Domenica di Sole, domenica di metà settembre.
Andiamo, è tempo – meteorologico, magnifico – di mirare.
Da Portopiccolo, Sistiana, la costa triestina.
Il mare luccica, anche in assenza di voci tenorili, natanti, a vela, romantici, e a motore, inquinanti, solcano lieti le onde. Pensieri senza peso e, altri, impegnati, increspano le materie grigie degli osservatori, mentre bagnanti occasionali risalgono soddisfatti le Falesie di Duino, per raggiungere le proprie auto, che li riporteranno dentro vite frenetiche e nevrotiche.
Una carovana ciclistica blu – DARL, Diabete a Ruota Libera – 150 persone, convinte e motivate, diabetiche e non, sostano per un incipit della festa successiva, per ammirare la bellezza, per renderle grazie e celebrarla, con l’ennesima pedalata comunitaria di sensibilizzazione e informazione.
Nessun mezzo di trasporto, meglio di una bicicletta, simboleggia la libertà assoluta, il respiro ampio e profondo che alimenta la vita, la capacità di superare ostacoli e limiti che sembrerebbero impossibili da fronteggiare, soprattutto quelli auto fabbricati e imposti, la cooperazione e la generosità nei confronti del prossimo.
Per questi esseri umani in maglietta e salopette, con rinforzo di manicotti invernali per gambe e braccia quando diluvia e soffia vento gelido, “nessuno è un alieno“. Proprio come direbbe X. Fang, illustratrice e scrittrice per l’infanzia (che ha sempre un ruolo fondamentale, anche e soprattutto quando si diventa adulti, molto adulti), nata a Taiwan, ma statunitense d’adozione; pluripremiata per le sue opere, attualmente vive nel Maine.
La dedica che la scrittrice, artista visuale, rivolge a tutti i lettori e le lettrici, è destinata, con parole semplici, ma efficaci, a “tutti gli umani gentili“. La gentilezza, una di quelle peculiarità che sembravano appartenere al popolo terrestre e che la tecnologia applicata a fini lucrativi, sembra avere relegato in fondo alla scala dei valori. Eppure, “l’ospitalità, l’accoglienza, la solidarietà” sono i pilastri della poetica di X. Fang, nonché stelle guida della comunità Darl; perché i buoni sentimenti sono ancora contagiosi e anche tra realtà e settori in apparenza lontani, diventano patrimonio comune, comunitario.
Non stupisce, quindi, che la carovana blu si sia fermata qualche metro prima dell’ingresso a Piazza Unità, a Trieste, per cedere il passo a una decina di bambini affetti da patologie invalidanti, eppure gioiosi, colmi di energia e entusiasmo: accolti con musica, applausi convinti e commossi, ovazioni encomiastiche.
Letteratura e sport procedono affiancati, si rafforzano e si completano, condividono tratti ampi di percorso e finalità.
Sarebbe bello se presto potessero coadiuvare in modo concreto anche gli abitanti dell’ostello dei migranti, struttura abbandonata e fatiscente, sul molo 4, celata agli occhi dei turisti e dei privilegiati frequentatori del Caffè degli Specchi, “alieni” per i salotti dorati e per le mostruose navi giganti da crociera in rada.
Migranti di svariate nazionalità, regolari o irregolari, poco importa, perché se queste persone fuggono dalle terre natie – causa sconvolgimenti climatici, eventi bellici, persecuzioni politiche/etniche – per approdare qui e sopravvivere in condizioni misere, non lo decidono certo per fare piacere ai criminali che lucrano sulla loro pelle o perseguono strategie geopolitiche delinquenziali.
Mentre il tramonto illumina d’immenso gli angoli più belli della costa giuliana, due ragazzini neri, con magliette e pantaloncini logori e scarpe sformate e bucate, rientrano mestamente a “casa”.
Percepisco la forza della nostra pedalata di sensibilizzazione, ma anche la lancinante marginalità della mia umanità (unita alla loro);
non voglio innalzare, né sventolare bandiera bianca:
“gentilezza, ospitalità, accoglienza, solidarietà” mi appartengono e nessun essere umano dovrebbe mai essere bollato come “alieno, indesiderato“.
