Il pedalar m’è dolce (diabete, vade retro)

Pagina del diabete.

Meglio, del guanto di sfida lanciato sul muso della patologia.

Milioni di nostri connazionali – consapevoli o meno – ne sono affetti, ma esserne portatori non significa (più) la morte civile, la fine della vita, il sacrificio di tutte le passioni; a cominciare dal buon cibo e dallo sport. Nonostante sia cronica, nonostante sia caratterizzata da iperglicemia, cioè da un eccesso di glucosio nel sangue (evito spiegazioni scientifiche sul diabete di tipo 1 e sul diabete di tipo 2; non mi competono e non sarei in grado), si può, si deve combattere.

Per una vaga idea sull’incidenza della malattia, nel 2021 le persone colpite solo in Europa raggiungevano la cifra cospicua di 61 milioni; da oggi al 2050, stime molto attendibili parlano di 1,3 miliardi di diabetici nel mondo. Un tasso di crescita impressionante che metterebbe in ambasce non solo i sistemi sanitari globali, ma anche un fattore di rischio sociale, considerando che il diabete moltiplica il rischio di ischemia e ictus.

Uomini, donne, bambini a tutte le latitudini convivono già con la malattia, soprattutto dove le istituzioni sanitarie sono meno sviluppate, esistono carenza o totale assenza di informazioni, prevenzione e in particolare cure.

Meglio quindi essere coscienti e prendere in esame alcuni dati certi e ormai incontrovertibili: il diabete esiste, è subdolo, si può manifestare all’improvviso, ma possiamo affrontarlo con decisione, possiamo disinnescarlo, possiamo ridurlo alla nostra mercé.

Per esempio, in Friuli Venezia Giulia, alcuni tipi ‘loschi’ del Crad (Coordinamento regionale associazioni diabetici, nell’alveo dei professionisti della Rete diabetologica regionale) si sono inventati Diabete a ruota libera, pedalata non agonistica di tre giorni, aperta a tutte e tutti, anche coloro che non sono diabetici, ma che vogliono informare, sensibilizzare, agire conto la ‘dolce malattia’; per dimostrare che si può mettere ko.

L’edizione del 2023, la II, corsa l’1/2/3 settembre – attraversando Tolmezzo, Gemona, Tarcento, Nimis, Cividale, Cormons; Palmanova, Grado, Monfalcone, Trieste; Rivolto (con partenza dalla base delle Frecce Tricolori), Spilimbergo, San Daniele, infine Udine, con arrivo conclusivo in piazza Libertà, davanti alla loggia del Lionello – ha registrato la partecipazione di 150 ciclisti, più del doppio rispetto a un anno fa. Dimostrazione plastica, anzi, atletica, di quanto il tema sia non solo sentito, ma coinvolga attivamente sempre più persone; alle quali si sono aggiunte e aggiunti partecipanti d’eccezione: Luisa Cavarzerani, campionessa di karate, affetta dalla malattia, combattiva non solo sul tatami, ma anche sui pedali; il colonnello Paolo Rubino del II Stormo; il professor Talej Battellino, endocrinologo di fama mondiale, massimo esperto di diabete; ultimo, ma non meno importante, Umberto Poli, ciclista professionista della Novo Nordisk.

Le istituzioni e le comunità locali sono state splendide nel gareggiare – in senso lato, ma altruistico – in accoglienza, disponibilità, attenzione al problema, attenzioni nei confronti delle atlete e degli atleti (offrendo sostanziosi spuntini energetici e bevande, approvati e scelti dalle dietologhe delle associazioni); in particolare, Luca Birri, Alberto Piovesana (anche grafico, tra le altre incombenze) e Elena Frattolin, presidenta del Crad Fvg Odv. Senza tralasciare l’apporto fondamentale della Regione Fvg, della Scuola Mosaicisti del Friuli, dell’Aeronautica Militare e della Polizia di Stato.

