Area 51, astenersi cerca Tempo

Pagina degli Alieni.

Sono entrato mani e piedi nell’area 51, senza fobie.

O si tratta di una mia personale chimera, un miraggio, un’ombra tremula onirica.

Area 51, deserto del Nevada, la meta preferita da Ufo e Alieni, là fuori – molto fuori, di sicuro – dove nemmeno Scally e Mulder da X Files con passione, sono mai riusciti a trovare la mitica Verità, o brandelli di quelle che ricordavamo.

Non saprei dire né digitare, ma almeno un alieno, uno solo l’ho incontrato: me stesso.

Alieno con gli occhiali da sole in stile Cary Grant, ove risulti impossibile emulare quello stile e soprattutto essere Cary Grant; con anello magico non della Compagnia dell’Anello, la solita compagnia di giro della Terra di Mezzo degli Hobbit – nella vita bisogna coltivarne almeno uno, di Hobbit – anello dono prezioso del Negus, quello vero; capelli argentati, rarefatti sempre più, con fatti rari da raccontare, dentro radici tenaci, abbarbicate ora e sempre alla Vita e sue meraviglie.

Cercatori del tempo perduto, archeologi delle epoche d’oro, illusionisti di qualche Eldorado, umano, terrestre. forse universale.

Occasioni possibilità progetti perduti come troppi orizzonti nei quali la Fantasia avrebbe potuto tutto, o quasi: non rimpiangerli, come canti filosoficamente Tu caro Franco, ma quanto Tempo speso male che non tornerà.

Panta rei, Peter Ray: il fiume è sempre lo stesso da millenni, eppure l’Acqua, uno dei pochi elementi veri e fondamentali, sa rinnovarsi in ogni istante, placida o impetuosa, fresca, brillante anche quando il parassita bipede la offende, la inquina, crede di poterla piegare schiavizzare sfruttare a piacimento.

Sciocco uomo, vane le tue leggi, inique quando si allontanano dai confini della Natura.

Apulia, Atene: gli Aedi con la cetra comincino subito a comporre inni, a innalzare verso il cielo peana per celebrare l’apoteosi olimpica; i paesi del Mediterraneo bruciano ardono letteralmente, non solo di passione, ma le adorabili Caretta Caretta, nonostante tutti gli agguati letali che nei decenni abbiamo teso loro, preferiscono le nostre coste, i nostri mari – nostri in comodato d’uso – per allestire nuovi nidi, per allargare le famiglie. Ci accordano stima fiducia cortesie al momento immeritate, salvo smentite, salvo eccezioni lungimiranti e meritorie.

Petit Marcel, assieme a Te non ci sto più, la tua ricerca è troppo impegnativa; passerò a casa di Guy, magari almeno lui ha escogitato una chiave, una tattica, una formula letteraria per scandagliare, per recuperare, per improvvisare no – già troppi improvvidi improvvisati – per capire, o intuire briciole della realtà, del Mondo e degli uomini.

Questa non è una crisi sanitaria, non solo; la vera emergenza riguarda la ragione – lumi spenti, altro che scetticismo anti scientifico – e forse come sostiene con acume Ferrante, Ludovica, ancora di più lo Spirito; la carne è debole, lo abbiamo capito lo sperimentiamo di continuo dall’alba del percorso, ma lo spirito del tempo è addirittura loffio.

Se riuscissi ad ignorare con distacco ironia atarassia le premesse errate ipocrite false dei discorsi pubblici, se potessi cancellare la velenosa politica dei social media – ancora non sono riuscito a comprendere la loro utilità presso i Popoli – capaci di diffondere la propaganda pro carburanti fossili, mentre tutti professano la loro anima – animaccia de li mejo – verde pronta però a censurare i dubbiosi raziocinanti, se con uno sforzo di volontà riuscissi a non registrare che gli Alberi sono morti e forse anche Gea furente non se la passa troppo bene; stendo un tendone di pietà sul governicchio della fasulla transizione ecologica, quello delle scelte epocali e rivoluzionarie, così avanti da essere riuscito a inventare le trivelle sostenibili e nuove deroghe ad libitum ai peggiori pesticidi nel settore agrario. Forse, lorsignori e famiglie, sono per costituzione – non la Costituzione – tecnicamente immortali.

Ignorando questo e molto altro, raggiungerei non il Nirvana – nevermind – ma una certa quota astrale di serenità, un equilibrio cosmico, funambolismo universale.

Un giorno raggiungerò Asmara, seduto al Caffè Italia incontrerò l’ombra della mia identità, inseguendo Antilopi sull’Altopiano, aggiungerò raggiungerò forse nuovi Sogni.

Nella mia piccola anima.

