Ombra su ombra

Pagina delle Ombre.

Rosse, no bianco!; come direbbero i giovani Papu e anche John Ford.

Ombra su ombra, ché all’osteria in compagnia – vietatissima – una sola non basta; c’è tanto bisogno di allegria, quella invocata auspicata annunciata da Mike Bongiorno, con e senza fenomenologia, degli Spiriti e di Umberto Eco.

Se fossi grande come il Cielo, vi avvolgerei con il mio spirito, ma sono un meschino osservatore, pigiatore compulsivo, ammiratore del Dottor Fabbreschi, Mirko, in arte Capitan Fotonik, nella vita sognatore e siglista – nell’unico significato possibile, sigle disegni animati (perché i segni sono sempre Anime amati)- utopico.

Siate maledetti, o komplottisti, maledetti al cubo, voi, proprio voi, quinte colonne che spifferano tutto, gole profonde, collaborazionisti di negazionisti di evoluzionisti… mancano solo Stanislao MoulinskY e Nick Carter e le prime ombre, trivenete o della sera, che avvolgano la polverosa Laredo e/o San Giacomo di Rialto (25 marzo 421 d.C., Mondo Prima). Rispettando i fusi.

Il mondo ormai è in mano ai fusi: di ogni specie genere tipo professione. Tutti fusi per i magici rimedi: chi li anela come feticcio traumaturgico, chi già apre i forzieri perché sa che le ondate, le maree continueranno e il mercato, globale – what else, Baby? – ne esigerà di nuovi e sempre più potenti, ad ogni minima mutazione stagionale; quelli orari, sempre fusi, i più normali tra i normali.

Ci vorrebbe davvero un mercoledì da Leoni, bianchi, come Kimba; oggi purtroppo, non si adombri il Padre degli Dei, è il giorno a Lui dedicato, senza tralasciare Durante degli Alighieri; ma la gran cassa, mediatica non funebre, ci ha assordati a dovere, come a rammentarci in poche settimane e mezza, con dovizia di scabrosi dettagli (famiglia di usuRai…), i 7 secoli passati.

Toshiro Mifune, 7 Samurai: dove siete? Vitto e alloggio garantiti – frico e refosco, dal penducolo rosso a profusione – se acconsentite a liberarci, dai giochi gioghi giocate, sporchi malsani fraudolenti. Forniture a vita.

Restiamo in Giappone, Yamato origine dell’Armonia e del Sole, visitiamo i Teatri d’Ombra, quelli più lontani dalla capitale; lanterne magiche, fantasticherie misticismi realtà onirica, sapienza artigianato arte; rammentiamo tra le storie di personaggi d’ombra talvolta più vivi degli uomini che ogni nostra vita è appesa a un’ombra. L’incanto la meraviglia il miracolo è proprio questo.

Sai, Gianluca Gill, amico etneo, il gatto può essere molto vivo o molto deceduto – Re Gatto è morto? Viva Re Gatto (di Schrodinger)! – allo stesso tempo (esiste solo questo momento, hic et nunc), all’unisono, in contemporanea, in diretta streaming universale; dipende dal momento e dalla qualità, dell’osservazione e dell’osservatore. Me lo hai insegnato Tu, con un disco quantistico, narrando una canzone che mi faceva piombare in uno strano stato, come in un disco di Franco Battiato.

Una particella subatomica può davvero essere rilevata? O abbiamo a malapena la fioca illusione di intuire un ampio ventaglio di probabilità, di decifrarne posizione, grandezza, moto? Onde su onde, una immensa vela: traiettorie mai lineari, mai rette – oneste e coerenti, solo a sé stesse – inafferrabili, indescrivibili, equazioni misteriose arcane irrisolvibili, perfino per Einstein, così fuso in crisi d’ispirazione, d’intuizione da essere finito – a lavorare in banca? giammai – ad accettare il ruolo di medio marketting magnager per catene di supermercati pseudo popolari: alimentari, eppure sempre catene.

Heisenberg, finalMente, ride, risanato.

Il giornalista italopiteco, bolso più che mai, ci fissa nelle pupille guardando dritto in camera, non solo tele, ma proprio la nostra, camera della Notte e come un archeologo reduce dalla profanazione della Piramide del Faraone – non escluderei a priori la Faraona – o il tempio maledetto dei Sacerdoti, denuncia: se so’ inguattati i rimedi e anche la ricetta originale dei tonnarelli alla gricia.

Per gli elisir, di lunga o decurtata linfa lingua esistenza, mettiamoci sopra un condono, tombale, ma non si scherza con la Sacra Gricia.

Buon appetito – giovedì gnocchi (meglio al femminile, per non incorrere nelle ire funeste del MiTu?) – tanto al tritar delle somme, auguste palme, si tratta sempre de magnate: di pochi, a spese dei quasi tutti.

Dio non giocherà a dadi con le regole dell’Universo, ma inventando la paradossale – per noi limitati bipedi – meccanica quantistica ha dato prova ontologica di umorismo: ironia, però divina.

Fare i Conti, con Laura

Pagina delle nostre Paure, le più recondite; nemmeno tanto.

Paure ataviche oscure irrazionali, preistoriche – che storia prima della Storia! – medievali; non abbiamo compiuto troppi passi, né come neo lillipuziani, né da aspiranti emuli di Gulliver, con gli stivali del Gatto.

La Giornata della Poesia e dei Poeti l’abbiamo congedata consumata congelata, ma l’eterno dubbio, anzi duello, anzi incontro impossibile in orbite parallele che non si congiungeranno mai, resta sul tavolo sul tappetto che non vola più – anche tra le briciole sotto il tappeto – su lavagne didattiche ormai ridotte a ologrammi sempre più incorporei. Quale duello? Tra sviluppo e progresso: non dite poi che PPP non ci aveva messi in guardia, sull’avviso, sul chi va là, con mezzo secolo d’anticipo.

