Anche Nike è rimasta senza ali? Evadiamo, o almeno, evacuiamo

Pagina dell’Evasione, vera sognata presunta;

una pregunta, por favor: a che ora comincia la diretta per la fine del mondo come lo abbiamo conosciuto? In alternativa potremmo evadere anche noi da Alcatraz, da Yuma (occhio ai puma e al Popolo dei Pima), dalla Cayenna portandoci via anche un po’ di pepe? Una fuga sottotono decorosa poco chiassosa, soprattutto nei colori, per non dare nell’occhio.

Le evasioni sono sempre innocenti, al netto delle deviazioni perversioni sollecitazioni?

Caro vecchio patacca, Fidia, sapevi che già nell’antichità del Mondo Prima le grandi aziende del Mediterraneo globalista, secoli prima della globalizzazione, delocalizzavano in Arcadia (se lo sapesse Harlock…); non mi credi? Vai al Louvre, alla ‘Naik’, impiegata in un lavoretto poco pagato e senza tutele legali ai magazzini di Samotracia, sono cadute le braccia; pare sia riuscita a conservare le ali, anche se sarà complicato effettuare nuovi decolli, da decollata. Maledette ghigliottine.

Il grande capo supremo – non si tratta di burla, garantito dall’imparziale gilda di farmacisti ed erboristi del Mondo Dopo – degli alchimisti, dichiara con orgoglio: i nostri rimedi, mezza dose alla volta, sono traumaturgici contro ogni morbo, se non funzionano è solo colpa del cliente malato; ma per una vera miracolosa magica protezione dovrete acquistare e consumare più dosi ogni anno, da qui all’eternità; cosa volete che sia un piccolo sacrificio con la prospettiva della vita eterna? La vita e l’amore sono eterni, finché durano, anzi, finché dura la pacchia, per noi.

La Piffer prima ti vende la pillolina blu, per alluparti a dovere, poi quella rosa del day after, per non restare gravido, soprattutto di conseguenze, terribili. In ogni caso, contro ogni certezza, evidenza scientifica, correlazione extra coniugale, come dice il Maestro calabro saudita SalvaThor Bel Fiore: Vaginatevi!!! Tutti, più che potete.

Noi puntiamo senza indugio – credere obbedire (grazie, amico radicale Maurizio Bolognetti) vaginarsi – sull’Umanità di gregge: quando il gregge sarà davvero umano, potremo forse congedare auto proclamati pastori delle Genti.

Il paese – quale non si sa; un paese, brutti pignoli e anche pettegoli che siete! – risorgerà, dalle ceneri dalle macerie dalle miserie: grazie all’ausilio del piano ausiliario non Marshall, PNRR: piano nazionale ripresa della repressione; anche perché è noto che reprimendo a lungo, qualcosa prima o poi esplode: verso il Firmamento delle firme, più o meno prestigiose, e oltre.

Pythókritos, Pythókritos chi era costui? Vuoi vedere che per saperlo dovremo, ancora una volta, ringraziare quel vecchiaccio di Plinio che altro non aveva da fare che girare per cantieri, battaglie campali, intrufolare il naso in affari altrui e scrivere resoconti? Chissà quanto attendibili; incrociamo braccia e fonti e cerchiamo di ricavare frammenti, di verità.

L’evadere m’è dolce da questo mare, di sbarre (di plastica e non solo).

Evadere, evacuare – prima Donne e Bambini? – premessa essenziale e doverosa, prima della messa che poi finirà (ite fratres, missa est), rendersi conto della differenza;

comunque, verbi azioni funzioni: ‘entrambi due’ necessari, anzi, vitali.

Specchio ontologico

Pagina dello Specchio.

Riflessi riflessioni flessioni, fisiche mentali spirituali.

La Luce illumina ma crea ampie zone d’ombra, per ripararsi riparare ritrovare ritrovarsi.

Annegare dentro lo specchio, avviluppati dalla pianta del Narciso, attenzione massima al pitagorico specchio: brucia, come le fiamme di un qualche inferno, privato.

Specchio ontologico, immagini ombre echi del presente immanente, appena dietro di noi; ci segue ovunque, incollato alle nostre calcagna, molto più della nostra ombra; rivela smaschera denuncia tutto e solo le verità, anche le più riposte obnubilate imbarazzanti poco edificanti, per niente al mondo edibili, di noi. Eppure, siamo noi.

Oltre le sbarre, frammenti identitari; oltre l’immagine confusa, un altro me, non altro da me; la condanna, la benedizione, il destino dello stesso sangue. Carne e sangue, dentro. Ossa calcinate, sbriciolate dal Sole.

Il Pianeta ex azzurro – al bando ideologie politiche, bandi di concorso solo per veri Pangeanauti, adoratori puri di Pachamama – è ancora bello nonostante sia avariato; chissà cosa ci attende con le avarianti.

Cara estinta Ellade, ‘Pallida Atena’, siete sicure che le vostre cosmologie e filosofie, feconde di sapienza insuperata, ma basate sul contrasto tra logos e Natura siano ancora valide? Il buon saggio Philippe sostiene, non senza nuove illuminanti ragioni, che per fondare una catartica sana società globale, dovremmo partire da un assioma universale: animali di ogni genere e specie, minerali, acque, piante, fenomeni atmosferici costituiscono un meraviglioso collettivo, la band del Creato, nella quale tutti sono importanti, tutti detengono pari dignità e inalienabili diritti.

