Incas? Incaz… Incagliati

Pagina Bianca, anzi Evergreen (per i puntigliosi: Ever Given)!

Sarà colpa di qualche oscura profezia distopica degli Incas – o erano i Maya, i cugini sudamericani di Pandora Melegatti? – ma nelle pieghe della Storia, l’Umanità confusa infelice vagamente incazzata, finisce per incagliarsi, nelle secche della propria cieca dabbenaggine.

La dura legge del contrabbasso – dura, specie se il contrabbasso collide con le nostre teste – si auto avvera ancora una volta inesorabile: un mastodonte del mare, una porta container, si blocca in mezzo al canale di Suez e ingolfa, in modo più o meno rimediabile, il mercato globale, quello dello sviluppo senza limiti, del dissolvimento di ogni regola e/o limite: dimmi, sommo sacerdote neoliberista, Madre Natura non è ironica beffarda superiore a tutta la nostra inane tracotanza? Voglio ridere, quando piangerai.

Non per fare polemica di sabato, ma gli oracoli del libero mercato, non ne indovinano una dall’istituzione del primo, rudimentale baratto.

Culle vuote, bare occupate; speriamo siano – almeno i feretri – sicuri efficaci sanificati: in alto i cuori, siamo il paese ex bello della famiglia, che odia le donne in maternità e dichiara guerra quotidiana – trasporti, asili, scuole, agevolazioni pratiche – ai nuclei familiari, soprattutto i più coraggiosi e numerosi; politicanti e politichesse, di solito pluri divorziati, con plotoni di amanti e prole sparsa per il mondo, marciano periodicamente compatti per ignobili family day, ché cittadini poco avvezzi all’albionico idioma non comprendano, ma ‘giornata del familismo’, sembrerebbe titolo molto più aderente alla realtà, fattuale.

Piazze piene, urne vuote: nemmeno questo giochino in zona rossa, tanto come argomentava qualcuno se i voti dei cittadini contassero davvero, da un pezzo avrebbero abolito le libere e democratiche elezioni, oppure, come nei regimi totalitari attuali, ci si recherebbe alle urne ogni 6 mesi, conoscendo a chiare lettere in anticipo il risultato; fossimo rossi come lanterne volanti, staremmo meglio. Precetto categorico: anche per la Semana Santa, non si vola.

Acqua, terra, aria, fuoco, i quattro Elementi costitutivi; ma come i Moschettieri di Dumas erano 3 + 1 – anche senza promozione commerciale – ora, pare che siano diventati 4, sempre fantastici, + 1, nuovo, almeno per noi profani ignavi agnostici: una Quinta forza in grado di fare luce dentro la materia oscura, capace, forse, di spiegare ma non piegare, il segreto ultimo e/o primo dell’Universo. E poi?

La fine, la nostra, è nota, ma non troppo lieta; nel 2023, in barba all’agenda green&blu e alla transumanza ecologica europea, i ghiacciai dell’Indonesia, rari in quanto tropicali, saliranno di grado: da rari a scomparsi, in via definitiva. Non saranno gli unici, non saranno gli ultimi; comunque state sereni, come diceva quello, finché ci sono rimedi – dacci oggi il nostro elisir quotidiano – c’è speranza. Bonanza Creek e pagliuzze, placcate oro; bigiotteria, ma la febbre non si placa (placca).

I furbetti di ogni genere, grado, categoria hanno sempre vita e carriera troppo facili facilitati, trovano sempre qualche furbone frescone nei media, nelle istituzioni pubbliche che mosso a pietas nei loro confronti per ragioni ignote, li difende dallo stigma pubblico e nelle segrete stanze del presunto potere, scrive illeggibili leggine, adatte all’uopo alla bisogna all’hoc; la Costituzione? Come il Paradiso, può attendere. Anche perché non pretenderete di avere sempre sotto mano o peggio in testa tutti quegli articoli noiosi verbosi pedanti.

Pasqua blindata, ma non per tutti: ricchissimi, vaccinatissimi, raccomandatissimi, per direttissima, senza passare o ripassare dal via e dalle tabelline – nonostante il crollo del Ponte di Messina (Massimo Bucchi docet), crollo ante litteram così non perdiamo tempo – potranno andare in crociera nel Mediterraneo e in un fantastico esclusivo elusivo villaggio vacanze su un’isola greca; ignorando le micro plastiche invasive, ormai capaci di colonizzare perfino la Fossa delle Marianne.

Vorrei frequentare un Vero Elevato Illuminato: il Lago Titicaca, cantare sulle Sue rive nenie augurali in lingua Quechua, farmi invadere, per mia scelta consapevole, da politeismo animismo polimorfismo: andale Andini con ritmi precolombiani, pre civilizzazione, quella cattolicissima iberico europea, tutta ferro sangue lacrime. Convertitevi, convertitevi: poi, per non fare ob torto collo a nessuno, gli ultimi li decollarono.