C’era una volta una lepre con la faccia di bambina, viveva nelle campagne intorno a Seveso e nell’afosa estate del 1976 trascorreva il tempo allegramente, giocando spesso con le sue compagne; il 10 luglio scoprì che gli umani non sempre compiono atti d’amore, non sempre scelgono i sentieri del bene comune, del rispetto degli equilibri della Natura. Anche Marco, bambino con dubbi e esigenze intellettuali e morali da giovane uomo, vero, tra partite interminabili a calcio e avventure a fumetti, intuì da solo che verità pubbliche, scientifiche, mediatiche e verità private, nascoste, mimetizzate quasi mai coincidono. Soprattutto se di mezzo ci sono le sedicenti ragioni della misera ragion di stato, abbarbicata avviluppata avvinghiata ad un sedicente, pretestuoso, pretenzioso sviluppo.

Nel magico misterioso lontanissimo paese del Sol Levante, il settimanale per i ciechi, pubblicato in braille, ha compiuto il suo primo secolo di vita editoriale; in Occidente giornalisti dalla vista o cecità selettiva dovrebbero informare masse di cittadini, ormai scisse isolate ridotte a monadi abbozzolate dentro bolle d’irrealtà, virtuale anche quella, ché non si sa mai.

Hoka Hey, criminale George Custer, lo sapevi che Cavallo Pazzo era considerato troppo visionario perfino dai suoi fratelli, dal suo popolo, dai suoi consanguinei? Ti attraversava con lo sguardo, il suo pensiero era sempre oltre, la sua Anima in connessione con lo spirito del Mondo, con gli spiriti nell’Universo: in sostanza, non avresti avuto possibilità alcuna, nemmeno disponendo di carri armati. Un giorno andrò sulle Black Hills a parlare con lui, ad ammirare il gigantesco monumento litico celebrativo che oscura di gran lunga le facce dei 4 presidenti al Monte Rushmore.

La Storia la Verità la Scultura incalzano incidono, scalpellano con ritmo paziente, ma inesorabile.

Le fontane lombarde non zampillano più acqua, ma aria velenosa, sfiatate: esauste per troppe bugie, troppe ipocrisie; la favola della Terra incantata si è afflosciata su sé stessa, lasciando a terra, sotto terra vittime inconsapevoli e innocenti. Servirebbe Aria, nuova rinnovata fresca salubre, senza più infingimenti; accadrà quando gli Umani si riapproprieranno del ruolo, della dignità, di Persone, di Cittadini attivi vigili senzienti deliberanti.

Corsi e ricorsi, ciclo e riciclo – ciclo attorno al Globo, ma sbrighiamoci – dell’ossigeno; finiranno le pandemie, ma tra 1 miliardo di anni anche l’ossigeno sulla e attorno alla Terra; torneranno condizioni adatte alla vita microbiotica: l’Impero dei Batteri colpisce ancora e forse nell’atmosfera preponderanti diventeranno, guarda le eni coincidenze, gli idrocarburi. Preoccuparsi? No: come sosteneva qualcuno, idrocarburi e carboidrati, per me pari son.

Saturnino, fusse che fusse la vorta bbona: scopriremo di colpo la grandezza di Laura Conti, guerriera e partigiana dell’Ambiente dell’Ecologia della Costituzione? Come la sorella di battaglie, Clementina Merlin. Crolleranno le dighe dell’intolleranza, dell’idiozia, del negazionismo, climatico.

Altro che transazioni, ditelo guardandoli negli occhi tutti i bambini che sul nostro stesso Pianeta devono percorrere ogni giorno decine di km per raggiungere un po’ di acqua potabile; l’unica razione quotidiana, spesso settimanale.

Parlate loro delle priorità delle vostre lussuose agende: prima l’economia, ogni sviluppo globocida reclama le sue vittime.

Ogni giorno può essere un buon giorno per morire – o forse alla fine non fa una grande differenza – come si vive, come ci si congeda, invece sì: nessuno può credere di rubare, vendere, sfruttare impunemente la terra su cui camminano le Genti.

Il Grande Oste arriva sempre, alla fine dell’immonda crapula: nessuno sconto, sulla nostra pelle viva.

Bugiardini e Bugiardoni: senza trucco, senza inganno

Pagina Bianca, anzi, cambio in corsa: Pagina del Bugiardino.

Il Bugiardino è un vezzoso, piccolo, allegro, gioioso mentitore?

Un fogliettino di carta bianca, con le precise istruzioni, doverose precauzioni, chiare controindicazioni, stampate in inchiostro nero? Come la pece, come l’inchiostro difensivo dei polpi, come il petrolio dei disastri ambientali marittimi.

Rischi o benefici? Né gli uni, né gli altri? Male che vada: trombi. Sembrerebbe l’esile impalpabile – dal punto di vista narrativo – sceneggiatura di tanti lungometraggi italopitechi, genere cosce lunghe al vento, tipici degli anni ’70/’80 del 1900. Tutto si tiene, tutto si riscopre – appunto – tutto si rivaluta, col seno del poi. Certo, dovremmo prima interpellare l’Ubalda.

Nel Mondo Dopo la salute non costituisce più diritto primario inalienabile, come da dettato Costituzionale, ché per un valido dettato, bisognerebbe almeno conoscere i rudimenti della lingua, sapere leggere e scrivere in modo sommario; ma queste competenze – nel modernese: skills – non sono più richieste, anzi derubricate a superflue inutili fastidiose ubbie da nemici delle nazioni e dei popoli. Buoi, è meglio, dei paesi tuoi o altrui non fa differenza; importante che il gregge sia mansueto docile governabile. Anche senza cani pastori.