Se i sociologi hanno urgente necessità impellenza imperativo categorico di andare a lezione da Darwin, prìncipi feudatari borgomastri alchimisti e sacerdoti di rito wannesco – nel senso della Marchi, Wanna – da chi dovrebbero essere costretti a studiare per una vita sabbatica, considerando che da 14 mesi ci tengono prigionieri, in ostaggio i nostri cuori polmoni anime?

Quartiere di periferia, molti anni fa oggi; uno di quelli scomparsi alla vista ai radar alle app dei politicanti, pseudo scienziati, sedicenti dottoroni: invisibile il quartiere, invisibili le persone residenti; l’essenziale è sempre invisibile agli occhi dell’uomo mediocre.

I bambini di quei giorni non sono mai andati via, li troverai ancora e sempre per sempre, in giardino a scuola in parrocchia:

selvaggi e liberi, fedeli alla stessa parte del cuore.

Trattati, modelli: Polpi&Pipistrelli

Pagina del decesso, de cesso italicum (trattato scomparso, opera minore di Caio Giulio)?

Esauriti i giacimenti pubblicitari di slogan ottimisti, ‘andrà tutto’ bene è andato da solo a farsi benedire, siamo tutti in ansia – nemmeno negli anni ’80 del 1900, quando spararono a Bobby Ewing ‘il buono’ (vabbé…) della serie tv Dallas, il pubblico da casa si mobilitò così empaticamente – sulle sorti poco progressive dell’altro mantra categorico apocalittico apodittico: il nostro paese è campione nella partita contro la pandemia, la nazione degli italopitechi un modello per il resto del Mondo.

Il famigerato manuale delle ataviche marmotte, nel senso del sonno profondo, lo abbiamo scritto tutto noi, da soli: un autentico gran pezzo di modello, con i 100 errori fondamentali da commettere nell’amministrazione di un paese, amministrazione ordinaria straordinaria emergenziale. Paradigma perfetto, paraflù, parabrezza: fate il contrario rispetto a noi e forse vi salverete.

La grande campagna alchemica dei rimedi langue, nel Vecchio Continente assetato di idee progetti salvezze: i druidi litigano tra loro sulla formula esatta del medicamento – sull’efficacia o sulla proprietà intellettuale; langue dove la lingua duole, meglio: langue perché i rimedi non arrivano o perché sono arrivati, fallati; già partita l’inchiesta – destinazione mihi ignota est – di maghi e fattucchiere a carico del povero popolo degli Ippogrifi fattorini, attenzione però perché se perdessero la pazienza a causa di ingiuste accuse, s’ingriferebbero, di brutto e non ci sarebbe merlo di mura castellane in grado di arginare la loro motivata, grifagna, indignazione.

Anche riti apotropaici e incantesimi protettivi pare siano fuffa in questo nuovo millennio con troppi vizi di fabbrica, non polverine magiche – ché ogni rito sanitario serio vanta una componente sociale, come i viaggi con Pejote o quelli con carburante lisergico, oggi molto rivalutato – ma polvere irrespirabile sotto tappeti taroccati; anche i mercati neri, al netto del razzismo, non sono più affidabili come nel rimpianto Mondo Prima.

Ancora agnostico delle leggi fondamentali della vita, un sempliciotto ingenuo – uno come me, sui 51 – potrebbe chiedersi: perché fanno quello che fanno e la gente permette che lo facciano? Questa mattina, è ricomparso Elio all’orizzonte e i suoi raggi, filtrando con forza attraverso le nebbie, hanno acceso nuovi dubbi, nuove antiche domande: forse non sarà più di moda il genocidio etnico, nonostante droni servizievoli e bombe smart, però uno socioculturale antropologico globale sì; in fondo, le solite proiezioni al 2050 (ricorre un po’ troppo spesso questa data) annunciano una popolazione mondiale composta da circa 10 miliardi di individui, sarà necessario creare spazio, in qualche modo.

Non so se nel discusso saggio di Attilà (con l’accento sulla a, finale), pubblicato un lustro fa, si prospettassero strategie estreme, però, il nome dell’autore offre ampie garanzie di competenza in materia.

Se volete vivere informati, affidatevi solo ai grandi veri professionisti del settore: gli autorevolissimi professiofiaschi dei ‘midia nazionali’. Domenica scorsa, per citare qualcosa, l’editoriale firmato da un direttore di testata torinese, ex repubblichino scalfariano, preso dalla boria e dall’ansia di convincere il popolino della statura da statista dell’attuale capo di tutto e delle di lui formidabili strategie geopolitiche pro Cane nero a sei zampe, è riuscito a scrivere che il banchiere per sempre avrebbe commesso solo una banale imprecisione definendo il satrapo di Ankara, dittatore. Motivazione? E’ stato eletto dal popolo. Come Hitler, come Mussolini, con percentuali che oggi farebbero impallidire e scomparire dalla vergogna gli onanisti dei laik su faccialetame, tuittoadminchiam, instagramo.

Qualche verità vera filtra e incrina la cappa di menzogne letali, quando tutto crollerà come tempio con dentro tutti i filibustieri, sarà tsunami galattico, inarrestabile: aria aperta, baci, interazioni sociali rafforzano sistema immunitario e sistema nervoso centrale; ci sarà bisogno di molti giudici, nell’eventuale poi del Mondo Dopo, a Berlino o sede alternativa di Norimberga, dove per fortuna – non Dusseldorf – sono già allenati.

Jacques, mon ami – non mona mì, o forse, anche sì – ho letto con curiosa gioia che uomini e polpi possono essere amici (ognuno di noi potrebbe avere un grande amico, in fondo al mare), ma il merito è tutto della vivace intelligenza: la loro!

