L’inganno dei Maestri (amara ironia)

Mentre il mondo brucia, noi accendiamo fuochi e ci illudiamo di salvarci.

Altro che diabolico complotto del dottor Fu Manchu (Peter Sellers, sempre cara mi fu questa pantera… rosa). Bagatelle tra educande, senza doppi sensi.

Crediamo che le mutazioni climatiche quasi irreversibili siano solo un astuto piano delle eminenze grigie per asservirci e impoverirci totalmente, quando accade l’esatto contrario, sotto i nostri occhi.

Saranno i mega fanta miliardari, coloro che arraffano patrimoni superiori a quasi tutti i bilanci dei vari paesi, a risolvere i problemi dell’umanità e della Terra; con i loro super poteri e con le loro super natiche. Senz’altro.

Un solo dato – tanto, chi ci crede? : 81 milioni di persone (persone?) lasciano sul Pianeta una impronta ecologica pari a quella di 4 miliardi e mezzo di sventurati. Ma sono solo fole.

Dal fatidico 1970 a oggi, le popolazioni di vertebrati sono calate del 60%; un milione (Marco Polo e Rustichello da Pisa non c’entrano, per la cronaca) di specie animali e vegetali è a rischio di estinzioni e poi non servirà l’intelligenza artificiale o qualche stupido algoritmo; due terzi degli uccelli al mondo sono polli (!); il 96% della biomassa dei mammiferi terrestri sono uomini (ominicchi) o animali allevati dall’uomo (mucche, maiali, capre, pecore). In teoria, per il sostentamento, nella laida pratica, per il profitto.

Che mai deve fermarsi, deve continuare imperterrito a fagocitare vite e risorse, senza pensare mai, nemmeno per sbaglio o per un attimo, al più piccolo risvolto etico.

Siamo occidentali, nordici, liberisti e siamo superiori. A chi, non è dato sapere, né è lecito chiedersi a quale disumana gara siamo iscritti.

Tutto questo e molto altro, molto di più ci racconta con dovizia di immagini e lucide parole Roberto Grossi, architetto e fumettista, attraverso “La grande rimozione” (per i tipi della Coconino Press); “Non riusciamo più a renderci conto della realtà“. L’autore sa collegare i puntini invisibili, come in quel giochino della Settimana Enigmistica; torna al macabro G8 di Genova (luglio 2001) quando devastazioni e uccisione di Carlo Giuliani furono eventi luttuosi, però in grado di riaccendere la coscienza civile e la voglia di lottare dell’opinione pubblica, dei popoli. “Ora al potere (come in un pessimo romanzo distopico, ndr) ci sono praticamente le stesse persone che nel 2001 hanno represso brutalmente i movimenti No Global, quando la gente chiedeva di invertire la rotta del liberismo che ci avrebbe portati alla catastrofe. La risposta è stata: vi massacriamo e tiriamo dritti. Al tempo lo hanno detto ‘solo’ a dei manifestanti, ora lo dicono sfacciatamente a tutto il mondo. E’ necessaria una rivoluzione culturale e per ottenerla servono sicuramente il confronto e il conflitto“.

Chico Mendes docet.

L’ecologismo senza lotta di classe è giardinaggio“, disse senza fronzoli e senza retorica, il lavoratore, sindacalista e attivista ambientalista brasiliano. Sembra di udire nel vento la canzone dei Nomadi a lui dedicata:

… “Ma lunga sarà la strada e tanti gli alberi abbattuti
Prima che l’idea trionfi senza che nessuno muoia
Forse un giorno uomo e foresta vivranno insieme
Speriamo che quel giorno ci siano ancora
.

Se quel giorno arriverà, ricordati di un amico
Morto per gli indios e la foresta, ricordati di Chico
Se quel giorno arriverà, ricordati di un amico
Morto per gli indios e la foresta, ricordati di Chico
” …

Ci trastulliamo nel trionfo del nulla, però la Contea dei Sogni, Hollywoodland, e la Città degli Angeli, ardono come pire sacrificali;

i fiammiferi criminali siamo noi, ansiosi di tornare cenere – senza arabe fenici – quanto prima.

Anche in esilio (cala Trinchetto, cala!)

Anche in viaggio Ti amo.

Tra le onde increspate del Mare dell’Anima, emergi d’incanto sempre Tu, primavera costante della mia nuova vita.