Benedire le unioni omosessuali è contro le leggi di Dio, lecito invece benedire armi e instaurare amichevoli relazioni con famigerati dittatori; pentiti, figliolo, pentiti o rischi di diventare come Omero Onan, magari si potesse optare per Conan: ragazzi per sempre no, ma con un futuro all’orizzonte, non solo alle spalle, sarebbe proprio una lieta novella.

Guardare dentro l’uomo – talvolta, uovo, navicella spaziale dal pianeta Ork – può essere un’avventura una scoperta o pericolo allo stato puro; guai agli indagatori, poi qualcuno annuncia trionfante che alcune parti prelevate dagli appestati del mondo dopo possono essere impiantate negli umani, quelli un po’ acciaccati, per restituirli ad una vita sana completa tranquilla. Bugiardini o bugiardoni?

La Storia è infarcita di storie di grandi ingannatori, o semplici burloni, a cominciare dal cavernicolo BC che mentre decorava le pareti della sua caverna con i graffiti del primo graphic novel umano, diceva trionfante al suo compare: “Sai tra 2000 anni come se la bevono, questa?”.

Senza offesa, ma gli dei della mitologia – a partire da un certo divin messaggero – non brillavano per sincerità, anzi l’inganno presso i prestigiosi cittadini, inquilini dell’Olimpo era considerato una peculiarità celestiale. Tonto chi ci cadeva.

Ulisse: the great pretender (grazie Freddy, Mercury), chiedete il suo curriculum alle Donne che ancora gli danno la caccia sulle ondose rotte del Mediterraneo; o, per avvicinarci alle nostre ere, pensate al Principe, non Giuseppe Giannini core de Roma bella, ma quello di Machiavelli. Senza macchia, senza fole o folate, di vento con dentro parole disperse.

La Storia stessa andrebbe sottoposta a accurati passaggi nel setaccio; come insegnava meritoriamente nei licei Don Renato, esegeta biblico – e molto altro – di fama planetaria, il vero metodo storico consiste in un approccio aperto, razionale e scettico agli eventi tramandati, narrati anche nei documenti che vantano la patente di ufficialità: credo a niente, a meno che mi si dimostri il contrario; procedimenti lunghi lenti certosini, ma la paziente Verità è immane, immanente, non corre esagitata verso il centro commerciale.

Tempi moderni, tra Madoff originali e Madoff dei Parioli – ché anche il mercato degli imbroglioni propone quelli docg e quelli taroccati – , a ciascuno il suo; in ogni ambito contesto campo e grado. L’anzianità fa grado, ma anche l’idiozia garantisce pacchi di galloni, da esporre con orgoglio su petti trionfanti. Comunque, mentire no, meglio la reticenza, reti di indecenza, notevole: salvare l’Umanità, forse, ma sulle scialuppe di salvataggio prima le banche e i misteriosi fondi d’investimento senza patria; tanto i soldi sono virtuali, come quelli dell’obsoleto Monopoli e del calcio mercato, ma i debiti, veri: sulle spalle degli allocchi.

In questi giorni di Quaresima e quaquaraquà, ecco inventato all’impronta – per rientrare a tuffo bomba nella mesta contemporaneità – il bugiardino evoluto, cangiante, fluido come contenuto magico della sacra fiala (i romanzi rosa di Fiala?), camaleontico; Carlo, Linneo come classificheresti questi bugiardini? Karma Chameleon? Attenzione però, perché esiste anche una Karma Police e sarebbe meglio non contare sul fatto che alla porta si presenti Sting per invitarci ad un concerto.

Dobbiamo tutti, nessuno escluso, sottoporci al rito magico protettivo apotropaico: non esiste altro modo per riconquistare le nostre libertà. I bugiardini e i bugiardoni garantiscono: effetti collaterali o avversi, ipotesi remote, o comunque limitate negli effetti, affetti scomparsi dai monitor.

Piena fiducia nella scienza ufficiale: fa miracoli. Lo digito mentre con il tentacolo libero mi carezzo gentilmente l’epidermide che di secondo in secondo muta di colore: rosso, oro, verde, come da nuove regole della trans mutazione ecologica. Altan e Bucchi restano giganti del Pensiero: vax pensiero sulle siringhe argentate, puntiamo senza indugio sull’unità, di gregge.

Ogni giorno è una nuova battaglia, di sopravvivenza, per la Vita, ma questi colori mi donano, mi arridono, mi sorridono: collimano con quelli del mio caleidoscopio, onirico.

La Verità vi prego, anche su un argomento a piacere.

Inoculare: Razionalità

Pagina dell’Approccio, senza fraintendimenti, senza doppi sensi: alla pandemia.

Aperitivo delle prossime portate, virali. Siamo cambiati, abbiamo imparato: continuare a distruggere risorse Ambiente popoli, ma verniciando tutto di verde e chiamando l’ecocidio: transizione, eco logica.

Ora dopo il rebus, il mistero, l’inghippo dei rimedi – sicuri? letali? incerti? – media e rappresentanti porta a porta invocano il citato (in giudizio?) approccio razionale. Sarebbe ora, l’ora nemmeno la vediamo più, dopo un anno di panico, psicosi, superstizioni, riti vodoo – però scientifici – per affrontare il temibile vairus.

Prima scoperta: non si può morire dentro; perdonate la confusione: non si muore a causa degli elisir, ma del covid e per dimostrarlo in modo incontrovertibile ecco all’improvviso sciorinate ostentate declamate al Pubblico le cifre reali degli altri decessi quotidiani per ‘x cause’; da x factor a x cause di mortalità.

Quindi, se dovessimo utilizzare la poverella materia grigia, potremmo concludere che non solo gli incantesimi dei Druidi, ma lo stesso famigerato covid non è la sola e unica causa delle vittime nel mondo?

