Centri di gravità, ombelichi permanenti

Ombelico ombelicale , al bando bombe e tombe.

Don Onfalo, Vi aggrada il mio scudo ombelicato? Che magnifico chiostro, quello del Bramante.

Sbellicarsi, come lieto auspicio: dalle risate, perché nelle risaie del Mondo la vita resta ancora agra amara grama. Umida.

Recidere rescindere troncare, di netto: cordoni ombelicali, spesso cordoni umanitari, ché dobbiamo pensare prima ai nostri, prima a quelli di casa nostra, soprattutto affari.

Io: brevissimo sintetico, praticaMente nullo, diario quotidiano.

Ombelico rivoluzionario, sensuale eppure materno; scoprire l’ombelico: è nato prima l’ombelico o il grande varietà del sabato sera in tv? Correva l’anno 1970, nel Mondo Prima (prisma).

Chissà se gli anni corrono alle Olimpiadi, di certo, fuggono le vite degli uomini.

Ombelico sconvolgente, Artista futurista elegante, Raffaella da Bellaria – l’aria bella della Tua terra ti faceva bella, davvero – portatrice sana composta armoniosa di ombelico nudo; nudi alla meta, metà nudi: ombelico in fuori, pancia in dentro.

Lady Ombelico, ballando con naturalezza e semplicità, contro ogni pregiudizio prevaricazione pre concetto, sapendo con convinzione che il preconcetto non è l’ouverture di un pensiero, ma la sua indecorosa negazione.

Non so se esista una sola grande chiesa laica che va da Bellaria Igea Marina alla Cordigliera delle Ande, non so se un caschetto biondo e due gambe guizzanti siano icone così potenti da sbaragliare censure e ipocrisie, ma esiste una sola grande Umanità che ogni tanto, quando guarda nello specchio non cercando la propria immagine riflessa, riesce a visualizzare i volti di tutti noi, delle Persone, dei Popoli. A tutte le latitudini, annullando distanze egoismi solitudini.

Un ombelico di gravità permanente, leggerezza immanente, centro di attenzione e rotazioni gravitazionali cosmologiche cosmogoniche, centri per il lavoro; il lavoro nobilita, ma solo se comprende diritti e dignità, come da Costituzione, non neo schiavitù spacciata per pseudo modernità epocale.

Amici fragili, ma amicizie fortissime, Amici silenziosi: quando l’esempio è sostanza, solo sostanza, pura sostanza, zero apparenza e rare rarefatte parole; anche le parole rischiano di diventare inutile zavorra, convenevoli rococò, retorica sentimentalista; l’incontro tra due grandi Introversi non sfocerà mai in un romanzo, ma in un legame romanzesco epico, contro ogni logica e a insaputa della identità ontologica dei due Uomini in questione: Rombo di Tuono e Faber, Faber e Rombo di Tuono. Legami di sangue spirituale, legami di affinità elettive geografiche morali etiche, la Sardegna come scelta e filosofia esistenziale, le scelte di vita ribelli, l’innato senso della Giustizia a favore degli esclusi, contro ogni forma di prevaricazione e potere. Un solo incontro, molti sguardi, molte sigarette, pochissimi fronzoli: Gigi Riva e Fabrizio De Andrè, artisti unici irripetibili, ognuno nella propria Disciplina. A teatro in uno spettacolo di Federico Buffa e Marco Caronna, rivive il momento del dialogo muto tra i due, “con l’aiuto del nipponico telefono del Vento, escamotage magnifico per la tutela e conservazione della Memoria, perché i fatti e soprattutto le Persone che non sono più qui fisicamente, non sono mai davvero perduti se qualcuno li rammenta”.

Ombelichi ambientali, dovrebbero essere quelli che ispirano ogni nostra nuova strategia socio economica mondiale: non da oggi, né da domani come prevedono i fumosi ingannevoli menzogneri progetti governativi nazionali e planetari. Da ieri.