Tutto chiaro lapalissiano evidente, come il Sole il Solone la Sola, a mezzanotte: in attesa di Batman, Vampiri, Streghe.

Intanto, il Re dei Pipistrelli, non necessariaMente cinesi, ride insieme a tutta la Sua corte dei Miracoli, ride forte:

di noi.

Vince sempre il banco, del mercato (Draghi o Lupi?)

Pagina bianca delle Pagine Bianche, in quantità.

Anche la carta è destinata ad una veloce estinzione, le materie prime scarseggiano, a partire dalla preziosissima fondamentale vitale acqua e non sarà più possibile sprecarne nemmeno una goccia per un bene voluttuario così ‘inutile’.

Pagine bianche delle nostre vite scritte vergate fustigate da altri, i soliti dieci furbetti con loro famiglie e accoliti: potessero colpirvi coliti, fulminanti; senza rancore.

Parole di fuoco scritte con il fuoco nate dentro i mitologici vulcani; Stromboli e Etna, uber alles, su tutti.

Recluta, come si chiama lei? – Stromboli, signor comandante. – Ah, come il noto vulcano… – Sì signor comandante, ma non siamo parenti.

Talvolta anche i Draghi ululano – Lupi in sciopero, causa clausura coatta nelle foreste più nere, come certe notti – non solo alla Luna piena mefistofelica, anche contro i dittatori; ululati meditati e selettivi, dittatori libici no, sono nostri amici petrodollariferi (e poi fanno sparire qualche migrante invasivo), quelli turchi chissà, tanto in piedi – non certo a piedi – resta solo l’antica befana, quella europea.

Parole ferine, parole come pugni di ferro in guanto di velluto; fero (in romanesco?) fers tuli blem blem latum blum… uora uora arrivau u ‘ferre bot’;

mi sono perso, nel labirinto, nel sacro mausoleo delle lingue, trapassate. L’attitudine e soprattutto i paradigmi – anche paradenti parastinchi caschi, di questi tempi non sono sgraditi – o li hai, o non li hai; caciotte e pifferi dei paesi tuoi.

Da quando abbiamo smesso di capire il Mondo? Da quando abbiamo confuso i dogmi indiscutibili – se perfino l’infallibilità del re del Globo può essere messa in dubbio – del neocapitalismo barbarico per leggi e verità assolute dell’esistenza? Da quando caro Charles, abbiamo smesso, o obliato, le tue scoperte e concepito la società non come un organismo vivente, ma come una immensa arena nella quale sopravvivono solo i più loschi, spietati, individualisti egomaniaci? Eppure, dovremmo ormai sapere che progresso non è sviluppo senza limiti e crescita non equivale a prosperità della Comunità.

La glossite è stata classificata quale sintomo del morbo, ma seconde me sono proprio le lingue a essersi infiammate, per l’utilizzo stupido contorto truffaldino che facciamo di loro; comunque, resti agli atti: le Ragazze amano l’Italiano, eccellono in lettere letteratura lettura, ma se da giovani hanno la possibilità di conoscere le grandi donne della Scienza, diventano imbattibili anche nelle materie scientifiche e sbaragliano la concorrenza maschile.

A proposito del morbo, caro Danny, ti propongo un breve ma esaustivo reportage giornalistico contro informativo, ma fattuale dettagliato inappuntabile anche ‘fat cecchins’ (grassi cecchini) dei media ufficiali: l’antidoto è sicuro e efficace, tranquilli… anzi, per essere proprio corretti, gli cambiano nome e, si vogliono rovinare con i nostri risparmi, anche le eventuali, remotissime, praticamente impossibili controindicazioni scritte sul bugiardino… però, aspetta, oh badate bene, sicuro è sicuro, ma quasi quasi suggeriscono sia meglio non somministrarlo a donne – non si tratta di sessismo! – giovani magari incinte… lo ribadiscono con certezza e orgoglio, questi rimedi magari non sono proprio perfettissimi, ma lavoricchiano, costituiscono un miracolo della scienza (miracolo della scienza…), un miracolino, anzi miracoletto, e come avete potuto constatare tutti, sugli anziani sono davvero portentosi, dopo i 100 anni, una vera bomba, anche perché siamo in guerra!!!

(Finitela di romperci i covoni con ‘ste menate sulla sicurezza, pagateci e chi se lo vuole fare si faccia e se crepa, ‘so cocci sua!!! Clausola finale stampata con inchiostro simpatico – simpatico, almeno l’inchiostro – sulla versione segretissima del famigerato contratto d’acquisto, custodito nella spelonca di Gollum).

Illusione ottica purtroppo, né Draghi magici, né sacri Lupi;

alla fine delle fiere, alla fine della fila per la fiala, al termine della filastrocca, la vita odierna nel Mondo Dopo è come un ristorante di lusso;

accogliente e disponibile, solo per i ricconi che decidono tutto:

arredi personale e perfino il menù.

Il mercato privato è morto? Privato d’umanità, non muore mai, viva il mercato!

Alla fine, vince sempre esso.

Di platoniche lezioni: tra Atlantide, Occam, rasoi

Pagina del Rasoio: di Occam.

Occam del Campidoglio? Credo di no, con tanto rispetto e immutata ammirazione.

Guglielmo di Occam, chi era costui? <<Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora>>. Mi perdoni Maestro, non rumino molto il francese.

Forse il diabolico barbiere di Fleet Street, quello che talvolta vorrei essere anch’io.

