Pagina del “a volte ritornano“, soprattutto quando si vendono bene e la loro prosecuzione ‘eterna’ genera profitti, principali e collaterali.
Il marketing ha le sue regole, ma anche il merchandising non scherza.
Altrimenti – per fare un esempio plastico, attinto dalla realtà storica – come spieghereste voi la vicenda di Che Guevara, in un battito di ciglia, un battibaleno, un amen passato da guerrigliero rivoluzionario a perfetta immagine dei trasgressivi da magliette, bandane e bandiere che garriscono ad ogni leggero mutare del vento? Nemmeno si trattasse di un’imbevibile bevanda gassata in lattina, meglio se rossa. La lattina, non la bevanda.
Eppure non esiste nulla capace di creare maggiore dipendenza emotiva che un ottimo personaggio di carta – letterario o fumettistico, se preferite (non è la stessa cosa?) – meglio se cattivo, anzi cattivissimo; se poi paliamo di un eroe e del suo antagonista siamo prossimi all’apoteosi e malgrado stanchezza d’inventiva o volontà di affrontare nuovi orizzonti, pubblico e editori chiederanno ancora, sempre e a gran voce nuove difficilissime (improbabili?) sfide tra i contendenti. Di successo, naturale.
Vita, morte: senza invadere il campo filosofico, non sono in fondo facce diverse della stessa medaglia? Medaglia molto antica e pregiatissima, lungi dal rappresentare l’una la negazione, l’opposto perfetto dell’altra. Forse, hanno difficoltà a presentarsi insieme, ma non è nemmeno così sicuro.
La Mummia, il Golem, i Vampiri (cito senza riflettere troppo, potrei aggiungere Fantaman): non sono morti che in realtà hanno una vita molto densa e fitta di impegni, di continui certami? Lo scrivo e penso – non demordo, da una vita – alla letteratura, ai fumetti, al cinema. La narrativa, perfino nel metaverso, è l’arma più potente: siamo fatti di e per le storie, anche quando si dimostrano minime.
Dovremmo chiedere lumi, o meglio, bussole (sempre di carta, china, penne per scrivere e matite) a Emanuele Trevi – letterato – e a Leo Ortolani – fumettista – come hanno fatto le tipe e i tipi della Lettura del Corriere della Sera; per scoprire che un autore ha il sacrosanto diritto di resuscitare i suoi personaggi di chiara fama (vero, Sherlock Holmes?), ma nello stesso tempo i personaggi più amati dal pubblico (vero, Corto Maltese?) non dovrebbero mai – non è sano – sopravvivere ai loro autori, gli unici che ne conoscono vita, miracoli, pieghe caratteriali e, appunto, morte.
Un bel tacer non fu mai scritto – qualunque cosa significhi – immaginiamoci quindi una bella morte.
Dunque, muoiano gli eroi (e i loro antagonisti): tanto poi provvederà il salvifico, miracoloso mercato a sistemare ogni cosa.