Chiedi alla Generazione Z, alle Ragazze e ai Ragazzi di 15 anni d’età chi fosse Arne Naess, filosofo e alpinista norvegese: altro che resilienza, sostenibilità e multinazionali fossili riverniciate di verde. Fu Lui, vero autentico gigante del Pensiero delle Vette e delle vette del pensiero a fondare l’Ecosofia, padre creatore nobile della Deep Ecology, in netto contrasto e opposizione – quando si dice essere agli antipodi – con l’ecologia usa e getta; ecologia da spot, ecologia markettara da indossare oggi alla bisogna, come certi sedicenti sindaci, pseudo amministratori delegati di qualcosa, politici intrallazzatori del bieco storto Mondo Dopo. Ispirato da Spinoza e Gandhi, il professor Naess fornisce non precetti teorici, ma autentici prontuari per la vita pratica degli umani attraverso saggezza ecologica e armonia: perché noi siamo l’Aria che respiriamo. Nessun pauperismo punitivo, di cui blaterano gli ipocriti aedi prezzolati del regime liberista, ma “profondità e ricchezza dell’esperienza, eliminando uno dei dogmi cari alla miope, ottusa società tecnologica, quella del consumismo senza limiti: l’intensità”.

L’Ombelico del Mondo è profondo, ventre materno che protegge e alimenta la profondità della Gioia e non l’effimera superficiale felicità, il gemellaggio delle filosofie non il loro strumentale contrasto permanente, il perseguimento del bene dolce, mai più il dominio dei pochi eletti sui molti condannati.

Gli stormi delle Rondini anche quando sorvolano l’Altopiano eritreo non perdono la flemma, la livrea, la trebiSonda, l’Ombelico universale; come dicevano Nonna Erminia e i vecchi Lupi di Mare: Rondine in volo radente, pioggia imminente;

non so se gli stupidi possano partire alla riscossa, ma galleggiare dentro i Fiumi in piena, forse sì.

Ombelico all’insù.

Chi visse sperando (nel CapoDanno)

Pagina dell’Attesa, messianica.

Il povero 2021 non è nemmeno nato, eppure tanti troppi tutti lo attendono al varco, al valico con il suo corteo di Elefanti dopo il faticoso passaggio sul Brennero: già carico non solo di auspicati rimedi, ma di responsabilità e compiti supremi – i destini spesso sono inscritti nei nomi e nei DNA – scelto per sostituire destituire detronizzare depotenziaRe il suo predecessoRe; sperando rammenti da subito di non essere stato concepito bisestile, magari bisessuale, ma bisestile proprio no.

Nonna Erminia diceva – chi visse sperando, morì… cantando. Voglia di cantare saltami addosso, gorgheggia tu, che mi non posso, ostrega. Anche la Commedia non solo è finita, ma poco divina, confidiamo resista etilica, ché si sa l’alcol conserva e disinfetta.

Curiose coincidenze, ma se non balzi a bordo sono treni verso il nulla; la Congiura dell’Universo per renderci saggi trionferà, finalMente? Sono tutte fuck news, create ad arte senza regola dai soliti komplottisti del web: magari fossero Leoni almeno alla tastiera; o pastiera partenopea. Da quando anche lo storico Gambrinus di Piazza Plebiscito ha chiuso i battenti, il commissario Ricciardi demoralizzato ha smesso di vedere le anime dei Morti.

Come direbbe la Mia Amica Scrittrice (grazie Odette), la promessa dell’Alba è essa stessa alba? Chissà, non smettiamo di cercare le risposte e soprattutto non abdichiamo, non anneghiamo, magari in acque fetide, alle domande, quelle essenziali vitali giuste.

Alba livida, ma anche – senza prezzemolone veltroniano – lì vida, da qualche parte ai piedi della fioca luce dovrebbe esserci Vita, magari nuova, magari vera.

