Insonnia

Sarà capitato anche a voi: rigirarsi, tormentarsi, non dormire.

Sentire nella mente, molto più che nelle orecchie, una specie di orchestra – da camera, certo – un miagolio polifonico. Esiste?

Vagliare ipotesi, accumulare spiegazioni logiche ferree, formulare fantastiche utopie con la certezza che ai primi bagliori dell’alba – nuova quotidianità incombente – evaporeranno come goccia d’acqua nel deserto di Atacama.

Rovente di giorno (40°), gelido di notte (5°); evaporare alla luce del Sole, ghiacciare alla luce della Luna: se solo noi fossimo ancora noi, almeno l’involucro.

Chissà poi perché smarrirsi in un’arida vastità cilena, ma, prima o poi, dovrò svegliarmi, anzi, abbandonarmi tra le braccia di Morfeo, e lo scoprirò. In alternativa, chiederò informazioni, spiegazioni, chiarimenti. Ci sarà qualcuno, in questa veglia, apparentemente eterna.

Imbattersi – perché no? – in un lama, in una vigogna, magari in un fenicottero rosa e con lui dibattere su come contrastare, adattarsi in modo convincente e salvifico al mutamento climatico.

Tremate, tremate: le streghe son tornate. Da non confondere con: remate, remate, altrimenti saranno legnate. Nodose, sulle schiene. Streghe di Benevento, streghe di Todi, streghe lacustri di Barcis; non accreditate ‘ufficialmente’, ma che arti magiche avrebbero se la scienza le riconoscesse?

Le ho vedute, mi sono spaventato – mi hanno terrorizzato – , quindi (ergo, per le persone più coltivate) esistono; senza dubbio, senza inganno, tranne il loro. Ironico, metafisico, metà chimerico. Sperando infine che l’epilogo non sia identico alle povere streghe di Salem, la cui unica colpa era di essere donne, alternative.

Libere.

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