Pagina dei promessi sposi, degli sposi promessi, di Fermo e Lucia;
ma forse mi sto confondendo, sbagliando indirizzo, mutando le carte in tavola.
Del resto – non si tratta di una scusa puerile, anzi, sciocca – grande è la confusione sotto il nostro cielo, mentre esistono (e resistono) più cose in cielo e in terra di quante possano essere clonate o taroccate dalle intelligenze artificiali. Ammesso lo siano, intelligenze. Delle filosofie, abbiamo smarrito le tracce.
Cenerentola è lo sposo e il Principe avverte la propria fluidità, mentre ormai ha deciso: altro che nozze e luna di miele – Melies? – vuole indubitabilmente cambiare sesso. Del resto, i Beatles sono primi in classifica, gli eterni rivali Rolling Stones quasi; Internet usciva cautamente alla luce nel 1969, quando gli stessi scarafaggi reali si stavano per sciogliere (Let it be!) – non loro in persona, il sodalizio – e il mondo credeva ancora nell’umanità e nella capacità di relazionarsi dal vivo; meglio: da vivi.
Essere o non essere, dormire, sognare forse; non sappiamo se il sogno, almeno quello, ci appartiene, o se siamo il sogno – l’incubo? – di qualche macchina, robot, cyborg ormai libero dalle leggi della robotica di Asimov; fuori controllo, autonomo, in tutto e per tutto, come noi abbiamo sempre e solo sognato. Appunto.
Quanti sogni, un po’ datati, un po’ consunti, un po’ scaduti; non seguono le effimere mode, non dispongono di conservanti, per loro superiore natura, non dipendono dalle nostre teste spesso avariate; ma le affollano e ogni tanto giungono a compimento, si realizzano. Nonostante le nostre fragilità.
Sarebbe opportuno non disperdere la memoria, individuale e collettiva: per non incorrere negli errori fondamentali, sempre gli stessi, oppure nuovi, almeno nella forma. Sarebbe opportuno non vanificarla, perché è il complesso di tutti i nostri ricordi, ci garantisce che esistiamo – qualunque cosa significhi – ci assicura la facoltà di connetterli e riconnetterli. I ricordi e la mente, la nostra, al mondo materiale, costituito di spirito e sostanza. Tanta sostanza, tutta quella dell’universo.
Sarebbe opportuno essere come San Francesco e, a sorpresa, Tina Modotti; semplici e radicali. Il patrono d’Italia e la (anche, tra le innumerevoli attività) spia, il povero di otto secoli fa che ci affascina e ci ispira con le sue scelte umane; e la fotografa partita da Udine che con il suo sguardo fiero e limpido ha immortalato gli umili, per farci capire dove stia e cosa sia la vera umanità.
Inutile tentare una sintesi pacifica tra i duellanti (tanti, troppi), convinti di incarnare la ragione, l’unica; meglio accorgersi che ogni posto povero e dimenticato, ogni persona derelitta, è Betlemme.
Il Principe, ricco e vincente, qualunque sia la sua identità, è l’arroganza del più forte, momentaneamente;
se la realtà non garba ai suoi desideri, la plasma e la modifica con il vizio.
Cenerentola, qualunque sia la sua identità, stracciona e sfruttata, è la Persona:
cui vorremmo (dovremmo) somigliare;
non certo per sposare e redimere un opulento.