A Tutte e Tutti, buon balzo o sbalzo verso un futuro, qualunque, comunque: a scanso di equivoci, indossate il caschetto e allacciate le cinture, se sono sicure, meglio. In caso di guasto (Uasto?), anno comprato nuovo, guasto e/o difettoso, senza diritto di ReCesso, chi crede preghi (magari non San Gennaro, si è messo in aspettativa), tutti gli altri si abbandonino senza ritegno ai consueti riti apotropaici. Unica certezza, il canto di battaglia del leggendario Borgorosso Football Club: chi si estranea dalla lotta è un gran fijo de mihi ignota est.

– Ho visto la Luce, in fondo al tunnel (Tunnel of Love?)!

– Ma no, tonto (il fedele alleato nativo americano di Lone Ranger?), è solo il riflesso di una lampadina dentro una pozzanghera, sull’asfalto nero, lucido, almeno lui, causa pioggia.

Riascoltiamo Rain and Tears, nella duplice versione di Demis Roussos e della divina Dalida, senza Sansone, divenuto nel frattempo, dopo precoce calvizie, coiffeur delle Stelle;

se non sarà Luce, possa la Pioggia lavare via o confondere le lacrime.

p.s. Le coincidenze: ultimo giorno dell’anno, ultima pagina del Quadernaccio cartaceo, quello degli appunti pre brutta copia on line.

SALGARI, LA NONNA E LA BRISCOLA

Ogni tanto, molto di rado, qualche anima bella, qualche scriba dei quotidiani locali, tirava fuori la trita storiella: per carità, bravo è bravo, ma non corre, nel calcio moderno nessuna squadra può permettersi giocatori fermi…

BradHypo tra le varie caratteristiche caratteriali non annoverava la permalosità: – Nel calcio c’è chi corre e io lo ringrazio, di cuore; e c’è chi pensa: io penso.

Le sue risposte somigliavano ad aforismi filosofici (o a certe battute dei film di Sergio Leone) e di solito avevano il potere di disarmare gli interlocutori più critici e polemici. In fondo, alla fine, tutti o quasi gli volevano bene e cominciavano a prenderlo in simpatia.

Solo una volta in effetti lasciò tutti noi interdetti esclamando una specie di simil blasfemia: – Zio Canaco, ho sbagliato carico!

Durante una finale del torneo annuale di briscola tra le osterie locali, si lasciò sfuggire, conscio dell’imminente disfatta, questa imprecazione che sembrava più una citazione geo letteraria: lo era. Con umiltà e senza sfoggio, raccontava che era stato dai tempi dell’infanzia un salgariano doc, anzi docg; quindi l’esclamazione era da ritenersi un omaggio al popolo dei Canachi, a Sandokan, ai Tigrotti della Malesia. Al Sandokan letterario, protagonista del ciclo malese (per Brad, la nostra squadra era una sorta di romantica Mompracem del calcio) e a quello cinematografico, l’unico: quello impersonato da Kabir Bedi nei lungometraggi – per il nostro fuoriclasse ‘accuratissime ricostruzioni storiche’ – dirette da Sergio Sollima.

Per le sconfitte sul campo di pallone, non si arrabbiava, mai: – E’ solo un gioco, Ragazzi…

Quella volta però al tavolo da briscola, sembrò, non potrei definirlo turbato, ma pacatamente contrariato, sì: – Come diceva mia Nonna Epifania (ennesima Figura mitica, da lui considerata eterna fonte d’ispirazione) chi ha una strategia vincente con le Trevigiane, ha una strategia vincente per la Vita.

Fu così che per un punto Martin BradHypo non perse la cappa, né la capa, ma la partita e l’ambita confezione da 6 bottiglie di Ribolla Gialla, messa in palio come premio finale per i Campioni di Briscola, sì.

BradHypo era questo e molto altro. Un tipo straordinario, ma che non lo dava a vedere; un tipo unico e originale, senza averne l’aria, senza darsi arie, senza farlo pesare sugli altri.

(Continuerà???)