I Maggio: Festa o Spiga?

Pagina delle Spighe, varie assortite sparse sul terreno, dopo la mietitura.

Pagina delle Spigolatrici, non solo di Sapri; in oMaggio alla correttezza formale politica istituzionale del Mondo Dopo, non tralasciamo di menzionare gli Spigolatori: chi sono costoro, forse figli di un dio delle messi, in tono minore?

Caro Statuto, ti sorprenderebbe assai – ammesso Tu non ne sia già a conoscenza – quanti Artisti Letterati Poeti Navigatori forse anche Santi, siano stati colpiti (da una spiga, in fronte?), ispirati dalla romantica figura delle Donne spigolatrici; romanticismo sì, per la presunta purezza della vita umile nei campi, consapevoli però delle fatiche bestiali dell’agra quotidianità.

Curiose coincidenze: Le Tre Spigolatrici, di François Millet, dipinte nel 1857 in grande formato, quello di solito riservato ai quadri celebrativi di gesta eroiche e storiche, furono una denuncia e uno schiaffo in faccia all’arrogante borghesia dell’epoca che poco gradiva anche solo vaghi accenni alla povertà delle masse; ma le schiene ricurve delle Tre Grazie dei Poveri sono colline del disonore per chi in ogni era, anche qui nel Mondo Dopo, rifiuta la realtà e la responsabilità delle condizioni disumane cui sono condannati, senza colpa, milioni di propri simili. Anche Vincent, Van Gogh, ammirato, si cimentò in una copia dello scandaloso dipinto.

Nel 1857, il rivoluzionario Carlo Pisacane sbarcò prima a Ponza, liberando 300 (323, pignoleria storicistica) prigionieri, alcuni per reati politici – Loro, senza tema di smentita, veri patrioti – e in seguito, insieme a loro, nei pressi di Sapri, per sottrarre i braccianti al giogo di sfruttamento e schiavitù dei Borboni, ma la Storia sa essere cinica e spietata: i contadini, scambiandoli per briganti, allertarono l’esercito borbonico che con l’aiuto degli stessi autoctoni, sobillati a puntino dai reazionari, trucidò quasi tutti i liberatori; ah Luigi, eran trecento, eran giovani e forti, ribelli in nome della Libertà, arrivarono un mattino a bordo di una barca in mezzo al mare… laggiù in mezzo al mare, ci stan camin che fumano, forse fili di fumo di pire funerarie galleggianti, per celebrare ideali e idealisti. Cenere nel Vento.

Quel ‘maledetto’ 1970 del Mondo Prima rispunta a ogni ricorrenza, volenti nolenti, maleolenti di sospetto, sospesi presagi: la 300 – nel senso della legge n. – era Giovane e Forte, ma ignara della sua sorte, molti anni dopo, incontrò Sora Morte, istigata da menti traditrici cospiratrici; a pensarci, gentile Statuto, anche Tu con obsolescenza connaturata, come tutte le umane cose, potresti recriminare, ma sei documento superiore; a pensarci ancora meglio, non per scadere, come prodotto confezionato, nelle vicende personali, considerando che siamo coevi, forse anch’io, oggi, non mi sento troppo in forma.

Il paradigma vivente di transizione e resilienza – quelle vere – si chiama Jonathan, testuggine gigante delle Seychelles, per quanto sappiamo, animale più longevo del Globo; arzillo vecchietto di 189 anni – i suoi primi 189 anni! – trentenne vide con distacco la guerra civile tra gli stati del nord e del sud negli Usa; cinquantenne, fu trasferito, magari non per sua volontà, ma con invidiabile flemma, sull’isola di Sant’Elena, proprio la stessa dell’esilio napoleonico, dove vive tranquillo ancora adesso: non Bonaparte, Jonathan.

Non so se questo mondo sia stato creato per finire in un bel libro (liber…), come sosteneva il poeta Mallarmé; certo sarebbe confortante se da bei libri, traessimo ispirazione per progettare un mondo nuovo, equo e libero; come scrisse l’ineguagliabile Gianni Rodari, sarebbe magnifico se tutti potessero leggere (ottimi) libri, non (non solo) per diventare scrittori e poeti, ma per non diventare schiavi: mai più.

