Amletismicità ermetica

Sicofante o Sicomoro, questo è un altro bel dilemma.

Sicofante nel senso di delatore: spregevole spregiativo spregiudicato; nel senso etimologico: colui che di propria audace iniziativa, denuncia un crimine o un criminale: egregio civico cittadino.

Certo, Sicomoro, sempre un gran bellissimo ficus; poco importa se dall’Africa o dal Medio Oriente; importante sarebbe non fare naufragio di civiltà umana, ma l’argomento è poco cool, al momento; e poi chissà, non serve per essere eletti, nemmeno in punta di soglio – non sogliola, alla mugnaia – di San Pietro e/o Quirinale.

I frutti di codesto fichissimus sono infiorescenze o viceversa? Magari, per aumentare la confusione sotto questo cielo rosso sanguigno, unisessuali, ma tentiamo di restare in equilibrio precario, senza esagerare.

Senza esagerare con l’equilibrio – ché la sana follia potrebbe offendersi – senza esagerare con il precariato, ché già l’umana condizione abbonda di precarietà.

Traditori di tutti, in primis di sé stessi: cedere al minimo compromesso, il misfatto è già compiuto, senza nemmeno mercede da intascare; impiccalo più in alto il Giuda Iscariota, ma quando sei tu, a chi puoi affidare il delicato compito? Forse a Ramon, ma quel sicario – né sicofante, né sicomoro – maneggia meglio le armi da fuoco.

Più eroico morire impiccati o sparati, per riscattare un minimo di dignità personale?

Più eroico sorbire la dose magica semestrale o l’arrivo improvviso dei rimedi, appurata l’incredibile apatia, la sorprendente indolenza delle ampolle degli speziali ufficiali, con bolla imperiale controfirmata dal Podestà, quello dell’ultimo giro di banderuola? Giostra momentaneamente abolita.

La Storia siamo noi, gente infima, gens minuta che racconta storie al minuto, al dettaglio; la storia siamo noi, ma noi, chi? Nell’Annuario del who’s who – o del wto – non ho mai trovato la voce noi né storia, a dire il vero, non ho mai trovato nemmeno le voci. Speriamo che qualcuno, prima o poi, faccia le nostre veci, edificando una vera storia nuova.

Se come scrive Alberto X, la fotografia ci costringe a credere che il passato sia successo, alle Fotografe affido la testimonianza di chi eravamo, di chi fosse questo scriba virtuale se non virtuoso; alle Fotografe capaci di conoscere le Anime – perché se non le riconosci non le vedi non le cerchi prima, le Anime – non potrai mai scattarle, descriverle in/con un fotogramma.

Quanti fotogrammi pesa davvero un’Anima? Si può soppesare un’anima in fotogrammi? Anatomie di pochi, brevi, istanti, però fatali, decisivi.

Una Giubba Rossa fuggita da un solco in vinile di Battiato, ritta nella sua divisa, si staglia contro il Cielo, osservando una solitaria Pattinatrice di bianco agghindata: evoluzioni su un laghetto ghiacciato, immacolata anima immaginifica multi cromatica, fragile delicata generosa Poetessa del Ghiaccio.

Amleticismi di basso impero, mentre brucia Babilonia – i suoi prodigiosi Giardini pensili, no –

e crolla anche Babele, con tutti i babilonbabbei del tempio.

Sette Meraviglie del Mondo

La regina di Babilonia (vacanza ‘morbi e fuggi’)

Pagina delle Regine.

D’Egitto, senza offesa.

Non solo, anche a Babilonia a Babele a Babette – o era Ella una sovrana dedita all’arte culinaria? – veneravano una maestà, femminile.

Regina, forse non per merito e competenza, ma per schiatta (schiattavano le altre nobili Signore, d’invidia, non troppo sana, letale): avete mai notato il sangue blu, le zebre a pois, gli elefanti – o erano i Gronchi? – rosa?

Auguste Donne, dominatrici della Lingua e relativi poteri arcani, altere senza alterigia, magnetiche nel fascino e nella conduzioni, di governi governicchi popoli in masse. Masserizie Masserie Masse atomiche sub atomiche, relative.

