Transumanza o transustanziazione

Pagina della transizione, ecologica però, perché ormai, a distruzione completata, siamo tutti virtuosi dell’Ambiente.

Transizione, transumanza, transustanziazione forse. I reali significati non li conosco, né l’origine etimologica; proverei, se siete d’accordo, con la trans posizione, letteraria letterale cinematografica animata: hai visto mai che cambiando punto di vista, in assenza di soluzioni, migliori almeno la prospettiva.

Nel 2021 anno II era CoVid abbiamo ri scoperto – siamo usciti allo scoperto siamo rimasti scoperti, causa plaid troppo corto – che l’ecocidio è ormai compiuto e non basterà riunire tutta l’Umanità dentro il famigerato salotto buono per trovare il colpevole; con cattiva pace dei vari indagatori di vaglia, delle meravigliose, inarrivabili Indagatrici. A questo punto, opterei per la soluzione Clauseau: abitiamo in castello medioevale a poca distanza, per caso avete a disposizione una ‘stonza’?

Siamo un puntino sospeso tra il nulla e l’infinito; nulla rispetto all’infinito, poco più di niente, rispetto al nulla. Riuscissimo a metabolizzare questa semplice realtà, saremmo anche capaci di egregie opere.

Invece ci illudiamo ci crediamo ci auto proclamiamo padroni, di cosa, non è dato sapere; tutto in comodato d’uso, per prime le nostre piccole esistenze terrestri. Il poi, si vedrà, forse: chi crede è beato, tranquillo; chi non crede, lo stesso: eppure in entrambi i casi, non riusciamo a compiere questa breve traversata, del deserto o dell’oceano, senza tormentarci, senza tormentare. Tormente a go go, fenomeni estremi, anche in assenza di colpi di genio, di ciaspole, gatti delle nevi (robotici), di baite d’emergenza.

Un compito a casa, uno solo e abbiamo fallito anche quello; la ‘transazione’ ecologica appare poco più che la pietosa, ultima inconsistente scusa dell’omuncolo fedifrago che continua a negare l’evidenza, la mascherina già consunta e ridipinta, male, di verde muffa, con la quale le multinazionali più criminali dell’Universo, balbettano per accreditarsi una ipocrita vocazione storica ambientale.

Ah, la Verità, composta di mille verità, cangianti più e meglio dei virus, le verità a soggetto, le verità opzionali, le verità selettive – come certe memorie, difensive o offensive – la nostra offerta di verità pret a porter è praticaMente illimitata; potete anche scaricare la app Aletheia.argh direttamente nei vostri device, per baloccarvi con le verità, adagiati comodi comodi sull’ennesimo divano in saldo del giorno, tutti i giorni di ogni anno.

Facile, come farsi eleggere in Parlamento dentro liste bloccate sboccate, come mentire tra applausi e cori da stadio – chiuso e vuoto – all’opinione pubblica, e se merita rispetto in quanto pubblica, resta in ogni caso opinabile, per definizione.

Vagheggiare un eterno ritorno allo spensierato consumismo senza limiti né confini degli anni ’80 del 1900, o battersi senza risparmio, senza quartiere né campanile/campanaccio per la rigorosa, esegetica applicazione della democrazia, come da dettato costituzionale del 1948? Dilemmi, non da pellegrini, amletici più di sempre.

Donne angelicate, fiori del male, affinità elettive o elettorali: Dante e Baudelaire, 500 anni di separazione e non sentirli, stesso collegio scolastico regionale mentale?

Siete già caldi? Siete già certi della certezza delle pene, se non di quella del Diritto? Siete già sicuri delle verità delle scienze? La Scienza, la summa o suoi derivati, offre Verità, incontrovertibili e indiscutibili – senza ombre di sospetti, senza ombra di lecito dubbio – o cerca un Metodo per affrontare di volta in volta gli ostacoli del cuore, certo, e soprattutto quelli del Mondo? Siamo così sciocchi e insicuri, disperati da credere che l’oggetto della sempiterna ricerca sia questa mitica verità? E se fosse – fusse che fusse – magari, il senso della scienza per l’avventuroso Mistero?

Adoro certe bugie, collegando i giusti punti puntini d’inchiostro, salienti, rivelano schegge di verità, come la narrazione: ci sono più spiegazioni logicamente rigorose nelle opere dell’ingegno narrativo o nelle dimostrate teorie scientifiche? Via al televoto e al sondaggio on line!

Caro Benjamìn, per capire davvero la fisica, meccanica quantistica cosmica, quante paia di occhi servirebbero, anche a spanne?

Magari, ne basterebbe solo Uno, per tutti: il Terzo.

Mymosa (no mose, non più Mosè)

Pagina Bianca, pagina bianca con al centro una macchia nubiforme di giallo Van Gogh.

Pagina delicata, dedicata all’Albero di Mimosa, quello che incontravo ogni mattina, durante la mia passeggiata unica e quotidiana, la mia ora d’aria.

Ci salutavamo con allegria, dialogavamo con affetto e sympatheia.