Si pedala in allegria, ma motivati e concentrati, si scoprono o riscoprono bellezze naturali paesaggistiche storiche dei nostri territori, si chiacchiera e ci si confronta, nascono nuove conoscenze, amicizie, progetti, si rinsaldano antichi rapporti; tutto in nome della lotta alla patologia diabetica.

Il pedalar m’è dolce in questo mare, a volte procelloso, eppure affascinante: perché i limiti, le accortezze, le strategie imposte dai nostri limiti possono tramutarsi in opportunità, grazie alla conoscenza, alla volontà, all’immaginazione.

Forse siamo piccoli e fragili, ma insieme siamo Infinito.

Hysteria

Pagina di una vita fuori sincrono.

O quasi. Sentirsi spesso sfasati rispetto ai tempi e soprattutto ai modi del resto del Mondo; senza arroganza, né prosopopea da fenomeni paranormali, presenti già in eccesso a ogni latitudine, longitudine e financo solitudine.

Partire in bicicletta per un tour del FVG, con dentro le orecchie – la testa? quale testa? – il cuore, lo storico brano Hysteria dei Def Leppard; se siete davvero abili psicolabili cicloabili, cimentatevi voi alla batteria rock senza un braccio. O in sella, senza una gamba.

Progetti, vade nel retro: giammai! Almeno un vago programma, un brogliaccio – quel brogliaccio brutto e unto vergato in via Merulana – un inconsistente canovaccio, molto utile a improvvisare sketch divertenti, irriverenti, di parossistica parresia e soprattutto asciugare stoviglie appena lavate. Del resto, le stoviglie sporche, si lavano in casa, propria per i più fortunati. Fino a ieri.

Pedalare per sensibilizzare: in sella ad una delle più formidabili invenzioni dell’Umanità, sotto un diluvio non universale, parecchio antipatico sì, mostrare alla luce del Sole – o meglio, ai raggi del nostra stella madre, la più luminosa, rifratti da infinite gocce di pioggia – che la patologia vigliacca fugge da chi pratica attività sportiva. Pedalata collettiva, comunità ai pedali formata da persone un po’ speciali, con qualche marcia in più o con sensi di marcia comune che consentono di affrontare nello specifico il diabete – ma vale anche per altre patologie – senza piombare nello spaesamento, nel labirinto delle fobie, nel naturale senso di solitudine e abbandono che potrebbe ferire di primo acchito al manifestarsi certificato dello spiacevole ospite. Si fatica, si canta, si ride, si condividono cibi, companatico, bevande, in gruppo per affrontare con vigore le difficoltà, per vivere bene, meglio, totalmente la Vita. Il Mondo è già bello di suo; quando condividiamo passioni, quando diventiamo empatici e collaborativi, lo trasformiamo nel giardino dell’Eden.

Crescimbeni e Gravina, chi mai saranno stati costoro? Eppure, per spirito d’emulazione, nei confronti di questi novelli carneadi del 1690, progettare e realizzare, in silenzio e senza averne l’aria, una neo Arcadia: una risposta ancora una volta di piccole comunità, un movimento circolare concreto, rigenerativo, contro ogni forma di cattivo gusto, contro ogni sostanza di cattivi pensieri. Arcadia ellenica, Arcadia nave pirata con la bandiera della libertà, quella vera, un luogo nel quale le qualità dell’individuo siano valorizzate non per vanagloria o profitto, ma per il bene comune.

Isteria, non nell’accezione greca antica, frenesia malata di individuare civiltà aliene – la nostra non è già abbastanza alienata? – e nuovi pianeti abitabili, in tutta teoria (ah, le smanie seleniche goldoniane delle villeggiature transplanetarie);

il Pianeta più bello, l’unico per noi, è quello sotto i nostri piedi, sotto le nostre ruote con i raggi:

basterebbe smettere di deturparlo, basterebbe amarlo.

P.S. Questa non è isteria, ipocondria, ma pura parresia socratica.