Inquinamento guerre carestie, hanno una qualche incidenza in questa situazione? Non esiste nesso di causa causalità casualità – nemmeno caucasicità – né evidenza scientifica; però non abusate oltre della nostra sospensione dell’incredulità, perché stiamo sottolineando i puntini con l’evidenziatore e alla fine tracceremo le linee complete: il disegno si staglierà – chiaro limpido imponente – contro l’Orizzonte.

L’uomo era forte, nessuno lo può negare, come una roccia, sbriciolata; non sarà frequente, né facile, ma nella tua orbita può sempre piombare un asteroide, un meteorite, una cometa, un vorace buco nero; hai voglia poi a chiedere passaporto e visto vidimato, valido per espatrio e immigrazione.

I parrucconi d’Europa pensano solo alla nuova moda primavera estate 2021: il Clima – non spira una buona arietta, in verità – e trascurano la guerra contro covid19; tra l’altro, dove sono finite quelle meravigliose metafore belliche che galvanizzavano le nazioni chiamate a fronteggiare il nemico comune? Clima Ambiente Ecosistemi, roba da fighette radical pop: in effetti i virus pandemici, questo e i prossimi, pronti a invadere le sale del Globo, festeggiano allegramente, perché ancora una volta i capoccioni dell’Umanità hanno individuato il nemico, quello sbagliato.

L’approccio deve essere poco olistico, molto oligarchico, piramidale, draconiano razionale, perché la situazione grave richiede gravi misure e accenti gravi, senza tentennamenti cedimenti, se poi dovessero verificarsi smottamenti – geo psico fisici – pazienza; il saldo tra benefici e rischi sarà largamente in attivo; per le multinazionali, di sicuro, come sempre: terga omnes.

Hola, Mauro Tacconella, parteciperete anche voi all’escursione, termica termale termoidraulica?

Ippocrate, chi era costui? Forse un cavallo sfortunato, cugino plebeo del divino Varenne. Un bello scudo, penale, che sostituisca l’obsoleto giuramento e tutto funzionerà a meraviglia. Da Ippocrate e Pippocrate, è un attimo.

Il tuo libero consenso – il canto, lo abbiamo abbandonato, al suo destino – obbligatorio sia informato, in formato digitale, infornato al momento della firma; almeno il modulo sarà informato, considerato che gli ingredienti della pozione sono segreti e possono essere tramandati solo da cerusico a cerusico; segreti anche gli effetti, ma da qui all’eternità, ne vedremo, delle belle, non si sa. Si auspica.

Inoculate, inoculate con forza, a forza di inoculate, qualcosa resterà; forse.

p.s. Pagliuzza – o una trave – in oculo.

Sì no forse, come diceva Mazzone: Magara!

Pagina della Schizofrenia, senza freni.

Come imparare a restare in equilibrio cinetico su un velocipede, senza rotelline di sostegno, senza freno d’emergenza, senza paracadute per arresto di salvataggio.

Molta schizofrenia insana, agitazioni turbamenti adolescenziali, il giovane Holden, nel frattempo incartapecorito – tanto i capelli bianchi erano già una sua peculiarità a 16 anni -, ha assunto – o è stato assunto assurto, assurdo anche – il ruolo di sommo sacerdote della (c)aifa: con atteggiamento e voce stentorei aveva garantito efficacia e sicurezza dei rimedi magici, poi ha escluso che gli stessi potessero in qualche modo essere la causa di misteriosi decessi di alcuni sventurati cui erano stati somministrati; ha escluso che si potesse interrompere il rito di unzione (auspichiamo: non estrema) ai Popoli dell’arcaico Continente, paralizzati dal gelido terrore, infine, arresosi all’evidenza della capricciosa incostante Realtà, ha obtorto collo stabilito che – solo per un piccolo perfezionamento ad opera dei maghi cibernetici della Gilda, non Rita purtroppo – momentaneamente milioni di dose resteranno congelate, prima di essere di nuovo lasciate libere di scorrazzare, imperversare, fluire per le contrade.

Certo, mai avrei immaginato che anche Lucius detto Seneca per gli amici (Astra Seneca, no Samantha, l’intellettuale latino tra gli Astri del Firmamento, grazie Gramellaus) si intruppasse nel business dei portentosi rimedi, ma niente scandalo: ormai per sbarcare il lunario – a proposito, i lunari sono prodotti d’importazione extra UE? – ci si deve arrabattare nei modi più fantasiosi, i più varj, o come diceva Nonno Ermes, per la fabbrica dell’appetito, tutto va bene madama la Marchesa. Dovrebbe stimolare riflessione, constatare che sul packaging dei prodotti smerciati dal Filosofo compaia la dicitura De brevitate Vitae. Usque tandem – la nostra santa pazienza se ne va, in tandem o side car – per aspera ad sidera, prima o poi, però concedeteci il tempo di folleggiare un po’ nel giardino delle Esperidi: ci impegniamo a non sottrarre i Pomi d’Oro e i manici d’ottone.

Le piattaforme sono i nuovi avamposti delle libere civiltà: sei una piattaforma non sarà più apprezzamento poco galante al limitare dell’offesa, personale come la responsabilità di azioni e affermazioni. Dalla banana, alla piattaforma: ma dove vai se la piattaforma non ce l’hai? Concreta o virtuale. Flatlandia come da definizione di Massimiliano Panarari del gruppo Espresso, ma anche Flautolandia – libere interpretazioni ammesse – se potessi optare, opterei per quella molto fisica, molto concreta del 1968, la mitica Isola delle Rose, micro nazione al largo di Rimini, già stato a parte di suo. E chissà, se oltre alle rose, alla cittadinanza libera, il non governo saprebbe garantire alle persone anche pane libri e Fantasia.

Zona Rossa e Nuvole, Eolo suona l’armonica in una cover band di Astor Piazzolla: che voglia di piangere ho. Pane e lacrime, ma sarebbe meglio come suggeriva Francesco De Gregori uno spuntino a base di pane e castagne, fuori stagione, tanto ormai tra mezze stagioni e stagioni non si coglie differenza.