Tra una fredda, precisa, netta rasoiata e l’altra, applicare un sacro principio di ragionamento, discernimento, comprensione, forse; morta l’empatia, da tempo nel tempo sepolti il conflitto di classe, diritti umani, dei lavoratori e solidarietà sociale, al cospetto di un ventaglio, di una ridda, di una miriade di ipotesi, a parità di fattori, la spiegazione più semplice è sempre quella da preferire a tutte le altre. Vi fidereste nella vita quotidiana di chi sottoscrive contratti al buio, senza conoscere dettagli, diritti, doveri, senza sinallagma, senza cognizione alcuna delle conseguenze legali? O lo classifichereste, nell’ipotesi migliore, un beato ingenuo?

Resterebbe così abbastanza tempo per agitare bacchette magiche da direttori d’orchestra, veri, per bacchettare sedicenti giornalisti bacchettoni che inneggiano alla cura turca contro Curdi e Migranti – magari, per espiare, condannarli a vivere e lavorare un anno dentro il regime di Ankara, quei giornalisti – orchestre sociali nuove, solo dal vivo, vive, in presenza, ché la distanza fisica antropologica rende non solo più ruvidi – orsi, magari! – ma egorroici, stupidi, paranoici.

Akio da Tokyo a Portus Naonis: quattro pilastri quattro punti cardinali quattro fantastici cardini della vita, professionale e umana, nell’ordine che preferite, ma attenzione e massima cautela, perché se invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia, l’omissione – o’ missione – inficia il tutto; passione, spirito d’iniziativa, condivisione, raggiungimento graduale di obiettivi misurabili.

Riuscire a visitare l’Africa del Nord (in Africa esiste un nord?) spietati regimi liberticidi e inumani, senza accennare nemmeno in modo vago casuale erroneo, all’importanza di rispettare Persone e Popoli, per riattivare invece i soliti sospetti opachi contratti, sul criminale commercio contro l’Umanità che garantisce profitti ai fabbricanti di armi, agli spacciatori di petrolio.

Vagheggiare sulle lezioni platoniche, non virtuali, ma di Platone in carne ossa materia grigia:

scoprire con gioia e gratitudine quanto avesse ragione su infiniti argomenti, non solo filosofici, ma scientifici, storici, geografici. Lui sapeva conosceva la mitica – per noi – Atlantide. Isola o quasi isola che forse non c’è più, nel Mondo Dopo, ma c’era, fu vera gloriosa concreta, migliaia di anni prima della venuta di Cristo: una storia narrata e tramandata in forma orale, poi con parole scritte, oggetto di incauti commenti ironici, avrebbe trovato nel Mondo Dopo una clamorosa conferma, grazie alle mappe geofisiche tracciate dai satelliti robotici che volano, spiano, ma studiano il nostro ancora – per fortuna- misterioso Pianeta.

Satelliti più simpatici di certi droni sciocchi e delatori, abbattuti a fucilate da alcuni isolani. Atlantidei sopravvissuti nei millenni grazie all’Albero della Vita, sempiterna? No, coriacei, indomabili Sardi.

Caro Paul, infermiere della Scienza, davvero incredibile che organismi semplici e simpatici quali i lieviti siano imparentati in modo stretto con noi bipedi che ci riteniamo complessi, superiori, padroni; tutti gli esseri viventi hanno un’origine comune, appartengono alla stessa famiglia, perfino affermazionisti populisti sovranisti, loro malgrado. Anche se poi si finisce per parteggiare per i lieviti graziosi che ci regalano: pane birra vino.

Mai confondere scopo e finalismo; Signorina, mi consenta, al suo sembiante al suo cospetto mi fletto: io l’amo. – Ottimo, se avesse anche la lenza potremmo almeno garantirci una dieta ittica.

Arie d’Artista, arie d’Opera, forse come la Madama Butterfly un bel dì vedremo spuntare un filo, di nuova umana intelligenza;

al momento, meglio restare accorti, non per etica, ma per prudenza: con l’editing genetico si sa dove si comincia a baloccarsi, si ignorano gli effetti finali. Nel dubbio, mai dimenticare, nemmeno sulle mozzarelle in carrozza, gli affetti personali.

Proprio come certi rimedi, anche senza rasoio, ormai senza filo (non di fumo), di Occam, o, in alternativa, di Sweeney Todd.

Roulette russa, o roulotte: per vie di scampo

Pagina della roulette, russa.

Si fa presto a dire complotto spionistico. Lo dicono i complottardi, per primi, per spiazzare anticipare spezzare spazzare: le piazze e i Popoli, per le necessarie pulizie, di Primavera: quella che, intanto, tarda ad arrivare.

Si diventa spie e/o inviati speciali, per combattere la maledetta noia e i terribili nemici, soprattutto quelli endogeni, ché degli indigeni spesso facciamo parte noi e perfino la nostra famiglia.

Tutti conservano una profezia, nel cassetto, nel taschino del gilet, in un kiwi file o wiki? – , segretissimo; o una zia prof., amore giovanile segreto, ma di Pulcinella. Le celebri profezie del NostroAdamo, indeterminate quanto basta per adattarsi a tutto, come certi capi d’abbigliamento oltre le mode, come certi uomini – sui marciapiedi – per tutte le stagioni.

Da anni, abbiamo rinunciato al diritto, alla sacrosanta tranquillità, all’intimità, alla privatezza, da quando le esimie banche hanno inaugurato la remunerativa – sempre pro domo loro – abitudine di spiattellare intere banche, dati, con tutte le nostre informazioni, le più sensibili. Poi, la tecnologia, la tecnocrazia, poi gli amici amiconi amichetti, anzi i cari figli dello zar moscovita, dislocati in Parlamento, nei governicchi, nelle aziende strategiche ma fallite fallimentari: assoldare antichi spioni, più pasticcioni che abili, una spesa davvero inutile, superflua, un vezzo da satrapi annoiati. Ognuno si accende la pipa come preferisce.

