La devianza, o deviazione

Punti di vista, vista dei punti o accidentale svista.

Eppure, muovere gli occhi anche di un solo millimetro – o giù di lì – consente visuali inedite, nuove, sorprendenti.

Devianza, o deviazione: sembrano sfumature, ma si tratta di differenze sostanziali e fondamentali.

Allontanarsi da una norma o da una serie di regole del gruppo di appartenenza o, soprattutto, del gruppo dominante, anzi, predominante in un dato tempo e in un luogo certo, rappresenta un’insopprimibile voglia di infrangere le abitudini consolidate, o una necessità di sopravvivenza ad un giogo sociologico insopportabile?

Lasciare la via certa e tracciata, rappresenta un mutamento momentaneo o la voglia di scoprire nuovi e diversi percorsi, nuovi diversi forse più ampi orizzonti? Il re delle improvvise deviazioni resta, per sempre, Paolo Rossi, in arte e scarpini da pallone: Pablito. Uno che non c’era, non avrebbe dovuto esserci e seppe divenire l’esempio, la pietra angolare dei centravanti atipici.

Il Fantasma dell’Opera, un lugubre scherzo di Natura, o un diverso inviso ai benpensanti, maestro della musica della notte – o della tenebra? – un coacervo di talenti che si redime, si fa vincere dall’Amore, archiviando per sempre la cupidigia, la volontà di potenza, l’egoismo?

Chi è davvero Erik? Chi è il misterioso Persiano? Chi sono Christine e Raoul? Chi siamo davvero noi, soli con noi stessi, in balia delle nostre pulsioni autentiche e bestiali?

Chi fu Gaetano Donizetti, geniale compositore di musica classica o anche – a tempo perso, disperso, giulivo – creatore del primo inarrivabile tormentone della musica popolare partenopea, conosciuto dalle masse vocianti con il titolo di Te voglio bene assaje? Qualcuno, all’epoca, a quanto si dice, per sottrarsi all’ascolto continuo, ininterrotto e coatto del fortunato brano, abbandonò in fretta e per sempre la città del Vesuvio.

Partecipiamo come comunità equa, intelligente e solidale ad una masquerade (detta anche: ballo in maschera), previa distribuzione ampia e generale delle maschere più in sintonia con le varie, infinite e sfumate personalità: sfoghiamoci, semel in anno.

Rammentiamo, infine, che l’ammontare delle nostre devianze e delle nostre ‘mostruosità’ forma in modo incontrovertibile i nostri talenti:

la nostra lucente bellezza nasce dalla somma e dal superamento dei nostri difetti.

Eclatanti, preziosi.

«Do you have to open graves to find a girl to fall in love with?»

Pagina degli Abbracci perduti.

Banditi Proibiti Processati.

Baci e abbacchi, abbacchiati abbattuti bacchici. Battibecchi sull’opportunità di obbedire alle regole, sensate cervellotiche repressive che siano. Leges erga omnes, sì ma il mio caso è diverso particolare e poi soffro d’asma attacchi di panico il mio gatto al momento è inappetente.

Gran ballo delle Baccanti, veterane o debuttanti, con distanziamento sociale e mascherine graffiate; in fondo, dal Fantasma dell’Opera in poi – è mai stata rivelata la vera identità del Persiano? – Masquerade (Burlesque) ha sempre riscosso mietuto arraffato grano grana e successi, a tutte le latitudini longitudini solitudini del Mondo.

Baccanti ma con giudizio, Bacco superstar da quando il Prosecco vale più del platino, Tabacco e Venere ridotti in cenere: avevano seguito pedissequamente pigraMente ciecaMente (Sorrento, un sogno) i consigli finanziari del Madoff (Mad off che consigli!) dei Parioli; detto in confidenza, sommessaMente sommersaMente sommossaMente, quei risparmi, sudati o igienizzati, avrebbero fatto meglio a investirli a Trastevere, da Grazia Graziella e grazie ar… Cassio!

Benevenuti a ‘sti beccaccioni, belli grassi e di molto cojoni… Ah, siete dei? Uguale, con guanciale, gricia o puttanesca?

Anche il commissario don Ciccio Ingravallo e il terapeuta letterario Vince Corso approvano applaudono apparecchiano, gaudenti.

Gae Aulenti, Rosa fresca di maggio aulentissima, aule scolastiche universitarie giudiziarie, deserte come Atacama, Abracadabra, Abbiategrasso e un minimo insindacabile di compassione, anche in assenza di noci, cactus, peyote; nemmeno l’ombra di Wile Coyote.

Oh Mummia mia e gli Abbracci? Auto abbracci, auto da fé, auto condannarsi al rogo in Campo de’ Fiori, senza pubblico televisivo virtuale, senza partigiani e ultras, senza inquisitori e giudici da reality.

In memoria di Muzio Scevola, dei Bonzi, di Jan Palach.

Piramidi, Luxor, Valle dei Templi, Mezzaluna fertile ormai brulla, Venzone, Mausoleo del Cremlino, Teocalli (non calli veneziane o podofili delle divinità) dei Toltechi per inumare cadaveri o produrre energia solare. Le Mummie – caro carissimo Boris Karloff – avevano capito tutto, prima di noi, prima di Hal 9.000, prima di internet (cabernet, nettamente superiore, specie con peduncolo rosso).

Si fasciavano nelle delicate bende di lino, profumi unguenti olj magici e preziosi, si abbracciavano dolcemente da sé stesse: Regina Anhapou, Ramesse VI, Amenofi III…

Intanto, Lucy è stata detronizzata, non è più Lei la nostra progenitrice primordiale, il carbonio 14, nel Mondo Prima elemento miracoloso per stabilire datazioni approssimative – ma da quando viaggiamo nel Tempo a piacimento, operazione inutile – è stato de qualificato a rango di ammennicolo apotropaico, gadget da centro commerciale;

perfino gli Ominidi, solida certezza di antichi sussidiari elementari, sono diventati ‘smart’ e hanno un brand più accattivante: Ominini, oooohhh mini ni, o’ i Mini Ni.

Abbracci? Nella nuova Era, più di sempre, ognuno sia fabbricatore del proprio luminoso destino, imprenditore rischiatutto di sé medesimo, autore unico della propria storia e della storiella:

vendo abbracci on line, virtuali, totalmente sicuri, sinceramente falsi, ipocritamente affettuosi;

ne vuoi 3? Paghi 6, le faccine idiote sono soggette a adeguato supplemento.

E’ il mercatone globale, Bellezza!

p.s. cosa si deve inventà pe’ campà… nella speranza che davvero la Morte sia solo la porta verso una nuova Vita.