Gli Oblivion hanno maturato l’intuizione più brillante: affidare all’Armata Russa, dopo i successi ottenuti contro certi figuri abbigliati di nero in secoli trapassati del trapassato Mondo Prima, la consegna porta a porta ai cittadini europei, delle singole parti del satellite Sputnik (adibito/trasformato in prodigioso salvavita), da ricomporre poi come in una continentale edizione moderna di Giochi senza Frontiere, come un enorme puzzle tecnologico. Io sarei anche propenso ad accogliere il piccolo cosacco con i suoi canti e i suoi balli della Steppa, ma solo se si presentasse insieme al Gagà cosmonauta Yuri e alla sua fida cagnetta Laika (almeno una vera laica, in questo pazzo mondo di superstiziosi iconoclasti, furbi baciapile).

Risolveremo le intricate situazioni? L’Umanità troverà alla fine del cammino, seguendo inseguendo la curva di un Arcobaleno, pentoloni colmi di pozioni taumaturgiche e dobloni di cioccolato fondente e soprattutto salute e salvezza?

Dovremmo imparare la lezione da Sor Carletto Mazzone, all’epoca preistorica conducator dell’Ascoli di Costantino Rozzi; prima di una difficile partita contro la Juventus, ai giornalisti che gli domandavano se con qualche alchimia tattica fosse possibile sconfiggere la potente compagnia calcistica degli Agnelli, rispose sospirando:

“Magara!”.

Senza titolo: panico, schermata bianca

Pagina Bianca, panico da.

Sono antiquato, nel Mondo Dopo ci siamo evoluti: anche il panico – pan Ico? – è divenuto 4.0 o qualcosa di simile, non più foglio bianco intenso intonso, ma schermata bianca, con cursore intermittente solitario, come certi anellidi.

Rammenta, forzando le interconnessioni mentali, certe preistoriche schermate del Commodore 64, commodoro capitano d’oro, di qualche inesistente vascello, però navigante su mari e su ali, della Fantasia.

Cinemazero ci manchi, siamo a zero cinema più che altro; zero teatri zero concerti Pasqua blindata zero socialità, azzerati anche i voli delle Palome. Zero in condotta, non si sa se quella di cittadini sempre più rintronati ripiegati in sé stessi, o quella dei politicanti tecnocrati farmaspacciatori che pompano inoculano ungono il Pianeta e i Popoli con pandemie psicotiche prima che virali, alternando incubi e feticci di pseudo rimedi, a caro salatissimo amarissimo prezzo.

Pasquetta – tanto, Giove Pluvio sarà dispettoso come da mitologiche consuetudini – in zona rossa, russa (non si equivalgono?), bolscevica, anche se le Rivoluzioni storiche/storicamente/stoicamente si concretizzano a Ottobre – caccia alla rivoluzione in un Ottobre rosso – aria di gioia e rivoluzione, aria rarefatta, tra mascherine e smog endemici; alla fine, hanno quindi prevalso i Bolscevichi? Stiamo ancora ricontando le schede, ma Baffone (Stalin, non Birra Moretti), per sicurezza sua, non è venuto, dissolto contumace alla macchia; per un identikit attendibile, servirebbero autorevoli autori Macchiaioli.

Come insegna/disegna Massimo Bucchi, in caso di parità tra i sessi, supplementari e eventuali rigori, ad libitum.

Padre Dante rese poetiche le parolacce, vero; però, rudi Amici del Turpe eloquio libero, il punto nodale con nodo incorporato – auspichiamo: non scorsoio – , non fungibile indistruttibile: di Alighieri ce n’è Uno, tutti gli altri son … completate a vostra libera immaginazione.

No al Papa straniero (non era… Papi?), soprattutto quando il sedicente salvatore – o Enrico the conqueror, Henry per gli esterofili con pretese d’internazionalità – è solo un antico paesano, indigeno autoctono emigrato anche esso, cui rifilare i rospi indigesti, continuando a sollazzarsi nel regno fatato del Bengodi, ma gode bene, chi gode ultimo. Prima spernacchiato, poi incoronato ma con rovi aculeiformi; comunque, tranquilli: la campanella suonerà imparziale, per tutti.

Meglio sarebbe gustare un ottimo San Pietro, pescato nella giusta zona – non rossa – Fao, da non confondere con lo storico sanpietrino, molto più difficile da cucinare, masticare, digerire; certo, magari con il giusto amarone di qualche saggio Frate, tutto va giù, tutto si sgorga.

Voli pindarici, gigioneggiare sì, di palafitta in frasca, anzi fresca caverna; guai ai vinti e soprattutto al rogo i dubbiosi, ma ironizziamo di continuo sulle epoche oscure, su quei rozzi oscurantisti del Medioevo, così ignoranti così superstiziosi.

Cara Simona, sei poi finita a vedere anche il festival virtuale? Adoro Sanremo, ma il concorso canoro senza più decoro, floreale, sembra una condanna eterna, un supplì di Tantalo, un contratto demoniaco, vergato ematicamente; apprezzo i Moleskine – taccuini superbi – racconto sempre con gusto le imprese ardite del ‘comandante populista ante litteram’ Achille Lauro, indimenticato sindaco non solo del rione Sanità, ma dell’intera città cara alla dea Partenope, armatore politico che in campagna elettorale prometteva scarpe nuove: ne consegnava una subito, l’altra a elezione avvenuta; infine, dulcis in fundo, Ligabue: chi osa criticare il genio e le creazioni di Antonio, El Matt?

