Pagina delle Rondini, tutte.
Pagina delle Rondini, in particolare quelle di Udine: quelle che al tramonto si riuniscono in formazione compatta e sfrecciano senza paura, garrendo festose nel cielo sopra il Castello.
Imparare a cantare come una rondine e, se possibile, volare: traiettorie preordinate, apparentemente istintive, impercettibili eppure precise; codici di geometria esistenziale, come scriveva il Maestro, codici di Bellezza, senza confini, senza Tempo.
Per le vie di Odino, al crepuscolo primaverile, mano nella mano di Nonna Erminia: sicuro, pronto alla continua meraviglia della scoperta, di ogni scoperta; inseguendo il volo supremo delle Rondini, scortati, guidati dalle Rondini. Sai volare? Come una Rondine libera, con la fantasia, con i sogni, quelli più belli e colorati di tutto il Mondo.
Percepire un pigolio, lieve e spaventato; un passerotto implume finito chissà come dietro una saracinesca tra i negozi dei portici. Delicatamente prelevarlo, adottarlo, nutrirlo, salvarlo; giocare con lui, con le formiche, con le scatole in cartone e polistirolo. Scoprire con dolore che un mattino il fratello alato ha abbandonato il nido umano: perde l’egoismo infantile, ma vince ancora una volta la Vita.
Affidare le speranze, i desideri, i sogni – quelli più importanti, quelli comunitari – a un deltaplano in miniatura degli anni 70 del 1900: si trovavano nei negozi di giocattoli e in edicola: avevano ali di polistirolo. Volteggiavano benissimo, senza esitazioni; si incagliavano spesso, tra i fili della luce o tra le fronde dei pini marittimi.
Ma i sogni, preziosi, i nostri, no: c’era sempre una rondine – o uno zio materno – che li recuperava e li faceva volare via:
a disposizione di tutti, in eterno.