Coop affabulazioni macchine del tempo

Pagina del confabulare, senza trascurare l’affabulazione e la fascinazione, derivante dalle parole, dal loro suono sussurrato, come se dovessimo rivelare un segreto o comunicare qualcosa d’importante dentro quegli interminabili afosi meriggi d’estate, con tono controllato, per non arrecare disturbo ai parenti intenti alla gustosa pennichella. Fabule, novelle per tutte le stagioni.

Etimologia, scienza che rivela il mistero più bello del Mondo, quello relativo all’origine e al significato delle Parole. Cooperazione dell’affabulazione, iper coop dell’espressione umana, corporazioni di arti e mestieri ma aperte, al pubblico e ai privati, soprattutto di mezzi.

Sororità sororato sorore, forse concetti che riguardano in modo precipuo sorelle e sorellanze, equivalente equipollente di fraternità, ma con quel tocco magico femminile in più: più sororità per tutto il Mondo?

Ripensare la società, ripensare l’economia: per edificare una società nuova, non abbiamo alternative. Nuova davvero, su basi alternative, su fondamenta diverse, scavate abbandonando subito le arcaiche obsolete strategie di sopraffazione dominio consumo indiscriminato, di risorse e vite.

Ecosocialismo, magari, come auspicato dal professore di filosofia teoretica – anzi, teo eretica – Roberto Mancini, commissario tecnico, del pensiero equo; niente paura, non sarà un marxismo riverniciato di verde – sulla pessima scia degli incredibili, ipocriti trasformismi delle multinazionali, di colpo tutte virtuose dell’ecologia e del rispetto dei diritti umani – ma una filosofia socioeconomica attenta all’equità alla giustizia alla tutela del Pianeta; se non capiremo che siamo parte dei cicli della Natura, con tutti i limiti ma anche le grandi potenzialità connessi, Gea Madre superiora, molto pria che poscia, semplicemente deciderà di proseguire il proprio cammino, in solitaria in autonomia, in totale libertà dagli infestanti – poco in festa – parassiti bipedi.

Cambiare noi stessi, in primis, mutare – mutazioni finalmente benefiche – l’urbanismo selvaggio e le sue degenerazioni; mai più informi casermoni nel nulla, servi della gleba di macchine e mercato senza anime, ma redivive forme di convivenza sociale (connivenze elettive), collaborazione, neo umanesimo urbano estetico civico, per neo comunità antropologiche, grande alleanza tra tribù di quartiere, ché la Città riconquisti, come nel Mondo Prima, la sua vocazione di spazi per l’incontro tra gli Uomini. Come nella capitale catalana, chiamata Barcellona, dove la municipalità è Donna.

Meno veicoli a motore, al bando il cemento, più Cultura Arte Parchi Biciclette, invitando la Sirenetta di Copenaghen a spiegare i segreti per realizzare progetti così ambiziosi, così necessari, così urgenti. Città ideali, ideali nelle città, anche senza incomodare Leon Battista Alberti e tutto il Rinascimento italico, quello originale.

Tornare all’antico, piccolo coeso capillare, per coltivare Fiori di Zafferano, nella Terra del Sole del Mare del Vento, meglio nota come Salento.

Vivere come il popolo Vedda dello Sri Lanka? Nomadismo nella giungla, raccogliendo radici e miele: forse vagamente estremo, molto salutare – non il Gioca Jouer di Claudio Cecchetto – assai sostenibile; la propensione genetica dei Vedda alla monogamia, potrebbe essere accolta con favore, dalle signore e eventuali personalità ecclesiastiche, pronte al giudizio morale, all’ordalia pseudo divina, anche nel fitto intricato panorama arboreo di una jungla.

Senza smog, esulterebbero anche i polmoni.

Godetevela, questa pseudo libertà, finirà un minuto dopo il Ferragosto; da lì, al Natale, sarà questione di un baleno; a proposito, da nuovo dpcm omnibus: il Natale quest’anno non sarà celebrato né concesso, causa arrivo della variante Klaus, dalla Lapponia con viralità; risparmiate soldini e soprattutto non inquinate ancora il globo con le sedicenti mascherine salva vita, monouso, quasi peggio della plastica letale.

Navigare sì, ma con i ritmi vitali della Caretta Caretta.

Mascherina o non mascherina? Cambiano i tempi, mutano geneticaMente i dilemmi: se mi traviso il volto e poi, dico per dire, rapino banche dalle quali di solito siamo rapinati un po’ tutti, noi ingenui risparmiatori e contribuenti, secondo vostro illuminato e autorevole parere, potrei andare incontro a controversie con Mamma Giustizia? E se adducessi come attenuante che con la mascherina – chiedete a Zorro se sia favorevole o contrario – mi sento più tranquillo e altruista, pensando alla mia e soprattutto all’altrui tutela della Salute, pubblica o meno, il giudice supremo si mostrerebbe clemente?

In ogni caso, andrà tutto bene. Travisare il proprio volto – anche se per alcuni sembra davvero imperativo categorico – resta un reato, secondo il codice, quello penale: viva il libero arbitrio, o era viva l’arbiter?

Meglio entrare in confabulatorio, con spirito apotropaico parlando, che in altri ambulatori. Primo requisito: la salute e beato chi la vanta, in portfolio e soprattutto dentro sé stesso.

Abbiamo creduto di essere i depositari dell’onnipotenza, perché utilizziamo computer tecnologie applicazioni virtuali, molto virali: le pandemie potranno indicare all’Umanità la Cura, se, stimolando con fiducia la creatività delle giovani generazioni, saranno strumento per riscoprire che l’antichità è stata la saggia giovinezza del Mondo (più arduo continuando a eliminare lo studio dei classici greci e latini, condannati oggi per presunto razzismo);

nel 150, prima di Cristo, sull’isola greca Anticitera – Antichi Greci, vi detesto, inventori dell’Onniscienza – avevano ideato progettato costruito la Macchina del Tempo: meccanismo a ruote dentate che senza tema di smentita calcolava alla perfezione fasi lunari, solari, mesi, giorni, perfino le date per il versamento dei tributi e quelle dei principali avvenimenti sportivi.

Veri rivoluzionari, ante litteram, ante revolutionem:

mai dimenticando che la rivoluzione astrale è solo il naturale ritorno di un corpo celeste alla sua casa, quella di partenza.

Alfa delta omega, varianti alianti vitamine

Pagina del dilemma, di stagione: ferie o vacanze?

Ferie sono storicamente quelle di Augusto, accolte bene – senza dubbio – ma una festa di fine lavoro agricolo, una lieta concessione del Potere; solo dopo qualche secolo, non sempre mirabile, quando ci siamo ritrovati popolo repubblicano e democratico – vero? – grazie alla Costituzione scritta per noi con il sangue e le menti dei Grandi, si sono trasformate in un diritto civile umano inalienabile.

