Guerre certezze merletti

Venezia, la Luna e Tu (tu, nel senso di lui, quando c’era lui)?

Venezia, non la magica unica città su palafitte che ci siamo giocati tra mostri turistici del mare e trivelle sostenibili, ma il palazzo e anche la piazza, capitolini: balconi panoramici e adunate oceaniche; gli oppositori si mimetizzavano bene, anche i favorevoli però, soprattutto un minuto dopo la caduta.

I proclami del governicchio diffondono panico e malcontento; dobbiamo sorbirci come amaro calice l’accozzaglia dei migliori, quelli che recitano – con scarso talento – ogni giorno di più scene obsolete, da Cinegiornale Luce, che avremmo preferito rimanessero sepolte negli archivi storici e nelle teche Rai.

Credere, obbedire, inocularsi; chi non si inocula è nemico della patria e sarà passato per le armi seduta stante, stante la comoda seduta degli ex servitori dello Stato e dei Cittadini, servitori arroganti che vollero farsi padroni, imperatori, dei di tutto e soprattutto delle vite, di Tutti. Costituzione e Democrazia, queste sconosciute; chi può, si compri o inventi la Macchina del Tempo e se ne vada nell’Atene del V secolo, prima: non solo del Mondo Prima, proprio prima dell’avvento del Cristo. Chi crede, vedrà.

Pericle, chi sarà mai stato costui?

A proposito, caro Giudice di Berlino – ove per la cronaca non vige obbligo di dosi, né lasciapassare – o caro Giudice di Norimberga – Dike ingolfata, nel Mondo Dopo – nelle rare pause ricreative seguite anche voi la docufiction Virology? Ciancio alle bande, alle masnade, alle intruppate politico affaristiche: procurato allarme e falso ideologico, soprattutto da parte di figure istituzionali, potrebbero configurarsi quali reati di rilevanza penale? Nel senso del bagno, tipo Cayenna, senza sete di vendetta, senza animosità, con tanta fame arretrata di giustizia.

Qualcuno sosteneva fosse molto più facile ingannare un popolo che dimostrargli di essere stato gabbato. Anzi, di solito, i dubbiosi e gli scettici, o anche solo coloro che tentano di ragionare, si ritrovano appiccicate sulle vesti lettere scarlatte, gialle stelle dell’Orsa Minore, condanne a ghigliottine e roghi in piazza che verranno presto rispolverati e riallestiti, con l’approvazione e il tripudio delle folli folle fallaci.

La Storia povera Maestra, rimasta senza Alunni (del Sole): sconfortata per i renitenti i reticenti i repellenti della Memoria, ha deciso di scappare, da Scuola, lasciando però un messaggio, sulla lavagna: “Tanto mi avevano già cancellata”.

Yoghi Bubu il Ranger, che bella vita bucolica – senza offesa – laggiù nel Parco di Yellowstone; a proposito cari Orsi, forse almeno voi sarete in grado di ascoltare dialogare comprendere; dalle elementari (quanti esperti avrebbero bisogno di ripartire da quelle) in poi, le mie Maestre, i miei Docenti, hanno sempre posto come premessa fondamentale di ogni materia, ogni disciplina Tre semplici principi, così puri limpidi intuitivi che potrebbero capirli perfino tutti i fenomeni dei media italopitechi: non si fa minestrone di argomenti di natura diversa, ma non si ragiona per compartimenti stagni; credo a niente, a meno che non mi si dimostri solidaMente il contrario; la scienza non è… una scienza esatta, tantomeno un dogma, procede per tentativi e fallimenti (spesso sono più importanti i fiaschi, non solo quelli colmi di prelibato vino).

Legalizzati non solo la metafora e il gergo bellici, ma anche le misure peculiari dei conflitti brutali, siamo davvero nella pugna; se potete, se ne avete voglia, a/e Volontà: siate soldati, ma dell’Estate, e guerrieri patrioti del/per il Sole, chi oggi resisterà alla violenza e alla mestizia, meriterà davvero l’affetto ecumenico delle Donne e degli Uomini del Futuro.

“Avete dei dubbi?”; “Ho sempre dei dubbi, le certezze granitiche portano spesso dritti al cimitero; e una guerra, anche contro un esercito meno attrezzato del nostro, non è mai una passeggiata”. (Una donna di troppo, Giorgio Ballario – Edizioni del Capricorno).

Se alla fine, avvertirete impellenza invincibile di magici intrugli per riposare sereni, cercate on line il logo arsenico&vecchimerletti, e ordinate presso il gran bazar virtuale il nettare delle adorabili Sorelle Brewster:

è davvero portentoso!