Monocorde nasale piagnucolosa. Con la rara invidiabile ineguagliabile capacità di stipare 14.000 parole dentro 60 piccoli inconsapevoli incolpevoli secondi.

E’ la piacevolezza della comunità nei sobborghi della civiltà, bellezza mia.

Una martello pneumatico un trapano una sega circolare discutono animatamente rumorosamente su come sia meglio ristrutturare un appartamento, mini, una cella non di monastero, ma di alveare condominiale popolare popoloso.

MondoCane (magari, sarebbe amico fedele), Cuore di Cane (il più altruista dell’Universo), MondoInFame (non avremmo dovuto debellarla entro il 2000?).

Grande offerta di cibo a buon mercato – il mercato buono, questa l’hanno scritta TatcherReagan, sicari protettori del consumismo letale – tutti ti offrono cibo pessimo fino a scoppiare come Panta(non penta)gruele, ma lui era un raffinato ghiottone;

abboffati e sarai felice, lavanda gastrica nei prati a parte; stinco di maiale, di santo, o il grande ritorno in sala dei cineruttoniliberi? L’intelletto nutrito dall’Esperienza ci suggerisce: meglio un nuovo Locke, down.

Voglio tornare (ritorno al vero futuro!) al bis trattato incompreso vilipeso Medioevo, quando la civiltà era evoluta, voglio tornare alla fase bestiale primordiale prima di tutti i primordi (una sana competitività): nei boschi le bestie non sporcano né incendiano, gli ominidi sì. Comportiamoci da Bestie.

Tiberio, chi era costui? Tiberiade lago o l’ago di qualche bilancia dell’umanissima Storia? Hollywood sul Tevere o Cinecittà a Los Angeles? Marcello vieni Marcello, la fontana non illumina più, l’acqua che scorre non è più, non è mai stata la stessa. Imbranato pigro ma di talento; seduttore al naturale, un po’ vigliacco, umanissimo fragilissimo gigante; ti conosco, oh sì se ti conosco… questo kaos siamo noi, tutti noi, guazzabuglio di imperfezioni la cui sommatoria talvolta assume le fattezze del Sublime.

Federico e Marcello, alter ego altri eghi echi di talenti eccelsi senza pari dispari eredi legittimi o illegittimi.

Come sostiene Sylvain Tesson, pare che la sindrome sia diffusa: quando la mancanza della persona che amiamo ci coglie alla sprovvista, ma fa pieno centro, diamo al mondo, a ogni latitudine nella quale ci troviamo, la forma dell’amato bene;

confortante, meglio che identificare il mondo con noi stessi.

Vorrei essere una Pantera delle Nevi, regina timida e riluttante delle montagne tibetane, per diffondere nell’Universo il mio canto libero di liberazione di ammirazione per Te, dedicato solo a Te.

Devo accontentarmi rassegnarmi rientrare nei ranghi limitati limitanti limacciosi della mia quotidianità minima e celebrarTi (non cerebrarTI anche se le mie parole suonano cervellotiche) da un avamposto periferico di resistenza umana;

l’intensità del Canto è identica forse ancora più convinta e appassionata elevata a potenza.

La Verità (in vino? si conserva meglio) vi prego sull’Amore: anche no, grazie, ammesso esista, sarebbe auspicabile vivere.

Eros e/o Thanatos? Perché, di grazia (stavolta Graziella & Company li lasciamo tranquilli); effetto romantico letterario teatrale cinematografico, ma se poi ci fanno una serie su piattaforme… al bando trivelle e sentimenti virtuali in forma d’ologramma (epigramma?).

Assetato di vita e (da) domande torno a Hikmet e Doisneau,

non sono mai stato incarcerato per le mie idee (amico Mustafà, Ke Mal), né costretto all’esilio per praticare in modo libero Poesia e Politica (Tristano, anche Tu qui? Con l’Isotta);

credere per un istante di condividere destini è sciocco, millantare nobiltà d’animo (riverberi lontanissimi) impostura che davvero meriterebbe condanna drastica severa draconiana.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà, sei la mia carne che brucia…

… eccoci con un po’ più di speranza. eccoci con un po’ più di saggezza, ce ne andiamo come siamo venuti arrivederci fratello Mare (N.H.)

Negli occhi quel bacio in bianco e nero, travolgente.