Planare

Volo a planare, con levità: sui 55.

Vogare con leggerezza a bordo di una barca lignea, come volare in mezzo alle acque stranamente placide e smeraldine di un lago, come fosse la scena più onirica e struggente di un capolavoro  del Sensei Miyazaki.

Capolavoro nipponico, non friulano; ogni singola vita è uno splendore, anche quella in apparenza più modesta, più bersagliata dagli strali del destino.

Vogare alacremente, con le ali, sulle acque fatate e lacustri di Braies; seguire il periplo del lago, sul sentiero protetto da abeti meravigliosi, ciascuno caratterizzato da una propria sfumatura di verde; con tortuose ascese e discese, di varia lunghezza e intensità.

Tre chilometri soltanto, di cammino, o un’ora e mezza, con lo zaino sulle spalle e lieti pensieri, nella mente libera, eppure avvinghiata magneticamente – CVD, come volevasi dimostrare – alla bellezza inusitata, rivitalizzante, di questa località magica e misteriosa.

Illudersi di divenire un cercatore d’oro nel Klondike, conscio che non il lucore, né i carati rendono ricchi nel viaggio terrestre, non pepite infinite – o trasformazioni alchemiche – rendono degna una vita, la Vita.

Illudersi di essere in grado di parlare, parlamentare, contrattare, con i leggendari, arcigni abitanti della valle, duri custodi dell’oro delle montagne circostanti. Illudersi di essere gli abili ambasciatori, capaci di convincere gli indigeni a donare quell’oro ai poveri allevatori montani, privi di risorse, di mezzi di sostentamento: per se stessi, per gli animali.

Illudersi, volersi illudere, ancora – Miyazaki sorride sornione, con labbra silenti a foggia di Sol Levante – di essere capaci di navigare sul lago, per raggiungere l’ingresso segreto, il portale che conduce  al mitico Regno di Fanes, le cui memorie arcane sono custodite gelosamente dai Ladini. Illudersi di discutere da pari a pari con i rappresentanti dei Fanes, infine, dimostrare loro che la via della pace è l’unica, la sola foriera di benessere per tutti i Popoli; mentre anche le fantastiche marmotte dell’altopiano, si abbandonano al giubilo e alla festa campale, per l’armonia ratificata del mondo.

Le aquile mi innalzano fino al Sass dla Porta, fino a planare con esattezza millimetrica sulla maestosa Croda del Becco, per respirare l’aria finalmente pura, la vera gioia;

in fondo, si tratta solo di speranza, di un magnifico sogno, a occhi spalancati e consapevoli.

O no?

Neurospar

Pagina del Natale vicino, nel senso di Natale prossimo, non insopportabile confinante di casa;

tutti in fila da Neurospar, tanto il virus intellIngente non accende focolari durante lo shopping.

In offerta, strepitosa stRenna natalizia: sedie elettriche – ovvio – scontate del 50%, caschetti 4.0 massima sicurezza con cintura di forza incorporata per trasvolatori sui nidi del cuculo, stivali delle sette streghe, per sabba natalizi, ai confini del ‘circo’ (po)polare artico, ai confini della realtà.

Navigare con Marco Steiner, quale nostromo letterario, verso la Terra del Fuoco, per riscoprire il dramma e soprattutto il dono di Prometeo; naufragare verso un’isola tropicale, osservare una impossibile aurora boreale con tutte le sfumature del blu e del viola, mentre dal mare emerge una roccia a forma di pugno che stringe un rigoglioso Albero della Vita, con ampie fronde formate da miriadi di foglie, dipinte con tutte le tonalità della clorofilla.

Si riuniscono ampie fronti vetuste, inutilmente ampie e inutilmente antiche; ormai abbiamo capito che il documento finale sarà il solito compromesso al ribasso, compromesso ribaldo, compromesso di cui si vergognerebbe un vero filibustiere dei sargassi; compromesso di persone avariate, compromesse con il regime fossile, rovinate ormai dai troppi compromessi, mentre il futuro di ogni generazione è compromesso, segnato da migliaia di ipocrite, fatue promesse.

Senza vestigia, senza mano umana, lasciare che sia la Natura a ingegnerizzare il necessario mutamento del Pianeta, unica vera soluzione.

Come accaduto 60 anni fa nel Regno Unito, perché esistono anche notizie positive, come segnalato dalla professoressa eco attivista Maria Rita D’Orsogna; un gruppo di scienziati britannici, veri scienziati, decise di avviare un progetto sperimentale di riconversione, ante litteram e molto prima che tutto venisse riverniciato da una falsissima patina verde: un campo agricolo da solo senza interventi non richiesti ha rimesso a posto ogni cosa; non come in alcuni centri urbani indigeni, ove le municipalità vantano immaginifici record di piantumazione arborea, ma la qualità dell’aria resta mefitica.

Un vero Artista è partito, celebriamo l’Artista e con ipocrisia la sua indigenza finale, forse fatale, quasi a dimostrare, in modo plastico e crudele che le passioni autentiche arricchiscono l’anima, ma difficilmente generano agi materiali e profitti pecuniari; Dino Pedriali era così, con le sue immagini scavava nelle anime nude, per questo le foto in bianco e nero dell’amato amico PPP destarono scandalo, perché il corpo nudo e crudo – poco prima della pianificata mattanza subita – del Poeta che aveva capito e individuato i colpevoli della distruzione della repubblica democratica e della convivenza civile, rappresentava il più potente atto di accusa e disvelamento dei crimini e degli abusi, di tutti.

Ora, di nuovo insieme, potranno creare capolavori, nell’Iperuranio delle Idee.

La corsa dell’Umanità per la conquista della sedicente pietra filosofale – una a caso – è diventata parossistica, parodistica, paradigmatica della poca sensatezza di certi miraggi – forse abbagli – più e peggio della corsa all’oro sulle rive dello Yukon, laggiù nel Klondike.

C’era più poetica razionalità, concreta speranza nella danza con le forchette e nel pasto senza cibi di Charlot, con le scarpe lise e bucate, che negli ultimi due anni della parabola degli uomini sulla Terra.

Nuovi virgulti di neuroni – vigorosi freschi fantasiosi – non li troveremo in offerta sugli scaffali del supermercato di quartiere o di periferia.

Né all’interno di panettoni farciti, sempre più industriali, sempre più cari e indigeribili.

E se mai a qualche malpensante sorgesse il dubbio che le nostre menti possano essere un po’ bacate, tranquilli; la risposta per gli astanti pubblici o meno, è già stata elaborata da Randle Patrick McMurphy:

no, le nostre menti sono/sarebbero meravigliose stupende macchine, della scienza.