Pagina dei mutamenti.
Il più importante: cambiare radicalmente noi stessi, ma pare sia impossibile.
Pagina dell’arretramento delle terre emerse: le acque dal mare avanzano e la terra ferma – ammesso esista – diminuisce sempre più velocemente, perché i cambiamenti climatici sono ormai irreversibili, anche avessimo un interruttore in grado di bloccare da subito la produzione dei gas serra. Potete tranquillamente non crederci, questo intimo convincimento non migliorerà la realtà, né noi stessi.
Dovremmo pianificare l’utilizzo delle nuove tecnologie per contenere, limitare quanto più possibile gli stravolgimenti che ci minacciano e non imperniare la nostra pia illusione di salvezza globale su modelli che si basano sul passato; la Terra è entrata a velocità luce dentro una nuova era, per colpa nostra: sarebbe meglio attuare le opportune contromosse. Invece di ‘trastullarci’ con impossibili ponti di Messina – non ho scritto Messalina, con rispetto compulsando – , con armamenti, con combustibili fossili. Optate voi cosa sia peggiore.
Per chiarezza e onestà – non so se sia intellettuale, o globale – non lo sostengo (solo) io, ma lo dice con energia, argomentazioni, convinzione lo scienziato Marco Marani, responsabile Centro studi sugli impatti dei Cambiamenti climatici dell’Università di Padova a Rovigo; il tentativo, molto concreto poco velleitario, è quello di progettare un mondo a prova del clima che verrà. Magari se i popoli, tutti gli scienziati, i politici collaborassero, si potrebbe fare: prima e meglio.
Nuovo inizio è bello, confortante, ottimista; di origine latina – ammesso abbia una valenza – non significa solo cominciamento, ma andare in, entrare: affondare alla radice delle cose, capirle intimamente, applicare il massimo impegno per modificarle, se e quando necessario. Nuovo inizio come fondamento, base, occasione, per edificare un pianeta davvero bello, davvero giusto.
Come scrive il saggio Maurizio Maggiani non adiriamoci con il mondo: sporco mondo, mondo boia, porco mondo; tutto nasce dalla nostra vanagloria, dal crederci superiori, migliori di tutto e superiori a tutti i viventi e non. Invece mondo, tornando al nostro prezioso latino è duplice, per sua natura, è sostantivo – universo – e aggettivo, pulito lindo splendente.
Anche Nada Malanima, cuore di ragazza in inverno, neve di un giorno, lo digita, per combattere il buio stringente, soffocante: ci crediamo i primi, i privilegiati, i padroni, ma siamo poi così diversi da coloro e quanti dipendono dai cicli della ineffabile Natura?
Le paure, le fragilità, un po’ di freddo o, tanto per insistere sul tema, di alta marea, ci scaraventano di nuovo, sempre per sempre, al nostro posto:
quello giusto.
Sul fondo, molto in fondo.