Licheni (eni out forever)

Pagina del Cinema Muto.

Ammutolito finto muto come il fedele aiutante di Zorro, che non a caso fu Eroe del bianco e nero, ma sapeva lasciare il segno: sempre, quella vecchia Volpe.

Muto al cospetto di un teatro vuoto, applausi scroscianti a scena e platea chiuse, come diceva Quello: ‘stand’ ovation (ovescion tagliatelle?) senza mani e senza pubblico, precario equilibrio sanitario mentale artistico.

Muschi licheni funghi atomici impazzano folleggiano si sballOccano (il balocco è passatempo arcaico) tra rovine fatiscenti putrescenti marcescenti di teatri in rovina, Verdi di bile e ribelle vegetazione.

Più streaming per tutti e vinci le elezioni: virtuali, ovvio! Anche in rete troppo rumore troppi colori sgargianti sgangherati sgraziati quindi falsi, troppe accozzaglie baggiane (non ammiratori di Baggio, Roberto) stolide ottuse; quanto avremmo bisogno di sbattere finalmente contro spigoli acuti.

Voglio naufragare annegare – anche amaraMente – in un Oceano di Silenzio, asciugarmi all’Ombra della Luce:

viaggiare pericolosamente dentro sé stessi prima di vagare per il Mondo, inconsapevoli inadatti al volo mediocri per eccesso di banalità.

Scalare il Monte Ssori, senza piccozze senza attrezzature a mani e piedi liberi, con mente aperta sull’orizzonte sperando di incontrare la Pantera maculata delle Nevi tibetane, raggiungere il Nirvana o almeno i Giardini della Pre Esistenza: discettare optare se sia meglio dominare (essere dominati) o prendere cura (La Cura, non è solo la Canzone più bella del nostro sistema solare), abbandonare (essere abbandonati, mica abbonati) o accompagnare (cum panem e anche circenses, bando alle avarizie), escludere – stiamo vagliando a 360° e oltre – (essere esclusi) o accogliere, aggredire dire cose aggre (essere aggri e aggrediti) o risanare, essere pre datori di Umanità invece di predatori di arche inesistenti e perdere definitivamente il nostro soggiorno in comodato d’uso, ma privilegiato, su questo Pianeta.

Sul podio cosmico, il Direttore d’Orchesta ci ammonisce: là fuori la realtà è crudele, meglio restare dentro.

Nessuna medaglia d’argento, o di latta o di cartone o compensato (senza compenso), dobbiamo decidere hic (pardon! Salute! Occhio ai Leones, oggi sono un po’ suscettibili) et nunc (est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus: memento Opus, Live is Life) se percorrere senza ri pensamenti i sentieri del Riscatto – prigionieri dei nostri falsi idoli, della nostra falsa personalità – e della Liberazione dalle catene della pseudo comunità-mercato globale.

L’unica cittadinanza attiva solida solidale da ottenere dimostrando di conoscere la Lingua della Bellezza dell’Armonia della Civiltà sarebbe quella per Comunità Terra.

Un sacro principio non terra terra, ma superiore, la cui validità è inscritta con rune geroglifici cuneiforme A/B – formine da sabbie per clessidre – nelle nostre Anime, scritture favelle novelle narrazioni metafisiche e per questo comprensibili universalMente.

Tubare o essere intubati, costruire tubi di stagnola per spedire cioccolatini o turbinare nell’Etere, diventare apprendisti di Giuseppe Tubi l’Idraulico per rapinare facoltosi clienti o organizzare tour hegeliani a Tubinga?

“Vivi per Dio nel tuo vicino, Dio in te stesso, Dio nel tuo paese e nel paese del tuo nemico, Dio nell’umanità, Dio nell’albero, nella pietra e nell’animale, Dio nel mondo e fuori del mondo; allora sarai sulla giusta via della liberazione”. Sir Bindo era davvero Aur(e)o.

Sono come il paese: spaesato! Conosci te stesso te bianco te verde te di cicuta, esortava Socrate il Rompiballe (come da immaginario titolo di quotidiano sovrano populista, anche se poi la lista della spesa resta la più importante): mo’ me lo segno, grazie dottò!

“La fede non può essere data all’uomo. La fede nasce in un uomo e aumenta”. GIG dixit; GIG Robot? No, il Grande Armeno, il Mistico.

Per conoscermi, come da precetto socratico, mi sono telefonato con il cellulare (blind date?), ma non ho risposto, perché per principio non accetto mai chiamate dagli sconosciuti;

anche perché moltissimi – diciamocelo: troppi! – sono i chiamati e sempre meno gli Eletti.

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