Futilitarismo

Più è futile, più diventa utile, o tentano di piazzarlo così. Utile alla bisogna del mercato, senza tema e senza smentita.

Nel trionfo della futilità, nella militanza acritica del futilitarismo, lento muore il pensiero umano, lento – nemmeno troppo – tracolla il nostro amato pianeta. Lo amiamo, giusto?

Vorrei tornare ragazzo, non per me stesso, non per sempre, ma per confondermi tra i giovani di questo mondo dopo, per confrontarci dialogicaMente senza barriere, né pregiudizi; vorrei rincorrere quella coppia in via Zamboni, esortarla a camminare sempre con le mani intrecciate per sciogliere i nodi gordiani dell’iniquità, convincerla a conservare sempre sulla vita e sulle persone quello sguardo trasognato, sognante, curioso con dolcezza.

Sul selciato: tracce di vestigia, passi umani, giubilei celebrati con pioggia piovana, non solo immaginaria, e foglie di lauro. Sulle note di Io voglio vivere e Un pugno di sabbia incontrare sorelle e fratelli fino ad oggi sconosciuti, eppure veri senza confini, soprattutto mentali; perché dovremmo avere capito che i popoli sono una sola famiglia globale. Da Mama Africa verso l’infinito.

Sotto e lungo i portici più lunghi d’Europa, imbattersi in una confraternita del vino: che tu chieda alla polvere o all’elisir di Bacco – il colbacco è tornato di moda? perbacco – nei dettagli si annidano talvolta sagge verità.

Se poi noti qualcuno – magari tra i santi sans papiers di Piazza Grande – che tenta di accumulare riserve di stucco, non ti stupire, non restare di stucco con stucchevoli considerazioni e pensa ai ragazzi e pensa ai colori, quelli della via Paal.

Girare il globo – farlo girare? – grazie ad un mappamondo chiamato Magellano o a bordo di una futilitaria: importanti restano, ancora e sempre: gambe forti, cuori orecchie e occhi aperti.

Concediamoci un tempo dedicato al pensiero, un piccolo spazio: meglio, pensiamo ad un piccolo spazio – un’intercapedine di suolo di 10 centimetri, quando i centimetri contano – quello che ricopre la Terra, senza il quale non crescerebbero più piante e alberi; pensiamoci bene, prima di concedere ulteriori permessi alla disumana cementificazione, perché quel suolo pensa; anche in vece nostra e nei millenni ha dimostrato di saperlo fare in modo egregio.

Presto però, prima che la tenace foschia del futilitarismo renda ovattata e indifferente ogni cosa, prima che le nebbie del porto fagocitino anche tutti noi.

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