Vacanze sono altro, sono un regalo che decidiamo di fare a noi stessi: vacatio, non legis, né governativa, ma astensione dai doveri quotidiani, quelli da rispettare in ogni istante dell’anno, solare o legale (terrore nei palazzi della politica) una sospensione dal tram tram, un breve periodo durante il quale è lecito mollare gli ormeggi e navigare a vista su rotte impreviste e sconosciute. Catartico necessario rigenerante. Uscire da noi stessi per rientrarci, forse più consapevoli, più saldi nelle convinzioni e nei progetti.

Dilemma, dolce dilemma anche senza stil novo: vacanze provenzali, di amori e atteggiamenti cortesi, donne reali angelicate molto concrete: da non innalzare mai sui piedistalli delle statue, ché oggi una insensata furia iconoclasta, senza vocabolario, pretende di abbattere e/o lordare tutto quello che non capisce, non conosce, non ha studiato, nemmeno per sbaglio di striscio o di struscio.

Vacanze, per non pensare più ai misteri della Repubblica, ove un presidente troppo cauto e timido invoca verità più solide su crimini che gridano vendetta contro il Cielo, anzi contro le istituzioni, commessi oltre 40/50 anni fa: la verità vera scolora impallidisce, anzi arrossisce di vergogna, in vece nostra.

Non pensare più ai magnager, quelli che sono artefici dei crolli di ponti scuole case, ma per auto assolversi, blaterano di costruzioni edificate con difetto prima della nascita – la loro e delle strutture; non si rendono conto che la puerile scusa diventa una terribile, imperdonabile aggravante delle loro responsabilità, delle loro colpe, delle loro nefandezze, contro l’Umanità in primis.

Non pensare più al pnrr e bravo chi traduce e spiega cosa diavolo sia; meglio il sacro prrrrrrrrr, ché come enunciava con poesia e maestria Edoardo D.F. il pernacchio è un’arte, quindi non adatta a questi mediocri travestiti da furfanti, o viceversa; allungano gli artigli e ghermiscono i soldi dei contribuenti, quelli riservati alla transizione ecologica, deturpata violentata degradata a solita famigerata transazione sporca agli amici degli amici, per reiterare stupide attività antropiche, però letali, contro la Terra, contro la Salute di tutti noi.

La prima canzone di successo di Louise Veronica Ciccone si intitolava Holiday e non suoni blasfemo, né il 45 giri in vinile, né l’accostamento tra sacro e profano, tra alto e basso – sconsigliabile sempre capovolgerli e/o scambiarli – ma quelle sì, erano sul serio vacanze di Madonna; chissà se almeno una volta nella Sua vita, Miriam abbia potuto concedersele.

Non pensare ad Alfa – base Alfa? – ad Omega, a Delta, come fosse una struttura di intelligence, ma sarebbe meglio d’Intelligenza; non si capisce più se parlino in codice – alfa numerico cifrato cuneiforme – se starnazzino, sempre viva le Oche, di vitamine o grassi, se annuncino varianti al piano regolatore, al naturale corso degli eventi.

Meglio salire sull’Aliante dell’Infanzia, quello con le ali di polistirolo e volare sospinti dal vento caldo, dell’Estate e dei Sogni – ché in estate i fantasmi sono più forti, più vivi.

Osgood, ma non capisci proprio niente: sono un uomo.

Pazienza, nessuno è perfetto.

Billy Wilder, Marilyn, Jack & Tony, dove siete? Ispirateci la vacanza perfetta, il road movie più divertente, da girare nelle nostre pallide vite.

La battuta finale più bella di sempre nella breve storia del Cinema, sia lezione monito divertimento, prospettiva non solo Nievski.

Più grande Baryshnikov o Nureyev? Fred Astaire o Roberto Bolle? Forse, meglio Ginger Rogers o Carla Fracci? Propendo per Ginger, sempre sorridente su tacchi persecutori.

Some like it hot (la cantavano i Power Station, ma erano sempre i Duran Duran), a qualcuno piace caldo, nonostante l’estate: non solo il jazz, il sassofono, perfino il caffé.

L’animale che mi porto dentro vuole tutto, si prende tutto, perfino una tazzina di sopraffino espresso italiano.

Comunque sia, lapalissiano chiaro luminoso:

anche in vacanza, vacui più che mai, vuoti senza paura, difficilmente riusciremo a trovare l’alba dentro l’imbrunire.

p.s. I nottambuli, al limite, li confonderanno.

Quori, liquori, qomplotti: Pace?

Mappe: nautiche geografiche urbane catastali, zattere sestanti bussole, volta stellata o soleggiata, per seguire inseguire miraggi raggi sogni, isole del tesoro inesistenti eppure di tanto in tanto visibili; oasi, progetti perfino, talvolta, non sempre non solo allo spuntare dell’alba, dopo opportuna nutriente colazione.

Seguire orme, mai consapevoli se siano reali, tracciate come cartine topografiche, camminare su sentieri aperti da altri uomini o da spiritelli, entità ‘burloniche’ burlesche, pedinare – non pettinare – orme, le proprie, impresse sulla Terra in altre vite, per ri percorrere o correre a ritroso, tentando di non incespicare, non frantumarsi contro ostacoli solidi liquidi psicologici immaginari, inseguirsi fino all’origine, se non del Tutto, almeno di sé stessi. Capire forse, osservando la cellula ontologica primigenia, la propria personalità le proprie inclinazioni declinazioni limiti potenzialità, inespresse soprattutto, per liberarle gridarle lanciarle: a spron battuto (si dice ancora?), ventre a terra sul Pianeta.

Occhio alla scelta della zattera, non sia quella della Medusa; attenzione in caso di naufragi – in seguito forieri di insane nostalgie – agli scogli e alle invasioni di meduse marittime tropicali, magari esteticaMente meravigliose, di solito velenosissime urticanti letali. Ci siamo tropicalizzati, annessi e connessi tutto compreso; anzi, compresi no, inclusi intruppati assemblati alla rinfusa, sì.

Il critico d’arte, per eccesso di sapere e letture, per arrotondare spigoli spigole asperità della vita quotidiana, si propone si offre quale levantino mercante di opere al migliore o anche al peggiore offerente, purché facoltoso, con larga facoltà di spendere spandere innaffiare di moneta sonante frusciante, va bene lo stesso anche silenziosa ma abbondante, di peso specifico, di corso valido, per correre poi a baloccarsi nei paradisi terrestri. Un falso patentato: più patacca dell’originale, qualche ganzo gonzo in ansiosa ricerca di legittimazione culturale intellettuale sociale nei salottini boni delle oligarchie, per fortuna si trovano ancora: questo, diciamolo senza ipocrisia, regala speranze, se non di futuri scenari, di agiate carpe – capre? – cioé, di agiatissimo carpe diem. Chi gode, non si contenta, di poco.

