Nel Cristallo, temprato dagli eventi

Pagina delle Brume delle Nebbie delle Foschie,

nelle quali fischiano pallottole, pugnalate, e-venti, UFO, Anime.

Penetrare nelle tenebre, nel cuore di tenebra di Tess senza … mastini dei Baskerville, nell’anima della Giungla Nera, guidati da Tremal Naik senza tremori, là dove gli Alberi giganteschi secolari, non sono solo architettura arborea, ma rifugi covi approdi portali.

Into the Fog o into the Frog? Per de criptare – trattato o cripte a go go, sperando siano più solide resistenti di ponti, gallerie, cavalcavia autostradali – il Codex: di antichi faraoni – sempre siano lodati la Faraona e il suo nasino – , 

antichi imperatori, condottieri; risolvere gli enigmi della Vita universale, o, più umil realisticaMente, almeno di un piccolo circuito elettrico durante le lezioni di educazione tecnica: chiuso, aperto, indeciso?

Nella brughiera degli Spettri, collaborare con Moriarty il Professore per ritrovare il fratellino Sherlock il Discolo (il Discobolo aveva un… Mirone, ma vinse solo il bronzo, sigh… transit), mentre il dottor Watson si sorprende, ancora e sempre, per la genialità delle ricette culinarie, di salute, di buon vivere delle Nonne.

Sii temprato come un cristallo nero, sonoro come una lega metallica, fluido armonico come un cristallo liquido e attento alla cristallizzazione e ai reticolati cristallini;

al cospetto dei nemici, criptocristallino; quando affronterai le avversità e i fallimenti che per tua limitante limitata limata natura attirerai, diventa tetragonale… come i cristalli più nerboruti.

Non tergiversare, ma detergi tergi con prontezza i cristalli mentali non appena avrai una strana sensazione di appannamento spaesamento depauperamento cognitivo.

Nel cristallo boemo con i cristallini oculari fabbricati in Zemanlandia rallegrati, caleidoscopio trasparente grazie al quale potrai rinvenire, anche in penuria di sale in zucca e zuccheri raffinati in smoking, tutti i riflessi concavi convessi e tutte le ombre della Luce; comporre scomporre ricomporsi: cubi cubicature (caricature?) cubicoli di mago Rubik il Vichingo, per studiare la composizione e i connubi dei colori e delle funzioni funzionalità sensazioni giovani emozioni Primari, beninteso fuori dai nosocomi.

Acque chiare fresche cristalline dolci ab ovo, ove pose le belle membra – e non solo – Colei che sola solitaria raminga con meringa, a me par Donna;

par o dispar, anche per i Cavalieri che fecero l’impresa, sarà arduo rinvenire ancora flutti fiumi laghi fonti risorgive non lordati da lordi lardosi maiali bipedi, a-sentimentali, a-cefali, per eccessi di dopobarba al mentolo e sviluppo economico senza limite.

Caro Fratello, il limite esiste eccome, non è fola mentale o foglia secca d’Albero arcaico, si chiama vita terrestre, proprio la tua, proprio quella di tutti noi.

Il gran giorno dell’epilogo della razza umana, dubito possano tornare utili come boomerang aborigeni: albionico idioma, webinar varj avariati eventuali, resilienze rimostranze lagnanze.

Si potrebbe tentare – ultima ratio – con le Resistenze.

Rimpiangerai senza più scorte di cristalli lacrimali di non aver imparato, anche sommariamente anche scorrendo solo le illustrazioni, anche a braccio senza mente né sforzo mnemonico, la Lettura attraverso i Cristalli – mica ho la biglia di vetro! -, i limpidi messaggi dei Cicli Naturali, l’unica Legge sed Lex; non scritta, eterna suprema adamantina, aggiungerei: cristallina.

Lex Solaris, Lex Una tantum, Fratello;

nell’accezione originale del Mondo Prima, non in quella loffia lercia degli odierni zotici mediatici.

Regno della Fantasia

Non mettetemi alla strette: sono solo Nuvolette?

Pagina Bianca pagina delle Nuvole pagina che vaga e ritorna.

Mexico 70, Messico e Nuvole, ossessioni sessioni jam session, nuvole di note, note tra le nuvole.

Da dove nascono i suoni e i vascelli di vapore?

Arrivederci Amore mio che Tu sia una Piratessa o una Corsara le nubi sono già più in là.

Torneranno, questo è certo, nella gloria creativa estetica estatica per giudicare secondo leggi di Natura, per battezzare con pioggia laica rivitalizzante i Vivi e i Morti e Coloro che sono a mezza via, senza sede senza Purgatorio, indecisi se deambulare in questo o nell’altro mondo.

