Bonvi mi perdonerà, ma le sue Sturmtruppen questa volta sono costrette a ritirarsi, in ordine buono.
Anche se di ridere di cuore – con tutto il cuore? – abbiamo sempre un bisogno estremo, ai nostri giorni di più.
Forse non sarebbe opportuno celebrare l’irruzione dell’irrazionale nella vita e nelle arti – già di loro regno dell’irrazionale – quando i presunti lumi della ragione hanno sempre barcollato, anche quando, in molta teoria, si ritrovarono all’apice del proprio splendore. Per così dire.
Stabilire dove siamo ora è impresa ardua, forse impossibile; dove ci collochiamo come consesso umano, drammatico dubbio, se non esiziale. Speriamo solo che non decida, una volta e per sempre, la Natura, al limite della pazienza nei nostri confronti.
Non Sturm Graz, squadra calcistica austriaca (senza nostalgie per l’impero, quello di Cecco Beppe, né vacue reminiscenze della ‘fu’ Mittel Europa), né – senza alcun discrimine sui gusti personali – drag queen. Porte, portoni, aperti al mutamento, anche repentino. Foriero di cosa, chissà.
Impeto e assalto o tempesta e impeto? La differenza non è trascurabile. Il fatto che Titano sia il genio dello Sturm und Drang, nemmeno. Non per l’ignorante sottoscritto. Spesso, le sfumature sono il tutto, o lo determinano.
Impeto, moto violento di cosa o di persona che si spinge in avanti contro un oggetto o contro un’altra persona (nel peggiore dei casi); come se la forza creatrice contenesse in sé una componente di violenza, latente o palese, insopprimibile. Improvviso moto dell’animo – improvviso o improvvido? – che innescato da una passione spinge ad agire, purtroppo senza riflettere. Temo sia la vexata quaestio che ci riguarda, da vicinissimo.
Tempesta, violenta (di nuovo) perturbazione atmosferica, di varia estensione e durata, caratterizzata da vento fortissimo, ma da assenza di scariche elettriche, seppur non meno perigliosa. Attenzione: può essere di vari tipi, di ghiaccio, magnetica. La quiete, prima o dopo la tempesta, preannuncia o sancisce la fine del disastro, mai la perfetta ricomposizione della situazione. Una lezione semplice che non vogliamo imparare, da millenni. Ammesso contino qualcosa al cospetto degli eoni dell’Universo e della nostra inconsistenza che reputiamo così fondamentale.
Nemmeno l’etimo ci soccorre, perché dovrebbe. Impetus equivale ad assalto, in versione più ottimistica, assalto di passione. Tempesta in origine significò momento del giorno per poi giungere a stato atmosferico in generale, per chiudere l’arco degli eventi con l’accezione tempo cattivo, burrascoso. Quindi, uragano, procella, burrasca. Non potevano esimersi dallo stimolare la fantasia sentimentale: travaglio interiore, grande turbamento dell’animo.
Ormai così lontani, meglio, separati da noi stessi, staccati dal mondo reale, concreto, dimentichiamo che si nasce e si muore soli, ma si vive davvero, pienamente, insieme.
Conviene citare il poeta friulano Pierluigi Cappello, durante il suo troppo breve volo:
“dove io si dice per dire/ – per essere – noi“.