Valle oscura (salvare la selva e anche i selvatici)

Ritrovare il cammino, perdere il passo, sbagliare sentiero.

E’ facile accedere ad una valle oscura, anche se non sai come e cosa fare.

Se i nostri ricordi, la nostra storia, le storie di tutti noi fossero confinati dentro le nuvole, atmosferiche e virtuali, come potremmo poi accedervi, in caso di necessità? Il passato – scostumato, dispettoso – non è cristallizzato in una goccia d’ambra millenaria, è cangiante mutevole irrequieto, fuggevole, come il mercurio.

Rinominarsi, ognuno come gli garba, con l’identità che preferisce; da uomo a donna, attraversando tutti i gradi gradini, anche gradoni di Zeman, delle opzioni; come dice un vero uomo di mondo con pseudonimo femminile: meglio essere pesci rossi dentro la solita boccia o salmoni contro corrente che poi temerari abbandonano il loro fiume per scorrazzare tra i perigli imprevedibili dei vasti oceani?

La vera odissea è peregrinare verso l’ignoto o riapprodare a qualche Itaca, ignota forse più del cosmo sconfinato? Sono più astratte – l’altra faccia del pragmatismo? – le utopie dei ragazzi del ’68, o quelle dei giovani mutanti della generazione Z (Zorro? Una Volpe leader sarebbe sempre una benedizione) in questo Mondo Dopo, bislacco, ma prevedibile nelle solite magagne mancanze degenerazioni umane?

L’utopia è energia pulita e rinnovabile per alimentare progetti veri e rivoluzionari, o solo chiacchiericcio pseudo intellettuale, per darsi un tono? Tono su tono, dal visagista, quello delle dive, in contumacia di vere divine?

Attenzione: si fa presto a dichiararsi pronti al tuffo del salmone, per poi effettuare invece il salto della quaglia e finire dentro il solito, affollato ballo della cadrega, poltroncina, poltronissima, abusiva ma secondo la legge. Come certi disastri ambientali, crimini contro l’Umanità e contro la Terra, resi possibili seguendo pedissequamente i codici e codicilli di certe norme perverse.

I nazisti dell’Illinois sono insopportabili, ma anche quelli mimetizzati in certe sedicenti democrazie non paiono troppo affabili, né affidabili, soprattutto quando sparlano di pace, ma sono coinvolti mani piedi testa e pancia – anima no, sono sprovvisti dell’attributo – nel lucroso vortice affaristico di armamenti ed energie fossili; meriterebbero un giro di charrette calesse, carrello, biroccio che dir si voglia, per costringerli a imparare quell’oscuro oggetto del desiderio della stragrande maggioranza dei popoli terrestri: progetti partecipati di pace e democrazia.

Se perfino i gorilla della reclame esortano a restare umani, possiamo davvero deludere quel visionario che auspicava come festa per tutto il Mondo la capacità di fare la pace, prima – molto prima – di farsi la guerra? Con arguzia, Passepartout disegna perle: Darwin aveva intuito che sopravvivono non gli animali più forti, ma quelli che sono in grado di adattarsi all’ambiente, non aveva previsto che l’ambiente non sarebbe stato in grado di sopravvivere a certi animali.

Noah, maga di solito gentile, quale consiglio regaleresti ad una contea nella quale fiori, arbusti, erbe, vegetazione varia e variegata pare abbiano smarrito ogni traccia, anche minima, dei propri naturali profumi?

Qualcuno deve sempre, per forza, per amore, per amore della forza – con la forza dell’amore – comandare? Plebiscito – elmo di Scipio, o plebe di scito? – per designare un poeta alla guida o lasciarsi guidare a briglie sciolte, senza briglia alcuna né mordacchia, dalla sola, pura poesia? Dilemmi: la sentenza sarà ardua, ma rispettosa della metrica.

Alla fine, andiamo sempre tutti via;

la tragedia è questa, la vera valle oscura immensa, immersa nel terrore,

è quella abbandonata, quando fuggiamo via:

da noi stessi.

