Across The Universe (astenersi cosmonauti perdiTempo)

Pagina della para fuliggine cosmica.

Pagina del para flù, para sole, para vento, para tutto, meglio di certi gloriosi Ragni Neri dell’Antichità.

Zamora, Jashin, Cudicini, dove siete?

Facile vivere, potendo contare sulla certezza della Rinascita; o Rinascente, quella del Mondo Prima, a Roma.

Facile uccidere il Proprio Pianeta, depredarlo di ogni risorsa, violentarlo e offenderlo con le più furfantesche predatorie criminali strategie economiche, credendo di cavarsela con una bella migrazione dei soliti famigerati pochi – i peggiori, quelli autentici – su altre sfere celesti.

La fuga nello spazio non sarà un’opzione, resterà un’illusione per ricchi beoti: troppo comodo, filibustieri di bassa lega, risma dei sargassi, parassiti senza decenza.

Potremmo spostare la Terra, ma solo dopo averla risanata – cara vecchia Amica – doverosa opzione, imperativo categorico, sorta di equo spartito da suonare con contrabbasso, però dantesco.

Duemila miliardi di galassie, basteranno per trovarne una nuova adatta a noi? Senza prima cambiare l’Umanità, sarebbe comunque inutile ogni viaggio interstellare.

Qualcuno ha decretato la decrepitezza di Isaac Asimov, ma forse il padre della Fantascienza avrebbe qualche fondato motivo per obiettare, forse le date di certi romanzi le abbiamo superate, ma il contenuto, dubito. Anche sui reali progressi della tecnologia, resto scettico algido altero, un pessimo ottimista: resistono templi e cloache edificate millenni fa, crollano ponti gallerie autostrade ultra moderne, forse perché moderne all’eccesso.

Le legioni romane partivano per le campagne belliche – no allegre scampagnate, né follie da villeggiatura – e avanzando, mano a mano, costruivano strade ponti acquedotti; pare che alcuni di questi manufatti ancora resistano, bello sberleffo ai nostri computer ai nostri droni alle nostre intelligenze, materie molto artificiali, poco grigie.

Stiamo sgretolando anche l’Himalaya, i meno fantasiosi hanno incomodato, in comodato: facili paragoni – Pappagoni? Magari! – pronti all’uso e consumo, tanto tutti scrivono, nessuno legge, nessuno riflette si flette come arco mitologico; stessa tragedia del Vajont.

Di identico, restano l’avidità acefala del dio mercato, del profitto come unico comandamento, dello sfruttamento come unico strumento, vano suicida idiota; nell’illusione di domare soggiogare comandare a piacimento la Natura.

Allestite i vostri razzi, sarà più utile la zattera, quella della Medusa: gambe braccia fiato, e via andare, perché le miglia cosmiche fino alla prossima galassia saranno quasi infinite.

Qualcuno intanto per tenere alto il morale della ciurma e dei vogatori, legga ad alta voce Il vagabondo dello Spazio, mentre l’orchestrina recuperata dal Titanic – o dal Nautilus – strimpelli meglio che può Space Oddity.

Forse un giorno, arriveremo.

La vil razza umana arriverà a destinazione, ma come profetizzavano Cochi&Renato: dove arriva, se parte?

Bambini perduti

Pagina Bianca, Pagina delle Domeniche mascherate: domeniche che hanno sostituito e cancellato per sempre Carnevale. Brighella Ballanzone Arlecchino Colombina, siete superati obsoleti inutili, siete fuori, fuori dal Tempo, dalla Storia, dalle storie sui social.

Domenica è solo l’ennesimo involucro vuoto, un suono che si spegne nel silenzio, senza alcuna identità. Abbiamo scelto di fabbricare giorni senza nome, giorni senza sostanza, giorni senza quotidianità, non giorni per travisare e mimetizzare non umani.

Nella scintillante società tecnologica senza confini, aboliti per legge suprema tutti i limiti e le regole della Natura, avevamo creato dal nulla della stessa sostanza del Nulla, i famigerati non luoghi; fisici materiali impersonali al cubo. Dove annegare nell’anonimato in mezzo ad un oceano di invisibili sconosciuti alieni. Un abominio (a)sociale, strutture sofisticate eppure surreali, monadi stipate rinchiuse in bolle artificiali, rinchiuse ermeticamente in bolle virtuali e indistruttibili, edificate con grigi mattoncini di ego senza L; finte emozioni sovrastrutturali per annientare passioni naturali di lacrime sangue e sudore, estensioni tecnologiche e rozze propaggini cibernetiche (clave chiodate del contemporaneo), algide, spurie di umanità, acuminate per ferire mortalmente gli altri concorrenti nella ruota dei criceti, per abbattere nemici perfidi, astutamente travestiti da fratelli di Pianeta.

Per la legge mai scritta del ‘contrabbasso’, ottone ammaccato e stonato, siamo stati relegati (rilegati, non come preziosi codici miniati, ma come neo schiavi inconsapevoli) nella risacca tossica dei non giorni, mucillagini e meduse radioattive da far impallidire il reattore di Chernobyl, sommersi da gusci acuminati di conchiglie vuote, conchiglie di plastica, vuote di senso, foriere di soffocanti infinite parole vuote che bruciano le ultime particelle di ossigeno e azoto.

Parole sussurrate, parole urlate, terribili parole delle ataviche paure, voci metalliche impersonali, voci senza volto, toni calibrati del Padre Supremo che acriticamente e draconianamente ammonisce e soprattutto punisce, ma si astiene dall’insegnare;

rigido maestro ex cathedra (hey teachers, leave the Kids alone), che impartisce lezioni senza costrutto senza memoria a stuoli di adulti ragazzini, adulti imprigionati per sempre in un’adolescenza senza vie di fuga, senza oblò da cui gettarsi in mare aperto o lanciarsi nel vuoto di porti industriali, cuori neri e morti di stantie civiltà.

Pagina bianca delle Voci bianche, Pagina bianca delle Voci infantili; avrete notato anche voi che i Bambini sono spariti dalle città, come in M mostro di Dusseldorf (Peter Lorre dove sei? Vuoi diventare segretario generale dell’Unicef?);

dai cortili, dalle finestre aperte, dalle terrazze condominiali, echeggiano ancora le Voci dei Bambini perduti, bollati, marchiati con scarlatti marchi d’infamia, untorelli manzoniani dell’illusione chiamata Futuro, sicari al soldo e servizio del Necromante finale.

Voci vere o illusioni sonore registrate?

Quelle voci definite un tempo argentine con manierismo stereotipato, come il coro delle Rondini, o quello degli Alpini, percorsi indefinibili di inusitata Libertà, tra Cielo e Montagne emerse dagli abissi;

Cielo, Montagne, Mare, sono davvero esistiti?

I Bambini, dove sono andati tutti i Bambini?

Pagina Bianca della Colpa, Pagina della Condanna eterna, Pagina dell’Espiazione impossibile, delle impossibili assoluzioni e prescrizioni per tutti i crimini che abbiamo commesso e perpetriamo senza posa contro i Bambini.