Cristopher Lee, diabolico, vampiresco più che mai non può sottrarsi all’influenza sovrumana della Dominatrice di Babilonia, la favolosa: la mitica città nella Mezza Luna fertile che ci ha fatto sognare, con giardini pensili inusitati inimmaginabili; 7 meraviglie del Mondo, 7 peccati – quella però, meglio non lo sappia Nabucodonosor, era una taverna.

Nel frattempo, proprio come stagioni, mezze stagioni, mezze maniche, travet, anche le malattie di stagione pare si siano estinte; tra mascherine e divieti, costituzioni calpestate, hanno preferito ritirarsi, speriamo non sull’Aventino, speriamo non nel Giardino degli Aranci, passeggiando indolenti, senza più carica (virale o vitale?), su viale Nino Manfredi.

Primavera intermittente, come certi collegamenti internazionali del Mondo Prima; strani giorni, strane voglie, l’erba voglio non ricresce più nemmeno nei giardini delle Regine, cementificazione e smog hanno vinto, sono stati virali, anche mutando nome e abito hanno trionfato in tutti gli a-talent: transizione ecocida.

Il Canale all commerce di Suez ci ha impartito tre lezioni, numero perfetto, ma le abbiamo subito gettate nel dimenticatoio e nel trita balle, di fieno: possiamo continuare a fare gli idioti, a cuor leggero, o meglio, assente.

I Giovani – chi saranno mai? – languono per astinenza da socialità, ché i social sono la negazione l’aberrazione la frustrazione di ogni rapporto umano: Ragazzi, attenti, non uscite, là fuori il Mondo Dopo è insidioso, pieno di trabocchetti tranelli tradimenti.

Siamo le regine delle città, facciamo tutto quello che ci va, ci balocchiamo a sazietà… ci sbudelliamo in rivalità; ma sorellanza unità d’intenti senso di comunità, sono i nostri marchi, di qualità.

Ne uccise più la penna che la spada, nel piccolo Mondo Antico; oggi, siamo fortunati: parole a caso casaccio casarecce, in libertà, almeno esse; ne stermina più la nostra idiozia idiosincrasia all’organizzazione alla verità al rispetto della Vita e del Pianeta che le pandemie. Pazienza, finché c’è Guerra dei Morbi, c’è speranza.

Una bella vacanza pasquale, morbi e fuggi; soprattutto, fuggi dai morbi, se puoi.

Lassù, in una galassia lontana lontana, esiste una Regina cosmica;

ci ha inviato il suo messaggero con un discorso di pace e salvezza: donerà il codice della Salute, eterna, ai primi esploratori spaziali che riusciranno a raggiungerla, senza inquinare il Creato, senza nuocere o uccidere forme e esseri viventi.

I riccastri terrestri si sono già messi in competizione, ma a quanto pare, nonostante le loro (loro?) ingenti risorse gli scienziati mercenari hanno finora progettato razzi – razzetti a micette – in grado di raggiungere, a stento, Igea Marina da Cape Canaveral.

Nel frattempo, la Ministra dei Neutrini esulta; li aveva perduti dentro il buio lunghissimo cunicolo tra il Gran Sasso e Ginevra, ma un valente ingegnoso gruppo di scienziati, russi senza spia (ché chi la fa, non solo l’aspetti, ma non è figlio di Maria), ha scoperto la loro posizione velocità reale identità: dopo un’avventura ai limiti ai confini ai corral della realtà, dai buchi neri erano precipitati – incauti e spauriti – in fondo al Lago Baikal, Siberia, il più profondo della Terra.

Almeno essi, i magici Neutrini, potranno rientrare nella reggia materna e darsi alla pazza gioia, dentro i Giardini.

RottAmiamoci

Pagina delle Attività, produttive ma sarebbe meglio fossero ri produttive.

A numero chiuso, ma il sapere è libero per Natura, libera la sua diffusione circolazione deambulazione condivisione. Ibridarsi ibernarsi pasticciare, meticciare dialogare confrontarsi comparare, contaminarsi – oops, inopportuno al momento? – con compari di merendine, di viaggio, anche di sistema, ma solare.

