Balsamo

L’amore può salvare, dice la catalana Mercedes Herrera a Edmond Dantes, in procinto di abbandonare la Francia. Forse per sempre.

Può redimere anche quelle persone la cui vita è stata sconvolta da ingiustizie, da inganni letali. Anche quegli uomini che, tenuti in vita solo dal divorante desiderio di vendetta, si sono scavati la fossa da soli.

Osservare il mare da una ripida scogliera, sfiorarsi le mani, confessarsi reciprocamente tutto quello che mai è stato rivelato in precedenza, mettendo a nudo la propria anima.

Imbattersi per caso in uno stato di grazia, diventare all’improvviso coscienti di sé – dei propri grandi limiti, delle piccole qualità – , incontrare una donna balsamo, una donna che riscatta dagli endemici errori e rende uomo.

Come Pedro Salinas, poeta, frequentare la poesia, incapace di crearla, amando una Donna oltre; al di là della gente, al di là della scrittura, oltre l’immagine, perfino oltre la persona stessa, “cessare di vivere“, per ritrovarla intatta, ritrovarla origine del mondo e dei sentimenti. Ritrovarla ‘perfetta’, quanto lo può essere un umano.

Passo a ‘cavallo della Pina’ ai piedi del Castello di Caneva che mi redarguisce con asprezza per la mia prolungata assenza; non riesco a inventare scuse plausibili. Incasso e proseguo, inseguito, spronato dai rimproveri.

Sogno di visitare la mostra dedicata a quel gran genio di Nikola Tesla – lasciate perdere le automobili e i miliardari fuori di senno – sogno di visitare Belgrado, terra vicina e al contempo aliena; mentre gli Alieni stanno alla larga da noi, con somma ragione, scruto ogni notte le stelle, astri morti ma bellissimi, e, imperterrito, li attendo.

Eredito una clamorosa fortuna, a mia insaputa, grazie a una anziana signora nipponica che – mistero assoluto – mi ha designato suo erede universale; attraverso un testamento colmo di clausole e paletti. Non sono un ninja, eppure entro in possesso di una ricchezza leggendaria: libri infiniti.

Turbato dal segno del comando, dalle civette, dai fantasmi, invoco l’aiuto di John Keats, su suo suggerimento ricorro alla fantasia a briglia sciolta, immagino meraviglie;

ma, come lui, giovane e letterato per sempre – lui, non il sottoscritto – passando in rassegna le vere bellezze dell’universo, mi accorgo di una verità:

sono egoista, senza di Te non respiro“.

Eterna presenza, sei il mio balsamo.

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