Leopardati, forse

Pagina del forse, parola più bella del vocabolario;

non lo dico io, lo scrisse Giacomo, Leopardi.

Dalle truppe cammellate di certe schiume dei sargassi, mucillagini infestanti delle nostre società in disgregazione, alle truppe leopardate, anzi leopardiane: un bel passo in avanti, il passo del Leopardi. Forse.

In ritirata, sulla collina, almeno, anzi ameno, buen ritiro. Forse.

Vivere, sopravvivere all’ombra, nell’ombra dello ieri, prima che venga Domani, a esigere tributi decime gabelle balzelli – anche sul posto – omissioni, ossessioni. Forse.

Le vite degli uomini si intrecciano come fili di canapa, anche quando questi uomini non si incontrano mai, anche quando percorrono epoche distanti o lievemente comunicanti tra loro; credereste all’incredibile forza vitale – resilienza, vade (nel) retro bottega – di un infaticabile, orgoglioso lavoratore nipponico, capace di sopravvivere a 2 ordigni atomici, per poi concludere il cammino terrestre a 93 anni, da attivista contro il nucleare? Credereste alla forza del destino, del fato, del caso – dadi in un bussolotto nelle mani degli dei capricciosi – che si abbatte sull’esistenza di un intellettuale francese, nemico dichiarato dell’atomo nocivo e della meccanica senza anima, il quale scegliendo un giorno di viaggiare non in treno, come inizialmente previsto, ma in auto, muore a causa di un incidente stradale? Non saprei dire se esistano sottilissimi gangli invisibili che ci collegano tutti all’Uno metafisico o se sia in fondo possibile trarre, se non una morale, almeno qualche piccola preziosa lezione dalle vite degli Altri che non sono noi: più che il presunto ritorno dell’atomo verde di pseudo IV generazione, temo gli istinti voraci amorali acefali del bipede, forse progredito nelle tecnologie esterne, ma rimasto bloccato alla prima generazione, primordiale e belluina. Forse.

La scienza – ah, questa scienza, sostitutiva di Mamma Rai, quante cose fa solo per noi – ci avverte (chissà poi perché gli avvertimenti più mediatici, mediatizzati della scienza somigliano sempre più a minacce, a ricatti) che un enorme asteroide nomade nel cosmo rischia di schiantarsi sul nostro Pianeta in data 6 maggio, con effetti potenzialmente catastrofici: asteroide vagabondo non ti temo, hai il passaporto in regola? Hai completato il ciclo di inoculazioni di magico rimedio? Sei fornito di apposita, regolare mascherina ffp2 – anche quelle di Zorro o Diabolik, potrebbero andare bene – per atterraggi all’aperto o nei locali pubblici? In caso contrario, schiantati da qualche altra parte nell’Universo.

Ti invio il messaggio, l’imperativo categorico in codice, tramite alfabeto, Alfabeto Forse.

Lo Zibaldone dei pensieri non equivale a un rassegnato zì badrone: il potere è contenuto nelle mani del tiranno o nelle passività dolente di chi si rassegna senza combattere alla schiavitù? Eterno dilemma che non significa lemma doppio, casomai, angosciante problema al quadrato. Forse.

  1. L’immaginazione è il primo fonte della felicità umana. Quanto più questa regnerà nell’uomo, tanto più l’uomo sarà felice.
  2. L’arte non può mai uguagliare la ricchezza della natura.

Giusto per non smentire la fama di inguaribile ottimista, anche un po’ zuzzurellone del Leopardi:

sempre forse;

sia chiaro, senza tentennamenti.

Pagina celebrante, Neri senza camicia

Pagina per celebrare – cerebrale – il Padre della Patria; uno dei tanti?

Il Più, tra i tanti; anzi, l’Unico vero, ma resta il dubbio: Lui lo sa?

Celebrare di nuovo, per almeno un anno, dopo i 700 ormai trapassati.