Nuvole – non mi stancano mai – sospiri pensieri sculture di goccioline, instabili mutevoli capricciose meravigliose ornamenti del perfetto Creato; volubili volatili ruffiane consolatrici fantastiche Compagne di Viaggio Volo Atterraggio Ammaraggio, spesso parlanti se prestiamo loro attenzione e non pretendiamo restituzioni con interessi, narratrici portentose, Signore di tutte le Storie, vere e inventate di sana e robusta pianta della Fantasia: pensandoci bene la Differenza sostanziale quasi non si nota, forse nemmeno esiste resiste consiste.

Pagina delle Città delle Nuvole, tossiche letali non per colpa loro, come a Taranto; divini separé per obnubilare nobiliare occultare le vergogne degli dei, come a Olimpo Stazione Centrale; narranti dialoganti esaltanti come quelle sui e dentro i bastioni di Lucca (Orione), annuale momentanea sede degli Dei della Letteratura disegnata.

Arte pura fredda per caso, calda di passione immaginifica che colma le veniali lacune del medium.

Voglio coltivare le begonie lussuriose nella foresta pluviale del Brasile, là dove sono nate e speriamo possano vivere in requie inaccessibile, se dovrà accadere senza presenze umane, Pazienza (Andrea).

“Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.”
Osamu Tezuka, il dio del manga, Arte inventata da Hokusai, il Padre della Grande Onda.

“Il cielo è così alto. Nuvole che fluttuano pigre, mi sembra di poterle toccare con una mano. Com’è misterioso, il cielo… esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L’eternità… forse è il cielo stesso… Sicuramente, nessuno può diventare veramente un adulto… Tutti quanti, nel profondo del cuore, sono ancora i bambini che erano un tempo. …Proprio come questo cielo… Il tempo ci fa solo credere di essere diventati adulti… Essere adulti significa essere legati da catene che imprigionano anche il cuore dei bambini, che è libero”. Jiro Taniguchi da Una lontana città…

“Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.

Si ode a destra uno squillo di tromba (Nini Rosso), a sinistra l’Eco delle lezioni di Umberto, il Professore semiologo romanziere, che con i Suoi Apocalittici Integrati e con la creazione della dimora editoriale italica di Linus, aveva preannunciato al Mondo il trionfo definitivo e la superiorità espressiva visionaria del linguaggio, della vita stessa della Letteratura Disegnata.

Avevamo un patto e un appuntamento preciso, Tu e io; a Corte Sconta detta Arcana, sconta alla vista e alla toponomastica profane e ufficiali: Tu caro Maestro HP sempre troppo in anticipo, io irrimediabilmente in ritardo, perennemente ritardato rallentato appesantito da zavorre invisibili, le più insidiose le più difficili da eliminare. Peccato, ma eterna gratitudine per Tutte le Storie, Tutte le Avventure, per la Bellezza e la Fantasia che hai elargito e sai donare a profusione.

Non chiedetemi illuminazioni, avrei voluto fare fumetti, invece incapace, ne sono solo diventato un divoratore vorace compulsivo cronico eternaMente dipendente pendente inclassificabile.

I Capolavori degli autentici Fumettari, i miei Disegni muti e infelici perché mai nati da matita colori e china, costituiscono la Fonte della mia ribelle Libertà:

Viva i Fumetti.

Di finestre, cime, rape

Pagina delle Finestre, non è una novità, non mi pento né mi dolgo:

Finestre aperte sui cortili, finestre di fronte ma anche laterali assolvono alla loro funzione istituzionale, finestre sull’insopportabile traffico quotidiano, sul nulla, sul canyon, sulle cascate di fiori le palme i baobab kebab del giardino, quando ci sono (i fiori e lo stesso giardino), sul nulla eterno cosmico comunque fitto di particelle elementari Watson, finestre spalancate come bocche mute durante interrogazioni interrogatori interludi in presenza sul Mondo.

Balliamoci sopra un Fandango, con Ligabue Antonio & Kevin Costner Due Calzini e non pensiamoci più.

Sul Mondo forse è troppo, visione troppo ambiziosa oziosa arrogante, su uno spicchio ecco, restiamo ancorati accorati core a core con la realtà tattile fattuale onirica.

Spicchio minimo quanto basta, minuscolo non microscopico orobico orbato gustoso dissetante per menti e occhi assetati assonnati assiepati al balcone; pertugio per me, non ampio quanto le fette (Piedi Neri? Tutti i geni cromatici, basta che siano geni genuini, sono i benvenuti) di Globo scoperte regalate all’Umanità da Antonio PigaFetta, Marco Polo l’esploratore con il Katai attorno, Magellano gabbiano, il Colombo non Falck ma Cristoforo (pentiti Fratello mio, pentiti!!! mannaggia a Te e agli election days).

Al tirar delle somme (tirate dalla suddetta finestra o come briglie imbriglianti) rigorosaMente a mente, una finestrella modesta ma pulita, garbata riservata pudica, comunque sempre meglio delle sue consorelle poco consanguinee poco misericordiose poco immacolate poco siamesi, troppo virtuali dei calcolatori elettronici.

Una schermata con pin up mozzafiato non sostituirà mai il panorama dal Giardino degli Aranci.