Nel covo degli spioni, nel covo del covid; nel preistorico Mondo Prima, cartelli promozionali garantivano a viandanti affamati, a potenziali clienti di bocca buona e larga, a lavoratori a basso costo, ai gonzi i più varj da accalappiare: rancio ottimo e abbondante. Truppe da mandare allo sbaraglio e ciurme di disperati da spedire dove finivano i mari e restavano solo orrende creature, spesso venivano ingaggiate così. Mutatis mutandis, mutano i codici genetici, le forme le esigenze, cambiano le aspettative, i presunti bisogni vitali: torme di astinenti, da intelligenza salute verità, cercano solo bancali container vagonate di rimedi magici, magari spediti tramite amazon; come disegna Massimo Bucchi, più che il rancio – rancio in testa – nel Mondo Dopo è fondamentale che l’agognato ἀντίδοτον sia ottimo e abbondante. Gli ingredienti, li scopriremo, più avanti o forse mai; magari potremmo chiedere lumi a Zio Vladimiro, lui non ne saprà una più del diavolo, ma molte più di noi, certamente Да.

Oci ciornie, Compagni, pravda e glasnost siano sempre con voi.

Vi sorprenderà sapere che parte dei fondi in teoria destinati ai famigerati recovery e transizione ecocida, finiranno a finanziare – che governissimo, solo dei migliori e delle ‘migliorissime’! – armamenti e solite riverniciate multinazionali fossili. Meno male, mi stavo preoccupando, ero pronto a lanciare pubbliche raccolte di soldini, bit coin: oro alle patrie, nodose randellate ai dubbiosi disfattisti, nemici della nazione (il quotidiano fiorentino?).

Perfino gli alchimisti più integralisti ammettono, digrignando i denti, che questi elisir in teoria ‘anti contagio’ sono ancora in fase sperimentale: non ne sanno indicare efficacia, durata, effetti negativi a lungo termine, nemmeno scrutando tra le interiora della selvaggina, o tra i fondi di caffé e i fondi delle peggiori discariche continentali di munnezza. Comunque, dopo un anno di andrà tutto bene e misure draconiane, i contagi sono sei volte tanti, se non è magia questa, caro Gandalf, dimmelo tu cos’è.

Poche inesistenti labili certezze; la pandemia, come sempre, conviene a chi può permettersela, tra gite fuori porta alle Canarie e sabbiature con rito apotropaico a Dubai (ma n’dubai, se la grana nun ce l’hai???).

Agli altri, tutti gli altri, diseredati senza santi in paradiso o diavoli nell’Ade, disidratati financo, restano invocazioni di aiuto a Saturno:

quando non è contro, può inviare gli anelli in eccesso, salvagente.

Fondo pagina, della roulotte non necessariamente russa; magari rossa o arcobaleno, per vie di scampo di fuga sulle rotte degli scampi, per scampare in primis a noi stessi:

tassonomia dei crostacei, ricoperti da armatura, ma con indole delicata;

specie dei decapodi, forse con dieci piedi riusciremo a correre più in fretta, a giungere più lontano.

Sette Meraviglie del Mondo

La regina di Babilonia (vacanza ‘morbi e fuggi’)

Pagina delle Regine.

D’Egitto, senza offesa.

Non solo, anche a Babilonia a Babele a Babette – o era Ella una sovrana dedita all’arte culinaria? – veneravano una maestà, femminile.

Regina, forse non per merito e competenza, ma per schiatta (schiattavano le altre nobili Signore, d’invidia, non troppo sana, letale): avete mai notato il sangue blu, le zebre a pois, gli elefanti – o erano i Gronchi? – rosa?

Auguste Donne, dominatrici della Lingua e relativi poteri arcani, altere senza alterigia, magnetiche nel fascino e nella conduzioni, di governi governicchi popoli in masse. Masserizie Masserie Masse atomiche sub atomiche, relative.

Cristopher Lee, diabolico, vampiresco più che mai non può sottrarsi all’influenza sovrumana della Dominatrice di Babilonia, la favolosa: la mitica città nella Mezza Luna fertile che ci ha fatto sognare, con giardini pensili inusitati inimmaginabili; 7 meraviglie del Mondo, 7 peccati – quella però, meglio non lo sappia Nabucodonosor, era una taverna.

Nel frattempo, proprio come stagioni, mezze stagioni, mezze maniche, travet, anche le malattie di stagione pare si siano estinte; tra mascherine e divieti, costituzioni calpestate, hanno preferito ritirarsi, speriamo non sull’Aventino, speriamo non nel Giardino degli Aranci, passeggiando indolenti, senza più carica (virale o vitale?), su viale Nino Manfredi.

Primavera intermittente, come certi collegamenti internazionali del Mondo Prima; strani giorni, strane voglie, l’erba voglio non ricresce più nemmeno nei giardini delle Regine, cementificazione e smog hanno vinto, sono stati virali, anche mutando nome e abito hanno trionfato in tutti gli a-talent: transizione ecocida.

Il Canale all commerce di Suez ci ha impartito tre lezioni, numero perfetto, ma le abbiamo subito gettate nel dimenticatoio e nel trita balle, di fieno: possiamo continuare a fare gli idioti, a cuor leggero, o meglio, assente.

I Giovani – chi saranno mai? – languono per astinenza da socialità, ché i social sono la negazione l’aberrazione la frustrazione di ogni rapporto umano: Ragazzi, attenti, non uscite, là fuori il Mondo Dopo è insidioso, pieno di trabocchetti tranelli tradimenti.