Nessuno (Ulisse, dove sei, bighellone?) osi criticare l’efficacia traumaturgica dei portentosi rimedi: se la pandemia batte in ritirata, indiscusso indiscutibile merito loro, se qualcuno muore, si tratta solo di uno sfortunato evento. Dalla vita, cari i miei – memento al mentolo – difficile uscirne come vi eravate presentati e, soprattutto, ancora vivi.

Le parole come i pensieri e gli atti – non necessariamente apostolici – sono importanti; talvolta anche gli acronimi gli agronomi gli agri rifugi; uno dei sommi rappresentanti dell’aifa (Caifa? c’aggia fà?) rassicura e garantisce: rimedi sicuri, nessuna controindicazione.

Del resto, se lo dice il più autorevole sacerdote cAifa, quello del sinedrio che fece incriminare e inchiodare Gesù, chi ha più voglia di alzare la mano per palesare dubbi?

My(mai)mose: fare la festa alle Donne

Pagina della Rivolta, femminile al femminile femminile al cubo (sul cubo?).

Fuori sincrono, come certe pellicole sonorizzate in modo approssimativo, fuori tempo, fuori dal tempo, come sempre, con tanti dubbi domande; esistono un momento un giorno un’era specifici per donare vivere respirare dignità e diritti? I diritti non sono classificabili in base alla specie (civili, politici, umani?), esistono o non esistono, si rispettano o si calpestano.

II Anno era CoVid: Donna festeggia, in Italia molto spesso trovi i tuoi seviziatori i tuoi assassini direttamente in casa tua – comodo – però Ti schiavizzano Ti violentano Ti uccidono molto meno rispetto ad altri paesi europei, ad esempio la Terra dei Teutoni; non sei felice?

II Anno era CoVid, il paese è reale, degli uomini, sedicenti tali, ominicchi più che altro, senza vergogna, senza attributi, capaci di dire pubblicamente che loro sono moderni evoluti di ampie vedute, di essere contenti quando le Ragazze lavoratrici manifestano progetti per costruire Famiglie, ma – cribbio – nel caso, dovrebbero essere così oneste sincere professionali da non firmare contratti di impiego; del resto, anni fa, nel Mondo Prima, a Roma, una datora di lavoro, madre di famiglia e imprenditrice rampante, si produceva spesso in audaci intemerate contro le sue compagne di genere: mai Donne in azienda, sono inaffidabili perché di solito hanno la pessima abitudine di restare incinte.

Scandalo tradimento, disfattismo, materno; giammai. Vade retro, femminino, dall’universo spietato e macho del lavoro. Pil vs Maternità. Donne rammentate i Lari e i Penati, l’Arrotino e perfino l’Aretino – forieri di – ecco, accontentatevi di sostituirli, per Voi è già incarico notevole, siate grate silenti remissive, non inviate missive. Ambasciator non porta pena, portatore insano di cefalopenis.

II Anno era CoVid, una fata Merlino ci salverà? Vorrei vivere sui Prati Stabili magari incontaminati e tutelati del (della?) Torre – come certi Affetti da dpcm (gentili viaggiatori, quando scendete dalla carrozza, ricordate di non scordarvi i vostri affetti personali) – Lei è una studentessa di 26 anni, ma appassionata dei Magredi, capace con un solo gesto della mano di mettere in fuga ruspe idiote, autorizzate aizzate da istituzioni quantomeno ignave inconsapevoli inadatte, a tutto.

C’era una volta un piccolo naviglio; chiedo venia, confondo piani, quinquennali e non: c’era una volta un piccolo gineceo dirigente esclusivo privilegiato, club del burraco della burrata delle golose tartine imburrate; tra confortevoli salottini damascati, le pregevoli Ospiti si misero in testa di conquistare il potere – non chiedete a me, di grazia, quale – ma quando scoccò la freccia del giudizio l’ora fatale (fatata?) l’ora delle supreme immersioni nella realtà, sul più bello, la combriccola poco allegra rispetto a qualche istante precedente si congedò, alla chetichella. Momenti fatali e addio novella, degli Scacchi, ma con aspiranti regine immobili auto detronizzate con foglio di via, chissà quanto libera.

Nel paese irreale desta scandalo sorpresa sgomento constatare l’esistenza, in vita, di Persone anziane capaci di rispettare il proprio turno in una fila composta di propri simili; Rita Levi Montalcini, Professoressa di tutti noi per sempre, attese in piedi ai seggi il momento di esercitare il diritto di voto, mentre poveri sciocchi colmi solo di bile e ignoranza La insultavano; Nonne del Mondo Prima, sotto i bombardamenti tornavano in fretta verso case ormai distrutte per recuperare in mezzo alle macerie la pentola con il minestrone di fagioli, neri come certi segni di un destino da prendere a ceffoni: consapevoli che quello sarebbe stato l’unico rancio disponibile, per i magri giorni a venire seguenti a inseguire: un domani nuovo, come le figlie e i figli in grembo.

Notti Bianche del ’48, uno a scelta, quello che preferite, telefoni bianchi inguainati anti contagio – inguaiati – Strade Bianche verso Sud, per antiche età della Gioia.

Nelle notti chiare d’Estate, quando il Cielo è più vicino, quando i Popoli vestono solo di colori primari naturali, mentre danzano gaudenti:

le Donne contano le Stelle, ma decodificano anche i numeri cosmogonici segreti, quelli necessari per arrivarci.

Clessidre vuote, come forzieri, come scatole (craniche)

Pagina sporca, come la coscienza; Pagina della nostra scontenta incoscienza.

Ci siamo giocati non solo l’Acqua, anche le sabbie.

Non quelle dei deserti, ma quelle preziose limitate insostituibili, dei mari e dei fiumi.

Negli ultimi 30 anni siamo diventati molesti, stereotipati, rin don dan ti, concetti stracchi più di certi stracchini muffiti rindondano nei padiglioni, auricolari, in quelli dei palazzi di vetro, di cristallo, di letale cemento.

