Bestie (bestiario)

Pagina delle bestie: magari fossero gli Animali.

Animali, siamo noi: in teoria e nella filosofia di livello, sociali. Nella realtà, tutto un altro paio di maniche, rimanendo nell’allegoria modaiola e senza citare guerre, inquinamento, mercato. Tutto un altro bestiario, parlando chiaro: anzi, a muso duro.

Giusto scriverlo, considerando l’argomento.

Bestiario mitico, quello che nei tempi andati – belli, nelle rimembranze dei nostalgici, anche se mi permetto di essere scettico – fu libello (o tomo?) medievale che trattava in modo didattico le ‘nature’ e gli ‘animali’, per trarre insegnamenti di tipo morale o religioso.

Prendere spunto dalla Natura, dalle cosiddette bestie perché esse assurgono (assurgevano) a simboli di quanto il Creatore (per chi crede o anche no) vuole – vorrebbe (avrebbe voluto?) – comunicarci tramite tutte le sue creazioni, le sue creature.

Da qualche parte, il meccanismo si è inceppato: non impariamo più niente, siamo refrattari, oppure renitenti; abbiamo abbandonato i remi, non voghiamo più, lasciamo che il natante, la fatidica zattera prosegua senza rotta, preda inconsapevole delle correnti, dei flutti, della nostra dabbenaggine. Per bontà. Magnanimità. Nei confronti della dabbenaggine.

I bestiari riccamente illustrati con preziose miniature ebbero grande popolarità, soprattutto in area anglosassone, e furono di ispirazione anche per l’arte pittorica e scultorea; oggi le bestie e le miniature siamo noi, noi bianchi occidentali nordici. Non necessariamente in quest’ordine, anche sparso va bene, cioè male.

Il Pianeta e gli altri Popoli non ringraziano.

Sarebbe bello, opportuno se dedicassimo quotidianamente delle belle mezzore al pensiero, alla cultura considerata ormai cosa superflua, con cui non ci si nutre; sarebbe meraviglioso ingaggiare la Signora Elvira Sellerio in qualità di tutrice/educatrice di quella parte di umanità che ha obliato sé stessa, i valori fondamentali della vita, per imparare, stavolta per sempre, a campare in armonia con gli Altri, con la Natura e i suoi cicli. Impareremmo a leggere (o acquistare) ogni libro presente in casa, impareremmo a creare un giardino ‘cosmogonico’, impareremmo a infondere la grazia e l’incanto degli scritti migliori nei nostri gesti più comuni, impareremmo che forse il confine tra la parola scritta e la realtà è solo convenzione. Perché siamo spuri, di coraggio, di occhi, di braccia. Accoglienti.

Uscire dalla nostra ferinità, dal nostro “homo homini lupus” (da Plauto a Hobbes), spogliarci dal nostro egoismo liberista e pervasivo, divenire – noi nord occidentali, quelli di prima – Donne e Uomini. Semplicemente.

Come asserisce il professor Nello Cristianini, “ci pensavamo eccezionali, ma è arrivata l’IA“; l’abbiamo creata noi. “Dobbiamo decidere quale ruolo assegnarle: marginale o preponderante, quindi con potere su di noi. Amiamo chiamarci vincitori, ma dimentichiamo i costi. Dimentichiamo la vastissima platea degli sconfitti che la nostra storia purtroppo ha reso invisibile“.

Meglio intervenire adesso, ieri, che sorprendersi come Tristan Bernard (giurista, giornalista, commediografo):

per l’intelligenza degli animali (la fauna), per la bestialità degli uomini (in teoria, l’umanità)“.

Tra Sette e Forni creatori

Pagina Bianca dei Piani: segreti inclinati complottisti.

Pagina della Setta, delle Sette, Settanta volte Sette; quante volte figliolo?

Non sarà l’intensa attività di fratello Onan a condannare l’Umanità alla cecità eterna e soprattutto mentale.

Setta dei Neo Leviatani, Leviatano non Levatrice, Levitico, Leviti (del Mondo) con profezie elevate a potenza, a caso.

Sangue e carne, Natura divina.

Una prece, anche solo un pensiero – uno solo! vi prego – laico scattato con la Leica (se poi fosse al collo della Ragazza, meglio) per le elucubrazioni funamboliche filosofiche filo eretiche di Hobbes.

