GIOCARE (AMARE) CON LENTEZZA

“Nel calcio e in amore che fretta c’è? L’importante è giocare bene

Questa la massima che gli ho sentito pronunciare più spesso durante la sua vita, la sua filosofia esistenziale.

Era il giocatore più tecnico che avessi mai visto, ma anche il più lento. Giocava poi con un piede solo. Nooo, intendiamoci: ne aveva due come quasi tutti noi, solo che il destro gli serviva giusto per salire e scendere dai mezzi pubblici o come base d’appoggio quando si concedeva un cicchetto ricreativo, prima delle partite più importanti: – Mi rilassa i nervi, sosteneva serafico con allenatori e compagni che non capivano come poi potesse essere lucido e scattante  – certo, scattante a modo suo… – sul rettangolo di gioco.

Credo che nessuno, nemmeno tra le mura di casa sua, abbia mai notato in lui impercettibili segnali di turbamento.

In campo, quando caracollava ondeggiando in mezzo agli avversari, utilizzava solo il piede mancino, per condurre e carezzare il suo amico più fidato e fedele: il pallone. Non gli ho mai visto infliggere un calcio all’oggetto fondamentale del football a 11, mai visto calciare di potenza o, peggio di una bestemmia in chiesa, con la punta dello scarpino.

Era come, permetterete l’audacia, se facesse l’amore con il pallone.

Dicevo della sua lentezza leggendaria. Una sorta di Socrates, ma più flemmatico!

Noi della vecchia guardia lo chiamavamo BradHypo, per una vaga somiglianza somatica con Brad Pitt, molto vaga, e per la peculiarità, quella sì identica, al simpatico bradipo delle foreste pluviali del Sud America: la lentezza più volte menzionata.

A Roma, nei rioni popolari, lo avrebbero soprannominato Er Moviola, noi lo sfottevamo chiamandolo FermoImmagine o FilminStopMotion (come The Nightmare Before Cristhmas di Tim Burton), ma la diapositiva seguente era spesso il pallone che inspiegabilmente si accomodava placidamente nella porta avversaria o qualcuno dei suoi compagni che, ululando in modo scomposto tipo licantropo in notti di Luna piena, si precipitava ad abbracciarlo, dopo aver ricevuto un assist perfetto.

Su quasi tutti i suoi passaggi, sembrava fosse scritto con inchiostro simpatico: – Basta spingere in rete…

Dopo una marcatura personale o un servizio illuminante ai suoi compagni, la massima espressione di gioia di BradHypo si estrinsecava attraverso un sorriso sornione, uguale appunto a quello del bradipo, sazio in seguito a un lauto pasto a base di ramoscelli di Cecropia.

Placido e tranquillo.

Lento eppure quasi immarcabile, lento eppure quasi inafferrabile per i difensori antagonisti. Come se grazie a qualche strana magia, con la pacatezza dei suoi gesti tecnici e della sua (pseudo) corsa riuscisse a ipnotizzare gli avversari o a fermare per qualche secondo il tempo.

Quando i più arcigni e vigorosi avversari si innervosivano, frustrati dall’impossibilità di carpirgli la sfera, cominciavano a picchiarlo non visti dagli arbitri o tentavano di abbatterlo con entrate assassine: BradHypo, dopo ogni colpo ricevuto, si rialzava da terra con flemma maggiore, si riavviava la frangetta biondo platino, arrotolava ancor di più i calzettoni sotto i polpacci nudi e martoriati dalle tacchettate nemiche, commentando imperturbabile:

– Fa parte del gioco…

(Romanzo virtuale, romanzo multimediale, racconto, esperimento meta letterario???) …

Continua???

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