Nei nuovi café chantant – cantiamo di nuovo che forse ci passa – solo seduti, mediaticamente sedati, tres charmant, le sottosegretarie, alla Salute (qualcuno ha starnutito? ok, panico!), garantiscono: nel 2021, o giù di lì, anche costaggiù, di là, pompieri di Viggiù permettendo, il paese sarà in sicurezza; quale sicurezza, da chi o da cosa, soprattutto quale paese non è dato disponibile, ma calcolabile attraverso una complicata equazione quantistica, a variabili mutevoli, equazioni equatoriali, meglio un salto, quantistico, quantico con il Cantico da recitare a memoria, cantando sempre a squarciagola.

Anche 2021 è ingannevole: una data, un orario, cifre assemblate – sottolineo: assemblate – in apparenza a caso?

Siamo tutti nell’era EOL, End Of Life, obsolescenza programmata ragazzi, ma anche questa presunta novità è una bufala, andata a male, una farloccata senza Harlock, purtroppo: siamo, in quanto noi, cioè i bipedi originariamente africani, tutti nati con stampigliata nell’elica doppia, ma sincera, del dna, la data, questa sì chiara inappellabile incontrovertibile, di scadenza; quindi, ove risiederebbe l’elemento di cambiamento, lo scandalo?

Il Grande Cambiamento è già avvenuto, per mano nostra, nostra longa manus, Nostramanus, la bieca rapinatrice: la versione peggiore del Mondo, eppure ancora non ci basta, non capiamo, non vogliamo accettare che nell’esistenza la cretinata markettara no limits è solo chiacchiera e reclame: dovrebbe invece diventare imperativo categorico di ognuno, stabilire a priori il proprio limite da non oltrepassare, la propria regola aurea da non infrangere, per non distruggere le nostre vite, quelle di chi condivide con noi il passo, la Vita stessa sul Pianeta.

C’è il Natale anomalo o animale 2020: la saturazione dell’aria non da ossigeno, da inquinanti, è fuori controllo, ma guai a bloccare traffico a motore o aziende criminali, perché il pil – tra l’altro rimasto sempre costantemente a spasso senza mascherina – porello, ha patito troppo in questo ventennio sinistro, quindi, come già alcuni gaglioffetti di quartiere hanno esclamato, meglio qualche decesso (trattato sulla cloaca massima?) che arrestare ancora una volta in diretta e con tintinnar di manette il mercato globale; ormai bonsai, però globale tiranno padrone; il liberismo è nudo, un Piccolo Principe dovrebbe svegliarci dall’incantesimo.

Ormai, anche il mercato dei rimedi e delle pandemie è saturo, satollo atollo, esploso; ogni prodotto è così obsolescente impudente marcescente: non fai in tempo ad acquistarlo che ti ritrovi smartphone e tablet invasi da mail ricattatorie, per costringerti a scaricare l’upgrade al livello seguente, o sarai bollato bollito sbolognato come paria della società.

Hey Lorna, un programma politico finalmente ad ampio respiro e larga visione, firmato dell’intellettuale vignettista Bucchi: è urgente rendere le macchine autonome, prima della scomparsa dell’uomo.

Anti anti vigilia, o Bora Bora, o bora o Barcolana:

ci salverà davvero il grande grande grande piano pandemico Marshall (faccio forse commistione con il West?), quello aggiornato con il copia e incolla: piano senza forte del 2020? Acqua, in attesa dell’Aquarius. Forse il falso piano del 2006 che poi era stato ricalcato con carta carbone da un ciclostile carbonaro del 1984? Fuochino focherello birbantello.

Il vero piano anti pandemico, quello del 1848, contenuto nel caro vecchio Statuto, Albertino (il Re, non il dj).

Nel caso, andrà bene anche il codice di Khammurabi – leggerlo, una vera Babilonia – o per i più disperati, Da Vinci/Dan Brown.

O si trattava del codex Kammamuri? Misteri, della giungla umana.