Orientarsi, ma con la Q, perché ogni sano complotto, più o meno rispettabile rispettoso rispettato, inizia con la Q, di scuola – dell’intrigo, magnifico rettore Fu Manchu, in arte diabolico con l’ausilio di una batteria di ‘qanon’ – Q di cuore, anche di ventre basso o alto, più ‘lardominali’ per tutti;

con la Q di quote per allibratori alligatori, ché qualcuno scommetterà ancora sul futuro istantaneo solubile liofilizzato e non solo su ancore di salvataggio, sistemisti sistemici di roulette clandestine, ‘quadrimani’ qualunquisti del gioco, quando in gioco ci sono vite, destini, sorti delle umanità, varie variopinte, varie pinte di birra per corroborarci, per cantare in Qoro: il canto degli Italiani, dopo aver studiato attentamente le mirabili biografie di Novaro e Mameli.

Anche per oggi non raggiungeremo il quorum: gli esperti garantiscono che il referendum poverello è logoro, obsoleto, superato; la democrazia e la volontà popolare sono divenute di colpo impopolari, noiose ripetitive, peggio delle asfissianti repliche televisive nelle torride estati del globo con temperatura interna raddoppiata rispetto a 15 anni fa.

Un vero grande Qomplotto comincia sempre da questa lettera, o da una missiva, segreta, cifrata: un agente Q, non sempre all’Avana, un pendolo, un magistrato o leguleio diventato romanziere; in attesa del dolce naufragio della civiltà – chissà quanto civile – come l’abbiamo conosciuta o soprattutto rappresentata raffigurata auto raccontata a noi stessi (ahinoi sventurati), per renderla presentabile e vagamente degna; quando la Natura sarà tornata padrona, anche della nazione umana, potremo viaggiare su quelle direttrici cancellate dalla flora e dalla memoria, un tempo chiamate autostrade: senza fretta, alla giusta andatura, un viaggio fino al termine della notte, senza necessità, l’imperativo categorico cattedratico, per rabbia per amore di sfondare barriere, per giungere oltre.

Oltremare oltreconfine oltremodo, todo modo.

Sorseggiamo liquori tramando su una poltrona, mentre – come in una delle fulminanti vignette di Altan – una matrona ci avverte: scade il tempo per salvare il Pianeta; noi, mezzi addormentati, con gli occhietti chiusi, rispondiamo blandamente: ancora cinque minutini. Battute assimilabili agli orgogliosi rutilanti annunci di politicanti, iper super extra capitani d’industrie che annunciano tronfi trionfanti, la fine dell’era dell’economia fossile dal 2040; o, al più tardi, per qualche lieve intoppo sempre da prevedere, nel 2050. Intanto, non si contano sversamenti fuoriuscite perdite incontrollate e incontrollabili di gas e petrolio dalle sicurissime tecnologicissime avanzatissime infrastrutture, ovviamente verdi, con susseguenti vittime umane e irreparabili avvelenamenti ai pochi ecosistemi superstiti, ma cosa importa: le azioni borsistiche borseggiatrici volano, le balle e la bolla anche, gli azionisti gongolano, quantificando i dividendi pro capite. Se a breve, non esisteranno più pro né contro e nemmeno cape, pensanti di sicuro, più o meno sante, più o meno sane, pazienza.

Luther Blisset, Wu Ming o Jim Douglas M.? M. non il mostro di Dusseldorf, Morrison angelo ribelle del rock, quello vero, quello che disorienta, lascia senza fiato, come dentro un incubo, inseguiti da un grosso predatore, invisibile, del quale percepiamo la famelica inquietante, presenza, l’alito caldo, quasi l’acquolina che secerne pregustando il momento in cui le nostri carni diventeranno suo succulento fiero pasto.

Sono vero, vivo, umano troppo umano; normale: spero proprio di no.

Ci sarà un auspicato risveglio? Per quanto devastato il corpo, lo spirito cresce in energia. Perdona a me Padre, perché (talvolta) so quello che faccio. Voglio ascoltare l’ultima Poesia, dell’ultimo Poeta – grazie Jim.

Perderemo la guerra tanto invocata agognata agonizzante, perderemo la partita a scacchi con la pandemia – impostata con grottesca strategia – perderemo la sfida alla crisi climatica, perché gli Scienziati, per una volta concordi, hanno già affermato che il collasso della nostra casa comune sarà più rapido di quanto previsto fino a oggi;

sarebbe importante che ci preparassimo, con la tenacia di monaci tibetani, a vincere, per una volta prima opzione, la Pace.

Per il Poi, del Mondo Dopo.

DI ALBERI FRUTTI ARTISTI LUPI

Siamo il paese che inventò la tutela costituzionale del paesaggio, il paese che si vanta – a vanvera e a sproposito, spesso e volentieri – di essere punto di riferimento esemplare (di solito: i 100 errori madornali, da non commettere mai) per il resto del Pianeta, il paese che ha inventato – di sane piante? magari – la transizione ecologica.

Infatti, il solito ministro a sua insaputa, si vanta per la rinascita di Pompei – risorta dalla propria colata lavica – ma di fronte alla severa bocciatura dell’Unesco con reprimenda, appurate tutte le mancanze le magagne le mancate tutele di quel gioiello unico nell’Universo chiamato Venezia, sa replicare solo stanche stracche irricevibili parole devitalizzate: “Ce lo aspettavamo, a Roma stiamo studiando soluzioni”. Certo, da almeno 20 anni.

Infatti, parte II, la vendetta: anche sulle rive del fiume Noncello, a Portus Naonis, da anni – per una sfortunata serie di coincidenze – gli Alberi pare si siano tutti ammalati, molto prima dell’arrivo del covid; così, mentre perfino in Cina in India in Usa, famigerati mega inquinatori dell’Ambiente, un po’ tutti scoprono, riscoprono l’importanza di piantare poderosi battaglioni arborei per contrastare smog e mitigare l’innalzamento delle febbri della Natura, deflagrate per colpa della sciocca attività antropica, ecco i bastian contrari del Nonsense del Nonsel, applicare una sottile strategia pseudo propedeutica al progresso (?) che prevede: asfalto cemento, estirpazione delle ingombranti piante; sempre con pretesti curiosi, i più varj avariati: dalle misteriose patologie verdi, alla mancanza di passaporto lasciapassare pedigree che attesti la tipicità, la natura indigena incontrovertibile della flora, una sorta di campanilismo sovranista in ambito bucolico. Sulle quiete – quando vengono lasciate in pace dai bipedi autoctoni, o meno – amate sponde del fiume, ora, altri 30 alberi tremano per la propria sorte; la loro vita rimane in bilico, sub judice, causa elezioni – si sa, quando balla il responso delle urne, meglio temporeggiare con i provvedimenti impopolari – sarebbero stati indicati dagli esperti (i soliti esperti) quali responsabili di incidenti tra auto, biciclette, pedoni, quali rei del caos e degli intralci al traffico quotidiano, lungo un importante viale urbano, vagamente poco urbano nei modi – a proposito, come da vocabolario, viale senza Alberi retrocede allo status di via semplice – quindi da condannare a sentenza capitale; ma con la gentile concessione del micro potere municipale, di essere sostituiti, come già avvenuto con esiti pietosi in altri punti del villaggio, da fusti fustini esangui arbusti locali, specie Giuda (non si tratta di scherzo, bagatella, motteggio).