Tenterò mi impegnerò mi prodigherò per non ammorbare – l’attualità virale basta e avanza – la Rete soprattutto quella del vietatissimo calcetto amatoriale, ingolfandola (Golfi da Trieste a Napoli, non trascurando La Spezia, perché avere insennature è salvifico) di citazioni eccitazioni farneticazioni più o meno dotte; non trascuriamo moltiplicazioni – di pani pesci e vino ci sarà presto bisogno; divisioni frazioni fratture meglio fragranti fritture, a San Vito con ballo incorporato Chietino, a San Vito che pretende sempre di fare Lo Capo di simposi sontuosi di cous cous ittico/vegetariano (viva il Cous Cous Klan).

Una citazione anche per le Potenze, non mondiali: elevazioni come quelle del Teutonico Volante Oliver in dismesse aree di Rigore (i crucchi non si smentiscono mai, sempre rigorosi), elevare al cubo o il cubo, cubismi varj ed eventuali, elevatori con carrelli carrucole, tradizionali cestini di paglia senza fuochi, elevatori di Intelligenza e di Morale – sù con il morale, soprattutto delle Storie – elevati! imperativo quasi categorico, gli Elevati Beati loro: una statua per Sergej Bubka e il suo agosto dorato a Barcellona, con asta da Sotheby’s (bis? Paganini non ripete) per fini intenditori, per fini umanitari.

I marroni stagionali sono tendenzialmente sferici, ma le radici degli Ippocastani d’India (Cavalli Bruni?) da non abbandonare all’oblio da ritrovare da rinvigorire sono quadrate? Drammi dilemmi lemmi amletico scespiriani. Filosolfeggia a go go, ma qui sulla Terra siamo sommersi e speriamo un po’ salvati da selve di fitti misteri.

Non perdiamo il filo che poi Arianna chi la sente; alla finestra dalla finestra con la finestra osservo, mi dedico anima corpo occhi a questa attività passiva – magnifico ossimoro di lucida pazzia (lucidate sempre con attenzione le vostre pazzie di famiglia) – cara Mia si tratta di un duro logorante impegnativo lavoro, ma qualcuno deve sobbarcarsi barcamenarsi abbarbicarsi al davanzale e tra le schiere dei Volontari senza portafoglio, “mi hanno rimasto” in perfetta silenziosa confortante Solitudine, auspicabilmente abilmente amabilmente AbileneMente (il West spunta sempre) non centenaria.

In questa umida cruda (a me piacerebbe al dente, se posso esprimere una preferenza fuori scheda) crudele cruciale mattinata novembrina precoce ante litteram ante piumonem, le Cime degli Alberi superstiti si flettono gemono non germogliano al cospetto di Venti (non li ho contati) inafferrabili impetuosi imperiosi, impagabilmente irragionevoli.

La Passione la Bellezza la Sensualità dell’Autunno caldo tracimano – Cimabue buoi in cima e a valle – dal Transatlantico Transatletico Trans Siberiano alle vie spurie di comuni mortali sempre più guardinghi sospettosi ir(r)i guardosi e anche guardoni, spesso e volentieri.

In cima alle colonne del Foro chi c’è?

Dalla cima, puoi solo scendere precipitare volare: prova, se possiedi scorte di coraggio nella tua bisaccia (“Non esiste provare, esiste solo fare o non fare”, diceva il saggio cinese assistente di Nick Carter…).

Le Cime devono essere sempre e solo tempestose?

Ogni tanto, potrebbero essere di Rapa (Nui? I soliti faccioni litici clandestini);

la Fanciulla del Salento Occhi color del Mare placa entusiasmi, facili futili furtivi:

anche come rapa, non mi sembri una cima!

Scrivimi (Nino dal Buonocore, basta un pensiero)

Pagina del Pensiero, di un pensiero, dei pensieri pesanti (pensanti?) quotidiani, dei pensierini elementari che rivelavano mondi a Maestre e Adulti.

Pensieri attorno a qualcosa, una cosa una casa un oggetto un soggetto concetto Concetta impiegato di concetto argomento, qualsiasi a piacere, per rompere il ghiaccio; anzi, pensando allo stato di salute dei Poli, meglio di no.

Salviamo il ghiaccio ché a breve diventerà bene di lusso, mentre – povero mercatino globale! – crolleranno le quotazioni di virus e batteri per eccesso di offerta.

Pensiero laterale, sottosopra, insinuante invadente contundente, talvolta.

Se fossimo così fortunati da incontrarli per strada, salutiamoli con reverenza riverenza (falla almeno una volta!) rispetto rimembranza: se fossero Pensieri Lunghi senza scadenza, facciamone scorta, ospitiamoli accogliamoli conserviamoli, magari nei Granai; in caso di crisi (ah, non ne eravamo usciti? La Crisi più lunga della Storia, nuovo blockbusters ghosthbusters idiotbusters con l’eterno Steve Martin) , al mercato nero troveremmo di tutto, tranne i Pensieri; oh cribbio, anche nei paesi paesetti paesucoli del sedicente Bengodi la Spremuta di Cervello (o la tempesta di menti) è delizia rara, Elisir degli Dei, Ambrosia più deliziosa della Cioccolata pregiata per intenditori spendaccioni.

