Veleni e bugie (stare, dove?)

Pagina dei veleni, nella nostra società: i più varj, nonché eventuali.

Tenere a mente, come nella canzone di quel menestrello dedicata a Pinocchio: la fantasia, in fondo, è solo una bugia; se bella, magari accompagnata ad altre consorelle, può anche – ipotesi migliore – originare magnifiche narrazioni.

Ora anche il Wwf ha scoperto che un terzo – forse più – dei cibi che ingeriamo con fiducia nel nostro organismo sono largamente inquinati da pesticidi: in particolare frutta e verdura. Per tacere delle sostanze che finiscono poi nelle falde acquifere. Verde, bio, biodinamico (tutto corretto, politicamente), riconvertiamoci all’ippica, anzi all’ittica – nell’Attica? – all’ittica dieta mediterranea, ignorando l’accumulo, questo sì bio, non troppo sano per noi; la peculiarità dei pesci nota con il termine di bioaccumulo, ovvero assorbimento di ogni sostanza, del tutto e del di più, senza drenaggio, senza filtraggio, senza opportuno discrimine, né discernimento delle realtà tossiche. Il DDT di Nonna Erminia oggi sarebbe un fantastico integratore, consigliato dai migliori nutrizionisti, dai medici più rinomati.

Keplero, Keplero perché ci hai abbandonati? Non so se fosti uno dei numi tutelari dell’astronomia o tu sia oggi una volgare imitazione tecnologica del Mondo Dopo, spedita a inquinare anche lo spazio cosmico, la volta stellata – ci fosse lo Stellone, quello di una volta – per individuare – intenzioni serie, astenersi autostoppisti galattici della domenica – altri pianeti al di fuori del nostro sistema solare; dal 1995 a oggi, pare ne siano stati localizzati circa 5.000, evento che ha solleticato le ambizioni dell’Impero (senza polemica) del Dragone, pronto con la propria flotta di cosmo vascelli all’avanguardia, per trovare e colonizzare un altro pulviscolo nell’Eternità, auspicando sia simile alla vecchia Terra, per dimensioni e condizioni bio (ancora?) climatiche. Passato di moda, stremato dall’iper sfruttamento senza regole né rispetto, il Pianeta Azzurro ha diramato un accorato appello ai suoi simili: se qualcuno suona al vostro citofono, datevi per assenti.

All’eco piazzola, prove tecniche di eco – quello di certi leggendari canyon dell’est e dell’ovest, per non scontentare alcuno – e di giusto conferimento e/o smaltimento dei rifiuti, i nostri: trovare all’ingresso una sorta di Pape Satan non di Aleppo, un indigeno, ma buono e perfino gentile: maglietta bianca da muratore, cappello di paglia e occhiali da sole, stile Antonello Venditti in concerto al Circo Massimo per celebrare l’anno magico di Roma (della Roma, calcio e basket), pantaloni ginnici in acetato, parlantina sciolta da dj, più che da agente ecologico; radiolina d’ordinanza – altro reperto anni ’80? – sintonizzata a tutto volume su Radio Ca’ del Liscio Casadei – casa del Signore, musica popolare da sala del ballo forse, ma celestiale.

Quando Giove e Venere, gli astri più luminosi, si incontreranno per il loro periodico romantico minuetto, vorrei essere in platea, vorrei che i Popoli fossero rinsaviti. Adesso, perché la vita è sempre e solo adesso.

Maestro Ermanno, tu che fosti, vivesti, creasti da Poeta e Uomo, oggi rischieresti la lettera scarlatta dell’infamia, anzi, uno dei tanti neo isterismi coniati (conati) da una stampa – è la triste stolida irregimentata stampa, bellezza (un po’ appassita, senza offesa) – quello che scivolerà via dalla Storia come neneista; credo, invece che Tu, sì, sapresti trovare le parole, quelle vere quelle giuste per raccontare le cose come stanno, non facendo cronaca né saggistica, ma, come sempre, empirea arte: ti schiereresti eccome, dall’unica parte sensata e umana: da quella dei poveracci e della pace.

Dalla parte degli splendidi larici che in autunno mentre gli altri alberi restano spogli assumono il colore dell’oro, dalla parte delle volpi che nelle notti invernali di plenilunio vagano felici sugli altopiani innevati, dalla parte delle bestie che, a differenza dei sedicenti uomini, di notte e di giorno, comunicano;

sanno parlarsi, vogliono parlarsi:

essi sì.

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