Nel grande romanzo nero della storiella umana, siamo passati dal tradimento del Salvatore per trenta denari, a quello di Madre Gea per trenta fuscelli (a loro insaputa, pro economia fossilizzata, più che fossile), però docg, denominazione di origine controllata e garantita, del tradimento; vuoi mettere il grande balzo, lo scatto evolutivo.

Le norme si applicano, si ottemperano – anche con tempere e temperino? – non si discutono, come il vero presunto uomo che non deve chiedere, mai; ma se le leggi in questione sono inumane, contro l’uomo e contro la cultura, cosa facciamo, potremmo considerarle alberi malati di Portus Naonis e abbatterle? Liubomyr, fisarmonicista ucraino, diplomato, collaboratore di atenei per la Musica – simbolo universale di libertà, considerato anche nel 2021 i dittatori la temono e vogliono eliminarla – musicista di strada, ha ricevuto due discutibili provvedimenti di espulsione, lo hanno trasportato in un sedicente ‘centro per il rimpatrio’; Carta dei Diritti dell’Uomo dove sei? Protezione internazionale dei Rifugiati, dove sei? A Liubo, hanno tolto la sua fisarmonica cioè la sua vita, non può scrivere la musica che nasce e sgorga spontanea dalla sua mente e dalla sua anima, perché nessuno al momento gli concede nemmeno carta e penna; la Musica di origine divina non morirà mai, ma gli uomini sacri che la traducono per noi profani, non hanno il dono dell’immortalità terrestre.

Talassoterapia, terapia per il genere umano o terapia cura salvezza per il Mare violentato? Ilaria Greta Elena: tre Cerbiatte, tre Rubini, tre Progetti, sorellanza superiore, per un Futuro verde davvero; come sosteneva il mio amico Virgilio, contadino poeta: i Frutti migliori, sono generati sempre da Ottime piante.

Un futuro peggiore di quello distopico, quello ucronico: un globo apparentemente in pace, ma con due industrie belliche che attraverso armi micidiali e utilizzando come guerrieri eterni ragazzini geneticamente modificati e manipolati, mettono in scena una guerra perenne e quotidiana con battaglie violentissime, perché gli uomini dimenticano in fretta, hanno bisogno di vedere le atrocità e le vittime ogni giorno, in ogni istante, in presa diretta e soprattutto, vogliono odiare un nemico, per sua stessa natura eterno e invincibile. Sembra fantasia malata, sembra solo un romanzo animato nipponico, invece, ci siamo piombati dentro, mani e piedi e chissà se qualche ultimo erede discepolo memore di Houdini ci insegnerà a liberarci dal sacco di juta e dalle catene.

Ci trattano da numeri, mai primi, vuoti, da eterni adolescenti consumatori, elettori in gregge che eseguono gli ordini impartiti dai cani guardiani del Padrone. Ebbene orbene dabbene, come dicevano i profeti precursori del commercio equo e solidale – quello vero, non quello ipocrita lercio malefico delle multinazionali – , dovremmo cominciare a votare ogni giorno, con il portafoglio, meno pratico rispetto al lapis di grafite, ma senza tema di smentita più incisivo.

Storie di uomini e lupi che spesso e volentieri hanno esplorato gli stessi boschi, gli stessi sentieri, condiviso storie companatico destini; così Nicola, il Bimbo selvaggio del Mugello – selvaggio, nell’accezione migliore – di nemmeno due anni, dato per disperso nelle selve oscure della Toscana, è stato ritrovato in buona salute, a pochi chilometri da casa (piccolo grande esploratore):

forse proprio grazie ai pelosi quadrupedi, forse perché in una magica notte di Luna Piena, ha camminato e ballato insieme al Popolo dei Lupi.

E per una volta, viva gli Uomini, quelli che lo hanno cercato, trovato, soccorso.

PIU’ ROSARI, PER TUTTI: CREDENTI O CREDIBILI?

Più Rosari per tutti: Livatino. Temo sia difficile reperirli alle bancarelle rionali, agli angoli delle strade – si può ancora camminare per le strade, del Mondo? – complicato perfino negli hub vaccinali, quelli contro idiozia e malaffare.

Le intenzioni sono pie, le parole anche, i fatti chissà: dalle Tre Grazie alle Tre Pie – le Tre Donne intorno al cor non le citiamo, per pudore.

Invochiamo a ogni piè sospinto – piè veloce piè pelide (in quanto figlio di Pelé?) piè peloso? – rivoluzioni epocali in ogni settore della vita, ma la resilienza quella vera l’hanno imparata e la applicano le organizzazioni della criminalità, sempre assai organizzata: il loro giro d’affari stupefacenti è cresciuto nell’era della pandemia, plastica dimostrazione che chi fa o dovrebbe fare le leggi, con il dogma del proibizionismo, o non capisce o è colluso, tertium non datur. Non vi appare curiosa l’intransigenza draconiana contro la benefica canapa, mentre restano leciti e molto reclamizzati alcolici, tabacco, armi, auto inquinanti? Per tacere della cocaina, forse perché in quella greppia, si moltiplicano magicamente certe gustose torte farcite.

Possano essere sempre con Te le Virtutes Herbarum, più che i biechi sinistri consigli di certi papi dei rimedi, presunti magici, a partire dal losco Sua Virologia (copyright: radicale in servizio permanente affettivo, Maurizio Bolognetti), universalMente famigerato come: er pallonaro verde (Burroni? Mai sentito, io conosco Buriani, Ruben, mio compagno al Milan – Gianni Rivera, Pallone d’Oro per sempre), verde dollaro, verde bile, in particolare quando viene smascherato, dalle sue stesse menzogne.

Italia Cina Turchia, per me pari son? Qualcuno sostiene che qui la democrazia sia solida, ma non riusciamo nemmeno a trovarla sul vocabolario, evitiamo di chiedere la percentuale d’attuazione dei principi costituzionali del 1948; ma sì, roba vecchia, gli influenzati nei loro semplicistici pensierini virulenti non ne parlano mai.

In un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero è: fuck you! Un tocco internazionale – rock ribelle rivoluzionario, o no? – per un blog di quartiere, forse nazional impopolare, certo mai nazional populistico.

