Una voce, poco fa

Pagina della voce, una voce poco fa. Nel senso, credo, che un suono solitario abbia effetti limitati; oppure, significato alternativo, un fruscio udito breve tempo addietro. Breve, cioè trascorso: il tempo.

Una voce di un misterioso misantropo – non necessariamente, comunque saggio, anche pensando agli ultimi sviluppi – nel deserto, quasi ovvio; dove esistono più possibilità di farsi ascoltare da qualcuno: essere vivente, animale, vegetale, minerale. Altro, non saprei.

Meglio dei droni e dei cyborg dei vari tg nazionali che sono investiti del precipuo compito di registrare le immagini dei portavoce dei presunti potenti; sapendo che le vere eminenze grigie sono altrove e ordiscono sottili strategie, neppure troppo segrete. A proposito, nonostante l’invadenza, il profluvio di intelligenze – non intelligence – artificiali, avrete notato, immagino, l’ignoranza e la sciatteria linguistica di molte/molti inviate/inviati. Crassa, l’ignoranza.

Dentro me, non so da dove – non dai deserti, presumo – cresce in questo periodo dell’anno, l’idiosincrasia per i bilanci, per le liste, per le classifiche di conclusione del frangente spazio temporale; è un’antipatia genetica, istintiva, più forte di me e della razionalità. Meglio, un pochino meglio, i consigli di Internazionale su libri, canzoni, film: almeno lo sguardo sarà costretto ad allungare la portata, gli orizzonti; policromatici.

Voci, quelle delle lunghe, pazienti scoperte sul nostro passato; quello prossimo, troppo vicino per consentire una valutazione ragionata. Quello remoto, in grado di smontare spesso miti antichi – oserei osservare – come quello relativo al buon selvaggio. Altro che senso della comunità e fronte comune contro le belve. L’agricoltura, lungi dall’avere innescato la stanzialità, casomai ha evidenziato quanto sospettavamo sull’umano (anche senza coinvolgere Sherlock Holmes): egoista, profittatore, accumulatore seriale, capace di creare fortificazioni, scatenare conflitti armati distruttivi.

Infine, una voce , una vocina, sussurra che, anche se insistiamo nel cominciare guerre per ottenere la pace – in nome, per conto, con la benedizione di qualche dio – o nell’ utilizzo e nello spreco delle risorse comuni, alla fine, potrebbe andare peggio:

potrebbe piovere (magari!)?

suvvia, non ci siamo ancora estinti.