La voce del Padrone: annegare nel mare cosmico, d’Amore

Pagina del Pane, degli Angeli, impastato con l’ingrediente segreto;

della pianta del, perché se per qualcuno il pane nasce sugli Alberi come gli zecchini d’oro, quello quotidiano, se non ne hai, difficile Tu possa degustare in alternativa brioches transalpine, tra l’altro assai burrose.

E si sa che a Parigi con il burro… evitiamo, siamo in ancora in settimana multi cromatica protetta. Del resto, la Ville Lumiere, non sarà mai Bari, perché non solo non ha il mare, nemmeno le donne che nei vicoli, con mani sapienti, fabbricano orecchiette. Alchimie Esoterismi Kabbalah, del fare.

In comune – non la storica arcaica comune parigina – politicanti e governanti che anche come rape, non sembrano delle cime. Salire in alto, sulle vette, oltre gli oceani di nebbie e smog per abbracciare l’orizzonte, per allargare il punto di svista, individuale.

Pagina del pane dello Sri Lanka, di chi migrante senza arte tranne la fame, né parte in commedia, arriva a Milano e dopo 13 anni di lavoro duro, ma regolare, fa 13 al vecchio Totip – in senso metaforico – comprandosi, in era covid, uno dei locali storici della meneghinità: niente svolazzi markettari, zero eccessi fusion, etnici sì, ma con garbo, rispettando usanze e gusti indigeni; caffè cappuccini paste panettoni colombe, secondo antiche ricette locali. Quando poi sarà naturale sorbire ‘l’espresso alla bengalese’ o le pregiate qualità di te di Ceylon – 7 mari delle epoche di Cristoforo Colombo e del Raja bianco di Sarawak – senza esclamare “ti, ti te set minga de’ Milan (vegnen tucc de foeura!)”, la città della Madunina e della Scala sarà davvero magari non una capitale, ma un’urbe urbana e internazionale, senza doppi sensi calcistici. Ché anche il Derby parla ormai aliene glosse economiche, quotidianamente.

Panettoni sghembi, in pietra, cavi, che solo contorte geniali menti nipponiche avrebbero potuto concepire, edificare: quando fioriscono i sakura, gli appassionati di anime e manga possono accedere al cuore dell’edificio e perlustrare con curiosità e allegria crescenti le immense sale dove scaffalature multiple contengono libri, anime, manga; altre sale ricreative, per ristorare fisico e spirito, per alimentare la creatività e la fantasia.

Sol Levante, vorrei perdermi a Okinawa, su viali di ciliegi in fiore, farmi trascinare via dal vento, dentro un vortice di petali rosa per salti nell’iperspazio, per risalire la china, le scale celesti, spirali incorporee di energia oscura per attraversare universi paralleli, ma confinanti, a nostra insaputa.

Sapevi, caro Giuliano, che attorno alla Terra esiste una sorta di mela invisibile, multi strato, multi buccia, chiamata magnetosfera, capace di proteggerci da raggi cosmici pericolosi, generosa nel filtraggio di anti neutrini e neutrini cosmici forieri di nuovi sapori? Noi saremo il sale del Mondo, ma solo la Vita rende liberi, fino a quando non La rispetteremo e proteggeremo in tutte le sue varie forme e manifestazioni terrestri, saremo costretti a soccombere a pandemie dei virus e soprattutto dei poteri criminali. Le sante Foreste purificano aria e acqua, ma noi continuiamo ad abbatterle; altro che agende verdi blu, sedicenti ecologiche, solo vecchie malsane transazioni per cemento e trivella a tutto spiano, peggio del nauseabondo Prima.

Signori del Cosmo – Juri Gagarin – Signori degli Anelli – Juri Chechi – uomini capaci di volare, con la fantasia prima di tutto.

Fresca Primavera o freddo Inverno, del nostro scontento in questo arido Mondo Dopo; mangiamo pane duro e nero, sognando di mangiare pane e castagne o pane e banane; non importano i risibili ruoli terrestri, le formali divise, non importano i portoni, l’unica forza motrice, l’unico filo di seta che salda gli universi intelligenti resta l’Amore, come ci ha insegnato Giordano Bruno:

attraverseremo praterie e foreste cosmiche, ci riconosceremo, anche e soprattutto con occhi nuovi.

Dopo 40 anni, La voce del Padrone/Maestro risveglia la nostra coscienza, ci conduce ai giardini della pre esistenza e finalmente connessi interconnessi coscienti, ci chiameremo con i nostri nomi, quelli veri.