Caro Aurelio, sapessi quanti Roma club sono stati fondati, anche in Parlamento, non più luogo della politica, ma triste arena dei personalismi delle fazioni partigiane del mercimonio, di bassa lega; si fossero iscritti al Club di Roma, con sincera volontà di comprensione e azione, avrebbero reso servizio migliore, gradito, degno, all’Umanità e financo a sé stessi.

La Natura è straordinaria, nella semplicità. Il Profeta del Goal, Johan Cruijff, sosteneva che giocare a calcio fosse facile, difficile giocare in modo semplice. Mutate le mutande le ere i Mondi dal prima al dopo, non dovremmo cominciare finalMente a emulare la Natura? Spogliandoci di arroganza hybris deliri di onnipotenza: il cambiamento costante è l’essenza dell’ecosistema che non rivendica a ogni passo rivoluzioni e/o miracoli epocali.

Grazie a Dio, sono ateo. Del resto, non riesco a essere serio, se prima non faccio il pagliaccio. Confessioni di un clown, certo, ma non vorrei tracimare nella seriosità, nella melanconia, malincoNoia.

Va bene Aldo, un sacrario un memoriale – Vittoriano o Vittoriale? – con i nomi delle prime 100.000 vittime del morbo; solo se nel marmo saranno incise a lettere fiammeggianti anche cause e responsabilità di quelle morti. Abbiamo abbastanza giorni della Memoria in un anno o dobbiamo adottare le celeberrime giornate multiple del Maestro Battiato?

Vittorio, rassegnati: i tempi sono mutati, geneticaMente, non li riporterai ai giorni della fu giovinezza con intemperanze verbali o mattane da avvinazzato. A troppi scriba ormai isterici, loro sì – altro che Cattive Ragazze – bisognerebbe consigliare un buon metodo, prima di rispondere a certe sedicenti missive dei lettori (esistono ancora? ma dai), strumentali per fomentare polemicucce da quartierini: metodo Catalanotti o infallibile metodo Simenon; certo, consapevoli che, nel Mondo Dopo, anche gli elenchi telefonici cartacei sono a rischio, ma invischiate nella rete si trovano tante belle e disponibili fuck identità.

Mi dipingevo la faccia e le mani di verde smeraldo, rubacchiavo lemmi dal vocabolario dell’Ambientalismo – beni comuni, resilienza, sostenibilità – ottenevo applausi consensi sostegno sui social, nel frattempo ho continuato a trivellare, a consumare risorse selvaggiamente, a ricoprire la Terra di polvere tossica; del resto, non possiamo tornare nelle caverne ai viaggi a dorso di mulo alle candele di cera: ho continuato a fottere il Pianeta, fottendomi da me, a mia insaputa.

In Natura vince chi con meno fa di più, anche perché non esiste produzione di nuovi prodotti per il mero consumo, ogni prodotto origina altro prodotto utile; nei veri sistemi naturali tutto è in connessione, condivisione e vira senza tensioni verso l’empatia, perfino la simbiosi; mi assumo la responsabilità della gravità delle mie affermazioni: Gravità, fantastica fonte di energia a disposizione di tutti sempre, sotto braccio alla sorella Energia Solare. Concetti gravidi di conseguenze, perché in Natura si passa da poche varietà, a una incredibile sontuosa abbondante Biodiversità, esatto contrario e negazione del modello economico capitalistico consumistico.

Le clessidre sono vuote – come le nostre tasche bucate, nelle quali troviamo impigliati frammenti di briciole, dell’eternità – o forse abbiamo smesso di cercarle di guardarle, restano pregevoli soprammobili;

non basterà la vernice verde, anche per copiare – emulare plagiare – serve come base principale l’Intelligenza; speriamo che gli Asini volanti non cadano al suolo.

Amelia, Mosè o del Tribunale (delle Acque)

Pagina bianca delle dimissioni, liquide, dimissioni di prova, tattiche, talvolta strategiche.

Caos smottamento shock, sostantivi e aggettivi convenzionali sensazionalistici li abbiamo usurati stracciati esauriti; sono tutti dallo psichiatra – il più bravo – ma al cospetto dello psicodramma più drammatico epocale virale, ha chiesto aiuto anche lui, da casa o da Marte sarà comunque gradito. Ultima ratio/speme che fugge i sepolcri, resterebbe il cyborg, ma al momento recalcitra temporeggia vagheggia.

Non sono previsti ritorni, però mai escludere sorprese impossibili; morire è solo migrare, molti universi, molto onore.

Sindaco di Roma, ministro della tv o velino con facoltà di opinione, non importa, una collocazione si troverà; come i beni nel paniere – rompere le uova nel paniere non è cortese – cambiano al mutare delle stagioni, così geneticamente si trasformano – trasformisti delle mie ghette – le figure pubbliche di riferimento, istituzionali, di prestigio, di conduzione politico sociale, intrattenimento: miii, che pubblica figura.

Se uno il liderismo non ce l’ha, non se lo può conferire, nemmeno per sporogenesi, prossimità ai Dolmen, immersione in acque benedette.

Cabarettista politicante presentatore scrittore, basta biechi ipocriti superati limitismi: libertà libertà libertà, ognuno sia ciò che capita, giudizi universali finali dall’Algoritmo.

Capita l’antifona – anti phon? – d’ingresso nello showbiz, anche Mosè il salvato dalle Acque ha immediatamente aggiornato catalogo e soprattutto tariffario: per tutelare Venezia dall’alta marea che compare e scompare periodicamente lunatica, anzi a fasi lunari alternate o programmate, ad ogni intervento fatturerà 15 milioni – tutto elettronico tutto regolare – a carico delle casse comunali. Del resto, se nell’antichità del Mondo Prima, Dogi incipriati e parrucconi celebravano lo sposalizio con la Laguna – Bucintoro, chi era costui? – per propiziare affari d’oro alla Serenissima, perché non riconoscere adeguato guiderdone alle bibliche competenze di Mosè?

