Sciamano praticante

Si fa presto a dire Corvo.

Corvo sarà lei e tutta la sua famiglia.

La maldicenza impera, comunque meglio Corvi che disumani.

Invochiamo Lug, dio Lug: la divinità che padroneggia mille arti, divinità regale, divinità di Luce, così lontana da certe lugubri interpretazioni postume, fanatiche, condensati di arrogante ignoranza.

Se Lug affida al Corvo i suoi messaggi, cifrati o meno, avrà un ampio ventaglio di buone motivazioni.

Mi fido più dei vaticini di Lug che di quelli dei sacerdoti del Dogma; mi affido alla lancia Sleabua non per diventare invincibile, solo per proteggermi da chi vorrebbe farmi la bua, chissà poi perché.

In Gallia, lo chiamavano Lugus, i Romani lo identificarono – al netto dei miei personali conflitti d’interesse e d’immagine – Mercurius Artaios e Mercurius Moccus, protettori rispettivamente dell’Orso e del Cinghiale (animale molto apprezzato a Roma, anche all’epoca dei fasti dell’Impero): naturalismo ante litteram? Forse no, però le due presunte Bestie: che portamento, che finezza, che regale possanza.

Adoravamo i fratelli Corvi quali messaggeri degli Dei, non solo di Lug; perché da sempre – loro, gli alati – sanno parlare, sono giocherelloni, dispongono di notevole memoria e perfino, certamente superiore al nostro, di un innato senso dell’umorismo, grazie al quale talvolta si fanno beffe dei loro colleghi e degli ingenui bipedi.

Come nella Bella e la Bestia: cara lo sai, ti amo così tanto che non consentirei a nessun altro di chiamarti bestia.

Lo scemo del villaggio – senza essere principe o granduca – riteneva corvacci neri tutti quelli che non erano d’accordo con lui, o che osavano profetizzare esiti incerti, ingloriosi per le sue scombiccherate avventure; come sia finita, si sa: i Corvi suonano liberi il loro urlo rock dal cielo, lo scemo vive di bassi imbrogli, di mancette da parte di fresconi al cubo.

Al Corvo saggio e lucente chiederei:

qual è il confine tra altruismo e autolesionismo? Ha senso parlare o pretendere altruismo se questo comporta violenza fisica e psicologica contro un individuo? In quale articolo della Costituzione o in quale empireo etico/morale si configurerebbe uno scempio così vergognoso e criminale?

Confidando in un cortese riscontro, l’amico scrittore Paul Auster ha fornito qualche indizio: l’esperimento umano è fallito, per eccesso di stupidità; pochi esempi pratici però lapalissiani: incapacità di affrontare la pandemia in modo razionale e con approcci multi livello, mancanza di reale volontà di affrontare la crisi climatica che condurrà, con un miliardo di anni di anticipo sul previsto, all’estinzione della vil razza umana e dannata; la Terra poi, indifferente e superiore, proseguirà il suo percorso nell’Universo.

Stendermi sulla collina sotto l’albero dei Corvi, sciamani praticanti, in attesa, dolce; più o meno come fossi sulla riva di un fiume: attesa però, non di cadaveri dei malintenzionati, ma delle perle corvine. Non credo sia stato Odino a cacciarli via dalle sue spalle, temo siano stati gli insulsi uomini a dare loro la caccia, per paura e per invidia.

Caro Corvo hollywoodiano forse, come sostieni Tu, non potrà piovere per sempre, di certo non hai mai frequentato le lande del nordest italico: tentando di trovare nella sabbia di qualche spiaggia le conchiglie che propiziano sorti buone e progressive, sarà bene segnare sul taccuino di viaggio che di solito la fine è propedeutica: a nuovi inizi, a nuove relazioni, giuste ed eque, con Madre Natura;

Bimbi e Corvi guideranno i Popoli rigenerati:

per insegnare loro ex novo – palingenesi generale – i pilastri della Vita.

Incas? Incaz… Incagliati

Pagina Bianca, anzi Evergreen (per i puntigliosi: Ever Given)!

Sarà colpa di qualche oscura profezia distopica degli Incas – o erano i Maya, i cugini sudamericani di Pandora Melegatti? – ma nelle pieghe della Storia, l’Umanità confusa infelice vagamente incazzata, finisce per incagliarsi, nelle secche della propria cieca dabbenaggine.

La dura legge del contrabbasso – dura, specie se il contrabbasso collide con le nostre teste – si auto avvera ancora una volta inesorabile: un mastodonte del mare, una porta container, si blocca in mezzo al canale di Suez e ingolfa, in modo più o meno rimediabile, il mercato globale, quello dello sviluppo senza limiti, del dissolvimento di ogni regola e/o limite: dimmi, sommo sacerdote neoliberista, Madre Natura non è ironica beffarda superiore a tutta la nostra inane tracotanza? Voglio ridere, quando piangerai.

