La prima, grande sorpresa è la vita stessa, universale.
La seconda, l’etimo; o meglio, non trovare ‘inaspettato’ tra i vocaboli, quindi, restare inebetito.
La terza, ragionare: intanto, per l’attività intellettuale in sé; poi, per essere riuscito a comprendere che forse sarebbe stato meglio rintracciare il lemma ‘aspettare’. L’etimo funziona sempre. Se capisci come usarlo, se capisci le sue infinite potenzialità.
Evento non previsto: oppure un incontro sorprendente, perché non osavi nemmeno sognare di imbatterti in quella persona; ancora, non immaginavi con il tuo cervelletto metodico e limitato che la persona specifica volesse rivolgerti inusitate e tenere attenzioni. Un incanto, una benedizione.
Sui cavi della luce, due colombi, fendendo la nebbia e la polvere dei giorni, si posano all’improvviso e tubano; indifferenti agli affanni degli umani. Inaspettato, commovente.
Guardarli trasognato, stare rivolto verso di loro, come non esistesse altro, come se al mondo non ci fosse, almeno in quell’attimo eterno, qualcosa di più importante, più bello. più simbolico.
Ad spicere, per gli studiati, gli accadi (da quale reminiscenza balzano fuori?), gli accademici; osservare frequentemente, attentamente. Potremmo agire diversamente? Distratti, inconcludenti, abbandoniamo indolenti le nostre esistenze al flusso, ai flutti dell’irrealtà, ci crogioliamo nella frenetica non esistenza.
Attendo pazientemente senza accennare qualsivoglia movimento, sarebbe inopportuno, soprattutto inutile; al cospetto della perfezione potrei solo recare – arrecare – incomodo, deturpare.
I miei piccoli occhi mortali, il mio sguardo sono fissi su di loro, ipnotizzati (le mie pupille, non i volatili), quasi aspettassero altre meraviglie, altri consigli, rivelazioni arcane, ultime.
Improvvisamente, sono catapultato, anima e corpo, in una sequenza senza inizio né fine, di opere del maestro nipponico Yoshitaka Amano, da Shizuoka. Disorientato, mi arrendo. Deambulo insieme a Pinocchio, agli stravaganti personaggi di Yattaman, ammiro da vicino ma senza intervenire (non sono in grado) le acrobatiche evoluzioni di Hurricane Polimar; vago lieto tra illustrazioni di libri e visionarie scenografie teatrali, dissimulando sorpresa e lieve turbamento per la possibilità di toccare con mano i protagonisti di graphic novels e videogiochi, quali Vampire Hunter D e Final Fantasy, transitando per i set patinati di Vogue e per i creativi, caotici corridoi della DC Comics; plano, infine, nelle gallerie d’arte del globo e mi inebrio con i tratti fantasy ed eterei di questo ‘mostro’ che da mezzo secolo ha contribuito a formare le nostre fantasie, la nostra più scapestrata immaginazione. Inaspettato.
Non mi sono allontanato da qui, sto ancora ammirando i colombi sul filo, mentre io, probabilmente, l’ho smarrito.
Del resto, anche l’esecuzione di una armoniosa, grande sinfonia prevede battute d’aspetto.