Un abbraccio a quel Tommaso e anche al suo omonimo l’Utopista (sulla polverosa assolata faticosa pista dell’Utopia), un commiato all’etica che in fondo ancorata al fondo era sempre rimasta teorica, una bella teoria sommersa. Senza bottiglia di vetro di invio e salvataggio. Niente twitter, niente instagram, niente diretta streaming per appelli urgenti al Mondo.

Secoli di paziente strategia occulta oculata occhiuta, inoculando virus mutanti mutageni muti nell’organismo organico e sociale della sedicente società – civile? – degli ‘uomini’: i quali forse tentavano a tentoni di annaspare di enucleare di abbarbicarsi a qualche manufatto precolombiano verso una lenta genesi di vero consesso – auspicabilMente, spesso e volentieri – adulto solido evoluto.

I Leviatani, grazie ai loro rozzi maghi da fiera strapaesana, sono riusciti a produrre The Final Virus, versione definitiva per un immediato ritorno alle Origini: al bando, peccati ormai davvero poco originali e dolori, sempre le stesse stantie repliche; tabula rasa rasata raso Terra.

Un atteso ritorno alla secolare hit acchiappa classifiche, #HomoHominiLupus! In bocca al Lupo, sempre viva il Lupo.

Umani umanoidi (Meganoidi? mentre Aran VerdiCapelli strimpella il suo banjo galattico) sub umani, ammassati in subway uso foresteria, terrorizzati a puntino senza i, sussultano tremano si abbandonano a convulsioni al cospetto di ombre cinesi, spettri di nemici oscuri, immaginari come malati, invisibili ma da sacrificare sull’altare dei capri (caproni! al rogo la Poesia);

abbandonati abboniamoci abbandoniamoci a rigenerati rigeneranti ributtanti riti pagani (anche se, Pagani non ripete…) apotropaici toccatine ammiccanti, ai Tropici.

Anni ruggenti dei Tropici, ma la lava crepava, senza pietà, bungalow e hula hoop. Oplà.

Rigettiamo sdegnati ogni forma e ogni sostanza di Razionalità – rogito cogito coito ergo sum? – sputiamo nel cosmo, insieme a satelliti spia, monnezza radioattiva e asteroidi di plastica, tutta la Sophia superstite, la particella più infinitesimale infima indistinguibile di Cultura (tanto, non si può mangiare):

nuovi giochi, ludi luridi ludrici terrestri, la guerra di tutti contro tutti, perché siamo monadi (popolo di mona, fattuale) competitive protagoniste vincenti; strade e piazze vicoli e palazzi campi di Battaglia per i veri guerrieri senza futuro.

Ogni uomo è vittima collusa, spietato inquisitore e reo ardente – da ardere, soprattutto – spia e sicario delle debolezze e della aspirazioni dei suoi ex simili, ex compagni di sorte ria, poco ridente, molto fuggitiva: solerte sorte terrena.

Machiavelli, principe dell’intrigo politico politicante (davvero?), ammoniva e condannava: disgrazie e guai non solo dei paesi suoi, al pre Potente di turno che senza freno a mano, né cinture di temperanza, si attribuisce e si inebria con poteri straordinari, oltre tutti i dettami dettati dettagli delle Leggi, umane e divine.

Ubriacarsi di ‘onnipotenza transitoria’, abusare deturpare soggiogare reprimere, condurranno il Possessore alla disfatta e alla infinita infernale dolorosa infelicità.

Ludovico che Tu sia moro o meno, morto certo, noi rivolgiamo una prece anche a Te per Te per il Tuo lavoro.

Pagina Bianca, al momento nel momento, per momenti in fila indiana: sarai riscritta, forse dagli scribi mercenari al giogo dei Neo Leviatani.

Scuola e Giovani, gli asset (?) del paese; una speranza spunta insieme alle prime luci dell’alba: dai forni crematori a quelli creatori, ad ampio spettro.

Un saluto commosso fino all’osso e al midollo, al Diritto, alla Democrazia, all’intiera Umanità che avrebbe potuto e dovuto, ma alla fine della rappresentazione non è stata mai.

Sipario, buio in sala, zero applausi.