Pagina dell’antropocene, in tutta, o parziale, evidenza: non la descrizione delle cene dell’uomo (rigorosamente minuscolo).
Né, in lieta alternativa, degli sciocchi apericena, molto in voga presso la gente che s’illude di piacere.
Pagina dei quesiti, dei dubbi, delle domande, anche se non siamo in un telequiz che ci fa sentire tutti letterati, intellettuali, geni; geni veri, anzi, genia.
Si può matematicizzare la matematica? Sarebbe galvanizzante chiederlo allo scrittore statunitense, scomparso – ma riapparso, chissà dove e come – di recente, Cormac McCarthy; lui forse saprebbe rispondere, a tono. Ne nascerebbe una bella conversazione, un confronto (filosofico? fisico?) stimolante, tra una birra e l’altra – Zahre Beer, per non esagerare – magari una franca amicizia. E’ apparso prima l’uomo o sono stati generati – non creati? – prima i suoi compagni immaginari, ma concreti?
Antropocene, questo sconosciuto; non tanto la sua ingombrante presenza – era del pensiero? magari – ma quando è cominciato, quali sono i suoi effetti, come potremmo (potemmo? vorremmo?) liberarcene? Le organizzazioni mondiali dei geologi, certo, ma non solo, pare adottino il termine senza paura e senza dubbi; peccato che quella brutta bestia identificata come uomo abbia alterato la velocità di invecchiamento della Terra, mentre un ristretto manipolo di bipedi ha arraffato più di metà delle ricchezze presenti sul nostro piccolo sasso alla deriva nel cosmo. Se tutto questo scatafascio non è intimamente connesso alla difesa dei diritti civili, ditelo voi cos’è e chi può aiutarci.
Andrebbe di lusso anche utilizzare l’intelligenza artificiale, però di buon umore. Non vale appellarsi agli idrocarburi – o sono i carboidrati? – e alla bomba H.
Per la cronaca (verde, visto che l’argomento è trendy), animali e piante – chi vuole, può informarsi e prendere appunti – sono esseri senzienti, speciali, come sosterrebbe Franco Battiato; anche in questo campo – mente e sentimenti – il nostro primato autoassegnato si sta sgretolando come povere capanne di cartapesta esposte alla bora impetuosa.
Se pochi paesi ricchi si autoproclamano civili ed evoluti, mentre i paesi poveri e meno sviluppati pagano il conto (salatissimo) per tutti; se pinguini africani incatramati dal petrolio tentano disperatamente di sopravvivere; se Rachel Carson – Rachel, non Kit: lui saprebbe risolvere forse in modo rude il dilemma dei petrolieri – profetizza “nuove primavere sempre più silenziose“.
Come racconta con forza poetica, filmica Paola Cortellesi, c’è ancora domani;
purché non sia – per nostra ignoranza, ignavia, pigrizia – the Day After.