Una piccola molecola può modificare il Pensiero? Sostanze processi procedimenti chimici.

Voglio passeggiare nella Roma tenebrosa del 1600 – o giù di lì, nel senso della data non geografico – e non dentro le pennellate di celebri dipinti, ma fisicamente, assieme a Michelangelo pictor (senza pin puc pec) excellentissimus, uno e trino: Michelangiolo (l’altro era suo fratello gemello, almeno d’Arte?), Merisi, Caravaggio; cara, mi metto in viaggio, non aspettarmi per cena apericena ah però.

Famigerato, la sua fama fame noir, fu tramandata solo a causa di una infame congiura ordita ordinata con diabolico ordito contro di Lui, una manovra orchestrata da detrattori invidiosi, da malpensanti (uh, quanti!) da mariti con notevoli palchi ramificati di corna, da imbratta tele imbratta muri imbratta carte, la cui unica dote era una mesta mediocrità media.

Scipione, non l’Africano, il Borghese, distrattaMente cardinale, ma dotato di occhio lungo come il pensiero, cervello fino olfatto finissimo aveva valutato bene il Tuo talento: totale immenso tendente all’Assoluto, quindi soluto assolto da banali regole per banali bipedi.

Certo, la mosca al naso e nella nera barba, Ti saltava spesso e volentieri: mosca notturna mosca fastidiosa mosca nella sambuca o semplicemente nella buca d’angolo del muro sbrecciato del Tuo laboratorio tra i vicoli maleolenti della futura capitale degli indolenti e dei viziosi: capitali anche loro.

Così, talvolta confondevi pennello con spada e viceversa. A Tua insaputa – ne sono, quasi, certo – per veniale distrazione, Ti capitava di affettare non saluti o battute motti di spirito, ma brutti ceffi, invece di dipingerli. Incerti del mestiere. Chi sono io per condannare qualcuno, meno male che non vivo a Berlino Tribunale; come diceva quello, non giudico un mio simile dai suoi errori, ma dalla volontà di rimediare; o, in alternativa, dall’eredità che lascia al Mondo.

Digressioni Pensieri lunghi a lunga percorrenza come Dromedari o Pony Express, Pensieri in grado di coprire ampie distanze in un attimo un amen un la Luce sia con te, se è quella creata dal Merisi; alimentati solo da uno zuccherino e un sorso d’acqua, anche piovana.

Se proprio urgessero ungessero impellessero soluzioni deduzioni delucidazioni acide saline – magnifiche quelle sicule – brillanti: ecco a Voi i Pensieri Diagonali, percorso più breve per unire in lieto connubio due visioni corsare corsive corrosive agli antipodi delle intenzioni e delle volontà.

Un Pensiero può essere strambello strambo strambato strambante arrembante peccaminoso progettuale rivoluzionario irriverente seducente, sempre Stupendo.

Dalle folli notti delle Ragazze del Piper al resto dell’Umanità.

Incredibile visu, Monstrum;

i Pooh venuti fuori dal Brennero, in silenzio, assieme a Parsifal, avevano ragione: caro Pensiero, non restare chiuso qui.

Va per le strade del nostro piccolo Pianeta, reca arreca reclama la buona e giusta Razionalità presso ogni Contrada Contea Comunità.

Infine, a missione compiuta, fatti riaccompagnare a casa da Lassie o almeno scrivimi:

non farmi stare in pensiero.

Licheni (eni out forever)

Pagina del Cinema Muto.

Ammutolito finto muto come il fedele aiutante di Zorro, che non a caso fu Eroe del bianco e nero, ma sapeva lasciare il segno: sempre, quella vecchia Volpe.

Muto al cospetto di un teatro vuoto, applausi scroscianti a scena e platea chiuse, come diceva Quello: ‘stand’ ovation (ovescion tagliatelle?) senza mani e senza pubblico, precario equilibrio sanitario mentale artistico.

Muschi licheni funghi atomici impazzano folleggiano si sballOccano (il balocco è passatempo arcaico) tra rovine fatiscenti putrescenti marcescenti di teatri in rovina, Verdi di bile e ribelle vegetazione.

Più streaming per tutti e vinci le elezioni: virtuali, ovvio! Anche in rete troppo rumore troppi colori sgargianti sgangherati sgraziati quindi falsi, troppe accozzaglie baggiane (non ammiratori di Baggio, Roberto) stolide ottuse; quanto avremmo bisogno di sbattere finalmente contro spigoli acuti.

Voglio naufragare annegare – anche amaraMente – in un Oceano di Silenzio, asciugarmi all’Ombra della Luce:

viaggiare pericolosamente dentro sé stessi prima di vagare per il Mondo, inconsapevoli inadatti al volo mediocri per eccesso di banalità.