Passeggiata con annessa rappresentazione finzione illusione che i riti del leggendario Mondo Prima – uno dei molteplici inganni della mente? – fossero ancora praticabili, potessero sussistere e resistere:

pedalare, su arterie d’asfalto e su viali alberati (li abbatteranno in nome della Nuova Modernità a dEfficienza Totale) quando lo Stellone ci assiste, incursioni in edicola, commissioni e incombenze da antica vita, superata dagli Eventi.

Albero di Mimosa, Nostalghia non solo di Tarkovsky, ma della Tua arborea terapeutica benefica presenza, simbolo di Bellezza effimera. Uno stereotipo indegno figlio illegittimo della clausura che regala, non fratelli né sorelle consorti a braccia conserte, ma spazio/tempo per meditazioni, forse più accurate, forse più meditate e meditabonde; tra bende e linimenti, conforto per anime contorte.

La Bellezza? Effimera! La Giovinezza (tosto si dilegua)? Effimera!

Effimero tutto il meglio dell’Universo (l’Universo stesso): il Maggio libertario colorato foriero di fragranze inebrianti, Effimera la Verità e Sue Propaggini, ridenti e fuggitive le Realtà preziose nel momento, nell’istante (anatomia di un istante) della loro massima e più evoluta forma espressiva.

Preziose in quanto brevi, impossibili da eternare catturare distillare; distillare e suggere con parsimonia il Nettare, della Bellezza finalmente in connubio con Saggezza, da trasfondere infondere inscrivere nel nostro codice genetico; o in ciò che resta, del codex e dei geni, sempre più rarefatti rari fugaci.

Dea Balta, Balta Dea, riBalta il Mondo, Tu che orni Te Stessa con batuffoli dai petali di Sole, argentea Dea, come Elio e le Stelle sorelle o in sorellanza cosmica, donaci cinture di Luce, non per cingere e imprigionare, non per fabbricare strumenti belluini bellici, ma Armonia e Gentilezza che possano resistere per un solo giorno, o ogni giorno sappiano e vogliano risorgere; anche senza le nostre ceneri.

Pagina Bianca lacrime, Pagina in memoria dell’Albero di Mimosa, salvato dalle acque, trascinato nel fango, tratto a riva non dal kriminal tango né dal (molto di più) kriminal mose, novello Mosé, non più ormai.

Oggi Ti hanno spenta, adorata Mymosa;

non cammino.

No mas.

Il Mercato!

Pagina Bianca, pagina dei titoli da romanzo, pagina di romanzi senza titolo;

pagina dei romanzi che sono solo titolo e copertina, pagina dei romanzi che resteranno in eterno senza pagine.

Quante sono le Verità? Quante le Realtà? Infinite (almeno per gli Umanoidi), pari agli anni di programmazione dell’Universo, summa delle vite che lo hanno attraversato come Oceano senza tempo e senza approdi, flotta totale delle vite che continuano a solcarlo.

Non solo Leviatani, oppure sempre loro con divisa alternativa: i Filantropi, capeggiati dal Filantropo Supremo, quello che mentre “il morbo infuria, il pan ci manca” annuncia al Mondo con megafono virtuale: “L’elisir magico, traumaturgico, prodotto dai miei alchimisti di fiducia all’interno dei miei gabinetti ex Caligari, allevierà i vostri sintomi, ma inoculerà in voi 100 nuovi morbi”.

Non è mai signorile sbandierare i propri meriti, per questo i media restano silenti con eleganza sovrannaturale.

Un fantastico Elisir, solo per il bene e la salvezza dei Popoli, solo per stimolare la loro auto immunità e la passività totale.

“Ti inoculo i miei germi, in tutta sicurezza, al miglior prezzo garantito (100 al costo di 1!), in cambio mi cedi mente e anima; ma il mio nome resterà inscritto a futura memoria (damnatio memoriae!) nei sacri annales della Storia disumana, cesellato nel Cielo con caratteri siderali”.

Pagina Bianca, Pagina dell’Apocalisse in accezione etimologica, pagina di pasque anomale, epifanie aliene alienanti: nuove verità o insulse pellicole da tin age hollywoodiana?

Il Vairus vagabondo, il Meteorite affetto da gigantismo e l’Aracnide killer con violino…

Catastrofi socioculturali, catastrofisti da bancarella pronti a vendere il meglio del loro campionario all’offerente peggiore;

catastrofismi varj e assortiti ne abbiamo ancora, anche nella dispensa d’emergenza dentro il bunker di salvataggio (o tumulazione definitiva)?

Tranquilli, sta andando tutto bene, anzi, sempre meglio!

Ci salverà, come sempre, il Mercato, finalmente libero da ogni residuo vincolo, da ogni stramaledetta stupida legge – lacci e lacciuoli obsoleti e antiDiluviani in barba a Noé, anacronistici – rinvigorito, in quanto affrancato da ogni insulsa barriera e/o limite terrestre.

Pagina Bianca, Pagina delle teste (de) cadute;

gaudeamus, ne resterà soltanto Uno, per sua immensa grazia:

Nostro Signore, il Mercato!!!