Siamo le regine delle città, facciamo tutto quello che ci va, ci balocchiamo a sazietà… ci sbudelliamo in rivalità; ma sorellanza unità d’intenti senso di comunità, sono i nostri marchi, di qualità.

Ne uccise più la penna che la spada, nel piccolo Mondo Antico; oggi, siamo fortunati: parole a caso casaccio casarecce, in libertà, almeno esse; ne stermina più la nostra idiozia idiosincrasia all’organizzazione alla verità al rispetto della Vita e del Pianeta che le pandemie. Pazienza, finché c’è Guerra dei Morbi, c’è speranza.

Una bella vacanza pasquale, morbi e fuggi; soprattutto, fuggi dai morbi, se puoi.

Lassù, in una galassia lontana lontana, esiste una Regina cosmica;

ci ha inviato il suo messaggero con un discorso di pace e salvezza: donerà il codice della Salute, eterna, ai primi esploratori spaziali che riusciranno a raggiungerla, senza inquinare il Creato, senza nuocere o uccidere forme e esseri viventi.

I riccastri terrestri si sono già messi in competizione, ma a quanto pare, nonostante le loro (loro?) ingenti risorse gli scienziati mercenari hanno finora progettato razzi – razzetti a micette – in grado di raggiungere, a stento, Igea Marina da Cape Canaveral.

Nel frattempo, la Ministra dei Neutrini esulta; li aveva perduti dentro il buio lunghissimo cunicolo tra il Gran Sasso e Ginevra, ma un valente ingegnoso gruppo di scienziati, russi senza spia (ché chi la fa, non solo l’aspetti, ma non è figlio di Maria), ha scoperto la loro posizione velocità reale identità: dopo un’avventura ai limiti ai confini ai corral della realtà, dai buchi neri erano precipitati – incauti e spauriti – in fondo al Lago Baikal, Siberia, il più profondo della Terra.

Almeno essi, i magici Neutrini, potranno rientrare nella reggia materna e darsi alla pazza gioia, dentro i Giardini.

Jet Lag o Getsemani

Pagina del Jet Set.

Jet? Set? Tra aerei e produzioni cinematografiche, in bilico: non era tutto bloccato? Falò delle vanità, illuminaci d’immenso d’incenso di senso, pratico soprattutto.

Pagina di Jet Robot, cuore d’acciaio – quello era Jeeg, ma vale lo stesso – cervello, umano, troppo umano: tre amici, un solo corpo, ché abbiamo dimenticato quanto sia l’unione a conferire forza.

Jet Set mellifluo suadente superficiale, da non confondere con ‘Jetsemani’ – o era il celebre gruppo tarantolato dei salentini Getsemani? – il giardino dei.

Non vorrete picchiare sempre e solo chi dorme ai piedi dell’albero, anche il miscredente che dorme sul ramo; se nel frattempo, si fossero scambiati di posto, pazienza; un cornuto da mazziare, bisogna sempre individuarlo.

Teoria dei colori, lunga teoria di colori, ma se Greci e Romani e Arabi e Persiani, a caso a vostra scelta, rinascessero oggi, nel Mondo Dopo, verrebbe fuori un intricato vespaio ché la Torre di Babele al confronto sembrerebbe una candid camera organizzata con copione blindato.

Dietro lo specchio, Nanni Loy o Nanni Moretti – un impenitente osservatore di costumi scostumati o un altro papa dimissionario? – magari l’ombra del solito sospetto, la parvenza, la larva della mia identità, alla deriva senza avere mai vissuto una vita da Lupo del Mare; solo oniriche illusioni con Melville, Conrad, Salgari, H.P. quello vero, Mastro Hugo Pratt.

Torna il caleidoscopio della pandemia, la tavolozza dell’emergenza, ma potremmo discutere a lungo su temperatura, qualità, quantità, luminosità, opacità di tinte colori intenzioni? Chi è candido, non esiti a candidarsi; se davvero è puro indossi la veste e non la maschera sbiancata. Era più onesto Casper il piccolo fantasma o lo sventurato Fantasma di Canterville? Albus Albino Alboino, silenti: chi tace acconsente o si astiene dalla indegna gazzarra per intasare sempre più lo sciocchezzaio mediatico quotidiano?

Giallo urlo di Munch, o Rosso scandalo, come Gilda atomica, nei sensi, i 5, delle curve pericolose? Anche se bianco, rosso, oro sono i colori che ci dovrebbero accompagnare verso la Rinascita – non rinascente, mi spiace per il commercio globale, ma i templi erano saturi di mercanti e carabattole e sono stati abbattuti.

Non sarà il canale di Suez di nuovo navigabile, grazie a un Mastro Lindo qualsiasi, a restituirvi il sedicente scettro.

Jet lag, jet lag, chi sei tu jet lag o Mick Jagger? Rolling Stones Stonehenge Stone Age; Phileas Fogg o Ulisse, sfida finale per decidere il vero, unico modello del Viaggiatore del III millennio, con il persistente convincimento che il migrante dall’Afghanistan all’Islanda – bombe e vulcani permettendo – sia ormai il solo che meriti di fregiarsi con l’agognato titolo: la partenza, l’arrivo, il percorso rapido senza intoppi, sono importanti, per i turisti della vita, la propria in prima istanza.

Martedì palindromo, 30/03: intellettualismo sbandierato, ignoranza manifesta; non so cosa significhi il dotto vocabolo, non posseggo alba né tramonto, di significato significante, semantico simbolico metaforico, però mi consola e conforta che i grandi professionisti dell’informazione e della scienza siano ripartiti di gran carriera – la loro – estraendo dalle fondine le mai dismesse metafore belliche.