Feste festicciole festini – basta cene eleganti, per carità – in assenza del Festeggiato, auspicando, rispetto al precedente centenario targato 1921, che siano assenti soprattutto novelli camisados neri, nel senso delle camicie.

Tutto bello, tutto giusto, tutto lodevole, ma la Poesia dov’è?

Forse è emigrata – grata a metà? – in Nuova Zelanda, tra i Maori (autoreferenziale) tra le piantagioni di Kiwi selvaggi ribelli, nuovo punto cardinale per la salvezza della Natura e per la genesi di energie ecosostenibili, a prova di eco e perfino di Ambiente; le sedicenti potenze, deambulanti sulle gambe incerte degli uomini, quelli che si schierano ideologicamente, ma per profitto invitano o si fanno invitare a sontuose tavole imbandite con i peggiori nemici: esigiamo non riducano come sempre tutto a guerra, macerie, sfruttamento letale.

Celebriamo l’Inferno, ma se proprio deve essere un giorno con Giudizio – tanto per campare, cambiando – sia quello di Dorè o del suo figlio d’immaginazione Go Nagai; con Devilman che per amor di una Ragazza tradisce la sua setta/bolgia, per diventare povero diavolo uno di noi e restano forti dubbi se per Lui sia stato un progresso.

Soluzioni geniali in quantità industriale: endemizzare le pandemie, esternalizzare le intelligenze, le menti pe(n)santi; lo sapete, anche le Uova non vogliono più uscire, non si sentono sicure, pretendono ognuna la propria camicia, senza baffi, ma di Forza: che la Forza sia con voi.

Costruttori – beati siano quelli di Pace – e Responsabili: sono sinonimi, succedanei, surrogati come il fascistissimo caffè di cicoria, equipollenti, complementari, sodali, solidali (inutile illudersi), sondabili, solubili, collusi et simili aggeggi?

Tentare di illuminare il senso – le direzioni di marcia – delle vite degli Altri, per non vedere, rinunciare a vedere la propria; crogiolarsi nei petali di chimera di poter vivere 1.000 vite alternative, credendo di evadere dallo Spielberg della propria.

Robin Hood, D’Artagnan, Zorro, Lupin potrebbero, forse dovrebbero essere di pelle nera – vorrei la pelle nera – cosa ci sarebbe di strano nell’infrangere frusti cliché e tradizioni narrative, se alla fine della fiera dell’est, arriviamo tutti dall’Africa?

Quale scandalo, se perfino nel duro, spietato, razzista Far West il più incorruttibile e efficiente vice sceriffo fu Bass Reeves, uomo nero, capace di arrestare oltre 3.000 criminali, tiratore infallibile, altro che texani biondi dagli occhi e dai cuori di ghiaccio. Per tacere di messicani, cinesi e altri uomini neri che coprirono le falle bianche nelle fila dei cow boys e nella costruzione delle reti ferroviarie, ma l’ipocrita bibbia propagandistica hollywoodiana ha spesso prodotto non sogni, ma balle di fieno, poco sostenibili, molto infiammabili.

Fondamentale non si plachino mai i ticchettii o i ronzii di macchine per scrivere, tastiere tenaci, capaci di tenere in vita il Mondo, anche quello Dopo.

Insieme a una Pitura Freska, a una nuova Umanità, aspettiamo ancora il primo Papa nero, la prima Donna presidenta, presidente, presidentessa della Res Publica:

esagerando, magari nera anche Lei.

Licheni (eni out forever)

Pagina del Cinema Muto.

Ammutolito finto muto come il fedele aiutante di Zorro, che non a caso fu Eroe del bianco e nero, ma sapeva lasciare il segno: sempre, quella vecchia Volpe.

Muto al cospetto di un teatro vuoto, applausi scroscianti a scena e platea chiuse, come diceva Quello: ‘stand’ ovation (ovescion tagliatelle?) senza mani e senza pubblico, precario equilibrio sanitario mentale artistico.

