Il Sole sulla Terra

Se potessi avere mille lire al mese.

Chi ha tanti soldi vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta (sotto testo, per rimarcare il concetto: viva i soldi).

Grave forma di sindrome nostalgica? Improvvisa epidemia individuale – esiste? – di materialismo sfrenato, stile anni ’80 del 1900?

In verità (senza superbia, anche per non incorrere nelle ire divine), le soluzioni che cerchiamo per produrre sempre maggiore energia, per un consesso umano dipendente sempre più dall’elettricità, suoi derivati, consimili, sono tutte costosissime e per implementarle, metterle a regime, alimentarle, servirebbero altre, svariate, miriadi di vagonate dei “beneamati soldi“.

L’auspicio generale – o meglio, delle persone di buona volontà – è che queste energie potenziali (al momento) siano davvero ecologiche e ci permettano di abbandonare definitivamente quelle derivate dai letali idrocarburi; in aggiunta, dettaglio non trascurabile, conoscendo le pulsioni della bestia umana, che non inneschino nuove guerre, armate e/o economiche, diverse facce della medesima oscura medaglia.

Ci si avvinghia a tutto per individuare fonti pulite e sostenibili, per davvero, non come le cianfrusaglie inquinanti proposte in modo invasivo dalla reclame, in ogni momento, per ogni dove; alziamo gli occhi verso il cielo siderale e proprio negli astri poniamo, riponiamo nuove speranze; sembra di essere piombati in un anime avveniristico, ma si tratta della nostra ardua realtà.

La direttrice dell’istituto di fisica del plasma Max Planck, in Germania, è la studiosa statunitense Rachael McDermott; ospite illustre di BergamoScienza, ci fa sognare con le sue parole, chiare e lucide, lontane dal lirismo della poesia, pragmatiche eppure poetiche: “Esiste speranza nella fusione nucleare tra due nuclei atomici, come avviene nel cuore delle stelle“.

Per proseguire con gli afflati poetici, potremmo osare e dire che stiamo cercando di “produrre il Sole sulla Terra“; la fusione nucleare tra due nuclei atomici leggeri origina un terzo nucleo atomico più pesante, che rilascia energia, il plasma. Capire come ‘imprigionare’ questa energia e come renderla disponibile per le nostre ‘affamatissime’ reti elettriche è la missione che l’istituto Max Planck si è dato.

Oltre ogni altra considerazione, permangono due ordini di problemi, enormi: il costo per la realizzazione del progetto, decine di miliardi di euro, e i tempi di realizzazione, dieci anni per riuscire a compiere il primo, accurato passo, venti per l’implementazione vera e propria del programma. Intanto, si sa, alcuni privati, ingolositi dai possibili risvolti lucrosi, spingono sull’acceleratore, disposti a correre anche quei rischi fatali che “un istituto pubblico non può concedersi“.

Proseguendo nella sua analisi, la professoressa McDermott utilizza un’altra immagine molto esplicativa: “Per ottenere la fusione tra due nuclei servono tre cose: la giusta densità, la giusta temperatura e il fatto di mantenerla abbastanza a lungo da sfruttarla. Per quanto riguarda i primi due passaggi non ci sono soverchi problemi, il terzo rimane invece complicato. Come un caffé caldo si raffredda velocemente una volta versato nella tazzina, anche per il plasma tornerebbe utile un thermos. Ecco, ci servirebbe un thermos migliore di quelli di cui disponiamo ora“.

Una volta fatto tutto questo – uno scherzetto, in fondo – giungeremmo (meglio, l’umanità riuscirebbe) a produrre l’agognata energia pulita, di cui siamo assetati come dispersi nel deserto del Sahara; la fiducia della studiosa nella fisica del plasma è però incrollabile: “Noi speriamo di contribuire per il 20 per cento del totale del fabbisogno, grazie alla fusione nucleare“.

Noi poveri bipedi, frastornati più che mai, sballottati tra conflitti, interessi impuri dei vari plutocrati, diritti democratici avversati e maltrattati da più parti (anche insospettabili), ci affidiamo al cuore buono delle stelle;

confidiamo, anzi, che le stelle prendano con la massima urgenza nel cuore i nostri bisogni fondamentali:

non solo quello dell’energia.