Sono fuggiti già dieci anni dal meraviglioso esito del referendum sull’acqua pubblica che decretò il trionfo della volontà, per una volta davvero popolare – grazie anche a costituzionalisti illuminati e illuminanti, quali Stefano Rodotà – di sottrarre una volta e per sempre l’Elemento primo della Vita dalle grinfie e dalle fauci dei profeti profittatori del dio mercato e dell’idolo profitto; ebbene, una politica senza cultura senza autorevolezza senza un briciolo di vergogna, riesce comunque a reiterare il tradimento dei valori cari ai Cittadini, dei quali dovrebbe essere interprete e fedele servitrice. Con campagne mediatiche – a proposito di servi sciocchi – che colpevolizzano le Persone e che, opportunamente suggerite dai soliti sospetti, descrivono le bollette d’erogazione come troppo esigue, un servizio poco e male retribuito ai sedicenti buoni samaritani che hanno in gestione la rete idrica nazionale; del resto, avremmo dovuto imparare da quel dì lontano a discriminare parabole evangeliche satellitari, dai grafici trimestrali delle copiose entrate.

La forma partito è stata smantellata, ma la forma è sostanza, diceva quello. La vulgata attribuisce a certe inchieste venate da furori ideologici partigiani la morte della politica, ma ci si dovrebbe interrogare se fu criminale l’intenzione di bonificare istituzioni e associazioni pubbliche da mariuoli e malandrini, o a un certo punto, rinunciare a porsi e porre la Questione Morale, come Stella Polare del cammino sociale. Il Male erano i partiti o le gambe degli uomini – di certi uomini – che li facevano camminare sui sentieri della corruzione, in primis quella etica e morale? La dipartita dei partiti – e degli ideali – ha reso ancora più facile la missione delle multinazionali del regime nazi mercatista, apparentemente più attraente e morbido, ma non meno violento invasivo spietato.

Confesso, sono un adepto al culto del Maestro Franco da Ionia, anti wagneriano per costituzione, negazione della banalità con tutto il suo essere: per salvare la vita di un uomo, farei fallire senza rimpianti uno stato intero.

Nel Tao, se non risposte concrete, almeno una carezza consolatoria? Nel Taormina book festival, di sicuro. Come scrive Enzo Bianchi, filosofo saggista monaco laico intellettuale con infiniti orizzonti, leggere è indagare tra le pagine alla ricerca di sé stessi e di un’interpretazione del Mondo e della realtà nella quale viviamo. Non può esistere una via del Tao, ché il Tao è esso stesso il sentiero, la via, il principio metafisico del non essere da cui tutto parte, mai del nulla: giovanotto, abbi cura di Te e dei Tuoi Sogni, soprattutto, non confondere mai l’Apeiron di Anassimandro di Mileto, con l’apericena sui Navigli, gli effetti potrebbero essere sconvolgenti.

Nei grani del Rosario – da sgranare uno a uno, anche se uno non sempre vale uno e di conseguenza, non sempre uno più uno eguaglia il due – fonti di riflessione, motivi d’ispirazione, noterelle buone per la Vita, magari la prossima: mettere in banca, umana ed etica, i semi, non solo il Grano.

Felice Litha, Festa di Mezza Estate – evviva le Fate, esistono per chi conserva cuore di bambino – felice Vita, a Tutti:

Sol Stat, le porte sono aperte, le pietre sono rotolate via, i Doni e i Frutti della Creazione sono disponibili, possiamo uscire dalle caverne;

ma i passi da compiere sono tutti a carico nostro.

Dogmi Dei Colori

Quando i dogmi vacillano, ecco il segnale dell’imminente, irrefrenabile caduta degli dei, di certi dei.

A Valle e sui sentieri, cartelli verticali verticalisti verticistici con l’avviso di pericolo: attenzione, caduta dei, non urlare – meglio cadano gli dei e non le funivie le funicolari le seggiovie i ponti.

Sembra un racconto fantasy: i messaggeri non possono tramutarsi in codice magico, invece poi, con o senza anello, con o senza rito formula incantesimo, i postini – hobbit elfi cavalieri? – si trasformano nella misteriosa doppia elica alchemica che origina gli esseri viventi.

Se la scienza diventa dogma, nega la propria natura ontologica; la scienza dovrebbe andare sempre a braccetto con l’umanesimo, dovrebbe come primo nuovo passo recuperare la propria vocazione galileiana. La scienza è osservazione, la scienza è metodo, ognuno il proprio; se diventa religione tradisce sé stessa e condanna l’intera Umanità a brancolare ancora e sempre nelle tenebre: questo almeno consentirebbe di osservare di nuovo in perfetta visibilità Luna, Astri, Lucciole.

Il dogma, come Mastro Etimo insegna, per quanto autorevole, per quanto illuminato, per quanto pilastro di un sistema filosofico, scientifico, religioso, resta Opinione. Forse indiscutibile, ma opinione.

Andare a caccia, ma con gli occhi, come l’estroso artista Giovanni da Udine; andare per boschi selvatici compatibili con la propria indole silvana e selvatica, selvaggia ma impareggiabile; retine come camere da ripresa, memoria visiva come lastre in un laboratorio di sviluppo: dipingere in modo perfetto Natura e Animali, così vicini alla vera perfezione, che sfogliando pagine illustrate o ammirando tele, la sconcertante impressione è quella di trovarsi di persona, al cospetto delle creature; il gran Facitore può riposare tranquillo, se catastrofe sarà, avrà i modelli per rigenerare tutto e tutti, ex novo, più fedeli dell’originale.

Sampei, grandi orecchie a sventola – che sventola! non si può più dire, per non precipitare tra le grinfie iraconde e funeste delle Neo Parche Moire o Erinni 4.0 – sorrisi di Sole grazie alla tua canna piena di magia (stigma sociale contro la canne dei Pescatori, ma il web pullula di foto di tizi con aghi infilzati nelle braccia), però amico mio, attento: se peschi un Sanpietro o se lo cerchi al mercato ittico o al ristorante, verifica che come spesso gli capita, non abbia dimenticato tutte le chiavi in tasca; risulterebbe poco digeribile, anche con molta Citrosodina a seguire. Idem con patate per gli integralisti della linea – fedeli alla linea – anche ordinando Sanpietrini, il rischio di appesantirsi esiste: magari sono piccoli, ma è come tentare di metabolizzare pietre, come certe parole scagliate con la fionda.

Dice il Saggio che la pandemia contiene il veleno più potente e letale nella coda: avrebbe distrutto la nostra capacità di percezione del limite, innescando deleterie frenesie e non solo per la villeggiatura; sono conscio di essere un minuscolo laico principiante, ma nella mia limitata comprensione, il virus ha moltiplicato all’ennesima ‘potenza un delirio di onnipotenza’ che già imperversava tra noi nel Mondo Prima.

Dio somiglia a un Pozzo dei Desideri – pozzo all’incontrario, dal basso verso l’alto, per una volta? – o il Pozzo dei Desideri, ammesso sia reperibile individuabile disponibile, è prova ontologica dell’esistenza di Dio? E del nostro istintivo bisogno di spiritualità? AI Gospel l’ardua ardita audace risposta, sonora armonica, in cantica cantata.