Il principe della risata direbbe non ti pago, oppure sciorinerebbe movenze mossettine salaci battute di avanspettacolo – spettacolo molto avanti – e come risorsa finale: le banconote, quelle prodotte con alto artigianato dalla banda degli onesti.

Sia chiaro fresco dolce come acqua pubblica – di reputazione chiacchierata? – nessuno mi può giudicare, nemmeno il Tribunale delle Acque, organismo che, senza polemica né acrimonia, ha già le sue difficoltà nella gestione amministrativa dell’Oro Blu.

C’è nel Regno una Bimba in più, Amelia ti chiamerai Tu; non un nome casuale o per capriccio, designato assegnato a coloro che non sanno chi sono, né alla nascita né alla dipartita: sarai Principessa o Cosmonauta, Fiore o Poetessa, lo saprai decidere, percorrendo solo i Tuoi sentieri. Il destino nel nome, meglio: forgerai il Tuo destino, il Tuo cammino, ogni astro del Cielo, ogni Tuo respiro, rispettando sempre la natura del Tuo nome; viva Amelia, nata italica, non francese, saprai realizzare un mondo, meraviglioso.

Siamo creature anfibie, sorgiamo dalle acque, di acqua siamo composti per la maggior parte; forse per questo siamo soggetti all’influenza al potere alla suggestione di Selene che con il suo costante orbitare attorno al globo scandisce regola domina maree e cicli naturali.

Se non vivessimo ottenebrati dalla cupidigia, sapremmo che spesso un incantevole ruscello può causare mortali rivalità; Tigri e Eufrate, nella antica Mezza Luna fertile del Mondo Prima, assistettero sgomenti al primo conflitto per il controllo e il possesso delle Acque.

Condividere l’Acqua ci renderà liberi, salveremo Ambiente, Economia finalmente umana, Spirito; affinare sensi e capacità durante un grande pericolo è troppo facile, gestire il Mondo Dopo, la vera sfida: non basterà un giudice berlinese in tribunale, da creature liquide dovremo mutuare dal nostro elemento fondante e primigenio la capacità di adattarci al contenitore;

solo così l’Acqua non sarà solo forma, ma pura genuina semplice Sostanza.

Né vino, né miele, forse Oceano

Pagina della Pagina, ontologicamente sufficiente auto bastante sostenibile a sé stessa, di per tra fra.

Appena puoi rammenta di respirare profondaMente, come un’agile salamandra; senza polmoni, con tutta l’epidermide a disposizione e prega che mai finiscano umidità e cicli della Natura; diventa, come la piccola lucida brillante salamandra, un arrampicatore – rampicante? – arboreo, scala con calma la sequoia millenaria più alta del mondo, 90 metri o su di lì, dalla cima scruta l’orizzonte, la baia frastagliata, le insenature sinuose coperte di candide avvolgenti nebbie, cugine di primissimo grado delle Nuvole. Respira più che puoi, fino a quando potrai, ossigena la Mente, allarga espandi i Tuoi confini fino a comprendere il Cielo, se ci riesci; non temere il fallimento, sarà bello anche quello. Rinasci, in ogni istante.

Se non puoi essere giaguaro coguaro Alvaro, diventa saguaro, alto forte resistente, e nonostante il deserto canterai, anche perché il deserto sarà quello della Sonora; non mancheranno note Sole e gli immancabili sogni e chimere, prodotti docg dell’Arizona – ari zona, n’artra vorta???

Esimio Friedrich Wilhelm, costolette di saguaro al debutto ufficiale di Nosferatu il 4 marzo 1922, presso la Marmorsaal dello zoo di Berlino, per ospiti eleganti raffinati danarosi, ma alla fine la società di produzione del capolavoro andò comunque in malora, rovinata dalle spese per la causa legale sui diritti del romanzo, promossa dagli eredi di Bram Stoker, padre letterario del nobile vampiro. Non so dire né digitare se le letture sui simbolismi esoterici psicologici sessuali fossero messaggi presenti nella Tua storia, certo, se mi chiedessero a chi affiderei la gestione e l’organizzazione della sanità mondiale per contrastare le pandemie, risponderei convinto: Nosferatu, principe della Notte; almeno non lucrerebbe su mascherine e rimedi, sull’esito finale, purtroppo non leggo nella nosferatu di cristallo.

Raggiungere la baia estrema del Far West, senza più desperados pistoleri trafficanti di armi e whiskey da inseguire contrastare combattere; cercare i pescatori del villaggio, intitolato a qualche santo – perché in estreme condizioni climatiche esistenziali, bisogna risolversi a votare/votarsi a qualche alto locato – e chiedere la cortesia di raggiungere il punto più vicino al talamo marittimo delle Balene Grigie; qualcuno rifiuterà, ma i mas locos accetteranno di buon grado la proposta, di buon buzzo e buona lena, con il motore gracchiante e sputacchiante fuori bordo, condurranno volentieri i Semplici i Puri gli Ingenui al rendez vous con i grandi cetacei:

le Balene sagge saranno liete di incontrare umani pacifici, mostreranno tutta la loro mitezza socievolezza empatia.

Né vino, né miele, come canti Tu, Amico Danilo: forse Oceano, forse una nuova Babele planetaria di Tutti gli esseri e gli Enti viventi, un’Arca dell’Alleanza e dell’Armonia universali; ci guarderemo negli occhi, finalMente, quando alla fine ognuno spiccherà il volo, da soli o in formazione compatta, lungo l’eterna migrazione, chiamando i nomi delle Persone amate;

nemmeno uno resterà più indietro, nemmeno uno cadrà, nelle tentazioni nelle illusioni nelle miserie.