Agile, leggiero (come un levriero), rapido: più di certi treni; fortunati, se ancora circolano.
Come sempre, interessante assai notare le derivazioni etimologiche comparative: light, albionico, ; leoht, olandese; laigiu (da non confondere con costaggiù), irlandese.
Non computo di jeans (Levi’s, forse; anche se i progenitori Latini si baloccavano a confonderci le idee: laevis, liscio), calzoni da lavoro degli operai, in teoria, pratici, comodi, resistenti; in pratica modaiola, accendere un cero – di luce lieve – e sperare che reggano, il più a lungo possibile.
Se poi volessimo (anzi, volessi; senza ali, purtroppo) esagerare – eccedere, enfatizzare, amplificare, anche senza amplificatori JBL – potrei, vorrei aggiungere: lenguas, lituano; liguku, antico slavo; lahek, sloveno; lehek, croato e serbo; lagahan, russo; lekki, polacco; lehky, boemo; liht, antico teutonico.
Sproloquio iniziale, papiro virtuale, per tentare di proporre, ai tavoli delle trattative internazionali – utopia? trasformamila in progetto concreto – , considerando la temperie attuale, un utilizzo propedeutico, necessario e preparatorio, di vocabolari etimologici; al bando quelli fabbricati all’impronta dall’IA. Per motivi ovvii e, oserei azzardare, banali.
Questa fatica improba, necessaria per stabilire un contatto vero, per preparare un terreno comune, ove allestire confronti, anche serrati, ma sinceri, tra e per il bene degli esseri umani, delle genti, dei popoli; lavorando alacremente su tutto ciò che accomuna, affratella, invece che su presunte differenze insanabili o su interessi e lucro particolari.
Affondando ulteriormente, in senso metaforico, auspicabilmente non pratico, potremmo appellarci alla lingua sanscrita, ad una radice sanscrita – da fare germogliare ovunque sul nostro mondo – : saltare al di là, oltrepassare. Limiti, confini, incomprensioni considerate insanabili. Per iniziare una nuova era umana.
Anche perché, ormai, tutte e tutti ci siamo resi conto – appurato, assodato, incontrovertibile – che molto sul nostro caro, azzurro (un tempo) Pianeta, non funziona bene; quando l’1% dei terrestri accumula il 90% delle risorse disponibili e per lucrare ancora, senza soluzione di continuità, scatena guerre in tutte le aree del globo; senza traccia di empatia, senza senso morale, senza vergogna. I poveri (per forza…), proverbiali buoi, sono fuggiti e anche la loro stalla è crollata. Miseramente.
Elizabeth Day, scrittrice britannica, giornalista e tanto altro, con il romanzo Uno di noi (Neri Pozza), è lapidaria: “Il sistema ha fallito, la conseguenza è che non crediamo più alla verità. Per i maschi bianchi e potenti, la vita è giocare a scacchi e non hanno mai imparato a prendersi cura (di qualcosa, di qualcuno; n.d.c.). La mancanza di compassione e integrità, di comprensione per le vite degli altri, sta alla base di tutto questo“.
Il poeta polacco Tadeusz Rozewicz, attraverso la sua intera produzione lirica, ci offre poi un’altra, ulteriore analisi: l’uomo – oltre alla levità – ha smarrito colpevolmente anche la profondità. Franco Battiato sarebbe d’accordo. “Un tempo si cadeva e ci si elevava verticalmente / oggi si cade orizzontalmente“.
Non più questione di nazionalità, di ceto sociale, di censo: siamo tutti (quasi) disorientati, impauriti, convinti di essere soli e senza soluzione o vie di fuga; non riusciamo più a restare/essere umani.
In simili frangenti, in ambasce totali, l’unico rimedio rimane partire da un obiettivo chiaro, solido, che spiazzi il ‘potere’, soprattutto le eminenze grigie globali. Si potrebbe cominciare – è solo uno tra decine di esempi – dalla difesa civile, non armata e non violenta. La nostra vituperata Costituzione ripudia la guerra; quindi, un’altra Difesa, del Paese, del Continente, del Mondo, è possibile. Una campagna già lanciata nel 2015, in tempi non ancora maturi, e ora riproposta, con intatte convinzione e fiducia, da Conferenza nazionale enti di servizio civile, Rete nazionale pace e disarmo, Sbilanciamoci!. Le persone sono più sensibili e attente, dopo la pandemia e con l’incubo reale di 60 conflitti planetari che incombono sulle nostre vite.
Non ci si accontenta, perché, a corollario del magnifico progetto (sarebbe il primo a livello internazionale), si chiede inoltre la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, con l’aggiunta di un fondo nazionale, sovvenzionato da cittadine e cittadini di buona volontà attraverso il versamento del 6 per mille dalle loro tasse, “che si occupi di attività di educazione alla pace, prevenzione dei conflitti e coesione sociale”.
Nessun volo pindarico o di Icaro, tanta sostanza e carattere.
Progetti lievi, ma che dispongono di forza di gravità e della perduta profondità.
Progetti, come scriverebbe il regista Ferzan Ozpetek, che accendono una luce, molte luci.
“Lieve s’accende una luce nel silenzio del sogno“.
In attesa, del baccano globale, quando, finalmente, ci saremo riconquistati il Pianeta, le Vite.