Vecchie rimembranze, nuove pagine (?)

Pagina dell’anno dopo, il terzo nel Mondo Dopo, in un soffio di vento.

Siamo un soffio anche noi, lo sono le nostre vite, un sospiro, poco più, poco meno.

Speriamo di non essere mai un soffio loffio o di essere negazione dell’Essere: invidio la cara antica Drosphila – Drosofilla del mio cuor – Melanogaster, imprigionata incastonata cristallizzata nell’ambra millenaria, però nel suo momento migliore, all’apice della forma, allo zenith della gioia.

Siamo carovane, siamo come le carovane di quei pazzi autentici che fiondandosi verso l’Ovest, verso la leggendaria epica frontiera – naturale, immaginaria, tracciata a tavolini dai soliti squallidi affaristi – si illudevano di accedere a un nuovo Eden, si auto convincevano di costruire una vita nuova. Famiglie senza patria, senza arte né parte – solo partenze – avventurieri affamati assetati di emozioni al limite della sopportazione, immancabili famigerati delinquenti senza scrupoli. Nulla di veramente nuovo sotto il Sole, dall’alba dei tempi.

Pagina nuova per vecchie rimembranze: abbiamo perduto molto durante i secoli, non solo l’Arca dell’Alleanza tra umano e metafisico, tra umano e trascendente, ma anche quella dell’Intelligenza, il bene supremo dell’intelletto, l’intelligenza reale raziocinante, funzionante; l’arca degli aforismi – se 50mila pubblicati vi sembrano pochi – Arkadij Davidovic, russo che dal suo universo dei sogni raccoglieva e traduceva per noi motti di acume e spirito, acuminati.

Cara dolce Compagna, non inganniamoci: può sempre tornare utile imparare le leggi dell’esistenza, compresa l’inesistenza.

Abbiamo dovuto congedare e salutare, chissà, in auspicio solo momentaneamente, anche mister Larry McMurtry: la sua colomba solitaria e i suoi sporchi eroi di Laredo, quasi tutti tipacci poco raccomandabili, coacervo più di difetti e limiti che di lucenti qualità – per questo, molto umani, molto carnali se così sia possibile definire personaggi letterari – hanno saputo raccontare meglio di ogni saggio storico, meglio di tutte le celebrative pellicole hollywoodiane, più e più in profondità di altri romanzi della corrente o del genere, se preferite, la falsa epopea del citato – eccitante – West nord americano.

In fondo, in fondo alla pista polverosa, al raschiare dell’ultimo barile di acqua potabile, si tratta della solita vecchia storia:

quella dell’uomo che combatte contro la genetica paura di vagare nell’insignificanza, durante la sua labile comparsata terrestre, affannandosi a imprimere anche solo una piccola traccia originale, su un frammento di selce.