L’Uomo delle Stelle (vela gialla)

Integerrimi, integri o integralisti? Basta distrarsi per un momento ed è un attimo ritrovarsi nella categoria sgradita.

Pane e pasta integrali o tradizionali? Ardua sentenza: quanto logora optare, soprattutto se non hai nemmeno un grammo di pane e pasta.

E’ davvero caro agli dei chi vince una guerra? E se poi gli dei mutevoli e capricciosi si fanno cogliere dall’invidia – mosca dispettosa, però divina – e al presunto potente sottraggono ogni onore gloria favore? E’ davvero potente e illuminato chi dispone di armi formidabili e le utilizza per annientare nemici e amici sospetti, o chi rinuncia a profitti e celebrazioni per dismettere, smantellare armi e odj?

Chissà quale mastice, quali fragili sottili fili di seta tengono insieme gli amanti? Quali equilibri, dinamiche, motivi formano la formula alchemica dell’attrazione – puro istinto animale? – e soprattutto della persistenza nel tempo, simile alla resistenza di un antico maratoneta. In fondo, come dare torto a Don Abbondio: Carneade, messaggero di missive amorose, chi fu costui?

Sai Chiara, quanto ti ammiro e invidio, nell’accezione migliore e positiva del verbo? Bramo senza bramire ogni tua competenza, ogni tua intuizione, tutta la tua enorme, variegata cultura: i tuoi scherzi intellettuali, la tua capacità di mutare punto d’osservazione, premesse, conclusioni, proposte, progetti, previsioni; il mare d’inverno è come l’eternità, qualcosa che la mente non considera – magari desidera – e il nostro passaggio terrestre come l’affiche di un vecchio film d’essai, ingiallita dal tempo (il manifesto e anche la pellicola), scollata dai muri, trascinata alla ventura, dal caso e dalle raffiche del vento. Eternità spalanca le tue braccia, se esisti: sei una dimensione dello spazio o del tempo, sei una dimensione senza dimensioni, un’entità non euclidea?

Emigrare a bordo della zattera floreale nipponica, formata da fitti petali di ciliegio, seguendo la placida corrente del Fiume dei Sogni: l’immortalità mai – sarebbe immorale e anche tediosa – ma l’approdo alla Terra delle volontà finalmente buone e comuni, questo sì.

Vorrei affidarmi a Yuri, primo vero cosmonauta terrestre (russo, anzi sovietico, con la sigla CCCP stampata sul casco), primo uomo delle stelle: a lui chiederei qualche rassicurazione, se non conferme, né improbabili, impossibili certezze.

Dimmi, è vero che i sogni sono utopie da trasformare in progetti e non luci fatue come le stelle, raggi laser cosmici di corpi celesti ormai senza vita? Messaggi senza codice a rammentarci, ammonirci sulla nostra natura fragile, transitoria, transeunte.

Partire infine con lui, su una cosmonave, gialla come la vela di una magnifica imbarcazione chiamata Saba (Regina?), per tingere di giallo il mare, per distinguerci bene – ritrovarci? – dall’immensa distesa ondosa, ondulata, dallo stordente Assoluto fisico, metafisico:

intorno a noi, il silenzio estremo della quiete.

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