Fedeli alla (inter) Linea

Pagina della fede: in qualcosa, in qualcuno; nella gnosi o, al limite, nell’agnosticismo.

Pagina della Fede, nel senso della persona, ma non complichiamo le cose.

Pagina degli intransigenti, di coloro che sono perfetti osservanti, di coloro che sono ottimi ortodossi; fedeli, anzi, fedelissimi alla linea – rammentate la Linea (senza soluzione di continuità con Osvaldo Cavandoli) dei disegni animati? – o, in alternativa, all’interlinea.

Temo non riguardi l’Internazionale (valida ogni e più ampia accezione), ma in uno scritto tipografico serva a fornire ordine e anche nitore alla massa informe delle magnifiche, sorprendenti parole. Aldo Manuzio docet, vero Alessandro Marzo Magno?

L’adolescenza è quella breve stagione della vita in cui di fronte a noi tutto sembra immenso, infinito; mentre la vecchiaia ci pone al cospetto della fine: se non di tutto, del tempo terreno. Così almeno sostiene il poeta milanese Milo De Angelis, definendo queste due ineludibili fasi: eroiche.

Oggi che la Madre Russia torna ad essere così importante e decisiva per noi occidentali (anche a nostra insaputa), si ripresentano 40 anni dopo – nulla si crea, nulla si distrugge, tutti cambiamo – i punk più punk, i CCCP, al secolo Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Giudici, Danilo Fatur: una mostra, un gran galà – non abbigliati da rocker, perché sarebbe più che sciocco, ridicolo – e probabilmente dei nuovi concerti con le vecchie canzoni, i cui testi forse hanno mutato significato, ma davanti alla confusione degli eventi contemporanei, nemmeno troppo: produci, consuma, crepa. Una sintesi cinica, ma perfetta di cosa possiamo, anzi, dobbiamo fare per la società. Non una riunione di ferri vecchi, perché mai si sono divisi: semplicemente, hanno percorso strade diverse.

Fedeli sempre alla linea del disagio e della trasgressione, fedeli a Mishima e Majakovskij – un fascista nazionalista e un rivoluzionario internazionalista, ma due grandi poeti, scrittori, maestri – due depositari del sacro, cioè della Parola, unico strumento che ci consente di dire, o non dire, chi siamo, quello a cui aspiriamo.

Grande è il pandemonio sotto e sopra il Cielo, oggi più che mai.

Rammentiamoci di osare con tutti i mezzi l’impossibile:

e, in definitiva, perdere.

Sempre.

Tra Cielo e Globot

Pagina del Cielo promettente, quando il Cielo promette, a differenza degli ominidi, tiene fede alla parola data.

Database data room data un’ipotesi e anche un’ipotenusa. Analisi dei dati e data news per data journalism, anche se a qualcuno garba di gran lunga di più il graphic, journalism&novel.

Flumen Naonis esonda, la sua schiuma non è quella della birra, Lui obbedisce al Cielo: onesto affidabile coerente.

Fede nel Cielo e nelle Nuvole, Ancille ancelle messaggere del Creato.

Alzare elevare invocazioni, giuramenti, solite solide (?) stolide promesse, ma anche palloni da basket e da volley, al Cielo, per svagare magari sviare Angeli, Dei, Eroi trapassati, tra passati e futuri, occhio all’incombente presente.

Presente! Chi c’è, c’è, gli assenti un tempo ingiustificati erano iscritti in contumacia dalla parte del torto; siamo tutti isolati, ma glocal/global, nolenti nolani volenti volani volanti, soprattutto impreparati all’arrivo degli eserciti dei Globot, evoluzione chissà quanto salvifica dei robot, subito adattati alla globalizzazione virale: non si ammalano, non protestano, non chiedono salari ferie premi di produzione tutela dei diritti – ne siamo proprio sicuri? – non si annoiano. Certo, magari nonostante le super intelligenze artificiali artificiose, poco artistiche non saranno mai campioni di creatività, empatia, simpatia, ma alle multinazionali piacciono proprio così.

Noia e Solitudine, in abbondanza: fossimo degni di certi nostri nonni e bisnonni, quelli che davvero hanno fronteggiato la guerra, sapremmo accoglierle come doni, per creare ricreare noi stessi e il mondo; ma si sa, le rivoluzioni oggi sono solo annunci virtuali via social, le riforme restano intenzioni poco pie molto pietose, soprattutto perché appare improbabile reperire, hic (salute) et nunc (occhio alla capa, spesso gira): Nuovi padri costituenti, dopo opportuna cura ricostituente.

Padri sempre più incerti, insicuri, poco adatti al ruolo, spermatozoi rarefatti (assembramenti vietati), depotenziati, in diaspora scomposta fuga, non si sa verso quale orizzonte inglorioso, non si sa verso quale vittoria.

Di palo in frasca, di palo in sesto, fuori sesto, spesso e volentieri, speriamo acuto;

Arte Illusione Vita, sinonimi a nostra insaputa, in ordine poco cronologico eppure alfabetico? Facce equipollenti della stessa medaglia piramidale?

Comunque, a mezzogiorno, pasta in tavola, la rivoluzione può attendere e la nuova costituzione universale, auspicabilmente risanata e finalmente robusta, potremmo farla scrivere a un panel di super Globot, non imparentati con Godot, anche perché altrimenti nemmeno il Cavallo – il quale sostiene di appartenere a Napoleone! – , della Rai, camperebbe più:

ignoranti, a digiuno, scevri di sacri principi, – tabula rasa – ma impostati in modo corretto, almeno non sbaglieranno i congiuntivi, non saranno colti da congiuntivite e miopie assortite:

forse assolveranno la piccola Umanità, con il condizionale.