In bilico (auto coccodrillo/epigrafe per il mio primo 50°)

Il 40 uno spartiacque, come Mosè (con aiutino metafisico) piantato in mezzo al Mar Rosso;

ma il 50, mannaggia al piffero e ai pifferai magici, spaventa: mezzo secolo, una vita intera, mica mezza. Fino a non molte generazioni fa, l’aspettativa media di permanenza sulla Terra si aggirava attorno ai 30, scarsi…

Mezzo secolo, saluti al gineceo alla grotta di Platone al peripato con tutte le Peripatetiche (io stesso, volente o nolente, a partire dal destino inscritto nel nome, sono figlio di quella cultura).

Affronterò la prova con equilibrio compostezza e dignità; si sa che, maturità a parte, gli esami non si concludono mai per davvero, a maggior ragione quelli superati.

Dunque, sobrietà e serenità: cribbio, il 50 non esiste, è solo uno stato alterato della mente e … un catartico vaffanculo, come direbbe Augusta, mia saggia vulcanica Amica romana.

Cos’è dunque questo 50? Pare simboleggi l’uomo totale (l’uomo del calcio totale della Grande Olanda anni ’70?), la forza della parola che induce all’azione, grazia (Graziella e …) gentilezza rigenerazione (ricominciare dal via? preferirei di no), ascensione spirituale (attenti alle truffe) illuminazione (cribbio, bollette anche nel delicato giorno del genetliaco?); associato al 14° Arcano dei Tarocchi, Angelo solare che personifica (se così possiamo scrivere) cambiamento, mutazioni (genetiche), trasformazioni (ottimo per un ‘fanatico’ di ‘anime robotici’); nella Bibbia rappresenta il numero della Festa e della Gioia (meglio di così!), nella Smorfia parte nopea e molto napoletana, il pane, l’alimento più importante e buono del genere umano. Ringrazio la Dea Partenope e mi ritengo appagato.

Ribadisco però, ci sono arrivato a mia insaputa, il 50 (mi sono fermato ai 30 con 20 anni di esperienza supplementare, come sostiene la mia Amica Cristina, mamma di Romolo e Akira) è nulla. pura immaginazione, FataMorgana nel deserto del Mojave, assieme ai Navajos; il 40 lo conoscevo bene e lo rammento meglio:

Costa dei Trabocchi (e trabocchetti della memoria emotiva), Eremo Dannunziano (Ella era una Turris Eburnea, Regina e Prigioniera della Torre, senza maschera di ferro), San Vito Chietino e Base Aldebaran; cena galattica per camminatori sulla Via Lattea, foto rubata, Ella catturava l’anatomia di un istante, me, tra Garbino e Scijone, assorto, intento a scrivere qualche sciocchezza delle mie: dove sarà mai finito quell’appunto?

Siamo tutti funamboli, a nostra insaputa. Forse. Io oggi diventato ufficialmente anagraficamente impietosamente vintage, di sicuro sì. In bilico, su una fune tesa tra due punti ignoti, sul baratro del nulla o di una tenebra cosi fitta e fonda che non consente di scorgere … il fondo, ammesso esista.

Sono un dinosauro funambolo, con alta percentuale di possibilità di traghettarmi integro sulla parete opposta (vero?); dinosauro senza dubbio, partito non solo dal precedente secolo, ma millennio, planato sul Pianeta Azzurro come Bia (o Mary Poppins) dal Mondo Prima.

Una sfida, non saprei dire se audace o idiota, alla paura dell’ignoto e della morte, nella speranza che Sogno e Poesia esistano davvero e siano astri immortali, non importa se a distanza siderale.

Del Tuo abbraccio avrei bisogno ora; ora avrei bisogno della mia copia del Trattato di Funambolismo (assonanza nemmeno troppo casuale con sonnambulismo), opera immensa non del piccolo Filippo ma dell’Artista della Vita, Philippe Petit; libro che Tu mi hai prima regalato e poi smarrito, in Corso d’opera di esistenza di progetto.

Carpire il segreto di come si possa conquistare l’Inutile, oltre ogni respiro interrotto.

Assaporo piano e con gratitudine il gusto, aspro e deciso, di ogni fallimento sconfitta dolore.

Quante volte sarà precipitato Philippe Petit?

p.s. Mio Papà quand’ero pargolo (non rammento) mi cantava il Piccolo Naviglio come ninna nanna e finiva poi per addormentasi, ma Lo ringrazio perché la passione per vascelli, pirati dal grande cuore, nobili corsari è certamente nata così; mia Mamma mi ha confessato che sono l’Impresa più bella che ha compiuto nella vita (“Pensa come stai messa”… Le ho risposto, con gratitudine); le Tre Nonne e lo Zio Aviatore mi hanno cresciuto con Amore Dedizione Fantasia;

Leonessa Flavia, infine ma mai ultima, è ormai proprio convinta di amare questo ‘vecio scarpon’…

Bilancio parziale: molto positivo.