Angelo, aiutaci Tu: a comprendere la Commedia, a lasciarci travolgere dalla Meraviglia e dal Bello delle pagine dei Volumi degli artisti Amanuensi che nel Medioevo trascrivevano e illustravano l’opera di Dante per ricchi committenti; come dici Tu, all’epoca i banchieri si compravano intere città d’arte, ad esempio Firenze, oggi sarebbe impensabile e impossibile, ma in quegli anni bui credevano ai Draghi.

Capire la maestria di una miniatura, di una calligrafia; l’importanza di affilare le penne d’oca con un preciso taglio a 45° perché gli scrittoi lignei dell’epoca erano inclinati con quell’angolo, sussurrare la parola scriba per cogliere non la sciocca ironia, ma l’identità onomatopeica del ruolo, come una penna mentre verga parole o immagini sulla magnifica superficie di una vera pergamena.

Leggere la mappa, la cartina geografica contenuta nei rarissimi preziosi colori: blu oltremare dalla Persia, verde smeraldo dagli Urali, oro dall’Aurum elemento ardente, simbolo del Sole e del principio primo metafisico.

Aiutaci a trovare la via:

dalla magnificenza del cristologico Pavone, allo stupore alla grazia alla Verità dell’umile Pettirosso.

Forse così, solo così, noi, saremo: se non salvati, salvi (savi).

Tassonomia clima salute: a Orte, a Orte!

Pagina della calamita o della calamità, la differenza non è solo un accento: ne converrete anche Voi, giusto?

Tragedia degli orizzonti, un tempo erano di Gloria – di Umberto Tozzi – nel Mondo Dopo, di sopravvivenza.

Colpa del Tasso? Gerusalemme Liberata, opera principale del Tassoni, come cantava Mina in una nota reclame, sorseggiando fresca invitante deliziosa cedrata.

Non fare come il Tasso, o seguire pedissequamente il suo esempio, applicare alle nostre vite la sua strategia di resilienza?

Sognavo da tempo di scrivere anch’io questa parola così trendy.

Dorme di giorno – ma la notte, no! – indossa mascherine nere – Diabolik, Zorro, Maschera Nera di Max Bunker, The Phantom, Batman (anche se il Pipistrello è un po’ in ribasso, sul mercato) o Tassinik? – abilissimo a scavare cunicoli e tane che condivide volentieri, ma fumantino qualora qualcuno lo infastidisca o si comporti in modo villano (non villico); mammifero carnivoro eukaryota, così intelligente da essere riuscito a farsi inserire tra le specie protette – chiamalo fesso; cercando informazioni sul suo conto, al netto dei pettegolezzi, il tasso comune compare sia nella famiglia del mondo animale, sia in quella del mondo vegetale: per dirimere dubbi personali e questioni legali, rivolgersi al rinomato Studio Carlo Linneo, astenersi … perdigiorno.

Tra cinque anni – un’inezia o un’eternità, a seconda degli occhiali degli schermi dell’algoritmo digestivo – sarà più popolosa – popolare? – la Cina o l’India? Dilemmi amletici, dilemmi pellegrini, questioni nodali? Chiedetelo alla democrazia alla geopolitica all’economia della salute e alla salute dell’economia: hip hip hurrà, brinderà bene chi brinderà l’ultimo, a patto che non sia ultimo, in senso stretto.

L’installazione artistica composta da centomila gavette di ghiaccio, repetita per la gioventù, a breve non sarà più possibile, nemmeno con l’immaginazione, carente come fantasie quasi spente; e poi cosa saranno mai state queste gavette, contenitori in lamiera, alluminio, latta, apprendistati artigianali umili, volte architettoniche a gavetta, financo gavettoni, considerando la fine dell’anno scolastico, mai davvero cominciato?

I volti dei sedicenti grandi della Terra, ormai davvero a terra e quasi sepolti, dalle loro inemendabili responsabilità, sono stati ritratti – come i presidenti Usa sul Monte Rushmore in Intrigo Internazionale – attraverso materiali di fortuna, poca per l’Ambiente, utilizzando ogni sorta tipo foggia di rifiuto solido che inquina insozza avvelena il nostro Pianeta e noi stessi, le nostre vite anime menti.

Attendo con impazienza un vertice smussato, durante il quale i capoccia degli stati e dei governi annuncino all’unanimità e financo all’Umanità: le armi sono dichiarate al bando della Storia umana, tutte le risorse economiche fino a oggi destinate alle industrie belliche, saranno dirottate – in senso buono – per sempre sui comparti globali di Ambiente Cultura Salute; notare il vecchio solido irrinunciabile ordine: non mondiale, alfabetico.

Tassonomia tassonomia, per dura che tu sia, resti la legge più rigorosa che ci sia: dura tassolex, sed lex; non ammesso il solito, famigerato, legibus solutus, uno salta fuori sempre (il mio caso è diverso, io son chi sono).

Non saprei indicare formulare spiegare il significato alchemico massonico esoterico di questo fatto scientifico – scientifico, non scientista – , comunque, il Tasso possiede il doppio delle aorte rispetto agli altri mammiferi.

Come gridavano i 600 Lanceri britannici al galoppo, sciabole sguainate: a Orte, a Orte! Già all’epoca, trovarsi davanti alle bocche di cannoni, russi, non era piacevole come passeggiare per Montmartre, cercando Cafè Chantant.

Del resto, il grido di battaglia dell’impavido ex viaggiatore globale, resta scolpito nel marmo: con il pendolino guasto, Roma o Orte, purché sia magnereccia la nostra sorte!

Criptobiosi o Anno del Gatto: se hai capito, spiega Tu

Cara, mi si è ristretto:

il permafrost.

Anzi, pare mi si stia proprio liquefacendo; temo che qualcuno possa spedirmi in Siberia, a vendere ghiaccioli Sammontana, causa variante tropicale, del clima.

Se il permafrost – mica tanto permaNiente, al cospetto dell’imbecillità umana – dovesse davvero scomparire, ci ritroveremmo a presentarci, secondo i rigidi dettami del galateo, ad arcaiche forme di vita: batteri, virus, organismi mono o pluricellulari, per noi misteriosi e dagli effetti potenzialmente nocivi e/o devastanti.

Altro che anno bisestile, siamo piombati nell’era bisestile perenne del Mondo Dopo.

Hai voglia a discutere su quali sieri magici saranno più efficaci. Comunque, nota strettamente personale, ero già un tantinello preoccupato nel tinello all’idea dalle inoculate semplici, ora che la Casta dei Cibernetici di stato ha proclamato le inoculate eterologhe, non solo prive di rischi, ma addirittura molto più efficaci, sono piombato nel panico puro, puro panico denaturato. Come alcol. Ormai è noto, i bonifici – per i Rozzi Cibernetici – sono nettamente superiori ai rischi, sempre e comunque.

A proposito, uno dei venditori porta a porta dei rimedi – sia detto senza acrimonia, cambi coiffeur – ha detto, testuali parole: questi rimedi sono il frutto di un miracolo della scienza, chi vi si sottopone – pone sotto – compie un atto di fiducia. Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore di Berlino o Norimberga.