I Popoli fornivano preoccupanti sintomi di risveglio, dal torpore dall’incantesimo dall’ipnosi del terrore.

In una fresca e luminosa mattinata, riuniamoci sul Gargano, tra frammenti di preistoriche preziose selci e sagge Streghe inascoltate, tra le fronde di Colossi Millenari: impariamo da loro l’arte della Vita in uno dei giardini ancora esistenti dei semplici giusti Getsemani.

Non camperemo mille anni, camperemo meglio e finalmente liberi, perfino dal jet lag.

Incas? Incaz… Incagliati

Pagina Bianca, anzi Evergreen (per i puntigliosi: Ever Given)!

Sarà colpa di qualche oscura profezia distopica degli Incas – o erano i Maya, i cugini sudamericani di Pandora Melegatti? – ma nelle pieghe della Storia, l’Umanità confusa infelice vagamente incazzata, finisce per incagliarsi, nelle secche della propria cieca dabbenaggine.

La dura legge del contrabbasso – dura, specie se il contrabbasso collide con le nostre teste – si auto avvera ancora una volta inesorabile: un mastodonte del mare, una porta container, si blocca in mezzo al canale di Suez e ingolfa, in modo più o meno rimediabile, il mercato globale, quello dello sviluppo senza limiti, del dissolvimento di ogni regola e/o limite: dimmi, sommo sacerdote neoliberista, Madre Natura non è ironica beffarda superiore a tutta la nostra inane tracotanza? Voglio ridere, quando piangerai.

Non per fare polemica di sabato, ma gli oracoli del libero mercato, non ne indovinano una dall’istituzione del primo, rudimentale baratto.

Culle vuote, bare occupate; speriamo siano – almeno i feretri – sicuri efficaci sanificati: in alto i cuori, siamo il paese ex bello della famiglia, che odia le donne in maternità e dichiara guerra quotidiana – trasporti, asili, scuole, agevolazioni pratiche – ai nuclei familiari, soprattutto i più coraggiosi e numerosi; politicanti e politichesse, di solito pluri divorziati, con plotoni di amanti e prole sparsa per il mondo, marciano periodicamente compatti per ignobili family day, ché cittadini poco avvezzi all’albionico idioma non comprendano, ma ‘giornata del familismo’, sembrerebbe titolo molto più aderente alla realtà, fattuale.

Piazze piene, urne vuote: nemmeno questo giochino in zona rossa, tanto come argomentava qualcuno se i voti dei cittadini contassero davvero, da un pezzo avrebbero abolito le libere e democratiche elezioni, oppure, come nei regimi totalitari attuali, ci si recherebbe alle urne ogni 6 mesi, conoscendo a chiare lettere in anticipo il risultato; fossimo rossi come lanterne volanti, staremmo meglio. Precetto categorico: anche per la Semana Santa, non si vola.

Acqua, terra, aria, fuoco, i quattro Elementi costitutivi; ma come i Moschettieri di Dumas erano 3 + 1 – anche senza promozione commerciale – ora, pare che siano diventati 4, sempre fantastici, + 1, nuovo, almeno per noi profani ignavi agnostici: una Quinta forza in grado di fare luce dentro la materia oscura, capace, forse, di spiegare ma non piegare, il segreto ultimo e/o primo dell’Universo. E poi?

La fine, la nostra, è nota, ma non troppo lieta; nel 2023, in barba all’agenda green&blu e alla transumanza ecologica europea, i ghiacciai dell’Indonesia, rari in quanto tropicali, saliranno di grado: da rari a scomparsi, in via definitiva. Non saranno gli unici, non saranno gli ultimi; comunque state sereni, come diceva quello, finché ci sono rimedi – dacci oggi il nostro elisir quotidiano – c’è speranza. Bonanza Creek e pagliuzze, placcate oro; bigiotteria, ma la febbre non si placa (placca).

I furbetti di ogni genere, grado, categoria hanno sempre vita e carriera troppo facili facilitati, trovano sempre qualche furbone frescone nei media, nelle istituzioni pubbliche che mosso a pietas nei loro confronti per ragioni ignote, li difende dallo stigma pubblico e nelle segrete stanze del presunto potere, scrive illeggibili leggine, adatte all’uopo alla bisogna all’hoc; la Costituzione? Come il Paradiso, può attendere. Anche perché non pretenderete di avere sempre sotto mano o peggio in testa tutti quegli articoli noiosi verbosi pedanti.

Pasqua blindata, ma non per tutti: ricchissimi, vaccinatissimi, raccomandatissimi, per direttissima, senza passare o ripassare dal via e dalle tabelline – nonostante il crollo del Ponte di Messina (Massimo Bucchi docet), crollo ante litteram così non perdiamo tempo – potranno andare in crociera nel Mediterraneo e in un fantastico esclusivo elusivo villaggio vacanze su un’isola greca; ignorando le micro plastiche invasive, ormai capaci di colonizzare perfino la Fossa delle Marianne.

Vorrei frequentare un Vero Elevato Illuminato: il Lago Titicaca, cantare sulle Sue rive nenie augurali in lingua Quechua, farmi invadere, per mia scelta consapevole, da politeismo animismo polimorfismo: andale Andini con ritmi precolombiani, pre civilizzazione, quella cattolicissima iberico europea, tutta ferro sangue lacrime. Convertitevi, convertitevi: poi, per non fare ob torto collo a nessuno, gli ultimi li decollarono.