P.S. Canzone del giorno, Il Mantello e la Spiga (Franco Battiato).

P.S. II Numismatica del giorno, monete dell’Impero romano, con le spighe di grano nella Cornucopia, simbolo di abbondanza ricchezza benevolenza degli Dei; in alternativa, le gloriose 10 lire del 1951. coniate dall’Istituto poligrafico e Zecca – nel senso di battere conio, non ideologico – dello Stato.

Colonne infami e Utopie

Pagina della Colonna, Piazza Colonna, Colonna infame infamante o di semplici morti di fame?

Forse quinta colonna, colonna della quinta, gola profonda, perché una spia, non necessariamente dal freddo, talvolta anche a L’Avana, si trova sempre. Pazienza, se non mi ama.

Arrivò di notte, anche se piazze vie vicoletti scorciatoie nascoste e scorci erano stati da tempo e per tempo bonificati e desertificati (anche perché volevamo dare una robusta mano ai mutamenti climatici e genetici). Scortato da un’imponente colonna militare in assetto da guerra.

Di notte, non con il favore ma con tutto il sinistro fervore delle Tenebre, giunse l’Araldo; Araldo del Potere, Araldo dei Negromanti (non gruppi pop del Salento), Araldo dei Neo Leviatani, incaricato di affiggere il terribile nuovo reale cogente editto (Ei lo disse…) alla colonna virtuale; affiggere per affliggere e infliggere; i cittadini non dovevano sapere, i cittadini dovevano solo rassegnarsi e ubbidire, in silenzio, a testa china, chinando la testa al cospetto dei tiranni insinuati ormai perfino nell’intonaco della Stanza dei Bottoni. Prostrarsi prostrati.

Bottoni colorati, ma non nuove battaglie dei bottoni, né passatempi ludici per i Bambini del Popolo.

I piccini, infingardi e imbroglioni, piccole spore del Demonio, in realtà ci odiano, sono loro i nostri nemici più letali, sono gli Untori.

Il Potere aveva deciso: una enorme U scarlatta di stoffa sarebbe stata tosto cucita da aziende tessili governative, sugli abiti destinati agli Untorelli (come agnelli sacrificali) che spargevano la peste del nuovo millennio, baloccandosi tra vairus e pandemie, nel Mondo Dopo, terrorizzato e infelice.

Pagina della Colonna cui legarono tutti i Bambini, Pagina dedicata ai Bambini di Prima che eravamo noi, ma lo abbiamo rimosso dalla memoria, abbiamo tranciato di netto tutte le Orecchie Acerbe rintracciate.

Pagina di quelli che oggi odiano i Bambini, detestano il Futuro perché sanno che non ne faranno parte, odiano i Bambini e li condannano, senza diritto di replica difesa appello, alla carcerazione preventiva, in attesa di caricarli tutti sulle astronavi in costruzione nei laboratori dei nuovi magnati, magnaccia del denaro fasullo e delle leve di comando, astronavi per deportare i fastidiosi mocciosi in una qualche dimensione del Cosmo. Abbandonandosi poi a nuovi inutili fatui fasti.

E Tu, signor Rodari, cos’hai da guardare? Resta nel tuo limbo etereo, inutile irrilevante; educare, imparare dai Bambini, giocando seriamente con Fantasia? Può mai essere affidabile efficiente produttivo un tizio che si fa chiamare Gianni? Grammatica della Fantasia, ppfffui!!!

Non abbiamo ancora capito che la Tua ‘letteratura infantile’ è lo strumento più potente per ammaestrare i sedicenti adulti, per guarirli dalla loro atroce banale aridità.

Laika scodinzolando tra le Stelle, attende i nostri Marmocchi (Occhi di Mare) …

Lei sì, li renderà liberi e gioiosi, con il senso di Gianni per l’Utopia.

Finalmente.

p.s. Utopia aveva una sorella maggiore che si chiamava Verità senza errore… ma questa è un’altra Storia.