Non per fare polemica di sabato, ma gli oracoli del libero mercato, non ne indovinano una dall’istituzione del primo, rudimentale baratto.

Culle vuote, bare occupate; speriamo siano – almeno i feretri – sicuri efficaci sanificati: in alto i cuori, siamo il paese ex bello della famiglia, che odia le donne in maternità e dichiara guerra quotidiana – trasporti, asili, scuole, agevolazioni pratiche – ai nuclei familiari, soprattutto i più coraggiosi e numerosi; politicanti e politichesse, di solito pluri divorziati, con plotoni di amanti e prole sparsa per il mondo, marciano periodicamente compatti per ignobili family day, ché cittadini poco avvezzi all’albionico idioma non comprendano, ma ‘giornata del familismo’, sembrerebbe titolo molto più aderente alla realtà, fattuale.

Piazze piene, urne vuote: nemmeno questo giochino in zona rossa, tanto come argomentava qualcuno se i voti dei cittadini contassero davvero, da un pezzo avrebbero abolito le libere e democratiche elezioni, oppure, come nei regimi totalitari attuali, ci si recherebbe alle urne ogni 6 mesi, conoscendo a chiare lettere in anticipo il risultato; fossimo rossi come lanterne volanti, staremmo meglio. Precetto categorico: anche per la Semana Santa, non si vola.

Acqua, terra, aria, fuoco, i quattro Elementi costitutivi; ma come i Moschettieri di Dumas erano 3 + 1 – anche senza promozione commerciale – ora, pare che siano diventati 4, sempre fantastici, + 1, nuovo, almeno per noi profani ignavi agnostici: una Quinta forza in grado di fare luce dentro la materia oscura, capace, forse, di spiegare ma non piegare, il segreto ultimo e/o primo dell’Universo. E poi?

La fine, la nostra, è nota, ma non troppo lieta; nel 2023, in barba all’agenda green&blu e alla transumanza ecologica europea, i ghiacciai dell’Indonesia, rari in quanto tropicali, saliranno di grado: da rari a scomparsi, in via definitiva. Non saranno gli unici, non saranno gli ultimi; comunque state sereni, come diceva quello, finché ci sono rimedi – dacci oggi il nostro elisir quotidiano – c’è speranza. Bonanza Creek e pagliuzze, placcate oro; bigiotteria, ma la febbre non si placa (placca).

I furbetti di ogni genere, grado, categoria hanno sempre vita e carriera troppo facili facilitati, trovano sempre qualche furbone frescone nei media, nelle istituzioni pubbliche che mosso a pietas nei loro confronti per ragioni ignote, li difende dallo stigma pubblico e nelle segrete stanze del presunto potere, scrive illeggibili leggine, adatte all’uopo alla bisogna all’hoc; la Costituzione? Come il Paradiso, può attendere. Anche perché non pretenderete di avere sempre sotto mano o peggio in testa tutti quegli articoli noiosi verbosi pedanti.

Pasqua blindata, ma non per tutti: ricchissimi, vaccinatissimi, raccomandatissimi, per direttissima, senza passare o ripassare dal via e dalle tabelline – nonostante il crollo del Ponte di Messina (Massimo Bucchi docet), crollo ante litteram così non perdiamo tempo – potranno andare in crociera nel Mediterraneo e in un fantastico esclusivo elusivo villaggio vacanze su un’isola greca; ignorando le micro plastiche invasive, ormai capaci di colonizzare perfino la Fossa delle Marianne.

Vorrei frequentare un Vero Elevato Illuminato: il Lago Titicaca, cantare sulle Sue rive nenie augurali in lingua Quechua, farmi invadere, per mia scelta consapevole, da politeismo animismo polimorfismo: andale Andini con ritmi precolombiani, pre civilizzazione, quella cattolicissima iberico europea, tutta ferro sangue lacrime. Convertitevi, convertitevi: poi, per non fare ob torto collo a nessuno, gli ultimi li decollarono.

Ho avuto in dono una cosmovisione: il nuovo lider, però maximo, sarà Tupac meno Amaru del solito, del passato remoto e del presente distopico; dai riflessi pavloviani del nostro arrendevole schiavismo inconsapevole, ai riflessi divini in ogni cosa del Cielo e della Terra, in ogni essere vivente.

Forse, tra qualche miliardo di anni – c’è un tempo per ogni era, senza fretta – il Globo azzurro terracqueo risorgerà, grazie ad una microalga, sarda.

Tutto è illuminato.

Pan Illuminismo, per una volta: umano, naturale, universale.