Ho avuto in dono una cosmovisione: il nuovo lider, però maximo, sarà Tupac meno Amaru del solito, del passato remoto e del presente distopico; dai riflessi pavloviani del nostro arrendevole schiavismo inconsapevole, ai riflessi divini in ogni cosa del Cielo e della Terra, in ogni essere vivente.

Forse, tra qualche miliardo di anni – c’è un tempo per ogni era, senza fretta – il Globo azzurro terracqueo risorgerà, grazie ad una microalga, sarda.

Tutto è illuminato.

Pan Illuminismo, per una volta: umano, naturale, universale.

Ombra su ombra

Pagina delle Ombre.

Rosse, no bianco!; come direbbero i giovani Papu e anche John Ford.

Ombra su ombra, ché all’osteria in compagnia – vietatissima – una sola non basta; c’è tanto bisogno di allegria, quella invocata auspicata annunciata da Mike Bongiorno, con e senza fenomenologia, degli Spiriti e di Umberto Eco.

Se fossi grande come il Cielo, vi avvolgerei con il mio spirito, ma sono un meschino osservatore, pigiatore compulsivo, ammiratore del Dottor Fabbreschi, Mirko, in arte Capitan Fotonik, nella vita sognatore e siglista – nell’unico significato possibile, sigle disegni animati (perché i segni sono sempre Anime amati)- utopico.

Siate maledetti, o komplottisti, maledetti al cubo, voi, proprio voi, quinte colonne che spifferano tutto, gole profonde, collaborazionisti di negazionisti di evoluzionisti… mancano solo Stanislao MoulinskY e Nick Carter e le prime ombre, trivenete o della sera, che avvolgano la polverosa Laredo e/o San Giacomo di Rialto (25 marzo 421 d.C., Mondo Prima). Rispettando i fusi.

Il mondo ormai è in mano ai fusi: di ogni specie genere tipo professione. Tutti fusi per i magici rimedi: chi li anela come feticcio traumaturgico, chi già apre i forzieri perché sa che le ondate, le maree continueranno e il mercato, globale – what else, Baby? – ne esigerà di nuovi e sempre più potenti, ad ogni minima mutazione stagionale; quelli orari, sempre fusi, i più normali tra i normali.

Ci vorrebbe davvero un mercoledì da Leoni, bianchi, come Kimba; oggi purtroppo, non si adombri il Padre degli Dei, è il giorno a Lui dedicato, senza tralasciare Durante degli Alighieri; ma la gran cassa, mediatica non funebre, ci ha assordati a dovere, come a rammentarci in poche settimane e mezza, con dovizia di scabrosi dettagli (famiglia di usuRai…), i 7 secoli passati.

Toshiro Mifune, 7 Samurai: dove siete? Vitto e alloggio garantiti – frico e refosco, dal penducolo rosso a profusione – se acconsentite a liberarci, dai giochi gioghi giocate, sporchi malsani fraudolenti. Forniture a vita.

Restiamo in Giappone, Yamato origine dell’Armonia e del Sole, visitiamo i Teatri d’Ombra, quelli più lontani dalla capitale; lanterne magiche, fantasticherie misticismi realtà onirica, sapienza artigianato arte; rammentiamo tra le storie di personaggi d’ombra talvolta più vivi degli uomini che ogni nostra vita è appesa a un’ombra. L’incanto la meraviglia il miracolo è proprio questo.

Sai, Gianluca Gill, amico etneo, il gatto può essere molto vivo o molto deceduto – Re Gatto è morto? Viva Re Gatto (di Schrodinger)! – allo stesso tempo (esiste solo questo momento, hic et nunc), all’unisono, in contemporanea, in diretta streaming universale; dipende dal momento e dalla qualità, dell’osservazione e dell’osservatore. Me lo hai insegnato Tu, con un disco quantistico, narrando una canzone che mi faceva piombare in uno strano stato, come in un disco di Franco Battiato.

Una particella subatomica può davvero essere rilevata? O abbiamo a malapena la fioca illusione di intuire un ampio ventaglio di probabilità, di decifrarne posizione, grandezza, moto? Onde su onde, una immensa vela: traiettorie mai lineari, mai rette – oneste e coerenti, solo a sé stesse – inafferrabili, indescrivibili, equazioni misteriose arcane irrisolvibili, perfino per Einstein, così fuso in crisi d’ispirazione, d’intuizione da essere finito – a lavorare in banca? giammai – ad accettare il ruolo di medio marketting magnager per catene di supermercati pseudo popolari: alimentari, eppure sempre catene.

Heisenberg, finalMente, ride, risanato.

Il giornalista italopiteco, bolso più che mai, ci fissa nelle pupille guardando dritto in camera, non solo tele, ma proprio la nostra, camera della Notte e come un archeologo reduce dalla profanazione della Piramide del Faraone – non escluderei a priori la Faraona – o il tempio maledetto dei Sacerdoti, denuncia: se so’ inguattati i rimedi e anche la ricetta originale dei tonnarelli alla gricia.

Per gli elisir, di lunga o decurtata linfa lingua esistenza, mettiamoci sopra un condono, tombale, ma non si scherza con la Sacra Gricia.

Buon appetito – giovedì gnocchi (meglio al femminile, per non incorrere nelle ire funeste del MiTu?) – tanto al tritar delle somme, auguste palme, si tratta sempre de magnate: di pochi, a spese dei quasi tutti.

Dio non giocherà a dadi con le regole dell’Universo, ma inventando la paradossale – per noi limitati bipedi – meccanica quantistica ha dato prova ontologica di umorismo: ironia, però divina.