Anima Sinfonica

Sognando Fernando, sognando Pessoa.

Se le alte aspettative individuali travalicano la realtà, come Mammuth storici travalicavano i passi alpini, abbandoniamoci al concerto degli strumenti di cuore e anima, anima e core,

Come dicevamo a Roma nell’antichità: all’anima de li mejo animacci tua, senza anima senza cuore, dove andrai?

Un buon cuore potrebbe tornare sempre buono, soprattutto se dimostra nei fatti, con i fatti di essere anche solido e robusto.

Animare la realtà, la vera anima della festa. Il presente rimasto alle spalle in retroguardia non retrograda, per coprirci le spalle e scaldare l’anima quando i tempi, non solo meteo, saranno bui gelidi tempestosi. Come nei giorni opachi di questo mondo attuale.

Guardare dentro l’anima, sperando di non trovare l’abisso che scruta rovista ribalta, dentro di noi.

Caro Lucignolo, talvolta nella vita per restare in piedi non basta essere teste, di legno, è necessario essere sostenuti da un endoscheletro, un’anima, de fero; come certi pugni in guanti di velluto che sarebbe stato opportuno sferrare al momento opportuno, sulle facce di bronzo di certi figuri oggi assisi su poltrone luride.

Nell’Antichità, non sappiamo più nemmeno se la parola in questione in sé – almeno Lei – per sé abbia senso compiuto in formazione o da compiersi sotto forma di profezia, cercavamo le Anime, tentando di sintonizzarle tramite improbabili manopole, tentavamo di visualizzarle su arcaici curvovisori in vetro spesso e solo nei rari momenti di inaudita fortuna, Esse comparivano sempre avvolte in una misteriosa nebbia grigia, tempestata di puntiformi luminescenze.

La maschera è follia, ma se la Follia è un dono degli Dei, possiamo considerarla patologia o dono divino? Sotto la maschera il vuoto, con classe però, sotto la maschera l’anima, sotto la maschera l’inganno manifesto – manifesto dell’inganno per generazioni e popoli colpiti da narcolessia – pseudo paladini della Verità, un po’ dentro un po’ esterni alla rigida cerchia impermeabile del castello dell’imperatore, abiurano per accedere all’insana distribuzione delle briciole spazzate con disprezzo e noncuranza dal desco imbandito, briciole infette.

Se la natura divina di persone e cose rende superiori a ogni realtà terrestre mondana quotidiana – superiore persino alla saggezza umana come spiega la filologa e grecista Professoressa Veronique Boudon Millot – la Follia, di qualunque tipo essa sia (amorosa, poetica, creativa) è oltre l’immaginabile e l’inimmaginabile, in stato grado collocazione celeste rispetto alle questioni del Globo, un universo apparentabile all’Iperuranio delle Idee, quelle vere quelle geniali quelle lucenti e perfette.

Augusto, divino augusto Artista, padre spirituale, davvero nobile di fatto e non di presunto sangue, avremmo dovuto trovarlo progettarlo edificarlo quel riparo per noi, troppo tardi ormai per tutto:

speriamo che almeno le Anime siano riuscite a coalizzarsi, organizzarsi, emigrare.

Forse non sono un palombaro dell’Anima come Fernando, forse non ho ancora individuato gli strumenti musicali – soprattutto scordati e dissonanti – sul fondo, di certo non conosco la mia interiorità e non la riconosco come un melodioso concerto.

Di concerto, per certo, certificato, comincerei a preoccuparmi se votassi per i sedicenti vincenti:

sarebbe il segno inequivocabile che lo scrivente o i candidati o tutti assieme meschinaMente hanno commesso degli errori, pacchiani lapalissiani;

qualora dovessi verificare una lugubre sciagurata sintonia tra le mie opzioni elettorali e i risultati finali, significherebbe solo una avvenuta mutazione transgenica, della mia Anima.

Se fossi il sogno di un sognatore, vorrei essere per lui, un bell’incubo, per rendergli interessante il viaggio onirico, per stimolare in modo adeguato la sua, di anima.

La mia anima reclama, esige quiete: Realtà, se proprio devi, ribussa, domani.

Il Mercato!

Pagina Bianca, pagina dei titoli da romanzo, pagina di romanzi senza titolo;

pagina dei romanzi che sono solo titolo e copertina, pagina dei romanzi che resteranno in eterno senza pagine.

Quante sono le Verità? Quante le Realtà? Infinite (almeno per gli Umanoidi), pari agli anni di programmazione dell’Universo, summa delle vite che lo hanno attraversato come Oceano senza tempo e senza approdi, flotta totale delle vite che continuano a solcarlo.

Non solo Leviatani, oppure sempre loro con divisa alternativa: i Filantropi, capeggiati dal Filantropo Supremo, quello che mentre “il morbo infuria, il pan ci manca” annuncia al Mondo con megafono virtuale: “L’elisir magico, traumaturgico, prodotto dai miei alchimisti di fiducia all’interno dei miei gabinetti ex Caligari, allevierà i vostri sintomi, ma inoculerà in voi 100 nuovi morbi”.

Non è mai signorile sbandierare i propri meriti, per questo i media restano silenti con eleganza sovrannaturale.

Un fantastico Elisir, solo per il bene e la salvezza dei Popoli, solo per stimolare la loro auto immunità e la passività totale.

“Ti inoculo i miei germi, in tutta sicurezza, al miglior prezzo garantito (100 al costo di 1!), in cambio mi cedi mente e anima; ma il mio nome resterà inscritto a futura memoria (damnatio memoriae!) nei sacri annales della Storia disumana, cesellato nel Cielo con caratteri siderali”.

Pagina Bianca, Pagina dell’Apocalisse in accezione etimologica, pagina di pasque anomale, epifanie aliene alienanti: nuove verità o insulse pellicole da tin age hollywoodiana?

Il Vairus vagabondo, il Meteorite affetto da gigantismo e l’Aracnide killer con violino…

Catastrofi socioculturali, catastrofisti da bancarella pronti a vendere il meglio del loro campionario all’offerente peggiore;

catastrofismi varj e assortiti ne abbiamo ancora, anche nella dispensa d’emergenza dentro il bunker di salvataggio (o tumulazione definitiva)?

Tranquilli, sta andando tutto bene, anzi, sempre meglio!

Ci salverà, come sempre, il Mercato, finalmente libero da ogni residuo vincolo, da ogni stramaledetta stupida legge – lacci e lacciuoli obsoleti e antiDiluviani in barba a Noé, anacronistici – rinvigorito, in quanto affrancato da ogni insulsa barriera e/o limite terrestre.

Pagina Bianca, Pagina delle teste (de) cadute;

gaudeamus, ne resterà soltanto Uno, per sua immensa grazia:

Nostro Signore, il Mercato!!!