evolutivo, al prossimo giro non necessariamente di giostra, auspico di diventare un rappresentante del regno vegetale.

Mi sento bio ispirato, vorrei diventare una graziosa e gentile Mimosa pudica – astenersi sciacquette, aspiranti veline – per partecipare volontariamente (a questo, fornisco il mio convinto assenso) al celebre esperimento René Desfontaines: scarrozzato per le peggiori vie di Roma e/o Parigi – messa cantata – da un bipede che traina una botticella, sballottato con sobbalzi e singulti sugli storici, ma poco funzionali sanpietrini, mostrare coram populo che dopo un inziale moto di repulsione verso le vibrazioni con automatica chiusura delle mie foglioline, con il trascorrere del viaggio mi abituo e torno a mostrare con eleganza e pudicizia la mia bellezza, senza più battere ciglio ai disagi.

Lo conferma anche Stefano Mancuso – di Lui potete fidarvi, professore e scienziato di fama mondiale – memoria senza cervello centrale, adattabilità ad ogni situazione, ad ogni rapido mutamento, architettura modulare, nessun centro decisionale, ma una diffusione capillare – l’Amore occupa i capillari molto lentamente – che consente movimento e percezione della realtà senza apparente spostamento fisico, sistema che non spreca, ma produce energia, sostenibilità ecologica totale – altro che new green deal – robustezza, tantissima intelligenza distribuita e cooperativa.

La rivoluzione, il vero Futuro possibile; dall’Uomo vitruviano – bellissimo, per carità – destinato però a trasformarsi in uomo macchina, come nell’incubo nemmeno troppo distopico di Metropolis, ad una nuova speranza:

salvarsi ed evolversi, diventando Piante.