Lunario (sbarcare il)

Sbarcare il lunario, in qualche modo.

Anche sbracare, forse mi si addice di più.

Permane il mistero relativo al significato di codeste espressioni, alias modi di dire; ammesso qualcuno le conosca, riconosca, sappia decodificarle.

Lunario – per uno lunatico e selenico come lo scrivente – suona bene, o, perlomeno, promette assai; documento serio (serioso, mai) e ragionato che illustra le fasi lunari (la Luna è rossa, domani Vega attaccherà). Oppure, sinonimo esteso per almanacco, calendario.

Compilatore, arrangiatore, manipolatore di lunari, in senso spregiativo – arruffone incapace di scrivere (mi rammenta un vecchio arnese) che si arrabatta per mettere insieme pranzo e cena, quotidianamente – un tempo diffusi nelle campagne (esistevano, sì, non erano luoghi facili, come in certe narrazioni) per spacciare previsioni meteo alla colonnello Bernacca, consigli pratici, vaticini sul radioso futuro, notizie su fiere e mercati. Sempre necessarie, sempre utili.

Sarà l’influsso costante e ininterrotto di Selene, ma ultimamente mi imbatto spesso in vicende macabre: prima il ‘ritrovamento’ del romanzo obliato dell’altrettanto dimenticato William Sloane Attraverso la notte – un titolo, un programma – poi la ragionata, entusiastica recensione di Sarah Savioli, dedicata a una raccolta di racconti <da leggere> di Stephen King, You like it darker; infine, come non fosse abbastanza, la visione del film Percoco, il mostro di Bari, la belva di via Celentano, primo (nelle cronache ufficiali) stragista familiare che turbò e inquietò a lungo la cittadinanza del capoluogo pugliese nel 1956, ma anche tutta l’opinione pubblica italiana.

Sarebbe bello sbarcare, ogni tanto, dopo essersi imbarcati, per fare rotta verso grandi mete – un piccolo passo per me, enorme per l’umanità – grandi imprese (non intraprese, con rispetto argomentando). Sbarcare da un piccolo naviglio, sbarcare il famoso lunario – qualunque cosa significhi, qualunque significato vogliate attribuirgli – sbracare, da autentici professionisti per non finire incasellati (no cesellati) nella griglia allestita da coloro che si credono, si atteggiano da padroni. Il resto di niente, per chi vuole capire l’antifona.

Se con lunario, in accezione estesa, intendiamo anno – 365 giorni, dipende – con sbarcare lo stesso, alludiamo dunque a giungere in un porto, auspicabilmente tranquillo e sicuro, alla conclusione del suddetto (non sudeto, senza offesa) periodo? Insomma, preservare la baracca personale e comunitaria, alla meno peggio. Se possibile.

Sbarcare sulla faccia nascosta della Luna – tombola! – sbarcare con i garibaldini a Quarto (o imbarcarsi?), sbarcare a Omaha Beach, per vedere come i capoccioni gerarchici siano spesso limitati, incapaci e quanto le ‘persone normali‘ debbano sacrificare sudore, sangue, vite per raddrizzare pessime situazioni. La Torre di Pisa è uno scherzo, riuscitissimo.

Sbarchiamo sul nostro satellite, lo colonizziamo quale rampa di lancio per future colonizzazioni spaziali, un microbo può sterminarci, non siamo in grado di coabitare con i nostri simili; spiegatemi voi il senso.

Sbarchiamo il lunario, anzi, salviamolo;

in quanto a sbarcare, sono fermo – ma non con la mente fantasiosa – a Viaggio nella Luna di Georges Melies.

Mi aggrego solo se posso campare alla giornata, senza conflitti con la gente, con il nostro pianeta;

solo se posso portare la bici e pedalare in gruppo.