Far East e/o altre storie

Pagina dell’assenza di pensiero, pagina della strada – meglio, delle strade – mai della meta; come direbbe la scrittrice Lidia Ravera. Infatti, si corre il rischio di fossilizzarsi sull’epilogo: triste, solitario (anche no, per i più fortunati), definitivo.

Pagina di Prometeo, partito un giorno per il lontano est – anche per altre infinite contrade, infatti potrebbe divagare raccontandoci innumerevoli storie – tornò indietro per sottrarre il fuoco agli dei e donarlo agli uomini. Quella scelta fu fatale, lo è ancora oggi. Per lui, per noi – non l’abbiamo saputa gestire nel modo corretto, anzi, giusto – per gli stessi dei, minacciati dalla fine fiammeggiante del Tutto.

In teoria e anche nella pratica (continua e senza soste), l’uomo nel corso e nel correre più che nello scorrere, dei secoli, si è affrancato dalla propria corporeità, fisicità; un bene o un male? Un potenziale progresso trasformato dalle sue stesse mani, dalla sua cupidigia materiale, dalla sua volontà di presunta potenza in potenziale suicidio collettivo e globale, anche per quei popoli dell’umanità che poco o nulla hanno da condividere con la separazione dalla Natura. Prima grazie al fuoco la abbiamo illuminata, poi riscaldata, infine bruciata. Per carità di cuore, non parliamo dell’ipocrisia delle chiacchiere che dovrebbero spiegarci la rivoluzione verde, mentre grande parte di noi è colpevole della corsa spasmodica alle fonti fossili.

Se solo potesse, Prometeo ricorrerebbe alle arti divinatorie e abbandonerebbe l’idea di offrirci quell’omaggio; non è colpa sua se siamo così stupidi. Come filosofeggia però concretamente Peter Sloterdijk, non realizzeremo mai un nuovo, vero equilibrio ecologico fino a quando – forse grazie alle nuove generazioni post prometeiche? – non denazionalizzeremo le fonti energetiche per renderle patrimonio di tutte le genti della Terra.

Sarebbe fondamentale valorizzare la memoria, sarebbe vitale abbracciare la cultura, non per abbarbicarci al passato – di solito, poco felice e beatificato dal ricordo – ; come ci ha insegnato Alfredo Castelli, fumettaro per dirla alla Hugo Pratt e letterato, fuoriclasse senza pari nonché creatore di Martin Mystere e Omino Bufo, per citarne solo due. Precisione, serietà, perfino puntigliosità, ma capacità di ridere di ogni argomento, scherzosità, ironia bonaria. I buoni Maestri non moriranno, mai.

Oppure, essendo “troppo tardi per credere, per credere in qualcosa… è troppo tardi, siamo arrivati tardi o forse troppo presto, comunque il nostro tempo non assomiglia al vostro“, affidarci a dei veraci cattivi maestri emiliani, i CCCP (Ferretti, Zamboni, Negri, Giudici: in formazione delle origini), perché è, sarebbe se solo volessimo fermamente salvezza, giustizia, equità, necessario “tifare rivolta“. Auspicando non sia l’ennesima piroetta leziosa su noi stessi.

Nel frattempo, Prometeo, frustrato da noi e dalla nostra inadeguatezza, si è rassegnato e, per restare in tema, ha rassegnato le dimissioni, immediate e irrevocabili.

Anche l’aquila.

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