Scalare il Monte Ssori, senza piccozze senza attrezzature a mani e piedi liberi, con mente aperta sull’orizzonte sperando di incontrare la Pantera maculata delle Nevi tibetane, raggiungere il Nirvana o almeno i Giardini della Pre Esistenza: discettare optare se sia meglio dominare (essere dominati) o prendere cura (La Cura, non è solo la Canzone più bella del nostro sistema solare), abbandonare (essere abbandonati, mica abbonati) o accompagnare (cum panem e anche circenses, bando alle avarizie), escludere – stiamo vagliando a 360° e oltre – (essere esclusi) o accogliere, aggredire dire cose aggre (essere aggri e aggrediti) o risanare, essere pre datori di Umanità invece di predatori di arche inesistenti e perdere definitivamente il nostro soggiorno in comodato d’uso, ma privilegiato, su questo Pianeta.

Sul podio cosmico, il Direttore d’Orchesta ci ammonisce: là fuori la realtà è crudele, meglio restare dentro.

Nessuna medaglia d’argento, o di latta o di cartone o compensato (senza compenso), dobbiamo decidere hic (pardon! Salute! Occhio ai Leones, oggi sono un po’ suscettibili) et nunc (est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus: memento Opus, Live is Life) se percorrere senza ri pensamenti i sentieri del Riscatto – prigionieri dei nostri falsi idoli, della nostra falsa personalità – e della Liberazione dalle catene della pseudo comunità-mercato globale.

L’unica cittadinanza attiva solida solidale da ottenere dimostrando di conoscere la Lingua della Bellezza dell’Armonia della Civiltà sarebbe quella per Comunità Terra.

Un sacro principio non terra terra, ma superiore, la cui validità è inscritta con rune geroglifici cuneiforme A/B – formine da sabbie per clessidre – nelle nostre Anime, scritture favelle novelle narrazioni metafisiche e per questo comprensibili universalMente.

Tubare o essere intubati, costruire tubi di stagnola per spedire cioccolatini o turbinare nell’Etere, diventare apprendisti di Giuseppe Tubi l’Idraulico per rapinare facoltosi clienti o organizzare tour hegeliani a Tubinga?

“Vivi per Dio nel tuo vicino, Dio in te stesso, Dio nel tuo paese e nel paese del tuo nemico, Dio nell’umanità, Dio nell’albero, nella pietra e nell’animale, Dio nel mondo e fuori del mondo; allora sarai sulla giusta via della liberazione”. Sir Bindo era davvero Aur(e)o.

Sono come il paese: spaesato! Conosci te stesso te bianco te verde te di cicuta, esortava Socrate il Rompiballe (come da immaginario titolo di quotidiano sovrano populista, anche se poi la lista della spesa resta la più importante): mo’ me lo segno, grazie dottò!

“La fede non può essere data all’uomo. La fede nasce in un uomo e aumenta”. GIG dixit; GIG Robot? No, il Grande Armeno, il Mistico.

Per conoscermi, come da precetto socratico, mi sono telefonato con il cellulare (blind date?), ma non ho risposto, perché per principio non accetto mai chiamate dagli sconosciuti;

anche perché moltissimi – diciamocelo: troppi! – sono i chiamati e sempre meno gli Eletti.

Concilia? Solo con (il) Mercurio

Pagina della Conciliazione.

Concilia? Se salda subito la contravvenzione, niente penali.

Via della o sulla via della Conciliazione, Damasco resta un miraggio; pagina virtuale della Riconciliazione. Che non è la replica del pagamento immediato della multa salasso satanasso.

Conflitto, frattura geologica ossea cabbasisica – a quanto ammonta il tuo fratturato annuo? – confronto vis a vis (fronte contro fronte, senza carte di credito) ricomposizione – ricomponiamoci di grazia – composizione musicale letteraria floreale composta casalinga di frutta vera, altro che biologica dinamica!

Tregua, pax momentanea succedanea subitanea (Subbuteo?), in trepidante intrepida in trance attesa di nuovi duelli rusticani, ottimi rustici, dialoghi dialogici (dialbrodo? brodo duale, brodo primordiale, solo vegetale, grazie): anche perché, la Narrazione non è bella se non è litigherella.

Pacificati, meglio che impacificati impiastricciati impantanati (viva Pantani siempre!), deambulare per Chiostri (rostri? all’abbordaggio Tigrotti!) ostrega oh Strega, premi letterari etilici consolatori sulle Consolari, Ombre Rosse divine, divini superbi Prati, benedetti dalla Quiete suprema, immersi innervati talvolta innevati, con Arte sublime superiore supernaturale.

Ci sono più Vita Bellezza Filosofie in uno stelo d’erba che in tutte le vostre stolide mai solide meno che mai solidali app.

