Macchia, non nera; arci nemico di Topolino.
Macchia nera, bella grossa; come il nuovo, già a lungo discusso, logo del neo rinato Batman, nonché proletario. Mala tempora currunt, lo dicevano i Latini: oggi ci ‘suiciderebbero’. Nulla contro i proletari e il proletariato – cos’è? – , anzi, casomai ostile ai mala tempora.
I puristi – di cosa, al dunque? – non gradiranno, ma anche i super eroi mutano pelle, rinascono più e più volte (non sempre gli stessi), si adeguano all’epoca che viviamo noi lettori. Un grande scrittore sa essere universale e senza tempo se cala i suoi personaggi nel suo periodo di riferimento e attività letteraria. Così sostengono quelli bravi, davvero.
Macchie: sono tante, cosparse, apparse, disperse sull’anima, nel corso e nel correre degli anni. Piano piano, non subitanee, non improvvise; l’anagrafe non è miope e, di solito, non sbaglia mai. Le attribuisce con esattezza matematica. Senza sconti, senza cinismi.
Vorrei darmi alla macchia, mimetizzarmi in una macchia mediterranea, ma i miei sollazzi infantili e linguistici non mi sottraggono – inesorabilmente, giustamente – alla macchia: mi raggiunge ovunque, con le sue gemelle. Macula, in latino, pare più onesta e gentile, ma la sostanza permane.
Il senso figurato non soccorre, peggiora la situazione, ove possibile (se si può pensare, si realizzerà, presto anzichenò): colpa – chi è senza peccato, scagli la prima pietra – , difetto; ciò che offende l’onore, l’integrità morale. Quante volte figliolo? Tante, troppe, al punto da non rammentarle, ma restano le macchie: come nodi al fazzoletto, alla gola.
Tento l’impossibile, tramutarmi in macchiaiolo; rubare l’identità a Giovanni Fattori, ma il talento non ascolta ragioni, né pietose scuse: resta dov’è, con lui. Argan, il critico d’arte, sosteneva che “in lui si realizza il palesarsi dell’universale nel particolare“. Macchiaiolo io? Tuttalpiù, caffè macchiato: freddo.
Per consolarmi, bazzico i miei territori – altra illusione, altro miraggio – : mi rifugio nel greco antico. Macchia indelebile, sì, metafisica, però. Nobilitante, il greco antico; sono un antico greco, nel senso dell’età. Metà, nel senso di dopo, phisiké, nel senso di fisica, meglio, natura. Fingo di essere adepto e studioso di Andronico Rodio e patito della sua classificazione delle dottrine aristoteliche; dopo le cose o questioni fisiche o naturali, giungono le altre, quelle superiori, non materiali.
Macchia sapiente e ostinata, non ti convinco nemmeno così.
Qualcuno ha detto che la coscienza è la giudice più severa, ma anche la maestra più paziente;
solo Lei non si è spaventata per la quantità e l’estensione delle macchie, solo Lei con pazienza, tolleranza, amore senza limiti, sa tergere le mie macule – metafisiche e molto reali – , solo Lei le considera parti di me.
Solo Lei sa trasformare le macchie in un caleidoscopio, meraviglioso e senza fine.