Muschi licheni funghi atomici impazzano folleggiano si sballOccano (il balocco è passatempo arcaico) tra rovine fatiscenti putrescenti marcescenti di teatri in rovina, Verdi di bile e ribelle vegetazione.

Più streaming per tutti e vinci le elezioni: virtuali, ovvio! Anche in rete troppo rumore troppi colori sgargianti sgangherati sgraziati quindi falsi, troppe accozzaglie baggiane (non ammiratori di Baggio, Roberto) stolide ottuse; quanto avremmo bisogno di sbattere finalmente contro spigoli acuti.

Voglio naufragare annegare – anche amaraMente – in un Oceano di Silenzio, asciugarmi all’Ombra della Luce:

viaggiare pericolosamente dentro sé stessi prima di vagare per il Mondo, inconsapevoli inadatti al volo mediocri per eccesso di banalità.

Scalare il Monte Ssori, senza piccozze senza attrezzature a mani e piedi liberi, con mente aperta sull’orizzonte sperando di incontrare la Pantera maculata delle Nevi tibetane, raggiungere il Nirvana o almeno i Giardini della Pre Esistenza: discettare optare se sia meglio dominare (essere dominati) o prendere cura (La Cura, non è solo la Canzone più bella del nostro sistema solare), abbandonare (essere abbandonati, mica abbonati) o accompagnare (cum panem e anche circenses, bando alle avarizie), escludere – stiamo vagliando a 360° e oltre – (essere esclusi) o accogliere, aggredire dire cose aggre (essere aggri e aggrediti) o risanare, essere pre datori di Umanità invece di predatori di arche inesistenti e perdere definitivamente il nostro soggiorno in comodato d’uso, ma privilegiato, su questo Pianeta.

Sul podio cosmico, il Direttore d’Orchesta ci ammonisce: là fuori la realtà è crudele, meglio restare dentro.

Nessuna medaglia d’argento, o di latta o di cartone o compensato (senza compenso), dobbiamo decidere hic (pardon! Salute! Occhio ai Leones, oggi sono un po’ suscettibili) et nunc (est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus: memento Opus, Live is Life) se percorrere senza ri pensamenti i sentieri del Riscatto – prigionieri dei nostri falsi idoli, della nostra falsa personalità – e della Liberazione dalle catene della pseudo comunità-mercato globale.

L’unica cittadinanza attiva solida solidale da ottenere dimostrando di conoscere la Lingua della Bellezza dell’Armonia della Civiltà sarebbe quella per Comunità Terra.

Un sacro principio non terra terra, ma superiore, la cui validità è inscritta con rune geroglifici cuneiforme A/B – formine da sabbie per clessidre – nelle nostre Anime, scritture favelle novelle narrazioni metafisiche e per questo comprensibili universalMente.

Tubare o essere intubati, costruire tubi di stagnola per spedire cioccolatini o turbinare nell’Etere, diventare apprendisti di Giuseppe Tubi l’Idraulico per rapinare facoltosi clienti o organizzare tour hegeliani a Tubinga?

“Vivi per Dio nel tuo vicino, Dio in te stesso, Dio nel tuo paese e nel paese del tuo nemico, Dio nell’umanità, Dio nell’albero, nella pietra e nell’animale, Dio nel mondo e fuori del mondo; allora sarai sulla giusta via della liberazione”. Sir Bindo era davvero Aur(e)o.

Sono come il paese: spaesato! Conosci te stesso te bianco te verde te di cicuta, esortava Socrate il Rompiballe (come da immaginario titolo di quotidiano sovrano populista, anche se poi la lista della spesa resta la più importante): mo’ me lo segno, grazie dottò!

“La fede non può essere data all’uomo. La fede nasce in un uomo e aumenta”. GIG dixit; GIG Robot? No, il Grande Armeno, il Mistico.

Per conoscermi, come da precetto socratico, mi sono telefonato con il cellulare (blind date?), ma non ho risposto, perché per principio non accetto mai chiamate dagli sconosciuti;

anche perché moltissimi – diciamocelo: troppi! – sono i chiamati e sempre meno gli Eletti.