Affreschi a fresco che fresco Frescobaldi ma anche tanti Fresconi, bassorilievi rilievi di alto profilo – Dante l’Alighieri Noschese – mosaici di tessere o facce umane, canne d’organo liturgiche e qualche volta illegali, organo musicale organo più importante organo di governo, sempre buono nelle intenzioni del giorno prima, organi collegiali collegati alle Comunità di riferimento recupero, soprattutto crediti, H24, come da neo dettami della neo civiltà; anzi della civettuola società del Mondo Dopo, tutta nei e mascherine.

Rileviamoci, leviamoci di nuovo dalle scatole amazoniche soffocanti – per forza, abbiamo ucciso gli Alberi – leviamoci dal suolo, nonostante la gravità della situazione, rileviamoci, da soli o in compagnia, la temperatura corporea mentale spirituale, corpo di Bacco, corpo del reato e necessariamente lasciamoci andare di corpo;

febbre a 90°, febbre dell’Oro, febbre di successo – sex fun success Luxury – terapeutica sana invocata febbre per reagire tetragoni alle contrarietà, amenità, ansietà della Vita moderna; suvvia.

Con tavolino nel traffico congestionato congestionante urticante asfissiante: teste di carciofo; chiedo venia a Monsieur Cynar.

Realtà virtuale? Realtà aumentata – dopata? – aumentata di volume densità intensità, ma rispetto a cosa chi quando?

Incorporei iperSconnessi inglobati, spade laser carpite ai Jedi per placare le ansie da mancata ristrutturazione destrutturazione ri strutturazione (strutto a go go) sanitaria mondiale;

fantascientiFico, certo, ma l’alato rapido scaltro imprendibile inafferrabile Mercurio, irriverente, era e resta più affidabile.

META(meteo)CRONISMO?

Pagina dell’Impero delle Tenebre, collocato nel mezzo del cammino (camino) del Cielo.

Eppure, puré, la Luce c’è, sempre: magari Nera, ma c’è.

Pagina delle serate domestiche da Incubo, da cancellare, anche no: certo, se apparissero Bem tre dita, Dylan Thomas Dog e Edgar per gli amici Allanpoe, forse gli stessi incubi, cubi di Kubrik con arance meccaniche, risulterebbero più divertenti, interessanti, perfino auspicabili.

Ragazzo, che aspetti? Incominciano ora non i Fumetti in TV ma gli incubi, al tuo stesso desco, disco, ring o per l’Estate – se mai tornerà – disco volante freesbee vespertino, tra folate di fatale Ponentino.

Non lamentarti non fuggire non inseguire, respira a pieni polmoni, metabolizza lezioni nel Peripato incantato (sii gentile con le Peripatetiche) in presenza dal vivo a vivo, una vera delizia una rarità ancestrale un immane privilegio.

Tutto è andato – bene, no? – morire è solo un passaggio roseo… , un esodo Esiodo coatto;

codesto modesto Mondo Dopo, anzi questa Post Umanità, è diventata migliore, si è evoluta su sé stessa, ha imparato (un po’ troppo a memoria), certaMente non sprecherà la nuova fiammante ultima grande Opportunità: infatti difatti anfratti, continua a ignorare la Tragedia ambientale e a seguire ipnotizzata circuita irretita gli ordini le direttive gli spot imposti dai Letali Pifferai del Piffero, anzi del pil.

Come insegna Krishna, se vuoi vivere in serenità, impara a vedere con gli stessi Occhi gioia e dolore, successo e fallimento;

sulle vette tibetane sferzate dal gelo, Anime rarefatte trasmigrano più facilmente.

In fondo, quanto pesa un’Anima, anche in pena, senza peana celebrativo? Mia Signora: 21 grammi al netto, senza più tare. Mio Devoto, l’Essere, quello resta anche senza Kundera un fardello insostenibile.

Sostiene Sylvain che non si profanano i Sogni (e gli Incubi) con le chiacchiere; soprattutto, aggiunge il paria scribacchino olografico, quelle inesistenti ammorbanti asfissianti, via a-social virtuali, mai virtuosi, vetero modernisti.

La Vita e la Natura sono perfette sincroniche senza morali false moraleggianti, esiste e accade tutto ciò che sempliceMente deve.

Stalagmiti di misteri appaiono ogni giorno dal suolo a lastricare di trabocchetti il nostro sentiero, il nostro incerto incespicante imbarazzante incedere.

Quanto è bello l’Autunno rosso porpora, con i falò apotropaici e la sporogenesi di Lune d’argento, quanto è bello chiamare con l’ocarina Il Pirata cosmico, Capitano dell’Arcadia:

la sua Bandiera è ora e sempre il nostro vessillo di Libertà.

ACA TORO ACHAB ACATAMA

Pagina Bianca del Deserto: dipinto, il Deserto.

Pagina dei Funghi, Mescaleros fiero Popolo, mescalina Messalina, succulento peyote pane divino, Quixote vagabondo a caccia di mulini e mance.

Musica lì (viva i Lupi), musica lisergica, note quaternarie, memorandum su antichi cartacei quaderni a righe quadretti di pagine bianco assoluto.