Postilla personale: ripongo sempre più fiducia nelle antiche Fattucchiere, quella della Partenope sotterranea.

Tornando in Siberia, da qualche giorno, un simpatico animaletto – sei simpatico, nevvero? – risalente a 24.000 anni fa circa, pare sia tornato in vita, e dopo essersi stiracchiato, un po’ stropicciato gli occhi, sorbito subito il flusso rompi covoni informativo e un ottimo caffé napoletano sospeso al Gambrinus di Piazza Plebiscito, insieme al commissario Ricciardi, pare abbia esclamato: caldino qui, proprio come ai miei tempi.

Alcuni scienziati russi, come riporta il Guardian, hanno trovato i cosiddetti rotiferi bdelloidei nel permafrost siberiano. Visivamente simile a un verme, la ‘creatura’ è sopravvissuta per 24.000 anni e, appena scongelata, si è riprodotta. Sono invertebrati pluricellulari femminili che sopravvivono senza acqua e si riproducono senza rapporti sessuali.

Hanno quindi subito aggiunto: considerato questo clima, ora cosa si fa? Finalmente si suonano le trombe, se non quelle del giudizio, pazienza – capirete, dopo millenaria astinenza, vorremmo ribellarci al nostro mesto destino – auspichiamo di trovare adeguati suonatori, mosici, strumentisti a cottimo – non a Dubai per costruire stadi nel deserto, né in Egitto Antico per edificare piramidi al generoso Faraone, sempre nel deserto – anche improvvisati, purché volenterosi.

Giona icona biblica, pare fosse uomo dotato di poca pazienza, molta tracotanza ribelle, ma anche caro a Dio, nonostante tutto, se davvero riuscì, come da cronache, a sopravvivere nella balena per tre giorni e tre notti; non conosco il grado di pazienza fortuna o fede – fate vobis – di quel pescatore professionista di aragoste del Massachusetts, inghiottito – a tutti capita di sbagliare, nella vita – da una balenottera azzurra (una Principessa, vittima di un sortilegio?), così razionale o terrorizzato – quando gli estremi combaciano – da solleticare la faringe del cetaceo, fino a indurre un colpo di tosse. Finale lieto, per entrambi e nessuno osi nemmeno pensare a grevi battute sulla potenziale via di eiezione. In ogni caso, pescatore espulso dalla balena in un baleno.

Evviva i pescatori e i cuochi, siano essi profeti della Terra e del Mare, in Trinacria e in Salento.

Perdersi nei Giardini Segreti delle Veneri di Milo, Manara e ritrovarsi a passeggiare a Tulum in compagnia di Fellini, Mastroianni, Mastorna, Hugo Pratt, Bergman – Giuseppe – raccontando come sia emozionante fuggire da Piranesi, mondo distopico dispotico da incubo, dove qualche folle criminale, vorrebbe rendere gli abitanti controllabili e omologati, manipolandoli geneticaMente dalla nascita – che komplottisti ante litteram, questi fumettari; fuggire a bordo di un dirigibile argentato, alimentato dai Sogni, seguendo il canto arcano della Voce della Luna.

Per il mio compleanno vorrei il potere della criptobiosi: non ho detto criptografia cleptomania né cribbio biosi, ho detto criptobiosi.

Se hai capito, spiegami; sarebbe la caratteristica di quei vermicelli (non parenti degli spaghetti, gli anellidi millenari) della Siberia, farsi avvolgere dai ghiacci e riuscire a conservare sospese, anche per ere, le proprie funzioni vitali, vivi vegeti come vegetali in stato di ipnosi, ibernati: in attesa di tempi migliori, per issare nuove bandiere.

Peccato che io arrivi fuori tempo, massimo e minimo, considerando l’inarrestabile scioglimento dei ghiacciai.

Ho scelto un dono inutile, proprio ora che nel Mondo Dopo siamo del Gatto, antica espressione popolare coniata forse nelle contrade vicentine, in omaggio a certe usanze e tradizioni culinarie indigene, o forse in Liguria, ribaltando la prospettiva e assumendo i panni del topolino, ormai senza speranze, finito tra le affilate grinfie dell’astuto felpato quadrupede.

Comunque, gatti o leoni, tra felini speriamo sia questione di feeling o anche solo di peeling, per salvarsi la pelle;

se dovrà essere Anno del Gatto, o con finale del Gatto, spero almeno si tratti di quello a Nove Code (forse confondo argomenti):

con la riserva delle sette vite ancora intonsa.

Del domani, sul domani: magari, domani

Do mani, fossero tre sarebbe preoccupante; oppure, la voce del padrone fuori campo ci direbbe di stare tranquilli: naturale variante genetica.

La giovinezza che per fortuna fugge via in fretta – quanta fretta, ma dove corri, dove vai? – chi avrebbe voluto essere lieto, auspichiamo lo sia stato, amen.

Un trattato sul domani, temo ne abbiano già scritto troppo, in troppi, ma certo il domani di oggi, non somiglia a quello di ieri.

Del domani nessuna certezza, anche l’oggi – forse invidioso – comunque non scherza. Abbiamo abolito per legge o per decreto o per dpcm le certezze, non le limitazioni alle libertà; tanto la democrazia era già un simulacro, un’icona, abbiamo almeno in questo campo semplificato le vessate questioni. Tra vessati ci si capisce, magari senza solidarietà ché tra tartassati spesso si finisce per bisticciare – con espressione demodé – come i manzoniani galli di Renzo (singolare, RenzO, detto anche Fermo il Tramaglino),

Senza solide realtà – come era bello quando potevi abbarbicarti ai Sogni – senza punti di riferimento, com’era bello senza inquinamento luminoso contare le Stelle nei Segni, considerato che con il linguaggio basico dei social, l’elegante fondamentale punteggiatura si è estinta, anelo risorgere – i deceduti dopo la prima inoculazione di rimedio, esclusi ad honorem dalla seconda, salvo risorgimento – in forma e sostanza di Orchidea Epifita, capace di crescere e svilupparsi con meravigliose cascate di fiori rosa, attraverso radici aeree, che gentilmente si sostengono alle cortecce degli Amici Alberi, senza diventarne parassiti;

ché nonostante la fine dei tempi, di parassiti siamo saturi.

Meno male che il domani non muore mai, o così sostiene non Pereira, ma James, Brooke; sempre più spesso ricevono e/o subiscono amare sorprese coloro che in massa rivoluzionaria pro vacanze ad Alghero – massa sì, poco critica, in verità – si assemblano per sottoporsi allegramente al rito miracoloso: la gilda dei cerusici, assurta al rango di nuova casta religiosa di stato, nega ogni coinvolgimento – emotivo, poco di sicuro – ogni addebito (gilda propensa più alla riscossione), ogni responsabilità di effetti negativi.

