Volo onirico: rapito dal becco adunco di un albatros, mi ritrovo catapultato, depositato in Normandia.
Ritrovato o perso, disperso, svanito, come, anzi, più del consueto.
Terra del vento, terra della creatività, terra dell’arte e dei fiori, terra dell’arte di creare o ricreare giardini lussureggianti, perfino nipponici; sol levante, a levante, importante accertarsi che non tramonti mai.
Gente rarefatta, eppure accogliente. Meno di mille, circa la metà, sorridenti rilassati educati: li incontri per la via, le due vie, ti scombussolano salutandoti con convincente naturalezza.
Qui si ritirò a vivere e cercare profonda ispirazione un antico pittore, in condizioni modeste, talvolta misere. Barba e capelli scompigliati da Eolo, adottò l’uso di un cappello di paglia a tese larghe per evitare che le correnti d’aria combinassero, scombinassero i suoi pensieri. Tenacia e talento gli valsero in anzianità successo commerciale e, infine, giusto riconoscimento della sua perizia artistica. Nella chiesa del villaggio sono incastonati i suoi occhiali – talvolta compaiono su una delle pareti esterne, così mi è sembrato – per distinguere bene tra bellezza e misteri della fede.
A proposito, a Gisors, sorge un antico castello fortificato che ospitò i cavalieri templari; narra una leggenda – fatto non infrequente – che essi vi nascosero un favoloso tesoro. Chissà, forse i tesori erano altri, metaforici.

Del resto, questi paesi e villaggi normanni che formano la regione, sono protetti, per così scrivere, da castelli e abbazie, spade e preghiere.
Come Vernon, ove gli autoctoni, di fronte al municipio, hanno edificato una splendida cattedrale gotica; il cui vero tesoro è sorgere, ridestarsi ogni giorno sulle rive della Senna.
Correre evadendo dalle sbarre, di ferro o metaforiche, correre senza limiti, oltre i propri limiti, pedalare alla confluenza tra l’Epte e la Senna per assaporare l’aroma della libertà e della Natura;
“Sono costretto a continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare“.
Bon voyage, Monsieur Monet, nous nous retrouverons sur les chemins du vent.