Visioni (Alice Battiato, sempre presenti) astrali, cosmo logiche – cos’altro? – , cosmogoniche con incursioni dei Goonies, al bando ogni cosmo agonia.

Voli pindarici, non di palo in frasca, pensiero comunque allettante; voli balzi balzelloni anche senza macinini scoppiettanti tra le dimensioni, viaggi allucinanti nella psiche e nel corpo, umani se possibile, perché alla fine della fiera del nord est, siamo – e restiamolo, cribbio! – terraquei e terraquei trasmigreremo nel buio oltre tutte le siepi leopardiane gattopardesche lillipuziane.

Rotta mai interrotta verso Paris, Texas; compagni di avventure Nastassja&Wim, per carpire attraversare percepire meraviglie e segreti dei (degli Dei) Deserti che esistono, anche invisibili agli Occhi, mentre mondi diversi collidono collaudano collimano, contendendosi spazi alternativi alternati alternautici.

Avrete visitato le plazas de Toro in Andalusia, fifa e arena, tifando sempre per il sacro Toro e la per sua Vita.

Ci vorrebbe una Corrida, ma di cervelli.

Nei Deserti, le prove provate le tracce tracciate i messaggi de criptati dell’aTerraggio degli ET; quando con battello a vapore navigherete sulle pericolose anse di Miss IssippY, attenti alle Balene Bianche, emergono all’improvviso e il Capitano Achab spesso è austero brillante alticcio!

Mani lorde di petrolio e carbone senza amuchina universale né redenzione, Acatama sarà presto di nuovo un Giardino:

Eden Infanzia Meraviglie, optate da soli, meglio insieme, Tutte & Tutti ensemble, together, All in One.

Caro Tex, cari texiani, certo saprete che il vecchio adorabile incorreggibile reprobo, Kit Carson ora scrive sceneggiature per quella diavoleria magica chiamata cinema.

Come disse il grande peccatore dagli occhi di ghiaccio – non Clint, non Paul – non Sundance Kid con Butch Cassidy, ma Fortebraccio sul manubrio:

sogno di smettere di pedalare, sdraiarmi in mezzo ai girasoli e se proprio non fosse possibile evitarlo, chiudere gli occhi e oltrepassare la soglia terrestre così.

Ultimo viaggio onirico floreale, da quel vetusto armadio sgarrupato nel condominio di periferia, alle magnifiche profondità infinite praterie celesti dell’Universo cosmico.

Inno alla non conformità, Inno per gli Animali Diversi, stivali in pelle umana, Steel Guitar di Ry Cooder a tracolla, perché laggiù nell’Arizona – non era il Texas? – è sempre tempo di canti chimere Utopie.

Giù la testa!

Cesco (da Spresiano o Assisi) Cecco (Angiolieri o Beppe?) Giosuè e le Notti magiche

Pagina del Comandamento unico, dell’imperativo (non imperatore Cecco Beppe, Austria felix?) intra categorico:

fate prima ciò che è necessario (necesse est! est est est: che vino figlioli che vino, anche se non mastico il francese), poi ciò che è possibile.

Se puoi sognarlo, sai che puoi realizzarlo.

Grazie Francesco, da Assisi, attorniato da beati illuminati assisi su palchi di Nuvole, altro che divani teleinvasivi.

Maestro magister Master of The Universe Giosuè, venerando venerabile sapiente eretico: insegnami la via di Sofia, il sentiero della Saggezza, donami i Tuoi occhi della Mente per separare la gramigna delle credenze ghiacciaie cambuse stipate di superstizioni letali, dai germogli semi frutti di Verità Bellezza Grazia.

Chi inventò la divina trinità, chi inventò il mistero della verginità procreatrice, chi inventò i culti dei ritmi cicli stagioni di Sacra Madre Gea? Le radici affondano ovunque nella Terra si intrecciano nelle memorie del sottosuolo e nelle sorgenti del Pianeta Azzurro, traggono linfa vitale dalla comune matrice originaria Africana.

Siamo tutti africani, siamo tutti debitori dell’India della Persia dell’Arabia, siamo tutti pronipoti spesso indegni inadeguati inani (naneschi) di inarrivabili antichi lontanissimi Greci Romani.

Con spruzzate di vitaminiche leggende nordiche, vigorose possenti tambureggianti, timorose solo di notti del Walhalla e ingorghi del Maelstrom.

Cuius regio, eius religio, pace d’Egitto o d’Augusta, in ogni caso in ogni tempo: Donne Buoi piccoli Principi dei paesi e dei fatti fattacci fatterelli tuoi.

Ama il Buio come te stesso, ama la tua Tenebra endogena estrogena, perché in essa vivono magia immaginazione immaginato connessioni ancestrali astrali ancillari tra mondo dei Vivi e dei Morti – intenso continuo congestionato traffico – relazioni più o meno lecite tra religiosità fede onirismo senza limiti.