Non c’è nesso, scarsa anche la connessione – carenza di fibre – perfino Nessie ha preferito declinare (paradigmi ellenici) per rimanere nel suo amatissimo Loch Ness; almeno lì, nessuno rompe l’anima con i rimedi. I quali, tra l’altro, a sentire gli affidabilissimi professionisti dell’informazione, andranno in vacanza: almeno loro, buon per loro e che il domani sorrida d’oro.

E se Domani, mettiamo anche il caso, auspichiamo redento, mai più cinico, mai più baro; baroni al bando, all’osteria dell’ostracismo, collettivo.

Domani, esso stesso in persona, se così possiamo dire, avrebbe smentito che i sieri magici possano rendere i sedicenti umani fosforescenti (sai che risparmio di bolletta luce, però) e/o magnetici come il magnetico robot per poi tuffarsi in coppia dentro Fontana di Trevi, oppure per essere tazebao viventi (mercato fondato sui lavoretti) di spillette turistiche.

Peccato, perbacco e per pinzimonio.

Domani voglio scoprire l’Isola del Tesoro, quella di Lino, navigare insieme a Lui, Artista troppo presto dimenticato poco riconosciuto, Uomo meraviglioso, navigare placidi ma vigili, inseguendo Nuvole di Vetro, nella magica rete di canali, quelli di Venezia. Un caldo tropicale dalle acque ci investirà, Elio nutrirà le nostre anime di notte, tra calli e sotoporteghi fantasma.

Domani andrà finalmente tutto bene e soprattutto gli Uomini della Terra faranno funzionare estrarranno dai forzieri la loro dote miliardaria, quella dei neuroni nuovi di zecca inutilizzati, più fiammanti della fiamma di Megalopoli – sommersi da inutili megalomani, magari fossero melomani – del Pireo, del Krakatoa1883.

Domani, a mezzogiorno preciso, aspettami, non mancare;

seee, Domani, ciao Gorgonzola!

Olocene Oloferne Antropocene: troppe cene, mai più

Olocene, antropocene, cene antropo, troppe cene addio?

Convitto non troppo gioviale, tendente al catastrofico.

What if? E se il livello dei mari si alzasse in poco tempo di 7/15 metri? Paradiso dei surfisti, onda perfetta, paradisi fiscali?

Saccheggia, omuncolo, saccheggia più che puoi, cosa importa se il Pianeta collasserà? Linea orizzontale o linea verticale? Una conduce alla materia, l’altra allo Spirito, ardua materia poco concreta, poco malleabile, poco accattivante.

La tanto reclamizzata guerra è contro la pandemia o contro la Natura? Il Clima è impazzito o sono pazzi i bipedi? Allarme elevato totale, ma i media, tranne Il Guardiano britannico, si occupano dei sedicenti bambini regali – royal babies o regali ai Bambini? – dell’ultima favolosa dieta dell’influenzata di turno, del virus che è diventato virale a causa dello sconquasso ambientale, di origine antropica. Povero Pipistrello, rovinato dall’auretta chiamata calunnia.

La letalità del male ha mietuto centinaia di migliaia di vittime o la sicaria è stata l’altra catastrofe, quella sanitaria, figlia in linea diretta del satrapo mercato globale?

Mancanza di equilibrio ambientale, chissà se Philippe Petit potrebbe, almeno lui, con la sua arte funambolica, attraversare i limiti da cuspide a cuspide, ma per ricongiungerci con la Madre Terra. Per sempre.

Cara Giuditta, quando metterai giudizio? Da eroina del popolo ebraico a dorata modella di Klimt, un balzo notevole, anche se il tuo nome è l’equivalente femminile di Giuda.

Oloferne, grande capo della Nabucodonosor Oil&Gas, si è poi più visto? In momenti di crisi, fondamentale non perdere la testa la capa la trebiSonda; chiederò in giro, magari ad Artemisia, sempre molto Gentileschi, o al Merisi, un Michelangelo ribaldo ma di talento, che frequentando spesso laide taverne, ne sa di sicuro molte più dei poveri diavoli.

I limiti fisici del piccolo globo sono evidenti, se 8 miliardi di voraci abitanti vi sembrano pochi: azoto, fosforo, buco nell’ozono, biodiversità verso una fine dolorosa ingloriosa tragica, noi danziamo sulla tolda dei social Titanic.

La casa brucia – Eschilo Eschilo che qui si Sofocle gridavano per le scale Euripide, Mercalli (dura scala, ma scala climatologica) e il Papa bolscevico – ma leggi e limiti fisici sono esponenzialMente più forti di noi; le conseguenze non saranno liete, la novella del Mondo Dopo è che rischiamo di rendere un deserto definitivo la Foresta Amazzonica, di innescare lo scioglimento completo del Permafrost, della Groenlandia, delle due calotte polari.

Poi, gran Luna Park delle Pandemie.

Come predica nel vento l’inascoltato Mercalli, Luca, quello di prima: siamo una biglia che scorre tra mutamenti climatici, solo che nel Mondo Prima avvenivano nel corso di lente ere geologiche e per cause naturali, stavolta i responsabili siamo noi e stiamo rischiando di rendere velocemente la Terra Azzurra una terra secca arida defunta; non più adatta alla vita, la nostra.

La CO2 nell’aria è la Vera Imperatrice, mai era stata così abbondante e dominante in atmosfera quanto oggi: 417 parti per milione, dovremmo risalire addirittura a circa 800.000 anni fa – molto prima della comparsa dei nostri progenitori africani – per rilevarne così tanta. Eppure se l’uomo dell’Istituzione che rappresenta 195 Paesi e non solo una parte o anche una federazione di essi, lancia continui accorati allarmi moniti warning, rimane inascoltato, la colpa sarà sua – novello Cassandro – o di miliardi di orecchie incatramate?

Un grazie un saluto una carezza a Antonio Guterres, portoghese – di nascita, non di fatto – segretario generale dell’Onu; ingegnere elettronico, dal cuore verde, sul serio.

Cosa possono intelligenza, valori etici, leggi dove spadroneggiano denaro e mercati, loschi mercimoni e rozzi levantini?

La vera crescita resterà solo quella spirituale, bisognerà presto scindere con un deciso colpo di scimitarra il falso mito dello sviluppo che riduce tutto a produzione e consumo irrefrenabili; la linea orizzontale conduce solo verso la materia – limitata finita – quella verticale, innalza verso lo Spirito, ci permetterebbe di ascendere all’Infinito; lasciando qualche possibilità di dignitosa sopravvivenza alle future generazioni.

I piani inclinati sinusoidali con avvallamenti – che non avallano ogni imposizione, soprattutto acefala – su cui corre scorre rimbalza, la biglia chiamata Pianeta Terra non sono replicabili duplicabili moltiplicabili, nemmeno quelli.

Ci restano 10 anni, forse meno, per impedire che il Super Flipper ci spedisca definitivamente in tilt; poi saranno inutili abili colpi di mano o di anca – Happy Days era solo uno sciocco telefilm propagandistico – per sbloccare la riserva segreta delle vite bonus.

Game over.