Grazie.

Transumanza o transustanziazione

Pagina della transizione, ecologica però, perché ormai, a distruzione completata, siamo tutti virtuosi dell’Ambiente.

Transizione, transumanza, transustanziazione forse. I reali significati non li conosco, né l’origine etimologica; proverei, se siete d’accordo, con la trans posizione, letteraria letterale cinematografica animata: hai visto mai che cambiando punto di vista, in assenza di soluzioni, migliori almeno la prospettiva.

Nel 2021 anno II era CoVid abbiamo ri scoperto – siamo usciti allo scoperto siamo rimasti scoperti, causa plaid troppo corto – che l’ecocidio è ormai compiuto e non basterà riunire tutta l’Umanità dentro il famigerato salotto buono per trovare il colpevole; con cattiva pace dei vari indagatori di vaglia, delle meravigliose, inarrivabili Indagatrici. A questo punto, opterei per la soluzione Clauseau: abitiamo in castello medioevale a poca distanza, per caso avete a disposizione una ‘stonza’?

Siamo un puntino sospeso tra il nulla e l’infinito; nulla rispetto all’infinito, poco più di niente, rispetto al nulla. Riuscissimo a metabolizzare questa semplice realtà, saremmo anche capaci di egregie opere.

Invece ci illudiamo ci crediamo ci auto proclamiamo padroni, di cosa, non è dato sapere; tutto in comodato d’uso, per prime le nostre piccole esistenze terrestri. Il poi, si vedrà, forse: chi crede è beato, tranquillo; chi non crede, lo stesso: eppure in entrambi i casi, non riusciamo a compiere questa breve traversata, del deserto o dell’oceano, senza tormentarci, senza tormentare. Tormente a go go, fenomeni estremi, anche in assenza di colpi di genio, di ciaspole, gatti delle nevi (robotici), di baite d’emergenza.

Un compito a casa, uno solo e abbiamo fallito anche quello; la ‘transazione’ ecologica appare poco più che la pietosa, ultima inconsistente scusa dell’omuncolo fedifrago che continua a negare l’evidenza, la mascherina già consunta e ridipinta, male, di verde muffa, con la quale le multinazionali più criminali dell’Universo, balbettano per accreditarsi una ipocrita vocazione storica ambientale.

Ah, la Verità, composta di mille verità, cangianti più e meglio dei virus, le verità a soggetto, le verità opzionali, le verità selettive – come certe memorie, difensive o offensive – la nostra offerta di verità pret a porter è praticaMente illimitata; potete anche scaricare la app Aletheia.argh direttamente nei vostri device, per baloccarvi con le verità, adagiati comodi comodi sull’ennesimo divano in saldo del giorno, tutti i giorni di ogni anno.

Facile, come farsi eleggere in Parlamento dentro liste bloccate sboccate, come mentire tra applausi e cori da stadio – chiuso e vuoto – all’opinione pubblica, e se merita rispetto in quanto pubblica, resta in ogni caso opinabile, per definizione.

Vagheggiare un eterno ritorno allo spensierato consumismo senza limiti né confini degli anni ’80 del 1900, o battersi senza risparmio, senza quartiere né campanile/campanaccio per la rigorosa, esegetica applicazione della democrazia, come da dettato costituzionale del 1948? Dilemmi, non da pellegrini, amletici più di sempre.

Donne angelicate, fiori del male, affinità elettive o elettorali: Dante e Baudelaire, 500 anni di separazione e non sentirli, stesso collegio scolastico regionale mentale?

Siete già caldi? Siete già certi della certezza delle pene, se non di quella del Diritto? Siete già sicuri delle verità delle scienze? La Scienza, la summa o suoi derivati, offre Verità, incontrovertibili e indiscutibili – senza ombre di sospetti, senza ombra di lecito dubbio – o cerca un Metodo per affrontare di volta in volta gli ostacoli del cuore, certo, e soprattutto quelli del Mondo? Siamo così sciocchi e insicuri, disperati da credere che l’oggetto della sempiterna ricerca sia questa mitica verità? E se fosse – fusse che fusse – magari, il senso della scienza per l’avventuroso Mistero?

Adoro certe bugie, collegando i giusti punti puntini d’inchiostro, salienti, rivelano schegge di verità, come la narrazione: ci sono più spiegazioni logicamente rigorose nelle opere dell’ingegno narrativo o nelle dimostrate teorie scientifiche? Via al televoto e al sondaggio on line!

Caro Benjamìn, per capire davvero la fisica, meccanica quantistica cosmica, quante paia di occhi servirebbero, anche a spanne?

Magari, ne basterebbe solo Uno, per tutti: il Terzo.