Ho avuto in dono una cosmovisione: il nuovo lider, però maximo, sarà Tupac meno Amaru del solito, del passato remoto e del presente distopico; dai riflessi pavloviani del nostro arrendevole schiavismo inconsapevole, ai riflessi divini in ogni cosa del Cielo e della Terra, in ogni essere vivente.

Forse, tra qualche miliardo di anni – c’è un tempo per ogni era, senza fretta – il Globo azzurro terracqueo risorgerà, grazie ad una microalga, sarda.

Tutto è illuminato.

Pan Illuminismo, per una volta: umano, naturale, universale.

300, Portoghesi, gialli

Pagina bianca domenicale degli Oporti aperti, mentre qui ci blindano, ci impongono – mani manrovesci regolamenti continui e mutevoli – ci controllano con droni killer e app scivolose, come capitoni riottosi alle tradizioni natalizie.

Oporti aperti mentre ci chiudono tassano tartassano le attività indigene, oporti aperti sì, ma solo ai portoghesi, i quali, per storica usanza o diceria, si sa, non pagano mai i biglietti d’ingresso.

Si potrebbero imporre balzelli balzelloni d’uscita.

Portoghesi come Yanez, le Roy vero: avercene; Porthos Athos Aramis filosofeggiano filo solfeggiano filo fraseggiano sul senso della vita e sulla Vita come segno – anche di spada e cappe di antiche cucine, certo – , mente D’Artagnan guasconeggia, senza mascherina né maschera di ferro, per recuperare i preziosi gioielli della Regina. Più Rodomonte il giovin moschettiere o il suo immenso papà letterario, Alexandre Dumas? Se 300 opere, cartacee, e 500 figli presunti, vi sembrano pochi, in una vita di 68 anni.

Cosa o chi saranno mai i/le sedicenti Archistar, stars senza stripes ad archi, magari celestiali? Archimandrita, Archi navata, Arci mandrillo? Anche archibugio, archicembalo, arci povero diavolo!

La vita nova comincia on line, abbandoniamo una volta e per sempre quelle sciocche obsolete fuorvianti pratiche di ascese a monti ventosi, soprattutto se Eolo s’è dato, fortezze Albornoz disperse tra le nuvole, immersioni abluzioni abnegazioni ablazioni in fiumi, sperando non siano nel frattempo inariditi o resi letali da pestilenziali liquami.

Cielo plumbeo su, foglie gialle rosse aranciate giù, entro in una chiesa chiusa e prego: chissà se la California del III millennio, magari senza roghi, a roghi estinti, resta un sogno praticabile o anch’esso vietato, una terra franca affrancata con cartoline da francobollare per i parenti, lontani per amore per forza per decreto, anche un po’ de cretino.

Il giallo è tornato di moda, incerate da lupi di mare, infiorate barocche a Noto, stivaloni e pastrani da pescatori, della domenica; pescatori di anime, animati consessi in caffé desolati, pesci dalle pinne azzurre, per variare un po’; gialli, certo, ma di Simenon e Scerbanenco, tutta un’altra sfumatura, tutto un altro gusto.

Club del Giallo, il dimenticato giallo del bidone giallo taxi, vedo che il tuo giallo è sporco quanto il mio ma più tascabile, la pia inventrice dell’apple pie, miss Marple, contro Sherlock Holmless, un cielo giallo come limone ma di Costiera amalfitana, giallo Cina o Giappone pari non sono, converrete: si fa presto a dire giallo, ma nella tavolozza tricolore tutto diventa opinabile, auspicabile, variopinto assai perché prima o poi, nella realtà diminuita, dai fatti e dalle menti, tutto si trasforma in oppinabile dei popoli; per tacere di genti tribù, soprattutto fazioni.

Il Pernacchio è un’Arte catartica che ristabilisce giustizia ed equità, sbeffeggiando presunti potenti sempre nudi e impotenti; peccato avere perso le tracce dei Maestri. Anellidi danzano sfrenati sabba samba – Sambigliong, anche Tu ci manchi, tanto – sinuosi, al ritmo della Terra.

Siamo passati in un amen da Get back a cashback, non è detto anzi cantato, che si tratti di un progresso. Totò le Mokò, lui sì sarebbe un vero faro nella kasbah dei Popoli, tra deserto mare cielo.

Ci condannano senza prove, senza domande a piacere o di riserva sull’ultima spiaggia, al massimo qualche trascurabile indizio – trascurabile come le controindicazioni del farmaco, però miracoloso – alla cattività cattiva natalizia, tutti più ripiegati dentro i propri gusci come Mork da Ork, senza possibilità di schiusa o di sgusciare;

come ci hanno insegnato Saverio De Maistre e Rita Levi Montalcini, l’angusto perimetro di una stanzetta può trasformarsi nella più portentosa via di fuga: – ci vietate le città e gli incontri? Ci avete lasciato l’intero universo.

Dentro le nostre teste, quando accese: come luminarie di Natale.