Radici meticce prosperano, mentre il Pettirosso buono e ingenuo ci chiama dalle fronde dell’Albero della Vita per offrirci poetiche armonie in cambio di un po’ di cibo.

La Sera dei Morti, memento I Novembre (segnatevelo su un post it sulle agende cartacee e/o virtuali), non uno di meno o in più abbandoni la propria abitazione la nave che affonda come le preziose Radici la sala da pranzo in attesa della Soluzione del caso;

non esistono alibi motivi scuse, validi invalidi validanti;

nemmeno per urgenze passionali d’amanti con illusorio riparo di lascive alcove, fugaci fuggevoli furoreggianti inganni.

Tradizioni, al bando i tradimenti, trasalimenti del cuore e dei sensi, senza cedimenti morali virtuali idrogeologici.

Lasciate poi sulle tavole ancora imbandite imbandierate non bandite frammenti di pietanze bevande bucce di castagne arrostite, ché il viaggio dall’Ade alla nostra dimensione pare sia lungo faticoso affannoso e metta addosso a morti/vivi/ritornanti/andanti (con brio) un appetito formidabile.

Ultimo precetto: non spazzate i pavimenti!

Rischiereste di allontanare a brutali violenti traumatici colpi di saggina le delicate Anime dei Vostri cari Trapassati: prossimi e remoti, sempre affezionati.

Cancelli aperti, mi raccomando.

IppoRaider e Foglie pe(n)santi

Pagina della Distopia? No, grazie, come centrali nucleari anni ’80.

Pagina della Disagiotopia, della Terrapiena zeppa:

di Persone, Buoni Propositi, buone incorruttibili Volontà, non solo ultime e/o testamentarie, ma attuali tenaci (come mastice di Zi’ Dima Licasi) vigorose.

Pagina delle Facce, un po’ così anche senza essere marinai, genovesi o entrambe le opzioni, Pagina di tutte le facce, Facce di tutti i Colori del Mondo: facce varie variopinte da Varietà del sabato sera, maschere della grande Commedia umana; farsa o tragedia? Sorti progressive pregresse o regressive in anticipo?

Miliardi di Facce uniche, come unica è la Razza. Piave? Anche, volendo, qui niente razzismi!

Volendo volando planando bibendo: a grandi generose sorsate, la nostra Libertà individuale, i nostri Destini irrimediabilmente collettivi.

Da solo, la puoi sfangare, certo; ma dopo, una noia maledetta noia peggio che mortale, ETERNA.

La Scrittrice Malincomica indaga sui fenomeni arcani che si verificano durante i mutamenti di Stagioni: e-migrazioni (poco virtuali, molto reali), trasmigrazioni, trasvolate di volata, trasformazioni, trasformismi – sempre più esigenza mondana, caro Mastro Delirium – eventi inintelligibili dirigibili mentali capaci di spalancare varchi sull’Enigma;

prima, si stava come le foglie (e le Scimmie) sugli Alberi in Autunno, ma nel Mondo Dopo, fuori di sé e soprattutto di sesto, le foglie si schiantano a terra con tonfo inquietante, pe(n)santi ponderose pedanti.

Quintale o tonnellata? Anche salsa tonnata, andrebbe comunque di lusso.

Potremmo, forse dovremmo affidare la spinosa questione a IppoRaider (l’Ippogrifo poco grifagno molto ingrifato, smart assai, ha tosto riconvertito la sua azienda di servizi), commissionargli il trasporto delle Foglie Anomale sulla Luna bifronte – Giano, senza offesa – chiedergli di adagiarle sul volto timido e ritroso di Selene e verificare se d’incanto d’improvviso d’istante (se 300.000 km vi sembrano pochi) divenissero Piume angeliche, Penne con inchiostro e calamaio, Penne di Oche del Campidoglio, quelle illuminate che salveranno il Mondo; ammesso che qualcuno ne ascolti i richiami all’attenzione alla temperanza alla ‘veglianza’.

Per chi crede ancora nei Sogni contro ogni critica della ragione, per quanti si abbandonano alla Magia del Creato e abiurano filosofie basate sui pilastri del dolore e dei sensi di colpa. Pilastri da abbattere con la dinamite di Nobel, altro che le statue del presente archiviato.

Vorrei essere la Secchia rapita dalla Sorpresa della Bellezza, il Vecchio Scarpone sequestrato da una gang, suburbana, di aminoacidi, gang amniocentrica Geoludica;

vorrei offrimi come ostaggio con affetto, affetto da sindrome di Stoccolma (tutto esaurito, assembramento! anzi, per la precisione: tutti esauriti), amici forse mai, ma legato mani e piedi con mente senza briglie alla Gang del Libero Pensiero, facendo largo spazio orizzonte senza nubi alle Amazzoni del Poi e ai Cavalieri della Futuromania:

quelli che han tra le mani sogni che sembran lontani.

p.s. in contatto con Te, in contatto con Me: telepaticamente, o se vuoi, manualmente.